Akkuaria
di Bojana Bratić Ivić
Prima
di tutto congratulazioni per il decimo anniversario di Akkuaria! È
un traguardo consistente di esperienze, avvenimenti, piaceri,
viaggi, relazioni umane, risultati lavorativi e culturali, tutti
basati su tanto tanto lavoro.
Le mie esperienze personali con Akkuaria?
Sono legate all’incontro quasi casuale con il personaggio e la
persona di Vera Ambra, all’incontro altrettanto casuale con la
Sicilia, precisamente con la stupenda città di Catania. Quest’ultimo
e stato reso possibile attraverso il concorso letterario (2008),
ideato da Clara Panascia e Vera Ambra, dedicato all’artista
scomparsa Nensi Costanzo. Dopo questo avvenimento, molti nuovi
mondi, molte inaspettate certezze e molte piacevoli conoscenze hanno
iniziato a costellare il mio presente, apprendomi con mia grande
sorpresa tante porte finora chiuse.
I dieci anni di vita dell’associazione culturale Akkuaria non si
possono paragonare con i soli due anni che mi legano alla sua
recente storia e al mio rapporto che con essa rimane sempre
nell’ambito della leggerezza “kunderiana”. Questo rapporto lo
“sento” in un modo meno razionale ma più affettivo. Non mi serve per
scopi precisi, mi serve per accumulare la forza energetica
trasmessami dalla pietra nera lavica catanese dell’Etna, a
riscaldarmi con la gentilezza e l’ affetto delle persone incontrate
in questi ultimi due anni con Akkuaria, persone diversissime tra di
loro, unite però dalla ricerca del bello e della poesia, nel
tentativo di realizzare i loro sogni segreti di un vivere diverso,
desiderose di una libertà d’animo mai facilmente realizzabile. E con
simpatia penso sempre ai giovani che intraprendono la difficile via
della creatività e che vengono aiutati dall’Akkuaria o da simili
associazioni esistenti in Italia e altrove.
Non conosco precisamente la storia della nascita di Akkuaria, ne chi
sia stato il suo ideatore, da quello che mi risulta suppongo si sia
trattato di Vera Ambra, una persona attivissima e piena di
pragmatismo e spirito di organizzazione, che con molta visionarietà,
ha saputo dare non una ma mille vite a questa associazione, non
tralasciando mai il lato umano con le persone che contatta, apprendo
a ognuno la possibilità di esprimersi, organizzando, da sensibile
poetessa qual è, incontri e spostamenti in giro per tutta l’Italia,
che giovano non solo ai poeti e agli scrittori emergenti o
sconosciuti, ma anche alla popolazione di spettatori delle piccole
cittadine o delle grandi città, dediti usualmente a una vita grigia
e spicciola, lontana dai vortici di una sana creatività.
Akkuaria, mi è stato spiegato in seguito, ha un nome molto poetico e
profetico: simboleggia la necessità di dipendere, di alimentarsi, di
consacrarsi dell’aria (mite, calda, piena di sole e di anima del Sud
dove si mischiano i secoli del passato, i resti di tutte le
differenti civiltà passatevi, di mirabili culture, di segni-simboli
esoterici segreti e delle realtà crude del presente) e dell’acqua
(del mare, della forza sovrana dell’immenso azzurro che confina con
i cieli sconfinati), dove le due kappa, incise nel nome di Akkuaria,
spezzano i limiti linguistici, le appartenenze geografiche o
nazionali seppur rimanendo le persone legate istintivamente alla
natura sovrana da cui sono circondate, tanto quanto al modo di
vivere passionale che appartiene loro.
Ritrovare una lingua nuova, ibrida, sofferta, desiderosa di spingere
le proprie radici in un suolo nuovo, scelto dal mio destino nomade
che mi tormenta da anni e oscura la mia identità: tutto questo l’ho
realizzato inaspettatamente, ringraziando la parola magica di
Akkuaria, aiutata dalla sensibilità umana di Vera Ambra e da un
ambiente vivamente creativo. Non sono stati solo gli incontri
piacevoli con persone pacifiche, inusuali e diversissime tra di
loro. Akkuaria mi ha donato indubbiamente qualcosa di più. Dei pochi
incontri ai quali ho partecipato con questa associazione culturale –
a Zagarolo fiabesca vicino Roma, a Trecate vicino Novara, a Venezia
di calli umide d’inverno, a Catania piena di palme e piante esotiche
attorniate dal mare – mi è rimasto impresso soprattutto il soggiorno
a Dubrovnik. Lì, in una notte di fine d’estate, il pubblico croato,
composto e in silenzio, ascoltava la lettura di poesie italiane
tradotte nella sua lingua, e con la stessa attenzione seguiva il
testo di una loro conterranea, cioè il mio, scritto in italiano e
non tradotto nella loro lingua. Mentre parlavo alla mia gente croata
nella lingua della mia nuova patria italiana, la poesia che
galleggiava nell’aria ha catturato i presenti ascoltatori e il
silenzio del pubblico era riuscito ad unire, con un gioco alla
rovescia, le due sponde opposte dello stesso mare, ma di paesi
diversi.
Appartenere ad Akkuaria, o simili associazioni, non significa
fuggire dalla realtà opprimente e frustrante, semplicemente svela il
desiderio di continuare il cammino del proprio sogno seguendo le
tracce di un’intima revêrie segreta o pubblica che sia. Non vorrei
essere segnata da narcisismo, da troppa soggettività, da un vacuo
girare intorno ai miei sentimenti, ma per capire quel mondo diverso
che ci accerchia, abbiamo la necessità di munirci di energia. E
questa energia per me e emanata dal gruppo di Akkuaria, dove non
viene calpestata la sensibilità di nessuno, e questo mi pare già un
segno più che rassicurante.
Vincere fantasticando, abolire i confini, conservare il fuoco
dell’amore e dell’amicizia? Si può?
Akkuaria grazie per tutto e Buon Compleannoi.
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