Solo nel metodo scientifico

sta la validità della Ragione

 

 

Abbiamo stabilito che la deduzione può essere sorgente di "deliri" se si parte da "assiomi-valori-principi-concetti-definizioni" non agganciati alla realtà. Essi potrebbero esserle agganciati in due modi:


1) attraverso l'intuizione diretta che si realizza nel l° Stadio del processo conoscitivo in cui "sente" il primo gruppo degli "assiomi-valori-principi";
2) attraverso un principio generale o una generalizzazione o una teoria fornita dall'induzione.

 

KARL RAIMUND POPPER Ora abbiamo visto che l'induzione non può fornire tali principi e che essa stessa può diventare sorgente del "cumulo di deliri" per l'eccessiva facilità con cui l'umanità intera si abbandona alle generalizzazioni desunte dalle osservazioni, dagli esempi, dai fatti con i quali ha preteso di "dimostrarle".

Quanti scienziati, filosofi, teologi hanno preteso di "dimostrare" una propria "tesi" scegliendo dall'osservazione fatti che "calzavano" alle loro tesi "chiudendo gli occhi", consapevolmente o inconsapevolmente, ad altri fatti che non "calzavano".

Si dice comunemente che la scienza acquisisce le sue verità attraverso l'induzione ma ormai è chiaro che l'induzione non le serve che molto debolmente. Se vogliamo attingere la "verità-realtà ignota" non resta che un solo mezzo: unire i due modi di operare della mente, deduzione e induzione, in un unico strumento, come le due chele di un crostaceo nell'afferrare la preda, tenuto sempre agganciato al primo stadio dell'"intuizione sensibile".

Per la mente la preda è la realtà: non è sufficiente la sola induzione e neppure la sola deduzione, e neppure tutt'e due unite insieme ma solo l'unione delle forze di queste due vie del ragionamento con l'appoggio o il controllo del primo stadio dell'intuizione sensibile può dare la possibilità di afferrarla.

Con altra immagine: la mente si deve comportare come il pescatore in riva al mare: deve tenere i piedi ben saldi sulla terra ferma che è l'"intuizione sensibile" e con la lenza dello strumento "induzione-deduzione" cercare di agganciare più "verità-realtà" possibili, che per essere ritenute tali devono, come i pesci, entrare nella rete dell'intuizione sensibile.

Il funzionamento ditale strumento deve avere tre fasi:


1) Fase induttiva Dall'osservazione delle situazioni o di un fatto o di un problema si "induce" l'avvio a un'ipotesi o a una teoria (generalizzazione) di spiegazione o di soluzione. In questa fase induttiva assume molta importanza la fantasia creativa, che consiste nell'accostamento di ogni sorta di dati, di sensazioni e di informazioni. Qui prendono l'avvio come da una comune radice l'arte e la scienza. Questa fase ha dato origine a tutti i miti con cui i popoli hanno cercato di spiegare l'origine del mondo e di quanto contiene, e a tutte le metafisiche pure e a tutta la fantascienza.

 

2) Fase deduttiva = Dall'ipotesi o dalla teoria costruita per via induttiva si "deducono" gli effetti o i fatti o le applicazioni che "spiegano" la prima serie di fatti che hanno "indotta" l'ipotesi o la teoria. Teniamo presente che tutto il valore della deduzione consiste nel "prevedere" fatti non osservati ma che devono accadere se l'ipotesi è azzeccata. Qui l'ipotesi molto spesso viene chiamata "intuizione" che non ha nessun valore di "conoscenza certa" come l'ha invece "l'intuizione sensibile" del primo stadio della conoscenza ma ha semplicemente il valore di un'ipotesi induttiva che può essere più o meno errata perché resta sempre nel campo dell'ipotesi.

 

3) Fase di controllo o sperimentale = Si cercano i "fatti previsti" ma non osservati, osservati i quali, la teoria diventa "verità scientifica" cioè una verità corrispondente alla realtà. Se nell'ambito della ricerca dei fatti previsti si trovano fatti che contraddicono la teoria non solo non abbiamo raggiunto la "verità scientifica positiva" ma abbiamo raggiunto una "verità scientifica negativa" cioè la teoria prospettata non solo non è vera ma è "falsificata" dai fatti. E qui ci si può anche accontentare ma Popper indica un ulteriore passo avanti per i "San Tommaso della scienza": la certezza assoluta di avere toccata la "verità-realtà" si raggiunge solo se si ricercano i casi che meglio possono mettere in difficoltà l'ipotesi o la teoria di spiegazione o di soluzione di un problema, cioè cercando di "falsificarla".

 

Non ci si deve accontentare di ricercare solo i casi che "provano" (probazionismo) o i casi che verificano (verificazionismo) o i casi che corroborano (corroborazionismo) o i casi che descrivono attraverso operazioni (operazionismo) o attraverso il comportamento (comportamentismo): tutto questo non sarebbe che fermarsi al secondo punto e ormai sappiamo che la "ragione dimostrativa" può provare tutto e il contrario di tutto. Per Popper un'ipotesi o una tesi è teoria scientifica solo se può essere sottoposta a "falsificazione" o è falsificabile: e senz'altro questo è pienamente corretto secondo il metodo scientifico; quindi una tesi su cui non si può impostare una ricerca su fatti perché la tesi non permette di prevederli non è una teoria scientifica. Tuttavia se la teoria è stata dimostrata dai "fatti previsti" e perciò è diventata una "verità scientifica" sembra inutile andare a ricercare fatti falsificatori: chi può falsificare la verità scientifica dell'eliocentrismo?

Comunque resta stabilito che solo questa terza fase ci dà la certezza di raggiungere "verità-realtà" intermedie di cui parlava Bacone e che ci avvicineranno all'"ultima verità" della comprensione del tutto.

Solo così l'induzione e la deduzione acquisteranno tutto il loro valore e il nostro strumento conoscitivo verrà usato in maniera appropriata, perché fa funzionare il meccanismo proprio della nostra mente secondo il quale la "verità logica" passa dalle premesse alle conclusioni e la "falsità" viene trasmessa dalle conclusioni alle premesse. È in questa trasmissione della falsità confrontata con i fatti sia fisici che storici che "sentiamo" di avere "attraccato" la "realtà".

 

L'esperimento compiuto nella ricerca scientifica o il controllo compiuto dall'evoluzione della storia o il controllo delle informazioni umane attraverso il confronto critico, questi sono gli arbitri decisivi della "verità-realtà".

ZichichiQuanto ho sopra esposto non è che il "razionalismo critico" di cui K. Popper è instancabile assertore. È detto anche "realismo ipotetico" da K. Lorenz. E non è che abbiamo scoperta l'America, difatti lo strumento conoscitivo che abbiamo decifrato non è che l'elaborazione del sistema primitivo usato da ogni essere vivente, dall'ameba dell'uomo, cioè il sistema "per prova ed errore" o di "eliminazione". Nella ricerca della "verità-realtà" si tenta una strada: se si trova che è un vicolo cieco, si torna indietro e si tenta un'altra strada, finché si trova un varco.

Non è altro che il sistema che si insegna allo scolaro elementare per fare la divisione a più cifre: si prova a fare stare il divisore nel dividendo per un certo quoziente; se il resto è superiore al divisore si riprova con un altro quoziente ecc.

É l'unico metodo che ci permette di raggiungere la "verità-realtà" con certezza. L'incerto uso del nostro mezzo conoscitivo produce tutto quel parlare, quel conversare, quel discutere, quel polemizzare, quel ripensare, quel rivedere, quell'"errare"... che significa appunto "girare lontano" dal punto di attracco alla realtà.
Chi ha cominciato a usare sistematicamente tale metodo è stato Galileo il quale perciò giustamente è stato onorato come il "padre della vera scienza", e con la scienza ha gettato le basi della "vera filosofia" come diremo nella parte seguente. Però chi lo ha individuato, teorizzato, proposto e insistentemente... predicato è K. Popper nei suoi libri: "Logica della scoperta scientifica" e "Congetture e confutazioni". Noi non abbiamo fatto altro che codificarlo nella forma in cui lo abbiamo presentato.

Ricordiamo che nella ricerca della verità il metodo è importante quanto la verità: per essa non vale il detto "tutte le strade conducono a Roma": la storia del cumulo di deliri ce lo sta ad attestare. Il metodo scientifico così come lo abbiamo decifrato ed esposto è l'unico che completa efficacemente il criterio dell'intuizione sensibile nell'acquisizione di una "verità positiva" mentre il criterio della "falsificazione" su cui Popper insiste tanto dà solo una "verità negativa", la quale è già qualche cosa perché ci libera dalle illusioni ma non ci dice niente di più di quello che ci dice l'intuizione sensibile. Forse perché non ha ben distinto questi due punti Popper o non è capito o è osteggiato. Ma nessuno può negare che il metodo da noi decifrato, iniziato da Galileo e affermato con tanto vigore da A. Zichichi, sia il metodo veramente scientifico in vigore da quattro secoli e che ha prodotto tanti risultati, anche se P.K. Feyrabend nega che la scienza abbia trovato un metodo razionale e che i suoi risultati siano lì a provarlo. Una volta tanto possiamo essere d'accordo con G. Sermonti che a proposito dice: "La scienza vera... è una solida corporazione, che ha sempre marciato sicura perché non ha mai chiesto istruzioni sul metodo ai filosofi."1

 

Roberto Grossatesta (nome italianizzato di Robert Greathead) nasce a Stradbrook, nel Suffolk, nel 1175. Francescano, fu maestro di teologia a Oxford e in seguito vescovo di Lincoln. Si oppose al dilagare dell'aristotelismo, propugnando una forma di neoplatonismo agostinizzante, in forza del quale sosteneva la supremazia della volontà rispetto all'intelletto. Riprese anche il concetto averroista di intelletto agente. Pose l'accento sull'importanza dei fenomeni naturali, trasmettendo le sue dottrine in merito al suo discepolo Ruggero Bacone. Elaborò anche un'originale fisica della luce. Buon conoscitore del greco, tradusse in latino l'Etica Nicomachea di Aristotele e vari scritti di Giovanni Damasceno, Dionigi l'Areopagita e Massimo di Crisopoli. Morì a Lincoln, nel 1253. Tra le sue opere: De veritate; De Scientia Dei; De libero arbitrio; De luce; De iride; De colore; De cometis. Chi ha preceduto Galileo iniziando il metodo scientifico è Roberto Grossatesta (1168-1253) di Oxford: fu lui che non solo riaffermò che tutte le proposizioni se vogliono essere scientifiche devono essere "vagliate" dall'"esperienza" - come del resto già avevano raccomandato Aristotele e Galeno - ma arrivò perfino alla precisazione che le "affermazioni generali" devono essere sottoposte alla prova della "falsificazione". E il vero metodo scientifico, che si sforzò di applicare nelle sue ricerche nell'ottica e sulla natura dell'arcobaleno.2

Possiamo comprendere ora che il "ponte razionale" sia simile alla corda del funambolo: da una parte è legata alla mente e dall'altra è legata alla realtà. Molti prodotti della mente tentano di attraversarlo - ipotesi, sospetti, intuizioni, induzioni, deduzioni, immaginazioni, desideri, aspettazioni, sogni, fedi, ideologie…- ma quasi tutti saltano nel vuoto del nulla o dell'irrealtà perché non hanno la pazienza di passare le tre fasi del metodo ipotetico deduttivo sperimentale o scientifico: solo chi riesce a passare la trafila dita le metodo approda alla sponda della realtà o della verità. Così si comprende come l'illusione di un bel "passaggio razionale" può diventare lo strumento di cui la "Ragione" si serve per "castrare" l'Intelligenza umana.

Dalla premessa indiscussa che occorre "maturità" perché un popolo possa vivere nella democrazia la "ragione" dei dittatori deduce la necessità di castrare quel popolo della sua libertà, come la premessa indiscussa che la socializzazione dei mezzi di produzione sia il rimedio alle ingiustizie sociali diventa la castrazione dell'economia dei popoli che vi vengono assoggettati.

Tutto il "cumulo di deliri" non è che la storia del pensiero umano nel suo faticoso lavoro. L'uomo, questa porzione di una realtà infinita, cerca di "aggredire" la conoscenza del Tutto e attraverso la conoscenza di impadronirsi del potere sulla realtà. Il valore dell'immagine biblica dell'albero della vita e dell'albero della scienza è tutto qui. Chi ha scritto quell'apologo è stato un grandissimo filosofo ma soprattutto un grandissimo artista perché con un'immagine ha scolpito la storia millenaria dell'umanità.

Possiamo dire di avere sciolto un importante nodo della cultura umana: la commistione dell'intelligenza e della ragione. E abbiamo potuto stabilire la subordinazione della ragione all'intelligenza e la limitazione della sua validità al solo metodo scientifico nell'integrità delle sue tre fasi: la falsificazione è il suo bisturi chirurgico. Prima che Galileo cominciasse a usarlo sistematicamente, chi lo usava compiva imprese di una saggezza eccezionale.

Il celebre giudizio di Salomone non è che una sua felice applicazione.Come si poteva fare per conoscere chi fosse la vera madre delle due donne che si contendevano un bambino come figlio proprio? Salomone ci riuscì con la falsificazione sperimentale eseguendo il test psicologico sulla reazione delle viscere della madre simile a una reazione biochimica.3 Anche il profeta Daniele non fece che applicare il sistema della falsificazione scientifica per discriminare la verità dalla falsità nel celebre giudizio di Susanna.4 Ai nostri tempi la polizia giudiziaria ha fatto proprio il metodo scientifico e ultimamente ne abbiamo veduta un'applicazione pubblicizzata dai processi ai terroristi e ai mafiosi. È stato clamoroso lo smascheramento del cosiddetto "superteste" Giuseppe Sironi che aveva affermato di essere presente al momento dell'assassinio del Generale A. Dalla Chiesa e per questo poteva accusare come assassino Nicola Alvaro ma in un sopralluogo ha scambiato via di Porta Carini con via Isidoro Carini.5 Ha suscitato anche molto interesse la tragica situazione del giudice Martella di fronte alle contestate confessioni di Ali Agça, l'attentatore di Giovanni Paolo Il, secondo le quali era stato suo complice l'addetto all'ambasciata bulgara Serguey Ivanov Antonov. Di fronte ad Ali che accusa e ad Antonov che nega di conoscerlo a Martella non resta che il ricorso al controllo scientifico della descrizione che Ali fa della casa di Antonov dove era stato suo ospite.

Resterà proverbiale "la beffa di Livorno" dell'estate 1984 che ha smascherato il mito dell'esperto sulla cui autorità si accetta una verità indiscussa nella cultura e specialmente nell'arte, su cui si fanno tanti... affari:tre teste, scolpite di recente alla Modigliani, vengono gettate in un canale della città sapendo che l'amministrazione comunale sta iniziando i lavori per recuperare delle sculture che l'artista vi avrebbe abbandonato nel lontano 1909. Ripescate, vengono giudicate autentiche da "critici" di grande nome a vengono smentiti con documenti alla mano dagli autori delle sculture. L'evento è così commentato dal noto pittore D. Purificato: 

"Come si spiega tutto ciò? Innanzitutto con la smania di primeggiare, di non perdere mai il treno che passa, di farsi alla ribalta con la prosopopea dell'"ipse dixit". Tutto questo spiega la fretta nel giudicare e nell'affermare. Per il resto è evidente che la fede cieca nei metodi scientifici aveva prevaricato la realtà visiva."

Purificato qui ha individuato bene nella "realtà visiva" il criterio della verità nel primo stadio della conoscenza che è l'"intuizione sensibile" ma mostra di non avere individuato il criterio di verità per una realtà ignota cioè per il secondo stadio della conoscenza e che noi abbiamo individuato stia solo nel metodo scientifico: l'attribuzione a Modigliani delle teste è una verità ignota che può essere scopribile solo con tale metodo. Ciò che ha prodotto il guaio non è "la fede cieca" nel metodo scientifico ma la sua mancata applicazione con quelle analisi che sole avrebbero potuto stabilire se quelle pietre contenevano i segni di 75 anni di permanenza nelle acque del canale.

La verità è figlia del tempo, aveva detto Menandro Ateniese nelle sue sentenze. Ma purtroppo il fattore tempo richiesto dal metodo scientifico per il controllo e la sperimentazione, non permette la sua applicazione in tutta l'attività delle Questure, delle Preture e delle Procure, essendo il sistema giudiziario quasi tutto fondato sulle prove testimoniali, che possono fare il bello e il cattivo tempo nell'amministrazione della giustizia. Questa è una situazione ineluttabile della condizione umana ed è la responsabile in generale, oltre che degli arresti e delle condanne degli innocenti, anche della "necessaria" ingiustizia della carcerazione preventiva che proprio per questo dovrebbe essere limitata al più breve tempo possibile, affinché non succeda a nessuno il aradosso che un cittadino in Italia, senza giudizio, stia in carcere quattro o più anni per cui "l'accusa è peggio di una condanna".6

 

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1-G.Sermonti-art."Quando i filosofi parlano di scienza" su Il Tempo del 26/8/84
2-M.A.Hall-Storia della scienza-CDE pag.1984 pag.100 sgg.
3-I dei Re - 3, 1~28
4-Daniele - c. 13 
5-Cfr. "Il Tempo" 16/9/82
6-Cfr. M. Pasca Raymondi - "Il Tempo" dell'i 1/4/84 - art. "L'accusa oggi in Itaha è peggio di una condanna" - recensione del libro di A. Viviani "Ingiustizia e illegalità di Stato in Italia"

 

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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