VOLTAIRE II

 

Chi osa presentarsi col glorioso nome letterario di Voltaire II non lo fa per nascondersi con uno pseudonimo né, tanto meno, perché si ritenga della stessa statura del grande illuminista, ma semplicemente perché sente il desiderio di evocarne il nome per dare vigore alla lotta titanica da lui iniziata contro il mostro dell'“odio ideologico” col celebre grido “schiacciate l'infame”, additando chi, in nome di una sua fede, si riteneva autorizzato a opprimere e a sopprimere un altro uomo per le sue idee.

L 'autore ha voluto imitare il grande Newton, che diceva di sé che se era riuscito a compiere il suo lavoro l'aveva potuto fare perché era salito sulle spalle di giganti: anche lui si è permesso di salire sulle spalle di Voltaire per poter richiamare meglio l'attenzione sul messaggio che intende consegnare alla cultura dopo aver compiuto una diligente ricerca alle sue sorgenti.

Il suo vero nome è Severino Proietti. È nato a Pisoniano, vicino a Tivoli, il 3 dicembre 1915; ha svolto una lunga attività educativa in Roma, dove vive, dando sistemazione alle sue idee, frutto della sua esperienza e della sua ricerca. Ebbe la sua formazione classica, filosofica e teologica nel grande seminario diocesano di Bergamo, ora denominato “Giovanni XXIII”, per conto di una congregazione religiosa nelle cui comunità educative ha svolto ruoli direttivi, tra cui quello di vicario generale per due sessenni. Nella sua attività educativa ha compiuto una sperimentazione elaborando un sussidio didattico per l'insegnamento del Cristianesimo nelle scuole dal titolo “La Diritta Via", e si è qualificato educatore di comunità presso l'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma, diretto da Luigi Volpicelli, con la tesi “Il trattamento dei ragazzi difficili”.

Con la “Rivoluzione dell'intelligenza” intende promuovere un profondo cambiamento nelle fedi religiose e politiche che tengono aggiogata l'umanità al carro di impostazioni culturali che sono la sorgente di gran parte dei suoi mali.

Precisata la differenza tra Intelligenza e Ragione, occorre trasferire il “regno della verità” dalla Ragione all'Intelligenza, mentre la cultura dominante da oltre due millenni con deplorevole confusione l'attribuisce alla Ragione con effetti disastrosi.

La Rivoluzione dell'Intelligenza si farà sfuggendo a quella trappola della Ragione denominata “identità culturale” che ci fa ritenere obbligati a continuare le impostazioni di fede dei padri semplicemente per coerenza e solidarietà culturale, mentre l'Intelligenza col suo setaccio critico ci impone come unica verità certa e definitiva quella negativa che scaturisce dalla con­traddizione logica e dalla falsificazione delle concezioni compiuta dai fatti.

L'autore pensa che Voltaire I, campione della Ragione, si rallegrerebbe di questa ulteriore sistemazione secondo la natura delle cose.

 È consapevole delle forti resistenze tenaci a cui il suo libro andrà incontro, ma si conforta pensando a quanto scrisse Keplero nella prefazione al suo “L'Armonia dell'Universo” nel 1619 a soli tre anni dal primo processo a Galileo: “Se sarò compreso me ne rallegrerò; se sarò rifiutato lo sopporterò.

Il dado è tratto, il libro è composto: che lo leggano i contemporanei o i posteri non m'interessa.

Se Dio ha aspettato per seimila anni uno scopritore, io posso bene aspettare per cent'anni un lettore”.

 

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