IL SETACCIO CRITICO O LA LANTERNA DI DIOGENE

"Non cerchiamo più di imporre alla realtà le nostre creazioni. Al contrario, come ci insegnò Kant, la interroghiamo e cerchiamo di provocare in essa le risposte negative circa la verità delle nostre teorie: non cerchiamo di dimostrarle o di verificarle ma le controlliamo tentando di "invalidarle" cioè di confutarle".

K. Popper "Congetture e Confutazioni" p. 330

 

 

 

Poiché le "visioni del mondo e della vita", cioè i sistemi filosofici, le teorie metafisiche, le fedi religiose e politiche, hanno una grande importanza per la vita dell'umanità, c'è da chiedersi se c'è un criterio con cui riconoscere false "a priori" o "a posteriori" certe teorie o sistemi metafisici. A tale problema c’è una risposta e di facile applicazione. Qui entra in scena il tipo di verità che abbiamo chiamata "verità-saggezza". Per discernere la falsità di certe "filosofie", cioè ti certe teorie e sistemi metafisici, di certi sistemi teologici, di certi sistemi politici ed economici, insomma delle ideologie, il criterio è quello di Protagora: è falso ciò che è negativo di fronte alla vita dell'uomo, misura di tutte le cose, equivalente al detto di Gesù "il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per

il sabato". Da millenni la ragione metafisica ha fatto ritenere "5acro" - cioè intangibile, inviolabile, imposponibile, con assoluta precedenza - qualcosa che è fuori dell'uomo nella "realtà misteriosa" da cui dipende la sua vita e la sua morte.

"Nella battaglia, che non può essere mai vinta, contro la morte - dice l'antropologa Ida Magli - affonda le sue radici il "potere", qualsiasi istituzione di potere. In realtà il "potere" è tale soltanto se può indurre gli uomini a uccidere e a farsi uccidere. Qualsiasi istituzione che sia in grado di spingere gli uomini ad affrontare la morte, propria e altrui, è un "potere" che trascende gli individui, e la forza "trascendente" la trova proprio nella sua connessione col "sacro".

Non è un caso se i "poteri" che non si camuffano, che non si nascondono, che si autoproclamano tali, come le dittature, instaurano subito a proprio simbolo la condanna a morte di stato... Ogni potere è tale perché riesce a spingere alla morte. Esso proclama che c'è qualcosa che è assoluto, più forte dell'individuo e che, per questa "cosa", è necessario e giusto uccidere e farsi uccidere. "Sacro" è appunto ciò che appare come trascendcnte l’uomo, ed è per questo che almeno fino ad oggi nessuna società è stata ed è realmente laica, perché in qualsiasi società, anche là dove si dice che imperi la democrazia, in realtà impera il "potere" che trascende gli individui. Il "potere" è sempre "sacro" e si esprime nella richiesta sacrificale, nella "potenza" dell'offerta e dell'uccisione di una vittima. Sacrificio e potere sono inscindibili l’un l’altro.Ma il gioco simbolico che li sostituisce è comunque un gioco con la morte"77..

Ma ormai l'evoluzione storica ci ha condotti a cogliere il vero valore del grido di Protagora e di Gesù. Il "sacro" non sta fuori dell'uomo ma nell'uomo: sacra è la vita dell'uomo. Qui sta l'autentica rivoluzione cristiana, riassorbita poi disgraziatamente nei vecchi sistemi razionali della ragione metafisica e riscoperta dalla rivoluzione liberale e socialista. Ormai la vita dell'uomo come individuo è da considerarsi il vero criterio con cui discernere la verità o la falsità delle produzioni della ragione metafisica. Una fede religiosa, filosofica, politica, che contenesse 1'eliminazione della persona umana e dei suoi diritti come strategia per imporsì, mostra con ciò stesso di essere falsa.

L'assassino del polacco padre Popielusko, durante la repressione della resistenza polacca da parte di Jaruzeski, dichiarando in tribunale di avere agito per difendere il socialismo ha fatto sapere a tutto il mondo che quella forma di socialismo (il leninismo) è falsa. Di fronte al valore dell'individuo si è infranta la potenza romana perché la fede cristiana garantiva la "vita eterna" a chi confessava che Gesù era Messia anche col sacrificio della fase terrena della vita. Questo criterio lo chiameremo "assiologico" e anche se è formulato in maniera negativa ci garantisce che possiamo rifiutare a priori o a posteriori certe teorie o sistemi perché sicuramente falsi. Tale criterio emerge dal fatto che la fase della filosofia "come visione del mondo" è un fatto soggettivo e come tale è molteplice perché appunto come metafisica è opinione, ipotesi, ideologia, mito. Come si vede è proprio rovesciata la posizione: Parmenide e tutti quelli che l'hanno seguito (Platone, e molto anche Aristotele e quindi la Scolastica con S. Tommaso) dicevano "opinione" (doxa) la conoscenza dei sensi e "scienza" la conoscenza dell'intelletto. La storia ci ha condotto a ritenere "scienza" la conoscenza basata sull'intuizione sensibile e "opinione" o ipotesi la conoscenza basata sul puro intelletto. Infatti la metafisica e l'ideologia non sono che orientamenti, prospettive, teorizzazioni, e come tali sono sorgenti di smarrimenti ma anche di sperimentazione, per cui la storia della conoscenza insieme a tutta la storia umana la possiamo considerare, ed è tale di fatto, "un laboratorio sperimentale di controllo" delle ideologie e delle metafisiche. Le teorie scientifiche possono essere controllate perché ripetibili e falsificabili con pazienti ricerche di laboratorio o di "testimonianze"; le teorie metafisiche non sono controllabili con tale metodo e quindi per sé non sono né dimostrabili nè falsificabili, perciò tutte sono sostenibili secondo quanto ha messo in evidenza Kant e continuamente sperimentiamo nella vita quotidiana e in particolare durante le... elezioni. Perché ogni posizione metafisica è come un vaso a due manici: si può prendere da una parte e dall'altra.

Certamente un criterio negativo falsificatorio ci aiuta appena a individuare ciò che è falso e non a raggiungere ciò che è positivamente vero ma è già un grande passo. Quando una teoria metafisica di qualunque natura - scientifica, religiosa, politica, sociale, morale, economica, ecc. - produce violenza, schiavitù, sfruttamento, oppressione, guerra e soppressione della vita umana è da ritenersi falsa. Non si deve confondere questo "criterio negativo" o "assiologico" come un risuscitamento della posizione del Pragmatismo, che sosteneva che una teoria è vera se porta, tra l'altro, a conseguenze pratiche soddisfacenti, utili, piacevoli. Qui si tratta soltanto di un criterio "negativo" per cui, pur lasciando aperta la porta a essere vere o false tutte le "visioni del mondo e della vita", tuttavia è da escludere senz'altro dalla possibilità di essere vera qualunque "visione del mondo e della vita" che distrugge sicuramente la vita stessa. È il minimo che si possa chiedere.

Possiamo pertanto arricchire il nostro "setaccio critico", o lanterna di Diogene, di un quarto criterio di verità. Ripresentiamoli uniti: criterio dell'intuizione sensibile, criterio del metodo scientifico, criterio falsificatorio, criterio assiologico o del valore supremo che è la vita dell'uomo. Il criterio dell'intuizione sensibile ci permette di riconoscere le verità fattuali, cioè i fenomeni esistenziali, fisici, storici; il criterio del metodo scientifico ci permette di conoscere verità-realtà più nascoste a mezzo di teorie scientifiche controllate che spiegano fenomeni fattuali e danno potere sulla realtà; il criterio di falsificazione informa di sé tutta l'attività della mente perché poggia sul principio-assiomavalore fondamentale "dell'identità-diversità" primogenito del connubio mente-realtà, sia tenendo sotto controllo la "verità-conoscenza" nelle elaborazioni degli strumenti epistemologici (logica algebrica, matematica, geometria, informatica ecc.) e dei sistemi teorici (metafisici, teologici, scientifici, ideologici ecc.) sia tenendo sotto controllo l'attività vera e propria della ricerca della "verità-realtà" nel laboratorio scientifico e in quello della storia; il criterio assiologico ci permette di riconoscere la falsità delle teorie metafisiche, di sistemi e di massime di natura religiosa, sociale, morale, politica. Per illustrare con un esempio pratico quest'ultimo criterio, riconosceremo vero o valido il messaggio umanistico del "cristianesimo evangelico" perché impostato sulla valorizzazione dell'uomo fino a dichiarare falsa la posizione di chi opprime l'uomo in nome di Dio78, mentre daremo un giudizio negativo sul cristianesimo teologico che ha teorizzato l'eliminazione dell'uomo in nome dell'intolleranza della verità verso l'errore. Così giudicheremo negativo ogni sistema o ideologia che teorizza la soppressione dell'uomo per le sue opinioni o semplicemente strumentalizzano tale soppressione per un fine politico, come il macchiavellismo, il leninismo, il nazismo, lo stalinismo, il terrorismo, il giacobismo in genere che sotto l'etichetta della "ragion di stato" o "del bene comune" o della "comunità" sacrifica i diritti fondamentali umani dell'individuo.79

Più concretamente, giudicheremo negativi il clericalismo e il leninismo, ancora vitali sulla scena del mondo, due aspetti identici in campi diversi come "creazione di professionisti dell'ideologia". Il clericalismo, emanazione del cristianesimo teologico, di fronte al suo fallimento nell'attuazione del messaggio evangelico crea i suoi "quadri" con una manipolazione pedagogica nei seminari e nei noviziati imponendo rinunce perpetue che dovrebbero essere scelte momento per momento della libera decisione dell'individuo adulto; il leninismo, emanazione del marxismo, di fronte alla sua impotenza di fare accettare democraticamente le proprie teorie, crea i suoi "quadri" in gruppi rivoluzionari specializzati imponendo con la violenza e l'inganno sistemi i cui ipotetici benefici non valgono i danni e i guasti che semina per imporsi. C'è però una differenza: nel clericalismo si attua l'ideologia col sacrificio personale di chi viene educato a militarvi; nel leninismo si attua l'ideologia troppo spesso col sacrificio degli altri. E per fare un'applicazione ancora più interessante, nel marxismo troviamo facilmente riconoscibili, misti insieme, tre elementi:

1) un elemento di scienza sociologica, costituito dal fatto che la storia economica umana è stata una storia emersa e sommersa di una lotta tra dominatori e dominati, tra liberi e schiavi, tra padroni e lavoratori, tra capitale e lavoro; 2) un elemento di metafisica pura, costituito dalla teoria "presumibile" che l'intero ciclo della storia umana comprenda tre tappe fondamentali: una tappa di un originario comunismo senza proprietà privata e senza classi; una seconda tappa molto lunga con classi costruite sulla proprietà privata e sulla divisione del lavoro, producendo liberi e schiavi sotto varie forme; una terza tappa finale con un ritorno a un comunismo razionale organizzato sull'abolizione della proprietà privata in una perfetta libertà e uguaglianza; 3) un elemento assiologico o di valore, costituito dal giudizio che quest'ultima tappa sia quella migliore per l'uomo e di facile attuazione. Giustamente l’economista H. Kelsen ha potuto dire che il marxismo è "un tragico sincretismo metodologico" in cui sono confusi fatti e valori, cause e fini, e ha ragione Freud quando dice che il marxismo è fondato su una premessa psicologica che è "un'illusione" priva di fondamento80. La conclusione di questo discorso è che il marxismo - come del resto il cristianesimo teologico, il clericalismo e il leninismo - è un'ideologia che va trattata filosoficamente come tutte le teorie, creazioni ipotetiche da non potersi presentare come verità scientifica.

I criteri di cui abbiamo fornito la lanterna di Diogene costituiscono il setaccio critico che sostituisce il vecchio "rasoio di Occam". Come è noto il "rasoio di Occam" consisteva nell'eliminare una supposta entità non necessaria per spiegare una realtà ritenendo quindi valida solo quella necessaria; il "setaccio critico" invece consiste nell'eliminare tutte le ipotesi e le tesi contraddette dall’intuizione sensibile, dalla falsificazione sperimentale della storia e dal laboratorio scientifico e dal valore assoluto della vita dell'uomo. Di questi criteri due ci fanno conoscere una "verità-negativa" che usiamo esprimere col dire "questo non è" (es. questo non è ferro) e sono la contraddizlone o falsificazione e il criterio assiologico; due invece ci fanno conoscere la "verità positiva" che usiamo esprimere col dire "questo è (es. il sole è una stella) e sono l'intuizione sensibile e il metodo scientifico. Non vi abbiamo racchiuso "il segno", al quale abbiamo riconosciuto la validità di rivelarci una realtà nascosta quando è "univoco", perché rientra nell'intuizione sensibile (quando fosse equivoco, e bisogna sempre dubitarne, deve essere sottoposto al controllo del metodo scientifico). È chiaro che la verità positiva, acquisita con l'intuizione sensibile e col metodo scientifico, non essendo che la scienza empirica e razionale (galileiana) ne possiede anche il carattere di revisibilità nel senso che è suscettibile di aggiustamenti e di ulteriori precisazioni; mentre la verità negativa, acquisita con la contraddizione o falsificazione, consistendo nella negazione di una ipotetica o di una presunta precedente "verità", ha il carattere perentorio di definitività. Quello però che guida tutti è il "criterio falsificatorio": esso ci permette di riconoscere gli errori dei nostri procedimenti, delle nostre interpretazioni e delle nostre impostazioni. Esso non solo presiede ma attiva gli altri: per sapere se abbiamo ragione o torto, se una teoria è vera o falsa, possiamo saperlo solo ad opera di questo criterio, su cui si fonda "l'esame critico". Questo esame è il compito della filosofia e la sua ragione d'esistenza. Il filosofo del razionalismo critico K. Popper, è colui che meglio di ogni altro, che io conosca, ha espresso questo compito della filosofia. Nel suo saggio "Come vedo la filosofia" risponde a un precedente saggio dallo stesso titolo di Waismann, il quale aveva espresso la sua concezione della filosofia che consisterebbe nel considerarla un'attività propria di un genere speciale di persone detti filosofi.

"Io invece penso" - scrive Popper - che tutti gli uomini e tutte le donne sono filosofi, anche se alcuni lo sono più degli altri. Sono profondamente sospettoso di un'idea di un élite intellettuale filosofica".

E dopo di avere osservato che Socrate rifiutava la qualifica di "filosofo professionale" come amavano qualificarsi i "sofisti" (i sapienti), definendosi "non sapiente" ma "saggio" di una saggezza speciale che consisteva nel sapere di essere ignorante, mentre in seguito Platone rinnova - dopo i sofisti - la classe dei filosofi professionali che "detengono il regno della filosofia" e come tali dovrebbero essere preposti a governare gli altri, così prosegue:

"l'esistenza di problemi filosofici urgenti e seri, e la necessità di discuterli criticamente, è secondo me l'unica giustificazione per quella che può essere chiamata filosofia professionale o accademica... Se non avessi alcun serio problema filosofico né alcuna speranza di risolverlo non avrei alcuna giustificazione per fare il filosofo: a mio modo di vedere, non vi sarebbe alcuna giustificazione per la filosofia... Costituisce una giustificazione per la filosofia professionale il fatto che c'è bisogno di uomini che esaminano criticamente le teorie diffuse e influenti. È questo l'incerto punto di partenza di ogni scienza e di ogni filosofia. Ogni filosofia deve iniziare dalle dubbie e spesso perniciose concezioni del senso comune acritico. Il suo fine è quello di raggiungere il senso comune illuminato, critico, di raggiungere cioè una concezione più vicina alla verità e che abbia un influsso meno dannoso sulla vita umana... Un esempio di pregiudizio filosofico è che le opinioni di un uomo siano causate dal proprio interesse personale. Questa dottrina è di regola non applicata a se stessi ma solo a un'altra persona la cui opinione differisce dalla nostra e ciò rende impossibile una discussione razionale".81

Quando dunque si dice di volere fare la filosofia di un campo culturale si dovrebbe intendere di volere mettere a fuoco il suo contenuto di verità confrontandolo con i criteri di verità che abbiamo racchiusi nella lanterna di Diogene. La validità filosofica di una conoscenza si riduce al suo "valore scientifico" che risulta dalla sua resistenza al "setaccio critico" le cui coordinate sono in sostanza il criterio falsificatorio - applicato ai fatti con la sperimentazione storica e di laboratorio - e il criterio assiologico. Come si vede, la critica filosofica è cosa ben diversa dalla critica artistica, la quale usando argomentazioni impostate sul gusto, sulla fantasia creativa e sulle ipotesi o tesi metafisiche sa fare il bello e il cattivo tempo secondo i rapporti di simpatia e di interesse che la ispirano.

Voglio chiudere queste considerazioni sulla funzione della filosofia come "setaccio critico", riportando quanto Popper scrive sull'atteggiamento critico e sull'atteggiamento dogmatico, perché ciascuno si renda conto quale sia la "mentalità filosofica".

"L'atteggiamento dogmatico, che ci fa persistere nelle prime impressioni, è chiaramente indizio di una rigorosa credenza; mentre l'atteggiamento critico disposto a modificare le proprie convinzioni, ammette il dubbio ed esige dei controlli, attesta una credenza più debole. Ora, secondo la teoria di Hume e la convinzione popolre, la forza di una credenza dovrebbe essere il prodotto di una ripetizione; e dovrebbe crescere sempre con l'esperienza ed essere sempre maggiore nelle persone meno rozze. Viceversa il pensiero dogmatico, come si manifesta nel desiderio incontrollato di imporre delle regolarità, nell'evidente compiacimento per i riti e le ripetizioni in quanto tali, è caratteristico dei primitivi e dei bambini, mentre l'esperienza crescente e la maturità determinano talora un atteggiamento di cautela e uno spirito critico piuttosto che dogmatico... La maggior parte delle nevrosi possono ricondursi a un arresto parziale dello sviluppo dell'atteggiamento critico, a un dogmatismo fissato piuttosto che naturale, alla resistenza opposta alle esigenze di modificazione e di correzione di certe interpretazioni e risposte chiamate schematiche... L'atteggiamento dogmatico infatti è chiaramente in rapporto con la tendenza a "verificare" le nostre leggi o schemi, cercando di applicarli e di confermarli anche a costo di trascurare le confutazioni, mentre l'atteggiamento critico è pronto a cambiarli, a controllarli, a confrontarli e a "falsificarli" se possibile. Ciò significa che è possibile identificare l'atteggiamento critico con l'atteggiamento scientifico e l'atteggiamento dogmatico con quello che abbiamo descritto come pseudoscientifico... Le teorie vengono trasmesse non come dogmi ma piuttosto con la sfida a discuterle e a migliorarle... Talete fu il fondatore della "prima scuola" che non aveva per scopo principale la conservazione di un dogma... L'atteggiamento critico, la tradizione della libera discussione delle teorie al fine di scoprirne i lati deboli, per poterle migliorare, è l'atteggiamento stesso della ragionevolezza, della razionalità... La scoperta greca del metodo critico diede origine dapprima all'erronea speranza che esso avrebbe consentito di risolvere tutti i grandi problemi in attesa di soluzione che avrebbe stabilito la certezza; che ci avrebbe aiutato a provare le nostre teorie e a "giustificarle". Questa speranza era tuttavia un residuo del modo di pensare dogmatico: in effetti nulla può essere giustificato o provato fuori che nella matematica e nella logica".82

Dunque mentalità filosofica, mentalità scientifica e mentalità critica sono espressioni sinonime e si contrappongono nettamente alla mentalità dogmatica e alla mentalità scettica. La mentalità filosofica o scientifica o critica è caratterizzata sì dal possesso di certezze conoscitive ma tali certezze conoscitive sono accompagnate dalla consapevolezza che tranne nei casi di verità "negative" raggiunte attraverso la "falsificazione" la conoscenza umana si arricchisce continuamente di nuovi aspetti perché la realtà - come abbiamo detto - è in continuo movimento; mentre la mentalità dogmatica è caratterizzata anch'essa dal possesso di certezze conoscitive ma queste certezze sono accompagnate dalla pretesa di definitività e dall'opposizione a qualunque tentativo di modificarle; infine la mentalità scettica è caratterizzata dal dubbio universale su tutto e su tutti, ed è generata o da mancanza di cultura o dalle delusioni ricevute dall'ambiente culturale o addirittura è una malattia psichica. E ovvio che l'elemento positivo di una personalità culturalmente sana è la mentalità filosofica, scientifica o critica, mentre elementi negativi sono da ritenere la mentalità dogmatica e la mentalità scettica che vanno curate attraverso una paziente attività educativa alla riflessione e alla critica.

Nella discussione dei problemi la mentalità dogmatica si riconosce dal fatto che punta all'umiliazione del proprio avversario cercando di demolirne la personalità colpendo le sue facoltà mentali perché i dogmatici fondano molto la verità sulla "parola" di un'autorità, cioè sul suo prestigio; la mentalità critica invece si riconosce da un linguaggio rispettoso per la personalità dell'avversario, perché i critici fondano molto la verità sul controllo, sul confronto, sulla coerenza, sulla falsificazione delle posizioni, delle impostazioni e delle proposizioni. Il cattolicesimo del S. Uffizio e il leninismo del Cremlino sono stati affetti da mentalità dommatica e la storia ha dimostrato in maniera solare che la loro attività si è macchiata del terribile crimine della distruzione della personalità dei loro avversari. Nella discussione individuale il dommatico dall'alto della sua sicurezza usa spesso il frasario: "Sei un imbecille, sei un ritardato, sei un cocciuto, sei un sottosviluppato", mostrando così di avere poca psicologia, poca pedagogia e poca democrazia; il critico invece usa il frasario "Non sono riuscito a spiegarmi, mi pare di non avere capito, forse c'è un malinteso o un equivoco" cercando di non ferire personalmente l'avversario per tenere aperta la discussione e la ricerca della verità.

Sintetizziamo le riflessioni sul ruolo specifico della filosofia come setaccio critico, mostrando come la mentalità filosofica rappresenta il più alto grado dello sviluppo culturale dell'uomo. Tale sviluppo infatti passa per varie fasi:

  1. mentalità metafisica, nella quale prevale l'immaginazione, l'ipotesi, l'analogia e il cui prodotto più infimo è la superstizione e il più alto è la dimostrazione per esempi;

  2. mentalità teologica, nella quale agli elementi precedenti si aggiunge la fede acritica nell’"illuminazione" divina e il conseguente autoritarismo;

  3. mentalità geometrica, equivalente allo "spirito geometrico" di Pascal, nella quale prevale la dimostrazione per deduzione senza fare molto conto del confronto critico con altri principi e altre istanze;

  4. mentalità scientifica, qualificata dall'aggiunta agli elementi delle mentalità precedenti del controllo dell'esperienza;

  5. mentalità filosofica, che alla mentalità scientifica aggiunge la globalità, l'universalità, la comparazione critica di tutte le conoscenze soprattutto in relazione alla vita umana diventando saggezza.

 

 

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