PREFAZIONE

NON BASTA CHIEDERE PERDONO

Occorre cambiare impostazione

 

Domenica 12 Marzo dell’anno giubilare 2000, con una liturgia solenne in Piazza S. Pietro Papa Giovanni Paolo II, con tutta la Curia Romana, chiedeva perdono a Dio e all’Umanità per tutte le colpe commesse dalla Chiesa Cattolica nei due millenni trascorsi.

Aveva giustificato il gesto premettendo una dichiarazione che occorre fare i conti con la Storia.

Con questo studio s’intende fare i Conti della Storia con la Bibbia per controllare se le promesse siano state mantenute, traendone le necessarie conclusioni nelle due prospettive filosofiche essenziali per la vita umana: epistemologica o conoscitiva e etica o morale.

 

Tutti sanno quante persecuzioni e quante guerre di religione siano state compiute negli ultimi tre millenni di storia da noi conosciuti e le conseguenze che tuttora persistono nei vari strati e settori di cui è intessuta l’Umanità.

Sono noti i contrasti le cui radici sono religiose, sia nel Medio Oriente, sorgente di quasi tutti gli altri, sia in Europa, in Africa Centrale, in Cina, in India e in Indonesia e ha lasciato l’interà umanità col fiato sospeso la tragedia dell’11 Settembre 2001 perpetrata dall’integralismo islamico di Bin Ladem.

Questo studio vuole indicare che per estirpare le radici di tali contrasti non basta chiedere perdono delle colpe e fare propositi di non commetterle più ma occorre riconoscere che è stato un errore di impostazione e sono state attribuite a Dio concezioni che sono un parto della fantasia umana e in questo errore sta la causa che ha generato tanta intransigenza e tanta violenza.

Già Dante Alighieri nella Divina Commedia attribuiva all’avidità di chi dirigeva la Chiesa i mali del suo tempo e perciò additava Roma come luogo "dove Cristo tutto dì si merca".

Occorre invece che tutti i Capi Religiosi abbiano l'umiltà di riconoscere l'infondatezza delle fedi che professano e inculcano, e abbiano anche il coraggio di dichiararlo davanti alle popolazioni sulle quali hanno tanto potere, per cercare di liberarne la coscienza dall’errore fondamentale che le tiene schiave di impostazioni errate, sostituendo le vecchie forme di religiosità con la religiosità scientifica cosmica indicata da Einstein.

La religiosità scientifica di Einstein, una delle intelligenze più alte dell’Umanità, mentre ammira con sincera devozione il mistero della bellezza e dell’intelligenza dell’Universo, chiamato Cosmo (Bello) già dai Greci Antichi, non pretende di averne la chiave come le vecchie religioni, ma cerca di progredire nella sua conoscenza, e suggerisce di impostare la vita dell’Umanità secondo l’etica che scaturisce dall’Armonia Universale: questa Armonia esige il rispetto della natura in tutti i suoi aspetti cominciando dall’Uomo, eliminando quanto è disarmonico, e punisce inesorabilmente lungo il corso della vita a più o meno breve scadenza chiunque, singolo o gruppo, la calpesti.

L’autore ha operato per circa sessant’anni in una Comunità Religiosa con compiti educativi e direttivi e intende comunicare la conclusione della sua lunga esperienza, di cui parla nella Presentazione, con lo scopo di fornire a tutti gli elementi per poter distinguere quanto nelle Religioni occorre collocare nel museo della Storia dei millenni passati e quanto deve diventare ancora alimento della vita attuale dell’Umanità nella prospettiva del Terzo Millennio che abbiamo iniziato.

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