PARTE QUARTAALLA RICERCA DI UNA SPIEGAZIONECAPITOLO TERZOTENTATIVO DI SOLUZIONE DI UN ENIGMAAlla mia lettura attenta e meditata per lunghissimi anni dei Vangeli, degli Atti e in genere di tutto il Nuovo Testamento, Gesù balza come una personalità convinta di essere investito della missione di Messia dal Padre, Dio, di cui porta il sigillo1. Come gli è nata tale persuasione? Non si può trovare altra spiegazione che nei poteri straordinari di guaritore, di aurea (trasfigurazione), di levitazione, di chiaroveggenza, di psicocinesi ecc. che si è ritrovati indipendentemente dalla sua volontà. Tali facoltà energetiche, esperimentate nella vita privata, non poteva che attribuirle a un favore speciale di Dio, il quale con tali doni lo sceglieva e lo invitava a una missione speciale in suo nome.
È risaputo che nell'era prescientifica - che in alcuni strati culturali perdura a tutt'oggi - ogni fenomeno il cui accadimento non era noto nella sua genesi secondo la scienza che proviene dall'intuizione sensibile, veniva attribuita all'azione di esseri viventi nella sfera divina o nella sfera diabolica. In questo la cultura biblica non era diversa dalla cultura greco-romana.2Che Gesù avesse già nella vita privata tali poteri, si desume - se vogliamo prendere per buona la narrazione delle nozze di Cana - dalla naturalezza con cui Maria sua madre si rivolge a lui per risolvere una situazione imbarazzante. Giustamente Giovanni annota che questo fu il primo "segno" pubblico di Gesù; il secondo (in Galilea, perchè in Giudea aveva già operato delle guarigioni3) fu la guarigione del figlio del centurione romano.4 Che non fosse ancora nata la convinzione di essere il messia o figlio di Dio nel senso biblico nè in sua madre né in alcun altro suo parente, si desume chiaramente dall'episodio che i sinottici sono concordi nel riferire e che è sconcertante per noi, abituati come siamo da due millenni a ritenere che Gesù fosse creduto come "Figlio di Dio" nel senso teologico fin dalla nascita almeno da sua madre; si tratta dell'episodio in cui la madre e gli altri parenti (fratelli) lo vanno a cercare a Cafarnao per riportarlo a casa quando furono informati dell'attività frenetica in cui si era cacciato tanto da non avere neanche il tempo di mangiare, per cui lo ritenevano "fuori di sé".5Certamente sua madre e i suoi parenti non l'avrebbero ritenuto "impazzito" se precedentemente avessero avuto la "rivelazione" o la fede che lui fosse il messia, o il "Figlio di Dio". Essi sono in sintonia con tutta la popolazione di Nazareth, la quale incredula alle sue dichiarazioni che la profezia di Isaia sul messia cominciava ad avverarsi con lui, tentò addirittura di gettarlo in un precipizio. È illuminante il tocco di Marco nel riferire l'episodio di Nazareth: Gesù si "meraviglia" lui stesso della incredulità dei suoi compaesani e la giustificò con la celebre frase "nessuno è profeta in patria sua", e perciò si dedicò ai "villaggi vicini "6. I suoi concittadini si "meravigliavano" ( o si scandalizzavano) di lui e lui si meravigliava di loro: tale meraviglia li accomuna nello stesso piano umano.Invece in Gesù la convinzione si andava sviluppando e gli maturava al punto di dedicargli tutta la sua esistenza e da prendere posizione contro sua madre e i suoi parenti. Ecco come riferisce il fatto sempre Marco:"Egli poi ritornò a casa (a Cafarnao); e si radunò di nuovo tanta gente che non poteva neppure mangiare. Ora i suoi avendolo saputo partirono per andare a pigliarlo poiché dicevano: "è fuori di sè". Anche gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: "è posseduto da Beelzebul..." Arrivano intanto la madre e i fratelli, e fermatisi di fuori lo mandano a chiamare. Essendovi tanta gente seduta attorno a lui, gli dicono"Ecco, tua madre e i tuoi fratelli qui fuori ti cercano". Ma egli così rispose: "Chi è mia madre e chi i miei fratelli?" E rivolgendo lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno disse: "Ecco qua mia madre e i miei fratelli, poiché chi fa la volontà di Dio mi è madre, fratello e sorella"".7Indizio sicuro della natura parapsicologica dei poteri di Gesù è la sua costante richiesta, per riuscire a guarire gli ammalati, o "indemoniati" come si pensava allora per certi tipi di ammalati, di avere "fede". La fede che richiedeva non era la fede teologica elaborata successivamente dai discepoli sulla sua qualità messianica o divina, ma puramente "psicologica", cioè la "convinzione di riuscire a guarire per opera sua". Il valore di tale fede è messo in rilievo nell'episodio stranissimo della maledizione del fico senza frutti in primavera, riferito da Matteo e da Marco8. Eccolo:"Rientrando al mattino in città, Gesù ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada si accostò ma vi trovò soltanto foglie e disse nell'indirizzo del fico: da te non nasca più frutto in eterno. E nello stesso istante il fico si seccò. A quella vista i discepoli si stupirono e dissero: come mai il fico si è istantaneamente seccato? Gesù rispose loro: in verità vi dico, se avrete fede e non esitate, non solo farete ciò che ho fatto del fico, ma se dite a questa montagna, levati e gettati in mare, così avverrà, e tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera l'otterrete".9Lo stesso ripete nell'episodio della guarigione del ragazzo lunatico o epilettico: dopo avere fatto uno sfogo non molto comprensibile, almeno sembra, verso gli astanti, dice:"In verità vi dico che se avete tanta fede quanta un granello di senape, potrete dire a questo monte, spostati di qui o là ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile".10Anche nei discepoli coesiste, insieme al concetto di fede in Gesù messia e figlio di Dio, il concetto di semplice fede psicologica, come si rileva nella guarigione dello storpio da parte di Pietro nel capo 30 degli Atti degli Apostoli, 11 e come viene notato dall'episodio della guarigione dello storpio per opera di Paolo a Listri: " Quest'uomo stava a sentire Paolo che parlava. E Paolo fissandolo, e vedendo che aveva fede di essere guarito, disse a gran voce: alzati ritto in piedi! ecc.".12 Che anche la fede richiesta da Gesù fosse di tale natura è molto chiaro dal fatto che le guarigioni non sono "doni" al sofferente in quanto sofferente ma "effetto" prodotto dal connubio "fede" e "potere taumaturgico": "la tua fede ti ha guarito"!I poteri di Gesù, in principio di natura spontanea, come avviene di solito nella casistica parapsicologica, hanno trovato il loro alimento in un'atmosfera di induzione psichica di altissima tensione, generata dall'esercizio di un potere intellettivo analitico e sintetico acutissimo, applicato alla meditazione sulla "parola di Dio" del Vecchio Testamento e sulla condizione umana del suo tempo. Oggi è stato accertato l'effetto neurofisiologico della meditazione di un certo tipo. Ecco la relazione dello psicologo F. Antonelli sulle comunicazioni al Congresso di Psicosomatica tenutosi a Londra nella prima metà di Luglio 1980:"Maggiore interesse hanno suscitato le relazioni sulle endorfine. Queste sono delle sostanze chimiche simili alla morfina, che si sviluppano nell'organismo in conseguenza di ipnosi, meditazione e agopuntura. Questi oppiacei endogeni sono veramente la più grossa scoperta di questi ultimi tempi. Finalmente si spiegano i prodigi dei fachiri capaci di sedere su cuscini di chiodi e di camminare a piedi nudi su carboni ardenti. Un processo autoindotto e suggestivo equivale a una iniezione di morfina ed è altrettanto capace di provocare anestesia sia pure di breve durata. Il piacere dell'estasi che credevamo prerogativa dei santoni indiani, è oggi a nostra portata. Con effetti stupefacenti. Le endomorfine sembrano destinate a segnare una tappa molto importante nella storia dell'umanità: se l'uomo ha in sé la capacità di dominare il dolore ha anche in sé quello di accedere al piacere: la chiave della suggestione apre spiragli incredibili e forse paurosi. Peter Meller ha trattato la psicofisiologia del poeta e dell'artista in genere, registrando le variazioni neurofisiologiche parallele alla sensibilità, alla concentrazione, all'immaginazione, alla creatività. Lo stato produttivo dell'artista è imile a quello sperimentale provocabile con l'ipnosi, potrebbe favorire il genio se non addirittura rendere artista chiunque.È stato un congresso originale, nuovo, coraggioso... La conclusione è che dell'uomo sappiamo ancora molto poco...".13
Certamente non basta la meditazione per indurre fenomeni come quelli di Gesù, come non basta l'ipnosi a creare il genio, perché occorre una predisposizione biopsichica su cui la meditazione può agire da alimentatore. È per questo che Gesù, e sul suo esempio, i Santi, sentiva spesso il bisogno di ritirarsi in preghiera, che non era altro che un ritiro nelle regioni più intime della propria coscienza, dove si accendeva la "fede-energia" capace di compiere meraviglie: far seccare un fico, guarire lebbrosi, camminare sulle acque, cambiare acqua in vino, moltiplicare il pane, trasfigurarsi ecc. Il valore paraspicologico dei suoi fenomeni miracolosi è messo ben in evidenza dallo stranissimo episodio della liberazione dell'"indemoniato di Gerasa"14 al quale fa uscire una "legione" di demoni i quali, uscendo dall'invasato, ottengono il potere di rifugiarsi in una vicina mandria di 2000 porci spingendoli, impazziti, a correre ad annegarsi nel lago. Tale episodio offre certamente all'interprete di fare un dilemma: o è un'alterazione fabulatoria di un fatto molto più modesto o se è autentico il suo valore è di natura parapsicologica e non teologica perché nella prospettiva teologica come si può concepire la perpetrazione di un'ingiustizia così colossale ai danni degli allevatori della mandria?
Il "ritiro nel deserto" di cui si parla all'inizio della sua attività non va inteso come un isolamento in un generico luogo disabitato ma come permanenza nelle dimore dove tradizionalmente risiedevano le comunità cenobitiche, cioè in quell'arida distensione rocciosa e sabbiosa verso il Mar Morto presso Gerico, dove sono state rimesse alla luce rovine di abitazioni e di grotte, come quelle di Qmran, dove nel 1947 furono rinvenuti i celebri manoscritti biblici delle comunità cenobitiche del "deserto" risalenti al periodo che va dal Il secolo avanti Cristo al I secolo dopo Cristo. Fu là che Gesù sulla lettura dei testi sacri e con la meditazione - come aveva fatto anche Giovanni Battista - accumulò quella "potenza dello spirito" con la quale iniziò la sua attività.15 Nella meditazione il genio di Gesù colse l'essenza del messaggio messianico dei Profeti biblici e ne fece l'idea-forza della sua personalità. Colse il contrasto tra la linfa vitale che scorre lungo tale messaggio messianico e la realtà formalistica delle tradizioni e delle usanze istituzionalizzate, e non poté che sentire una formidabile reazione di avversione verso una situazione oppressiva per l'uomo comune, semplice, povero, incolto. Questo stato d'animo si è dovuto polarizzare in un processo logico monoeidetico molto rigido, nel senso che ogni altra idea e ogni altro sentimento ha finito per ruotare attorno a un unico polo o asse, come avviene nell'innamoramento. E uno stato d'animo che diventa un filtro psicologico e culturale attraverso cui tutta la realtà viene percepita e ridimensionata e successivamente riproiettata. Tale "campo psichico" ha generato la differenza di potenziale che ha esaltato i poteri psichichi già precostituiti spontaneamente.
Indizio sicuro di tale stato psichico è la mania di "gloria", se la possiamo includere tra i dati oggettivi del Vangelo di Giovanni, che ci presenta Gesù molto teso verso una meta di glorificazione. Su tale aspetto rilevante G. Berto ultimamente ci ha offerto una ricostruzione della figura di Gesù col suo libro "La gloria", che potrebbe essere chiamato "il vangelo secondo Giuda". Tale mania di grandezza ha una sua manifestazione grandiosa nell'immaginarsi il futuro Giudice dell'umanità. Anche il suo linguaggio pieno di paradossi indica una mente acutissima sì ma che non conosce quella "via di mezzo" in cui comunemente i saggi fanno risiedere appunto la saggezza, perché la sua psicologia è costruita tutta su una "passione incandescente" per la liberazione dell'uomo che lo fa atteggiare da terribile lottatore e polemista verso i suoi sordi e ciechi oppressori e da tenerissimo difensore e protettore per gli oppressi e i sofferenti.
Ecco un piccolo florilegio di espressioni paradossali."Sono venuto a portare il fuoco e che desidero se non che divampi?"16 "Credete che sia venuto a metter pace sulla terra? No, vi dico, ma disunione".17 "Se il tuo occhio destro ti è d'inciampo, strappalo e buttalo via da te... Se la tua mano destra ti è d'inciampo, stroncala e buttala via da te".18 "A chi ti percuote sulla guancia destra presenta anche l'altra".19 "A chi ti porta via il mantello, non rifiutargli neppure la tunica. Dà a chi domanda e non richiedere il tuo a chi te lo porta via".20 "Il vostro parlare sia ''sì, sì'' e ''no, no'' ciò che è in più viene dal maligno".21 "Se qualcuno ti costringerà a fare un miglio tu va con lui per due".22 "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in più".23 "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i loro nidi ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".24 "Non crediate che io sia venuto a portare pace ma guerra! Infatti sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; così che i nemici dell'uomo saranno i suoi di casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; e chi ama il figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi fa risparmio della vita la perderà; chi invece la perde per cagion mia la troverà".25 "Venite a me voi tutti che siete affaticati e aggravati, e io vi darò sollievo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di cuore e così troverete conforto alle anime vostre; poiché il mio gioco è soave e il peso è leggero".26 "Non ciò che entra nella bocca contamina l'uomo, ma ciò che esce dalla bocca conta-mina l'uomo".27 "Tu sei una roccia e su questa roccia io edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa".28 "Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".29 "Nessuno nell'atto di mettere mano all'aratro guarda indietro è fatto per il regno di Dio".30 "Vedevo Satana come folgore cadere dal cielo".31 "Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde".32 "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".33 "Se non vi farete come i fanciulli non entrerete nel regno dei cieli".34 "Chi avesse a scandalizzare uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da somaro e fosse sommerso nel profondo del mare".35 "Quante volte dovrò perdonare? Fino a sette volte? - Non ti dico fino a sette volte ma fino a settanta volte sette".36 "Non separi dunque l'uomo ciò che Dio congiunse".37 "Vi sono eunuchi che si fanno tali da sé per il regno dei cieli"30 "È più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio".39 "Chiunque avrà abbandonato case, fratelli, sorelle, padre, madre, figli o campi per il nome mio, riceverà il centuplo e conseguirà la vita eterna"40 "Molti diverranno da ultimi i primi e da primi ultimi".41 "Chi tra voi vuole essere primo sia vostro servo".42 "Sta scritto: la mia casa è casa di preghiera e voi la fate spelonca di ladroni".43 "Molti sono chiamati ma pochi gli eletti".44 "Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato".45 "Non chiamate padre alcuno sulla terra perché uno solo è il padre vostro, quello celeste46 "Non vi fate chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Messia".47 "Guai a voi scribi e farisei ipocriti, poiché siete simili a sepolcri imbiancati i quali appaiono fuori belli ma dentro sono pieni di ogni ossa di morti e di ogni immondizia".48 "Come la folgore guizza ad oriente e riluce fino ad occidente, così sarà la venuta del figlio dell'uomo".49 "Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno50 "Io vi dico che d'ora in poi vedrete il figliolo dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo".51
Tutte le precedenti espressioni indicano a sufficienza una mentalità che non conosce sfumature, come le invettive contro le città incredule52e contro i capi d'Israele, 53 le Beatitudini54 e le sentenze del giorno del giudizio.55
Non sapendosi dunque spiegare il possesso del potere taumaturgico non poteva che attribuirlo al Padre: era il Padre che lo aveva "scelto".56Erano il suo "sigillo", 57 che attestava l'investitura divina per la realizzazione delle promesse messianiche di cui proprio in quegli anni era vivissima l'attesa essendosi maturato il tempo delle profezie di Giacobbe sullo "scettro di Giuda"58 che i Romani avevano tolto agli Ebrei in maniera definitiva, e l'altra quella del profeta Daniele sulle settanta settimane di anni alla fine delle quali il "santo dei santi" o "Figlio dell'uomo" sarebbe stato "unto" cioè investito per il suo "regno" che non sarebbe mai distrutto.59
L'applicazione di tali profezie messianiche da parte della cultura ebraica contemporanea di Gesù alla propria generazione, aveva creato un clima d'attesa enorme che si era diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Il viaggio dei Magi di cui parla l'evangelista Matteo deve essere stato un avvenimento davvero accaduto ed è l'indice del diffuso senso di speranza e di attesa. Esso deve essere accaduto l'anno 8 a.C. difatti fu in tale anno che fu ordinato da Augusto il censimento universale che Luca confonde con quello di Cirino dell'anno 6 d.C. e si verificò "l'apparizione della stella" dalla luce intermittente costituita dalla "congiunzione planetaria" di Giove e di Saturno nei pesci, ricostruita nel 1600 da Keplero e ricontrollata positivamente dagli astronomi successivi, e il cui eccezionale splendore al 22 maggio al 15 ottobre e al 30 novembre fu interpretato dai Magi, casta sacerdotale addetta all'osservazione astronomica di Sipur nelle regioni assire, come il "segno" della nascita del famoso personaggio di cui parlavano le scritture Ebraiche.60
Tale attesa sta all'origine della continua ripetizione di candidature di sedicenti messia, attestate da Tacito, Sventonio, Giuseppe Flavio e forse cantata da Virgilio nella sua quarta ecloga. Tale convinzione, fatta di speranza e di fede, è stata quella che ha spinto il popolo di Israele alle ripetute rivolte contro i Romani in particolare quelle degli anni 54 e 66 per le quali si intraprese la Guerra Giudaica e infine all'ultima del 132, tutte provocate da un inverosimile messia.
Questo clima culturale ha contribuito a creare anche in Gesù la sua convinzione della fine dei tempi, chiaramente riferita dai Sinottici e documentata dagli scritti di tutto il Nuovo Testamento anche per i suoi discepoli. Forse Gesù aveva conosciuto nella dimora cenobitica del deserto Giovanni Battista e aveva concordato con lui il piano di azione.Certamente esca al suo intervento fu lo scossone che aveva prodotto in tutti la predicazione di Giovanni Battista, la cui figura e attività resta scolpita tutta nella sua minaccia, riferita da Matteo con una frase di grande efficacia che contiene già l'annuncio dell'imminenza della giustizia di Dio, ripreso da Gesù: "Razza di vipere, chi vi ha insegnato a scampare all'ira che vi sovrasta?"61
Dai testi appare anche troppo chiaro che Gesù era convinto della imminenza della fine dei tempi. Così suona lo stesso slogan con cui si presentava in pubblico e iniziava la sua predicazione, secondo Marco,
"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino:ravvedetevi e credete a questa bella notizia62
Il battesimo per il perdono dei peccati, elemento essenziale dell'attività del Battista e di Gesù, è comprensibile solo in rapporto alla fine imminente. Con la prospettiva ravvicinata di un avvenimento tanto importante affascinò il gruppo dei suoi collaboratori proponendo loro di diventare "pescatori di uomini" per il regno di Dio, all'avvento del quale sarebbero diventati "giudici delle dodici tribù d'Israele", tanto da indurli ad abbandonare famiglia, casa e lavoro per mettersi a sua disposizione per andare in giro come pecore in mezzo ai lupi, sprovvisti di tutto, predicatori di una fede - l'imminenza del regno di Dio e la necessaria conversione - che per se stessa avrebbe discriminato da chi non avrebbe creduto e conseguentemente avrebbe suscitato opposizioni tali da mettere in pericolo la propria vita ma neanche di fronte a tale pericolo si sarebbero dovuti fermare perché in quel grande giorno chi avrebbe perduta la propria vita l'avrebbe ritrovata testimoniando lui davanti al Padre come essi avevano testimoniato per lui davanti agli uomini.63
Pietro di tutto questo vuole essere rassicurato:
"Ecco noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo?"
E Gesù a loro:
"In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella rigenerazione quando il figliuol dell'uomo siederà sul suo trono glorioso siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele".64
Nel discorso programmatico per la prima missione dei 12 li rassicura:
"non avrete finito di percorrere le città di Israele prima che il figlio dell'uomo sia venuto".65
In generale solo in tale prospettiva non appaiono assurde le paradossali promesse delle "beatitudini" e i terribili anatemi contro i ricchi.66 Diversamente chi si sentirebbe di impostare la propria economia secondo l'assurda proposta: "Prestate senza la speranza della restituzione?".67
Dopo la trasfigurazione esprime la sua convinzione che il famoso Elia - personaggio biblico che sarebbe dovuto tornare alla fine dei tempi - era già tornato nella persona di Giovanni Battista e quindi la fine doveva essere imminente.68 Tale prospettiva è presente nella conclusione della paraboletta della vedova oppressa da qualche ingiustizia che insiste petulantemente per avere l'intervento del giudice disonesto.
"C'era una volta in una città un giudice che non rispettava nessuno: né Dio né gli uomini. Nella stessa città viveva anche una vedova. Essa andava sempre da quel giudice e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario. Per un po' di tempo il giudice non volle intervenire ma alla fine pensò: "di Dio non me ne importa niente e degli uomini non me ne curo; tuttavia farò giustizia a questa vedova perché mi dà ai nervi. Così non verrà più a stancarmi con le sue richieste". Poi il Signore continuò: "fate bene attenzione a ciò che ha detto quel giudice ingiusto. Se fa così lui, volete che non faccia giustizia Dio ai suoi fedeli che lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli? Vi assicuro che Dio farà loro giustizia, e molto presto!".69
A parte il concetto di un Dio un po' strano, perché ha bisogno proprio di una continua e importuna preghiera per intervenire, qui occorre sottolineare quel "molto presto" che nel parlare di Gesù non poteva non essere un riferimento alla concezione che il regno di Dio doveva apparire nel giro di pochi anni. Anche la richiesta agli apostoli di abbandonare moglie e figli70, in contraddizione alla categorica affermazione "l'uomo non separi quello che Dio ha unito"71, implica una fine in una prospettiva a breve termine.
Ma il testo più inequivocabile è quello di Matteo 16, 27:
"Il figlio dell'uomo ritornerà con la gloria di Dio Padre insieme con i suoi angeli. Allora egli darà a ciascuno la ricompensa in base a quello che ciascuno avrà fatto. Vi assicuro che alcuni tra coloro che sono qui presenti non moriranno prima di avere visto venire il Figlio dell'uomo e il suo regno".
E non è da meno il testo di Luca 21, 26-32:
"... le potenze dei cieli saranno scosse. Allora vedranno il figlio dell'uomo venire in una nuvola con potenza e maestà grande. Davvero vi dico: non passerà questa generazione senza che tutto si avveri. Passeranno il cielo e la terra ma le mie parole non passeranno".
L'imminenza della conclusione della storia umana è la motivazione di tutto l'eccezionale invito al cambiamento o conversione. Tale schema mentale di Gesù appare chiaro nel discorso della "porta stretta": per essere ammessi all'imminente regno di Dio non valgono raccomandazioni e privilegi, come quello di avere avuto la fortuna di avere personalmente visto e sentito nelle proprie contrade lui, il Messia, o addirittura di avere mangiato con lui.72Marco riferisce che tale prospettiva doveva dare ai discepoli la forza necessaria per affrontare tutte le avversità e le persecuzioni, anche la suprema prova della morte violenta:
"E chiamata a sé la gente con i discepoli disse loro: Chi vuoi venire dietro a me rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Poiché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; e chi invece perderà la propria vita per cagion mia e del vangelo la salverà. Infatti che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se perde la sua vita? Chi poi si vergognerà di me e delle mie parole in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice anche il figliuolo dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi73 E diceva loro: "In verità vi dico: vi sono alcuni qui che non morranno prima di aver visto il regno di Dio già venuto con potenza" 74
Sappiamo che i teologi si sforzano di interpretare tutte le espressioni riferite, "non passerà questa generazione senza che tutto si avveri" e "vi sono alcuni qui che non morranno prima di aver visto il regno di Dio già venuto con potenza" e "vi assicuro che alcuni tra coloro che sono qui presenti non moriranno prima di avere visto il figlio dell'uomo e il suo regno", come espressioni enfatiche da riferirsi all'evento storico eccezionale della fine di Gerusalemme nell'anno 70 per opera dei Romani di cui Gesù si sarebbe servito per compiere il suo giudizio sul "mondo ebraico". Ma sinceramente a noi sembra che solo chi si è castrata l'intelligenza con precedenti argomentazioni di natura metafisica o mistica o per interessi da tutelare può dichiararsi soddisfatto da una simile spiegazione. I discepoli stessi le hanno intese nella maniera più trasparente e non le avrebbero scritte cosi se non le avessero intese come suonano, anzi nei loro scritti paralleli ci fanno capire molto bene come loro stessi le hanno interpretate.
Lo stesso Vangelo di Luca ci fa desumere che Gesù ha delineato due "fasi" nell'avvento del Regno di Dio: una prima fase silenziosa e propositiva, che corrispondeva alla sua attività e a quella dei suoi immediati collaboratori ("il regno di Dio è già in mezzo a voi" risponde ai farisei che gli avevano domandato "quando verrà il regno di Dio?")75; una seconda fase spettacolare e impositiva, che si sarebbe realizzata entro quella generazione. La distruzione di Gerusalemme è stata certamente interpretata dai cristiani di allora come l'inizio della seconda fase. Ma la delusione non può fare alterare il significato molto chiaro delle espressioni contenute nei documenti evangelici. Anzi la loro presenza è una chiarissima prova che furono stesi prima o subito dopo la distruzione di Gerusalemme.
Anche le parabole contengono il pressante invito ad agire con urgenza in vista dell'imminenza dell'avvento della seconda fase del regno di Dio, come farebbe un contadino che trova in un campo un grande tesoro e un mercante che adocchia in giro una perla di gran valore.76 Tale evento richiede una vera e propria "rivoluzione" nelle valutazioni e nelle azioni. Quello che sconcerta è la risposta evasiva di Gesù alla legittima richiesta delle Autorità sulla "legittimità" del suo messaggio: a tale domanda impegnativa sfugge con la scappatoia di una controinterrogazione di rispondere sulla legittimità dell'attività di Giovanni Battista, 77come i teologi sfuggono con la scappatoia della fine di Gerusalemme.
Per questo limita l'attività missionaria alla sola Palestina: "non andate fra gente straniera e non entrate nelle città della Samaria. Andate invece fra la gente smarrita del popolo di Israele. Lungo il cammino annunziate che il regno di Dio è vicino".78 Questa prescrizione data ai dodici è motivata dalla sua risposta negativa alla donna fenicia dei dintorni di Tiro e Sidone che gli chiedeva la guarigione della figlia: "io sono stato mandato soltanto per le pecore sperdute d'Israele".79 Tale limitazione fu regola per i discepoli anche dopo "l'assunzione di Gesù" e indica che essi attendevano "il ritorno" imminente del figlio dell'uomo annunziato da Gesù; la regola fu superata solo con difficoltà dopo discussione e conflitti, dopo la visione di Pietro sulla terrazza di Joppe e soprattutto per l'intervento di Saulo convertito.80 Da queste situazioni si deduce che le espressioni messe in bocca a Gesù all'atto della sua "assunzione", e cioè "mi sarete testimoni fino agli estremi della terra"81 e "ammaestrate tutte le genti", 82 riflettono la ricerca di una giustificazione retrospettiva del comportamento successivo dei discepoli. Nella loro catechesi registrata dai Sinottici83ci descrivono un Gesù che racconta la parabola dei vignaioli omicidi con la quale allude minacciosamente che il Regno di Dio sarà trasferito dagli Ebrei ai Gentili ed è quello che essi hanno fatto come continuamente ripetono nella loro attività secondo gli Atti.84
Difatti la convinzione che la fine dei tempi fosse imminente era ben radicata anche nei discepoli. Solo in un secondo tempo visto che "quella generazione" passava senza che la fine accennasse a venire, si è cominciato a ridimensionarla. Il fatto stesso di non avere preso posizione di condanna del regime schiavistico e di non aver dato direttive tassative per la liberazione degli schiavi come avrebbe imposto lo spirito di fratellanza universale proclamato da Gesù e da loro predicato, trova spiegazione indiscutibile nella loro profonda convinzione ricevuta da Gesù che presto tutta l'iniqua impostazione del "mondo" sarebbe stata rinnovata dall'imminente avvento del Regno di Dio che avrebbe creato "cieli nuovi e terra nuova".
Prova di questo è il fatto che Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi esprime in maniera inequivocabile che lui stesso insieme ai cristiani contemporanei sarebbe stato ancora vivo al momento dell'avvento del Signore insieme al quale sarebbero "volati" in aria.85 Avendo suscitato allarmismo eccessivo, con una seconda lettera cerca di calmarlo, perché il "ritorno" non è da ritenerlo proprio "quasi presente" 86 Anche nella lettera agli Ebrei87 ricorda ai fratelli scoraggiati dalle persecuzioni tanto da abbandonare le riunioni, che "Colui che ha promesso è fedele", che "il giorno si avvicina", citando Isaia88 "ancora un poco, appena ancora un poco e Colui che deve venire verrà e non tarderà" e Abacuc89 "il giusto sarà salvo per la sua fede ma se si ritira non si compiace in lui l'anima mia".
In tale prospettiva sono comprensibili i consigli che Paolo, dava ai primi cristiani che altrimenti sarebbero da ritenersi sciocchi:
"Questo dunque vi dico, o fratelli: il tempo è limitato; quindi quelli che hanno moglie siano come se non l'avessero, e quelli che piangono come se non piangessero, e quelli che sono lieti come se non lo fossero, e quelli che comprano come se non possedessero, e quelli che si servono di questo mondo come se non se ne godessero, poiché passa la scena di questo mondo".90
Non meno esplicite sono le espressioni della prima Lettera di S. Giovanni:
"Figlioli è l'ultima ora, e come avete sentito che ha da venire l'anticristo, così si danno ora molti anticristi, e di qui veniamo a sapere che è l'ultima ora."91
Il lettore attento del Nuovo Testamento deve farsi violenza per cercare una interpretazione diversa, quale quella proposta retrospettivamente da un processo teologico ulteriore che comincia appunto ad apparire nella seconda lettera di Pietro, il quale alle impazienze e forse alle espressioni di delusione dei cristiani di allora giustifica il ritardo dicendo che"mille anni per Dio sono come un giorno"92
Anche l'espressione che gli Atti degli Apostoli, capo primo, mettono in bocca a Gesù in risposta all'impazienza dei discepoli "è questo il momento che restaurerai il regno di Israele?" e cioè che "non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato al suo potere", mostra la stessa preoccupazione. Ma la loro convinzione che presto tornerà a giudicare "i vivi e i morti" è insopprimibile e ricorre continuamente nei loro discorsi ed è restata nel "credo".Insomma dai documenti del Nuovo Testamento risulta in maniera troppo chiara che il movimento cristiano è nato dalla convinzione fondamentale e profonda dell'imminenza dell'intervento di Dio per porre fine a questa fase terrena della storia umana. La fine di Gerusalemme per opera dei Romani confermò tale convinzione e dovette essere intesa come l'inizio della fine sia che i Sinottici attribuiscano a Gesù la previsione con la solita forma letteraria propria del genere apocalittico sia che effettivamente Gesù l'abbia prevista parapsicologicamente. Una cosa è certa: la solenne smentita della storia a una illusione espressa con dichiarazioni così impegnative, costituisce un'ulteriore falsificazione dell'interpretazione in chiave divina della personalità di Gesù, che si aggiunge alla falsificazione desunta dal deragliamento della Chiesa medievale. Tale solenne smentita è una verità scientifica di natura storica, che anche il teologo H. Küng non può fare a meno di riconoscere."Gesù - egli scrive - è vissuto nella disposizione di una attesa prossima, pensata in maniera apocalittica, con molti suoi contemporanei. Tutta una generazione ha atteso con lui il regno di Dio, il regno della giustizia, della libertà, della gioia e della pace, per un tempo vicinissimo; e in ciò si ingannava. Questo fatto è troppo ben documentato negli strati più antichi della tradizione sinottica perché lo si potesse contestare; negli scritti e negli strati posteriori del Nuovo Testamento, infatti esso- a motivo del suo carattere scandaloso - viene annacquato... Nell'attesa prossima si trattò meno di un errore di Gesù che di una visione del mondo condizionata al tempo, condivisa da Gesù e dai suoi contemporanei, come del resto è stato per molte altre cose. Gesù e i suoi contemporanei si sono sbagliati così tanto e così poco quanto si sono sbagliate le generazioni che, prima di Copernico, credevano nell'immagine tolemaica del mondo".93L'Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento, attribuito all'apostolo Giovanni e scritto verso la fine del I secolo d.C., mostra chiaramente la preoccupazione di rassicurare le attese spasmodiche dei delusi cristiani di allora:
"Beato chi legge e quelli che ascoltano le parole di questa profezia e osservano le cose in essa scritte, perché il tempo è vicino".94 "Non tener chiuse le parole profetiche di questo libro perché il tempo è vicino".95
"Ecco, io vengo tosto ed è con me la ricompensa per rendere a ciascuno secondo il suo operato... Chi fa queste dichiarazioni dice: "sì, vengo tosto! ".96
E la chiusura di questo messaggio pressante affinché i cristiani fossero costanti nelle sofferenze, non è che un'invocazione e un sospiro perché Gesù tornasse davvero:
"Amen! Vieni, Signore Gesù!".97
Lultimo capo del Vangelo di S. Giovanni sembra stato aggiunto come appendice proprio per dare una spiegazione della longevità del discepolo "prediletto", il quale avrebbe avuto da Gesù la promessa esplicita di essere uno di quelli che sarebbero stati vivi al momento del suo ritorno. Ma anche l'apostolo Giovanni morì e il suo sospiro è restato deluso. Come è restato deluso quello di migliaia di generazioni cristiane che hanno ripetuto tante volte il "venga il tuo regno" del Padre Nostro. Anche le parole "io sarò con voi fino alla fine del mondo" che il Vangelo di Matteo pone in bocca a Gesù nel suo incontro con i discepoli in Galilea dovevano suonare una "fine" molto ravvicinata a conforto dei cristiani perseguitati del I secolo, mentre per noi oggi hanno preso quasi il senso di "senza fine".
Di fronte al ritardo della venuta del regno di Dio, i redattori dei Vangeli si sono fatti scrupolo di registrare fedelmente le espressioni di Gesù che suonavano autorizzazione a riternerlo imminente da parte dei discepoli e anche giustificazione di fronte ai fedeli contemporanei impazienti, meravigliati e delusi. Tutto il discorso sulla fine del mondo presentato dai Sinottici è la testimonianza lampante della grande confusione creata da tale ritardo nella mente dei discepoli. Per essi anche il concetto di "vita eterna" era inseparabile da quello della resurrezione dei morti: è il post-avvento della seconda fase del regno di Dio. Gli episodi del giovane ricco del Vangelo di Luca e del dottore della legge del Vangelo di Marco che si preoccupano di avere la "vita eterna" mostrano che Gesù predicava appunto la vita eterna come conclusione immediata dell'avvento imminente. Agli Apostoli promette non solo la vita eterna ma anche la funzione di giudici delle dodici tribù di Israele. La vita eterna è il grande messaggio che essi recano prima ai Giudei e poi ai Gentili, come si desume dal capo 13 degli Atti. Ma tale concetto "vita eterna = avvento seconda fase regno di Dio" si scinde per necessità interpretative imposte dal tempo: l'avvento viene proiettato in un futuro senza prospettiva e la vita eterna diventa "la salvezza dell'anima del cristianesimo teologico". Dobbiamo tenere sempre presente che tutta la produzione letteraria cristiana sia canonica che apocrifa è sotto l'influenza dell'ansia propagandistica delle tesi teologiche in fase di elaborazione. La promessa fatta da Gesù al buon ladrone "oggi sarai con me in paradiso" nel Vangelo di Luca ne è un esempio molto chiaro.
Come si vede la smentita della storia è stata inesorabile e dopo quasi 20 secoli è stupefacente che i teologi e i capi della Chiesa persistano in una impostazione clamorosamente falsificata dai fatti, deviati dal metodo metafisico. È tale impostazione che li ha costretti lungo la storia a contraddire in maniera spaventosa non solo allo spirito ma addirittura alla lettera del messaggio di Gesù, come al discorso riferito da Matteo 23, 1-10:
"Sulla cattedera di Mosè si sono seduti gli scribi e farisei. Fate dunque e osservate quanto essi vi dicono ma non fate come essi operano, perché dicono e non fanno. Affastellano carichi gravi e difficili a portarsi e li impongono sulle spalle della gente ma essi non vogliono muoverli con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: dilatano infatti i loro filatteri, allungano le frange dei loro mantelli, amano il primo posto nei loro conviti e i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze e d'essere chiamati dalla gente "maestri". Quanto a voi non vogliate essere chiamati "maestri" perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" alcuno sulla terra perché uno solo è il vostro padre, quello celeste. Non vi fate chiamare "maestri" perché uno solo è vostro maestro, Cristo".
Certamente queste parole sono comprensibili solo in una prospettiva ravvicinata dell'avvento del Regno di Dio, mentre nella prospettiva senza fine si sono dovute prendere metaforicamente come tante altre, secondo come faceva comodo... ai maestri di turno.Gesù era tanto convinto che l'avvento del Regno di Dio era "imminente e totale" che non si preoccupò neppure di scrivere o far scrivere il suo "pensiero", come saggiamente fecero Mosè e Maometto per la loro legislazione destinata a regolare per "molto tempo" la vita degli uomini. I suoi discepoli sarebbero stati assistiti da lui stesso per quel "breve periodo di tempo" che restava ancora e non pensava affatto che tutta la storia della "sua Chiesa" sarebbe stata quell'interminabile disputa teologica che noi conosciamo. Invece il Nuovo Testamento non è che un insieme di scritti destinati dai suoi discepoli a "confermare" nella "fede nel messaggio" quelli che ci avevano creduto ma ora cominciavano a metterlo in dubbio perché la "generazione" entro la quale sarebbe dovuto realizzarsi era già passata.
Abbiamo cercato di capire come possa essere nato in Gesù e quindi negli Apostoli la convinzione di essere il "prescelto" da Dio. Tuttavia egli non riuscì a convincere né i suoi parenti né i suoi concittadini né i capi della sua nazione, i quali lo ritennero piuttosto un povero esaltato, un "fuori di sé", o addiriuttura un "indemoniato" e un "criminale" pericoloso per la nazione. La celebre frase "distruggete questo tempio e io lo rifarò in tre giorni"98 dai capi è intesa in maniera realistica, cioè millantatoria, e diventa il loro cavallo di battaglia nelle accuse99 e nei sarcasmi100 sotto la croce, mentre i discepoli l'hano intesa solo retrospettivamente in senso figurativo, secondo il suo modo paradossale di esprimersi. Quello che non si capisce è il fatto che i capi nella loro insistente richiesta di un "segno" per potergli dar credito non vengono mai accontentati ma la loro la richiesta viene elusa promettendo una volta il "segno di Giona"101 e un'altra la "ricostruzione di questo tempio" intendendo la sua resurrezione, secondo lsegesi cattolica: un segno nascosto può essere un "segno"?Trovandosi davanti a un muro di opposizione, Gesù dovette usare nella sua attività una prudenza progressiva: la sua qualifica di messia doveva essere un segreto - secondo i Sinottici - per non suscitare continue inchieste da parte delle autorità responsabili. Il suo interessamento all'opinione che correva nei suoi riguardi è chiaro indice di tale preoccupazione: l'episodio di Cesarea di Filippo indica non solo tale preoccupazione ma anche che il significato della risposta di Pietro "tu sei il Cristo di Dio" era ancora molto ipotetico tanto che non impedì a Pietro di negarlo tre volte.102 Anzi a ogni trapelamento del "suo segreto" egli impone sempre di non dirlo a nessuno e questo comportameilto del Gesù dei Sinottici - come abbiamo già notato - è del tutto opposto al comportamento del Gesù del Vangelo di Giovanni, il quale fin dal primi passi va polemizzando in ogni occasione sulla sua natura "celeste". Tuttavia era sua intenzione e suo desiderio di farsi riconoscere dalla classe dirigente di Gerusalemme, da dove sarebbe dovuta partire l'azione finale per la palingenesi mondiale: il pianto sul colle degli ulivi - dove ha una delle sue manifestazioni di chiaroveggenza o premonizione, sempre che sia posta prima della distruzione di Gerusalemme (anno 70 d.C.) la redazione del Vangelo di Matteo - è indice sicuro di tale suo obiettivo. Le sue parole sono inequivocabili:
"Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali e non hai voluto!".103
Il comportamento di Giuda che dai suoi compagni viene interpretato come un infame sete di denaro, è una spia sicura dei dubbi e delle perplessità che la personalità di Gesù aveva suscitato anche in chi se ne era entusiasmato. G. Berto ha cercato di capire quale grosso problema ci sia dietro la tragedia di Giuda nel suo ultimo libro "La gloria" su accennato.104In verità Gesù aveva deluso tutti con la sua visione escatologica, secondo cui era imminente l'apocalittica apparizione del Regno di Dio, che avrebbe nientemeno dovuto realizzarsi alla fine del giro della Palestina da parte dei discepoli.105Giuda aveva capito la personalità di Gesù fin dal discorso di Cafarnao sul sacrificio della sua vita minacciata dai disegni omicidi dei capi, per cui il suo corpo e il suo sangue sarebbero diventati il prezzo della salvezza di chi credeva in lui, e intimamente si era convinto che nonostante "le opere miracolose" doveva essere un esaltato: occorre farsi un'assurda violenza per vedere il mistero di Giuda nella prospettiva "redentiva" della teologia successiva. La presentazione di Giuda come un meschino ladruncolo nuoce - se ben si riflette - non tanto a Giuda quanto a chi lo interpreta sotto tale profilo, e in definitiva alla credibilità della interpretazione messianica di tutta la storia di Gesù. La teologia finché resta pura teologia può "ingoiare il rospo" qualificandolo come "disegno misterioso" della volontà redentrice di Cristo, ma prima di arrivare a tale metafisica impostazione, deve intervenire la critica filosofica, la quale non può fare a meno di riflettere preliminarmente sulla attendibilità della narrazione precisamente come fa con tutte le narrazioni sospette. Quella di ladro è un'etichetta che tradisce non Gesù ma chi l'ha escogitata: tradisce la sua ingenuità e la sua superficialità. Difatti se Giuda fosse stato noto come ladro in antecedenza, il gruppo non l'avrebbe tollerato a lungo. Se è vero, come afferma il Vangelo di S. Giovanni, che Gesù già un anno prima conosceva i suoi approcci segreti con gli avversari, vuoi dire che Giuda aveva problemi di altro genere e l'etichetta di "ladro" denuncia una rozza penetrazione psicologica dei fatti.
La convinzione assoluta di essere il Messia o il "figlio dell'uomo" che porta il "sigillo del Padre", nella inevitabile prospettiva della sua prevedibile eliminazione violenta, accelerata dai terribili contrasti pubblici con i detentori del Potere Centrale, in cui viene usato un linguaggio di inaudita violenza verbale, 106 fa concepire a Gesù la sua assimilazione ai profeti che l'avevano preceduto ma soprattutto la sua identificazione col celebre "servo sofferente" di Jahvè del capo 53 di "Isaia" che si sacrifica liberamente per la salvezza di "molti", come il pastore che dà la vita per le sue pecorelle, meritando così l'avvento della fase definitiva del regno di Dio, e anche la ferma speranza che il Padre sarebbe intervenuto per portare a compimento l'opera affidatagli, facendolo risuscitare.
A creare tale convinzione dovette entrare, insieme al fenomeno dei miracoli, quello delle "voci" di cui è piena la storia del misticismo e in generale tutto il mondo della parapsicologia. I mistici -tutta la storia del Vecchio e del Nuovo Testamento è un tessuto continuo di misticismo - non sapendosi spiegare l'origine di tali "voci" le hanno sempre attribuite a Dio e ai suoi angeli, o al demonio. Durante il battesimo si sente una "voce" che proclama Gesù "Figlio diletto", 107 subito dopo la "voce" dello Spirito lo invia nel deserto, 108 durante la trasfigurazione lo proclama nuovamente "figlio diletto", 109 durante un'intervista con un gruppo di Greci lo assicura che sarà "glorificato", 110 nel getsemani lo conforta la "voce" di un angelo.111
È facile pensare che queste "voci" rientrino nella forma letteraria biblica con cui gli autori sono soliti introdurre ciò che a loro parere è l'elemento divino che opera nei loro personaggi ma deve pure avere avuto qualche appiglio nella realtà. Anche nel gruppo dei discepoli dopo essersi convinto della "glorificazione" di Gesù si scatena il fenomeno delle "voci": Pietro e soprattutto Paolo sono continuamente guidati da "voci" secondo gli Atti degli Apostoli, allo stesso modo dei personaggi biblici del Vecchio testamento. Il Libro di Samuele ci presenta Davide durante le sue peripezie in una continua comunicazione con la "voce" di Dio: unavolta addirittura usa l'efod del sacerdote Abiatar quasi come un apparecchio telefonico.112
Dunque il fenomeno delle "voci" dovette, insieme al fenomeno delle guarigioni, creare in Gesù la convinzione che il Padre sarebbe intervenuto. Gli accenni che lui ne veniva facendo cadevano disattesi sull'entusiasmo fanatico dei discepoli nei quali prevaleva la speranza della restaurazione dei destini di Israele comune a tutti i loro contemporanei; divennero chiari solo nel ricordo retrospettivo stimolato dalle apparizioni pasquali. Tale sua estrema convinzione viene espressa da Gesù prima tra i suoi amici a tavola nell'ultima cena, con le parole
"In verità vi dico che non berrò più il frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo nel regno di Dio "113
e poi solennemente in tribunale davanti a Caifa:
"Io vi dico che d'ora in poi vedrete il figlio dell'uomo accanto a Dio onnipotente: egli verrà dalle nubi del cielo".114
Tali espressioni, insieme al profondo misticismo contenuto nell'azione rituale del pane e del vino nel quale si trasfonde anticipandolo il valore della sua morte imminente, autorizzano a pensare che Gesù fosse convinto che la fase finale del regno di Dio dovesse avvenire subito dopo con la sua resurrezione, compiendo così col regno di Dio la Pasqua e inaugurando la nuova Alleanza in maniera spettacolare. Ma sulla croce, dove la sua fede ha ancora espressioni sublimi nelle parole "Padre, perdonali, non sanno quello che fanno" e "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito", di fronte al crudele tragico fallimento e all'abbandono di tutti, la realtà della morte spaventosa gli fa riconoscere di essersi sbagliato e che pure il Padre, che era stato con lui nell'operare i prodigi, ora invece lo aveva abbandonato con le parole: "Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?", 115 illuminate dalle altre: "tutto é finito".116 Con queste frasi tragiche Gesù esprime la sua delusione per l'illusione che il Padre sarebbe intervenuto in maniera clamorosa a glorificarlo. Tale deve essere il significato di tali parole rassegnate, per poter spiegare le quali la teologia deve ricorrere al misticismo redentivo.
Il ravvivamento dell'entusiasmo dei discepoli dispersi dalla bufera del Golgota, avviene di fronte al sepolcro vuoto, che funge da detonatore che fa scoppiare la "bomba pasquale": che sia davvero risorto come aveva accennato? Non venne loro neppure il sospetto che il corpo doveva essere stato sottratto da quelle stesse guardie che i capi avevano posto a "custodia" del cadavere dopo aver chiesto l'autorizzazione a Pilato. Il Vangelo di Matteo riferisce la "diceria" che i capi, giocando la più atroce delle beffe, avevano messa in giro, cioè che erano stati i discepoli a sottrarre di notte il cadavere: tale diceria circolava ancora all'epoca della redazione del vangelo116 S. Agostino prendendo sul serio tale diceria ha irriso all'ingenuità di chi l'ha messa in giro perché basata sulla testimonianza di "custodi dormienti",117 ma non ha saputo o voluto pensare che tale diceria fosse la copertura di un gioco più crudele. Essa dovette servire per coprire le proprie responsabilità di fronte al reato di sottrazione di cadavere, che non venne esibito per non cadere nei rigori della legge romana e anche perché la proclamazione pubblica della resurrezione avvenne dopo 50 giorni quando il cadavere doveva essere già in decomposizione o fatto sparire in qualche altra maniera. Del resto lo stesso periodo di 50 giorni indica che la "convinzione" della resurrezione è uscita dopo un processo di profonda e intensa incubazione psicologica, capace di produrre strani fenomeni.
Iniziando questa nostra ricerca di una spiegazione, abbiamo osservato che i racconti dei "Vangeli canonici", anche se più limpidi e quindi più attendibili dei "Vangeli apocrifi", tuttavia presentano "segni" indubbi che sono stati anche'essi scritti per dimostrare una loro "tesi teologica" che è l'interpretazione in chiave messianica della personalità di Gesù, e che quindi molti fatti, già alterati dal processo fabulatorio, vanno presi con molta cautela.
Ne abbiamo un esempio proprio nel racconto della resurrezione. I racconti della resurrezione portano in sé evidenti i segni che li indicano in maniera inequivoca che sono frutto della fantasia narrativa del catechista che si propone di fare accettare un dato su cui si fondava tutto il suo annuncio. Secondo Matteo 28 sembra che proprio davanti alle donne, appena arrivate al sepolcro, si verifica la scena della discesa dell'angelo dal cielo, del terremoto e del ribaltamento della grossa pietra su cui si siede l'angelo incutendo a tutti, guardie e donne, un mortale spavento: l'annuncio è preciso ed è che Gesù non è più tra i morti ma è risuscitato e aspetta i discepoli in Galilea. Matteo aggiunge poi che le donne videro Gesù stesso mentre scendevano verso la città e che l'incontro con i discepoli venne poi in Galilea, ma è contraddetto in maniera impietosa dai suoi colleghi evangelisti, perché Luca parla di due angeli e non di uno, Giovanni poi dice che la Maddalena vide Gesù al suo secondo ritorno al sepolcro dopo che Pietro e Giovanni, compiuto il sopraluogo, se ne erano andati, e inoltre Luca riferisce che nello stesso giorno Gesù appare prima a due discepoli che vanno a Emmaus, poi a Cefa, poi agli "undici" nel cenacolo mentre Giovanni dice che in questa prima apparizione nel cenacolo Tommaso non c'era e perciò Otto giorni dopo apparve apposta per lui.
Tali divergenze dagli specialisti vengono spiegate col fatto che i testi non sono stesure "ex novo" ma redazioni fatte con giustapposizioni di precedenti spezzoni utilizzati per la catechesi ma questo non toglie che tutta la storia della resurrezione fosse avvolta nell'impreciso e nella nebulosità. I racconti ci presentano le donne che si recano la mattina dopo il sabato a ungere il corpo di Gesù e, come se non avessero assistito la sera del venerdì alla chiusura della bocca del sepolcro con una grossa pietra, solo strada facendo se ne danno pensiero preoccupandosi di chi le avrebbe aiutate a rimuovere la grande pietra118. La cosa più strana è che esse, che a differenza dei discepoli furono sempre presenti, mostrano di non essere informate del provvedimento delle autorità che avevano sigillato il sepolcro e disposto la guardia119. Il particolare poi riferito dal Vangelo di Giovanni, cioè che il sudario fu visto "ripiegato" in un canto lontano dagli altri panni di lino, se non è dovuto alla inventiva fabulatoria, certamente indica non l'operazione di chi "risorge" in maniera trionfale dalla morte ma quella di chi penetrò nel sepolcro per prelevarne il cadavere.120 Dunque se c'è stata un'ingenuità c'è stata proprio da parte dei discepoli di Gesù, i quali turlupinati in maniera tragica dai loro scaltri avversari, hanno trovato nel loro misticismo la spinta a interpretare in modo soprannaturale il "sepolcro vuoto".
E nel misticismo si deve ricercare la chiave anche del "mistero della Sindone". Il "rapporto" delle analisi di circa 400 scienziati su tale documento compiuto per tre anni dal 1978 al 1981 porta questa conclusione: "Non abbiamo trovato nulla che escluda l'autenticità della Sindome ma non abbiamo nessuna prova che quella sia l'immagine di Gesù Cristo. La Sindone resta come è stata per secoli un mistero imperscrutabile".121 Tale mistero può essere forse risolto se si colloca nell'ambiente culturale dal quale è emerso, cioè nella mania mistica delle immagini e delle reliquie del V e VI secolo che generò vari deliri tra i quali la pretesa di possedere "una goccia" del latte con cui Maria aveva allattato Gesù e quella di possedere il suo "prepuzio" staccatogli nella circoncisione. Il misticismo ha prodotto i vari "volti" della Veronica e altri "volti santi" e anche "tante sindoni", di cui si ha notizia. Chi conosce per esperienza o per studio quello di cui è capace un cuore innamorato - e il misticismo non è che l'innamoramento prodotto dalla fede - tra l'altro quello di scrivere o dipingere col proprio sangue il nome o l'immagine della persona amata, non prova difficoltà ad accettare l'ipotesi che qualche anima o gruppo di anime innamorate siano ricorse a qualche ingegnosa tecnica per ottenere un'immagine su cui riversare i loro sentimenti. L'Enciclopedia Cattolica ci informa che il primo accenno alla Sindone come oggetto di attenzione di culto si trovava nel "Vangelo di Matteo" in aramaico tradotto da S. Girolamo in greco e in latino e da lui citato nel suo libro "De viris illustribus" per dire che "Gesù risorto apparve a Giacomo minore dopo avere dato la sindome al servo del sacerdote". Questa deve essere stata la sorgente della mania iconografica di riprodurre la figura di Gesù su lenzuoli: ne sono conosciuti diversi esemplari a Compiègne, a Besançon, a Cadouin, a Lirey: questo sembra quello osservato a Costantinopoli nel 1204 in occasione della conquista della città da parte dei Crociati. Èantica la contestazione di chi cercava di non lasciarsi influenzare dalle degeneraziòni del misticismo o di combattere lo sfruttamento lucrativo. Nel 1389 il vescovo di Troyes Pietro D'Arcy scrive una lettera di denuncia al Papa Clemente VII ad Avignone sugli abusi a scopo di lucro compiuti dai canonici di Lirey con la loro Sindone affermando che il suo predecessore aveva fatto un'inchiesa sulla sua origine e ne aveva rintracciato l'autore. Eppure i mistici non si sono mai arresi e ultimamente, nonostante il rapporto agnostico dei 400 tecnici, il gesuita americano di Chicago Francis Filas continua a ricercare (o a frabbricare) argomenti per dimostrare l'origine miracolosa della Sindone.123 Gli è stato di aiuto il tecnico elettronico Robert Hareck dell'Università della Virginia, il quale avrebbe trovato una corrispondenza perfetta del volto della Sindone con quello di una icona bizantina del V secolo già segnalata dal francese Paul Vignon nel 1939 e avrebbe confermato l'esistenza sull'occhio destro impronte di lettere uguali a quelle incise su una moneta imperiale del tempo di Tiberio, che sarebbe stata deposta secondo il costume funerario dell'epoca, e avrebbe rilevato segni sulla fronte di un nastro che doveva essere il filatterio ebraico. Ma a noi tutta questa storia appare poco seria: difatti il tecnico ha lasciato al gesuita la responsabilità di parlare di lettere "perché esse apparivano in modo non molto chiaro". Si vede che il gesuita è fissato perché già dal 1979 aveva cominciato a parlare di vedere tali lettere con una lente e perciò - dice lui - veniva "trattato da visionario". Della stessa natura è l'impronta del filatterio. E chi può stabilire la priorità della Sindone sull'icona? Come si vede il mistero resta e noi siamo convinti che il misticismo ne è il legittimo padre. L'Enciclopedia Cattolica riferisce che c'è stato qualcuno che ha tentato di riprodurre un'immagine simile avvolgendo un uomo vivo in un lenzuolo opportunamente preparato: che non abbia fatto proprio così chi ha "fabbricato" la Sindone?
Nell'ipotesi del rapimento del cadavere di Gesù la figura del giovanetto seduto sul sepolcro e del giardiniere, che dalle personalità deboli e stanche delle pie donne furono scambiate o interpretate per un angelo e per Gesù travestito, possono indicano la regia di una commedia macabra da parte dei beffatori. Anche le "forme" in cui viene "rivestito" Gesù sono piuttosto incerte. Tutte le apparizioni presentano un personaggio camuffato che viene riconosciuto con difficoltà solo in un secondo tempo. Ciò vuol dire che scatta un meccanismo psicologico che alla prima immagine sostituisce o sovrappone una seconda immagine: è il caso della Maddalena che vede prima un giardiniere; è il caso dei discepoli di Emmaus che vedono prima un viandante qualunque; è il caso del gruppo del cenacolo che crede di vedere un fantasma; è il caso degli undici il giorno dell'ascensione per il quale Matteo annota: "quando lo videro, lo adorarono. Alcuni però ebbero dei dubbi".124 Un fatto così colossale da poter costituire una vera "bomba atomica morale", da scuotere presto e subito tutto Israele e con lui tutta l'umanità poteva essere avvolto in fatti tanto incerti e tanto privati?
Oggi le autorità ecclesiastiche fanno bene ad andare con i piedi di piombo nell'esaminare i fenomeni di "apparizioni" religiose avendo acquisito l'elemento scientifico psicologico della "suggestione" collettiva. L'ultimo esempio in cui si ricorre a tale elemento è la serie di apparizioni della Madonna a un gruppo di quattro ragazze e due ragazzi a Mediugorie, in Jugoslavia, a partire dal 24 giugno 1981: il vescovo di Mostar dopo di avere studiato i fatti con l'aiuto di una commissione ha concluso che sono il frutto di "allucinazione collettiva". Sembra però che il motivo per cui si sia approdati a tale conclusione non sia tanto l'analisi del fenomeno in sé quanto la circostanza che l'apparizione darebbe "ragione" in una questione disciplinare a un gruppo di frati ribelli alle decisioni del vescovo e del loro ordine relative allo smembramento del territorio di competenza tra parrocchie. Come si vede il criterio dell'"ortodossia" è sempre quello dell'obbedienza all'autorità costituita che ha funzionato fin dal Vecchio Testamento, ed è servito ai teologi ebrei per condannare Gesù e ai teologi cristiani per discriminare santi ed eretici. I veri studiosi di tali fenomeni usano un altro criterio. Il noto studioso di Parapsicologia Emilio Sarvadio, dopo avere precisato che l'"allucinazione" è sempre un fatto individuale, in proposito continua:
"Non ci si può meravigliare che un vescovo abbia pronunciato, nei riguardi di certi fenomeni una diagnosi di tipo psichiatrico adoperando valutazioni psichiatricamente scorrette. Se si può - in certi casi sembra che si debba - parlare di "allucinazioni collettive" occorre riferirsi a fenomeni che escono bensì dal piano della "normalità" ma che non sono in sè patologici. Voglio alludere a quelle manifestazioni - più volte accertate - in cui più persone... credono di vedere l'immagine di un'altra persona... I meccanismi relativi a questo tipo di allucinazioni collettive sono tuttora mal note e oggetto di indagine, così come rimane ignota l'istanza che le può scatenare. Il sottoscritto trova perfettamente possibile che i ragazzi di Medjugorje abbiano costituito una "unità" polipsichica e altrettanto possibile che tale unità si sia posta ripetutamente in contatto con una istanza "paranormale"... "Tutto ciò - si noti - sempre a livelli di indiscutibile moralità e di ripetute esortazioni alla virtù e al bene".125
Noi riteniamo che queste valutazioni sono quelle che si debbano applicare anche al fenomeno eccezionale della resurrezione di Gesù. Cioè la realtà della resurrezione non dovette essere così evidente come fu poi presentata, rafforzata dalla continua ripetizione del racconto, stimolato dallo "sforzo" di convincere gli interlocutori. E così le pittoresche apparizioni del Vangelo di Giovanni - episodio di Tommaso e quello sul lago con la conferma di Pietro -non sarebbero che pie costruzioni fabulatorie, alle quali si dovrebbero aggiungere alcuni altri episodi narrati da Giovanni, come la resurrezione di Lazzaro. Anche il ricordo incerto della sua "assunzione" rafforza tale interpretazione: il Vangelo di Luca126 sembra porla nello stesso giorno di Pasqua; mentre gli Atti127parlano esplicitamente "dopo quaranta giorni". La convinzione della sua resurrezione dovette rafforzarsi nel ricordo dei fatti miracolosi a cui avevano assistito, dall'eccezionale messaggio di bontà e di saggezza che avevano ascoltato e dal preannuncio, da Gesù ripetuto, della sua resurrezione, dopo il martirio, ad opera di un intervento del Padre: tale potente ricordo unito alle continue letture e riflessioni bibliche a cui si erano dedicati per decifrare la corrispondenza tra Gesù e le profezie antiche, dovette fungere da esca per lo scatenarsi di nuove forze psichiche in tutto il gruppo da mettere in azione un inarrestabile movimento di speranza, di fede e di carità.
Si era realizzato così il passaggio da uno stato mentale di "cecità" a uno stato mentale di "comprensione" retrospettiva di tutta la storia di Gesù. Tale passaggio, - espressamente denunciato da Luca - indica che c'è stato un modo "nuovo" nel vedere non solo le "Scritture" ma anche la realtà da loro vissuta. Questo modo "nuovo" è stato il frutto delle loro riflessioni e delle loro meditazioni durante cinquanta giorni, cioè frutto del connubio della loro eccezionale esperienza con le antiche promesse e speranze accese dai Profeti. Così è nata la loro "illuminazione" che si è concentrata nella interpretazione della morte di Gesù nella prospettiva redentiva secondo l'immagine del giusto biblico e del "servo sofferente di Jahvè" di Isaia, al quale Gesù stesso si era assimilato, assumendo su di sé i peccati di tutti.
Si può cogliere lo sforzo della loro ingenuità nello stiracchiamento di tanti testi delle Scritture antiche applicandoli come realizzati in Gesù. Solo un esempio tra tanti perché se ne potrebbe fare un floriligio. Nel suo primo discorso128 il giorno di Pentecoste Pietro applica alla resurrezione di Gesù le parole del Salmo 16 dove evidentemente l'autore, Davide, ringrazia Dio di averlo aiutato a sfuggire da mortali pericoli non permettendo che la vita del suo devoto (Pietro traduce Unto) vada in preda alla corruzione del regno della morte (inferno). Anche nel Salmo 110, dove l'autore con linguaggio poetico parla delle prodezze di un capo militare (signore) favorito dalla "destra" di Dio (potenza), Pietro ci vede una "ispirazione" dello Spirito Santo con cui viene "prevista" la resurrezione di Gesù con una sottile argomentazione teologica:
finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi"
Tale interpretazione deve essere stato uno dei loro cavalli di battaglia, difatti nelle narrazioni evangeliche sinottiche viene posto in bocca anche a Gesù nelle sue polemiche con gli avversari.129
Così è nato il "modo nuovo" di "leggere" i Profeti e la storia di Gesù. Tale modo "nuovo" ha creato il personaggio sublime della loro fede che nella realtà deve essere stato di proporzioni molto più modeste. Gli incerti e vaghi accenni dei libri profetici sulla resurrezione del messia uniti alle incerte forme con cui è stato rivisto vivo Gesù crearono il miracolo della loro convinzione o fede. E certamente i "testimoni" della resurrezione sono degni della più alta considerazione per la lotta coraggiosa sostenuta per diffondere la loro convinzione, anche se la loro morte violenta - come dei resto quella di Gesù - non è da ritenersi una vera e propria "testimonianza" o "martirio" nel senso epistemologico, cioè una scelta fatta a testimonianza della verità e di fronte a un "aut-aut" o a un dilemma, ma dal punto di vista filosofico è da considerarsi una conseguenza inevitabile di una attività propagandistica di una fede ideologica.
Nel movimento viene coinvolto lo stesso capo della polizia della repressione da parte della comunità ufficiale ebraica, Saulo, il cui "stimolo di Satana" di cui si lamenta a più riprese nelle sue lettere, doveva essere qualche cosa di natura epilettoide che spiega abbastanza bene il tramortimento che lo colse "verso mezzogiorno", effetto del caldo, della stanchezza ed eccitazione. L'episodio della via di Damasco dovette essere qualche cosa come un'allucinazione causata da un colpo di sole o di calore su un organismo già predisposto da attacchi di natura epilettoide e sottoposto ad eccessivo affaticamento oltre che fisico anche morale, per le scene di polemiche e di resistenza delle sue vittime la cui sola colpa era la loro fede incrollabile in quel Gesù che aveva sconvolto la Palestina con la sua tragica storia. Tutto l'episodio deve essere stato interpretato dall'interessato in maniera molto soggettiva e soprannaturale mentre non era stato che un terribile choc sotto il quale aveva perso anche la vista, che gli ritornò riacquistando la serenità nella casa di Anania, riconciliandosi con i suoi perseguitati. Il ricordo di tale episodio in lui stesso resta alquanto confuso; difatti nelle due relazioni che egli fa negli Atti mentre lui sente la celebre apostrofe "Saulo, Saulo perché mi perseguiti?", i suoi compagni in una "sentono la voce senza vedere nulla"129 e in un'altra "vedono una luce ma non sentono nulla".130Eppure su tale episodio poggia tutta la fede di Saulo, detto poi Paolo, sulla ressurezione di Gesù, sulla cui dottrina verrà messo al corrente dalla comunità cristiana di Damasco di cui doveva essere capo Anania, e sarà il punto fondamentale da cui decollerà sulle ali del misticismo in una inesauribile speculazione metafisica:
"Se Cristo non è risuscitato vana è la nostra predicazione e vana la vostra fede, e si scopre che noi abbiamo dato a Dio una falsa testimonianza, avendo noi attestato che Dio ha risuscitato Cristo mentre non lo avrebbe fatto risuscitare".131
Paolo è venuto a conoscenza delle apparizioni di Gesù dagli altri discepoli ma la sua conoscenza dà segni di "fabulazione" perché già al tempo della stesura della I lettera ai Corinti (anni 50) gli "undici" di Matteo dell'apparizione di Galilea sono diventati 500 132: nessun Evangelista conosce un'apparizione così spettacolare, ché se fosse veramente avvenuta tutti ne avrebbero parlato.
I nuovi fatti miracolosi operati per lo più da Pietro e da Saulo, uniti a quelli operati da Gesù e la dottrina di un nuovo umanesimo fatto di amore universale, di fratellanza, di desiderio di giustizia e di libertà, il tutto unito alla convinzione dell'imminenza della fine del mondo e della resurrezione generale, fungono da forza propellente del movimento cristiano, inarrestabile tra i "semplici" e rifiutato dai "sapienti", seguito dai pagani e ostracizzato come eresia dal mondo ebraico. Il quale mondo ebraico sembra lo abbia rifiutato ben a ragione, se si pensa che dopo tante promesse e attese di un Messia durante più di un millennio, solo un gruppo sparuto di uomini privati avrebbe avuto il privilegio di essere stato "preordinato" a fungere da "testimone" per tutta la nazione 133! Qui sta la vera sorgente della tragedia di Gesù e del popolo Ebreo. È il problema mai risolto dell'accreditamento, di fronte ai Capi della nazione, dei cosiddetti inviati di Dio. Il Dio che nei Libri Sacri si attribuisce il potere di avere in mano il cuore degli uomini non è stato capace di usare i mezzi adeguati per accreditare il suo Unto davanti agli occhi del suo popolo eletto. A noi appare veramente meschina, quasi bambinesca, la trovata dei cristiani registrata nei Vangeli134, quella di attribuire a "invidia" la tragica impotenza dei Capi che risolvono in maniera negativa l'enigma di Gesù giudicandolo un "falso profeta" secondo le loro Scritture135 e come tale lo consegnano al potere romano per essere eliminato.
Eppure per la parte più oppressa dell'umanità Gesù impiccato sulla croce dello schiavo diventava presto simbolo di speranza e di riscossa, e la croce segno di schiavitù diventa segno di liberazione. Engels in qualche modo aveva visto giusto quando in un articolo del 1895 cerca di spiegare la rapida diffusione del Cristianesimo come una risposta degli oppressi a una proposta di speranza, i quali però alla fine disperando nella liberazione terrena ripongono la loro speranza solo in una liberazione ultraterrena. Ma se Engels spiega abbastanza bene la sua diffusione non spiega affatto la sua origine, la quale può trovare una spiegazione adeguata solo valorizzando l'elemento miracoloso che trova a sua volta la spiegazione adeguata nelle forze parapsicologiche, come tutti gli altri fenomeni miracolosi (contenuti anche fuori del Cristianesimo).
Abbiamo avvertito al principio che non abbiamo la pretesa che la nostra ricostruzione della genesi della convinzione di Gesù e dei discepoli corrisponda perfettamente alla "verità-realtà". Tuttuavia essa mostra ancora una volta che "la ragione pura", scegliendo opportunamente le sue argomentazioni, può "dimostrare" con verosomiglianza ogni tesi e anche la sua opposta, come aveva scoperto e avvertito Kant. L'ultima parola pertanto la possono dire solo i fatti, non la "metafisica", come abbiamo sufficientemente messo in chiaro.
Due fatti incontestabili li abbiamo messi già in evidenza:1-Gesù è stato falsificato dalla storia in quanto la "sua Chiesa" fondata sulla "roccia" della fede di Pietro, che cioè lui fosse il Messia, è "venuta meno" dal messaggio che lui le aveva consegnato mostrando chiaramente di essere un organismo solamente umano senza nessuna "presenza" divina che ne avrebbe dovuto garantire non tanto l'infallibilità didattica, quanto l'indefettibilità dalla "saggezza" evangelica che si condensa tutta nell'amore per l'uomo;2-la precedente falsificazione si somma all'altra falsificazione storica dell'assicurazione dell'imminenza dell'avvento del Regno di Dio in maniera spettacolare col giudizio finale dei vivi e dei morti presieduto da lui entro la sua generazione.Però è un fatto anche l'innegabilità dell'elemento miracoloso nella genesi del Cristianesimo.Questi tre fatti ci pongono nella necessità di non potere accettare la spiegazione dei fatti miracolosi nell'assurda impostazione della metafisica teologica e nello stesso tempo di dover riconoscere di trovarci di fronte a una "realtà misteriosa", vero "enigma della sfinge", che dovremo cercare di scoprire per quello che è a noi possibile con pazienza e amore, aiutati dal debole lume della "Lanterna di Diogene".
La falsificazione della tesi teologica della cristologia tradizionale restituisce una certa consistenza anche alla tesi delle autorità di Gerusalemme - registrata da Matteo136 - secondo la quale sarebbero stati i discepoli di Gesù a sottrarre il suo cadavere dal sepolcro. Tale tesi viene riportata attualmente da Carlo Buldrini e trova appoggio nel fatto che nel medio Oriente, e precisamente in Afghanistan, in Iran, in Pakistan e in India, esiste una tradizione orale, scritta e archeologica che testimonia una successiva vita, attività e morte di Gesù. È una tradizione che difficilmente può essere spiegata se non ricorrendo all'ipotesi, come fa Buldrini, che la sottrazione del cadavere non sarebbe da attribuirsi al "gruppo apostolico" dei discepoli, del resto tutti eroicamente latitanti, ma al "gruppo di ammiratori esterni" rappresentati da Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, membri del Sinedrio, che intervennero per avere l'autorizzazione di Pilato per deporre il corpo di Gesù dalla croce. Secondo questa ipotesi Gesù sarebbe morto solo apparentemente e all'atto della deposizione avrebbe dato segni di rianimazione, perciò sarebbe stato curato sommariamente, deposto momentaneamente nella cripta sepolcrale di Giuseppe d'Arimatea sita lì vicino e successivamente aiutato a mettersi in salvo. Questa rianimazione sarebbe stata poi interpretata dal "gruppo apostolico" come "resurrezione" per intervento di Dio. Il resto dello sviluppo teologico sarebbe avvenuto per opera della suggestione e della fabulazione137 Noi siamo del parere che un enigma così complesso difficilmente può trovare una soluzione convincente senza una "escussione dei testi" di tipo giudiziario, cosa impossibile.La prospettiva da noi avanzata per comprendere l'enigma di Gesù, tiene conto del genio particolare della stirpe da cui Gesù emanava, nel senso genetico e culturale del termine, quella ebraica, portatrice di un fenomeno psichico in maniera macroscopica. Questo piccolo popolo deve portare nella sua radice biologica ciò che ha prodotto la serie più strabiliante di "geni umani", che nell'antichità annovera i Profeti del Vecchio Testamento, nel Nuovo Gesù e gli Apostoli, e nell'età moderna - a mano a mano che è venuto niacquistando il respiro di una libera espressione - una fioritura di ingegni che sono diventati il lievito della storia umana: Maimonide, Spinoza, Marx, Freud, Planck, Bergson, Enstein, Marcuse, Krebs sono alcuni nomi della nuova generazione di "profeti". C'è di che riflettere: una statistica ha potuto concludere che su 67 americani che tra il 1910 e il 1965 hanno ottenuto il premio Nobel, 18 sono ebrei, cioè il 3% della popolazione ha prodotto il 27% di Nobel. E un fenomeno culturale che fa "saltare" non solo qualunque statistica ma qualunque tentativo di spiegazione sociologica".138 Al fenomeno "profetico" antico è stata data la spiegazione religiosa trascendente; al fenomeno "profetico" moderno quale spiegazione si può dare che per lo più si oppone a quella spiegazione? Sembra che il fenomeno moderno illumini quello antico e ci costringe a ricercare una spiegazione biologica e psicologica.
I Profeti di Israele antichi sono stati i primi a iniziare la "filosofia della storia" facendo dell'una e dell'altra una teologia. Geniali e immortali per i fatti miracolosi e per i "canti poetici", sono dei grandissimi illusi nella filosofia e nella teologia per essersi, del resto come tutti i filosofi loro contemporanei, avviati nei sentieri del misticismo metafisico. La storia di schiavitù e di oppressione del loro popolo ha fatto concepire una speranza di liberazione attraverso un personaggio misterioso la cui apparizione sarebbe stata la realizzazione di tutte le promesse del Dio di Israele, Jahvè, il Dio vivente, reale, vero, contrapposto agli "dei finti", falsi, degli altri popoli. Possiamo sviluppare il concetto espresso dal Tasso in un meraviglioso verso della "Gerusalemme liberata":
"la terra-simili a sé gli abitator produce".139La Palestina ha prodotto, per la sua configurazione geografica aperta alle invasioni di tutti i grandi imperi d'oriente, un popolo oppresso e la sua condizione di oppresso ha prodotto la speranza di un liberatore, il Messia. Tutta la produzione letteraria ebraica, dal Genesi in poi, è in continuo canto di speranza alla fedeltà e alla verità della parola del loro Dio. Anche le puntuali inadempienze del "Dio degli eserciti" alla sua parola, perché le oppressioni si sono puntualmente ripetute, si sono ostinati a interpretarle metafisicamente come "castighi pedagogici" alle infedeltà del popolo verso il suo Dio: un vero circolo vizioso! Dio punisce il suo Popolo con invasioni e oppressioni straniere per le sue infedeltà ai patti fatti con lui. Strano modo di ragionare di chi era prigioniero di una concezione filosofica dipendente dalla teologia. Ma la loro concezione è stata "falsificata" dalla storia come è stata falsificata la concezione teologica cristiana da essa derivata.
Una cosa resta dunque certa: la falsificazione della tesi teologica. L'eroico comportamento degli Apostoli e dei loro compagni e seguaci che sacrificarono la loro vita per la loro convinzione che Gesù fosse risorto, trova spiegazione, oltre a quanto già abbiamo detto, moltissimo e in maniera decisiva nella minaccia, sempre presente alla loro coscienza, pronunciata da Gesù, cioè che chi non avrebbe confessato di conoscerlo come Messia davanti agli uomini non sarebbe stato riconosciuto neanche da lui nell'imminente solenne avvento del Regno di Dio. È la continuazione del grossolano terrorismo teologico presente in tutte le religioni antiche e in particolare nel Vecchio Testamento, e nelle religioni moderne agisce in maniera più sottile con la preoccupazione della salvezza dell'anima che verrebbe compromessa non tanto dalle opere, ma dal solo "dubbio volontario".La fede è l'elemento decisivo non solo per gli Apostoli ma anche per i martiri maccabei, per i martiri giapponesi (kamikaze), per i martiri buddisti (autobruciati) e per i martiri islamici (terroristi suicidi). Tuttavia di fronte all'eroico comportamento degli apostoli e dei loro compagni e seguaci, sta l'inversione dei ruoli compiuta dai loro successori, i quali, sostenuti dalla coscienza del loro dovere, durante la massima egemonia della Chiesa sacrificarono non la propria vita, ma quella di chi non accettava il loro insegnamento e la loro autorità, in contraddizione al codice morale di partenza che aveva fatto nascere e prosperare il movimento cristiano. Tale contraddizione, avvertita da chi ha un minimo di sensibilità morale e di libertà di pensiero, denuncia in modo clamoroso il vuoto d'azione del creduto Capo invisibile sui Capi visibili, così solennemente garantita dai documenti biblici, e ci obbliga a porci, come abbiamo fatto, la fatale domanda:la fede degli Apostoli è nata dalla realtà della resurrezione di Gesù o da una loro illusione? Alla luce della Lanterna di Diogene, cioè del setaccio critico dell'intelligenza, la risposta è indubbia:come la Chiesa per il suo contraddittorio comportamento appare un tempio vuoto e solo per mistiche e metafisiche suggestioni ci si può convicere che sia abitata da una Guida Divina, così il sepolcro vuoto di Gesù solo per mistiche e metafisiche suggestioni poté apparire agli Apostoli il luogo del suo soprannaturale risveglio.Ci restano in mano due verità indiscutibili: una "verità positiva", e cioè che gli Apostoli con la loro vita e la loro morte hanno testimoniato la verità del loro "linguaggio", cioè che la loro predicazione corrispondeva alla loro fede ed erano quindi testimoni veraci; e una "verità negativa", cioè che gli Apostoli avevano una fede che non corrispondeva alla realtà ed erano quindi dei testimoni illusi.___________________________________Giovanni, 6, 272-Cfr. 20 Samuele 6, 6-7; I Cronache 22; Atti 554-Matteo 25, 31 segg.3-Giovanni 2, 234-Giovanni 4, 545~Marco 3, 20-226-Marco 6, 67-Marco 3, 208-Matteo 21, 18- Marco 11, 129-Matteo 21, 2010-Matteo 17, 2011-Atti 3, 5-612-Atti 14, 913-Il Tempo del 16/1/8014- Marco 5, 1-2015-Luca 4, 1416-Luca 12, 4917-Luca 12, 5118-Matteo 5, 29-3019-Matteo 5, 3920-Matteo 5, 40-4221-Matteo 5, 3722-Matteo 5, 4123Matte0 5, 3324-Matteo 8, 2025Matteo 10, 34-3926-Matteo 11, 28-3027-Matteo 15, 1128-Matteo 16, 1829-Matteo 8, 2220-Luca 9, 61-6231-Luca 10, 1832-Luca 11, 2333-Luca 20, 2534-Matteo 18, 335-Matteo 18, 1-736-Matteo.18, 21-2237-Matteo 19, 638-Matteo 19, 1239-Matteo 19, 2440-Matteo 19, 2941-Matteo 20.1642-Matteo 20, 2743-Matteo 21, 1344-Matteo 22, 1445-Matteo 23, 1246-Matteo 23, 947-Matteo 23, 2748-Matteo 24, 2749-Matteo 24, 3550-Matteo 26, 6451-Matteo 11, 20 segg~52-Matteo 23, 13 segg.53-Matteo 5, 3 segg.54-Matteo 25, 31 segg.55-Luca 9, 3556-Giovannì 6, 2757-Genesi 49, 1058-Daniele cap.7 e 859-Cfr. "Astra" del Corriere della Sera art. "Chi era Gesù" Gennaio 198160-Matteo 3, 761-Matteo 3, 762-Marco 1, 1563-Matteo 10, 5-4064-Matteo 19, 2765-Matteo 10, 2366-Luca 6, 2067-Luca 6, 3568-Matteo 17, 1069-Luca 18, 170-Luca 18, 2971-Matteo 19, 672-Luca 13, 2673-Marco 8, 34-3874-Marco 9, 175-Luca 17, 2O~2176-Matteo 13, 44-4577-Marco 11, 2778-Matteo 10, 579-Matteo 15, 2480-Atti 10, 11, 1381-Atti 1, 882-Matteo 28, 1983-Matteo 21, Marco 12, Luca 2084-Atti 13, 46; 1; 14, 1:17, 2; 19, 8 22, 2 ecc.85- I Tessalocinesi 4, 1386- Te~sahnoce>i 2, 1287-Ebrei 10, 25 e 3788-lsaia 26, 2089-Abacuc 2, 3-4
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