IL SEGNO
Il
segno è criterio di verità? Per segno intendiamo una manifestazione con cui la
realtà o una sua porzione comunica alla nostra mente la sua presenza: la luce, il suono,
l'odore, ecc. sono segni della presenza di moltissime realtà. Dal segno delle impronte
dei piedi o delle penne o della lana o degli escrementi il cacciatore, o il contadino,
capisce la presenza o il passaggio di un animale. La geologia e l'archeologia costruiscono
le loro conoscenze scientifiche sulle tracce e sui residui, cioè sui segni,
che gli strati precedenti della terra e le epoche precedenti degli esseri viventi hanno
lasciato della loro vicenda. Ma in generale tutte le scienze, anche la storiografia, si
sono costituite e progrediscono per i segni, chiamati
testimonianze, con le quali ogni porzione di realtà presente e passata
e...
futura si rende presente alla nostra mente. Allora s'impone di nuovo la
domanda: il segno può fungere da ponte per cui la nostra mente può conoscere
l'ignoto? Tale domanda non può che avere una risposta positiva, dobbiamo però esaminare
in che misura.
Quando un gruppo di primati cominciò, per comunicare tra i suoi componenti, a imitare i
segni naturali con segni convenzionali intesi solo dai componenti del gruppo NACQUE
L'UOMO71, animale culturale. L'invenzione del segno è stata la tappa di arrivo del
processo che è partito dalla precedente invenzione dell'uso dello strumento, praticata da
esseri diversi (alcuni uccelli usano un fuscello per far uscire le formiche, il
formichiere la lunga lingua, la scimmia un bastone per battere i frutti e impaurire
nemici...) per comunicare con una realtà lontana e troverà la continuazione
nell'invenzione dello strumento della logica. Il segno allora diventò un mezzo di
trasmissione di conoscenze. Attraverso la modulazione della voce, il linguaggio, la
scrittura, le figurazioni sulle pareti, l'erezione di pali e poi di pietre o di stele, le
costruzioni e in genere attraverso l'arte come abilità
comunicativa, il segno è la radice da cui è nata e si è costituita la
civiltà umana che si trasmette per apprendimento. Il segno è diventato il mezzo di
identificazione delle cose naturali e artificiali: si vestirà di linguaggio, di musica,
di pittura, di scultura, di scrittura, di mimica, di danza; si chiamerà gesto, segnale,
figura, impronta, vestigio, traccia, richiamo, indizio, sospetto, testimonianza, memoria,
simbolo, insegna, termine, meta, bersaglio, emblema, distintivo, bandiera, vessillo,
sintomo, carattere, fenomeno, manifestazione, informazione, nota, messaggio ecc; si
organizzerà in segnaletica, in cibernetica e in
informatica, ma sarà sempre il segno di una realtà che getta il
ponte verso la nostra mente.
Quest'ultimi sessant'anni la filosofia del significato sviluppata dal circolo
di Vienna, in particolare da R. Carnap (1891-1970), pur perdendosi nelle insabbiature
della linguistica, ha dato un notevole contributo a chiarire il concetto di segno e quindi
il suo valore epistemologico. L'americano Ch. Morris (n. 1901) ha sviluppato in maniera
sistematica e coerente la teoria del segno con le sue pregevoli opere Lineamenti di
una teoria dei segni (1938) Segni linguaggio e comportamento (1946). La
sua terminologia si è ormai imposta e per comodità dei lettori ne arricchiamo questo
lavoro, facendo il punto della situazione a tutt'oggi spigolando dallEnciclopedia
Rizzoli-Larousse.
La semiosi ( greco semeion = segno) è la situazione pura e
semplice di un fenomeno o di una cosa nel fungere da segno. Nel meccanismo della
conoscenza implica quattro elementi: veicolo segnico, designatum,
l'interprete, l'interpretante. Nel caso del cucciolo che fugge di
fronte a una sigaretta accesa, il fumo è il veicolo segnico, la sigaretta è il
designatum, il cucciolo è l'interprete e la fuga è l'interpretante. In rapporto a questi
elementi si parla di semantica che è la relazione del segno con l'interprete
e di sintattica che è la relazione tra segno e segno in un sistema di segni
(es. linguaggio).
Fin dall'antichità era usato il termine "semeiotica" per indicare la conoscenza
delle malattie attraverso i segni o sintomi e quindi la tecnica per rivelarli allo scopo
di trarne conclusioni di natura diagnostica e prognostica. Praticata in modo rudimentale
fin dai tempi di Ippocrate (460-377 a.C.), ha avuto notevole impulso a partire dalla fine
del secolo XVII quando Aunbrugger mise a punto la tecnica della percussione, divulgata poi
da Carvisart Laermec, ideando lo stetoscopio, rese possibile l'auscultazione mediata degli
organi interni, mentre Baliski, Erb e Wesphal scoprirono le variazioni patologiche dei
riflessi nervosi. Lo sviluppo maggiore della semeiotica è però iniziato nella seconda
metà del secolo XIX quando lo sviluppo delle varie branche mediche ha reso indispensabile
l'acquisizione dei metodi d'indagine adeguati e moderni. Sono venute così distinguendosi
varie forme di semeiotica:chirurgica, dermatografica, oculistica, neurologica ecc. che si
interessano ai mezzi atti a diagnosticare le malattie che interessano le varie
specialità. La semeiotica fisica utilizza l'ispezione, la palpazione, la percussione;
quella "funzionale" indaga la funzionalità dei vari organi servendosi delle
metodiche chimiche e, ultimamente, utilizzando radioisotopi.71
E interessante sapere che ultimamente in Germania la strumentazione tecnica ha permesso di
sviluppare in maniera sistematica l'iridologia, che è una particolare
semeiotica iniziata dal medico ungherese Ignazio von Peczely nel secolo scorso con la
quale si individuano malattie dai segni che producono nell'iride degli
occhi.72
Fu Locke (1632-1704) a introdurre il concetto di semeiotica in filosofia per
indicare la scienza dei segni linguistici. Nel 1839 il latinista tedesco
Reising lo aveva sostituito con semiologia nell'opera Lezioni di
linguistica latina. Ma nel 1883 il linguista francese M. Bréal al suo posto
introdusse semantica sistematizzando le sue teorie con il suo Saggio di
semantica (1897). Agli inizi del secolo XX la concezione della semantica ha subito
una profonda evoluzione per opera dello svizzero. F. De Saussure (1857-1913), il quale
espose le sue ricerche nel suo Corso di linguistica generale all'università
di Ginevra, pubblicato dai suoi discepoli nel 1916. L'opera di De Saussure ha esercitato
vasto influsso. I suoi concetti fondamentali si possono sintetizzare nella distinzione fra
lingua come aspetto sociale del fenomeno linguistico e parola come
realizzazione individuale di un sistema linguistico, tra significante e
significato nel segno, tra semantica sincronica come
considerazione di una interazione tra i vari segni di un'espressione linguistica e
semantica diacronica come considerazione del senso delle parole in tempi
diversi, tra rapporti sintagmatici come unità consecutive e rapporti
paradigmatici come unità appartenenti alla stessa classe. Per De Saussure la
lingua è una struttura in cui esiste una corrispondenza totale
tra le varie parti componenti per cui tout se tient e il segno linguistico è
assolutamente arbitrario.
A De Saussure si richiamano gli strutturalisti nel campo delle scienze umane. Nella
sua prospettiva i lavori di Y. Trier, fondatore della teoria "campi semantici"
(1931), di W. Parzig, di G. Steirn, H. Sperber e di altri sui "campi
associativi", hanno sostituito allo studio di parole prese isolatamente quello di
insiemi lessicali individuali su basi concettuali facendo riferimento a fenomeni sociali.
Si è così giunti alla concezione di una "semantica strutturale" che rende
possibile una spiegazione - in base alla dinamica interna del linguaggio - dei fatti di
mutamento di significato, che comprendono anche i fatti di comprensione o di restrizione
di significato di un termine e la formazione di serie di metafore, di fenomeni cui si
affiancheranno quelli di eliminazione di omonimi, di modificazioni in base all'
etimologia popolare", di costituzione di forme eufemistiche ecc.
Uno dei compiti della ricerca semantica più attivamente perseguiti nei tempi più recenti
è quello dell'individuazione delle unità minime di significato, detti "semi".
Di regola esse non coincidono con le unità morfologiche quali possono essere la parola o
la radice: la parola deve essere invece considerata come comprendente una pluralità di
tratti significanti minimi il cui carattere distintivo è per altro difficile da stabilire
in modo oggettivo. Così la parola "padre" può essere analizzata nei semi
genitori", "maschio", "generazione immediatamente
precedente", "filiazione diretta"... Questa ricerca dà modo di porre in
rilievo il fatto che in sistemi linguistici diverse parole che si possono ritenere
corrispondenti a uno stesso concetto non hanno in realtà in comune tutti gli stessi semi:
così a esempio la lingua di un gruppo umano in cui la terminologia della parentela sia
elaborata su base classificatoria, non comprenderà nel termine "fratello" il
seme "discendenza dagli stessi genitori".73
Dalla semantica che è scienza prevalentemente linguistica si è saliti a una scienza più
generale, che è la "semiologia. Già De Saussure aveva ideato di sviluppare un
suo discorso più vasto ma restò allo stato teorico. Furono E. Buyssens col suo lavoro
"Linguaggio e comportamento", e R. Barthes col suo lavoro "Elementi di
semiologia", a impostare una prospettiva semiologica in tutte le scienze dell'uomo,
in quanto ogni attività umana è "significante", anzi l'uomo è "animai
simbolicum" e in ogni forma di attività umana è riconoscibile un aspetto di
comunicazione e il "codice" che permette di trasmettere messaggi di natura più
o meno specifica, cioè più o meno traducibili in altri sistemi di comunicazione, tra cui
quelli della lingua naturale e più o meno rispetto a quest'ultima. Così, ad esempio il
cinema, possiede un proprio linguaggio: è possibile cioè trasmettere determinati
contenuti mediante le immagini di un film, mediante il suo ritmo ecc. mentre un film può
essere più o meno autonomo rispetto al linguaggio, e perciò richiedere o non richiedere
in vari gradi un commento parlato. La semiologia cerca inoltre di stabilire le interazioni
strutturali e perciò le leggi interne particolari e generali dei vari sistemi
significanti, in analogia più o meno spinta con i metodi e postulati della
linguistica.74
Dalla semiologia si è saliti alla cibernetica, all'intellettica e
all'informatica, tutte e tre sviluppi della teoria
dell'informazione.Tale teoria, iniziata con studi approfonditi sulle teorie
matematiche di probabilità e di statistica nel 1924 da H. Nyquist, sviluppata da R.V.
Rarteley, da N. Wiener e altri, fu messa a punto da S.E. Shannon e da W.
Werver.
La cibernetica è la scienza che riguarda in modo specifico strutture che si
autogovernano per la conoscenza di informazioni relative a un'attività da svolgere: tali
strutture sono naturali (esseri viventi) o artificiali (macchine) o miste (per sé
naturali ma interdipendenti per scopi operativi: gruppi animali, società umane ecc.). Il
termine cibernetica risale ai greci: si incontra nei dialoghi di Platone, il
quale analizzò il concetto di governare (greco guberneuo,
gubernetes pilota) e in Senofonte, il quale studiò in maniera sistematica il
governo politico. Anzi si dice che prima ancora di loro, Teseo, il mitico eroe ateniese,
avrebbe istituito le feste cibernesie in ricordo dei piloti che avevano
guidato le navi nella spedizione di Creta. Il termine fu ripreso da Ampère nel 1834 con
la sua classificazione delle scienze e gli dette il significato di scienza del governo. Il
concetto specifico attuale come l'abbiamo inizialmente esposto, è stato definito
all'inizio dell'ultima guerra mondiale e assunse grande importanza quando ci si propose di
fornire alle macchine una possibilità di autogoverno (pilota automatico negli aerei).
In precedenza ci si era infatti limitati a creare dispositivi meccanici o elettromeccanici
complessi (tartaruga di Grey Walter) il cui comportamento imitava quello di esseri viventi
(automi), i quali però erano regolati da un rigido determinismo e quindi incapaci di
qualsiasi genere di "scelta" o di "decisione". In maniera analoga
erano concepite le macchine, che quindi si potevano considerare come un
"muscolo" più potente di quello umano ma comandato e controllato in ogni
momento o serie di momenti dall'uomo. Viceversa le risorse della tecnica moderna
permettono di inserire nella macchina organi rivelatori o di comando, tali che il
complesso può perseguire il suo fine indipendentemente dall'uomo (che tuttavia ne ha
fissato le finalità). Un semplice eppur valido esempio di applicazione cibernetica, che
precorse gli studi in materia, è il regolatore centrifugo di Watt per la macchina a
vapore.
L'impostazione moderna del problema si ebbe col progredire dell'elettronica, quando essa
offrì straordinarie possibilità tecniche (soltanto tecniche e non di principio) per la
realizzazione di organi rivelatori e di comando con un "tempo di reazione"
straordinariamente piccolo. L'evoluzione decisiva si verificò durante la seconda guerra
mondiale, allorché si pose il problema dei sistemi di puntamento automatico per i cannoni
antiaerei: il fatto essenziale consisteva nell'esigenza di creare un sistema che non si
limitasse al rilevamento della posizione dell'aereo ma fosse in grado di prevedere il
comportamento del pilota e le sue reazioni per sottrarsi al fuoco
Le riflessioni
sollecitate da questo problema condussero lamericano Norberte Wiener a pubblicare
nel 1947 una prima opera La Cibernetica, ossia il controllo e la comunicazione
nell'animale e nella macchina", che poneva le basi della nuova scienza.
Riempiendo le lacune e cercando di superare le incomprensioni fra dottrine in precedenza
considerate appannaggio di specialisti e senza punti di contatto, la cibernetica forniva
gli elementi di incontro e, introducendo una terminologia nuova e valida per tutti,
offriva una possibilità di dialogo. Impostata in questo modo, è evidente che la
cibernetica è innanzitutto una scienza logica, che analizza razionalmente il significato
del verbo governare (senza chiedersi chi governa e come), soltanto in un secondo tempo le
considerazioni teoriche vengono tradotte in applicazioni pratiche, in classificazioni e in
creazioni diverse che portano tecnicamente all "automazione" ossia alla
capacità della macchina di autocontrollare il proprio lavoro.
In generale, e sia pur praticamente entro limiti determinati, la capacità di autogoverno
può essere attribuita a una macchina tutte le volte sia possibile dotarla di organi
rivelatori, che raccolgono informazioni sullo stato del sistema e sulla sua evoluzione nel
tempo, e di altri organi che siano capaci di elementi determinanti il suo funzionamento in
modo da conseguire la prestabilita finalità. Essenziale dunque a tale fine è il concetto
di "feed-back" o "retroazione" che consiste nell'indagare le
caratteristiche dell'effetto prodotto dalla macchina e, in base a esso, nell'inviare un
messaggio all'indietro, correggendo i singoli elementi o fattori, in modo che il risultato
conseguito nel complesso rimanga quello voluto. Non è necessario che la retroazione operi
nel fattore che ha provocato un eventuale scarto (spesso quest'ultimo può essere
accidentale e non individuale) perché agisca su un fattore definito o controllabile.
Questo concetto oggi largamente applicato alle macchine è del tutto analogo a un
principio che si trova largamente anche in natura. Estendendolo ai diversi sistemi, che
fruiscono di vari gradi di libertà, (sistemi a effetti "determinati", incapaci
di adattare il proprio funzionamento a circostanze impreviste; sistemi a effetti
"organizzati", che possono sempre agire in modo da perseguire una data
finalità), è possibile impostare in modo concettualmente nuovo la classificazione dei
sistemi viventi e delle macchine.
Secondo questi concetti si scopre così che un calcolatore numerico (sia esso meccanico o
elettronico) si trova nei gradi più bassi di automatismo, poiché esso opera secondo il
determinismo imposto dal programma, sul quale la macchina non è in grado di influire (sia
pure con possibilità di decisioni logiche); viceversa si possono considerare come sistemi
i calcolatori delle centrali di tiro e quelli di guida dei missili, che agiscono in base
alle informazioni raccolte da organi sensibili a stimoli esterni, e, invece di eseguire
fedelmente un programma, perseguono una finalità. Questi nuovi concetti consentono di
stabilire una connessione sempre più stretta tra la fisiologia che si giova dei progressi
tecnici per acquisire nozioni sul comportamento degli esseri viventi e la scienza relativa
alla progettazione delle macchine che si avvale di risultati acquisiti dai fisiologi per
introdurre sempre nuovi perfezionamenti.
Le idee proposte dalla cibernetica rivestono carattere talmente generale da trovare
applicazione in ogni campo: fanno intravvedere perfino la possibilità di regolare i
rapporti sociali dell'uomo, per cui si potrebbe pensare a una futura umanità la cui vita
sia guidata da macchine pensanti e governanti, che si preoccupano di perseguire, sempre
nel modo migliore, le finalità.75
E dato che ci siamo, non possiamo tralasciare, per avere visione completa benché
sintetica del settore, un cenno sull'intellettica e l'informatica.
L'intellettica è una espansione della cibernetica. E una scienza
che studia tutte le interazioni che si verificano, grazie a un'appropriata organizzazione,
fra i sistemi fisici; queste interazioni possono consistere, in particolare, in una
funzione di controllo, in un'azione di informazione, in un calcolo numerico o in una
memorizzazione... A partire da un "quanto" di organizzazione che rappresenta
l'unità del sistema perfetto, essa classifica tutti gli effetti possibili con l'intento
di sostituire alla fisica classica degli scambi energetici una fisica più generale che si
basa sulla nozione di effetto.76 Le teoriche moderne hanno consentito di
precisare meglio questa nozione: la relazione causa-effetto è stata completata e distinta
dalle classiche relazioni matematiche e fisiche mediante un principio fondamentale di non
reciprocità, principio che viene oggi confermato dall'azione dei dispositivi di
asservimento: grazie a esso un sistema A può agire su un sistema B, senza che B possa
comandare all'indietro A. In proposito va però sottolineato che l'effetto è praticamente
un'unica "realtà", in quanto noi prendiamo conoscenza di un essere o di un
fenomeno solo tramite gli effetti che esso può produrre: per di più ogni conoscenza o
ogni azione è costituita di effetti differenziati. Questo aspetto del problema ha dato
origine a una nuova impostazione della fisica: l'intellettica.77
L'informatica è un concetto ancora più generale e deriva dalla distinzione
che si è fatta tra conoscenza e informazione: l'informazione è l'atto con cui esprimiamo
la conoscenza, per cui l'informazione è il canale costituito da tutti i mezzi di
comunicazione mentre la conoscenza ne è il contenuto.78 L'informatica è fatta di tutti i
mezzi di comunicazione: mimica, linguaggio, fonetica, segnaletica, scrittura, giornalismo,
posta, telegrafo, telefono, radio, cinema, televisione. Quest'ultimi quattro costituiscono
i mezzi di comunicazione cosiddetta di massa, o massmedia. Essi hanno assunto
un'importanza straordinaria per la loro capacità di penetrazione. La teoria
dell'informazione, applicata ai mezzi di comunicazione, consente di migliorare il
rendimento e renderne più economico l'impiego. Le informazioni per mezzo delle quali un
dato sistema trasmette a un altro un dato messaggio si attuano mediante segnali
suscettibili di assumere una molteplicità di forme pari al numero delle posizioni o
configurazioni del sistema: ciò può essere ottenuto con numerosi segnali fondamentali,
come avviene nell'ambito delle informazioni relative al pensiero umano, dove
l'informazione si concretizza a esempio negli antichi caratteri ideografici della
scrittura cinese, oppure con un ristretto numero di segnali fonetici fondamentali dei
quali si possono formare tante combinazioni diverse quante se ne desidera: è il caso fra
l'altro delle nostre lingue (per esempio l'italiano con le sue 21 lettere) e quello limite
dell'alfabeto Morse, che comprende soltanto due segnali, il punto e la linea, e con il
quale si può tuttavia codificare qualsiasi messaggio. In linea di principio ogni
informazione implica la scelta fra un certo numero di stati o casi ugualmente probabili,
la codificazione di tali stati mediante simboli o segnali convenzionali e la successiva
trasmissione di un ordine prestabilito, all'arrivo i segnali vengono decodificati per
ricostruire il messaggio originale.
Nel caso più semplice si opera la scelta fra due sole possibilità, ad es. il
sì il no, lo zero e l'uno, il nero
e il bianco, ecc. Tale scelta rappresenta l'unità di informazione
chiamata "bit" (binary digit = misura binaria). Ogni scelta fra casi più
numerosi può, in ultima analisi, venire ridotta a una successione di scelte elementari
fra i due casi.
I segnali che trasportano le informazioni possono essere di qualsiasi natura. Nella
maggioranza dei casi consistono in tensioni o correnti elettriche la cui potenza è quella
puramente necessaria per dar luogo alla trasmissione in relazione alle caratteristiche
tecniche del sistema, senza che l'entità della potenza trasmessa influisca sul contenuto
di informazione. Quindi un amplificatore rinforza i segnali perché siano
ancora rilevabili all'arrivo ma lascia invariata l'informazione trasmessa.
La trasmissione delle informazioni mediante due soli tipi di segnali (ad es. impulsi
elettrici di durata o intensità diverse) è applicazione frequente nei calcolatori e
rappresenta un codice binario. Un messaggio trasmesso da uno solo dei due elementi si dice
decisione perché corrisponde alla scelta fra due casi: esso contiene, per
definizione, l'informazione unitaria di 1 bit (log.22 = 1).
Durante la trasmissione i segnali elettrici possono subire deformazioni per effetto di
distorsioni e perché a esse si sovrappongono i rumori che tendono a
mascherare l'informazione. Per eliminare gli effetti si può ricorrere a più soluzioni,
come l'amplificazione con la quale si dà ai segnali un livello tale per cui
quello dei rumori sia trascurabile al loro confronto, e la ridondanza, cioè
la trasmissione di una quantità di informazione superiore a quella strettamente
indispensabile per la comprensione del messaggio, ad es. ripetendo il messaggio con lo
stesso codice o con altro, dato che si suppone trascurabile la probabilità che il rumore
provochi un'uguale alterazione del messaggio.79
Col termine di telematica, infine, ultimamente messo in circolazione dalla Francia, si
vuole indicare l'applicazione dell'informazione ai mezzi di comunicazione a distanza. Tale
applicazione è destinata a rivoluzionare la vita sociale.
Penso sia stata utile la panoramica che abbiamo fatto al solo scopo di potersi rendere
conto di che cosa abbia rappresentato e rappresenti il segno e di quanto il
suo uso unito alla logica e alla tecnica abbia prodotto. Ci resta ancora però da
esplicitare il valore epistemologico del segno, dato che abbiamo già riconosciuto la sua
indiscutibile funzione di ponte tra la mente e la realtà circostante.
Come abbiamo detto per i sistemi logici, matematici, filosofici, teologici ecc. parlando
dell'induzione e della deduzione, anche qui dobbiamo affermare il valore puramente
strumentale dei sistemi semiologici, semantici, semeiotici, cibernetici,
intellettici,
informatici, telematici. Tutti questi sistemi contengono verità di coerenza e
contengono tanta verità-conoscitiva quanta verità coerenza
corrisponde alla verità-realtà. Per usare il linguaggio informatico, da tali
sistemi esce tanta verità-conoscitiva quanta gliene viene
immessa. Sicché tutto dipende dalle premesse più o meno agganciate alla
verità-realtà.
Mettendo maggiormente a fuoco il valore del segno come effettivo ponte tra la
realtà e la mente, dobbiamo dire che esso si concretizza in una sicura conoscenza del
singolare e si riduce in ultima radice alla conoscenza intuitiva.
Ma appunto perché è una conoscenza singolare, il segno per essere veramente
rivelatore di una porzione della realtà deve apparire alla mente come
univoco, cioè escludente qualunque ambiguità, come è il caso delle impronte
digitali e il calco di un volto.
E l'applicazione dell'argomento di Leibniz: non vi sono due foglie identiche
nemmeno sullo stesso ramo dello stesso albero.80 Un esempio di questo valore del
segno come criterio di conoscenza individuale è la previsione dell'esistenza di un decimo
pianeta - intanto chiamato pianeta X - affermata dall'astronomo americano J.
Brady in base al segno della perturbazione periodica osservata sui ritorni
della cometa di Halley: l'effetto-segno si può spiegare solo supponendo l'azione
attrattiva di un pianeta X la cui rivoluzione deve essere di cinquecento anni, la distanza
dal sole 9 miliardi di Km. (mentre Plutone, il più lontano è di soli 6 miliardi!) e la
massa 3 volte quella di Saturno. Il segno dice che deve esistere ma finora
nessun astronomo lo ha visto strumentalmente.81Lo stesso accadde per il pianeta Nettuno a
metà del secolo scorso; un fatto che allora fece impazzire e influì enormemente
nell'esaltazione dei poteri della ragione, che è la nota che costituisce lo
scientismo come trionfo del meccanicismo.
Il pericolo dell'ambiguità è appunto il lato debole del segno. Questo pericolo deriva
dal fatto che ogni struttura della realtà ha degli agganci con strutture più piccole o
più grandi che contiene o da cui è contenuta, e il segno con cui si
manifesta può appartenere non a una sola struttura ma può essere comune a più
strutture. Quando il cacciatore viene a conoscere dalle impronte la presenza o il
passaggio di un cinghiale, viene a sicura conoscenza della presenza di una struttura
generica della realtà; ché se gli interessasse di conoscere la presenza di un
determinato individuo del genere cinghiale gli occorrerebbe un
segno meno ambiguo: per es. il sangue unito alle impronte sarebbe segno certo
della presenza nei pressi del cinghiale da lui... fucilato e proprio di quello
che a lui interessa.
Dunque il valore epistemologico del segno è solo nell'individualità, nella sua
singolarità e nella sua specificità, in quanto c'è un rapporto di unicità
tra segno e struttura emittente e mente percipiente. Solo in questo rapporto univoco il
segno è ponte verso l'ignoto. All'infuori di questo rapporto univoco, non si farebbe che
utilizzare il segno in modo ambiguo che si risolve nel modo
ipotetico e come tale diventa un'ipotesi di lavoro cioè una pista di ricerca che
può essere un induzione o una deduzione. Questo succede quando si opera per l'ambigua
analogia, cioè per le somiglianze e le differenze: troppo spesso le
somiglianze fanno spostare l'obiettivo della nostra ricerca facendoci
dimenticare le differenze e viceversa. Per sciogliere l'ambiguità non c'è che il
controllo dell'esperimento e la falsificazione attraverso il criterio dell'intuizione
sensibile e quello del metodo ipotetico-deduttivo-sperimentale.
Nel 1963 fu firmato il trattato internazionale con cui si vietavano le esplosioni nucleari
nell'atmosfera, negli oceani e nello spazio ma non quelle sotterranee: perché? Perché le
prime possono essere identificate da inequivocabili segni della strumentazione
scientifica, mentre quelle sotterranee potevano passare per terremoti. Poi nel 1974 la
convenzione fu aggiornata includendo anche le esplosioni nucleari sotterranee della
potenza fino a 150 kilotoni, perché nel frattempo erano state messe a punto sofisticate
strumentazioni che permettevano di distinguere i segni delle esplosioni dai
segni dei terremoti. Oggi la tecnologia riesce a decifrare i segni
fino a un kilotone e perciò si sollecita di aggiornare la convenzione fino a quel limite.
La facilità con cui sia la persona comune che la persona che si dedica alla ricerca,
cadono nella trappola dell'ambiguità, crea un cumulo di abbagli, che qualche volta
vengono scoperti e altre non lo verranno mai. Non scoprirà mai il suo abbaglio quello
psicologo che sottopose a un test di un disegno un ragazzo del mio collegio che aveva un
comportamento difficile: il ragazzo disegnò un negriero con la frusta in mano che
maltrattava dei poveri negri. Lo psicologo interpretò il disegno come proiezione della
paura e dell'ansia del bambino maltrattato dai suoi educatori, mentre il ragazzo poi mi
rivelò che aveva fatto quel disegno perché l'insegnante la mattina aveva raccontata una
storia di un povero negro maltrattato appunto da un vero negriero!
Solo una struttura di segni cioè un insieme di segni che in sostanza si
riduce al metodo per esclusione, applicazione di quello fondamentale per
tentativi ed errori, ci può permettere di avvicinarci alla
verità-realtà. Tale avvicinamento costituisce il concetto di
verosomiglianza, che indica che la verità conoscenza descrive una
certa approssimazione o fedeltà alla verità-realtà: si tratta di contenuto,
di estensione, di intensità e di profondità. Funziona qui la conoscenza come
rappresentazione o immagine.
Giustamente Popper82 insiste di non confondere il concetto di verosomigianza
con quello di probabilità. Il concetto di probabilità si riferisce solo al
grado di certezza con cui la conoscenza di una situazione corrisponda alla
realtà; non fa questione di contenuto ma pone in questione l'esistenza stessa della
corrispondenza; non siamo certi che il quadro intero o qualche elemento corrisponde alla
realtà e quindi resta un'ipotesi. Con la verosomiglianza invece diciamo che
siamo certi che la nostra conoscenza è un quadro che corrisponde alla realtà ma manca
qualche cosa e lo dobbiamo dunque completare. Il ragionamento in cui c'è un solo è
probabile resta sempre una catena ipotetica e la sua conclusione non può servire
come premessa reale per un ragionamento che pretenda di attingere la
verità-realtà.
E certo quindi che il segno è la base della conoscenza intuitiva
sensibile, che è l'unica conoscenza per l'uomo su cui si deve confrontare ogni possibile
altra conoscenza.
Il fenomeno - nel senso etimologico che in greco vuoi dire manifestazione - è
sinonimo di segno, non essendo nient'altro che il volto di una realtà
nascosta che non può essere attinta dai mezzi che costituiscono il primo stadio delle
nostra conoscenza. Come segno quindi anche il fenomeno deve essere univoco per
poter fungere da veicolo sicuro. Questo ci invita a fare chiarezza sull'interpretazione
del valore epistemologico di un fenomeno fondamentale che riguarda tutto questo nostro
lavoro: è il fenomeno della cultura umana E un segno
univoco che l'uomo appartiene a un regno totalmente diverso da quello
animale? La cuItura greca e cristiana l'hanno interpretato così ma i recenti studi
etologici ci dicono che il fenomeno culturale, inteso come acquisizione di
conoscenze sull'ambiente di vita e di un idoneo comportamento per provvedere alla propria
vita e quindi di apprendimento di conoscenze e di comportamenti per apprendimento e per
insegnamento attraverso i rapporti sociali, cioè per trasmissione culturale,
è presente anche nel regno animale e molto controllabile nelle specie
superiori. Nell'uomo questo fenomeno è macroscopico e perciò è stato definito
animale culturale: questo però non deve farci chiudere gli occhi sulla
presenza del fenomeno culturale anche negli altri animali. Tutto questo ci
dice che tale fenomeno non è un segno univoco che inequivocabilmente può
autorizzarci a concludere che nell'uomo è presente una realtà qualitativamente
diversa. Ci troviamo di fronte a un segno che può interpretarsi bivalentemente
secondo impostazioni elaborate precedentemente per altra via ideologica esterna al
problema che pone il fenomeno culturale.
Chi vuole tutelare l'impostazione dualistica della realtà (materia e spirito) sottolinea
l'aspetto di apertura della cultura umana che ha prodotto il suo
progresso gigantesco e indica la libertà umana che non troviamo
nella rigidità e nella fissità del comportamento animale83; chi
invece vuole tutelare la continuità e 1'unità della realtà
sottolinea l'aspetto di variazione che presenta la cultura animale in un
contesto dove sembra prevalere la rigidità ereditaria biologica. L'etologia di
quest'ultimo secolo ci pone di fronte a una realtà culturale animale fatta di
acquisizioni individuali di conoscenza e di una sua trasmissione per insegnamento e
apprendimento anche se elementare per cui non si possono ridurre gli animali a puri e
semplici automi come il meccanicismo da Cartesio in poi ha fatto. Secondo noi il
fenomeno culturale animale è segno univoco della loro
intelligenza e li pone sulla stessa linea di sviluppo di quella umana: lo sviluppo è
avvenuto per quantizzazione, cioè secondo il principio che la quantità
produce la qualità, creando un salto. L'accumulo culturale è potuto
avvenire attraverso l'invenzione culturale dei mezzi di comunicazione quali il
linguaggio convenzionale, la scrittura e le altre arti.
Intanto ci basti di avere stabilito che il segno per essere un criterio sicuro per la
conoscenza di una realtà nascosta deve essere univoco: solo così ci permette di
conoscere una verità positiva ed è il perno dell'intuizione
sensibile.
Anche i capi ebrei chiedevano a Gesù un segno perché potessero credergli che
fosse il Messia, ritenendo che gli altri fatti miracolosi di cui tutti parlavano non
fossero sufficienti a convincere la loro autorità responsabile. Gesù rispose loro che
l'unico segno che sarebbe stato concesso a quella generazione perversa sarebbe
stato il segno di Giona, cioè - secondo Matteo - la sua resurrezione al terzo
giorno.84 Certamente se tale segno fosse stato dato a tutti o almeno a loro, i Capi,
sarebbe stato abbastanza accettabile per quella generazione perversa e per
quelle successive. Ma purtroppo è stato solo un segno nascosto essendo stato
dato soltanto ai suoi discepoli e tutto questo è stato senz'altro un po' poco per una
verità-realtà di quel genere. Chi crede è per altre ragioni: è perché nel
messaggio evangelico trova la soluzione dello scottante problema morale e sociale umano.
Sono dello stesso valore negativo il segno della vergine di Isaia85, - chi lo
ha potuto controllare? - e il segno della donna rivestita di sole
dell'Apocalisse.86Più controllabile invece il segno di contraddizione che nel
Vangelo di Luca il profeta Simeone vede nel bambino Gesù, ma tale segno
presentato come profezia dal Vangelo di Luca nel cantico Nunc dimittis di
Simeone, al pari della profezia tutte le genti mi chiameranno beata del
Magnificat messa in bocca a Maria nella visita a sua cugina Elisabetta, non è
altro che un'intelligente presentazione, con una forma letteraria - la profezia appunto -
molto usata nella narrativa ebraica e biblica, della propria interpretazione degli
avvenimenti, pieni di entusiasmi e di contrasti, vissuti dall'autore nel propagare la fede
cristiana.
Il concilio Vaticano lI sull'esempio di Papa Giovanni ha messo in circolazione nel
linguaggio teologico la frase segni dei tempi, usata da Gesù a proposito del
segno particolare richiesto dai Capi Ebrei:
Ma egli rispose loro: venuta la sera, voi dite - bel tempo! perché il cielo
rosseggia; e la mattina: - oggi tempesta! perché il cielo rosseggia cupo. Voi dunque
sapete conoscere l'aspetto del cielo, e non siete buoni a conoscere i segni dei tempi. Una
generazione malvagia e adultera chiede un segno, e altro segno non le sarà dato se non
quello di Giona. E lasciateli se ne andò86
Da quello che abbiamo detto è chiaro che i cosiddetti segni dei tempi in
senso teologico, non essendo univoci, fanno parte del campo dell'osservazione induttiva
sulla quale si formulano ipotesi, tesi e teorie su una realtà metafisica nascosta o
futura, e perciò non valgono un granché come criterio epistemologico. Segno univoco
invece è quello che l'angelo dà a Maria nel colloquio dell'annunciazione svelandole che
sua cugina Elisabetta abitante in Giudea a circa cento chilometri, era incinta da sei mesi
nonostante l'età avanzata. Ma siamo in pieno regno della metafisica teologica, alla cui
validità abbiamo lasciato la porta aperta se fosse veramente sostenuta sulla Parola
di Dio: per controllarne lesistenza stiamo compiendo questa ricerca. Su ben
altri segni si sono costruiti i mezzi quasi infallibili degli animali che chiamiamo
istinti, termine grigio e ambiguo che nasconde il concetto di intuizione
sensibile prima manifestazione dell'intelligenza e su cui dovremo appuntare la
nostra analisi per trovare il bandolo della nostra matassa. Seguendo il segno
o la pista della catena dei segni ottici, acustici, gustativi, olfattivi, tattili ecc. le
api, le formiche, i cani... rintracciano il luogo e l'oggetto da cui è stato emesso il
messaggio e rintracciatolo lo riconoscono. Anche l'uomo studiando con la
teoria dell'informazione il sistema segnico in cui consiste il cosiddetto
istinto degli animali è riuscito, attraverso la semeiotica, la semantica, la semiologia,
l'intellettica, la cibernetica, l'informazione e la telematica a comprenderli e a
riprodurli con tecniche imitative in quei meccanismi che tanto ci meravigliano: la radio,
la televisione, il radar, i calcolatori, i telecomandi e ultimamente i traduttori
linguistici e il computer, frutto della riscoperta della conoscenza
segnica.
Nella conoscenza segnica trovano la loro valida radice tutte le scienze empiriche del
particolare, come l'astrologia, la grafologia e la parapsicologia, le quali cominciano a
prevaricare quando pretendono di usare l'induzione per salire alle generalità e la
deduzione per discendere di nuovo alle particolarità, accrescendo il cumulo di deliri di
tutta la scienza pregalileiana. Tale scienza trova il suo pascolo nel decifrare i
significati metafisici dei segni non solo naturali ma anche di quelli culturali del
linguaggio umano in ogni sua forma. Ora se già è possibile una certa ambiguità nel
campo del segno naturale, possiamo comprendere quello che può succedere nel campo del
segno convenzionale della cultura umana. Dai dizionari e dall'uso corrente
sappiamo quanti significati può avere ogni vocabolo, che è appunto un segno
o simbolo.
Moltissime incomprensioni e discussioni tra gli uomini avvengono perché il loro
linguaggio non è un segno univoco che trasmette con precisione il loro pensiero. Il
simbolismo, che è partito dal linguaggio, dall'arte e dalla scrittura, solo nei segni
delle cosiddette scienze esatte che sarebbe meglio chiamare scienze
strumentali, quali sono la matematica, la geometria e l'algebra, ha raggiunto
l'univocità del segno naturale, e perciò è usato con tanta efficacia nelle formule con
cui le scienze della realtà esprimono i rapporti tra le varie
strutture che la compongono e ne rivelano non le leggi - come abbiamo
constatato parlando dell'induzione - ma il loro intimo comportamento, ed è il
segno dell'Intelligenza del mondo. Fuori delle scienze strumentali
il simbolismo diventa un'altra sorgente di deliri perché è basato sull'ambiguità
del segno che è interpretabile almeno in due maniere: si risolve nella pretesa di
annettere un significato in ogni cosa e in ogni evento e nella pretesa di poter decifrare
ogni segno con la semplice speculazione o metodo metafisico sganciato dal controllo del
metodo scientifico.
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74-Enciclopedia Rizzoli - Cibernetica
75-Ibidem - "Intellettica"
76-lbidem - Effetto
68-I Giov.4,16
69-Cfr. art. di Bernardini Cultura tra fumo e arrosto Paese Sera 8/9/80
70-Pietro - 5, 9 e 2a Tirnoteo , 4,7
71-Cfr. J. Monod - Il Caso e la necessità - Ed Mondadori 1970 pag. 112
71-Enciclopedia Rizzoli - Semeiotica -
72-Cfr, art. Un frate legge negli occhi le malattie di M. Blondet in
Gente del 4/2/83
73-Dizionario di Filosofia Rizzoli - Semantica -
74--Dizionario di filosofia Rizzoli - Semiologia -
75-Ibidem-Cibernetica
76-Ibidem-Intellettica
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