CAPITOLO
IV
IL PAPA DI ROMA
COMINCIA A SOSTITUIRE LIMPERATORE
1- Leone Magno campione niceno
Papa Leone aveva mostrato di avere una personalità
spiccata già da giovane quando ancora semplice Accolito era stato incaricato di una
missione di fiducia presso S. Agostino e da Diacono nel 430 aveva ricevuto dal sapiente
monaco di Marsiglia Cassiano il riconoscimento di "ornamento della Chiesa di
Roma" per la competenza con cui svolgeva lufficio di consigliere di Papa
Celestino I.
Aveva avuto un ruolo di primo piano soprattutto nella
discussione teologica sulla natura di Gesù, quando nel 428 fu fatto Arcivescovo di
Costantinopoli il monaco antiocheno Nestorio il quale contro lusanza di chiamare
Maria Madre di Dio, introdotta dopo il Concilio di Nicea che aveva definito Gesù Figlio
di Dio uguale al Padre, insegnava che Maria non poteva avere tale appellativo perché Dio
non può essere generato da una madre: era divampato uno scandalo con proteste popolari.
Papa Celestino I e Leone dovettero riunire nel 430 un Concilio a Roma per condannare la
dottrina di Nestorio sotto la pressione delle lettere di Cirillo Patriarca di Alessandria.
Anche lImperatore Teodosio II aveva riunito il Concilio Ecumenico nel 431 a Efeso,
presieduto da Cirillo come Legato del Papa: per tre mesi si discusse così animatamente
che lImperatore fece imprigionare per qualche tempo i due protagonisti Nestorio e
Cirillo, e la conclusione fu lapprovazione del titolo di Madre di Dio e la
deposizione di Nestorio che venne esiliato prima a Petra in Arabia e poi a Oasi in Egitto
dove visse ancora ventanni continuando a insegnare la sua dottrina, che dette
origine a uno scisma col nome di Nestorianesimo diffuso molto in Siria, in Asia, in Persia
e in India.
Nestorio insegnava che in Gesù cerano due nature e
due persone e per reazione un altro monaco Eutiche, Archimandrita di un convento vicino a
Costantinopoli, insegnava invece che in Gesù cera una sola persona e una sola
natura, quella divina. La dottrina di Eutiche, detta Monofisismo, fu fatta propria dalla
Corte, allinfuori della Principessa Pulcheria, perché il figlioccio di Eutiche,
Crisalo, era onnipotente al Palazzo Imperiale specialmente presso lImperatrice
Eudossia, moglie di Teodosio II ed era appoggiato dal Patriarca di Alessandria Dioscuro,
successore di Cirillo morto nel 444. Fu però denunciato dal Vescovo Eusebio di Dorilea a
un Concilio locale di Costantinopoli nel 448 che lo scomunicò:Eutiche, sostenuto dal
Patriarca di Alessandria Flaiano e dallImperatore, ricorse al Papa che era Leone,
eletto a Roma all unanimità nel 440.
Leone informato della questione dal Patriarca di
Costantinopoli Flaviano, gli rispose con lEpistola a Flaiano esponendo con
mirabile chiarezza la dottrina cattolica su Gesù nel quale cè una sola persona con
due nature che conservano le proprie prerogative. LEpistola di Leone accese ancora
di più il fuoco della discussione tra i fanatici aizzati dai monaci i quali in un
Concilio riunito dallImperatore ad Efeso approvarono la dottrina monofisita e
aggredirono il Patriarca Flaiano che morì per le sevizie ricevute.Nel frattempo anche
lImperatore "teologo"moriva e prendeva in mano il potere la Principessa
Pulcheria che si era sposata col Generale Marciano. Il Papa Leone, che aveva definito il
Concilio, riunito senza aspettare larrivo dei suoi Legati, "il brigantaggio di
Efeso, poté celebrare un vero Concilio Ecumenico con oltre 600 Vescovi a Calcedonia nel
451 dove fu condannato il Monofisismo e proclamata la dottrina esposta da lui, dando
origine però ad altri tronconi di Cristianesimo diffusi in Siria, in Egitto, in Armenia,
in Abissinia, chiamati Monofisiti o Giacobiti da uno dei loro capi.
Ma la discussione teologica fondamentale dalle conseguenze
più dannose fu quella sul primato tra le sedi Patriarcali di Roma e di Costantinopoli,
alla quale aveva data esca Costantino costruendo la seconda Roma, Costantinopoli.
Che Gesù avesse lasciato per capo dei suoi discepoli Pietro era indiscutibile ma non
aveva fatto capire che dopo di lui ce ne sarebbe stato un altro, perché sembrava che presto
lui sarebbe tornato. Tardando il suo ritorno si continuò a considerare la Chiesa di
Roma, dove Pietro aveva operato ed era morto, come punto di riferimento per ogni questione
ma Gesù non aveva stabilito che, nell'attesa del suo ritorno, il capo dei suoi discepoli
nel frattempo dovesse essere il capo della comunità di Roma senza una designazione degli
altri. Nelle questioni che nascevano si consultava volentieri la comunità di Roma ma
senza dare a questa consultazione il valore assoluto che avrebbe avuto una decisione di
Pietro che aveva avuto un riconoscimento personale. Questo problema venne alla ribalta col
trionfo del Cristianesimo con Costantino. La storia mostra che Costantino si comportò
come vero Capo del Cristianesimo prima a Roma e poi a Costantinopoli e giustificava il suo
comportamento con la sua qualifica di "Vescovo Esterno". Dai Vescovi stessi
ricevette l'incarico a dirimere prima la questione donatista e poi quella ariana e a
liquidare i culti diversi dal Cristianesimo. Costantino cessò di pretendere di essere
"divino" secondo la concezione religiosa romana ma cominciò a considerarsi il
"Luogotenente di Dio" secondo la concezione religiosa cristiana che gli affidava
la missione di far trionfare il Cristianesimo nel mondo.
Il Vescovo Eusebio di Cesarea scriveva al tempo di
Costantino:
"Donde è venuta sulla terra la partecipazione ad un
essere di carne e di sangue della persona imperiale se non dal Verbo di Dio, che penetra
ogni cosa e che ha suggerito a tutte le intelligenze il tipo di una magistratura modellata
su quella divina?"
Al principio del secolo V Papa Anastasio I scriveva:
"LImperatore è l'immagine di Dio"
Durante il secolo V il carattere teocratico dell'
Imperatore si accentua: viene riconosciuto ufficialmente "ortodosso e apostolico
Imperatore"; la sua corte è "il Sacro Palazzo"; i suoi beni sono la
"Casa Divina"; i suoi editti "Celesti Ordini"; le imposte sono
"la Divina ripartizione" e quando per la prima volta nel 450 riceve la
consacrazione religiosa nella persona di Marciano diventa "Re-Sacerdote" come
quello dellantico Israele, per cui benedice, prima delle corse al grande Ippodromo,
il popolo plaudente, che risponde con la formula prescritta;"Figlio di Dio, regna
attraverso l'Imperatore". E' vero che S. Leone Magno, Vescovo di Roma dal 440 al 461,
rivendica il primato del Vescovo di Roma come erede di S. Pietro, per cui "Roma, per
la sede sacra del Beato Pietro, è diventata regina dell'universo" e agisce da vero
Capo della Chiesa intervenendo con autorità col riunire il Concilio di Calcedonia del 451
per fare giustizia al Patriarca di Costantinopoli, Flaviano, ma proprio nel Concilio di
Calcedonia gli Orientali prendono una posizione contro di lui rivendicando la preminenza
di Costantinopoli.
La premessa di questa contesa era stata posta nel Concilio
di Costantinopoli del 381 nel quale era stato proclamato il primato del Vescovo di
Costantinopoli subito dopo quello del Vescovo di Roma essendo Costantinopoli la
"Nuova Roma". Da allora i Vescovi di Costantinopoli prendono ogni occasione per
allargare la propria zona d'influenza fino al Concilio di Calcedonia, che era stato una
grande affermazione dell'autorità del Vescovo di Roma, S. Leone Magno, che i suoi legati
avevano fatto acclamare "Arcivescovo di tutte le Chiese". Approfittando
dell'assenza dei Legati Romani, gli Orientali fecero votare il canone 28 dove si
dichiarava che, "essendosi giustamente attribuiti dei diritti alla Sede Episcopale
dellAntica Roma perché era città imperiale, "per la stessa ragione"gli
stessi privilegi venivano attribuiti alla Nuova Roma, onorata dalla presenza
dell'Imperatore e del Senato". Leone Magno, informato, scrisse una lettera di
protesta all'Imperatore Marciano e alla Imperatrice Pulcberia ma non ne ebbe risposta.
2-Le lotte teologiche tra Cattolici e Ariani distruggono
limpero doccidente
Trent'anni più tardi, lImperatore Zenone, sotto il
terrore della deposizione dell'Imperatore d'Occidente Romulo Augustolo da parte di Odoacre
nel 476 e degli Unni dirottati proprio da S.Leone Magno verso l'Oriente, invitò Acacio,
Arcivescovo di Costantinopoli dal 471, a cercare di ricostituire lunità dell'
Impero d'Oriente diviso dalla questione del monofisismo, per far fronte uniti ai pericoli
incombenti: dallintesa di Acacio e del Vescovo monofisita di Alessandria Pietro
Mongo nacque il decreto imperiale Enotico (unificatore) che era un compromesso tra
le due posizioni teologiche. S.Siricio Vescovo di Roma colpì subito Acacio di scomunica e
di deposizione ma Acacio, sostenuto dallImperatore, si irrigidì come Arcivescovo di
Costantinopoli. Un suo avversario gli fece un terribile scherzo attaccandogli di soppiatto
dietro il mantello il decreto di scomunica di Roma mentre entrava solennemente in
cattedrale ma ci rimise la vita.
Mentre l'Oriente perseguiva a suo modo lunità della
"Repubblica Cristiana" di S.Agostino, l'Occidente continuava a essere preda di
altre ondate di Barbari. Il 21 Settembre del 454 il giovane Valentiniano III sgozzava con
le sue proprie mani il grande Generale Ezio: i suoi contemporanei dissero che "si era
tagliata la mano destra con la sinistra". Nel marzo successivo 455 anche Valentiniano
III viene assassinato e la moglie Eudossia, figlia di Teodosio II, non si sa per quale
groviglio di vendette, invita a marciare su Roma lariano capo dei Vandali Genserico,
padrone dellAfrica, che ne compie il secondo sacco più terribile di quello del 410
e porta con sé in Africa lImperatrice e le due figlie, di cui una la dà in sposa a
suo figlio. Prende le redini dell'Impero d'Occidente lo svevo Ricimero, Maestro dei
soldati, che si libera dei due Imperatori fantasma, Avito, che i Vsigoti di Gallia avevano
eletto per combattere i Vandali però senza successo, e Maggioriano; poi nomina Imperatori
due suoi amici, Severo e Antemio, e poi Oliario, parente di Genserico. Anche di loro si
libera con uguale facilità, però costringe i Vandali a ritirarsi verso Reggio. Ricimero
fu sostituito come Maestro dei soldati, per ordine dellImperatore dOriente
Leone Ida, da Giulio Nepote che nel 474 fu proclamato Augusto. Giulio Nipote fece l'errore
di nominare Maestro dei soldati il Generale Oreste, che era stato nientemeno che
segretario di Attila che aveva spinto a invadere l'Italia: Oreste gli si ribella, lo
depone e nomina Imperatore suo figlio ancora bambino, Romulo Augustolo, sotto la sua
reggenza. Ma Oreste non volle cedere alle richieste di una tribù di Germani che volevano
terre per insediarsi in Italia, come avevano fatto tutti gli altri Barbari in Gallia e in
Spagna: essi perciò chiamarono lariano capo degli Sciri Odoacre già al servizio di
Attila. Odoacre il 4 Settembre 476 sconfigge e uccide Oreste e invia Romolo Augustolo
presso Napoli, le insegne imperiali a Zenone Imperatore d'Oriente e viene acclamato dalle
truppe Re di tutte "genti d'Italia". Ma il suo Regno dura poco, perché è già
in viaggio un'altra ondata di Barbari, gli Ostrogoti di Teodorico, che lo elimina dalla
scena.
3-Gli Ariani ostrogoti di Teodorico simpossessano
dellItalia
Anche Teodorico era ariano:aveva passati dieci anni della
sua adolescenza come ostaggio a Costantinopoli, secondo il costume a garanzia della
fedeltà dei popoli federati: era difatti figlio di Teodemiro Re degli Amali, sottostirpe
degli Ostrogoti o Goti Orientali. A Costantinopoli aveva acquisito una buona cultura e nel
474 era succeduto al padre. Aveva ottenuto, per aver prestato parecchi servigi
all'Imperatore Zenone, l incarico di Maestro delle milizie ed era stato nominato
Patrizio e Console, e quando chiese a Zenone di trasferire il suo popolo in una regione
migliore, gli venne indicata l'Italia ma doveva cacciarne Odoacre.
Teodorico partì nel 488, sconfisse Odoacre nel 489
sull'Isonzo presso Verona e poi sull'Adda e lo costrinse a rifugiarsi a Ravenna.Dopo tre
anni di assedio lo costrinse alla resa nel 493 e, nonostante il patto di fargli salva la
vita, lo uccise. Teodorico divenne Re dell'Italia, della Rezia, della Dalmazia, del Norico
e della Pannonia e nel 499 ne ebbe il riconoscimento dall'Imperatore Anastasio successore
di Zenone: da allora si considerò l'erede dell'Imperatore d'Occidente instaurando
alleanze con Visigoti, Burgundi, Vandali e Franchi, sposando anche la figlia di Clodoveo.
Instaurò una collaborazione tra Ostrogoti e Romani riservando la milizia alla sua gente e
alla "gente romana" l'amministrazione, favorendo la convivenza ma non la fusione
delle due popolazioni: tutto questo veniva imposto dalla diversa confessione religiosa: i
Barbarì erano ariani e i Romani cattolici.
Tra i Romani ebbe come collaboratori personaggi di grande
rilievo come Liberio, Severino Boezio, Cassiodoro, Epifanio Vescovo dì Pavia. Fu chiamato
come arbitro nella Chiesa Romana dove, per i rapporti da stabilirsi con Costantinopoli, si
era verificata una lotta terribile, con stragi e numerose morti, da due fazioni di cui una
parteggiava per Simmaco e laltra per Lorenzo:scese a Roma e si rese conto che i
partigiani di Lorenzo erano faziosi e riconobbe come vero Papa Simmaco. Favorì la
riconciliazione della Chiesa Romana con la Chiesa di Costantinopoli separate per lo scisma
di Acacio: la riconciliazione avvenne nel 518 dopo lunghe trattative tra Papa Ormisda
(514-523) e il nuovo Imperatore Giustino, un soldato macedone fervente ortodosso di poca
cultura divenuto Capo della Guardia Palatina e poi Imperatore dopo qualche intrigo.
Tale riconciliazione fu alla base della politica di
persecuzione violenta che Giustino, consigliato dal nipote Giustiniano, fece contro
Monofisiti e Ariani in tutto l'Impero, di cui considerava parte anche i territori di
Teodorico. La persecuzione rovinò le relazioni tra Ostrogoti e Romani: Teodorico ne
ritenne responsabile il Papa Giovanni I che aveva pregato di andare a Costantinopoli per
far cambiare gli editti a Giustino e ne era tornato a mani vuote. Cominciò perciò a
perseguitare anche lui i Cattolici, facendo morire in prigione il Papa Giovanni I, il capo
deli Senatori Simmaco e il filosofo Severino Boezio cinquantenne, che era stato fatto
Console, Patrizio, Maestro della Segreteria e durante l'anno della sua prigionia (524)
scrisse il celebre libro La consolazione della Filosofia, che con altre sue opere
ebbe grande influenza nei secoli successivi.
4-Clodoveo crociato cattolico contro i regni ariani
Teodorico morì anche lui nel 526 a 72 anni e gli
succedeva il figlio Atalarico sotto la reggenza della sorella Amalasunta che, per
far dimenticare gli ultimi brutti anni del padre, fece una politica di fusione con i
Romani associandosi il nuovo marito Teodato.
Era evidente che Roma e Costantinopoli, riconciliate
nell'ortodossia di Nicea e di Calcedonia, spingevano Giustino a eliminare oltre il
Monofisismo molto più l'Arianasimo professato da tutti i Regni Barbari meno quello dei
Franchi, nel quale trovarono un alleato.Difatti qualche decennio prima con la conversione
del loro capo Clodoveo si erano tutti convertiti al Cattolicesimo. Clodoveo aveva tra i
suoi ascendenti Clodione che nel 430, stabilitosi sulla Somma, aveva ricevuto
daIl'Imperatore Valentiniano III il titolo di Legato e aveva fatto studiare suo figlio
Meroveo alla corte di Ravenna come ostaggio. Meroveo aveva partecipato nel 451 alla
coalizione contro Attila e suo figlio Childerico aveva collaborato con i Gallo-Romani
contro le scorrerie dei Sassoni.
Clodoveo, suo figlio, a soli quindici anni, appena
maggiorenne secondo l'uso dei Franchi, gli succede nel 481 già con una fama di buon
combattente nel nucleo principale dei Franchi Salii. Vedendo in questo ragazzo quindicenne
un giovane di valore, il Vescovo di Reims S. Remigio lo sostituisce nella sua fiducia
all'ultimo "Re dei Romani" Afranio Siagrio, che governava senza speranza il
residuo territorio che restava ai Gallo Romani: gli scrive una lettera consigliandolo a
seguire i consigli dei Vescoci cattolici se voleva la benedizione del cielo sul suo
regno. Clodoveo era ancora un germano "pagano", ma capì e attaccò l'ultimo
"Re dei Romani"e lo sconfisse a Soissons nel 486: Siagrio si rifugiò presso
Alarico lI re dei Visigoti ma fu da lui consegnato a Clodoveo che lo fece giustiziare.
Clodoveo in pochi anni diventò padrone della parte settentrionale della Gallia e si
insediò a Parigi. C'erano le premesse per la sua conversione al Cattolicesimo che fu
portata a termine dalla sua giovane moglie Clotilde figlia di Chilperico re dei Burgundi.
Tra i Burgundi dal 490 operava con successo il Vescovo di Vienne S. Avito, personaggio di
grande influenza che stava lavorando per convertire dall'Arianesimo il loro re
Sigismondo:fu lui che combinò il matrimonio tra Clotilde e Clodoveo ventiquattrenne.
Clotilde influì su Clodoveo specialmente in occasione della morte di un primo figlio e in
quella di una grave malattia di un secondo, che guarì, diceva, in seguito alle sue
preghiere al Dio dei Cristiani mentre il primo era morto nonostante Clodoveo fosse ricorso
ai suoi Dèi. Nella sua Storia dei franchi S.Gregorio di Tours (538-594) riferisce
che Clodoveo si convertì per mantenere il voto fatto di fronte al pericolo di cadere
sconfitto nelle mani dei terribili Alemanni che avevano invaso buona parte del suo regno,
che riuscì a sconfiggere dopo l'invocazione del Dio di Clotilde nell'anno 497, ma altri
Storici ritengono questo fatto una leggenda.Il suo battesimo con quello del suo esercito
fu celebrato nel 498 o 499 a Reims dal Vescovo S. Dionigi con una straordinaria solennità
di partecipazione di altri Vescovi, descritta in un celebre passo della Storia dei
Franchi.
In occasione del battesimo di Clodoveo il Vescovo di Vienne
S.Avito, buon lettore di S.Agostino e di Orosio, gli scrisse quella lettera che conteneva
la celebre frase
"La tua fede è la nostra vittoria"
in cui c'è tutta la sperazza di avere in lui "l'uomo
della provvidenza" che avrebbe eliminato l'eresia ariana e realizzato l'unità della
"Repubblica Cristiana" secondo il concetto della Città di Dio. Difatti
legittimato da tutto il clero gallo-romano e dall'Imperatore d'Oriente Anastasio, Clodoveo
iniziò la crociata contro tutti i Regni ariani, specialmente i Visigoti. S.Gregorio di
Tours riferisce queste sue parole:
"Non posso più oltre ammettere che gli Ariani
occupino una parte della Gallia;marciamo dunque contro di loro con l'aiuto di Dio e se
vinceremo i nostri nemici domineremo tutto il paese".
Clodoveo fa alleanza con Sigismondo, re dei Burgundi
convertito pure lui dall'Arianesimo al Cattolicesimo nel 500 per opera di S.Avito, e
ricevute dall' Imperatore bizantino Anastasio le insegne di Console ornorario, nel 506 attacca
i Visigoti, e nella battaglia di Vouillé nel 507 batte e uccide Alarico lI, annetendo
tutto il paese fino ai Pirenei.
Poco prima di morire Clodoveo riunì il Concilio
nazionale di Orléans con trentadue vescovi in cui si comportò come Costantino. Morì nel
511, a soli 45 anni, lasciando il suo Regno unito nella fede cattolica e perciò la Chiesa
denominò questo regno suo "figlio primogenito" su cui poteva contare per
raggiungere le sue mete. Clotilde si ritirò nel monastero di Tours e quando mori nel 545
fu sepolta accanto a Clodoveo nella chiesa parigina dei Santi Apostoli, che divenne poi il
Patheon attuale.
E da constatare che dal IV secolo la diffusione del
Cristianesimo in generale, del Cattolicesimo in particolare, è avvenuta non per l'intima
convinzione personale ma convertendo i capi di una nazione che vengono seguiti dai loro
sudditi: si va al battesimo come alla battaglia dietro il proprio capo. Come per i Franchi
e i Burgundi, avvenne lo stesso per gli Svevi insediati nel nord della penisola iberica:
nel 450 il loro re ariano Richiaro si convertì alla fede cattolica e tutto il suo popolo
lo seguì. Questo metodo è ben diverso da quello seguito nei primi tre secoli cristiani,
nei quali si convertivano gli individui e non i regni. In questo nuovo metodo sarà grande
il ruolo svolto da Regine, Principesse e Imperatrici.
5-Giustiniano cerca di riconquistare allortodossia
lOccidente
Questo sistema trovò in Oriente un attuatore ancora più
potente per distruggere l'Arianesimo e ogni altra forma di eresia: Giustiniano, il
successore di Giustino. Giustiniano accentuò ancora di più la teocrazia cioè
l'instaurazione del "Regno di Dio" attraverso la persona dell'Imperatore.
Favorito dallo zio Giustino aveva acquisita un'alta cultura teologica e avendo collaborato
con lui fin dal 518 aveva ricevuto da lui il titolo di Patrizio e di Console, dopo essere
stato perdonato per avergli dato il dispiacere di aver sposato Teodora,
donna di grandi doti di bellezza, di talento e di coraggio però era una ballerina figlia
di un guardiano di orsi che a sedici anni era vedetta negli spettacoli all'Ippodromo e a
22 anni in Egitto si era convertita al Monofisismo da una vita licenziosa .
Giustiniano successe allo zio a 36 anni nel 527 con un
altissimo concetto del suo ruolo e un preciso disegno politico. Si sentiva superiore a
ogni autorità religiosa: riteneva il Vescovo di Roma primo nella Chiesa ma non inferiore
a quello di Costantinopoli e a sé riservava la missione di "conservare intatta la
fede cristiana e di difendere contro ogni turbamento la Santa Chiesa cattolica e
Apostolica" e di nominare e deporre Vescovi: perciò indice, presiede e scioglie
concili ai quali invia ordini autoritari e i suoi decreti hanno il tono di encicliche che
definiscono questioni teologiche. Anche Teodora collabora a questo programma religioso
suggerendo misure rigorose contro i proprietari di case malfamate, la tratta delle donne,
la prostituzione, istituendo case per le pentite. Ma il grande disegno di Giustiniano era
la riconquista dell'Impero d'Occidente eliminando l'Arianesimo dei Barbari che era stata
la causa principale della sua fine.
Cominciò col mettere subito ordine nella legislazione
dando incarico a due grandi Giureconsulti, Triboniano e Teofilo, di raccogliere tutte le
leggi dell' Impero Romano:ne risultò il Codice Giustinianeo base di tutto lo
sviluppo giuridico successivo. Nel 532 scoppiò nell'Ippodromo una terribile rivoluzione
popolare appoggiata dalle organizzazioni sportive dei Verdi e degli Azzurri che per tre
giorni devastò Costantinopoli con l'incendio anche della meravigliosa basilica
costantiniana di S.Sofia: Giustiniano stava per fuggire su una nave ma Teodora intervenne
e lo fermò con l'apostrofe:
"Sappi che se abbandoni questo palazzo perderai tutto
anche la vita. Quanto a me mi attengo alla vecchia massima: la porpora è il più bel
lenzuolo funebre!"
Frustati da queste parole, gli uomini di Giustiniano
riescono a separare col denaro gli Azzurri dai Verdi: i Verdi si riuniscono nell'Ippodromo
per acclamare un loro Imperatore ma vengono scatenati contro di loro squadre di Alani e di
Unni federati e alla sera del quarto giorno l'Ippodromo contiene circa quarantamila
cadaveri. Lordine era ristabilito! Quanto a S.Sofia in cinque anni fu
ricostruita ex novo e tuttora è uno dei capolavori più ammirati del mondo: Giustiniano
nel 537 varcandone la soglia per l'inaugurazione orgogliosamente esclamò:
"Salomone, ti ho superato!"
Contemporaneamente riprese la realizzazione del suo
disegno:la lotta all'Arianesimo che dominava in Italia, in Gallia, in Spagna e in Africa.
Cominciò dall'Africa da dove riceveva appelli dai Vescovi cattolici Quodvultdeus,
Fulgenzio di Ruspe e Vittore di Vita, perché intervenisse a liberarli dalle vessazioni
dei Vandali, che il Re Gelimero aveva riprese dopo avere spodestato suo zio Ilderico
troppo conciliante. Giustiniano inviò il trentaduenne Generale Belisario che si era
distinto già contro i Persiani:Belisario in due o tre battaglie eliminò Gelimero, il 15
Settembre 533 entrò in Cartagine e sistemate le cose tornò a Costantinopoli a celebrare
il trionfo mostrando Gelimero prigioniero.
Continuò con l'Italia da dove erano arrivate le terribili
notizie del martirio di Giovanni I e di Severino Boezio per opera di Teodorico.In Italia
si contrapponevano il "partito romano" di Amalasunta, figlia di Teodorico,
reggente per Atalarico Suo figlio, che favoriva la collaborazione tra Goti e Romani, e il
"partito gotico" di Teodato nipote di Teodorico, , che era ostile a ogni intesa
con i Romani. Poiché Amalasunta aveva aiutato Belisario contro i Vandali dAfrica,
Teodato nel 534, approfittando della morte di Atalarico, detronizzò Amalasunta e la
relegò a Martana, unisoletta sul lago di Bolsena: Amalasunta fece appena in tempo a
inviare un appello a Giustiniano prima di essere strangolata.
Di nuovo Belisario si rimise in marcia:due eserciti
aggirarono il Regno Ostrogoto, uno a sud d'Italia e l'altro al nord attraverso
l'Illiria:l'esercito del sud occupò Napoli nella primavera del 536;1'esercito del nord si
impadronì di Teodato e liberò Roma il 10 Dicembre dello stesso anno. In quest'occasione
Giustiniano e Teodora si macchiarono di un gravissimo abuso di potere.Poiché nel disegno
di Giustiniano c'era non solo l'eliminazione dell' Arianesimo ma anche quella di tutte le
altre eresie, fin dall'inizio aveva annunziato che avrebbe ricercato gli eretici e
"li avrebbe sottoposti a una giusta correzione". Aveva moltiplicato decreti
contro gli anticalcediani, i manichei, i giudei e i "pagani", chiudendo chiese,
sinagoghe e templi. Solo col Monofisismo ebbe difficoltà, perché Teodora era monofisita,
e dopo tutto non negava la divinità di Gesù ma la esaltava. Perciò scrisse un Trattato
contro Origene e fu consigliato che se voleva che i Monofisiti rinunciassero alle loro
idee condannasse i libri dei loro avversari nei quali c'erano le premesse delle loro
idee.Con questo scopo fece estrarre dai libri di Teodoro di Mopsuestia, di Teodoreto di
Ciro e di Iba di Edessa, avversari dei Monofisiti, tre brani sospetti detti Tre
Capitoli e li fece condannare dal Sinodo del 531-534, poi li anatematizzò con un
decreto che fece controfirmare dai Vescovi d'Oriente, e, quando Belisario ebbe liberata
Roma, mandò tutto a Papa Silverio, che proprio in qellanno era succeduto a Papa
Agapito, perché lo approvasse. Però, sembra che per i segreti ordini di Teodora, Papa
Silverio fu invitato a ritrattare la condanna che il suo predecessore aveva emessa contro
il monofisita Antimo Vescovo di Costantinopoili: Papa Silverio si rifiutò ma accusato di
alto tradimento per intese con gli Ostrogopti fu mandato in esilio nel Ponto dove morì
nel 537. In tale manovra pare fosse stato implicato anche il prelato Vigilio, che perciò
i nemici di Silverio fecero eleggere suo successore con la speranza di ottenere da lui
quello che Silverio aveva negato. Ma Vigjlio in principio si mantenne sulla linea
di Silverio e non volle neppure firmare il Decreto di condanna dei Tre Capitoli. Ma
invitato a Costantinopoli, sotto pressioni lo firmò, e poi rientrato a Roma revocò la
sua firma. Giustiniano fece riunire sotto la scorta delle truppe bizantine un Concilio a
Roma che approvò il decreto Imperiale sui Tre Capitoli con la buona intenzione di
riportare allunità i Monofisiti ma non si riuscì a convincere Vigilio a firmare le
decisioni di un concilio da lui non voluto. Successe allora lo strano spettacolo che per
strappare il Papa dalla chiesa dove aveva cercato il "diritto dì asilo"fu
tirato così violentemente per i piedi, per i capelli e per la barba che l'altare a cui si
era abbracciato si staccò: fu deportato a Calcedonia e là, bersagliato dagli emissari
dell'Imperatore che esigeva la sua sottomissione, stremato di forze e malato, fu costretto
a firmare la decisione di un Concilio che si era tenuto senza di lui. I Monofisiti
alzarono la testa con tanta insolenza che alla fine Giustiniano esasperato dovette
scatenare contro di loro una vera persecuzione.
Con la liberazione di Roma si riteneva che la partita fosse
finita, invece attorno a Ravenna c'era resistenza di una buona parte della popolazione,
che ormai si era abbastanza fusa con gli Ostrogoti, e sembra che solo con lo sleale
stratagemma che Belisario avrebbe dabbandonato il servizio di Costantinopoli per diventare
Re degli Ostrogoti, si sia impadronito della loro capitale nell'autunno del 539.
Ma non tutto era ancora finito. Nel 542 il malcontento
suscitato dalla fiscalità bizantina fece sorgere un vendicatore degli Ostrogoti, l'umbro
Totila, che con soli cinquemila uomini batté un primo esercito bizantino in Emilia, poi
un secondo a nord di Firenze, poi spazzò l'Umbria e l'Abruzzo ingrossando le file con
schiavi liberati e malcontenti di ogni tipo, bloccò Napoli, attaccò Roma e la
prese stremata di fame nel 546. Belisario non riesce a venirne a capo e viene sostituito
con l'eunuco Generale Narsete. Narsete, appoggiato dalla popolazione ormai stanca della
guerra, sconfigge e uccide Totila a Guado Tadino in Umbria nel 552 e l'ultima resistenza
gotica nella battaglia del Vesuvio nel 553, e dopo ancora qualche scaramuccia si
impadronisce di tutta l'Italia.
Finalmente Giustiniano nel 554 può imporre all'Italia la
sua Prammatica Sanzione, con la quale elimina il residuo del Diritto Gotico,
annulla le riforme proletarie di Totila e conferisce al Papa la gestione degli affari
principali "compresa la sorveglianza dei ponti e delle mura" e il potere di
nominare i Governatorì di Provincia e attraverso i Vescovi di controllare la loro
amministrazione e citarli al suo Tribunale. E linizio del Potere Temporale
della Chiesa di Roma. Nel 555 l'Italia è incorporata allImpero d'Oriente e il Papa
non può essere consacrato se non arriva l'autorizzazione scritta dell' Imperatore e più
tardi dell' Esarca di Ravenna col pagamento di una tassa.
Questo è il tempo in cui Giustiniano riesce a far carpire
il segreto della seta alla Cina e la introduce in Europa facendo incrementare le
piantagioni dei gelsi, mentre prima si era dipendenti dalla Persia.
In Gallia Giustiniano trova un alleato nel cattolico Regno
Franco, il quale con Clodoveo già aveva strappato un considerevole territorio ai Visigoti
uccidendo addirittura il loro re Alarico Il nella battaglia di Vouillé nel 507 e sarebbe
andato oltre i Pirenei se non fosse stato fermato dal timore di Teodorico e dei suoi
Ostrogoti. Nel 530 però Childerico, figlio e successore di Clodoveo, partì da Parigi col
suo esercito verso la Spagna per vendicare il maltrattamento che aveva avuto sua sorella
Clotilde, sposata dal Re dei Visigoti. Da allora la Spagna si dibatte in crisi terribili
divisa in diversi gruppi di Visigoti. I Franchi l'attaccano continuamente e arrivano fin
sotto le mura di Saragozza, finché nel 555 Giustiniano fa partire dalle Isole Baleari una
flotta al comando del Generale Liberio per riconquistare anche la Spagna: parte della
popolazione accoglie con simpatia lo sbarco dei Bizantini ma essi si stanziano solo sulla
costa perché non hanno forze per andare oltre. Gìustiniano era anche alle prese cogli
Unni, che erano arrivati fino a Corinto, e coi Persiani, che invadevano la Siria. Ormai
stanco di tante guerre e lotte desistette dal portare a termine la riconquista della
Spagna.
6- Ermenegildo e Recaredo campioni cattolici in Spagna
La Spagna viene riunita sotto il dominio dei Visigoti
ariani da un uomo di primordine insediato sul trono di Toledo nel 567, Leovigildo,
che riprende l'opera del suo avo Eurico, ritrovando in sé tutta l'energia degli antichi
Germani. In pochi anni sottomette i Baschi, gli Svevi, caccia i Franchi e i Bizantini. Fa
di tutto per riunire la nazione sotto l'Arianesimo con la collaborazione della moglie
Gosvinta ed ebbe ladesione anche del Vescovo cattolico di Saragozza. Ma suo figlio
Ermenegildo sotto l'influenza di sua moglie Ingonda, figlia del Re franco Sigeberto,
cattolica diretta da S.Leandro Vescovo di Siviglia, si fa cattolico pure lui e attorno a
lui si coalizzano i cattolici gallo-romani a cui si aggiungono i Baschi, gli Svevi, i
Franchi e i Bizantini: scoppia una vera guerra di religione. Ermenegildo inseguito dalle
forze del padre si rifugia in Andalusia e S.Leandro s'imbarca per l'Oriente per avere
aiuto dall'Imperatore; interviene Recaredo, fratello di Ermenegildo, perché si riconcili
col padre, che gli promette il perdono ma al suo ritorno, visto che era fermo nelle sue
convinzioni religiose, lo fa gettare in prigione e dopo vari mesi dà ordine al duca
Sisberto di decapitarlo il Sabato Santo del 585. Questo fatto suscita una reazione emotiva
nei sostenitori di Ermenegildo e quando nel Maggio 586 muore Leovigildo, il figlio
Recaredo gli succede e capovolge la stuazione: fa giustiziare il duca Sisbergo, accoglie
il Vescovo Leandro a Corte, riunisce un Concilio a Toledo nel 589 e viene decretato il
Cattolicesimo Religione di Stato. Inizia il Regno Visigoto Cattolico che venera in
Ermenegildo il suo Santo Fondatore e diventa, per opera di Recaredo, di S. Leandro, di suo
fratello e successore S. Isidoro di Siviglia, dei Concili-Parlamenti di Toledo, il
"secondogenito" della Chiesa Cattolica: nasce la Spagna cattolica che si
vanterà insieme alla Francia di essere campione della Fede nei secoli successivi.
7-Allboino trionfa in Italia con i Longobardi ariani
Lopera di riconquista in Italia durò poco perché
Giustino II, nipote e successore di Giustiniano, nel 567 esautorò Narsete, che era venuto
a capo del groviglio suscitato dalla disgregazione degli Ostrogoti con la vittoria su
Totila, e lo sostituì col Generale Longino, che di fronte alla discesa dei Longobardi
seppe solo rinchiudersi in Ravenna. Difatti i Longobardi (chiamati così forse per le
lunghe lance) in marcia lenta da quattrocento anni dalla Norvegia, prima sotto la spinta
degli Unni si erano instaurati verso lanno 400 in Pannonia dove si convertirono
allArianesimo e furono riconosciuti come Federati dallImperatore di Bisanzio e
poi sotto la spinta dei Turchi, che verso il 550 avevano costituito un nuovo impero
aggressivo nel centro dell'Asia, lasciando la Pannonia agli Avari si erano stanziati verso
il 500 nellattuale Croazia. Giustiniano si era servito del loro aiuto al comando di
Alboino per snidare gli Ostrogoti dallItalia per darla in mano, secondo la
Prammatica Sanzione del 555, a dei funzionari inetti sotto il controllo del Papa.e quando
il suo successore Giustino II eliminò il valoroso Narsete dette loro l'occasione propizia
di impadronirsi dell'Italia. AIboino, figlio i Audoino, dopo avere con l'aiuto degli Avari
sconfitto i Gepidi uccidendone il re Cunimondo e sposandone la figlia Rosmunda, lasciò
agli Avari la Pannonia e il 2 Aprile del 568 si mise in marcia con tutto il suo popolo di
circa 300.000 persone di cui 50.000 guerrieri e attraverso il Friuli, Aquleia, Treviso,
Vicenza arrivò a Verona e si insediò nel Palazzo di Teodorico proclamandosi Re d'Italia,
poi proseguì per Trento, Bergamo e Milano.Nel 572 arrivò a Pavia e vi pose il suo centro
per continuare l'occupazione fino a Bologna. Nello stesso anno 572 però venne ucciso a
tradimento dal suo scudiero Elmichi, daccordo con Rosmunda, che era stata costretta
a bere con una coppa ricavata dal teschio di suo padre: Elmichi tentò di diventare Re dei
Longobardi ma dovette fuggire a Ravenna sempre con Rosmunda dove si avvelenarono
vicendevolmente.
Alcuni capi per proprio conto proseguirono la conquista
creandosi i Ducati di Spoleto e di Benevento e sul loro esempio tutti si crearono un
proprio indipendente Ducato, lasciardo ai Bizantini Ravenna e altre zone litoranee col
Ducato del Papa e l' Italia a Sud di Napoli: si cominciò a parlare di Romània e di
Longobàrdia da cui gli odierni "Romagna" e Lombardia".
8-IL Senato Romano cessa le riunioni e cede ogni potere a
Gregorio Magno
Se alle violenze dei Duchi e allimpotenza dei due
Esarchi Bizantini, ai quali l'Imperatore d'Oriente Maurizio (582-602) aveva demandato il
potere per l'Africa e l'Italia perché troppo impegnato a difendersi dagli Slavi, dagli
Avari e dai Persiani, si aggiunge lo stato della città di Roma che nel Novembre 589 fu
colpita da un'immensa inondazione del Tevere con distruzione di case , di granai e di
animali, causando la carestia e la peste di cui morì il 15 Gennaio 590 lo stesso Papa
Pelagio Il , si ha l'idea della situazione in cui nel 590 venne scongiurato dalla
popolazione di prendersi il ruolo di Vescovo il monaco Gregorio degli Anici, rampollo
dell'antica famiglia patrizia che aveva avuto in passato due Imperatori, il filosofo
Severino Boezio e il papa Felice III da cui discendeva in linea diretta perché questo
Papa aveva avuto famiglia prima di dedicarsi al sacerdozio.
Gregorio prima di farsi monaco era stato Pretore e Prefetto
di Roma e poiché era un gran lettore della Città di Dio di S.Agostino, da lui era
stato ispirato a farsi monaco e a creare attorno a sé una comunità di discepoli nella
sua stessa casa patrizia al Celio, dove ora sorge la chiesa di S.Gregorio. Spese tutta
l'immensa fortuna paterna a fondare monasteri seguendo anche il grande esempio che qualche
decennio prima aveva dato S.Banedetto, la cui memoria era ancora viva essendo morto nel
547 a Montecassino. Per la sua grande reputazione ed esperienza dal Papa Pelagio II era
stato incaricato di occuparsi come Diacono di una delle Circoscrizioni della città e poi
di andare a rappresentare il Papa come Legato presso la Corte di Costantinopoli, dove l'
Imperatore Maurizio ne aveva tanta stima che volle fargli battezzare suo figlio .Fu poi
richiamato a Roma per essere il Segretario del Papa. E' comprensibile che quando il Papa
morì di peste Gregorio fosse acclamato suo successore.
Il suo papato durò fino al 604 e in questi quattordici
anni fece tanto per cui fu chiamato Gregorio il Grande o "Console di Dio". Tutta
la sua attività si ispirava alla Città di Dio di SAgostino di cui aveva
tanta stima che a un Prefetto d'Africa che gli chiedeva consigli rispose:
"Studiate gli scritti del beato Agostino, vostro
compatriota e quando avrete gustato la sua pura farina non domanderete la nostra
crusca".
La sua voce e la sua autorità si imposero talmente che,
dopo S.Leone Magno, fu il più grande assertore del primato del Vescovo di Roma,
rintuzzando la presunzione del Vescovo di Costantinopoli che osava dichiararsi
"Patriarca Ecumenico". Si può dire che con lui la Roma Imperiale comincia ad
essere sostituita dalla Roma Papale, difatti i funzionari bizantini cessarono di
esercitare la loro influenza e il Senato riunitosi nel 603 sentendosi inutile non si
riunì più lasciando il Papa, già investito di poteri civili dalla Prammatica
Sanzione di Giustiniano del 555, unico erede dell'autorità imperiale dando inizio al
suo potere temporale.
Papa Gregorio inaugurò il nuovo tipo di Papa, assumendo il
ruolo di vero Capo Universale del Cristianesimo, a imitazione e in parte in sostituzione
dell'Imperatore: le sue legioni però non erano soldati ma monaci: l potere temporale per
Papa Gregorio serviva solo per la costruzione della Città di Dio nell'unità della
fede.
La diffusione del Cristianesimo che fino ad ora è stata
quasi fatta per iniziativa di singoli monaci o Vescovi viene presa in mano dal Papa come
centro di propulsione e di direzione.
La sua prima impresa è la conversione dei Longobardi e vi
fu stimolato dall'aggressione che lariano Duca di Spoleto Ariulfo nel 592 aveva
fatta per impadronirsi di Roma. Allora gli dovette venire in mente di fare quello che era
stato fatto in Gallia e in Spagna cioè di promuovere un regno cattolico in Italia. E come
in Gallia e in Spagna anche in Italia una donna diventa la protagonista dell'impresa:
Teodolinda.
Era figlia di Garibaldo, Duca di Baviera e di parte del
Regno dei Franchi, e di Gualdrada vedova del Re franco Teodobaldo: era stata data in sposa
ad Autari, che era stato riconosciuto Re dai disuniti Duchi Longobardi nel 584 per
rintuzzare la calata in quell'anno in Italia di Childelberto II Re cattolico franco
dell'Austrasia (Svizzera e Borgogna.), alleato con i cattolici Bizantini, e alla morte di
Autari nel 590 si risposava con Agilulfo Duca di Torino, cognato e successore di Autari.
La strategia ormai collaudata fu usata anche da Papa
Gregorio: attraverso la regina convertire il Re e tutto il popolo.Il Papa mantenne una
assidua corrispondenza con la regina e le inviò anche delle ampolle piene dell'olio preso
dalle lampade che ardevano sulle tombe dei Martiri a Roma. Teodolinda riuscì a convertire
Autari e a fare addolcire il pesante giogo che aveva posto alle popolazioni, e convertì
anche il suo nuovo marito Agilulfo che nel 591 successe ad Autari e cominciò a stabilire
una convivenza pacifica tra Longobardi e Bizantini (o Romani). Ad Agilulfo, morto nel 616,
Teodolinda fece succedere suo figlio tredicenne, avuto da lui, Malovaldo, naturalmente
cattolico, e come reggente influì in modo efficace alla conversione di notevole parte
della popolazione ma suscitò anche una forte avversione.
Contro Malovaldo nel 626 ci fu una rivolta di Longobardi
ariani capeggiati da Ariovaldo marito di sua sorella Gundeberga e Duca di Torino, che ne
usurpò il potere e lo fece perire avvelenato relegando per tre anni Gundeberga perché
sospettata di complotto col Duca del Friuli. Intanto l'impresa di Papa Gregorio sembrava
fallita ma ci sarà chi la riprenderà.
La stessa strategia veniva usata contemporaneamente
nell'instabile Regno dei Franchi, che dopo Clodoveo fu ripartito tra i suoi quattro figli
Teodorico, Clodomiro, Childelberto e Clotario, generando terribili lotte. Al tempo di
Gregorio Magno era in atto la tremenda tragedia tra Brunichilde, figlia dell'ariano
visigoto Atanagildo, che si fece cattolica per sposarsi il franco Sigeberto Re di
Austrasia e divenne Reggente in nome del figlio Childelberto II, e Fredegonda terza moglie
di Chilperico Re di Neustria: Gregorio tiene una corrispondenza col figlio di Childeherto
II figlio di Brunichilde per incitarlo a intervenire nel diffondere la fede cattolica nel
suo Regno.
Anche l'attività missionaria, che Gregorio Magno
intraprese per convertire gli Angli che con i Sassoni avevano invaso la Britannia e da
circa cinquant'anni da feroci conquistatori avevano devastate e paralizzate le comunità
cristiane che già prosperavano tra i Celti e che conservavano un rancore profondo contro
di loro, inizia per l'intervento della cattolica Berta, figlia del parigino re franco
Cariberto, andata sposa a uno dei Re dell'Eptarchia anglosassone, Edelberto re del Kent:
Berta presenta a suo marito i quaranta monaci guidati da Agostino che erano partiti nel
596 per ordine del Papa, venuto a conoscenza dell'avversione dei Celti contro i nuovi
conquistatori. Agostino sotto la Protezione di Berta s'insedia poco lontano dalla
residenza reale e comincia a far breccia negli Angli vicini ma quando cerca la
collaborazione dei monaci celti alla diffusione della fede tra i conquistatori, l'Abbate
Bangor rispose:
"Mai predicheremo la fede a questa razza crudele dì
stranieri che ci hanno proditoriamente spogliati della nostra terra natale".
Ma Agostino già il 1° Giugno del 597, giorno della
Pentecoste, battezza il re Eterberto e gran parte dei suoi Ufficiali. Nel Novembre
succssivo viene fatto Arcivescovo della Britainia da quello di Arles in Gallia delegato
dal Papa e nel Natale dello stesso anno battezza in una sola volta diecimila Angli.
Eterberto entusiasta dava al nuovo Arcivescovo il suo palazzo di Canterbury che fu la
prima sede episcopale d'Inghilterra. Gregorio scriveva ad Agostino direttive veramente
cristiane sulla maniera di diffondere la fede:
"Non bisogna distruggere i templi pagani ma
battezzarli con acqua benedetta, erjgervi degli altari , collocarvi delle reliquie. Là
dove si ha il costume di offrire sacrifici agl'idoli diabolici permettere ai fedeli di
celebrare nella stessa data feste cristiane sotto un'altra forma. Non si può in questi
cuori selvaggi eliminare in un sol colpo tutto il passato. Non è saltando che si supera
una montagna ma a passi lenti".
Agostino e Papa Gregorio morirono nello stesso anno 604. La
prosecuzione della diffusione della fede avvenne con vicende alterne tra protezioni e
persecuzioni secondo che i Re dell'Eptarchia fossero cristiani o no, e in queste guerre
anche i cristiani commettono sanguinose rappresaglie più feroci dei non cristiani. Nel
657 il Papa Eugenio I invia un nuovo contingente di missionari per opera dei quali le
relazioni tra Celti e Ang1osassoni finiscono di appianarsi e alla fine del VII secolo dopo
tante scosse la situazione è stabilizzata.
9-La "Repubblica Cristiana"in Occidente
Stiamo rendendoci conto del metodo usato dai Discepoli di
Gesù dopo che la teologia cristiana aveva stabilito che il suo ritorno era rinviato a
data indeterminata e aveva perseguito la realizzazione della fase in terra del Regno di
Dio chiamata "Repubblica Cristiana".
Il Regno Franco aveva avuto dai Vescovi e da Clodoveo
lincarico di promuovere la "crociata" cattolica contro i Regni ariani e
per questo aveva un comportamento di penetrazione verso i Regni Germanici mentre i Regni
Germanici assumevano un atteggiamento ostile, per cui sera creata una situazione che
faceva ritenere come nemico chiunque proveniva dalla zona dei Franchi. Perciò Papa
Gregorio II fu molto lieto di inviare come missionario in Germania un anglosassone,
S.Bonifacio. Oltre queste relazioni aggressive di politica religiosa bisogna tenere
presente che S.Bonifacio, pur attenendosi alla regola di bontà, di dolcezza e di
persuasione data da S. Gregorio Magno, distinguendosi in questo da tanti altri impetuosi
"viaggiatori di Cristo", tuttavia mostrava tutta la sua accanita decisione nel
distruggere i segni dell'idolatria: con le sue stesse mani abbatteva le numerose
"querce sacre" e questi gesti suscitavano sentimenti di avversione violenta.
Le conversioni in massa al Cristianesimo avvenute fin dal
tempo di Costantino più per ragioni politiche che religiose, avevano abbassato molto il
livello della convinzione e della vita cristiana. Ne parlano gli stessi Padri della Chiesa
di quel tempo: parlano di cristiani che vivono alla maniera pagana, che, secondo S.
Agostino, fanno orge e bagordi col pretesto di festeggiare un martire o, secondo S.
Giovanni Crisostomo, lasciano la chiesa vuota per accorrere agli spettacoli sanguinosi del
circo, o, secondo S.Girrolamo, se sono prelati, sembrano piuttosto cicisbei che chierici.
Lo stesso S. Agostino confessa che ai tempi della sua allegra gioventù si serviva
dellassemblea della messa per incontrare i suoi amori. S. Giovanni Crisostomo
afferma che la barriera che nella chiesa separava gli uomini dalle donne non era mai
abbastanza alta! E scrive testualmente:
"Ho sentito dire dai nostri padri che solo una volta ,
al tempo delle persecuzioni, c'erano veri cristiani".
Le invasioni barbariche non vanno immaginate come un'
alluvione di selvaggi che fanno le loro scorrerie per saccheggiare e distruggere, perché
i Visigoti, gli Ostrogoti e i Longobardi, pur non avendo il possesso dei progressi
culturali dei popoli mediterranei, avevano però i principi morali di quell'umanesimo
universale per cui Tertulliano aveva scritto che "l' uomo è naturalmente
cristiano": i Barbari erano cristiani non solo perché battezzati secondo la teologia
cristiana, anche se ariana, ma anche perché avevano i valori umani del Vangelo pur non
ritenendo Gesù Dio uguale al Padre. Le loro invasioni sono dovute a contrasti teologici e
politici che i loro Capi avevano con i Capi dell'Impero Bizantino, alla cui Corte erano
quasi tutti vissuti da giovani come ostaggi di "Popoli Federati". S. Agostino
all'inizio della Città di Dio rimprovera ai "pagani", che ancora
osteggiavano il Cristianesimo, di aver simulato di essere cristiani rifugiandosi nelle
chiese cristiane di cui i "Barbari", perché cristiani, erano rispettosi. Anzi
dai contemporanei viene sperimentato che tali popoli si siano
"imbarbariti"proprio a contatto con le popolazioni del mondo romano cristiano.
E quello che ha osservato uno scrittore che ha vissuto la situazione delle
invasioni, lo scrittore latino Salviano, nato a Treviri nel 400, sposatosi e poi col
consenso della moglie dedicatosi nel 429 al sacerdozio andando prima a Vienne poi a Lerin
e infine a Marsiglia dove morì nel 490: scrisse tra l'altro Il Governo di Dio in
otto libri nei quali appunto lamenta e descrive la decadenza del mondo cristiano e fa un
elogio dell'onestà morale dei Barbari. Lo stesso diranno Cassiodoro nella Storia
Gotica del 540 e S.Gregorio di Tours nella Storia dei Franchi del l 570.
Io aggiungo che quello che costituisce problema teologico e
filosofico non è il comportamento corrotto degli individui , che più o meno è stato
sempre lo stesso in tutte le epoche e in tutte le societa' umane e quindi succede anche
nelle società cristiane. Il vero problema è costituito dallo sbandamento che presenta il
Gruppo Dirigente della società cristiana, cioè quel corpo dirigente che ha ereditato per
trasmissione il compito di realizzare la fase terrena del Regno di Dio: per testimonianza
di S.Giovanni Crisostomo durante le persecuzioni i cristiani erano autentici; dopo
Costantino i cristiani hanno cominciato a snaturarsi. La preoccupazione dei Capi era più
il perseguimento dellunità della Repubblica Cristiana fondata sulla fede secondo
l'opinione della maggioranza espressa nei Concili per definire le curiose discussioni
sulla natura di Gesù, e meno il perseguimento della realizzazione dell' umanesimo del
Vangelo, e per questo cominciarono le divisioni e gli odi teologici. Il fatto notevole è
che con Costantino si e' accentuato un comportamento di intransigenza, di intolleranza, di
persecuzione, di usurpazione e di confusione di poteri e mette in evidenza che è assente
lopera di Gesù presentato come il vero Capo della Città di Dio. Fin da
adesso la Chiesa dà l'impressione di una "nave senza nocchiero in gran
tempesta" per dirla con una celebre espressione dì Dante per l'Italia e ci presenta
questo paradosso:più col suo zelo si dà da fare per diffondere l'ortodossia delle sua
fede, più moltiplica guai calpestando i valori autentici del Vangelo che sono la bontà,
la pietà, l a giustizia e la misericordia.
Scrive Daniel Rops:
"Dal 511 al 650 una dozzina di Concili dichiarano
espressamente che i Re li hanno convocati o autorizzati. Un suddito del re non può
diventare chierico senza il suo consenso. L'ordinazione di un uomo priva il re di un
guerriero: di qui il gran numero di antichi schiavi promossi al sacerdozio. Ancora meno,
naturalmente, un chierico potrà diventare vescovo senza l'assenso del re .Per principio
il Vescovo è eletto dal clero delle diocesi e consacrato dal Metropolita, ma non ci si
preoccupa gran che dei canoni che regolano queste elezioni! E' il Re, in realtà, che
ordina il Metropolita l'uomo che egli ha scelto, che è pur sempre lui che con tutti i
mezzi fa pressioni sul clero. All'inizio (fin verso il 580) i concili si limitano a
riconoscere che il consenso del re è indispensabile perché il vescovo sia eletto, ma nel
614 Clotario II promulga un editto con cui riserva il diritto di nominare vescovo quello
dei suoi palatini che più gli aggrada, e la Chiesa non osa eccepire nulla. Un numero
considerevole di vescovi esce dalla "Schola Palatina", quella scuola di cadetti,
dove sotto l'occhio del padrone, i figli delle più alte famiglie si preparano a servire
il re. Si finirà col disputarsi i vesovadi, laute prebende, la forza di influenze, cioè
di denaro.La simonia corrompe il clero di tutti i regni. Ancora nell' VIII secolo lo
stesso S. Bonifacio, che promosse come rappresentante del Papa una serie di concili
riformatori tra il 742 al 747 in Germania, in Gallia e in Fiandra, scrisse a Pipino Re
franco che il re aveva tutto il diritto di nominare i vescovi".
E' perciò che il monaco irlandese S.Colombano, un gigante
che torceva gli orsi con le sue mani e che per quasi quarant'anni tra il VI e il VII
secolo viagggiando in Britannia, in Gallia, in Svizzera e in Italia, attorniato da una
squadra di monaci infiammati, richiamando alla conversione e alla penitenza tutti, preti,
vescovi e re, e fondando monasteri un po dappertutto, neppure si presentava ai
concili che lo convocavano.
10-La "Repubblica Cristiana" in Oriente:Eraclio
comincia la prima Crociata per il Santo Sepolcro contro Cosroe
Mentre l'Occidente cristiano presenta tale spettacolo,
quello orientale non ne dà uno migliore. Abbiamo già visto che Giustiniano aveva dato
alla sua attività lindirizzo di crociata contro lArianesimo come Clodoveo e
con la Prammatica Sanzione del 555 si era attribuito il diritto di approvazione
dellelezione del Papa. Dopo di lui la fede, commista al potere politico, continua lera
delle crociate. Difatti nel 602 essendo stato assassinato dallesercito, per
ragioni di paga e di bottino, l'Imperatore Maurizio che era in rapporti amichevoli col Re
persiano Cosroe II per averlo aiutato nel 590 a mantenere il potere ereditato
contestatogli, Cosroe Il subito interviene contro l'usurpatore Focas che aveva eliminato
Maurizio e ingaggia una furibonda guerra contro tutto l'Impero Bizantino e anno dopo anno
arriva fino a Nicomedia di fronte a Costantinopoli provocandovi nel 610 una rivoluzione
popolare e militare in cui viene massacrato Focas.
Ma Cosroe II, che era intervenuto per ragioni di amicizia
verso lImperatore Maurizio, si era trasformato in terribile nemico verso tutto
lImpero cristiano: era infatti di fede mazseista, che negava quella cristiana. Fu
allora che Costantinopoli si dette un vero Imperatore con tutte le doti del grande
capitano e per di più animato da profonda fede cristiana: il trentaseienne Eraclio, dello
stesso valore di Cosroe II che si era rivelato un nuovo Ciro e un nuovo Serse. Cosroe II
fece il sacco di Gerusalemme ormai diventata la Città Santa della Cristianità. Si
scatenò uno spaventoso odio religioso con la distruzione delle basiliche costantiniane,
col massacro di sessantamila abitanti, con la deportazione in schìavitù di altri
trentamila tra cui il Patriarca e col trasferimento della Santa Croce a Ctesifonte. Fu una
prostrazione per tutte le genti cristiane.
Più tardi gli Avari rompevano il patto federativo e
dall'Ungheria scendevano ad assediare Bisanzio, che così si veniva a trovare tra due
fuochi, quello avaro sotto le mura e quello persiano dalla parte opposta del Bosforo.
Cosroe II scrisse a Eraclio una lettera sarcastica con la quale ingiuriava lui e la sua
fede così:
"Tu pretendi di fondare in Dio la tua fiducia; ma
perché egli non ha salvato dalle mie mani Cesarea, Gerusalemme e Alessandria? E se
volessi non potrei altrettanto facilmente distruggere anche Costantinopoli? Quanto al tuo
Cristo, non lasciarti ingannare da una vana speranza in lui: egli non è stato nemmeno
capace di salvare se stesso dalle mani degli Ebrei che lo crocifiggevano".
Allora, poiché Eraclio voleva abbandonare Costantinopoli
per ritirarsi a Cartagine, insorse il Patriarca Sergio e lo affrontò con queste parole:
"Non hai il diritto di lasciare che i Magi restino
nella Città Santa. Non bai il diritto di accettare che la Santa Croce di Cristo sia a
Ctesifonte oggetto di riso!".
Poi fece leggere da tutti i pulpiti la lettera di Cosroe
perché tutti se ne sentissero oltraggiati. Tutto l' Impero sorse in uno sforzo supremo
per una vera Crociata contro gli Infedeli per la liberazione di Bisanzio, di Gerusalemme,
del Santo Sepolcro e della Santa Croce. Il Patriarca mise a disposizione tutti i tesori
della Chiesa: con essi Eraclio comprò la ritirata degli Avari e organizzò un esercito
col quale il 5 Aprile 622 cominciò la Guerra Santa contro Cosroe e la Persia.
Incalzò le truppe di Cosroe liberando la Galazia, la Cappadocia e l'Armenia, entrò nel
territorio persiano e arrivò fino a Tabriz dove incendiò il santuario del Mazdeismo
vendicando il sacco di Gerusalemme.
Sembrava che l'Impero persiano fosse colpito a morte ma nel
Giugno 626 gli Avari con i Bulgari e altri Mongoli e Slavi fecero un blocco unico con
Persiani e Medi e insieme piombarono su Costantinopoli che si trovò in un pericolo
estremo.Il Patriarca Sergio sulle mura davanti ai Bizantini combattenti portava
continuamente in processione limmagine di Maria Madre di Dio. Nel 627 Eraclio dal
ridotto caucasico, dove si era annidato e aveva potuto anche lui ingaggiare forze mongole,
uscì con la decisione della disperazione: prese Tiflis, riprese l'Armenia, invase
l'Assiria e presso Arbela, dove un tempo Alessandro Magno aveva sbaragliato il re persiano
di allora, sgorninò l'esercito persiano. Le truppe bizantine si dettero a scorribande
incendiando le città sacre dei Mazdei: fu la fine di Cosroe. I suoi figli lo
detronizzarono e lo uccisero in carcere. ll 25 Febbraio 628 Eraclio andò a Bisanzio e
dette l'annuncio.
"È caduto l'empio orgoglioso Cosroe; l'insultatore di
Cristo e della Vergine è morto: brucia insieme con i suoi pari nellinferno !".
Il 23 Marzo del 630 la grande crociata bizantina ebbe la
conclusione col rientro trionfale della Santa Croce di Cristo in Gerusalemme recata sulle
spalle imperiali di Eraclio.
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