LA SICILIA
Non ero mai stato in Sicilia. Prima di allora la vedevo nei racconti
delle persone, tra le immagini dei telegiornali o tra l’accento
degli amici che, come me, erano andati altrove in cerca di qualcosa.
Prima di quella chiamata di Akkuaria non immaginavo minimamente la
bellezza a cui andavo incontro.
La strada che porta Catania a Butera
mi è rimasta dentro. Un’arteria in più. Che mi fa pulsare
diversamente il cuore. Ad un ritmo più luminoso.
Guardare l’Etna dalla finestra di una casa e percorrere con gente,
fino a quel momento sconosciuta, il singolare ordine urbano di
Catania, ha rappresentato la cornice di due giorni indelebili.
I
contenuti, poi, sono arrivati a galla grazie alla disponibilità
delle persone di farmi conoscere il luogo e di parlarmi del Premio
Fortunato Pasqualino.
Non ho mai letto nulla di Fortunato Pasqualino e, per chi studia
filosofia, rappresenta senz’altro una lacuna, una mancanza. Quando
poi, come mi è capitato, ho vinto il primo premio nella sezione
poesia, allora la gioia viene diluita da un senso di riconoscenza e
da un debito oneroso. Gioia perché vincere è sempre bello ed è una
grande soddisfazione. Riconoscenza verso una Giuria che ha
riconosciuto nella poesia “Al parco” l’ombra di un poeta che
meritasse la pubblicazione.
E debito verso la Sicilia, verso i
siciliani che ho conosciuto, come il Sindaco di Butera; verso
Fortunato Pasqualino, che ancora “aspetta” che lo vada a trovare
nelle sue pagine; e, in ultimo, verso la poesia stessa, che in ogni
sua forma dona bellezza e richiede amore.
Andrea Cati
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