PARTE PRIMA
SMENTITA LA PROMESSA DEL RITORNO DI GESÙ
ENTRO QUESTA GENERAZIONE
(Matteo24.34)
CAPITOLO I
IL NUOVO TESTAMENTO DICE:
GESÙ TORNERÀ ENTRO QUESTA GENERAZIONE
NB. -1 testi biblici
riportati sono stati desunti dalla traduzione della Sacra Bibbia edita dal Pontificio
Istituto Biblico, confrontati col Nuovo Testamento latino e greco dello stesso Istituto
Biblico a cura del gesuita Agostino Merk.
Cominciamo dal Nuovo
Testamento perché il contrasto tra le sue parole così chiare e la storia successiva
hanno stimolato la mia ricerca. È interessante conoscere che il criterio epistemologico
falsificatorio da me usato è contenuto già nel terzo libro del Pentateuco del Vecchio
Testamento, il Deuteronomio 18, 21, ed è espresso cosi:
"Come
distingueremo la parola che il Signore non ha detto? Quando il profeta ha parlato nel nome
del Signore e la parola non si avvera, questa è la parola che il Signore non ha detta
."
È ripetuto in
Geremia 28, 9:
"Il profeta che
vaticina di pace soltanto allavverarsi delle sue predizioni si deve riconoscere per
profeta realmente mandato dal Signore".
Esso non è altro che uno
dei criteri che costituiscono il Setaccio Critico.
In tutto il Nuovo
Testamento Gesù viene presentato come linviato dal Dio del Vecchio Testamento
per realizzare quanto ha promesso. Gesù a sua volta fa, in quanto Inviato di Dio, delle
concrete promesse che solo chi è accecato dal misticismo di ammirazione e di amore per la
sua meravigliosa vicenda non si accorge che non hanno avuta nessuna realizzazione: questo
fatto smentisce tutta linterpretazione che i suoi discepoli hanno fatto della sua
personalità e pertanto la sua parola va presa nei limiti della saggezza umana,
liberandola da quella categoricità che avrebbe se veramente fosse parola di Dio.
Diversi sono gli
elementi caratterizzanti il Nuovo Testamento. Due sono essenziali e sono costituiti da due
promesse di Gesù, tutte due smentite dalla Storia, che falsificano
linterpretazione della sua personalità fatta dai suoi discepoli :
1°- La promessa del suo
ritorno entro quella generazione.
2°-La promessa della sua
presenza direttiva nell'attività dei suoi rappresentanti.
Il movimento cristiano ha
avuto origine da una eccezionale personalità, Gesù di Nazareth, "potente in parole
e in opere", che si presentò verso lanno 30 annunciando la 'bella
notizia" ( in greco euanghelion= Vangelo)
che il "Regno di Dio" era vicino e lui era stato inviato da Dio per realizzarlo.
Il Regno di Dio era concepito come un Regno di giustizia, di pace e di felicità,
riservato a chi era sofferente, povero e oppresso e ai peccatori pentiti, come era stato
delineato dai Profeti del Vecchio Testamento, specialmente dal libro di Isaia, dove al
versetto 22 del capo 66 si fa dire a Jahvè:
"
sto per
creare cieli nuovi e terra nuova".
Con tale 'bella
notizia" Gesù aveva scosso tutta la Palestina, ma la sua polemica con i Capi
d'Israele suscitò la loro opposizione, che impedì il suo riconoscimento come profeta
inviato da Dio e li indusse a condannarlo a morte come falso profeta secondo la legge del Deuteronomio
18, 20:
"Il profeta che
oserà dire in mio nome quello che non gli ho ingiunto di dire e quello che parlerà in
nome degli altri Dèi, quel profeta deve morire".
Dopo la sua morte i suoi
discepoli più intimi ripresero l'attività da lui iniziata di portare l'annunzio a tutti
i centri d'Israele dentro e fuori la Palestina e poi a tutte le altre genti, sostenuti
dalla convinzione che era risorto e che presto sarebbe ridisceso dal cielo sulle nubi a
realizzare il Regno di Dio
Tale annunzio, fra la gente
che aveva come suo solo bene la speranza che qualcuno la liberasse dai propri affanni,
divampò come un fuoco in tutte le regioni dellImpero Romano e in pochi anni i
discepoli si moltiplicarono.
Però dopo una ventina
d'anni, poiché non si vedeva il suo ritorno, diversi cominciarono a perdere la speranza e
ad allontanarsi non solo sparlando ma anche creando un movimento di opposizione. Da questa
situazione nacque il Nuovo Testamento, che è una raccolta di 27 scritti che i Capi
cristiani, che avevano bandito l'annunzio, indirizzarono a chi aveva creduto perché
fossero forti nella fede e costanti nell'attesa del ritorno di Gesù. Le date di tali
scritti vanno da circa ventanni dopo la morte di Gesù (Lettere Ai Tessalonicesi di
S.Paolo) a oltre sessantanni dopo (Vangelo e Apocalisse di S.Giovanni). Ho studiato
attentamente tutti gli scritti del Nuovo Testamento e ho fatto la raccolta di tutte le
espressioni dalle quali chiunque può capire che, tra le tante ottime raccomandazioni e i
bellissimi insegnamenti, in cima ai pensieri degli autori sta la preoccupazione di
incoraggiare quelli che avevano creduto al loro messaggio con la prospettiva del prossimo
ritorno di Gesù per realizzare il Regno di Dio. Le riporto secondo l'ordine cronologico
di redazione accettato dagli specialisti cattolici, perché il tempo di redazione fa
comprendere meglio il valore della documentazione.
1- I Lettera ai
Tessalonicesi 4, 13-18;5, 1-4 E il primo scritto del Nuovo Testamento in
ordine di tempo. La lettera fu scritta nell'anno 52 da S.Paolo, che prima era stato capo
della repressione violenta ordinata e organizzata dai Capi Ebrei di Gerusalemme contro il
movimento cristiano e poi era diventato, dopo una misteriosa visione di Gesù sulla via di
Damasco, il più attivo banditore del "grande giorno del Signore", cioè del suo
ritorno come giudice dei vivi e dei morti con la realizzazione definitiva del Regno di
Dio. Qui vuole consolare il gruppo di cristiani da lui fondato a Tessalonica, oggi
Salonicco, per la morte dei loro cari. Dice:
"Non vogliamo,
fratelli, lasciarvi nell'ignoranza intorno ai trapassati, affinché non vi rattristiate
come fanno gli altri che non hanno la speranza: poiché se noi crediamo che Gesù è morto
e risuscitato dobbiamo pure credere che Dio quelli che dormono secondo Gesù, lì porterà
con lui. Questo uestoinfatti vi diciamo sulla parola del Signore, che noi rimasti vivi per
la riapparìzione del Signore non precederemo quelli che sono morti poiché lo stesso
Signore con una voce e il suono di un arcangelo e la tromba di Dio scenderà dal cielo, e
prima risorgeranno quelli che sono morti in Cristo, poi noi rimasti vivi saremo sollevati
insieme con loro in aria nelle nubi incontro al Signore e così saremo sempre col Signore.
Del giorno e dell'ora, fratelli, è inutile che ve ne scriva, poiché voi sapete
perfettamente che il giorno del Signore come un ladro di notte così viene Quando diranno
'pace e sicurezza' allora piomberà loro la rovina come il dolore del parto a una incinta,
e non sfuggiranno Ma voi, fratelli, non siete all'oscuro perché quel giorno vi piombi
addosso come un ladro."
2-II Lettera ai
Tessalonicesi 2, 1-12 . Questa lettera fu scritta da S. Paolo subito dopo avere saputo che
la prima aveva allarmato i credenti di Salonicco, come se il giorno del Signore fosse
imminente e si era creata una situazione di attesa neghittosa tanto che alcuni si
astenevano addirittura da ogni attività lavorativa e ribadisce che il Signore deve certo
tornare ma non si sa né il giorno né lora e perciò la vita deve continuare come
prima, ammonendo che chi non lavora non deve neanche mangiare.
"Vi preghiamo,
fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla riunione con lui, a
non lasciarvi smuovere facilmente di mente, né a voce né per lettere come nostre, come
se fosse giunto il giorno del Signore.Che nessuno vi inganni in nessun modo. Perché (non
ci sarà) se prima non viene labbandono e non si manifesti l'uomo dellerrore,
il figlio della rovina, colui che combatte e si alza sopra quanto si chiama Dio e quanto
si venera, fino a sedersi nel tempio di Dio mostrandosi come fosse Dio. Ricordate che
stando ancora in mezzo a voi vi dicevo queste cose? E ora sapete ciò che (gli) impedisce
a manifestare se stesso nel suo tempo opportuno. Infatti la trama segreta della ribellione
già è vigorosa. Soltanto (c'è) ora chi la impedisce finché venga tolto di mezzo.
Allora si manifesterà il ribelle, che il Signore Gesù senza pietà elimenerà col soffio
della sua bocca e annienterà con lo splendore della sua potenza: la sua (del ribelle)
presenza agirà col potere di Satana in ogni sorta di portenti, apparizioni e orrori e
inganni per coloro che vanno in rovina, per questo che non ricevettero l'invito amorevole
della verità a salvare se stessi. E per questo Dio manda loro la forza dell'errore per
affidare se stessi alla menzogna, affinché vengano giudicati tutti coloro che non hanno
creduto alla verità, ma si sono dati alliniquità."
Su questo testo è stata
costruita la figura mitica dell'Anticristo, che 1'Apocalisse denominerà come "falso
profeta" della "bestia", che è Satana. Forse Paolo ha presente Simon Mago
di cui parlano gli Atti degli Apostoli al capo 9 e di cui si dice che operava tali
meraviglie da denominarlo "potenza grande di Dio". Per avere unadeguata
comprensione di quello a cui Paolo allude bisogna tenere presenti i fatti accaduti
precedentemente a Roma l'anno 49. Gli Ebrei erano stati espulsi per gravi disordini
avvenuti tra di loro per causa del Messia (Cristo), tra chi credeva e chi non credeva che
Gesù di Nazareth fosse il Messia atteso ("impulsante Chresto" dice Svetonio
nella vita di Nerone). Attorno a quell' epoca deve essere cominciato il fenomeno delle
defezioni di chi aveva aderito al movimento cristiano, nellattesa che Gesù facesse
ritorno scendendo dalle nubi per realizzare il Regno di Dio, ma poi non vedendo tale
ritorno, era passato all'ostilità attiva capeggiata da qualche personaggio influente che
tramava nel "segreto" ("mysterium) per sollecitare l'intervento delle
Autorità contro un movimento di illusi pericolosi per l'ordine pubblico, perché andavano
diffondendo la previsione che Roma e il mondo dovevano presto perire nelle fiamme.
Comunque è importante laccenno al movimento dell'allontanamento (apostasia) che si
organizzava e avrebbe agito apertamente con la persecuzione pubblica contro i Cristiani,
ma intanto era ostacolato da qualche alto personaggio che proteggeva i Cristiani alla
Corte dellImperatore Claudio. Per una adeguata comprensione dell'
"impedimento" alla sua azione è forse utile confrontarla con l'analoga
espressione dello storico Giuseppe Flavio in Guerra Giudaica II, 18 dove dice che il
Procuratore Sabino trovava "impedimento" a occupare l'eredità in Varo, Legato
di Roma, e nel figlio di Erode, Archelao, che stava per partire per Roma dove aveva le sue
aderenze.
3-I Lettera ai Corinzi 7,
29.- Scritta da S.Paolo lanno 57: tra l'altro consiglia di non sposarsi per la
"necessità che sovrasta" e aggiunge:
" Questo dunque,
fratelli , vi dico: il tempo si è accorciato, quindi quelli che hanno moglie vivano come
se non lavessero e quelli che piangono come se non piangessero e quelli che
gioiscono come se non gioissero e quelli che comprano come se non possedessero e quelli
che si servono di questo mondo come se non se ne servissero, poiché passa la scena di
questo mondo".
I predicatori hanno
applicato queste belle parole, avulse dal contesto, alla brevità della vita in genere, ma
la premessa "il tempo si è accorciato", e perciò non vale la pena neanche di
sposarsi e di preoccuparsi di tutto il resto, indica che il "giorno del
Signore", che metterà fine a ogni attività di questo mondo, non deve molto tardare.
4-Lettera ai Romani 16,
20~Anche questa lettera è stata scritta da S.Paolo nell'anno 57 e dopo tanti insegnamenti
chiude con una lode ai cristiani di Roma così:
"'La vostra docilità
sè sparsa in tutte le regioni. Me me ne rallegro dunque con voi. Voglio che voi
siate saggi verso il bene e incontaminati verso il male. Il Dio della pace poi stritolerà
Satana sotto i vostri piedi presto".
5-I Lettera ai Corinzi 11,
26- S.Paolo rimprovera quel gruppo di cristiani per la maniera irriverente di celebrare
l'Eucaristia (Messa) e concludendo che deve essere una "proclamazione" della
morte del Signore fino a che egli arrivi, fa capire che "quelle" persone
avrebbero visto tale ritorno:
"Ogni volta dunque che
voi mangiate di questo pane e bevete di questo calice proclamate la morte del Signore fino
a che arrivi".
6-I Lettera ai Corinzi 15,
51 Alcuni di quei fedeli non credevano alla resurrezione e S. Paolo li riprende
energicamente affermando che Gesù è morto e risorto per noi e perciò anche noi
risorgeremo e che la resurrezione sarà una "trasformazione". Col dire che
"non tutti noi morremo" vuol dire che il ritorno di Gesù avverrà mentre lui e,
almeno alcuni dei suoi interlocutori, saranno ancora vivi e saranno trasformati secondo la
nuova vita dei risuscitati.
"Ecco, vi dico un
segreto: non tutti morremo ma tutti ci trasformeremo, in un attimo, in un batter d'occhio,
allultima tromba: appena suonerà i morti si sveglieranno incontaminati ed anche noi
ci trasformeremo.."
7-Lettera di Giacomo 5,
1-9-Attribuita a Giacomo parente di Gesù: dall' affermazione che la fede senza le opere
è morta (contraria a quanto dice la Lettera ai Romani di S.Paolo), che la fede salva
senza le opere (della Legge Mosaica), si ritiene scritta tra l'anno 57 e l'anno 62, anno
in cui l'autore fu martirizzato a Gerusalemme dai Giudei. Minacciando i ricchi per i loro
soprusi sui lavoratori usa espressioni di incoraggiamento per gli oppressi, che suonano
convinzione che la giustizia del Regno di Dio col ritorno di Gesù è vicina.
"Orsù, ricchi,
piangete e ululate per le sciagure che vi stanno per cadere addosso. La vostra ricchezza
è marcita e i vostri vestiti sono tarlati; il vostro oro e l'argento sono arrugginiti e
la loro ruggine sarà testimonianza contro di voi e mangerà le vostre carni come fuoco.
Avete tesaurizzato negli ultimi giorni. Ecco, la paga da voi defraudata ai lavoratori che
mietono le vostre terre protesta, e le grida dei mietitori hanno impietosito gli orecchi
del Signore degli eserciti. Sulla terra ve la siete spassata in piaceri e impinguati
lautezze; vi siete per il giorno del macello. Voi avete condannato e ucciso il giusto:
egli non fa resistenza. Siate coraggiosi, dunque, fratelli, fino al ritorno del Signore.
Ecco l'agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra, facendosi coraggio finché cada
l'acqua di mattina e di sera. Siate d'animo anche voi, fortificando i vostri cuori perché
la venuta del Signore è vicina. Non brontolate l'un l'altro, fratelli, affinché non
siate giudicati. Ecco il giudice è alle porte".
8-Lettera agli Ebrei 10,
23-39. Scritta dall'Italia da un collaboratore di S. Paolo agli Ebrei cristiani di
Palestina per esortarli alla costanza. Si pensa che sia stata scritta prima della guerra
giudaica e della distruzione di Gerusalemme e del Tempio nellanno 70 perché non se
ne fa nessun cenno. Al capo l0 raccomanda di non disertare le riunioni e di non
abbandonare la fede cristiana in vista del "prossimo giorno del Signore"
ricordando le minacce contro i disertori.
"Manteniamo la
confessione nelle speranze incrollabili, infatti è fedele colui che ha promesso, e
sproniamoci gli uni gli altri nell'emulazione di amore e di opere buone, non disertando le
adunanze come costumano alcuni, ma confortandoci, e ciò tanto più quanto più vedete
avvicinarsi il giorno. Se noi prevarichiamo deliberatamente dopo avere ricevuta conoscenza
della verità non rimane sacrificio per i peccati, ma la paurosa attesa d'una condanna e
l'ardore di un fuoco pronto a divorare gli avversari. Quando qualcuno rigetta la Legge di
Mosè, viene messo a morte senza pietà sulle testimonianza di due o tre; quanto peggiore
castigo pensate meriterà chi ha calpestato il Figlio di Dio e ha trattato da profano il
sangue del patto in cui fu santificato e ha fatto oltraggio allo spirito della grazia?
Sappiamo bene chi ha detto "a me la vendetta, e anche "giudicherà il Signore il
suo popolo". Spaventoso è cadere nelle mani del Dio vivente.
Ricordate quei primi giorni
quando, appena illuminati, avete sostenute molte lotte di patimenti, ora fatti zimbelli di
vituperi e di vessazioni ora solidali con altri trattati così. Infatti prendeste parte
alle pene dei carcerati, e con gioia accoglieste la rapina dei vostri beni sapendo di
possedere beni migliori e duraturi. Non vogliate dunque fare getto della vostra fiducia
che ha una grande ricompensa. Di costanza avete bisogno perché facendo la volontà di Dio
otteniate il bene promesso. Infatti "ancora un poco e quello che deve venire verrà
senza ritardo" e poi "il giusto mio avrà salva la vita per la sua fede ma se
indietreggia non si compiace in lui il mio cuore". Noi però non siamo dell
'arretramento a nostra rovina ma della fede per la nostra salvezza".
8- Marco 1, 15 E il
racconto delle storia di Gesù detta "Vangelo secondo Marco discepolo prima Pietro e
poi di Paolo. Fa parte dei tre Vangeli Sinottici: Secondo Marco, Secondo Matteo e Secondo
Luca, detti così perché messi di fronte sembrano si siano copiati luno dall'altro
con qualche differenza. Dopo tanti studi gli specialisti sono venuti alla conclusione che
i Vangeli attuali sono il risultato di precedenti redazioni il cui nucleo può risalire
anche agli anni 50-60 d. C. ma successivamente fu arricchito in altre rielaborazioni con
aggiunte provenienti da altre fonti o anche dalla fantasia dei redattori perseguendo
sempre lo scopo buono di suscitare la fede: alcune parti pertanto possono essere state
redatte anche dopo l'anno 70, cioè dopo la distruzione di Gerusalemme, la cui tregedia i
redattori hanno vissuta ma la fanno predire letterariamente da Gesù. Comunque tutti sono
stati redatti nella stessa epoca in cui molti credenti vacillavano nella fede o per la
paura delle persecuzioni o per il ritardo del ritorno di Gesù e molti si allontanavano e
addirittura negavano che Gesù fosse il Messia, come risulta dal Prologo di Luca e dal
Prologo, dalle Lettere e dallEpilogo di Giovanni. Il resoconto della storia di Gesù
era una forma letteraria per giustificare quanto era stato raccontato e insegnato a voce
sempre per confortare e confermare nella fede. Secondo il Vangelo di Marco Gesù si
presentava in pubblico come un banditore di notizie così:
"Il tempo è compiuto
e il Regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete a questa bella notizia".
"Bella notizia"
così suona in italiano il termine greco "euanghelion", in latino
"Evangelium" e in italiano "Vangelo", diventato ormai un termine
specifico. La bella notizia" era che il 'Regno di Dio" promesso dai Profeti del
Vecchio Testamento stava per arrivare e bisognava prepararsi con i conti a posto col
pentimento e col rinnovamento della vita iniziando col simbolico lavacro del bagno
diventato il battesimo odierno.
9-Matteo 3, 5- Matteo è
uno dei primi dodici discepoli di Gesù che ha scritto uno dei tre Vangeli Sinottici. Qui
presenta Giovanni Battista come il Profeta che prepara la via a Gesù, colui che spazzerà
via la prevaricatrice Classe Dirigente. Agli Scribi e ai Farisei dice:
Razza di vipere, chi vi
insegnerà a scampare dallira che vi sovrasta?"
10-Matteo 23 - Come
Giovanni Battista anche Gesù attacca i Capi dIsraele e inveisce:
"Sul1a cattedra di
Mosè si sono seduti gli Scribi e i Farisei: fate dunque quello che vi dicono ma non fate
quello che fanno, perché dicono e non fanno. Affastellano carichi insopportabili sulle
spalle della gente ma essi non li toccano con un dito"
E prosegue con una lunga
serie di invettive che iniziano tutte con "guaì a voi, Scribi e Farisei
ipocriti" e conclude così:
"Serpenti, razza di
vipere come potete scappare alla condanna della geenna? Perché ecco io vi mando profeti,
saggi e maestri: taluni li ucciderete e li crocifiggerete, altri li fustigherete nelle
vostre sinagoghe e li ricercherete da una città all'altra, finché ricada su di voi tutto
il sangue giusto sparso sulla terra dal sangue del giusto Abele fino al sangue Zaccaria
figlio di Barachia, che avete ucciso tra l'aula del Tempio e il luogo dei sacrifici. Vi
giuro che tutto questo accadrà a questa generazione. Gerusalemme, Gerusalemme, che lapidi
e uccidi i profeti che ti vengono inviati, quante volte ho voluto riunire i tuoi figli
come la chioccia riunisce sotto le ali i suoi pulcini e non hai voluto! Ecco la vostra
casa rimarrà un deserto. Vi giuro: non mi vedrete più da questo momento fino a che
diciate: benedetto chi viene nel nome del Signore!"
Le ultime parole di solito
vengono riferite all'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme su un asinello il giorno
detto "delle palme"ma appare più logico, per la precedente minaccia che il
sangue sparso ricadrà su di loro "entro questa generazione", riferirle al
"prossimo grande giorno del rendiconto". Bisogna tenere presente che i Vangeli,
scritti trenta o quarant anni dopo la morte di Gesù, risentono naturalmente dei
fatti accaduti successivamente, come la persecuzione giudaica contro il movimento
cristiano e la guerra romano-giudaica del 66-70 d.C., durante. la quale avvenne la guerra
civile fra gli zeloti intransigenti e i moderati che volevano trattare la resa: gli zeloti
chiamarono in aiuto 20.000 Idumei e fecero una strage di 8.500 connazionali riducendo il
Santuario a un carnaio e uccisero vari personaggi insigni tra cui i sommi sacerdoti Anano,
Gesù e Zaccaria di Baris. Questo Zaccaria di Baris, secondo la Guerra Giudaica (IV, 343)
di Giuseppe Flavio che ne fu attore, fu ucciso proprio tra laula del Tempio e
laltare dei sacrifici, e potrebbe essere questo lo "Zaccaria di Barachia"
quello a cui pensava il redattore del testo evangelico di Matteo: sarebbe così risolto il
rebus esegetico ritenuto finora insoluto per l' esegesi cattolica perché non si trova
nessun profeta di tale nome nella storia anteriore a Gesù. Il noto biblista abbate
Giuseppe Ricciotti, traduttore e commentatore della Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio
(1937), pur non potendo prospettare tale soluzione perché non coerente con
limpostazione cattolica, riconosce tuttavia che i testi dei codici hanno anche tale
variante.
11-Marco 8.34- Gesù invita
i discepoli ad affrontare ogni disagio e anche a sacrificare la vita per il Regno dei
Cieli e assicura che, quando verrà instaurato, alcuni di quelli che allora lo ascoltavano
sarebbero ancora in vita:
"Chi vuol venire
dietro a me rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua , poiché chi vorrà
salvare la sua vita la perderà; chi invece perderà la sua vita per causa mia e
dell"Annunzio" la salverà. Infatti che giova all'uomo guadagnare il mondo
intero se poi perde la sua vita ? Cjhe cosa può dare luomo in cambio della sua
vita? Chi poi si vergognerà di me e delle mie parole in mezzo a questa generazione
adultera e colpevole, anche il Figliolo dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà
nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". E diceva loro: "Vi giuro, vi
sono alcuni qui che non morranno prima di aver visto il regno di Dio già venuto con
potenza".
12~Matteo 10, 23- In tale
prospettiva invia i primi dodici discepoli a proclamare che è "vicino il Regno dei
Cieli" e li incoraggia cosi:
"Che se qualcuno non
vi accoglie e non ascolta le vostre parole, nell'uscire da quella casa o da quella città
scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico che nel giorno del giudizio
Sodoma e Gomorra avranno sorte più tollerabile di quelle città. Vi mando carne pecore in
mezzo ai lupi. Sarete odiati da tutti per causa del mio nome ma chi avrà perseverato fino
alla fine sarà salvo. Quando vi perseguiteranno in questa città, fuggite in
quellaltra. In verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città d'Israele
prima che il Figliolo dell'uomo sia venuto".
13-Luca 10, l0- Più tardi,
poiché "la messe è molta e gli operai sono pochi", manda un altro gruppo di 72
discepoli ad annunziare che il Regno dei Cieli è vicino e dice loro:
"Andate, ecco vi mando
come agnelli tra i lupi. Entrando in una città se vi accolgono mangiate ciò che vi viene
posto davanti, guarite gli infermi che vi sono e dite loro: "sta per venire a voi il
Regno di Dio". Ma se entrando in una città non vi accolgono andate sulle piazze e
dite: "della vostra città perfino la polvere che ci si è attaccata ai piedi la
rigettiamo su di voi: questo però sappiate che il Regno di Dio è vicino ".
14-Matteo 11, 13-17, 11- I
discepoli riferiscono a Gesù che i Capi dicevano che nel libro del Profeta Malachia 3, 23
era predetto che la venuta del "giorno del Signore grande e terribile" sarebbe
stato preceduto dal ritorno del grande Profeta Elia..Gesù risponde:
"Tutti i Profeti e la
Legge hanno profetato fino a Giovanni. Ora se lo volete sapere è lui quell'Elia che deve
venire. Io vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto, ma gli hanno fatto
quello che hanno voluto. Allo stesso modo anche il Figliolo dell'uomo soffrirà per opera
loro." Allora i discepoli capirono che aveva loro parlato di Giovanni Battista."
15-Matteo 19, 28- Dopo aver
detto che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel
Regno di Dio, a Pietro, che gli domanda "ecco noi abbiamo lasciato tutto per
seguirti, che cosa avremo?", risponde:
"Vi giuro: voi che mi
avete seguito, nella rigenerazione quando il Figliolo dell'uomo siederà sul suo trono
glorioso, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. E
chiunque avrà abbandonato case, fratelli, sorelle, padre, madre e campi per il nome mio,
riceverà il centuplo e conseguirà la vita eterna"
16-Luca 6, 20~12, 23
E il bellissimo Discorso della Montagna, che comincia con le
"Beatitudini", contiene norme morali valide soltanto nella prospettiva
ravvicinata del Regno di Dio e soltanto di fronte a tale prospettiva possono valere non
solo le "Beatitudini" ma anche alcune esortazioni che la Chiesa Cristiana ha
messo in atto solo alla sua nascita e chi lungo la sua storia si è richiamato a tale
impostazione è stato dichiarato eretico e ostracizzato perché distruttivo della sua
struttura sociale.
"Beati voi poveri
perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi ora affamati perché vi sazierete. Beati voi
che ora piangete perché riderete. Beati voi che gli uomini odieranno e cacceranno e
malediranno per il Figliolo dell'uomo: gioite in quel giorno ed esultate, ecco la vostra
paga è molta nel cielo, poiché in questo modo trattarono i profeti i loro padri. Ma guai
a voi ricchi che avete le vostre soddisfazioni. Guai a voi che siete ora nell'abbondanza
perché sarete nella miseria. Guai o voi che ora ridete perché piangerete e griderete. A
voi che mi ascoltate io dico: amate i vostri nemici; a chi ti percuote su una guancia
porgi anche l'altra; chi ti porta via il mantello dagli anche lo tunica; non richiedere il
tuo a chi te lo porta via; prestate senza speranza di ricambio; così sarà grande la
vostra ricompensa; vendete i vostri averi e dateli in elemosina."
17- Matteo 24- E il
grande discorso sulla distruzione di Gerusalemme. Questa distruzione è indicata come il
segno che il ritorno di Gesù è vicino.Pur lasciando ignoto il giorno e l'ora tuttavia
l'epoca viene indicata in maniera inequivocabile:questa generazione. L'occasione del
discorso viene posta nell'invito dei discepoli a godere del meraviglioso spettacolo
offerto dal colle degli ulivi su Gerusalemme e sul Tempio.
E mentre Gesù, uscendo dal
tempio, se andava, i suoi discepoli gi si appressaron per fargli notsare le costruzioni
del tempio.E Gesù rispose loro:"Non vedete voi tutte queste cose? In verità vi dico
che non sarà lasciata qui pietra sopra pietra che non sia rovesciata."
Sedutosi poi sul monte
degli ulivi, i discepoli vennero a lui in disparte e gli dissero:"Dicci quando
avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del
mondo?"
E Gesù rispose loro:
"badate che nessuno vi seduca; poiché molti verranno in mio nome e diranno: Io sono
il Cristo; e sedurranno molti. Udrete poi parlare di guerre e rumori di guerre; badate,
non vi turbate! Poiché bisogna che ciò avvenga, ma non è ancora la fine. Infatti,
insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno, vi saranno carestie, pestilenze e
terremoti per varie regioni ma tutto questo è appena il principio dei dolori.Vi
consegneranno per i supplizi e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti per
cagione del mio nome. Allora si scandalizzeranno molti e si denunceranno a vicenda e si
odieranno l'un l'altro; e molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti; e per il
moltiplicarsi dell'iniquità verrà a raffreddarsi la carità dei più. Chi però sarà
perseverante fino allo fine sarà salvo. Questa bella notizia del regno sarà predicata in
tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti e allora verrà lo fine.
Quando dunque vedrete
stabilita nel luogo sangto la desolante abbominazione già annunziata da Daniele ( chi
legge intenda), allora quelli che stanno in Giudea fuggano sui monti; chi sta sulla
terrazza non scenda a prendere le copse di casa sua; e chi è nel campo non torni indietro
a prendere il suo mantello. Guai alle donne incinte e allantanti in quei giorni!
Pregate poi che non avvenga
la vostra fuga dinverno né di sabato; poiché vi sarà tribolazione grande, quale
non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora né mai vi sarà. E se quei giorni non
fossero stati abbreviati, non si salverebbe nessuno; ma per cagione degli eletti, quei
giorni saranno abbreviati.
Allora se uno vi dirà:
ecco il Messia è qua ovvero è là, non ci credete, perché sorgeranno falsi Messia e
falsi profeti, e daranno segni così grandi e prodigi, da sedurre, se fosse possibile,
anche gli eletti. Ecco io ve l ho predetto. Se dunque vi diranno: Ecco sta nel
deserto, non vi andate; ecco sta ina casa, non lo crediate; poiché come la folgore guizza
ad oriente e riluce fino ad occidente, così sarà la venuta del Figliolo
dell'uomo.Ovunque sia il cadavere, ivi si raduneranno anche le aquile.
Ora subito dopo la
tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà e lo luna non darà il suo chiarore, le
stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli andranno in sconquasso. Allora apparirà
nel cielo il segno del figliolo delluomo e si picchieranno il petto tutte le genti e
vedranno il figliolo delluomo venire sopra nubi del cielo con grande potenza e
gloria. E manderà gli angeli suoi che con grande squillo di tromba chiameranno a raccolta
i suoi eletti dai quattro venti, dall 'uno all'altro estremo dei cieli.
Dal fico apprendete il
paragone. Quando il suo ramo diventa molle e ne spuntano le foglie conoscete che è vicina
l'estate. Cosi anche voi quando vedrete tutto questo, sappiate che l'evento è vicino, sta
alle porte. Vi assicuro che non passerà questa generazione che tutte queste cose saranno
avvenute: il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno. Guanto poi al
giorno e all'ora nessuno ne sa nulla neanche gli angeli dei cieli, fuorché il solo
padre
Vegliate dunque perché non sapete in quale giorno viene il vostro
Signore."
Il discorso continua
inculcando con varie parabole ad essere sempre all'erta per poter essere pronti a
resentarsi allimproviso apparire di Gesù.
Dopo avere lette le precise
parole attribuite a Gesù"Quando vedrete tutto questo sappiate che l'evento è alle
porte. Vi assicuro che non passerà questa generazione che tutte queste cose saranno
avvenute.Il cielo e lo terra passeranno ma le mie parole non passeranno" non si
capisce come gli Esegeti Cattolici sincaponiscano a riferirle alla stessa
distruzione di Gerusalemme chiudendo gli occhi a tanti altri testi che assicurano la
vicinanza del Regno di Dio e del ritorno di Gesù per attuarlo. Anzi il mancato ritorno fa
pensare legittimamente che il discorso sia una delle tante finzioni letterarie per
esprimere l'opinione del redattore il quale poi esprimeva la convinzione di tutta la
comunità cristiana dopo la distruzione di Gerusalemme e mettendo il discorso in bocca a
Gesù cercava di ammonire "i più" che si erano allontanati.
18-Matteo 26, 63-66- Gesù
al cospetto di tutto il Sinedrio o Gran Consiglio della sua Nazione afferma che è
prossimo il suo ritorno dalle nubi:
"Il sommo sacerdote
gli domandò:'Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se tu sei il Messia, il Figliolo
di Dio.
Gesù gli risponde:
'Certo. Anzi io vi dico che
presto vedrete il Figliolo dell'uomo seduto a destra della Potenza e venire sulle nubi del
cielo'
19-Atti 2, 40;4, 32 Gli
Atti degli Apostoli sono il racconto dell'attività dei primi discepoli di Gesù, scritto
da Luca, l'autore del Terzo Vangelo sinottico. Nella prima parte rievoca i primi momenti
del movimento cristiano e nella seconda è come un diario perché l'autore è partecipe
dei viaggi di S.Paolo fino al suo arrivo a Roma nell'anno 62 per il suo processo al
Tribunale dellImperatore. Furono scritti da Luca dopo il Vangelo e prima
dellanno 70. Ciò che interessa è che gli Atti presuppongono quello che Luca dice
nel Vangelo al capo 24 nell'episodio dei due discepoli di Emmaus cioè che dopo
l'eliminazione del Maestro tutti i discepoli erano caduti nella più nera prostrazione
perché erano profondamente convinti che Gesù fosse il Messia e avevano sperato che
avrebbe ricostituito il Regno di Davide e fatto di Gerusalemme il centro da dove la Legge
di Jahvè si sarebbe irradiata in tutto il mondo, secondo la concezione tradizionale. Non
riuscivano a capire il mistero di quanto era accaduto e perciò continuarono a riunirsi e
a rileggere le Scritture per capire come era potuto accadere. Trovarono l'illuminazione
nel libro del Deutero-Isaia. specialmente al capo 53 dove si parla di un servo di Jahvè
che come un agnello innocente soffre per scontare i peccati del suo popolo. Dal contesto
si capisce che il redattore con l'espressione "servo di Jahvè intendeva quella
porzione del popolo ebreo innocente che fu deportata in Babilonia e scontò con le sue
sofferenze le colpe di tutto il popolo rimasto in patria e meritò così la liberazione e
la ricostruzione decretata nel 539 da Ciro (chiamato perciò Cristo o Messia cioè
Incaricato di Jahvè). I discepoli paragonarono questa vicenda a quella pur tragica di
Gesù, che ai loro occhi apparve l'agnello che col suo sacrificio espiò di fronte alla
giustizia di Dio tutte le colpe del Popolo Ebreo per la sua liberazione e poi di tutta
lUmanità: questa idea fu la scintilla che ravvivò il fuoco della loro fede e fece
il miracolo di aprire loro gli occhi, prima accecati, per vedere in modo nuovo non solo la
storia di Gesù ma anche per leggere in modo nuovo tutte le Scritture antiche. Anche
S.Paolo usò questa ingegnosa metafora degli occhi impediti da un "velo" per
comprendere la sua vicenda sulla via di Damasco e quella di tutto Israele che nel capo 3°
della sua II Lettera ai Corinzi scusa per il velo che gli ha impedito e gli impedisce
ancora di riconoscere Gesù come Messia. Con questa chiave interpretarono con evidenti
stiracchiamenti tutti i testi dei Profeti e la loro interpretazione veniva proiettata in
apparizioni da cui trassero la convinzione che Gesù era davvero risorto e perciò il
grande "giorno del Signore" era alle porte. Il fuoco mistico divampò e gli Atti
2, 16 dicono che Pietro in tale ardore e in tali visioni ravvisò l'avverarsi dell'
oracolo di Jahvè del libro del profeta Joele 3, 1-5:
"E avverrà negli
ultimi giorni, dice il Signore, che io effonderò il mio spirito su ogni carne e
profeteranno i vostri figli e le vostre figlie, i vostri vecchi vedranno in sogno, e i
vostri giovani vedranno visioni, e anche sui servi e sulle fantesche in quei giorni
spanderò il mio spirito. Darò sogni portentosi in cielo e in terra, sangue e fuoco e
colonne di fumo: il sole si cangerà in tenebre e la luna in sangue all'avvicinarsi del
grande e terribile giorno del Signore".
Nacque così l'entusiasmo
della "Pentecoste", fenomeno di esaltazione mistica di fede e di amore che dette
una spinta incontenibile a riprendere 1 "annunzio" della "bella
notizia" come quando era vivo Gesù. Pietro, convinto che era vicino ormai "il
grande giorno del Signore" andava in giro dicendo a tutti: "Salvatevi da questa
generazione perversa" (Atti 2, 40). L'attuazione degli insegnamenti di Gesù di
vendere tutti i propri beni è un segno che il "Giorno del Signore" era atteso
di momento in momento e perciò i credenti vivevano come una sola comunità: "Tutti i
credenti stanano insieme e avevano ogni cosa in comune e vendevano le proprietà e le
sostanze e le dividevano tra tutti secondo che occorreva a ciascuno"(2, 44).
"Ora la moltitudine
dei credenti era di un cuore solo e di un'anima sola, e neppure uno uno chiamava propria
cosa alcuna di quelle che possedeva, ma avevano tutto in comune. E con grande vigoria
rendevano gli Apostoli testimonianza della resurrezione di Gesù, e abbondanza di grazia
era in tutti loro. Né vi era tra di loro alcun indigente, ché quanti erano possessori di
poderi o di case vendendoli portavano il prezzo delle cose vendute e lo ponevano ai piedi
degli Apostoli, e veniva diviso a ciascuno secondo il suo bisogno"(4, 32-35).
Con tali convinzioni
cominciò la storia cristiana. Ma col passare degli anni all entusiasmo cominciò a
subentrare il dubbio e l'abbandono di fronte al ritardo del ritorno di Gesù, per far
fronte al quale tutti i primi protagonisti si davano da fare sia a voce che a scritto per
animare alla perseveranza.
20-Lettera ai Colossesi 3,
4 - Lettera scritta da S. Paolo da Roma nell'anno 63 circa, verso la fine della sua
prigionia, alla comunità di Colossi in Frigia in Asia Minore: li esorta con magnifiche
parole a "rimanere ben fondati nella fede e irrimovibili nella speranza della bella
notizia da voi udita e già predicata a tutte le creature che sono sotto il cielo" e
fa brillare ai loro occhì l'evento che ha dato la spinta propellente a tutto il movimento
cristiano:
"Quando Cristo, nostra
vita, comparirà, allora anche voi, rivestiti di gloria, comparirete con lui".
21-Tito 2, 9- Tito era uno
dei più stretti collaboratori di S. Paolo e da lui aveva avuto l'incarico di vigilare su
alcuni gruppi cristiani dell' Asia. Paolo da Roma, verso i primi anni 60, gli scrive
incitamenti a compiere l incarico con cura e zelo. Tra l'altro gli dice quello che
deve insegnare alle varie categorie di persone. Il fatto che non dia una direttiva per i
padroni perché liberino gli schiavi mettendoli in condizioni di vivere autonomi è una
conferma di quello che dice ai Corinzi riguardo al matrimonio: lasciare stare le cose come
sono, tanto presto deve finire tutto. Ecco le sue parole:
"Dì agli schiavi che
stiano sottomessi in ogni cosa ai loro padroni, che li compiacciano, non li contraddicano,
non rubino, ma dimostrino una intera e cordiale fedeltà, in modo da fare onore in tutto
alla dottrina di Dio nostro Salvatore. Infatti è apparsa la grazia di Dio, apportatrice
di salvezza per tutti gli uomini e ci ha insegnato a rinnegare l'empietà e le mondane
cupidigie e a vivere in questo mondo con temperanza, con giustzia e pietà, aspettando la
beata speranza e la manifestazione gloriosa del nostro grande Iddio e Salvatore Gesù
Cristo che diede se stesso per noi a fine di riscattarci da ogni iniquità...".
22-I Lettera a Timoteo
6.13-14 Anche Timoteo era uno stretto collaboratore di S. Paolo preposto come Tito alla
sorveglianza di alcuni gruppi di Cristiani e anche a lui dà consigli sempre tenendo
presente "il giorno del Signore":
"Ti raccomando che
osservi questi precetti, conservandoti senza macchia e senza rimprovero, fino alla
manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, manifestazione che nel tempo prestabilito
sarà manifestata dal beato e unico Sovrano, Re dei re e Signore dei Signori...".
23-Il Lettera a Timoteo 4,
1 S. Paolo continua a esortare Timoteo a essere indefesso nell'opera di
evangelizzazione sempre nella prospettiva dell'apparizione del giorno del Signore:
"Ti scongiuro davanti
a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti e per la sua manifestazione
e il suo regno, predica la parola e insisti a tempo e fuori tempo. Quanto a me il mio
sangue sta già per essere sparso come libazione e si approssima il momento della mia
dipartita. Ho combattuto la buona battaglia, sono giunto al termine della corsa, ho
serbato la fede. E ormai mi sta preparata la corona di giustizia che mi darà in premio il
Signore in quel giorno
".
24- I Lettera di Pietro 1,
3-7;1, 13;4, 5-10;5, 1-4 - Con questa lettera, dettata al collaboratore Silvano, Pietro
incoraggia i fedeli dell'Asia Minore, soggetti a una fiammata di persecuzione, con la
prospettiva della prossima apparizione di Gesù:
"...rigenerati...a una
eredità serbata nei cieli
per la salvezza pronta a svelarsi nell'ultimo tempo. Per
questo gioite pur soffrendo un poco per ora, se fa bisogno, diverse prove, affinché il
buon saggio della vostra fede, assai più stimabile dell oro, che sebbene caduco si
affina nel fuoco, riesca a gloria e lode e onore quando comparirà Gesù Cristo."
"...Abbiate perfetta
speranza nella grazia che per voi porterà l'apparizione di Gesù Cristo
lui che già
predestinato anche prima della fondazione del mondo, ma fu manifestato negli ultimi tempi
per bene vostro
" "
Pare strano ai Gentili che voi non corriate con
essi alla stessa dissolutezza di libertinaggio e ne dicono peste ma ne renderanno conto a
colui che sta pronto a giudicare i vivi e i morti
. Perché è vicina la fine di ogni
cosa".
"Cari, non vi stupite
della fiamma levatasi contro di voi, a vostra prova, quasi vi accada una cosa strana, anzi
godetene in quanto partecipate ai patimenti di Cristo, affinché anche nella gloriosa
apparizione di lui possiate godere giubilando". Quelli dunque di voi che sono
anziani, li esorto io pure anziano e testimone dei patimenti di Cristo e anche partecipe
della gloria che sta per svelarsi, pascete il gregge di Dio
volentieri
non per
vile guadagno
così al comparire del supremo pastore riceverete la corona sempre
verde della gloria".
25~II Lettera di Pietro 3,
1-13 In quest'altra lettera Pietro è preoccupato dell'allontanamento di molti dalla fede
cristiana per il ritardo del promesso ritorno del Signore che doveva sembrare loro come
una presa in giro, e incoraggia ad aspettarlo giustificando il ritardo con la scusa che
ritarda per dare a tutti il tempo di pentirsi e spiegando che un giorno per Dio è come
mille anni e mille anni sono per lui come un giorno, dimenticando però che da circa
trent'anni si andava promettendo e proclamando che il "Regno dei Cieli è
vicino" e che sarebbe venuto "entro quella generazione".
"Questa è la
seconda lettera, o cari, che vi scrivo, risvegliando con essa con ricordo il vostro animo
sincero affinché rammendate le parole già proferite dai santi profeti e l'insegnamento
dei vostri Apostoli del Signore e Salvatore, conoscendo prima che negli ultimi giorni
verranno persone che irridono e seguono le proprie voglie dicendo: 'dove è l'annunziato
suo ritorno? Poiché da quando i nostri padri riposano tutto rimane come al principio del
mondo'. Ma questo di solito sfugge loro, che dei cieli esistevano da lungo tempo e una
terra formatasi fuori dell'acqua e in mezzo all'acqua per la parola di Dio, perciò il
mondo d'allora fin' sommerso nel diluvio. Ora poi i cieli e la terra per la sua parola
sono tenuti in serbo per il fuoco nel giorno del giudizio e della rovina degli uomini
empi. Questo non dovete ignorare, fratelli, che un giorno per il Signore è come mille
anni e un mille anni come un giorno. Non è lento il Signore con la promessa, come credono
alcuni sia lentezza, ma è grandezza d'animo verso di voi, non volendo che alcuno vada in
rovina ma tutti giungano a rinnovamento. Verrà poi il giorno del Signore come un ladro,
in cui i cieli fragorosamente rovineranno, gli elementi si scioglieranno fra le vampe e la
terra e le opere che ci sono saranno travolte. Dovendosi così tutto questo disciogliere,
quali opere sante e pie dovete voi intraprendere, mentre attendete e avete fretta per
l'arrivo del giorno di Dio, per il quale i cieli si scioglieranno nel fuoco e gli elementi
si scioglieranno tra le vampe. Aspettiamo dunque secondo la sua promessa cieli nuovi e
terra nuova, in cui abita la giustizia."
26-I Lettera di Giovanni
2.18 - Scritta da Giovanni Evangelista tra gli anni 70 e 90 sempre per esortare i fedeli
alla perseveranza ed assicura che è venuta l'ultima ora, quella del rendiconto col
ritorno di Gesù:
"Non amate il mondo
né ciò che è nel mondo
Il mondo passa e i suoi desideri. Chi fa la volontà di
Dio dura in eterno. Figlioli è l'ultima ora e come avete sentito che viene l'anticristo,
ora si sono fatti molti anticristi. Di qui conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti
dalle nostre file, ma non erano dei nostri, sarebbero rimasti con noi ma si doveva far
manifesto che non sono tutti dei nostri.. Chi è bugiardo se non chi nega che Gesù sia il
Messia? Questi è l'anticristo: colui che nega il Padre e il Figlio... Or dunque figlioli,
restate in lui, affinché quando apparirà stiamo con fiducia e non dobbiamo da lui essere
svergognati al suo arrivo."
27-Giovani 21, 20- È il
Vangelo secondo Giovanni. L'autore di questa storia di Gesù mostra di essere venuto a
contatto molto col platonismo di cui è tutto imbevuto. Nell'ultimo capo viene riferito
che gli è stato promesso da Gesù di sopravvivere fmo al suo ritorno. Dopo avere
raccontato come Gesù conferma Pietro nel suo ruolo di capo delle sue
"pecorelle" e gli predice quale sarà la sua fine dicendogli infine
"seguimi", continua:
"Voltatosi Pietro vede
venirgli appresso il discepolo prediletto da Gesù, quello stesso che nella cena si era
reclinato sul petto di lui e gli aveva chiesto: Signore chi è che ti tradirà?'.
Vedendolo dunque Pietro dice a Gesù: 'Signore, e di lui che ne sarà?' Gesù rispose: 'Se
voglio che egli resti fino a che io venga che t' importa? Tu seguimi. Si sparse
perciò fra i fratelli questa voce che quel discepolo non doveva morire. Gesù però non
aveva detto a Pietro che non doveva morire ma 'se voglio che egli resti finché io venga
che t' importa?
20-Apocalisse 1, 1-8;22,
6-20 - Il termine greco Apocalisse vuol dire "rivelazione" cioè svelamento di
una cosa nascosta e qui si tratta dello svelamento proprio d'un segreto, quello del giorno
e del momento dell'arrivo di Gesù con quel suo Regno di Dio di cui nel capo 24 di Matteo
si dice che avverrà "in questa generazione" ma il giorno e l'ora nessuno lo sa
tranne il padre e colui al quale il Padre lo vorrà rivelare. Anzi è la proclamazione di
tale segreto, fatta per incarico di Gesù stesso che sarebbe apparso al discepolo
prediletto, Giovanni, nellisola di Patmos dove era stato relegato a causa della sua
attività. Il libretto è stato scritto sicuramente non molto tempo dopo la distruzione di
Gerusalemme che nella visione viene sostituita con una "Nuova Gerusalemme"
che scende dal cielo fatta d'oro, d'argento e di ogni pietra preziosa mentre si annuncia
la distruzione della città che "siede sui sette colli", cioè Roma, la
"grande Babilonia" che semina terrore e corruzione in tutto il mondo. Annuncia
che Gesù sta per scendere subito sulle nubi per instaurare il suo Regno con
lincarcerazione nell'abisso della "bestia" e del suo "falso
profeta" per mille anni e con la resurrezione immediata di tutti coloro che hanno
versato il sangue per lui, i quali regneranno con lui per mille anni: dopo i mille anni la
bestia e il suo profeta saranno di nuovo liberati per qualche anno ma saranno
definitivamente sconfitti dal Messia o Cristo e rinchiusi per sempre nell' abisso e allora
avverrà la resurrezione generale e il giudizio universale con cieli nuovi e terra nuova
in cui apparirà in tutto il suo splendore la "Nuova Gerusalemme".
Quello che preme allautore è far sapere che tutto comincerà subito. Difatti, così
inizia lApocalisse o Rivelazione:
"
Rivelazione di Gesù Cristo affidata a lui da Dio per far sapere ai suoi servi ciò che
deve ciò che deve venire subito, e da lui manifestata mediante l'invio del suo.
messaggero al a. suo servo Giovanni, il quale attesta quale Parola di Dio e dichiarazione
di Gesù Cristo quanto egli ha veduto. Beato chi legge e quelli che ascoltano le parole di
questa profezia e osservano le parole che vi sono scritte perché il tempo è
vicino
Eccolo che viene tra le nubi e lo vedrà ogni occhio, anche quelli che lo
trafissero, e in causa di lui si batteranno il petto tutte le tribù della terra. Sì, è
così, "
e così
finisce:
" Mi viene
detto: Queste parole sono fedeli e veraci, e il Signore degli spiritie dei profeti
ha mandato il suo angelo a mostrare ai servi quello che deve tosto avvenire. Ed ecco che
io presto verrò. Beato quello che tiene a mente le parole profetiche di questo
libro.
"Sono io, Giovanni,
luditore e lo spettatore di queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi gettai in
adorazione ai piedi dell' angelo che mi mostrava tali cose. Ma egli mi dice: 'No, bada
bene, io sono un servo come te e i tuoi fratelli profeti e quelli che tengono a mente le
parole di questo libro. A Dio fa adorazione. E mi soggiunse: 'non tenere chiuse le parole
profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino. Continui pure l'iniquo a
commettere liniquità, il sozzo a insozzarsi, il giusto a praticare la giustizia, il
santo a santificarsi. Ecco io vengo subito ed è con me la mia ricompensa per rendere a
ciascuno secondo il suo operato... Io Gesù ho mandato il mio angelo ad attestarvi queste
cose
Io dichiaro a chiunque ode le parole di questo libro, che se qualcuno vi farà
un' aggiunta, Dio darà a lui aggiunta dei flagelli descritti in questo libro. E se uno
toglierà qualche cosa da questo libro profetico Dio gli toglierà la partecipazione
all'albero della vita e alla città santa, ai beni descritti in questo libro.Chi fa queste
dichiarazioni dice: 'Sì, vengo subito'.
Sì, vieni Signore
Gesù".
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