CAPITOLO VI

IL PAPATO SI APPROPRIA DEL POTERE POLITICO

E DIVENTA SORGENTE DI CORRUZIONE

PER TUTTO L’OCCIDENTE

 

 

 

1-I Papi si oppongono al progetto del longobardi Liutprando, Achis e Astolfo di unificare l’Italia

 

 

Il Regno Longobardo dopo un periodo di anarchia di circa sessant’anni iniziato col Re Ariperto nipote di Teodolinda, riprese con Liutprando nel 714 un periodo di slancio con la mira addirittura di riunire l'Italia politicamente e amministrativamente come i Re Franchi avevano riunita la Gallia. Questa aspirazione esigeva la sottomissione dei numerosi Ducati longobardi e bizantini e l’eliminazione del potere imperiale bizantino. Liutprando prese l'occasione delle ribellioni suscitate anche in Italia dall'inizio della riforma iconoclasta di Leone III: si dichiarò difensore degli iconoduli ( devoti delle immagini) e favorevole alla posizione assunta da Papa Gregorio II; invase l'Emilia e la Romagna; assediò Ravenna sede dell'Esarca Bizantino spingendosi fino ad Ancona e occupando addirittura Narni e Sutri. Ma non si era reso conto che gli immensi domini che da oltre un secolo la Chiesa di Roma amministrava in larga parte dell’Italia Centrale impedivano a Papa Gregorio II di accettare la sua aspirazione: difatti dal tempo della Prammatica Sanzione giustinianea del 555 il Papa in quei domini nominava gli alti funzionari, controllava i loro conti e li faceva deferire al suo tribunale in caso di malversazione.Il Papa, in qualità di amministratore, si occupava nel Ducato di Roma di un' infinità di affari come dei riforninenti di viveri, della costruzione di ponti, di strade, di mura e addirittura di stabilimenti di bagni. Il Papa come Capo Militare aveva un piccolo esercito che si accresceva per difendere i suoi possedimenti a mano a mano che i Bizantini si ritiravano. Per tutto questo e altro ancora Gregorio II si oppose all'unità d'Italia perseguita da Liutprando e perciò patrocinò contro di lui una coalizione con l'Esarcato e i Ducati di Spoleto e di Benevento e fece retrocedere Liutprando che col suo esercito era arrivato fino ai "campi di Nerone"alle porte di Roma:Liutprando obbedì donandogli Sutri. Anche Gregorio III, che successe a Gregorio II nel 732, si oppose alle intenzioni di Liutprando, il quale però riprese la sua lotta nel 734 assalendo Ravenna ma non riuscì a impadronirsene per l'aiuto dei Veneziani all'Esarcato.

 

Che Liutprando fosse consapevole dei problemi dell'Occidente si desume dal fatto che nel 737-738, dopo essersi associato suo nipote Ildebrando nel Regno, accorse in aiuto del Re franco Carlo Martello che era alle prese coi Mussulmani e già li aveva vinti nel 732 a Poitier e ora li stava cacciando definitivamente dalla Provenza. Ritornato dalla Provenza, Lìutprando riprese la lotta contro Trasimondo Duca di Spoleto, che insieme al Duca di Benevento, con l'appoggio di Papa Gregorio III, si era ribellato. Trasimondo, vinto, si rifugiò dal Papa e al rifiuto del Papa di consegnarglielo, Lìutprando riprendeva una terza spedizione nel 739 portando la minaccia fin sotto le mura di Roma ma desistette obbedendo al Papa pur sapendo che il Papa aveva chiamato in aiuto Carlo Martello che essendo amico di Litprando neppure gli rispose.

 

L'attaccamento dei Papi ai loro domini indusse anche il successore di Gregorio III, Papa Zaccaria, diventato Papa nel 741, a opporsi ai disegni di Liutprando, il quale dopo aver vinti e sostituiti i Duchi di Spoleto e di Benevento con due suoi nipoti, si incontrò col nuovo Papa nel 742 a Terni e gli offrì le ultime terre tolte ai Bizantini:Orte, Bomarzo, Blera e Amelia. Liutprando morì nel 744 e non riuscì a realizzare l'unificazione d'Italia per l'eccessivo rispetto verso il Papa e perché il Papa perseguiva un altro disegno, che era quello proposto dagli interpreti della Città di Dio di S.Agostino che consisteva nella fusione del Potere Civile e del Potere Religioso. Il più autorevole di questa dottrina fu S.Isidoro Arcivescovo di Siviglia (morto nel 636), che con la sua opera enciclopedica Etimologie era divenuto l'educatore della Chiesa del suo tempo e delle generazioni successive. In quest'opera si leggeva:

 

"I Principi del secolo occupano talvolta le vette del Potere della Chiesa per proteggere con la loro potenza la disciplina ecclesiastica. Del resto, nella Chiesa questi Poteri non sarebbero necessari se non imponessero col terrore ciò che i preti non sono capaci di far prevalere con la parola".

 

Come si vede, per S.Isidoro nella "Repubblica Cristiana" la fusione del Potere Civile e del Potere Religioso era cosa necessaria per imporre la dottrina cristiana che non si può attuare con la sola parola. Siamo alla Teocrazia dell'Antico Popolo Ebreo e di tutti i Popoli Islanici o al Cesaropapismo inverso a quello attuato da Costantino e continuato dagli Imperatori bizantini e dai Re Ariani anche quando sono diventati cattolici. Per attuare tale teocrazia o cesaropopismo i Papi hanno fatto un abuso della devozione che i Re longobardi acevano verso il successore di S. Pietro come rappresentante di Gesù. Liutprando tre volte ha ceduto davanti alla venerata persona prima di Gregono II, poi di Gregorio III e poi di Zaccaria, facendo addirittura delle donazioni di ulteriori domini.Tale abuso diventò patetico con Rachis, Duca del Friuli dal 736 al 744, valoroso collaboratore di Liutprando, a cui fu chiamato a succedere in sostituzione del giovane nipote Ildebrando che regnò solo dal Gennaio all'Agosto del 744: Rachis riprese a perseguire l'aspirazione per la quale aveva combattuto col suo amico continuando la guerra contro i Bizantini ma durante l'assedio di Perugia ricevette la visita di Papa Zaccaria in persona che convinse lui , uomo pio, non solo a desistere dal suo intento di fare l'unità d'Italia ma anche a deporre la corona regale e a farsi prete e convinse la moglie e i figli a entrare in convento. Rachis andò a Roma e prima di essere fatto prete dal Papa gli fece altre prodigali donazioni e poi nel 749 si ritirò a fare il monaco a Montecassino. Gli successe suo fratello Astolfo.

 

Però Astolfo, pur professandosi cattolico, era meno devoto di suo fratello Rachis, e si occupò di più a mettere ordine nella penisola italiana: nel 751 occupò Ravenna con le terre dell’Esarcato e poi cominciò a invadere anche le terre donate al Papa. A Zaccaria era successo Papa Stefano II che eletto canonicamente però non fu consacrato perché morì tre mesi dopo nel Marzo 752 prima dell’approvazione bizantina, perciò l’effettivo successore di Zaccaria fu Stefano Il "bis", di nobile famiglia che già era stato collaboratore di Zaccaria. Il nuovo Papa, di fronte alla decisa volontà di Astolfo, volendo conservare il "Patrimonio di S.Pietro" e non potendo invocare l'aiuto dell' Imperatore Costantino V col quale era in contrasto per la questione dell'iconoclastia, andò ad incontrare Astolfo a Pavia per indurlo a un accordo ma inutilmente. Perciò si rivolse a Pipino Re dei Franchi, per rinnovare quel patto che si era stabilito tra la Chiesa e Clodoveo all'inizio del secolo VI e che le complicate vicissitudini dei suoi discendenti, detti Re Fannulloni, avevano fatto dimenticare.

 

Difatti Pipino non era discendente dei Re Merovingi ma di una serie di Maggiordomi dei Re Franchi:il più importante fu Pipino d'Héristal che nel 687 con la battaglia di Tertry sottomise i tre Regni Franchi di Ausrtasia, di Neustria e di Borgogna.Quando morì nel 714 avrebbe dovuto succedergli come Maggiordomo suo nipote Teodoaldo di sei anni, perché senza figli legittimi, ma il suo figlio illegittimo Carlo Martello di 29 anni si impose con le armi fino a rendersi capo assoluto del Regno Franco sempre come Maggiordomo combattendo valorosamente anche contro i Mussulmani. Carlo Martello nel 737 non volle dare un successore a Teodorico IV e alla sua morte spartì il suo potere di Maggiordomo tra i suoi due i figli Carlomanno e Pipino, detto il Breve da due cronisti nel secolo successivo raccontado una leggendaria lotta di Pipino con un leone e un toro.

 

Carlomanno e Pipino decisero di restaurare la Monarchia Merovingia nel 743 con Childerico III, Re solo di nome. Nel 747 Pipino restò unico Maggiordomo perché suo fratello Carlomanno rinunciò a tutto per andare a fondare un monastero sul Monte Soratte e poi a fare il monaco a Montecassino. Pipino, come suo padre, collaborò con S.Bonifacio per l'evangelizzazione dei Germani e gli affidò anche la riforma del Clero franco ma non gli consentì di stabilire una sede metropolitana alle dipendenze dirette del Papa. Nel 751, col consenso di Papa Zaccaria. compì il sopruso di deporre Childerico III e si fece eleggere Re dall'Assemblea dei Grandi a Soissons e consacrare, pare, da S.Bonifacio, cominciando a chiamarsi "Pipino per grazia di Dio Re dei Franchi". A lui nel 753 si rivolse Papa Srefano II per chiedergli aiuto contro Astolfo:si incontrarono a Ponthion nel 754 dove ci fu una prima intesa, poi si trasferirono a Kiercy dove definirono i patti che furono redatti in un documento la cui autenticità è messa in dubbio dagli Storici e che viene chiamata Promissivo Carisiaca dal nome latino del luogo dove avvenne l'accordo. Per quest'accordo Stefano II il 27 Luglio 754 riconsacrava Pipino Re dei Franchi trasferendogli il titolo di Patrizio Romano, titolo che era degli Esarchi di Ravenna rappresentanti dell’Imperatore di Costantinopoli e che comportava l'obbligo di difendere Roma Sede del Papa. Pipino con tale investitura, da trasmettere ai suoi due figli Carlo di 12 anni e Carlomanno di 3 anni, si assumeva l'obbligo di scendere in Italia per togliere ad Astolfo i territori occupati appartenenti all'Esarcato e il "Patrimonio di S.Pietro" per restituirli tutti al Papa: i territori andavano dall’lstria al Ducato di Benevento compresa la Corsica. La giustificazione di questo Trattato era basata soprattutto nel diritto che il Papa vantava non solo sulle terre da lui possedute ma anche su quelle che gli erano state sottratte dopo che l'Imperatore Costantino, stabilendosi a Bisanzio, aveva lasciato erede di tutto l'Occidente il Vescovo di Roma: tale diritto veniva dimostrato dal documento chiamato Donazione di Costantino, che Stefano II aveva fatto redigere dalla sua Cancelleria codificando una leggenda senza fondamento, ingannando così con Pipino tutto il Medioevo come si desume da quanto dice Dante a cocnclusione dell’ episodio di Bonifacio VIII nel Canto XIX dell’Inferno:

 

Ahi Costantin, di quanto mal fu matre

non la tua conversion, ma quella dote

che da te prese il primo ricco patre!

 

Il documento fu dimostrato falso nel secolo XV dagli umanisti Cardinale Nicolò Cusano e Lorenzo Valla: Valla pubblicò nel 1440 lo studio Della falsa donazione di Costantino convalidato da tutti gli Storici perché pieno di incoerenti assurdità linguistiche, giuridiche e storiche. Tuttavia i Papi continuarono a mantenere il loro Potere Politico basato sul possesso deprecato non solo da Dante ma da tutti i grandi personaggi della storia italiana.La vera motivazione del Trattato è nella volontà della Curia Romana di appropriarsi del Potere Politico a danno dell’Inperatore Orientale e nella volontà di Pipino di legittimare la sua usurpazione del Potere in Francia.

 

Secondo l'accordo, Pipino scese in Italia col suo esercito: assediò Astolfo a Pavia, lo costrinse a pagargli un tributo e a promettere di consegnare al Papa tutti i territori stabiliti e ripassò le Alpi. Poiché Astolfo non mantenne la promessa tornando ad assediare Roma il 1° Gennaio 756, Pipino subito ridiscese in Italia, lo costrinse a cedere a lui stesso i territori e lui stesso li restituì alla "Repubblica Romana", creando così il Papa vero Sovrano territoriale. L’Abbate di S.Dionigi, Fuldrado, andò a deporre solennemente sulla tomba di S.Pietro i documenti e le chiavi delle città cedute. L'Imperatore bizantino Costantino V tentò invano di protestare. Astolfo rimase Re della sola Lombardia e di poche altre terre: la sua memoria fu vituperata come un nemico della Chiesa mentre era un cattolico praticante e voleva, come suo padre Liutprando, fare dell'Italia un Regno Longobardo cattolico, come nella Gallia era il Regno cattolico Franco. Dal 757 gli Atti del Papa cessarono di essere datati secondo il regno degli Imperatori bizantini ma secondo il proprio e quello dei Franchi.

 

Questo fu l’inizio abusivo sotto tutti gli aspetti del Potere Temporale o Politico del Papa. E sembra strana la valutazione che fa Daniel Rops a pag.196 del Il volume dove parla dell' alleanza stabilita tra la Chiesa e il Regno Franco al tempo di Clodoveo:

 

"Qualunque sia il giudizio che si possa dare su questa associazione della Parola d'Amore e della violenza militare, è evidente che, in questi tempi barbari, solo questa alleanza poteva costituire il fondamento del nuovo ordine. E l'averlo compreso è la maggior gloria di Clodoveo".

 

Quale "ordine nuovo"? Daniel Rops usa il linguaggio andato di moda al tempo dei totalitarismi del XX secolo. Ogni ideologia ha il suo "ordine": la Chiesa è nata da una ideologia teologica totalitaria e ha cominciato a realizzarla escludedo ogni altra alleandosi prima con Costantino contro la vecchia religione, poi con Codoveo per combattere l'Arianesimo, poi col Re franco Pipino per mantenere il potere amministrativo acquisito per ragioni di assistenza caritatevole sulle terre romane dopo lo sfacelo dell' Impero in Occidente e perseguito anche quando poteva essere ricostituito autonomo dai cattolici Liutprando e Astolfo. Il giudizio non può essere che negativo: l'alleanza della Chiesa con il potere militare, prima con Costantino, poi con Clodoveo e ora con Pipino, è stata la sorgente delle più gravi iatture per la storia d'Italia, d'Europea e del resto del mondo ma soprattutto per la storia del Cristianesimo. La creazione del Regno Politico del Papa è il più grande errore che i rappresentanti di Gesù abbiano commesso, non solo perché è stato fatto fraudolentemente, ma perché fu la causa degenerativa del Papato e di tutta la Chiesa: questo è stato uno dei momenti, dopo quello di Costantino, in cui il vero Capo della Chiesa Gesù, secondo la teologia, avrebbe dovuto far sentire la sua influenza per mantenere la coerenza col metodo da lui indicato nel diffondere il suo messaggio. La Prima Lettera di Pietro 1, 24 dice:

 

"Secca l'erba e cade il fiore ma la parola di Dio rimane sempre.Tale è la parola che vi fu annunziata"

 

In queste vicende invece la parola di Gesù userebbe la violenza. L'unica conclusione da trarre è che la "natura divina" attribuitagli è stata una evidente illusione ed è uguale alla divinizzazione di tanti altri personaggi di tutta l'antichità,

 

Partendo da un nizio inquinato, il Potere Politico della Chiesa, che si autodefinisce "rappresentante di Dio", non fa che accumulare una temibile potenza, circondata di fasto e di ricchezza, generatrice di competizione per i figli dell'alta nobiltà, con corruzione, simonia e repressione dei movimenti che richiamano alla povertà evangelica e condannati come eretici. Questa abnorme situazione viene espressa da Dante nel XVI Canto del Purgatorio facendo dire a Marco Lombardo:

 

Dì oggimai che la Chiesa di Roma

per confondere in sé due reggimenti

cade nel fango e sé brutta e la soma.

 

E nel Canto XIX dell’Inferno a conclusione dell’ episodio di Bonifacio VIII inveisce:

 

Di voi pastori s’accorse il Vangelista

Quando colei che siede sopra l'acque

puttaneggiar coi regi a lui fu vista.

 

Questo "puttaneggiare coi regi" si rivela fin dal principio. Stefano II, dopo avere ottenuto fraudolentemente da Pipino il riconoscimento regio sulle terre strappate ad Astolfo e all’Imperatore d’Oriente, subito"puttaneggia" col longobardo Desiderio, Duca della Tuscia o Toscana che diventa Re dei Longobardi succedendo ad Astolfo nel 756 dietro consiglio dell'Abbate Fuldrado consigliere di Pipino e col favore che si fece promettere altre terre, contro Rachis, fratello di Astolfo, che era uscìto da Montecassino per rivendicare i suoi diritti di famiglia e fu fatto tornare in monastero. Ma Desiderio voleva continuare il progetto di Liutprando e di Astolfo e per questo cercò di amicarsi i vicini dando loro in matrimonio, delle sue quattro figlie, una al Duca di Benevento, un’altra al Duca di Baviera, una terza a Carlo primo figlio di Pipino e una quarta al secondo, Carlomanno.

 

Il Papato, diventato un Regno come tutti gli altri, diventò subito preda delle ambizioni delle casate principesche. Già il suo fondatore Stefano II non era che un ambizioso nobile romano. Alla sua morte avvenuta il 25 Aprile 757 , subito Roma cominciò a dividersi in due partiti poltici, uno a favore dei Bizantini e l’altro a favore dei Franchi:quello bizantino elesse l’Arcidiacono Teofilatto, quello franco elesse Paolo fratello di Stefano II. Teofialtto chiese aiuto all’Imperatore di Oriente Costantino Copronimo iconoclasta e al Re Longobardo Desiderio;Paolo I ricorse all’aiuto di Pipino al quale comunicava la sua elezione e dal quale fu inviata una lettera alla Nobiltà Romana in suo sostegno.Dopo varie vicende Pipino consigliò Paolo I a venire ad accomodamenti con Desiderio.

 

Alla morte di Paolo I avvenuta il 28 Giugno 767 il Duca Totone di Nepi insediò a forza sul trono papale il proprio fratello Costantino: ordinato Vescovo dall’intimidito Vescovo di Palestrina, nel Luglio 767 di domenica scortato da una schiera di armati penetrò nella Basilica Vaticana e costrinse il Vescovo di Preneste assistito da altri due vesscovi a consacrarlo Papa.Ma Cristoforo, potente Primicerio laico di Stefano II e di Paolo I, intervenne con suo figlio Sergio e con l’aiuto militare del Duca di Spoleto si recò a Pavia a chiedere aiuto a Desiderio, il quale mise a disposizione loro un esercito a condizione che venisse eletto il suo favorito il Diacono Filippo. l 28 Luglio 768 Cristoforo col suo esercito penetrò in Roma, nella zuffa rimase ucciso Totone. Il Papa eletto Costantino con i suoi sostenitori fu imprigionato in convento dove ebbe la lingua e gli occhi strappati insieme ai suoi figli e al suo posto fu eletto il Diaacono Filippo che cominciò a esercitare le sue funzioni. Ma intervenne il Primicerio Cristoforo con suo figlio Sergio a convocare un Sinodo che depose Filippo e lo inviò in convento eleggendo il monaco benedettino Stefano dell’Abbazia di S.Crisogono ordinato da Papa Zaccaria e che aveva esercitato varie funzioni nella curia Romana.

Stefano III nel 769 per conservare il suo Stato contro le pretese dell'Imperatore d'Oriente delegittimò l’Imperatore sul piano religioso riunendo nel 769 un Concilio in Laterano, presenti 40 Vescovi italiani e 12 francesi, nel quale fu decretato che nessun laico potesse essere eletto Papa e fu condannata la peste dell’iconoclastia approvata dal bizantino Concilio Iconoclasta di Hieria del 754. Le decisioni di questo Concilio iconoclasta erano attuate dall’Imperatore Costantino V Copronimo, nel quadro della guerra contro i Mussulmani, con una vera persecuzione strappando a forza le immagini, coprendo con la calce i mosaici, raschiando gli affreschi, bruciando i libri dei partigiani delle immagini, con arresti, deportazioni e deposizioni e vere scene di martirio, nell' Ippodromo facendo sfilare centinaia di monaci ciascuno con una donna per mano tra i lazzi della folla e facendo suppliziare in modo orrendo il Patriarca Costantino nel 767.

Stefano III, temendo un cambiamento del Regno Franco nei confronti di Roma, condannò i matrimoni combinati da Berta vedova di Pipino tra i suoi figli e le figlie di Desiderio: Carlo sposava Ermengarda ( o Desiderata), Carlomanno sposava Geberga e Gisella sposava Adelchi. La condanna trovò consenziente la stessa Berta, afflitta dalla discordia tra i suoi due figli, che secondo le disposizioni del padre si erano diviso il Regno. Al principio del 771 il ventenne Carlomanno muore misteriosamente e Geberga fu rinviata dal padre Desiderio con l'evidente scopo di riunificare il Regno e non avere pretendenti all'eredità di Carlomano. Geberga tornata a Pavia protestò per la spogliazione dei suoi figli del diritto all'eredità del padre; Desiderio cercò l’appoggio di Stefano III ma non avendolo avuto gli si voltò contro e suscitò disordini in Roma dove il partito longobardo capeggiato da Afiarta spadroneggiò mandando in esilio molti Nobili e persone dell’alto Clero e invase alcuni territori papali. Stefano III chiese aiuto al Re Carlo ma venne a morire nel Febbraio 772.

 

2-I Papi ricostituiscono l’Impero Romano d’Occidente ispirandosi alla "città di Dio"

 

 

A Stefano III successe Adriano I: era di nobile famiglia, rimasto orfano era stato allevato dallo zio paterno Tedulo che fece Console, Duca di Roma e Primicerio della Chiesa.Si schierò col partito franco, richiamò gli esuli, diede ordine all’ Esarca di Ravenna di imprigionare Afiarta, che fu condannato a morte, e rinnovò l’invito al Re Carlo di scendere in Italia a difenderlo da Desiderio. Carlo, ripudiata la figlia di Desiderio Ermengarda, nel Luglio 773 calò dalle Alpi, sorprese alle spalle Desiderio e il suo esercito, lo costrinse a chiudersi a Pavia dove lo assediò per sei mesi. Nel frattempo scese a Roma dove nella Pasqua del 774 fu accolto trionfalmente in S. Pietro col canto "Benedetto colui che viene nel nome del Signore": Papa Adriano I riconfermò a Carlo il titolo di Patrizio Romano e Carlo riconfermò ad Adriano I la donazione di Pipino con maggiore estensione. Poi tornò ad assediare Pavia e nel Giugno del 774 vi faceva ingresso con a fianco la sua nuova moglie Ildegarda ricevendo l'abdicazione di Desiderio, che con i suoi famigliari fu mandato in un convento di Liegi. Cosi finì dopo 205 anni il Regno Longobardo: la sua corona regale, fatta tutta d'oro montata su un cerchio di ferro su cui si diceva fosse stato fuso un chiodo della vera Croce, fu cinta da Carlo che dal 16 Luglio 774 comincia a chiamarsi "per grazia di Dio Re dei Franchi e dei Longobardi e Patrizio dei Romani". Adelchi figlio di Desiderio fuggì a Costantinopoli, tentò invano con l'aiuto dei Bizantini e dei Duchi di Benevento e di Spoleto di riconquistare il Regno.

 

Il trentaduenne Carlo era imbattibile, tutto teso a realizzare il piano concordato col Papa: l’attuazione della Città di Dio di S. Agostino che insieme alla Bibbia, econdo il suo biografo Reginaldo, era la sua assidua lettura. Il "pacifico" Re dei Franchi con le sue continue guerre aveva sottomesso al suo potere quasi tutti i territori Germani, perciò aveva stabilita la sua sede ad Aquisgrana e aveva limitata la dominazione Mussulmana sulla Spagna. Scese in Italia anche nel 781 e nel 787. In tutte le regioni del suo vasto Regno veva posto un suo Luogotenente in una concezione federale del Governo: nel 790 destinò l'Italia a suo figlio cinquenne Pipino circondandolo di bravi consiglieri. Papa Adriano I lo considerava "nuovo Costantino risuscitato" e puntava tutto su di lui poiché aveva ostili gli Imperatori d’Oriemte per la questione delle immagini, tanto che precedentemente avevano tolta alla Curia Romana la giurisdizione sull'Illirio, sulla Sicilia e sulla Calabria, nonostante che Irene, ventiseienne moglie del giovane Imperatore Leone IV iconoclasta, con l'appoggio del Patriarca Tarasio, fosse riuscita a riunire il Concilio di Nicea con 350 Vescovi nel 786 nel quale si ricompose momentaneamente la lacerante questione e i rappresentanti di Papa Adriano I fossero stati pazzamente acclamati, con grande rincrescimento dei Capi della Chiesa di Bisanzio. Nel 794 Papa AdrianoI con l’aiuto di Carlo Magno riunì un Concilio a Francoforte sul Meno al quale inviò i suoi Legati per condannare l’Adozianismo che insegnava che Gesù fosse solo figlio adottivo di Dio.

 

Che il Papato fosse diventato preda permanente dell'Aristocrazia si vede chiaramente alla morte di Adriano I nel 795 quando il giorno seguente la sua morte, il buon senso del Clero Romano elesse Papa all’unanimità l'onesto Canonico lateranense quarantacinquenne Leone III di umili origini ma di sentimenti evangelici che incontrò subito l'ostilità della camarilla dei Nobili Romani guidati dai nipoti di Adriano I: per questo inviò subito a Carlo la comunicazione della propria elezione con le chiavi di S Pietro e lo stendardo della città. Carlo gli inviava molti doni con una lettera in cui diceva:

 

"Tocca a me difendere con le armi esternamente la Chiesa di Cristo dagli assalti dei pagani, dalle devastazioni degli infedeli, e fortificarla internamente, riconoscendo la fede cattolica; tocca a voi aiutare le armi con la preghiera, come diceva Mosè, sicché conl’aiuto delle vostre orazioni il popolo cristiano riporti sempre e dovunque vittoria su tutti i nemici del suo santo nome e il nome di Gesù Cristo sia glorificato in tutto il mondo"

 

Gli Aristocratici continuarono nella loro ostilità e ordirono un'aggressione contro la sua persona il 25 Aprile del 799 durante la processione della "Litanie Maggiori", nella quale il Papa a cavallo procedeva col popolo in aperta campagna invocando la benedizione di Dio sui lavori agricoli: fu assalito, sbalzato da cavallo, preso a bastonate, rapito e recluso nel convento di S.Erasmo al Celio per essere giudicato di delitti inventati. Guarito dalle ferite, con l’aiuto del Duca di Spoleto riuscì ad evadere scendendo con una corda da una finestra, da Spoleto arrivò fino a Paterborn dove stava Carlo, che lo abbracciò piangendo e lo fece riaccompagnare scortato a Roma nello stesso anno 799 con la promessa che sarebbe sceso poi in Italia per rendersi conto della situazione.

 

Carlo intraprese il viaggio per Roma con un preciso programma concordato col Papa Leone III e guidato dal circolo culturale del grande monaco anglosassone Alcuino, che dal 781, quando lo incontrò a Parma, aveva fatto direttore della sua Schola Palatina per promuovere l'istruzione. Era ben informato sulla ostilità dell’Impero d'Oriente verso l'Occidente dal Clero franco, che aveva disapprovato che la restaurazione del culto delle immagini fosse stata intrapresa dalla mistica Irene, che, diventata vedova nel 780 e Reggente per il figlio Costantino VI, non aveva voluto cedere il potere al figlio anche divenuto maggiorenne, se non dopo una sollevazione dell'esercito nel 790: in tale occasione con i Libri Carolini Carlo aveva contestato il diritto di Castantino VI di proclamarsi erede dell'Impero Romano; sapeva pure che Irene, associata nel 791 dal figlio, nel 795 lo aveva accusato di bigamia perché divorziato e dopo averlo detronizzato, lo aveva fatto accecare nel 797 causandone la morte e assumendo il titolo di Basilissa. Perciò Carlo andava a Roma col programma di rifondare l'Impero Romano Cristiano in Occidente.

 

Leone III, quando fu avvertito che Carlo stava per arrivare, il 23 Novembre dell'800 andò ad incontrarlo a venti chilometri da Roma e lo accompagnò con grande corteo in S. Pietro dove gli fu fatta un'accoglienza trionfale. Carlo informatosi della situazione e delle accuse che erano state fatte a Leone IV, fece riunire sotto la sua presidenza in S. Pietro una grande assemblea di Prelati e Dignitari Laici davanti alla quale il 24 Dicembre il Papa faceva il giuramento purgatorio con la formula

 

"senza essere giudicato né costretto da nessuno, in un atto di spontanea volontà, giuro di non aver perpetrato né ordinato le cose criminali e scellerate che mi sono state contestate".

 

Aggiungeva che, cosciente dei benefici ricevuti, niente tranne la morte avrebbe potuto separare dall'amore che portava a Carlo. Alcuino, che dal 776 risiedeva nell'Abbazia di Tours e l’aveva accompagnato a Roma, in una poesia di circostanza diceva che il Re franco appariva come colui che guidava il capo della Chiesa, essendo lui stesso "guidato dalla mano potente del Signore". Il giorno stesso del "giuramento purgatorio" arrivarono due monaci da Gerusalemme per consegnare a Carlo le chiavi del Santo Sepolcro e della città.Tutto fu completato il giorno di Natale quando davanti all'altare della Confessione di S. Pietro di fronte a una folla immensa di Romani e di Franchi, Papa Leone pose sul capo di Carlo la corona imperiale e unse la sua fronte col sacro crisma e lo "adorò" prostrandosi davanti a lui mentre il popolo acclamava per tre volte:

 

"A Carlo, piissimo, Augusto, incoronato da Dio, grande e pacifico Imperatore dei Romani, vita e vittoria!".

 

Carlo era diventato Carlo Magno.

 

I fondatori del Sacro Romano Impero nella loro euforia avevano certamente concepita l’ambizione segreta di ricostituire l’unità dell’Impero Romano riassorbendo anche quello d’ Oriente atrofizzato dalle lotte teologiche e dalle continue lotte di Palazzo: anche la Basilissa Irene aveva concepito un progetto simile tramite un suo matrimonio con Carlo Magno, ma questo progetto urtò contro l’ostilità della Corte Bizantina che fece sapere:

 

"Papa Leone può inzuppare finché vuole Carlo di olio dalla testa ai piedi ma egli non sarà mai che un barbaro, ribelle al vero Basileus!".

 

Il partito contrario a tale progetto spinse il Generale Niceforo a detronizzare Irene nell' 802 e a relegarla nell' isola di Lesbo dove morì l'anno seguente. Niceforo instaurò una logorante lotta diplomatica con Carlo Magno, ritenendolo illegittimo e barbaro. Carlo Magno, che era ritenuto un amico dal Califfo di Bagdad Harun al-Rashid, l'eroe delle Mille e una notte, perché combatteva l'Emiro di Cordova ribelle a Bagdad, fece capire che avrebbe potuto far piazza pulita dell' Impero Bizantino, e soltanto dopo che Niceforo nell'811 cadde prigioniero in uno scontro con i Bulgari il cui capo Khan Krus fece del suo cranio una coppa, con un enorme perdita del prestigio dell'lmpero Bizantino, ebbe il riconoscimento dal nuovo Basileus Michele I Rangabè che nell'812 inviò ad Aquisgrana un'ambasciata a salutare il suo fratello basileus Carlo.

 

L’incoronazione di Carlo Magno fu un riconoscimento ufficiale a chi fin dall'inizio della sua successione al padre Pipino non aveva fatto che il crociato e che già Papa Adriano I aveva chiamato "Costantino risuscitato": per tutta la vita aveva lottato per l'ideale che aveva formulato con queste parole: "A me spetta, con l'aiuto della divina misericordia, difendere con le armi la Santa Chiesa di Dio". Come tale non poteva ammettere alle sue frontiere l'esistenza di un popolo che rifiutava il Vangelo: combatté per trent'anni contro i Sassoni guidati da Vitikindo, il loro Vercingetorige, distruggendo il loro santuario religioso di Irminsul e decapitando con la scure a Verden 4500 prigionieri, deportando intere popolazioni in terra franca, sostituendole con popolazioni più docili, e finalmente piegandoli alla conversione e al battesimo con lo stesso Vitikindo. Così fece con i Danesi e con gli Avari dell'Ungheria. Fu per assecondare il possesso del Papa sulle terre italiane che distrusse nel 774 il cattolico Regno Longobardo di Desiderio e poi nel 788 quello pure cattolico di Baviera di Tassilone genero di Desiderio. Quello che aveva fatto a Est contro i popoli ancora non cristiani lo fece anche a Ovest nella Spagna contro i nemici dei Cristiani, i Mussulmani. Già nel 777 aveva tentato una crociata contro di loro invitato dal Vadi di Barcellona fedele al Califfo di Bagdad contro l'emiro di Cordova suo ribelle e abbandonato da lui dovette ritirarsi subendo il massacro della retroguardia di Orlando a Roncisvalle nel 778.

 

Dopo la consacrazione papale in dieci anni di campagne militari dall’801 all’811 creò una linea al di là dei Pirenei costituita dalle città di Lerida, Barcellona, Pamplona, Tarragona e Tortosa: era la Marca Spagnola, bastione in difesa della Repubblica Cristiana, che gli meritò anche l'amicizia del Califfo di Bagdad, che gli riconobbe il diritto di proteggere i pellegrini di Terra Santa. Con la consacrazione di Carlo Magno avvenne l'integrazione di tutte le comunità cristiane occidentali, riprendendo la realizzazione di una vera Città di Dio secondo S. Agostino col programma dei cervelli della Schola Palatina, ai quali va attribuito quanto viene fatto di positivo e di negativo. Il Papa è il Capo ispiratore direttivo e l'Imperatore è lo strumento esecutivo. Daniel Rops precisa:

 

"I metodi usati per edificare questo monumento non ci sembrano cristiani, e massacri e deportazioni come quelle con cui si ottenne la conquista della Sassonia non possono farci che inorridire…Saranno gli stessi a cui ricorreranno più tardi i Sassoni divenuti cristiani per civilizzare più a Est i Vendi , i Balti, i Finni e gli Slavi. Ciò che ci lascia turbati è il fatto che simili procedimenti siano usati per estendere il Cristianesimo: i soldati di Carlo Magno hanno piantato il Vangelo in Sassonia o in Ungheria esattamente come i Cavalieri si Allah avevano piantato il Corano in Spagna, esattamente come faranno i Margravi di Brandeburgo e i Cavalieri Teutonici in Prussia...Carlo Magno usò nella cristianizzazione un vero terrore: basta leggere il Capitolare promulgato all'indomani della prima conquista della Sassonia. Esisteva una sola pena, la pena capitale: la dovevano subire non solo gli assassini o i membri della "resistenza" o i ladri di cose sacre ma anche chi si rifiutasse di digiunare la quaresima, chiunque mangiasse carne il venerdì, chiunque cremasse un morto secondo il vecchio rito germanico e perfino chi rifiutasse il battesimo. In nessuna altra epoca forse si applicò un sistema così completo per imporre a un popolo una nuova religione... Evidentemente i trionfi di Carlo Magno implificarono i compiti dei missionari, la propaganda non conservò più il carattere eroico dei tempi di S. Colombano, di S. Amando, di S. Wllibrord e anche di S. Bonifacio."

 

E' vero che il Maestro della Schola Palatina, Alcuino, ripeteva:

 

"Predicare innanzitutto prima di battezzare.Non è con la spada che si devono condurre al fonte battesimale i pagani che ignorano tutto del Vangelo:bisogna anzitutto far loro sentire la dolcezza del giogo di Cristo".

 

Ma i Missionari e i Vescovi erano contenti di dare il battesimo a quelli che lo ricevevano per la paura della pena di morte e il Papa soprattutto accettava che Carlo Magno come "pio sorvegliante dei Vescovi" - secondo l’espressione di un suo biografo - metteva in atto quanto leggeva nella Città di Dio, cioè che "sono beati i regni che mettono la loro potenza al servizio della propagazione del Regno di Dio". Il centro della Direzione della Chiesa non era a Roma ma ad Aquisgrana dove si nominavano e si dimettevano i Vescovi e gli Abbati. Ai Campi di Maggio si tennero i quattordici Capitolari e i sedici Concili dove sedevano insieme Vescovi, Conti e Marchesi e si decidevano insieme alle questioni civili e militari anche quelle religiose: il riposo festivo, la frequenza alle funzioni religiose, il modo di amministrare il battesimo, la recita quotidiana del Pater Noster, la disciplina monastica, l'obbligo dell'elemosina, le pene alle infrazioni dei Comandamenti di Dio e della Chiesa. Nel 794 Carlo Magno aveva reso obbligatorio a favore dello Chiesa il dieci per cento delle entrate di ogni attività: di questo dieci per cento un quarto andava per il servizio dello Parrocchia, un altro per la manutenzione della chiesa, un altro per il Vescovo e l'ultimo per i poveri e altre opere sociali. Nei suoi quarantacinque anni di regno Carlo Magno aiutò la costruzione di un enorme numero di Monasteri, favorendoli con donazioni, privilegi e immunità, anche perché erano centri di appoggio per i Funzionari politici, militari e diplomatici. In teologia impose lo formula del filioque e si schierò contro il II Concilio di Nicea del 787 che aveva riabilitato il culto delle immagini e perseguitò in modo spietato gli Adozianisti che ritenevano Gesù semplice figlio adottivo di Dio.Riconobbe però che all'Imperatore l’autorità proveniva solo per l'incoronazione avuta dal Papa, al contrario di Bisanzio che non riconosceva il Papa se non dopo l'approvazione dell'Imperatore.

 

3-Il fallimento del progetto della "città di Dio"

 

 

I Papi e i Concili si congratularono spesso con l’ Imperatore per la sua zelante attività misssionaria e per la rifondazione della Città di Dio ma noi siamo convinti che Gesù non avrebbe affatto approvato tale sistema di diffondere la sua fede e di realizzare il suo Regno. Carlo Magno non è stato l'uomo della Provvidenza come lo chiamavano i Papi e i Vescovi del suo tempo e gli Storici Cattolici di oggi, fu semplicemente un uomo di grande energia di lungo percorso a servizio di un ideale, come lo furono Alessandro Magno, Giulio Cesare, Augusto, Vespasiano, Traiano, Costantino, Clodoveo, Gustiniano e tanti altri dei secoli successivi. La Provvidenza Divina non c’entra affatto perché tale Provvidenza avrebbe continuato la sua opera anche negli anni successivi i quali ci presentano una situazione tutta diversa dove la Provvidenza è proprio assente. Difatti l'unità religioso-politica del "Sacro Romano Impero" dopo Carlo Magno subito si disgrega e la causa fu proprio la mancanza di una "Costituzione"provvidenziale che avrebbe mantenuta tale unità e cioè una chiara legge che riconoscesse la precedenza del potere religioso su quello politico-militare e soprattutto il modo di trasmissione del potere politico. Carlo Magno stesso cominciò a smembrare questo potere dividendolo tra i suoi tre figli nell'806 senza interdipendenza alcuna: assegnò al maggiore la Francia cioè le regioni Nord della Gallia e la Sassonia; a un altro la Gallia del Sud e al terzo la Germania e l'Italia. Solo per la morte prematura dei due più giovani, Carlo e Pipino, nell'810 e nell'811, l'unità fu ricostituita trasmettendo nell'813 tutto il suo potere al trentacinquenne Ludovico I.Da notare che fu il padre stesso a compiere la cerimonia dell’incoronazione significando così che la trasmissione avveniva per eredità e non per il riconoscimento e la consacrazione del Papa.

Dopo la morte di Carlo Magno avvenuta il 28 Gennaio 814 e la morte di Leone III avvenuta l’11 Giugno del 816, il nuovo Papa Stefano IV, eletto all’unanimità dopo dieci giorni il 21 Giugno 816, di nobile famiglia romana, dopo avere preso possesso della Cattedra Apostolica, andò in Francia a Reims nel Settembre seguente, accompagnato da Bernardo, Re d’Italia, figlio di Pipino, per consacrare il nuovo Imperatore Lodovico con la moglie Irmengarda e accompagnò il rito con queste parole:

 

"Pietro si onora di farti questo dono affinché tu garantisca i suoi diritti".

 

L’illuminato gruppo di Prelati, Funzionari e Diplomatici, che si consideravano depositari della dottrina agostiniana che l’Imperatore è l'eletto di Dio e mandatario di Cristo per mantenere la pace nell'unità della fede alla Cristianità, aveva tutta l'intenzione di fondare il Sacro Romano Impero sull'unità del Potere Imperiale contro la tradizione delle spartizioni e l'anarchia feudale. L'idea dell'unità del Potere era stata ben recepita da Ludovico I quando nell'817 si associò con diritto di successione il figlio maggiore Lotario in una grande assemblea ad Aquisgrana con clausole testamentarie che davano agli altri figli solo modesti appannaggi sottomessi all'Imperatore. Quest'unità fu difesa subito con estrema durezza nell'818 quando il ventenne nipote Bernardo, che era stato nominato Re d'Italia fin dalla morte di suo padre Pipino nel 910, manovrato dal partito dei malcontenti, fece atti di insolente autonomia: venne fatto accecare e ne morì. Appare chiaro che non era stata ben impostata la precedenza del Potere Religioso sul Potere Politico: si è visto nella trasmissione del Potere a Ludovico I e ora si ripete nella trasmissione a Lotario I, il quale solo nell'823, quando andò appositamente a Roma, riceverà la consacrazione da Papa Pasquale I, succeduto a Stefano IV nel Gennaio 817 dopo appena sette mesi di Papato. D'altra parte Ludovico I, denominato il Pio ma sarebbe meglio dirlo il dappoco, una specie di "monaco incoronato", distrusse presto l'unità dell'Impero: cedette all’ambizione della seconda moglie Giuditta assegnando al loro tenero figlio Carlo (poi detto il Calvo) un dominio equivalente a quello degli altri tre: questo atto fu la sua rovina e quella del Sacro Romano Impero, perché scatenò la ribellione dei sostenitori dell'unità e degli altri suoi figli.

 

A Roma alla morte di Pasquale I avvenuta l’11 Febbraio 824 si erano riaccese le contese tra il partito del Sacro Romano Impero e il partito della Nobiltà locale che cercava nel Ducato Romano la propria fortuna e non voleva non solo il potere dell’Imperatore ma neppure quello papale: la salma di Pasquale I non poté essere trasportata in S.Pietro e fu sepolta in S.Prassede. Fu molto contesa anche l’elezione del nuovo Papa: sul candidato del partito locale prevalse il candidato del partito carolingio, l’Arciprete di S.Sabina, col nome di Eugenio II, per il favore popolare e la maggioranza del Clero. Eugenio II inviò il Suddiacono Quirino a informare l’Imperatore Lodovico I di quanto era accaduto a Roma e l’Imperatore Lodovico I inviò l’erede figlio Lotario con un esercito per riportare la pace. Lotario colpì con l’esilio alcuni membri della Curia Romana perché responsabili dei disordini e promulgò la Constitutio Romana con la quale stabiliva che la consacrazione del Papa non poteva avvenire se non dopo avere pronunciato il giuramento di fedeltà all’Imperatore davanti ai suoi rappresentanti e regolava i rapporti tra il Papa, l’Imperatore e i Governatori delle terre papali.

 

La questione del culto delle immagini agitava ancora l’Oriente e l’Occidente: il Vescovo di Torino, Claudio, lo ridicolizzava dicendo che secondo i partigiani delle immagini e delle reliquie si dovrebbe venerare anche la stalla dove nacque Cristo. L’Imperatore d’Oriente inviava una delegazione a Eugenio II e a Lodovico I per cercare una via di accomodamento: Eugenio II e Lodovico I riunirono un Concilio nell’825, che sulla scorta dell’insegnamento dei Santi Padri definì la questione. Nell’826 Eugenio II rinì a Roma un altro Concilio di 63 Vescovi nel quale tra l’altro si stabiliva che si dovessero istituire scuole non solo nei palazzi vescovili ma anche nelle sedi delle Pievi o chiese della plebe ( plebs) o rurali.

 

A succedre a Eugenio II, morto nell’Agosto 827, fu eletto il giovane Diacono Valentino, cresciuto nella scuola laterana e ordinato da Pasquale I: godeva di tale reputazione che fu intronizzato prima dell’ordinazione episcopale e senza prestare il giuramento prescritto dalla costituzione di Lotario ma morì dopo appena quaranta giorni.Venne subito eletto un Canonico di S.Marco col nome di Gregorio IV che non fu consacrato se non dopo l’arrivo dei rappresentanti di Lodovico I. Gregorio IV dovette preoccuparsi subito delle scorrerie che avevano cominciato gli Arabi in Sicilia e fece subito costruire una fortezza, chiamata Gregoropoli, all’imboccatura del Tevere utilizzando i materiali di Ostia andata in rovina. Non poteva sperare aiuti né dall’Impero bizantino né dall’Impero carolingio in preda alla guerra civile dei primi tre figli di Lodovico I contro il padre: nell’833 per porre fine a tale guerra civile si recò in Francia e da Lotario fu accompagnato nel campo del padre Lodovico I ma la sua mediazione non valse nulla. Dopo la sua partenza nel Giugno 833 Lodovico I fu fatto prigioniero da Lotario e fu rinchiuso nel monastero di S.Medardo a Soissons: fu scomunicato da un Concilio riuitosi a Compiègne e dovette abdicare e cingere il cilicio di penitenza. Da Roma levò la sua voce Gregorio IV e nell’835 un’assemblea solenne riunita a Thionville Lodovico I venne riabilitato e di nuovo incoronato.Ma la sua dabbenaggine non gli fece capire la lezione, perché alla morte del trentacinquenne figlio Pipino Re dell'Aquitania nell'838, ricadde nello stesso errore attribuendo la sua eredità a Carlo figlio di Giuditta, scatenando una seconda guerra, e morì nell'840 mentre suo figlio Ludovico stava marciando contro di lui.

 

Manovratori di questa triste storia erano i Vescovi e gli Abbati di Francia che propugnavano la causa dell'unità del Sacro Romano Impero e mostrarono con in mano la Città Dio di S.Agostino al titubante Papa Gregorio IV che egli era il detentore dell’autorità suprema come Vicario di Cristo che aveva consegnate a Pietro le chiavi del Regno dei Cieli. Furono essi che invitarono Ludovico I a inviare prima di morire la sua corona e la spada a Lotario come suo unico successore. Lotario subito reclamò dai fratelli Lodovico e Carlo obbedienza assoluta e tutti i Prelati della Chiesa lo appoggiarono in una grande assemblea al Palazzo di Ingelheim. Ma attorno ai fratelli Carlo e Lodovico premevano forze ribelli per interessi opposti all'unità che li inducevano fin dall'autunno dell'840 a coalizzarsi contro Lotario in una vera guerra di indipendenza dei loro Regni: la sconfitta che gli inflissero l'anno seguente a Fontanet-en-Puisaye presso Auxerre venne ritenuta dagli stessi Vescovi come un giudizio di Dio e sullo stesso campo di battaglia proclamarono giusta la guerra di Carlo e di Lodovico contro Lotario e così abbandonarono l'idea dell'unità politica e proposero una specie di Fraterna Santa Alleanza, che i tre fratelli fecero propria col famoso Trattato di Verdun dell’843. L’Impero veniva così diviso in tre Regni: Carlo il Calvo riceveva la Francia Occidentale(l'attuale Francia);Lodovico il Germanico la Francia Orientale (l'attuale Germania); Lotario, a cui si riconosceva un primato d'onore imperiale, riceveva la striscia centrale che dall'Olanda andava all'Italia (denominata Lotaringia) che conteneva le due capitali d' Occidente, Aquisgrana e Roma.

 

Il Trattato di Verdun è ritenuto la radice di tutte le nefaste discordie successive dell'Europa Cristiana fino ai giorni nostri. Difatti nonostante la dichiarata "fraternità" i due Re di Francia e di Germania cominciarono subito a rifiutare l'autorità dell'altro fratello Imperatore: bastava la nomina di un Vescovo a "farli balzare l’uno contro l'altro come cani", secondo l'espressione di un cronista. Anche a Roma continuava la lotta tra i due partiti, che si manifestò acre alla morte di Gregorio IV avvenuta il 25 Gennaio 844: mentre Clero, Patrizi e Popolo eleggevano Papa Sergio II, Arciprete di di S.Silvestro, appartenente a una nobile famiglia, il gruppo di opposizione portò l’ambizioso Diacono Giovanni in Laterano e lo intronizzò ma dalle milizie accorse l’intruso fu arrestato e condannato alla pena di morte, commutata poi con l’esilio da Papa Sergio II. Essendo stato il nuovo Papa consacrato prima dell’arrivo dei rappresentanti dell’Imperatore, Lotario inviò a Roma suo figlio Lodovico con un esercito e il Vescovo Dragone di Metz per far rispettare la Costituzione stabilita: Sergio II ricevette con solennità davanti a S.Pietro gli inviati dell’ Imperatore, il 15 Luglio incoronò Lodovico Re d’Italia ma si rifiutò di pronunciare il giuramento di fedeltà a lui dicendo che poteva farlo solo a Lotario.

 

4-Le ricchezze e la debolezza della "città di Dio" attirano le incursioni dei Normanni e dei Saraceni

 

 

Della debolezza dell’Impero Carolimgio approfittavano da tempo gli uomini del Nord (Normanni, Norvegesi e Danesi) e gli uomini del Sud ( Arabi e Saraceni). I primi, conosciuta la grande ricchezza accumulata dai Monasteri e dai Vescovadi, dal 793 cominciarono a pirateggiare la Scozia, l'Inghilterra e l'Irlanda e dopo la morte di Carlo Magno estesero le terribili incursioni con i loro meravigliosi drakkars su tutte le regioni costiere del continente, risalendo i fiumi e saccheggiando città e monasteri a portata di mano: Amburdo, Lisbona, Siviglia, Beauvais, Chartres, Noyon, Melun, Orléans, Blois, Nantes, Parigi. Parigi fu assediata quattro volte, tre volte saccheggiata, tre volte incendiata. Il 24 Giugno 843 i Vichighi piombarono su Nantes e massacrarono il Vescovo Gunando davanti all'altare di S. Ferreol nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo.

 

"I Santi Patroni delle chiese e dei monasteri-scrive Daniel Rops-invece di essere dei parafulmini erano esca per la rapina a causa dei preziosi reliquiari in cui erano racchiusi i loro corpi".

 

Verso l' 850 dalla Senna alla Loira la situazione era così spaventosa che i contadini non osavano neppure seminare i loro campi.

 

Nello stesso tempo anche la parte italiana del Sacro Romano Impero veniva a trovarsi in condizioni disperate. Nell'Impero Arabo si andavano verificando scissioni:1'Emiro di Cairouan in Tunisia e quello di Cordova in Spagna, ribellatisi al grande Califfo di Bagdad Haroun-al.-Raschid, amico di Carlo Magno, l'uno da Tunisi e l'altro dalla base inviolabile della Camargue in Provenza tenevano il mediterraneo Occidentale sotto il terrore dei loro corsari, chiamati Saraceni. L’ 826 è l’inizio delle tappe dell’attività predatoria dei Cavalieri di Allah chiamati da Eufemio di Messina capo della rivolta delle milizie bizantine al Prefetto della Sicilia che venne trucidato: il 16 Giugno 827 10.000 Arabi Aglabiti sbarcarono a Mazzara mettendo in fuga le milizie greche; nell'831 occuparono Palermo;nell'836, chiamati in aiuto dai Napoletani contro gli attacchi del residuo Ducato longobardo di Benevento ,

accorsero in loro aiuto e liberarono il porto ma occuparono l'isola di Ponza e Taranto, e all'intervento della bizantina Venezia rispondono con una fulminea scorreria lungo l'Adriatico distruggendo Ancona e arrivando fino alla foce del Po;nell'839 occupano Messina e avanzano all'interno dell’Isola, che finiscono di occupare nell'859; nell'840 avevano occupata Bari da cui erano partiti per compiere razzie in piena Italia Centrale e partendo dall'isola di Ponza avevano depredate tutte le coste ; nell'846, nonostante Gregorio IV avesse precedentemente creato la fortezza di Gregoropoli per difendere l’ingresso del Tevere, saccheggiano Ostia e Porto e risalendo il Tevere arrivano a Roma dove saccheggiano le basiliche di S.Paolo e di S. Pietro site fuori le mura. Questo fatto scosse tutta la Cristianità: Lotario fece esigere imposte speciali per il restauro delle basiliche. Papa Leone IV, succeduto a Papa Sergio II il 10 Aprile 847, di famiglia nobile, consacrato senza informare prima Lotario per l’urgenza di avere un capo, dette inizio al grande lavoro di cingere S.Pietro con mura collegandole con Castel S.Angelo: il lavoro fu inaugurato il 27 Giugno 852 con con una solenne processione di Vescovi, Preti e Monaci e la parte racchiusa dalle nuove mura fu detta Città Leonina.

 

Leone IV dovette far fronte anche a un grande incendio scoppiato durante un terremoto che devastò il quartiere dei Sassoni e dei Longobardi fino al porticato di S.Pietro, e a nuove incursioni di Saraceni a Ostia e a Civitavecchia: lui stesso si recò sul posto a incitare i difensori e per la sicurezza degli abitanti di Civitavecchia fece costruire la nuova città di Leopoli a 12 miglia dal mare. Morì il 17 Luglio 855 e gli successe Benedetto III del titolo di S.Callisto che ebbe vita difficile per l’opposizione del partito favorevole ad Anastasio Prete Cardinale di S.Marcello deposto da Leone IV : tutt’e due inviarono comunicazione agli Imperatori Lotario I e Lodovico II, i quali non sapendo a chi dare retta inviarono incaricati per conoscere la situazione. Nel frattempo Anastasio e i suoi partigiani penetravano con le armi in S.Pietro e in Laterano, fecero prigioniero Benedetto III, si vendicarono di Leone IV trafiggendone l’effige e spezzando le immagini.Questi comportamenti fecero capire agli inviati imperiali chi fosse l’usurpatore e con l’insurrezione del popolo liberarono Benedetto III insediandolo il 29 Settembre 855.Benedetto III perdonò ai suoi nemici e allo stessi Anastasio che fece Abbate di S.Maria in Trastere e Bibliotecario.

 

Nello stesso anno 855 moriva Lotario I: il primogenito, Ludovico II, ricevette l'Italia e la corona imperiale; LotarioII, l'Alsazia e le Langres che sarà detta la "Lotaringia"; Carlo il Calvo, il Giura, le Alpi e la Provenza. Ma trovandosi Carlo in difficoltà di vario tipo, Ludovico ne approfittò e invase i suoi territori per farne un unico dominio: però si trovò di fronte alla resistenza del Clero francese, specialmente dell'Arcivescovo di Reims, Icmaro, che gli ricordò l'unità della "società dei battezzati" e ci vollero due anni di negoziati per arrivare all’Assemblea dell' 860 che rinsaldò di nuovo l'unità di fronte ai pericoli che già erano in atto.

 

La stuazione del restaurato Impero Occidentale era simile a quella dell' Impero Orientale.Dopo Michele I, che aveva riconosciuto il titolo di Imperatore a Carlo Magno in cambio del riconoscimento della sovranità bizantina su Venezia e la Dalmazia, segue una serie di Imperatori che hanno in comune la lotta contro i monaci e le immagini e quella contro i Mussulmani che nello stesso anno 827 in cui invadono la Sicilia sbarcano anche a Creta. Nell' 842 l'Imperatrice Teodora, restata vedova dell'Imperatore Teofilo, assume la reggenza per il loro figlio treenne Michele III e riunisce, sostenuta dal fratello Barda e dal Patriarca Metodio, un Concilio nell'843 per condannare definitivamente l'iconoclastia mettendo fine a oltre 150 anni di lotte e di massacri. L’avvenimento fu celebrato con una solenne cerimonia l' 11 Marzo 843 in S. Sofia, che, col nome Festa dell’Ortodossia, tuttora è una delle più grandi per tutto l'Oriente Cristiano. Ma nell’856 il sedicenne Michele III fu indotto dallo zio Barda a liberarsi dal giogo oppressivo della madre facendo assassinare il generale Toctisto suo braccio destro e dandosi a una vita disordinata: Michele III, spesso ubbriaco ( perciò gli fu appioppato il nomignolo "l'ubbriacone"), arrivava perfino a disturbare le processioni religiose e Barda teneva una relazione notoria con la sua nuora. Perciiò il buon Patriarca Ignazio il giorno dell'Epifania dell' 858 inflisse a Barda la pubblica pena di rifiutargli la comunione. Ne nacque un complotto contro il Patriarca, che fu accusato di essere la causa dei torbidi avvenuti in città: fu destituito e relegato in un monastero nell'isola di Mitilene. Il successore fu trovato in Fozio, trentotenne Professore di Filosofia e di Teologia: era un laico di mente aperta e libera, diversa da quella chiusa e rigorista dei monaci e di Ignazio; un suo zio era stato Patriarca e un altro aveva sposato la sorella di Teodora madre dell' Imperatore. In quattro giorni ebbe tutti gli Ordini Clericali e il giorno di Natale 858 fu consacrato Patriarca da un Arcivescovo scomunicato da Ignazio. Ci fu un controcomplotto per riportare al potere sia Teodora che il Patriarca deposto ma fu sventato. L'episodio non poteva restare circoscritto a Costantinopoli perché i Patriarchi quando venivano eletti dovevano farne comunicazione agli altri Patriarchi.

 

Il Patriarca di Roma era Nicolò I, succeduto nello stesso anno a Benetto III: era un personaggio di grande levatura, figlio di un magistrato e aveva occupato alti incarichi sotto i tre Papi precedenti. Alla sua intronizzazione Lodovico Il gli fece l'onore di condurre a piedi per mano il suo cavallo e di prosternarsi davanti a lui, gesti che un Imperatore non compiva dal tempo di Adriano I. Questi due personaggi collaborarono per far fronte all'eccezionale situazione. Nicolò I sapeva far valere le prerogative del suo ruolo di Patriarca dei Patriarchi e quando ebbe notizie di quanto era accaduto a Costantinopoli, inviò due suoi legati per fare un'inchiesta sulle circostanze dell'elezione di Fozio e per richiedere all' Imperatore Michele III di restituire alla giurisdizione romana i territori toltile dall'Imperatore Leone III Isaurico. I due Legati da lui inviati a Costantinopoli furono invitati a partecipare a un Concilio dove veniva approvata la legittimità della sostituzione di Fozio a Ignazio e anch'essi la riconobbero giusta. Insieme però al rapporto dei suoi Legati arrivò anche una delegazione bizantina favorevole a Ignazio che portava tutta la documentazione dei fatti e Nicolò non esitò a sconfessare i suoi Legati per aver oltrepassato i limiti loro assegnati e riunito un Concilio Romano nell’863 emise la sentenza a favore di Ignazio contro Fozio.La questione si aggravò quando nell'863 si convertì al Cristianesimo il Re Boris dei Bulgari con tutto il suo popolo e si pose la scelta della giurisdizione di appartenenza tra Bisanzio e Roma: una delegazione inviata da Nicolò I al Basileus Michele III per comunicargli che Re Boris aveva scelto Roma e che pertanto la Bulgaria era romana, venne trattata in male modo ed espulsa. Fozio riunì un Concilio nel quale dichìarò Nicolò I deposto: fu la rottura.

 

Nello stesso tempo Nicolò I ebbe a che fare con l'Arcivescovo Giovanni di Ravenna che, d'accordo col fratello Gregorio Comandante della guarnigione militare, spadroneggiava sui Vescovi subalterni comportandosi come Metropolita:nell'861 Nicolò I andò sul posto e lo ridusse alle sue regolari funzioni di Arcivescovo.

Ma la questione più grave la dovette affrontare con Lotario II Re di Francia, fratello dell’ Imperatore Ludovico II. Lotario II era convissuto parecchi anni con la nobile lorenese Gualdrada, da cui aveva avuto tre figli, e poi per motivi politici nell'862 sposò Teutherga, sorella del Conte di Borgogna Uberto, Abbate laico del monastero Maurice-en~Valais che era stato ridotto a un postribolo, nel quale Teutberga stessa confessò, in circostanze poco chiare, di avere avuto rapporti incestuosi col fratello scellerato. Gualdrada con l'appoggio dei Metropoliti di Colonia e di Treviri e dello stesso Imperatore Ludovico II riuscì a indurre Latario II a ripudiare Teutberga con annullamento del matrimonio. Teutherga con l'appoggio del celebre Incmaro Metropolita di Reims ricorse al Papa Nicolò I, il quale in nome dell'indissolubilità del matrimonio, intimò a Latario II di riprendersi la moglie legitttima.Ne nacque un grande imbroglio in cui 1'Imperatore Ludovico II tentò di marciare su Roma: di fronte a gravi minacce e insulti, Nicolò I dovette fuggire di notte dal Laterano, traghettò da solo con una barca il Tevere e andò a rifugiarsi tra le nuove sicure mura di S. Pietro.Ma non cedette: depose gli Arcivescovi che avevano approvato il divorzio di Latario II e Latario lI dovette riprendersi Teutherga, poi in un Concilio Romano dell’865 in un momento in cui i Normanni stavano dando un duro colpo alla Francia, riuscì a ricomporre la pace tra i fratelli e nipoti nemici.

 

Negli stessi anni, tra l'862 e l'865, Nicolò I ridusse alla sottomissione Incmaro stesso che per far valere le sue prerogative di Metropolita di Reims in un Concilio Provinciale, aveva destituito irregolarmente il Vescovo Rotado di Soissons: Incmaro contestò al Papa il diritto di intervenire; Nicolò lo minacciò di sospensione e Incmaro dovette restituire Rotado alla sua sede.

 

Nicolò I morì il 13 Novembre 867 e si mostrò veramente come il Capo della Città di Dio e perciò fu detto il Grande, paragonato a Gregorio Magno. Il cronista contemporaneo Reginone scrive di lui:

 

"Dopo il beato Gregorio nessun Papa può essere paragonato a Nicolò; egli regnò sui Re e sui tiranni e li sottopose alla sua autorità come se fosse stato il padrone del mondo".

 

Successe a Nicolò I un Papa senza nessun prestigio né fisico né sociale, Adriano II, settantacinquenne, guercio e zoppo però affabile e caritatevole. Era prete da venticinque anni e prima di essere ordinato aveva moglie e una figlia, che faceva abitare nel palazzo papale. La figlia fu fatta rapire da un prepotente, un certo Eleuterio:il Papa dovette chiedere aiuto all’ Imperatore Ludovico II ma finì in tragedia perché Eleuterio assassinò la figlia e la moglie del Papa. Questo tragico fatto suscitò inquietudine e fece rimpiangere Nicolò I, come scriveva Anastasio Bibliotecario, quello che aveva fatto l'antipapa con Benedetto III:

 

"Ora tutti quelli che da lui furono puniti per adulteri o altri delitti si adoperano con ardore per distruggere quello che egli ha fatto, per abolire quello che ha ordinato".

 

Adriano II aveva fatto giurare Lotario II, costretto da Nicolò I a riprendersi Leutberga, di non teneva più relazioni colpevoli con la sua concubina per concedergli il perdono. Ma non ebbe più credito:difatti nell'870 Carlo il Calvo e Ludovico II il Germanico si accordarono per dividersi l'eredità di Lotario II morto nell'865. Adriano II levò la sua voce per tutelare i diritti dell'Imperatore fratello del defunto ma si sentì rispondere da Incmaro, Arcivescovo di Reims, per incarico di Carlo il Calvo che

 

"la politica si fa a colpi di spada e non con le scomuniche e che se gli affari ecclesiastici sono di competenza del Papa, gli affari politici sono di competenza del Re".

 

Adriano II appena eletto si trovò di fronte a un avvenimento bizantino inatteso.Prima della sua elezione, precisamente dieci giorni dopo la morte di Nicolò I, Fozio era stato deposto da un ennesimo colpo di Stato, compiuto questa volta proprio dall’uomo di fiducia di Barda e di Michele III, un certo Basilio, un contadino macedone che da semplice soldato era salito ai più alti poteri militari: con un piano preciso Basilio aveva ucciso Barda e l'Imperatore Michele III e si era proclamato Imperatore, fondando la nuova dinastia macedone. Il 27 Novembre 867 depose Fozio, ripose al suo posto il vecchio Patriarca Ignazio e ristabilì la pace con la Sede di Roma.

Adriano volle regolarizzare tutto col Concilio di Costantinopoli dell' 869-870 col quale esigeva chiare dichiarazioni di sottomissione ai partigiani di Fozio, che a Basilio I apparvero eccessive. Inoltre Re Boris di Bulgaria furibondo per non avere ottenuto dal Papa la nomina di Patriarca per la sua nazione del Legato romano Formoso, si rivolse a Basilio, il quale fece consacrare subito da Ignazio un Arcivescovo e dieci Vescovi bizantini, giocando un brutto tiro a Roma. Il Papa contraccambiò Bisanzio consacrando Arcivescovo di Sirmio Metodio, fratello di Cirillo detto "il Filosofo", i due celebri fratelli discepoli di Fozio, funzionari dell'amministrazione bizantina, i quali, diventati monaci, erano stati inviati da Michele III a evangelizzare gli Slavi e si erano rivolti a Roma per le difficoltà incontrate con i Vescovi Tedeschi e avevano tradotto la Bibbia in slavo inventando un sistema nuovo di scrittura detto "cirillico". Fu in questo momento che Basilio I, geloso dell'Imperatore d'Occidente Ludovico II, gli fece sapere che non lo poteva considerare uguale ed ebbe per risposta da Ludovico II, convinto della Donazione di Costantino, che essendo stato consacrato dal successore di S. Pietro erede dell'Antica Roma, era Imperatore con più diritto del Basileus della Nuova Roma.

Ludovico in quel momento stava veramente dando prova di essere un vero Imperatore Romano, usando tutte le sue forze per cacciare i Saraceni dall’Italia:per quattro anni dall’886 si batte per strappare loro la terribile base di Bari, arrivando perfino a chiedere alla flotta bizantina l'aiuto, che gli veniva negato dal Duca di Benevento, occupandola d'assalto alla testa delle sue truppe. Nell'Agosto dell'871 risalendo la penisola fu fatto prigioniero dal Duca ribelle di Benevento e i suoi zii credutolo morto si precipitarono a dividersi i suoi Stati difesi da sua moglie Engelberga. Liberato e arrivato a Roma fu di nuovo incoronato Imperatore da Adriano II.

 

Ad Adriano II morto nell'872 successe il 14 Dicembre 872 il settantenne Giovanni VIII, che lavorava da quarant' anni come consigliere dei Papi precedenti nella Curia Romana: aveva vissuto il sacco di Roma dell’846 e le incursioni successive dei Saraceni e perciò appena eletto guidò personalmente una spedizione contro di loro che erano sbarcati a Terracina catturando 18 navi e 600 prigionieri. Il problema dei Saraceni era per lui primario e perciò quando nell' 875 morì l'Imperatore Ludovico II che vi si era dedicato con molto impegno, di fronte al pericolo di una guerra civile tra i fratelli Loudovico il Germanico e Carlo il Calvo e l'energica vedova di Ludovico II, l'Imperatrice Engelberga, e a i un loro disinteresse per la tragica condizione dell'Italia, riuscì a fare accettare a tutti che nel Sacro Romano Impero spettava al Papa la scelta dell'Imperatore, mettendo da parte il criterio ereditario che fino allora era stato seguito. Teoricamente aveva realizzata la perfetta Teocrazia della città di Dio, la parità delle varie componenti dell'Impero e la garanzia che l'Imperatore avrebbe pensato alla sicurezza dell'Italia e di Roma. A Giovanni VIII sembrò più idoneo Carlo il Calvo, allora Re di Francia (la parte settentrionale di quella di oggi), lo chiamò a Roma e il giorno di Natale dell’875 lo consacrò Imperatore e lo incoronò anche Re d' Italia con la Corona di Pavia.

 

Ma la sua soluzione suscitò un vespaio: i vari Conti e Marchesi d'oltralpe, avendo a che fare con i Normanni, si rifiutavano di intervenire anche in Italia contro i Saraceni; il Vescovo Formoso di Porto e Ostia, celebre per la missione presso i Bulgari affidatagli da Nicolò I, tesseva complotti con la vedova Imperatrice Engelberga; il Duca di Spoleto spalleggiato dal Marchese di Toscana spadroneggiava tenendo Roma sotto il terrore; i Duchi di Napoli e di Benevento se la intendevano con i Saraceni infischiandosi delle scomuniche;l'Imperatore Carlo il Calvo nell'877, quando finalmente stava per varcare le Alpi per venire a sistemare le cose italiane, dopo avere emanato il Capito1are di Kiersy ritenuto la "carta magna" del feudalesimo, veniva stroncato da una malattia in un villaggio della Moriana vicino all'odierna Svizzera. Fu allora che Giovanni VIII fuggì da S. Pietro, dove si sentiva prigioniero, per andare in Francia via mare perché non era sicura la via di terra, in cerca di un altro Imperatore e Re d' Italia.

 

Tra i tanti discendenti di Carlo Magno nessuno ebbe il coraggio di accettare il gravoso onere che veniva offerto da Giovanni VIII, il quale alla fine, dopo tante trattative, non trovando di meglio si ridusse nell' 881 a consacrare Imperatore l’epilettico e il debole di spirito Carlo il Grosso figlio di Ludovico il Germanico. Ma di questo "re travicello" nessuno aveva paura: in Francia Conti e Marchesi si ritagliavano la propria porzione e i Normanni scorrazzavano a tutto spiano: proprio nell’881 occupano Aquisgrana, la Capitale di Carlo Magno e della Cappella Palatina fanno una scuderia; nell'886 l'Imperatore non intervenne neppure per liberare dall'assedio Parigi terribilmente saccheggiata ma comprò la pace lasciando loro depredare la Borgogna e permise al tirannello Bosone di proclamarsi Re di Provenza; in Germania cedette a Svatopluk, capo degli Slavi della Grande Moravia, la Pannonia, e perciò suo nipote Arnolfo Re di Carinzia in una dieta a Treviri si fece proclamare Re dei Franchi Orientali, distinguendosi da quelli Occidentali senza nessuna sua opposizione;scese sei volte in Italia ma non concluse mai nulla: i Saraceni continuavano le loro incursioni; il Vescovo Duca di Amalfi ne insediava un gruppo ai piedi del Vesuvio; Gaeta faceva ancora peggio chiamandoli addirittura e lanciandoli contro i domini papali. Giovanni VIII scriveva:

 

"Abbiamo cercato la luce e non vediamo che tenebre.Invochiamo soccorsi perché non osiamo neppure arrischiarci a uscire dalle mura della città, tanto le rapine si fanno si fanno sempre più terribili.Non ci viene nessun aiuto né dall' Imperatore nostro figlio spirituale né da alcun altro uomo di nessun paese".

 

In una situazione occidentale così spaventosa Giovanni VIII pensò che l'unico aiuto poteva averlo solo da Bisanzio la cui potenza era stata restaurata da Basilio Macedone e si era riattestata, d'accordo col defunto Imperatore Occidentale Ludovico II, nella roccaforte di Bari. D'altra parte i rapporti erano stati ristabiliti dal nuovo Imperatore Orientale sia al suo avvento nell’867 eliminando l’intruso Patriarca Fozio sia alla morte del Patriarca Ignazio nell’877 quando chiese a Papa Giovanni VIII di rimettere Fozio come Patriarca che lui aveva scelto come precettore dei suoi figli: a questa richiesta Giovanni VIII aveva dato il suo assenso a certe condizioni che Fozio non aveva accettato e le aveva sottaciute nel Concilio detto "Foziano" di 360 Vescovi riunito nell'879 e per questo il Legato del Papa, Marino, Vescovo di Cerveteri, aveva protestato con energia tanto che fu trattenuto in prigione dall'Imperatore per trenta giorni. Giovanni VIII riscominicò Fozio e lo dichiarò di nuovo deposto. Ma Fozio non cambiò le sue idee che aveva scritte nei suoi libri Trattato sullo Spirito Santo e Contro quelli che affermano che la Sede Romana ha diritto al Primato e il 13 Dicembre 880 aveva fatto proclamare alla Chiesa Bizantina la sua sovranità su Roma.Nonostante tutto questo, per la grande necessità Giovanni VIII ricorse a Bisanzio e Bisanzio rispose con la sua potenza militare guidata dall'eminente stratega Niceforo Focas infliggendo ai Saraceni colpi mortali e riducendo i signorotti del Sud alla sottomissione.

 

In Italia sembrava tutto risolto ma alla fine dell' 882 una terribile notizia attraversò l’Europa: Giovanni VIII era stato ammazzato a Roma il 15 Dicembre 882 in una congiura in cui entravano anche alcuni suoi parenti. Era stato avvelenato e poiché il veleno era troppo lento era stato finito a colpi di martello. S'era avverato in qualche modo il suo timore che aveva espresso in una lettera a Riccarda moglie di Carlo il Grosso nella quale diceva che gli Infedeli stavano per trascinarlo in cattività per massacrarlo: ma avveniva non per mano degli Infefeli ma per mano dei Fedeli. Dieci giorni dopo in Francia alla vigilia di Natale moriva anche il grande Incmaro in esilio ad Eperenav dove era dovuto fuggire mentre Reims, sua sede arcivescovile, veniva saccheggiata dai Normanni:era stato il grande teologo dell'attuazione della Città di Dio nel Sacro Romano Impero e non poteva avere una delusione più cocente. L'anno dopo nell' 883 i Saraceni sferravano l'ultimo colpo: assalirono e saccheggiarono l'Abbazia di Montecassino, tagliando la testa all’Abbate Bertario che sorpresero mentre stava sull’altare elebrando la messa, e la distrussero incendiandola.

 

Dopo questi spaventosi avvenimenti sembrava che nell' Italia Meridionale per merito dei Bizantini era tornata una certa sicurezza ma nel resto dell’Occidente dilagava l'anarchia: ogni grande famiglia che aveva un elemento che sapeva combattere si appropriava della sua regione e avviava i propri figli alla carriera ecclesiastica per impadronirsi dei Vescovadi e delle Abbazie da reggere con la croce e con la spada.I Saraceni, respinti dal Sud d'Italia, andavano ad approdare nel Sud della Francia e risalendo i fiumi arrivavano a saccheggiare all’interno per parecchie centinaia di chilometri scorrazzando per le valli alpine, dove ancora si trovano le loro tracce, come nella Moriana che conserva iscrizioni del Corano, quasi chiudendo la morsa coi pirati del Nord, i Normanni, ai quali ora si aggiungevano gli Slavi, i Vendi e soprattutto i Magiari detti poi ungheresi, successori degli Unni.

 

A Giovanni VIII successe Marino I Vescovo di Cerveteri: era la prima volta che un Vescovo veniva trasferito da una sede a un'altra e perciò a Costantinopoli Fozio considerava l’elezione di Marino I irregolare e Marino I gli rispondeva con un’altra condanna. Perciò i Bizantini tramavano con Guido Duca di Spoleto contro i territori del Papa, che ricorse all’Imperatore Carlo III il Grosso col quale s’incontrò nell’Abbazia di Nonantola presso Modena: l’Imperatore incaricò il Marchese del Friuli Berengario di cacciare Guido dal Ducato ma inutilmente. Marino I reintegrò come Vescovo di Porto e Ostia il suo amico Formoso, che Giovanni VIII aveva deposto perché contrastava la sua politica francofila. Morì dopo un anno e cinque mesi e gli successe Adriano III il 1° Marzo 884 che di fronte ai complotti cominciò anche lui ad adottare i metodi che da tempo si praticavano dappertutto contro i propri avversari: fece accecare il Patrizio Giorgio dell'Aventino, sottoporre alle verghe la Nobildonna Maria, vedova del Maggiordomo papale Gregorio assassinato da un suo collega, perché avevano complottato contro di lui. Morì a Vilzacara sul Panaro presso Modena nell’estate dell’885 mentre si recava alla Dieta di Worms indetta dall’Imperatore Carlo il Grosso per scegliere chi gli dovesse succedergli sentendosi prossimo alla fine.

 

Ad Adriano III successe nel Settembre dell'885 Stefano V di una nobile famiglia di via Lata in Roma con l'appoggio di Formoso Vescovo di Porto e Ostia: non volendo accettare, il popolo lo portò quasi a viva forza in Laterano. Dovette far fronte subito a una terribile siccità e a una invasione di cavallette ed essendo le casse papali vuote provvide con le sostanze della sua famiglia: per distruggere le cavallette dava sei denari a chiunque gli portasse uno staio di locuste uccise.Venne consacrato senza la presenza dei delegati dell' Imperatore Carlo il Grosso che ne andò sulle furie ma fu calmato dai Legati Papali dicendo che era stato eletto col consenso de Vescovo di Pavia Legato Imperiale in Italia. Anche Basilio I d'Oriente aveva protestato per la deposizione di Fozio da parte del defunto Marino I ma nel 886 moriva e il suo successore l'Imperatore Leone VI fece rinchiudere Fozio in un monastero e nominava Patriarca suo nipote sedicenne Stefano per il quale chiedeva la dispensa del Papa. Carlo il Grosso fu invitato a Roma da Stefano V ma arrivato a Pavia ricevette manifestazioni di ostilità e tornò subito in Francia dove Parigi era assediata dai Normanni:morì durante il viaggio nel Gennaio 888.Intanto in Francia il Conte Oddone per avere difeso Parigi veniva proclamato suo salvatore; in Italia i Feudatari si erano schierati al Nord per Berengario del Friuli e al Centro per il Duca Guido di Spoleto; Berengario si fece incoronare Re d'Italia a Pavia dall'Arcivescovo Anselmo di Milano;Guido di Spoleto marciò contro a Berengario e lo sconfisse e anche lui si fece proclamare Re d' Italia. Incalzato dalle scorrerie dei Saraceni Stefano V si mise d’ accordo con Guido di Spoleto e il 21 Febbraio dell’891 lo incoronava Imperatore ma morendo il 14 Settebre non ne vide le consegguenze essendo Guido molto avversato dal partito tedesco.

 

Difatti il partito tedesco ebbe grande parte nell'eleggere subito dopo pochi giorni Papa Formoso, Vescovo di Porto e di Ostia, già deposto da Giovanni VIII e reintegrato da Marino I: il nuovo Papa perciò ebbe ostili Guido di Spoleto, nuovo Imperatore , e Adalberto Duca di Toscana, che sostenevano il Diacono romano Sergio. Formoso risolse lo scisma di Fozio concedendo il perdono ai suoi seguaci dopo il loro riconoscimento scritto del Primato di Roma, anche perché Fozio moriva proprio nell’ 891 nel convento dove era stato rinchiuso. Forse per paura assecondava Guido Duca di Spoleto consacrando nell'892 Re e successore Imperatore suo figlio Lamberto, ma poi se ne pentì per la troppa potenza che andava acquistando il partito spoletino e cercò di sostituire Lamberto con Berengario Marchese del Friuli, il quale contro Lameberto chiamò in aiuto Arnolfo Re di Germania.

 

Arnolfo venuto in Italia volle proclamarsi lui stesso Re d'Italia: si fece incoronare da Formoso con la corona ferrea a Pavia e poi se ne tornò in Germania. Berenngario deluso si alleò con Lamberto contro Arnolfo progettando di regnare l'uno nell' Italia del Nord e l'altro nell'Italia del Sud.Ma Formoso restò fedele ad Arnolfo che, sceso di nuovo in Italia, consacrò Imperatore a Roma nell' 896 facendo giurare ai Romani di restare fedeli al nuovo Imperatore: fatto strano, proprio nella stessa festa dell' incoronazione Formoso morì e anche Arnolfo venne colto da una paralisi che lo costrinse a tornare subito in Germania. Si aprì una situazione molto incresciosa che fu l'inizio del periodo più tragico della "Città di Dio".

 

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