IL SENSISMO
I deliri metafisici hanno generato la sfiducia verso la via razionale per
conoscere la realtà ignota: è lo scetticismo e la conseguente indifferenza
per ogni ricerca. Tale corrente culturale si accontenta solo della conoscenza della
realtà che ci dà l'immediata intuizione sensibile e rinuncia a ogni sforzo
di utilizzare la Ragione: è il sensismo. Troviamo allineati su tale strada
personaggi come Pirrone, Sesto Empirico, Montaigne, Charron, Bayle,
Pascal, Hobbes, Condillac. Galileo invece ha scoperto il vero modo di utilizzare la Ragione: il metodo
scientifico: le realizzazioni della scienza sono state fatte con la valorizzazione della
Ragione, controllata dall'intuizione sensibile.
I sensi sono una diramazione della mente e il primo strumento della conoscenza. Non c'è
bisogno di dimostrare che essi mi dicono la verità; lo abbiamo dovuto ammettere come
assioma-valore-principio del nostro credo epistemologico. Non c'è nessuna
immagine-idea più chiara e distinta di quella che ci danno i sensi. Noi li
abbiamo difesi contro la svalutazione razionalistica e misticistica che ha
calunniato i sensi ritenendoli fonti di inganno, di illusione e di errore,
come ha calunniato gli animali ritenendoli privi di intelligenza.
Ai sensi non si può chiedere di arrivare oltre i limiti entro cui sono costituiti per
operare: l'udito non può percepire gli ultrasuoni e gli infrasuoni, come la vista non
può percepire a distanze telescopiche o a grandezze microscopiche.
Tali limiti sono stabiliti non solo dallo spazio, e questo è chiaro, ma anche dal tempo,
perché per percepire vasti fenomeni della realtà non basta non dico la vita di un
singolo individuo ma neppure quella di tutta la successione dell'intera umanità. Non
perché sono limitati devono essere accusati di inganno e di errore. Essi ci dicono la
verità nell'ambito loro e se desideriamo che percepiscano oltre i loro limiti occorre
potenziarli con strumenti. E quello che ha fatto la Scienza, la quale ha risposto
alla denigrazione dei sensi da parte del razionalismo metafisico e dell'irrazionalismo
mistico, potenziando la funzione dei sensi con una mirabile strumentazione fisica e
statistica distribuita nel tempo, che ha permesso - unito allo strumento metodologico
ipotetico-deduttivo-sperimentale - la realizzazione della sola metafisica
possibile: la metafisica scientifica, la quale ci fa realmente conoscere
al di là dei sensi, liberando la ragione dalla trappola della
metafisica pura creata anche dall'assioma ormai falsificato della
regolarità della natura.
Tuttavia è innegabile che la mente ha la funzione centrale di coordinamento di dati
sensibili e può fare un passo ulteriore nel ricercare e nel conoscere
l'ignoto attraverso l'uso dello strumento conoscitivo come lo abbiamo
individuato.
Come la ragione - o funzione conoscitiva centrale - da sola non può che
produrre metafisica pura e troppo spesso vuota, così i sensi da soli non
costituiscono una sorgente di conoscenza privilegiata.
I sensi - si esprime molto efficacemente K. Popper - non sono fonti di conoscenza
dotate di particolare autorità. Non v'è nulla che possa dirsi osservazione pura o pura
esperienza sensibile: tutte le percezioni sono interpretate alla luce dell'esperienza,
cioè alla luce di aspettazioni e di teorie. La struttura e il funzionamento dei nostri
occhi e orecchi sono il risultato di un procedimento per prova ed errori, ed essi
incorporano, nella propria anatomia e fisiologia, delle aspettazioni (e dunque delle
teorie o qualcosa di analogo a esse); e lo stesso vale per il sistema nervoso. Non esiste
dunque nulla che possa dirsi un dato sensibile. Nulla che sia dato e non
interpretato e che costituisca la materia prima dell'interpretazione in cui consiste la
percezione: tutto è interpretato e selezionato, in una fase o nell'altra, dai nostri
sensi. A livello dell'animale tale selezione è il risultato della selezione naturale. Ai
livelli più elevati, essa deriva dalla critica consapevole - dal metodo di sottoporre le
nostre teorie a un processo di indagine critica tendente all'eliminazione dell'errore,
attraverso un dibattito critico e il controllo sperimentale.
Più recentemente sono giunto a formulare il processo di selezione mediante il diagramma,
molto semplificato:
P1=TT EE=P2
P1 è il problema da cui partiamo; TT sono le teorie provvisorie (tentative
theoris) con
cui tentiamo di risolvere un problema; EE è il processo dell'eliminazione dell'errore cui
sono sottoposte le nuove teorie (la selezione naturale a livello scientifico) e P2 è il
nuovo problema emergente dalla espunzione degli errori delle teorie che abbiamo preposte.
Lo schema nel suo complesso mostra che la scienza parte da problemi e conclude a nuovi
problemi; essa si accresce mediante l'audace invenzione di teorie e la critica delle
diverse teorie correnti. Questo schema triadico può considerarsi un miglioramento della
triade hegeliana. Come questa, esso riassume sia l'evoluzione prescientifica che quella
scientifica.28
Mi piace riportare - a sostegno di quanto ci ha detto Popper - le osservazioni
interessanti di un grande scienziato premio Nobel, A. Carrel:
Dalla costituzione degli organi di senso e dal loro grado di sensibilità dipende
l'aspetto che assume per noi l'universo. Se, per esempio, la retina registrasse i
raggi infrarossi di grande lunghezza d'onda, la natura ci si presenterebbe sotto altro
aspetto; se fosse sensibile ai mutamenti di temperatura, il colore dell'acqua, delle
montagne di luglio in cui i minimi dettagli del paesaggio si distaccano nettamente,
sarebbero oscurate da una nebbia rossastra: i raggi calorifici, diventati visibili,
nasconderebbero gli oggetti; durante i freddi invernali l'atmosfera si rischiarerebbe e i
contorni delle cose diventerebbero nitidi. Ma l'aspetto degli uomini si modificherebbe
assai, il loro profilo sarebbe indeciso e una nube rossa uscendo dalla bocca e dal naso
nasconderebbe il loro viso; dopo un lavoro faticoso il volume del corpo parrebbe
aumentare, perché il calore emanato lo circonderebbe di una larga aureola. Nello stesso
modo il mondo esterno si modificherebbe, benché in modo diverso, se la retina diventasse
sensibile ai raggi ultravioletti, la pelle ai raggi luminosi o anche solo se la
sensibilità di ogni organo di senso aumentasse in modo notevole.
Noi ignoriamo tutto ciò che non agisce sulle terminazioni nervose della superficie del
nostro corpo, perciò non percepiamo i raggi cosmici che pure ci attraversano da parte a
parte. Sembra che tutto ciò che raggiunge il cervello debba passare per i sensi, cioè
debba impressionare lo strato nervoso che ci circonda. Forse solo l'agente ignoto delle
comunicazioni telepatiche sfugge a questa regola; si direbbe che nella chiaroveggenza il
soggetto afferri direttamente la realtà esteriore senza utilizzare le abituali vie
nervose. Ma tali fenomeni sono rari. I sensi sono la porta da cui entra in noi il mondo
fisico. La qualità di un individuo dipende in parte da quella della sua cute, perché il
cervello lavora con i messaggi incessanti che gli gi ungono dal mondo esterno.29
Una forma volgare di sensismo è quella che si sente sulla bocca di coloro che dicono:
io credo solo a quello che vedo. È facile mettere a nudo tale errore
grossolano se si riflette un momento sull'effetto che la conoscenza produce in noi: esso
è triplice o meglio è unico con triplice aspetto:
1) Effetto rappresentativo: la struttura o unità fenomenica conosciuta termina in un
immagine che via via si decanta col tempo della vivezza dei particolari e, nella sua
generalità, viene incasellata nell'alveare immenso costituito dai miliardi di
neuroni e relative connessioni del nostro cervello, dove forma il subconscio e il
preconscio, come un deposito addormentato che viene svegliato a mano a mano che stimoli di
vario genere lo evocano. Mente = specchio della realtà.
2) Effetto affettivo: esso consiste nella qualità delleffetto rappresentativo
secondo che faccia vibrare in modo positivo o negativo la struttura conoscente, la quale
ha nella gradevolezza o sgradevolezza il criterio di selezione delle
conoscenze che fa con una gradazione sfumata che va dall'amore all'odio.
L'ano, per ciò che emette, è il simbolo della negatività perché rappresenta ciò che
per noi è il massimo della sgradevolezza e in fatto di comportamento è negativo il solo
nominarlo (salvo giustificazioni proporzionate):quando si vuole disprezzare una persona
diciamo che è una merda o uno stronzo. La bocca e il sesso sono
invece il simbolo della positività perché rappresentano ciò che per noi è il massimo
della gradevolezza: quando si vuole esprimere apprezzamento per una persona diciamo che è
un bocconcino o un amore.
Questo ci fa comprendere che la gradevolezza o la sgradevolezza sono relative alle nostre
funzioni vitali e sono generatrici rispettivamente di affettività positiva o negativa.
Qui ha la radice l'imprinting che con K. Lorenz l'etologia riconosce a ogni
cucciolo animale, il quale - indipendentemente dall'elemento genetico - segue un adulto
anche di altra specie dal quale nel suo primo impatto con la realtà abbia ricevuto un
trattamento gradevole. Qui ha la radice in generale il valore del bene e del
male soggettivo, individuale, che si oggettivizza e si razionalizza nel rapporto sociale.
(Non fare agli altri quello che non gradisci tu). L'affettività quindi è di
due sorta che comunemente vengono espresse con i termini affezione e
disaffezione e si struttura nello stato d'animo, il quale non
essendo altro che l'altra faccia dello schema mentale può essere anche detto
schema affettivo.Così intesa l'affettività costituisce l'essenza della
felicità e dell'infelicità e ciò che si denomina comunemente volontà non è che il
desiderio o la repulsa di ciò che ci rende felici o infelici, almeno come termine ultimo
del nostro agire perché per raggiungere questo termine ultimo dell'agire ogni essere
sensibile sa affrontare anche momenti sgradevoli. Di qui si deduce che la
volontà non è propria dell'uomo ma di ogni essere fornito di sensibilità.
3) Effetto dogmatico (o di certezza o sicurezza o fede ): questo effetto si esprime con la
semplice locuzione ci credo o non ci credo o con espressioni che
possono indicare una situazione di certezza. Quando la mente col contatto conoscitivo
concepisce la situazione di sicurezza vuol dire che la realtà crea nella mente la
convinzione che implica il significato di agganciamento o di
incatenamento che la rende prigioniera della
verità-realtà:la verità-realtà non lascia liberi ma costringe
a dire sì è così, cioè ad aderire, a credere: è la fede o la
certezza. La fede pertanto è frutto della conoscenza. Ci possono essere cinque tipi di
certezza o di fede secondo cinque modi di conoscenza: certezza empirica, propria della via
diretta o intuitiva di attingere la realtà, cioè la via dei sensi; certezza
sperimentale, propria della via sperimentale di attingere la realtà, cioè il metodo
scientifico; certezza falsificatoria propria della situazione negativa risultante dalla
contraddizione; certezza teologica, propria della conoscenza basata sulla Parola di
Dio (alla cui ricerca è destinato tutto questo studio); certezza teorica, propria
dei sistemi puramente logici o denomina comunemente volontà non è che il desiderio o la
repulsa di ciò che ci rende felici o infelici, almeno come termine ultimo del nostro
agire perché per raggiungere questo termine ultimo dell'agire ogni essere sensibile sa
affrontare anche momenti sgradevoli. Di qui si deduce che la volontà non è
propria dell'uomo ma di ogni essere fornito di sensibilità.
3) Effetto dogmatico (o di certezza o di fede): questo effetto si esprime con la semplice
locuzione ci credo o non ci credo o con espressioni che possono
indicare una situazione di certezza. Quando la mente col contatto conoscitivo concepisce
la situazione di sicurezza vuoi dire che la realtà crea nella mente la
convinzione che implica il significato di agganciamento o di
incatenamento che la rende prigioniera della
verità-realtà:la verità-realtà non lascia liberi ma costringe
a dire sì è così, cioè ad aderire, a credere: è la fede o la
certezza. La fede pertanto è frutto della conoscenza. Ci possono essere cinque tipi di
certezza o di fede secondo cinque modi di conoscenza: certezza empirica, propria della via
diretta o intuitiva di attingere la realtà, cioè la via dei sensi; certezza
sperimentale, propria della via sperimentale di attingere la realtà, cioè il metodo
scientifico; certezza falsificatoria propria della situazione negativa risultante dalla
contraddizione; certezza teologica, propria della conoscenza basata sulla Parola di
Dio (alla cui esistenza dedicheremo il seguito della nostra ricerca); certezza
teorica, propria dei sistemi puramente logici o delle cosiddette scienze esatte. La
certezza morale si risolve nei primi tre tipi di certezza e si distingue dalla certezza
assoluta che si trova solo nei sistemi deduttivi come la matematica, la geometria ecc. che
non attingono la realtà se non applicati, e perciò sono detti astratti.
Purtroppo però il termine fede è soggetto a confusione perché se ne è
appropriata la teologia e addirittura l'irrazionalismo e il razionalismo metafisico, per
cui si parla di fede religiosa, filosofica, politica, scientifica, ecc. Tutte queste fedi
presuppongono una cosa in comune: la conoscenza. È attraverso la conoscenza anche
puramente logica o ipotetica che si produce la convinzione, la
fede, che diventa dogma o sicurezza indiscussa. Questa
convinzione, questa fede, questa sicurezza, questo
dogmatismo genera il fanatismo nella persona primitiva o acritica la quale non
si sa rendere conto che anche altre persone possono avere la propria
convinzione e la propria fede, mentre nelle persone evolute la riflessione
oggettiva fa nascere la tolleranza.
Occorre far presente ai sensisti popolari che sono relativamente poche le
conoscenze dirette di cui noi disponiamo per vivere almeno al livello culturale del tempo
in cui noi esistiamo. È un fatto che l'uomo ha creato un vasto mondo
culturale:l' ha potuto fare perché ha utilizzato ciò che già c'è nel semplice
animale: il pensiero come confronto tra intuizioni sensibili, radice
dell'Intelligenza. Sappiamo che anche gli animali conoscono, confrontano e riconoscono
(giudicano). Partendo da questa base, in un gruppo da cui è emerso l'uomo, è stata
compiuta una invenzione che ha trasformato con l'uomo la faccia della terra: il
segno convenzionale col quale si sono potute più facilmente comunicare e
immagazzinare le conoscenze e le esperienze: è il mondo culturale. In esso si è commesso
l'errore di usare in maniera autonoma il meccanismo razionale, come confronto non di
intuizioni sensibili ma di intuizioni intellettive però questo
abuso, che è stata la sorgente del cumulo di deliri, non può autorizzare la soppressione
della radice dell'Intelligenza che è il processo triadico e che ha trovato, nella ricerca
umana, attuazione concreta e valida nel metodo scientifico. La maggioranza delle nostre
conoscenze si riduce a informazioni di seconda mano. Tutta la Scuola e tutta l'Educazione
è fondata su tali informazioni. La Storia non è che informazione indiretta. Tutta la
vita è impostata sulla fede umana, sulle persone degne di fede,
per l'abitudine che hanno di far corrispondere le loro affermazioni a quello che pensano e
per l'abilità che hanno di far corrispondere quello che pensano alle cose reali (per
questo sono dette esperti, competenti, specialisti, professionisti ecc.).
Dunque il sensismo che limita la conoscenza della verità-realtà solo sulle
sensazioni dirette è falsificato dai fatti perché sopravvaluta il primo
momento del processo conoscitivo non tenendo conto del secondo momento
costituito dal centro coordinatore dello strumento della conoscenza.
Occorre ripetere che i tre effetti della conoscenza - rappresentativo, affettivo,
dogmatico - sono propri di ogni conoscenza sia vera che falsa. Perché anche un miraggio
visivo o un'illusione acustica o una allergia olfattiva possono produrre la
rappresentazione-immagine, le affezioni-positive o negative e la
convinzione-fede e che la scienza empirica trova il suo positivo
sviluppo nella scienza razionale o galileiana realizzata col metodo
scientifico.
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