Solo nel
metodo scientifico
sta la validità della Ragione
Abbiamo stabilito che la deduzione può essere sorgente di "deliri"
se si parte da "assiomi-valori-principi-concetti-definizioni" non agganciati
alla realtà. Essi potrebbero esserle agganciati in due modi:
1) attraverso l'intuizione diretta che si realizza nel l° Stadio del processo conoscitivo
in cui "sente" il primo gruppo degli "assiomi-valori-principi";
2) attraverso un principio generale o una generalizzazione o una teoria fornita
dall'induzione.
Ora abbiamo visto che l'induzione non
può fornire tali principi e che essa stessa può diventare sorgente del "cumulo di
deliri" per l'eccessiva facilità con cui l'umanità intera si abbandona alle
generalizzazioni desunte dalle osservazioni, dagli esempi, dai fatti con i quali ha
preteso di "dimostrarle".
Quanti
scienziati, filosofi, teologi hanno preteso di "dimostrare" una propria
"tesi" scegliendo dall'osservazione fatti che "calzavano" alle loro
tesi "chiudendo gli occhi", consapevolmente o inconsapevolmente, ad altri fatti
che non "calzavano".
Si
dice comunemente che la scienza acquisisce le sue verità attraverso l'induzione ma ormai
è chiaro che l'induzione non le serve che molto debolmente. Se vogliamo attingere la
"verità-realtà ignota" non resta che un solo mezzo: unire i due modi di
operare della mente, deduzione e induzione, in un unico strumento, come le due chele di un
crostaceo nell'afferrare la preda, tenuto sempre agganciato al primo stadio
dell'"intuizione sensibile".
Per
la mente la preda è la realtà: non è sufficiente la sola induzione e neppure la sola
deduzione, e neppure tutt'e due unite insieme ma solo l'unione delle forze di queste due
vie del ragionamento con l'appoggio o il controllo del primo stadio dell'intuizione
sensibile può dare la possibilità di afferrarla.
Con
altra immagine: la mente si deve comportare come il pescatore in riva al mare: deve tenere
i piedi ben saldi sulla terra ferma che è l'"intuizione sensibile" e con la
lenza dello strumento "induzione-deduzione" cercare di agganciare più
"verità-realtà" possibili, che per essere ritenute tali devono, come i pesci,
entrare nella rete dell'intuizione sensibile.
Il
funzionamento ditale strumento deve avere tre fasi:
1) Fase induttiva Dall'osservazione delle situazioni o di un fatto o di un problema si
"induce" l'avvio a un'ipotesi o a una teoria (generalizzazione) di spiegazione o
di soluzione. In questa fase induttiva assume molta importanza la fantasia creativa, che
consiste nell'accostamento di ogni sorta di dati, di sensazioni e di informazioni. Qui
prendono l'avvio come da una comune radice l'arte e la scienza. Questa fase ha dato
origine a tutti i miti con cui i popoli hanno cercato di spiegare l'origine del mondo e di
quanto contiene, e a tutte le metafisiche pure e a tutta la fantascienza.
2)
Fase deduttiva = Dall'ipotesi o dalla teoria costruita per via induttiva si
"deducono" gli effetti o i fatti o le applicazioni che "spiegano" la
prima serie di fatti che hanno "indotta" l'ipotesi o la teoria. Teniamo presente
che tutto il valore della deduzione consiste nel "prevedere" fatti non osservati
ma che devono accadere se l'ipotesi è azzeccata. Qui l'ipotesi molto spesso viene
chiamata "intuizione" che non ha nessun valore di "conoscenza certa"
come l'ha invece "l'intuizione sensibile" del primo stadio della conoscenza ma
ha semplicemente il valore di un'ipotesi induttiva che può essere più o meno errata
perché resta sempre nel campo dell'ipotesi.
3)
Fase di controllo o sperimentale = Si cercano i "fatti previsti" ma non
osservati, osservati i quali, la teoria diventa "verità scientifica" cioè una
verità corrispondente alla realtà. Se nell'ambito della ricerca dei fatti previsti si
trovano fatti che contraddicono la teoria non solo non abbiamo raggiunto la "verità
scientifica positiva" ma abbiamo raggiunto una "verità scientifica
negativa" cioè la teoria prospettata non solo non è vera ma è
"falsificata" dai fatti. E qui ci si può anche accontentare ma Popper indica un
ulteriore passo avanti per i "San Tommaso della scienza": la certezza assoluta
di avere toccata la "verità-realtà" si raggiunge solo se si ricercano i casi
che meglio possono mettere in difficoltà l'ipotesi o la teoria di spiegazione o di
soluzione di un problema, cioè cercando di "falsificarla".
Non
ci si deve accontentare di ricercare solo i casi che "provano"
(probazionismo) o
i casi che verificano (verificazionismo) o i casi che corroborano (corroborazionismo) o i
casi che descrivono attraverso operazioni (operazionismo) o attraverso il comportamento
(comportamentismo): tutto questo non sarebbe che fermarsi al secondo punto e ormai
sappiamo che la "ragione dimostrativa" può provare tutto e il contrario di
tutto. Per Popper un'ipotesi o una tesi è teoria scientifica solo se può essere
sottoposta a "falsificazione" o è falsificabile: e senz'altro questo è
pienamente corretto secondo il metodo scientifico; quindi una tesi su cui non si può
impostare una ricerca su fatti perché la tesi non permette di prevederli non è una
teoria scientifica. Tuttavia se la teoria è stata dimostrata dai "fatti
previsti" e perciò è diventata una "verità scientifica" sembra inutile
andare a ricercare fatti falsificatori: chi può falsificare la verità scientifica
dell'eliocentrismo?
Comunque
resta stabilito che solo questa terza fase ci dà la certezza di raggiungere
"verità-realtà" intermedie di cui parlava Bacone e che ci avvicineranno
all'"ultima verità" della comprensione del tutto.
Solo
così l'induzione e la deduzione acquisteranno tutto il loro valore e il nostro strumento
conoscitivo verrà usato in maniera appropriata, perché fa funzionare il meccanismo
proprio della nostra mente secondo il quale la "verità logica" passa dalle
premesse alle conclusioni e la "falsità" viene trasmessa dalle conclusioni alle
premesse. È in questa trasmissione della falsità confrontata con i fatti sia fisici che
storici che "sentiamo" di avere "attraccato" la "realtà".
L'esperimento
compiuto nella ricerca scientifica o il controllo compiuto dall'evoluzione della storia o
il controllo delle informazioni umane attraverso il confronto critico, questi sono gli
arbitri decisivi della "verità-realtà".
Quanto
ho sopra esposto non è che il "razionalismo critico" di cui K. Popper è
instancabile assertore. È detto anche "realismo ipotetico" da K.
Lorenz. E non
è che abbiamo scoperta l'America, difatti lo strumento conoscitivo che abbiamo decifrato
non è che l'elaborazione del sistema primitivo usato da ogni essere vivente, dall'ameba
dell'uomo, cioè il sistema "per prova ed errore" o di "eliminazione".
Nella ricerca della "verità-realtà" si tenta una strada: se si trova che è un
vicolo cieco, si torna indietro e si tenta un'altra strada, finché si trova un varco.
Non
è altro che il sistema che si insegna allo scolaro elementare per fare la divisione a
più cifre: si prova a fare stare il divisore nel dividendo per un certo quoziente; se il
resto è superiore al divisore si riprova con un altro quoziente ecc.
É
l'unico metodo che ci permette di raggiungere la "verità-realtà" con certezza.
L'incerto uso del nostro mezzo conoscitivo produce tutto quel parlare, quel conversare,
quel discutere, quel polemizzare, quel ripensare, quel rivedere,
quell'"errare"... che significa appunto "girare lontano" dal punto di
attracco alla realtà.
Chi ha cominciato a usare sistematicamente tale metodo è stato Galileo il quale perciò
giustamente è stato onorato come il "padre della vera scienza", e con la
scienza ha gettato le basi della "vera filosofia" come diremo nella parte
seguente. Però chi lo ha individuato, teorizzato, proposto e insistentemente... predicato
è K. Popper nei suoi libri: "Logica della scoperta scientifica" e
"Congetture e confutazioni". Noi non abbiamo fatto altro che codificarlo nella
forma in cui lo abbiamo presentato.
Ricordiamo
che nella ricerca della verità il metodo è importante quanto la verità: per essa non
vale il detto "tutte le strade conducono a Roma": la storia del cumulo di deliri
ce lo sta ad attestare. Il metodo scientifico così come lo abbiamo decifrato ed esposto
è l'unico che completa efficacemente il criterio dell'intuizione sensibile
nell'acquisizione di una "verità positiva" mentre il criterio della
"falsificazione" su cui Popper insiste tanto dà solo una "verità
negativa", la quale è già qualche cosa perché ci libera dalle illusioni ma non ci
dice niente di più di quello che ci dice l'intuizione sensibile. Forse perché non ha ben
distinto questi due punti Popper o non è capito o è osteggiato. Ma nessuno può negare
che il metodo da noi decifrato, iniziato da Galileo e affermato con tanto vigore da A.
Zichichi, sia il metodo veramente scientifico in vigore da quattro secoli e che ha
prodotto tanti risultati, anche se P.K. Feyrabend nega che la scienza abbia trovato un
metodo razionale e che i suoi risultati siano lì a provarlo. Una volta tanto possiamo
essere d'accordo con G. Sermonti che a proposito dice: "La scienza vera... è una
solida corporazione, che ha sempre marciato sicura perché non ha mai chiesto istruzioni
sul metodo ai filosofi."1
Chi ha preceduto Galileo iniziando il metodo scientifico è
Roberto Grossatesta (1168-1253) di Oxford: fu lui che non solo riaffermò che tutte le
proposizioni se vogliono essere scientifiche devono essere "vagliate"
dall'"esperienza" - come del resto già avevano raccomandato Aristotele e Galeno
- ma arrivò perfino alla precisazione che le "affermazioni generali" devono
essere sottoposte alla prova della "falsificazione". E il vero metodo
scientifico, che si sforzò di applicare nelle sue ricerche nell'ottica e sulla natura
dell'arcobaleno.2
Possiamo
comprendere ora che il "ponte razionale" sia simile alla corda del funambolo: da
una parte è legata alla mente e dall'altra è legata alla realtà. Molti prodotti della
mente tentano di attraversarlo - ipotesi, sospetti, intuizioni, induzioni, deduzioni,
immaginazioni, desideri, aspettazioni, sogni, fedi, ideologie
- ma quasi tutti
saltano nel vuoto del nulla o dell'irrealtà perché non hanno la pazienza di passare le
tre fasi del metodo ipotetico deduttivo sperimentale o scientifico: solo chi riesce a
passare la trafila dita le metodo approda alla sponda della realtà o della verità. Così
si comprende come l'illusione di un bel "passaggio razionale" può diventare lo
strumento di cui la "Ragione" si serve per "castrare" l'Intelligenza
umana.
Dalla
premessa indiscussa che occorre "maturità" perché un popolo possa vivere nella
democrazia la "ragione" dei dittatori deduce la necessità di castrare quel
popolo della sua libertà, come la premessa indiscussa che la socializzazione dei mezzi di
produzione sia il rimedio alle ingiustizie sociali diventa la castrazione dell'economia
dei popoli che vi vengono assoggettati.
Tutto
il "cumulo di deliri" non è che la storia del pensiero umano nel suo faticoso
lavoro. L'uomo, questa porzione di una realtà infinita, cerca di "aggredire" la
conoscenza del Tutto e attraverso la conoscenza di impadronirsi del potere sulla realtà.
Il valore dell'immagine biblica dell'albero della vita e dell'albero della scienza è
tutto qui. Chi ha scritto quell'apologo è stato un grandissimo filosofo ma soprattutto un
grandissimo artista perché con un'immagine ha scolpito la storia millenaria
dell'umanità.
Possiamo
dire di avere sciolto un importante nodo della cultura umana: la commistione
dell'intelligenza e della ragione. E abbiamo potuto stabilire la subordinazione della
ragione all'intelligenza e la limitazione della sua validità al solo metodo scientifico
nell'integrità delle sue tre fasi: la falsificazione è il suo bisturi chirurgico. Prima
che Galileo cominciasse a usarlo sistematicamente, chi lo usava compiva imprese di una
saggezza eccezionale.
Il
celebre giudizio di Salomone non è che una sua felice applicazione.Come si poteva fare
per conoscere chi fosse la vera madre delle due donne che si contendevano un bambino come
figlio proprio? Salomone ci riuscì con la falsificazione sperimentale eseguendo il test
psicologico sulla reazione delle viscere della madre simile a una reazione biochimica.3
Anche il profeta Daniele non fece che applicare il sistema della falsificazione
scientifica per discriminare la verità dalla falsità nel celebre giudizio di Susanna.4
Ai nostri tempi la polizia giudiziaria ha fatto proprio il metodo scientifico e
ultimamente ne abbiamo veduta un'applicazione pubblicizzata dai processi ai terroristi e
ai mafiosi. È stato clamoroso lo smascheramento del cosiddetto "superteste"
Giuseppe Sironi che aveva affermato di essere presente al momento dell'assassinio del
Generale A. Dalla Chiesa e per questo poteva accusare come assassino Nicola Alvaro ma in
un sopralluogo ha scambiato via di Porta Carini con via Isidoro Carini.5 Ha suscitato
anche molto interesse la tragica situazione del giudice Martella di fronte alle contestate
confessioni di Ali Agça, l'attentatore di Giovanni Paolo Il, secondo le quali era stato
suo complice l'addetto all'ambasciata bulgara Serguey Ivanov Antonov. Di fronte ad Ali che
accusa e ad Antonov che nega di conoscerlo a Martella non resta che il ricorso al
controllo scientifico della descrizione che Ali fa della casa di Antonov dove era stato
suo ospite.
Resterà
proverbiale "la beffa di Livorno" dell'estate 1984 che ha smascherato il mito
dell'esperto sulla cui autorità si accetta una verità indiscussa nella cultura e
specialmente nell'arte, su cui si fanno tanti... affari:tre teste, scolpite di recente
alla Modigliani, vengono gettate in un canale della città sapendo che l'amministrazione
comunale sta iniziando i lavori per recuperare delle sculture che l'artista vi avrebbe
abbandonato nel lontano 1909. Ripescate, vengono giudicate autentiche da
"critici" di grande nome a vengono smentiti con documenti alla mano dagli autori
delle sculture. L'evento è così commentato dal noto pittore D. Purificato:
"Come si spiega tutto ciò? Innanzitutto con la smania di primeggiare, di non perdere
mai il treno che passa, di farsi alla ribalta con la prosopopea dell'"ipse
dixit". Tutto questo spiega la fretta nel giudicare e nell'affermare. Per il resto è
evidente che la fede cieca nei metodi scientifici aveva prevaricato la realtà
visiva."
Purificato qui ha individuato bene nella "realtà visiva" il criterio della
verità nel primo stadio della conoscenza che è l'"intuizione sensibile" ma
mostra di non avere individuato il criterio di verità per una realtà ignota cioè per il
secondo stadio della conoscenza e che noi abbiamo individuato stia solo nel metodo
scientifico: l'attribuzione a Modigliani delle teste è una verità ignota che può essere
scopribile solo con tale metodo. Ciò che ha prodotto il guaio non è "la fede
cieca" nel metodo scientifico ma la sua mancata applicazione con quelle analisi che
sole avrebbero potuto stabilire se quelle pietre contenevano i segni di 75 anni di
permanenza nelle acque del canale.
La
verità è figlia del tempo, aveva detto Menandro Ateniese nelle sue sentenze. Ma
purtroppo il fattore tempo richiesto dal metodo scientifico per il controllo e la
sperimentazione, non permette la sua applicazione in tutta l'attività delle Questure,
delle Preture e delle Procure, essendo il sistema giudiziario quasi tutto fondato sulle
prove testimoniali, che possono fare il bello e il cattivo tempo nell'amministrazione
della giustizia. Questa è una situazione ineluttabile della condizione umana ed è la
responsabile in generale, oltre che degli arresti e delle condanne degli innocenti, anche
della "necessaria" ingiustizia della carcerazione preventiva che proprio per
questo dovrebbe essere limitata al più breve tempo possibile, affinché non succeda a
nessuno il aradosso che un cittadino in Italia, senza giudizio, stia in carcere quattro o
più anni per cui "l'accusa è peggio di una condanna".6
***
1-G.Sermonti-art."Quando i filosofi parlano di scienza" su Il Tempo del
26/8/84
2-M.A.Hall-Storia della scienza-CDE pag.1984 pag.100 sgg.
3-I dei Re - 3, 1~28
4-Daniele - c. 13
5-Cfr. "Il Tempo" 16/9/82
6-Cfr. M. Pasca Raymondi - "Il Tempo" dell'i 1/4/84 - art. "L'accusa oggi
in Itaha è peggio di una condanna" - recensione del libro di A. Viviani
"Ingiustizia e illegalità di Stato in Italia"
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