INTRODUZIONE

IL SETACCIO CRITICO

 

Il nome Bibbia è la trasformazione del latino Biblìa, che è poi il plurale del greco Biblìon che vuoi dire libretto. È una raccolta di 72 libretti, di cui 45 costituiscono il Vecchio Testamento e sono stati scritti da autori ritenuti dalla tradizione religiosa ebraica ispirati dal Dio ebraico Jahvè, detto anche Geova, e 27 costituiscono il .Nuovo Testamento per i cristiani e sono stati scritti dagli Apostoli (o dai loro collaboratori) chiamati così perché "messaggeri" di Gesù, ritenuto dalla tradizione cristiana il Dio ebraico incarnato per realizzare le sue promesse fatte precedentemente per bocca dei profeti.

 

Alla Bibbia è stato dato e tuttora viene dato il valore di "Parola di Dio" e quindi di parola indiscutibile perché i profeti del Vecchio Testamento si presentavano a nome del loro Dio Jahvè e perciò anche i loro scritti sono stati considerati come "messaggio di Jahvè". Tale valore è stato poi attribuito dal corpo sacerdotale ebraico anche ad altri scritti di autori che pur non essendo profeti erano persone molto autorevoli e sagge e perciò sono stati accolti tra le "Scritture Divine". .Difatti nel linguaggio biblico "Parola di Dio" potrebbe essere l'equivalente dell' aggettivo superlativo, come è evidente in tante espressioni:"principe divino" viene chiamato Abramo dagli Hetei in Genesi 23, 6; "terrore divino" viene chiamata la paura del popolo di fronte al gesto di Saul che squarta un paio di buoi per minacciare chi non si univa a lui contro gli Ammoniti; "sapienza divina" viene chiamata dal popolo quella di Salonone dopo il celebre giudizio in I Libro dei Re, 28; "accampamento di Dio" viene chiamato l'esercito che si radunava attorno a Davide per la sua numerosità in I Cronache 12, 23; "monti di Dio"vengono chiamati i monti più alti in Salmo 36, 7. Così anche tali libri furono tutti ritenuti "ispirati da Dio" e quindi di valore indiscutibile..

 

Lo stesso è avvenuto per gli scritti del Nuovo Testamento: gli immediati discepoli di Gesù o i loro stretti collaboratori erano "messaggeri di Gesù" e pertanto quanto veniva detto o scritto da loro veniva ritenuto "ispirato" da lui, come si legge in varie parti degli stessi scritti dove Gesù garantisce la sua continua presenza.

 

Anche il Corano è stato ritenuto scritto sotto dettatura di Maometto per ispirazione dell'Arcangelo Gabriele e perciò per i Maomettani o Islamici è anch'esso indiscutibile.Pure i Veda, complesso di antichissimi testi sacri di cui il più recente risalirebbe al secolo VI a.C., nell' Induismo e nel Bramanesimo sono ritenuti "ispirati" da Brahama sostanza dell’ Universo.

 

Tale valutazione degli scritti sacri è stata la vera causa della crudele intransigenza che ha spinto i Capi delle comunità religiose a perpetrare tante discriminazioni, lotte, ostracismi, anatemi, inquisizioni, roghi, guerre e genocidi nei secoli passati. Io non sono ateo ma penso che sia da eliminare la concezione di Dio trasmessaci dalle religioni tradizionali, che hanno la pretesa di avere nella "Parola di Dio ", trasmessa ai loro Capi da alcuni suoi presuntti "Messaggeri", la chiave del mistero in cui siamo immersi, e che l’umanità debba essere lasciata libera di ricercare una risposta al "mistero" secondo il suo livello evolutivo culturale vivendo nel timore della sua giustizia che in qualche modo punisce sempre i trasgressori dell’Armonia Universale dell’Essere.

A tale conclusione sono pervenuto durante la mia attività di Docente di Religione nelle Scuole iniziata nel 1958, quando, vedendo la noia e il disinteresse dei giovani verso un insegnamento impartito con testi e programmi che contenevano le conclusioni del sistema teologico fondato sulla Bibbia, sentii l'esigenza di sostituire i testi allora vigenti col testo fondamentale del Cristianesimo, il Nuovo Testamento, come lettura diretta, ricerca ed esercizio espressivo degli alunni. Fu una sperimentazione molto efficace e se ne accorgevano anche gli altri Insegnanti, che dicevano di non aver mai visto i ragazzi interessarsi tanto all’insegnamento della Religione. Perciò codificai il mio metodo attivo biblico in tre volumi dal titolo La Diritta Via. Tale esperienza stimolò anche me a studiare sistematicamente la Bibbia come non avevo potuto fare durante i miei studi di Teologia nel Seminario Diocesano di Bergamo quando venivano letti e commentati solo dei brani per dare legittimazione al sistema teologico cattolico che veniva insegnato. Lo stesso feci con la Storia del Cristianesimo sugli otto volumi che allora venivano pubblicati dal cattolico Accademico di Francia Daniel Rops, sui quali venni a conoscere Atti e Fatti che non avevo potuto conoscere dai testi usati in Seminario.

 

In tale lettura sistematica mi fece grande impressione il contrasto tra le solenni concrete promesse contenute nella Bibbia e i fatti successivi della Storia che le smentivano. Cominciai a dubitare che qualche cosa non quadrasse. Tuttavia pensando di non possedere appieno i giusti criteri ermeneutici ed epistemologici per poter risolvere tale problema importante, decisi di ristudiare a fondo quanto già avevo studiato in Filosofia, cioè i criteri con cui la nostra mente può conoscere la verità, che costituiscono la Gnoseologia o Criteriologia, oggi detta più comunemente Epistemologia o Filosofia della Scienza.

 

Esposi il risultato della mia ricerca nei due volumi ll Bandolo della Matassa ovvero La Rivoluzione dell’Intelligenza-Visita alle sorgenti della cultura del 1988 e La fine del mondo? La voce dell’Intelligenza del 1994: l’ultimo lo dedicai e inviai a Giovanni Paolo II perché facesse esaminare il problema. Sottoposi la mia conclusione al giudizio di specialisti di organismi quali La Civiltà Cottolica, l’ Università Gregoriana, L’Università Lateranense, La Sapienza, Tor Vergata, Luiss, Accademia dei Lincei e altri personaggi di noto valore culturale e anche a capi religiosi eminenti quali il Cardinale Martini e il Cardinale Biffi. Nessuno mi inviò qualche contestazione ma neppure approvazione. Solo Francesco Barone, Professore di Filosofia della Scienza all'Università di Pisa, Accademico dei Lincei e Presidente del Centro della Filosofia Italiana, ebbe il coraggio di premettere la sua presentazione al secondo lavoro. Egli tra l’altro dice che "si deve riconoscere nel libro di Proietti il confronto con un problema urgente nella cultura contemporanea, che sente ormai inaccettabile quella dicotomia tra 'le due culture’ che fu tanto di moda oltre trent'anni fa e che di tanto in tanto torna a riaffacciarsi". Il prof. Barone parla di "dicotomia" ma bisognerebbe parlare di "tricotomia", perché dal secolo XVII tre sono i settori distinti che pretendono di avere un proprio criterio autonomo di legittimazione per il proprio sapere:la cultura teologica che ripone la propria validità nella Parola di Dio avuta attraverso la illuminazione divina che avviene o attraverso personaggi incaricati di trasmetterla agli altri o direttamente alla persona interessata, da cui deriva la denominazione Rivelazione Divina o Ispirazione Divina; la cultura filosofica che la ripone nei Lumi della Ragione, da cui deriva la denominazione Razionalismo o Illuminismo; la cultura scientifica, che la ripone nel controllo della sperimentazione da cui deriva la Conoscenza Scientifica.

 

Il criterio epistemologico non è innocuo perché legittima non solo il possesso della verità ma anche l’attività umana che ne deriva ed è responsabile di tanta parte delle tragedie che hanno afflitto e tuttora affliggono l’Umanità. In passato l’intransigenza e la violenza dei Capi religiosi è stata legittimata con lo "zelo per la Parola e la Legge di Dio" e la violenza dei Capi politici è stata legittimata in parte dalla benedizione dei Capi religiosi e in parte dalla benedizione dei Filosofi con le loro ideologie. "Oggi i filosofi - dice Barone - accusano gli scienziati d'essere responsabili del tramonto dei valori umani più autentici e del degrado dell’umanità, e gli scienziati accusano i filosofi di vaghezze retoriche o addirittura di insensatezze. "Tale situazione, dopo la ribellione del pensiero laico all'intolleranza del pensiero religioso, viene giustificata in nome del "pluralismo" instaurato come accettazione del pensiero liberale secondo la tolleranza di Voltaire, ma purtroppo col pluralismo si legittima anche la perpetuazione delle fedi religiose nelle quali sta la radice dei contrasti storici troppo noti, che possono risolversi in conflitti planetari.

 

La causa di tali conflitti non va attribuita alla "colpa" di qualche persona o di qualche gruppo di persone come suole fare la gente comune e purtroppo anche alcuni intellettuali e addirittura Papa Giovanni Paolo II, ma alla difficoltà che la mente incontra nello stabilire un giusto rapporto con la realtà: è quanto aveva rilevato già Cartesio nel secolo XVII, che perciò scrisse Il Metodo senza approdare a un punto risolutivo come altri prima e dopo di lui. .Anch' io ho dedicato tanti anni di riflessione su tale problema e ho concluso che se vogliamo rimediare in parte alla "lottizzazione culturale", alla "babele umana", allo "scandalo della Filosofia" e allo "scandalo delle Religioni", bisogna individuare i criteri che ci permettano di compiere l'unificazione della cultura nelle valutazioni fondamentali nei due campi della Filosofia, conoscitivo e etico, che uniti dorrebbero formare la Sapienza, in modo da poter formare l’unità in un "nucleo di cultura univocamente vera"e in un "nucleo di cultura univocamente illusoria", in un "nucleo di cultura univocamente buona" e in un "nucleo di cultura univocamente cattiva". Cioè criteri "universali" da valere per tutti, nessuno escluso, e criteri "veri" da "costringere" e "incatenare" la mente di tutti, nessuno escluso, perché se vale il detto che la verità ci rende liberi dall'errore vale molto più il fatto che la verità ci fa "schiavi" di se stessa.

 

E bisogna cominciare a ridare univocità prima di tutto a tale termine, troppo spesso rivestito di ambiguità come tanti altri: un solo significato deve avere ed è quello di "corrispondenza" di una "rappresentazione mentale" alla "realtà"; dove non c’è tale corrispondenza c'e' solo illusione e deviazione. La "verità espressiva" c’è solo quando una parola o altro segno o simbolo corrispondono al pensiero o al sentimento; la "verità logica o razionale o di coerenza" c’è solo quando la conclusione di un ragionamento corrisponde alle premesse; la "verità complementare" c'e' solo quando una parte corrisponde a un'altra come una chiave alla sua serratura; la "verità etica o sapienziale" c'è' solo quando il comportamento e' adeguato alla realtà valutata positiva o negativa in rapporto alla nostra vita; la "verità conoscitiva" c’è solo quando il nostro pensiero corrisponde alla realtà che deve rappresentare; infine la "verita-realtà" c'è solo quando esiste fuori dell'immagine della nostra mente .Quest’ultimo tipo di verità è quello decisivo per ogni altro tipo di verità, per cui la "scienza" è la conoscenza che corrisponde alla realtà e quando una conoscenza non corrisponde alla realtà è una illusione o una mistificazione. Conoscenze illusorie possono essere anche molte "teorie scientifiche" che comunemente si fanno passare come "Scienza" perché fanno parte della ricerca scientifica ma sono ancora da controllare e pertanto appartengono al regno delle ipotesi più o meno "probabili" cioè che potranno essere provate ma anche smentite, perché la "conoscenza" non è per se' "scienza" ma è una "rappresentazione" vera o presunta della realtà.

 

 

Dopo molto studio sono pervenuto ai seguenti punti che fondano l’epistemologia come "nucleo di criteri univoci e universali necessari" per distinguere nella produzione culturale quella vera e quella falsa.

 

1-Per ogni uomo la prima conoscenza scientifica è la constatazione dellesistenza di se stesso e la seconda è la constatazione dell'esistenza di un'altra realtà distinta da se stesso.La conoscenza è lo scambio tra la propria mente e la realtà esterna. Lo scambio tra la mente e la realtà si concretizza in una rappresentazione nella mente dell'altra realtà in modo sintetico o in modo analitico:è una immagine che può essere anche modificata. La presenza di questa immagine indica che la nostra mente à di natura sensibile. L'immagine rappresenta la realtà ed è vera quando le corrisponde. Anche nell'attività creativa e operativa artistica o tecnica il modello mentale diventa vero solo quando viene "realizzato" cioè proiettato fuori dalla mente.

 

2-La nostra mente è costituita da un’ Unità con due frontiere, una esterna o Periferia Informatrice e l'altra interna o Centro Coordinatore: essendo un’unità non può funzionare correttamente se non intervengono insieme le due frontiere nella produzione di una immagine. Quando un prodotto mentale è frutto di una sola frontiera è illusorio, cioè non ha una corrispondenza nella realtà esterna, mentre quando è prodotto delle due frontiere abbiamo la scienza, cioè una rappresentazione corrispondente alla realtà. L'Intelligenza è il funzionamento corretto dell’unità mentale: essa esclude il doppio binario dei Sensi e della Ragione su cui è sempre stata impostata l'attività filosofica. Attenzione:su questa premessa reale si fonda l'epistemologia come scienza: tutte le altre epistemologie sono fondate o sui Sensi (periferia della mente) o sulla Ragione (centro della mente), perciò sono epistemologie illusorie che ci danno il sensismo, il positivismo, il razionalismo, l'idealismo, l 'illuminismo e il fideismo.

 

3~Nell’ attività dell'Intelligenza bisogna distinguere due tempi.

 

1°-Nel primo tempo la mente stabilisce un contatto diretto con la realtà per mezzo di canali plurimi che sono i "sensi" e che si controllano vicendevolmente: con essi riceve impresse le manifestazionii della frontiera esterna della realtà. E' la "fase dell'intuizione sensibile" o dell'Intelligenza pura o dell'Intelligenza Diretta: con essa compiamo il confronto tra le varie situazioni e porzioni della realtà e anche la deduzione dei rapporti di identità, differenza, uguaglianza, analogia, proporzione, simmetria, armonia. Questa fase ci dà la scienza prima o empirica, che è la conoscenza che corrisponde alla realtà come si manifesta. Anche il più semplice degli animali è fornito di intelligenza pura come ha mostrato in modo solare l'etologia contemporanea:questa constatazione insieme a quella del comportamento dei mezzi dell’"Intelligenza artificiale" e la scoperta di Einstein che ci presenta la vecchia "materia" come energia allucchettata, eliminano il vecchio dualismo di materia e spirito.

 

2°-Nel secondo tempo la nostra mente cerca di avere la rappresentazione anche della frontiera interna della realtà e lo fa attraverso una via indiretta, che consiste nell’ inferire dalla scienza empirica una rappresentazione della realtà nascosta alla quale poi si applica la deduzione. A tale immagine si è portati a dare credito perché darebbe la spiegazione ai fatti osservati. Questo tempo è stato chiamato "processo razionale" o semplicemente "Ragione". Ma presto nell'attività filosofica si è cominciato a dubitare della validità di tale via indiretta: i sofisti e gli scettici greci del V secolo a.C. e i contestatori ebrei degli oracoli del Dio ebraico Jahvè nel capo dodicesimo del profeta Ezechiele del VI secolo a.C., ne sono i più antichi testimoni. E avevano ragione perché la "scienza empirica" ha negli oggetti o nei fatti stessi che osserva la premessa reale necessaria alla "deduzione" per la validità delle sue conclusioni, invece la conoscenza della realtà nascosta elaborata col tradizionale metodo razionale è solo una premessa ipotetica che nessuna congerie di esempi di questo tipo, che è solo osservativo, può trasformare in rappresentazione della realtà nascosta. Per ottenere questa trasformazione occorrono altri due passaggi: dalla ipotesi indotta occorre prima dedurre un fatto che le è legato necessariamente e poi fare la ricerca di tale fatto, che ne costituirà la prova o il controllo:in questa ricerca gioca la fortuna su cui insiste tanto Feyerabend. L'errore, commesso non solo dalla comune umanità ma anche dai filosofi e dai teologi, ha cominciato a correggerlo Galileo aggiungendo alle due fasi del vecchio "metodo razionale" la "sperimentazione" come terza fase: ne è nato il metodo scientifico, unica via con cui possiamo avere la rappresentazione mentale della parte nascosta della realtà e costituisce l’Intelligenza Indiretta o razionale: essa elimina la Ragione Pura produttrice solo di metafisica pura cioè di una conoscenza illusoria o per lo meno problematica o ipotetica. Tutto questo è il risultato del lavoro critico di Hume, di Kant e di Popper

 

4-Quando l'Intelligenza nei due tempi operativi avverte che la rappresentazione corrisponde alla realtà esterna produce la verità o scienza positiva; quando avverte che la rappresentazione non corrisponde per la contraddizione logica o per la contraddizione o smentita dei fatti alle premesse o alle promesse o alle previsioni, produce la verità o scienza negativa. Questi due processi possono anche chiamarsi metodo scientifico positivo e metodo scientifico negativo.

5-I due strumenti del Metodo Scientifico - l'Intuizione Sensibile e la Sperimentazione -sono i due criteri univoci, universali e veri in quanto sono costitutivi dell’unità mentale e valgono sia nell'osservazione comune della natura sia nel laboratorio scientifico sia nel laboratorio della Storia. Formano il Setaccio Critico con cui possiamo distinguere la cultura vera e la cultura illusoria.

6- Resta da individuare il criterio per distinguere la cultura buona e la cultura cattiva. Non ho trovato che un unico criterio, la vita umana: è buono ciò che favorisce la vita, cattivo ciò che nuoce alla vita. Questa è la sorgente del Diritto Naturale, che contiene la sanzione penale immanente, che rende inquieto e infelice chiunque la viola. Protagora, sofista del V secolo a.C., l'aveva già espresso in maniera scultorea con la sua celebre frase l’uomo è la misura di tutte le cose, se inteso in questo senso, e Gesù gli ha fatto eco quando disse il sabato è  fatto per l 'uomo e non l'uomo per il sabato.

Tuttavia tale criterio preso in senso positivo produce evidentemente grande relativismo per le molteplici esigenze e situazioni personali e quindi discussioni infinite, alle quali solo la legislazione politica col criterio della maggioranza può porre fine stabilendo il Diritto Positivo secondo un processo evolutivo dialettico con l'alternanza di due schieramenti rappresentativi delle due esigenze ineludibili della vita sociale, che sono la libertà e la legge, come limite e guida della libertà. Perciò tale criterio etico per essere universale, cioè per valere per tutti, è necessario enunciarlo in forma negativa: è cattivo, immorale e folle ogni atto, ogni fede, ogni teoria o ideologia che contenga la soppressione o loppressione della vita umana anche di un solo individuo.

7- Aggiungendo il Criterio Assiologico Negativo ai due criteri epistemologici abbiamo il Setaccio Critico Completo, che ci consente di fare in modo univoco le due valutazioni fondamentali della cultura: la valutazione conoscitiva e la valutazione etica: 1°Intuizione sensibile 2°Metodo scientifico positivo e negativo 3°Criterio assiologico negativo.

Di un quarto criterio potrebbe essere arricchito, quello della Parola di Dio, perché nessuno può negare fiducia a quell’Essere che viene concepito come Colui che non si sbaglia né può ingannare: purtroppo nessuna parola di tale tipo il setaccio critico può cooptare, perché ogni parola che si è presentata come tale è intessuta di ambiguità e di promesse smentite clamorosamente dal laboratorio della Storia. La smentita non riguarda il contenuto storico o il contenuto umanistico che è l'unico loro sostegno attuale ancora in gran parte valido, ma riguarda il loro contenuto metafisico che è il responsabile delle atrocità commesse per difenderle e attuarle da chi vi ha creduto e costituisce la causa profonda dei conflitti che tuttora affliggono i popoli.

Il problema che affronto riguarda tutti e ciascuno e perciò invito chiunque a seguire con attenzione quanto presento nel mio rapporto per potersi rendere conto della situazione e potersi liberare delle soluzioni che le Religioni tradizionali dànno del mistero del mondo e della vita e orientarsi verso la concezione della Noosfera da me prospettata.

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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