CAPITOLO VII

DUE SECOLI DI OBBROBRI

 

1-IL Papato diventa preda dei partiti spoletino e tedesco

 

 

Alla morte di Formoso l'elezione del Papa fu oggetto di litigio tra il partito spoletino e quello tedesco che insanguinavano le vie di Roma e ne uscì eletto Papa Bonifacio VI, un prete romano che era stato sospeso due volte da Papa Giovanni VIII prima come suddiacono e poi come prete : durò appena una quindicina di giorni e poi scomparve non si sa come ma fu sepolto nel portico della Basilica di S. Pietro.

 

Gli successe subito Papa Stefano VI eletto dal partito spoletino e consacrato alla fine di Maggio 896: era di famiglia aristocratica e fu uno zimbello nelle mani dei suoi elettori specialmente di Algeltrude madre di Lamberto Duca di Spoleto e Imperatore consacrato da Formoso nell'892. Riunì un Concilio nel Marzo 897 nel quale si decise di riesumare il cadavere di Papa Formoso dopo otto mesi dalla sua sepoltura e si sottopose il cadavere a giudizio seduto su un trono e rivestito delle insegne papali, si condannò Papa Formoso alla deposizione perché essendo Vescovo di Porto e di Ostia aveva usurpato la Sede di Roma, si dichiararono deposti Preti e Vescovi ordinati da Papa Formoso e poi, dopo avergli strappate le insegne, si passò a gettarlo nel Tevere

 

Nell’autunno dello stesso anno prevalse il partito tedesco, che fece strangolare in prigione Papa Stefano VI dopo un un anno e pochi mesi di Papato, e fece eleggere Papa il fratello di Papa Martino I, Romano di Gallese presso Civitavecchia: fu Papa per soli tre mesi circa e poi fu chiuso in un convento dove morì nel Febbraio 898 e sepolto in Vaticano.

Il 3 Marzo 898 dopo venti giorni di Papato morì pure il suo successore Teodoro Il, romano, che diede onorata sepoltura al corpo di Papa Formoso restituito dal Tevere e riabilitò preti e vescovi deposti dal Concilio Cadaverico.

 

Il partito spoletino tentò di fare Papa il Cardinale Sergio che però dovette tornare in Toscana perché quello tedesco fece prevalere il monaco e cardinale benedettino Giovanni IX di Tivoli, figlio del tedesco Rampoldo. Giovanni IX, consacrato nell’Aprile 898, riuscì a stare in cattedra due anni durante i quali riunì due Concili o Sinodi: in uno a Roma riabilitò di nuovo Papa Formoso, accordò il perdono ai Vescovi che lo chiesero per aver dichiarato che avevano partecipato al Concilio cadaveiico per paura e ne scomunicò i promotori, e riconfermò, prima che morisse l'Imperatore tedesco Arnolfo, da tempo ammalato, Imperatore Lamberto di Spoleto e stabilì che il Papa doveva essere eletto in presenza dei Legati dell' Imperatore; nell'altro tenuto a Ravenna, presenti 74 Vescovi e l'Imperatore Lamberto di Spoleto, fu ristabilita la collaborazione tra Papa e Imperatore, al quale veniva rinnovato l'incarico di intervenire per la difesa e l'aiuto di Roma. Ma nell'Ottobre 898 l'Imperatore Lamberto perì tragicamente mentre andava a caccia nei boschi di Marengo presso Alessandria e sembra che sia stato massacrato dal figlio del Conte di Milano Mangefredo precedentemente decapitato per ordine di Lamberto.

Fu riconosciuto Re d'Italia e Imperatore Berengario Marchese del Friuli, anche col consenso di Algeltrude, madre di Lamberto, ma Berengario subì una sconfitta terribile sul Brenta dagli Ungheri il 24 Settembre 899 ed il suo prestigio ebbe uno smacco e perciò i Feudatari gli opposero il giovane Ludovico di Provenza, detto Lodovico III il cieco.

 

Nel frattempo Papa Benedetto IV, succeduto nel Maggio dell’anno 900 a Giovanni IX, consacrava Ludovico III nel Febbraio del 901 a Roma. Berengario, che si riteneva legittimo Imperatore e Re d'Italia, affrontò Ludovico III nel Maggio del 902 mentre risaliva 1' Italia e a Vercelli lo costrinse a tornare nella sua Provenza facendogli giurare di non mettere più piede in Italia, poi dette ordine ai suoi aderenti di far fuori Benedetto IV nell’Agosto 903 e al suo posto fece eleggere un prete di Priapo, località presso Ardea, che prese il nome di Leone V. Ma ormai il Papato era diventato preda dei partiti per gli interessi che rappresentava, tanto che a far fuori Leone V fu un gruppo guidato da un prete romano di nome Cristoforo del titolo di S.Damasco che lo sequestrò, lo fece gettare in una prigione e nell'Ottobre seguente 903 riuscì a farsi consacrare Papa. All'alba del nuovo anno 904 anche lui venne cacciato in prigione da Sergio che divenne Papa con l’appoggio armato di Teofilatto dei Conti di Tuscolo e fu consacrato il 29 Gennaio 904 col nome di Sergio III: era stato fatto Vescovo di Cere da Papa Formoso ed era stato contrapposto a Giovanni IX nell’898 ma non era stato eletto; ora appena eletto ebbe come primo pensiero quello di mandare Cristoforo a far compagnia a Leone V in prigione dove tutt’e due furono tormentati e uccisi, e come secondo pensiero quello di dare il potere al partito di Teofilatto che lo aveva eletto, facendo Teofilatto Comandante delle milizie e, insieme alla moglie Teodora, Amministratore dei possessi del Patrimonio di S.Pietro su cui cominciarono a spadroneggiare, e come terzo pensiero quello di riunire un Sinodo nel quale si ritornò sulla vicenda di Papa Formoso che venne di nuovo condannato dichiarando nulle le ordinazioni da lui fatte, si riabilitò Stefano VI, si dichiararono intrusi Giovanni IX e i suoi successori creando una grande confusione. Forse per loro iniziativa, nel 905 Alberico di Spoleto, Adalberto di Toscana e Adalberto di Ivrea invitarono Ludovico III di Provenza a scendere di nuovo in Italia contro Berengario. Berengario uscì dalla sua sede di Verona e se ne andò in Friuli:quando Ludovico III fu entrato in Verona indifesa, tornò a Verona, si impadronì del rivale, lo punì facendogli cavare gli occhi come spergiuro per aver mancato alla parola data di non scendere più in Italia e lo rimandò in Provenza.

 

In tali tremende vicende meraviglia come Sergio III sia durato fino al 911: sembra che dopo le iniziali malefatte si sia messo a fare il Papa sul serio perché gli vengono attribuite grandi donazioni al Vescovado di Silvia Candida e a Monasteri saccheggiati dai Saraceni e soprattutto il restauro magnifico della Basilica del Laterano che era crollata nell' 896 per un terremoto e per sette anni era stata depredata di tutti i tesori che vi si conservavano dal tempo di Costantino. Dette parere favorevole alle quarte nozze dell'Imperatore bizantino Leone VI dal quale il Patriarca di Costantinopoli era stato deposto per averle condannate, perché secondo lui illecite per i Cristiani.Con lui comincia la sepoltura dei Papi nella Basilica Laterana.

 

Le condizioni in quel tempo della "Citta di Dio" vengono descritte così dal Concilio di Trosly del 909:

 

"Le città sono spopolate, i monasteri rovinati e incendiati, il paese cambiato in un deserto. Come gli uomini primitivi vivevano senza legge, senza timore di Dio, abbandonati alle loro passioni, così oggi ciascuno fa quel che gli pare, a disprezzo delle leggi divine e umane e dei Comandamenti dello Chiesa: i forti opprimono i deboli, il mondo è pieno di violenza perpetrata verso i piccoli e dovunque si depredano i beni ecclesiastici. Gli uomini si divorano tra loro come i pesci del mare".

 

La parte orientale dello "Città di Dio", rianimata dalla dinastia macedone di Basilio I, viene portata sull'orlo della rovina non dall'aggressività dei Musulmani che sono diventati orami padroni del Mediterraneo, ma da quella del nuovo Regno Bulgaro diventato cristiano nell’865 con Re Boris I. Difatti l’Imperatore Leone VI che successe a Basilio I nell'886, deve difendersi dal figlio di Boris I, Simeone, che aveva due obiettivi: realizzare una Grande Bulgaria assoggettando Serbi e Croati e impadronirsi della corona del Basileus di Bisanzio. Dall' 893 inflisse all' Impero Bizantino una serie di sconfitte con cui otteneva dall' Imperatore Leone VI la cessione di parte della Macedonia e un tributo, e poi lottando contro i successivi Basilei Alessandro e Romano I, con l'aiuto in mare delle forze mussulmane, portò l'assedio sotto Costantinopoli. Nonostante la pace del 924 col Basileus Romano I, per la quale restituiva tutti i territori occupati, nel 925 si proclamò Zar dei Bulgari e dei Romani (Greci) ottenendone il riconoscimento anche dal Papa Giovanni X, che promuoveva a Patriarca l'Arcivescovo bulgaro, con proteste dell' Imperatore bizantino. Per tutto questo Re Simone fu chiamato il Grande.

 

Anche in Occidente nel 911 il Capo dei Normanni Rollone, guerriero colossale e formidabile, impone al Re franco Carlo il Semplice di cedergli la regione che fino allora era chiamata Neustria e da allora divenne la Normandia, e a dargli in moglie sua figlia Gisella, dalla quale poi fu convertito al Cristianesimo, naturalmente insieme a tutto il suo popolo. Nello stesso 911 a Papa Sergio III successe Anastasio Il, per volere sempre del partito di Teofilatto: di lui si ricorda che rinnovò l'approvazione delle quarte nozze di Leone VI e che dietro richiesta di Berengario concesse al Vescovo di Pavia l'uso dell'ombrella basilicale, del cavallo bianco, della croce astile nei viaggi e di sedere alla sinistra del Papa nei Concili. Si pensa che i successori Papa Anastasio III e Papa Landone, un ricco Conte longobardo della Sabina, diventato Papa col favore di Teodora nell'Agosto del 913 e sparito nel Marzo del 914, siano stati eliminati in modo violento per gli intrighi che combinavano Teodora e la figlia Marozia, moglie di Alberico di Spoleto. Difatti nel Marzo 914 a Landone succedeva Giovanni X, un nobile guerriero di Tossignano presso Imola che aveva intrapresa la carriera ecclesiastica e, fatto diacono dall'Arcivescovo di Bologna, era stato mandato come suo rappresentante a Roma presso il Papa e poi era stato fatto Arcivescovo di Ravenna.

 

La situazione allora era tale che richiedeva persone energiche perché i Saraceni erano arrivati a insediarsi stabilmente alla foce del Garigliano e di là rinnovavano le loro scorrerie attorno a Roma: arroccatisi perfino nel castello di Ciciliano vicino a Tivoli avevano messo a soqquadro le Abbazie di Farfa e di Subiaco. Perciò Teodora e Marozia imposero come Papa l'ex guerriero Arcivescovo di Ferrara che divenne Giovanni X: questo Papa-guerriero prima sollecitò gli impotenti Signorotti del Sud a mettersi d'accordo per liberarsi dei Saraceni poi con l'assenso della Nobiltà Romana si rivolse a Berengario inviandogli un'ambasceria con ricchi doni e con la promessa di farlo Imperatore. Berengario accettò la promessa e fu ricevuto a Roma con una cerimonia grandiosa davanti alla Basilica di S. Pìetro durante la quale giurò di difendere i territori della Chiesa e ricevette l'incoronazione imperiale nel Dicembre 915. Giovanni X e Berengario fecero insieme il piano per attaccare i Saraceni: il Papa stesso si sarebbe posto a capo dell' esercito aiutato da Alberico di Spoleto marito di Marozia; era stato richiesto l'intervento anche delle forze bizantine. Mentre nella primavera del 916 i Bizantini sbarcavano nel Napoletano, Giovanni X con le sue milizie nel Giugno 916 liberò i dintorni di Roma dai Saraceni e poi insieme con Alberico I di Spoleto, marciò verso il Garigliano dove li snidò dopo trent'anni dal loro insediamento e tornò a Roma come un trionfatore.

 

2-La "Santa Repubblica Romana" di Alberico II

 

 

Ma la tranquillità non durò molto perché Berengario aveva troppi nemici: sfidato da Rodolfo Il di Borgogna venne sconfitto a Fiorenzuola d’Arda presso Piacenza nel 923; ritiratosi a Verona veniva assassinato nel 924, mentre Rodolfo II veniva proclamato Re d' Italia. Papa Giovanni X si era dichiarato a favore di Rodolfo II e questo gli attirò le ire di Marozia che pretendeva il titolo di Patrizio per il marito Alberico I. Ma Alberico I veniva assassinato, Marozia si risposava nel 925 con Guido Duca di Toscana e con la sua complicità aggredì il Laterano, uccise Pietro fratello di Giovanni X e gettò Giovanni X in prigione nella quale lo fece morire forse strangolato nel 928. Così Marozia diventò padrona di Roma e del Papato proclamandosi Senatrice e Patrizia: fece nominare Papa Leone VI che durò solo fino al 929 quando, morto Guido, si risposò con Ugo di Provenza che aveva sostituito a Pavia Rodolfo II come Re d'Italia e lo sostituì con Papa Stefano VII, un prete romano, sostituìto a sua volta nel 931 con suo figlio venticinquenne Giovanni XI, che aveva avuto da Guido di Toscana, mentre all'altro figlio, Alberico II, avuto da Alberico I, imponeva di fare il paggio all'altezzoso Re Ugo di Provenza.

 

Ma Alberico II non sopportò le imposizioni di sua madre: durante una cerimonia avendo versato dell’acqua sull’abito di Ugo e avendone ricevuta l'umiliazione di uno schiaffo, si ribellò, incitò il popolo alla rivoluzione e sostenuto dalla Nobiltà Romana assalì Ugo e Marozia rinchiusi in Castel S.Angelo: Ugo si salvò calandosi con un corda da una finestra mentre di Marozia non se ne seppe più nulla, forse uccisa. Nel 932 fu proclamata la Santa Repubblica Romana e Alberico II firmava gli atti "Alberico, per grazia di Dio Principe e Senatore di tutti i Romani". Giovanni XI era tenuto sotto controllo in Laterano e doveva pensare solo alle cose spirituali: sulle monete appaiono i nomi dei due fratelli.

 

Alberico II rintuzzzò tre volte gli assalti del patrigno Ugo di Provenza che cercava di riprendere la città e Giovanni XI, forse per stabilire rapporti amichevoli col grande Imperatore di Bisanzio Romano I Lecapeno, che aveva pacificato i Bulgari e ora stava riconquistando l'Italia del Sud contro i Saraceni, mandò il pallio di Patriarca di Costantinopoli al suo giovane figlio Teofilatto ordinato a dieci anni e consacrato a sedici, di cui si dice che fosse tanto maniaco di cavalli che mentre stava sull’altare durante la liturgia di un Giovedì Santo abbandonò la cerimonia per andare a vedere la sua giumenta preferita che aveva partorito e che morisse più tardi in una caduta mentre saliva in sella.

 

Alberico II non tollerando l'ingerenza del Papa nel governo della città, alla morte del fratello Giovanni XI avvenuta all'età di 29 anni non si sa come, appoggiò l'elezione di un benedettino d'origine nobile, tutto dedito alla vita religiosa, che si chiamò Leone VII. Leone VII fu consacrato il 9 Gennaio 936 e stabilì con lui rapporti cordiali chiamandolo "misericordioso Alberico figliolo mio spirituale, diletto e glorioso Principe dei Romani". Riuscì a riconciliare Alberico Il col Re d'Italia Ugo di Provenza tramite Odone Abbate di Cluny in Borgogna.

 

Quest'Abbazia era stata fondata nel 910 da Guglielmo il Pio d'Aquitania che fece una donazione all'Abbate Bernone perché vi costruisse un'Abbazia applicando la regola originaria di S.Benedetto. Cluny stava diventando un'altra Montecassino suscitando grandi entusiasmi ma anche grandi opposizioni da parte di Abbazie che fiere dei loro antichi titoli dichiaravano di non aver bisogno di riforma. Nella gloriosa Abbazia di Fleury i monaci sostennero un assedio di tre giorni contro gli ispettori cluniacensi inviati dal Re di Borgogna e nell'Abbazia di Genbloux l'Abbate Erluino, che voleva imporre la riforma, dai monaci antiriformisti venne portato fuori dal convento per massacrarlo di botte, accecarlo e tagliargli mezza lingua. Nonostante tutto la riforma di Cluny diverrà un esercito di 1150 monasteri e di 10.000 monaci, una forza inflessibile governata in modo monarchico, esente dal potere dei Vescovi, cioè sottoposta solo al Papa.

 

Odone era succeduto a Bersone nel 926 e perciò pregato da Papa Leone VII ebbe l’influenza di riappacificare il Re Ugo di Provenza e Alberico II. Nel 937 Leone VII con l’accordo di Alberico II nominò Oddone Archimandrita di tutti i monasteri della zona di Roma tra cui quello di S.Paolo fuori le mura, quelli di Montecassino, di Suciaco, di Sipontino nella Tuscia e di Farfa. A Farfa nel 936 s’era insediato come Abbate con l'aiuto del Re Ugo di Provenza uno di due giovani monaci che avevano avvelenato il proprio Abbate Roffredo e con gli altri monaci sperperava i beni del monastero: poiché si opponeva alla riforma, intervenne Alberico II con le sue milizie e disperse tutti i monavi. Leone VII promosse la riforma anche fuori la zona di Roma scrivendo ad Abbati, Vescovi e Sovrani d’Italia, di Gallia e di Germania, nominando a tale scopo suo Vicario Apostolico Gerardo Vescovo di Salzbury.

 

Mentre a Roma Alberico II riduce il Papa alle sue pure funzioni religiose, a Bisanzio l’Imperatore Romno I Lecapeno dà inizio alle cosiddette "crociate bizantine" per liberare la Terra Santa dal dominio dei Mussulmani. L'Impero Mussulmano ormai diviso in vari Emirati, aveva dato origine ad autonome iniziative di espansione nelle terre "infedeli" e l'attività piratesca dei Saraceni ne era una espressione. Come in Italia e in Francia anche in Grecia queste bande compivano massacri spaventosi: nel Luglio 904 una banda venuta dall' Africa aveva assalito la grande città di Tessalonica, ne aveva massacrato quasi tutta la popolazione e deportato ventimila superstiti per venderli nei mercati di schiavi a Creta e a Tripoli. Fatti come questi, dopo che fu firmata la pace con i Bu1gari nel 927, spronarono l'Imperatore, che governava come tutore di Costantino VII, a intraprendere una vigorosa lotta di riconquista della Terra Santa contro i Mussulmani conducendo le sue truppe fino sul Tigri e sull’Eufrate in un ampio accerchiamento dell'Impero Islamico. Ma questa impresa valorosa fu troncata nel 944 da una congiura in cui erano implicati i suoi figli Costantino e Stefano con Costantino VII Porfirogenito che aveva mal sopportata la sua lunga reggenza.

Nel 945 si convertiva al Cristianesimo la Principessa Olga, vedova del Principe Igor, capo delle tribù russe, che aveva attaccato Costantinopoli nel 914: anche Olga per far catechizzare il suo popolo chiedeva sia a Bisanzio che a Roma missionari, che portarono nella loro attività quella contesa tra le due ali della "Città di Dio" che era stata iniziata nel secolo precedente .

 

A Roma, scomparso Leone VII nel 939, Alberico II insediò Stefano VIII prete cardinale dei Santi Silvestro e Martino ai Monti. Stefano VIII prosegui la riforma dei monasteri appoggiando l'opera di Odone di Cluny e ricostruì l'Abbazia di Farfa con l' aiuto di Alberico II. Si interessò anche per pacificare i baroni col re di Francia Ludovico VI. Scompare nel 942: secondo la tardiva Storia dei Papi del cronista Martino Polono (morto a Bologna nel 1279) fu travolto da una sollevazione popolare, nella quale rimase sfregiato in volto per cui fu costretto a ritirarsi in un eremo dove rimase sempre nascosto.

Gli successe Marino II che operò interessandosi solo di cose religiose secondo il volere di Alberico II: si occupò come i suoi predecessori di Abbazie, alle quali scrisse molte bolle, in particolare minacciò di scomunica Sicone Vescovo di Capua dal quale dipendeva la chiesa di S Michele dove avvenivano faccende scandalose per l'ignoranza del Diacono che l'amministrava e lo richiamava a promuovere l'istruzione al suo Clero e a restituire la chiesa di S. Michele ai Benedettini.

 

Nel frattempo Ugo di Provenza, scomparsa Marozia e sposata la vedova di Rodolfo di Borgogna, fu costretto nel 945 da Berengario II Duca d'Ivrea, nipote di Berengario I, a ritirarsi in Provenza con la promessa di associarsi al Regno d’Italia il figlio Lotario, che sposava Adelaide figlia di Rodolfo II, lasciando Alberico II padrone indiscusso di Roma. Nel 946 Alberico II al posto di Marino II fece eleggere Agapito II che seguì ligio la volontà di Alberico II: come gli altri Papi si interessava molto della disciplina dei monaci e poiché al tempo dell'Abbate Alduino di Montecassino un gruppo di monaci s'erano stabiliti in un convento dislocato a Capua dove facevano una vita piuttosto libera, ordinò che quei monaci rientrassero a Montecassino. Intervenne anche per i gravi fatti che succedevano nel Regno d' Italia, dove nel Novembre 950 veniva eliminato il giovane figlio di Ugo di Provenza, Lotario, avvelenato pare da Berengario II che si era associato suo figlio Adalberto per assicurarsi la successione: voleva che Adelaide, vedova di Lotario, sposasse Adalberto:poiché rifiutò la fece rinchiudere in una torre sul lago di Garda dove era fuggita rifugiandosi presso la Marchesa di Canossa.

 

3-Il Sacro Romano Impero Germanico

 

 

Nel 946 a Marino II successe Agapito II, quarto Papa insediato da Alberico II: d'accordo con i Signori Feudali ostili a Berengario II, invitò a scendere in Italia il trentottenne Ottone I, Duca di Sassonia, consacrato Re di Germania nel 936 dall' Arcivescovo di Magonza con l’augurio di essere il "castigo dei cattivi cristiani".

Ottone I aveva continuato l'opera di suo padre Enrico I l’Uccellatore, che dietro indicazione del debole Duca di Franconia, Corrado I, nel 919 aveva unito alla Sassonia anche la Franconia e aveva iniziata una dinastia predominante con l'appoggio degli Abbati e dei Vescovi ai quali concedeva molti titoli, diritti e poteri di Conti, sostituendoli ai Duchi riottosi. Difatti da quando l’Impero Carolingio si era dissolto in una miriade di Ducati in Francia, in Italia e in Germania, dove predominavano quelli di Sassonia, di Franconia, di Baviera e di Svevia, per trentasette anni non c'era stato più un vero Imperatore, tranne qualche effimera figura come Berengario I e c'era una nostalgia dell'Impero.

Ottone I aveva continuata la lotta iniziata da suo padre contro i terribili Ungheresi e l’evangelizzazione forzata degli Slavi vicini come aveva fatto Carlomagno coi Sassoni: i Vescovi lo assecondavano accompagnando le truppe con missionari per battezzare popoli che per necessità seguivano i propri capi.

Ottone I dunque discese in Italia nel 951 e a Pavia col consenso di Berengario Il cingeva la corona del Regno d’Italia, sposava Adelaide e inviava suoi Legati a Papa Agapito II per predisporre la sua incoronazione come Imperatore. Ma Agapito II, per non urtare Alberico II fece sapere che non era il momento e Ottone I risalì in Germania nel 952 dopo aver concesso a Berengario Il il feudo del Regno d' Italia.

 

A Roma Alberico II, trovandosi vicino a morire, voleva garantire la continuità dell’ordine che vi aveva instaurato nel ventennio del suo regno e per questo, riunita la Nobiltà Romana, le fece giurare di eleggere Papa, dopo la morte di Agapito II, il suo giovane figlio sedicenne Ottaviano, già Principe e Patrizjo dei Romani. Alberico mori nel 954 e Agapito II verso la fine del 955: la Nobiltà Romana mantenne la promessa eleggendo Papa Ottaviano non ancora ventenne, che venne consacrato nel Dicembre 955 col nome di Giovanni XII, il quale non essendo preparato alla sua funzione si comportava come un qualunque altro capo civile o militare. Daniel Rops lo ritiene

 

"il più famigerato quanto a scandali: Papa feudale quant'altri mai, immischiato in tutti gli intrighi in cui si disputava la sorte della Città Eterna, sul suo conto si riferiscono le peggiori storie di banchetti orgiastici -forse con esagerazione ma non certo del tutto gratuitamente - in cui i convitati brindavano a Lucifero!".

 

Cominciò subito una lotta accanita contro i Duchi di Benevento, di Spoleto, di Toscana e contro lo stesso Berengario Re d’Italia: la Nobiltà Romana gli divenne avversa e per questo egli chiese aiuto di nuovo al Re di Germania Ottone I perché venisse a sottomettere i "nemici della S.Sede", con la promessa dell'incoronazione imperiale. Ottone I scese per la seconda volta in Italia senza incontrare resistenza: passate le feste di Natale del 961 a Pavia, riprese la via per Roma e il 2 Febbraio 962 da Giovanni XII veniva incoronato Imperatore con Adelaide in una cerimonia solenne simile a quella di Carlo Magno, rinnovando il Sacro Romano Impero denominato Germanico perché non più nelle mani dei Franchi ma dei Germani: l’Imperatore rinnovava la concessione dei possedimenti al Papa e il Papa e i Romani giuravano fedeltà all' Imperatore consacrando tutto nel Documento Privilegio dell’Imperatore Ottone.

 

Partito Ottone I, Papa Giovanni XII si pentiva di aver dato tanto potere al tedesco così avversato da suo padre, si riappacificava col partito locale e con Berengario accusando l'Imperatore di non aver ancora restituito le terre del Papa. Il partito tedesco lo accusava presso l'Imperatore di un'infinità di dissolutezze e di delitti.

Ottone ridiscese in Italia, fece deportare in Germania Berengario Il, marciò su Roma ed essendo Giovanni XII fuggito a Camerino, riunì un Sinodo nel quale fece decidere che non si sarebbe più eletto un Papa senza il consenso imperiale, fece deporre Giovanni XII il 6 Novembre 963 e al suo posto il 4 Dicembre successivo fece eleggere un laico del partito tedesco che si chiamò Leone VIII.

 

Ripartito l'Imperatore da Roma, Giovanni XII ritorna con le sue milizie, riunisce un Sinodo il 26 Febbraio 964 e annulla quanto deciso dal Sinodo precedente scatenando la guerra civile. Mentre Ottone I sta tornando di nuovo a Roma, Giovanni XII muore per un colpo apoplettico il 14 Maggio 964. Il partito locale, che non aveva accolto volentieri la nomina di Leone VIII, si affrettò nello stesso mese di Maggio a eleggere un nuovo Papa, Benedetto V, prete romano molto morigerato e colto perciò denominato il Grammatico, e invia un'ambasciata a Ottone I che si trovava a Rieti per comunicargli insieme la morte di Giovanmi XII e l'elezione di Benedetto V: Ottone I si mostrò indignatissimo che si fosse proceduto a eleggere il Papa senza il suo consenso e marciò su Roma minacciando vendetta. Roma si preparò alla difesa e Benedetto V stesso la dirigeva percorrendo le mura della città a incoraggiare tutti: durante l'assedio dall'alto delle mura lanciava la scomunica contro l'Imperatore. Ma il 25 Gennaio 965 i Romani dovettero aprire le porte vinti dalla fame e per placare l'ira dell'Imperatore dovettero consegnargli Benedetto V, che fu sostituito do Leone VIII precedentemente eletto. Ottone I e Leone VIII riunirono un Concilio di Vescovi italiani e tedeschi davanti al quale il 23 Giugno 965 fu condotto Benedetto V, che dovette chiedere perdono di avere usurpato il potere di Leone VIII, venne spogliato degli abiti pontificali, costretto a sedere sulla nuda terra, ridotto allo stato di semplice Diacono e deportato in Germania ad Amburgo dove morirà sotto la custodia del Vescovo Adaldago nel luglio successivo rimpianto da tutti.

 

Partito Ottone I da Roma, nel Marzo 965 moriva anche Leone VIII: i Romani inviarono una supplica a Ottone I perché reintegrasse Benedetto V ma Ottone I non l'accolse e inviò per l'elezione del nuovo Papa come suoi delegati Liutprando, fatto Vescovo di Cremona nel 961, autore della Cronaca di quegli avvenimenti, e Otgaro Vescovo di Spira.

 

Mentre in Occidente accadevano questi tragici fatti, in Oriente veniva ripresa la "crociata" iniziata da Romano I Lecapeno, abbandonata nel 944 dall' Imperatore Costantino Porfirogenito per dedicarsi allo sviluppo del formidabile gruppo architettonico Augusteon su un’area di circa 40 ettari. L’Auugusteon comprendeva S.Sofia, il Senato, l'Ippodromo e il Sacro Palazzo con la Nea o Chiesa Nuova al centro di una Costantinopoli ormai scomparsa, di circa un milione di abitanti, di cui ci può dare in parte una immagine solo Piazza S.Marco di Venezia, figlia di Bisanzio, iniziata nell’828 e rifatta nel 976 dopo un incendio. Costantino Porfirogenito s’era dato pure alla redazione del Libro delle cerimonie in cui descrive le liturgie del connubio tra Chiesa e Impero: il Basileus era il vero rappresentante di Dio anche quando saliva al potere con i più raccapriccianti delitti e riceveva dal Patriarca genuflessioni, bacio del piede e incensazioni.

La crociata comunque veniva ripresa nel 959 da suo figlio ventenne Romano II che, malaticcio, affidò il potere all’energico eunuco Giuseppe Bringas, già affermato sotto suo padre e che riprese la lotta contro i Mussulmani con grande successo occupando quasi tutta la Mesopotania. Romano II morendo nel 963 affidò i suoi due figli Basilio II e Costantino VIII alla reggenza della moglie Teofano I, una ragazza di umili origini ma di grande bellezza, sposata dopo la morte della prima moglie Berta di Provenza, e alla fiducia di Bringas.

 

Bringas affidò il comando della guerra contro i Mussulmani a un Generale di valore, Niceforo II della famiglia dei Focas, che realizzò una serie di grandi successi. Prima, nel 961 era stata ripresa, dopo un terribile assedio di otto mesi, Creta, base dei pirati arabi, liberando così tutto l'Egeo, poi sul continente fu riconquistata Tarso e la Cilicia, dove tra il bottino fu trovato un preteso ritratto miracoloso di Gesù. Tutto il bottino preso ai Mussulmani fu da Niceforo Il ceduto al fondatore della città monastica di Monte Athos, S.Atanasio, che nel 961 era stato da lui chiamato a fare il Cappellano Generale di tutte le sue truppe e ora riceveva da lui il permesso di ritornare alla sua quiete monastica dove approdarono poi migliaia di monaci di ogni nazione.

Bringas tentò di soppiantare Niceforo Il con qualcun altro; Nìceforo II ne fu informato e si fece proclamare Imperatore dall'esercito nel 963 a Cesarea di Cappadocia; andò a Bisanzio, sposò Teofano che lo associò al potere con i suoi figli e mandò in esilio Bringas in Paflagonia. Dopo avere presi vari provvedimenti di natura fiscale, come la limitazione delle proprietà ecclesiastiche, tornò subito al suo lavoro militare: nel 965 riconquistò Cipro e ristabilì il potere bizantino nell’Italia Meridionale negando il riconoscimento di Imperatore a Ottone I; nel 966 riconquistò parte della Siria con Antiochia. I suoi successi vennero stroncati dal suo assassinio compiuto nel 969 dal Generale Giovanni Zimisce su istigazione di Teofano I che lo aiutò a diventare Imperatore offrendogli anche la sua mano ma ne ebbe un rifiuto e l'esilio. L'Imperatore Zimisce continuò l'opera di Niceforo II, diventata molto più difficile perché gli agguerriti Mussulmani Fatimiti d’Fgitto avevano occupata la residua parte della Siria con la Palestina strappandole ai decadenti Abbassidi di Bagdad.

 

Giovanni Zimisce era animato da vero spirito crociato: arrivò a riconquistare Damasco puntando alla liberazione di Gerusalemme col Santo Sepolcro sostenuto dall’entusiasmo di tutti i Bizantini. Però perse diversi mesi per assicurarsi il possesso della costa palestinese e la sua avanzata, di cui dava notizia al Doge di Venezia chiedendogli di non commerciare più con gli Arabi, veniva interrotta da una grave malattia nel 975 e moriva nel Gennaio 976 a Bisanzio.

 

Anche in Occidente il connubio tra Chiesa e Stato produceva gli stessi effetti. Dopo la deportazione in Germania di Papa Benedetto V, sotto la direzione dei delegati di Ottone I Liutprando e Otgaro a Roma nel 965 era stato eletto Giovanni XIII figlio di Giovanni Crescenzi (diventato poi Vescovo) e di Teodora II, una famiglia rivale di quella dei Tuscolo. Giovanni XIII appena eletto donava a sua nipote Stefania il feudo di Palestrina e nominava suo nipote Benedetto Governatore della Sabina suscitando le gelosie degli altri Nobili Romani, i quali sobillarono il popolo e il 15 Dicembre del 965 si impadronirono del Papa e lo chiusero in CasteI Sant'Angelo e poi lo mandarono in esilio in Campania.

Ottone I ridiscese in Italia nel 966, s'impadronì di Roma dove mise a morte i Nobili responsabili e umiliò il Prefetto Pietro denudandolo e facendolo girare per Roma così sul dosso di un asino tra gli scbiamazzi di tutti e poi con Giovanni XIII riunì nell'Aprile del 967 un Concilio a Ravenna, dove riconsegnò formalmente al Papa le terre dell’Esarcato bizantino e nel Natale seguente fece incoronare a Roma solennemente Imperatore associato suo figlio Ottone II quattordicenne. Sempre stando a Roma tentò di impadronirsi dell’Italia Meridinale riconquistata proprio allora da Niceforo II Imperatore d'Oriente che non lo volle riconoscere come Imperatore d'Occidente. Cercò di raggiungere lo scopo ottenendo dall' Imperatore Zimisce, successore di Niceforo Il assassinato nel 969, le nozze di suo figlio Ottone II con la principessa Teofano II figlia di Romano Il e di Teofano I con la promessa nuziale di portare in dote l'Italia Meridionale: le nozze furono benedette nella Pasqua del 972 da Giovanni XIII ma la promessa non fu mantenuta.

Ottone I morì nel 973 e per le sue grandi imprese ebbe il titolo di "Grande".

 

Il 6 Settembre 972 era morto Giovanni XIII e il 19 Gennaio 973 venne eletto Benedetto VI di origine tedesca, per l'influenza del partito imperiale e con grande malcontento della Nobiltà locale dominata dai due partiti dei Teofilatti del Tuscolo e dei Crescenzi discendenti di Alberico, che si disputavano il Papato. Cencio dei Crescenzi, fratello del Papa defunto, saputo della morte di Ottone I, approfittando della lontananza del giovane Imperatore Ottone II, con una rivolta rinchìuse Benedetto VI in CosteI Sant'Angelo e fece eleggere Bonifacio Froncone del proprio partito col nome di Bonifacio VII, il quale però era tanto minacciato dal partito dei Teofilatti che dovette fuggire a Bisanzio presso la corte dell' Imperatore Giovanni Zimisce portandosi il tesoro del Vaticano.

 

I Crescenzi s’infiaschiarono delle minacce di Ottone II, anzi dopo un mese di angherie e di torture all'inizio del 974 strangolarono in Castei Sant'Angelo Benedetto VI. Il partito imperiale si impose: Ottone II offerse prima il Papato al santo monaco Maiolo di Cluny che rifiutò, poi approvò l'elezione del Vescovo di Sutri della famiglia dei Conti di Tuscolo, che fu consacrato nell'ottobre 974 col nome di Benedetto VII, vero Papa, uomo onesto ed energico, che ridonò un po' di tranquillità a Roma liberandola dai seguaci di Bonifacio VII: presiedette oltre 14 sinodi per promuovere la riforma e condannare la simonia.

Benedetto VII invitò Ottone II a liberare l'Italia Meridionale dai Saraceni, che i Bizantini non riuscivano a debellare. Ottone II discese in Italia, nel Natale 980 si incontrò a Ravenna con Benedetto VII e poi celebrò la Pasqua del 981 a Roma con la moglie Teofano II, col figlio Ottone III, con la madre Adelaide, con Ugo Capeto Duca di Francia e con Corrado Re di Borgogna. Si dice che durante un banchetto a Roma a tradimento abbia fatto tagliare la testa a vari della Nobiltà Romana. Dopo essersi fatto incoronare Imperatore di nuovo dal Papa, marciò contro i Saraceni. I Bizantini, ostili all' Impero d'Occidente, si erano alleati con l’Emirato Saraceno di Palermo e il 13 Luglio 982 inflissero a Ottone II, dopo alcune sue vittorie a Taranto e a Crotone, una terribile sconfitta a Stilo nella quale l’Imperatore salvò la vita rifugiandosi in una nave bizantina: temendo di essere portato a Costantinopoli, presso Rossano chiese di scendere per incontrarsi con la moglie Teofano II, con la quale poi fuggì verso il Nord.

 

A Verona nel Giugno 983 si incontrarono di nuovo Papa Benedetto VII e Ottone II per una solenne assemblea di Signori italiani e tedeschi nella quale il bambino di due anni Ottone III venne proclamato Re d'Italia e di Germania. Poi Ottone II ridiscese l'Italia per la rivincita contro i Saraceni; si fermò a Roma dove era morto nel frattempo Benedetto VII e presenziò all’elezione papale del Cancelliere dell' Impero e Vescovo di Pavia Pietro Canepanova col nome di Gioaanni XIV. Subito dopo, Ottone II fu colto da malaria e assistito dal nuovo Papa e dai parenti moriva a soli 28 anni il 7 Dicembre 983 e veniva sepolto in S. Pietro dove nelle grotte vaticane si conserva tuttora il mosaico sovrastante la sua sepoltura. Le Reggenti Teofano e Adelaide con Ottone III di soli tre anni risalirono in Germania.

 

Di fronte alla Reggenza di due donne la Nobiltà Romana rialzò la testa: fece tornare da Costantinopoli il fuggiasco Bonifacio VII nell'Aprile 984 e rinchiuse in Castel Sant’Angelo Giovanni XIV facendolo morire dopo quattro mesi di stenti e forse di veleno. Ma anche Bonifacio VII, che era stato accolto come legittimo Papa, avendo sfogata la sua vendetta su coloro che nei sinodi precedenti lo avevano scomunicato, l'anno seguente 985 veniva dai suoi stessi vecchi fautori soppresso violentemente e il suo cadavere divenne il ludibrio del popolo che lo trascinò per le vie di Roma. Fu eletto subito un altro Papa col nome di Giovanni XV che durò quattro mesi ma non avendo l'approvazione del Potere Imperiale non fu consacrato e perciò non viene neppure computato nel numero dei Papi. Nell'Agosto 985, con l'accordo di Giovanni Crescenzi che la faceva da padrone di Roma e la Reggente Imperiale Teofano II, fu eletto e consacrato col nome di Giovanni XV (o XVI) un prete romano il cui padre diventato vedovo si era fatto prete: risiedeva in Gallina Alba presso il Quirinale, era un letterato autore di libri ed esperto di cose militari. Per sottrarsi alla dipendenza di Giovanni Crescenzi, che si faceva chiamare Patrizio cioè Governatore di Roma, Giovanni XV chiamò i propri parenti a governare il Patrimonio della Chiesa dando così inizio al nepotismo.

 

Nello stesso anno 985 a Bisanzio presero nelle proprie mani l'Impero i due fratelli, finora sotto tutela, Basilio II e Costantino VIII, dopo un lungo periodo di circa dieci anni di guerra civile tra i due Barda Foca e Barda Sclero. Basillo II lasciò al fratello gli affari di governo e assunse per sé il potere dell'esercito iniziando un'attività di espansione dell' Impero Bizantino quale non era stato dal tempo di Giustiniano, combattendo contemporaneamente su quattro fronti:Bulgaria, Siria, Caucaso e Italia Meridionale. Sottomise il Regno Bulgaro cristiano con massacri spaventosi e perciò fu chiamato bulgaroctono o sterminatore di Bulgari: accecò 15.000 priginnieri lasciandone uno ogni cento con un solo occhio perché avessero la guida per ritornare allo Zar Bulgaro Samuele che ne morì di dolore; liberò Antiochia, Aleppo, l'Armenia, la Georgia e penetrò nel Caucaso; fece un accordo con Venezia nel 992; ristabilì la sua autorità in Dalmazia, in Croazia e in Puglia e tentò di riconquistare la Sicilia e l'Italia Neridionale.

 

Il 3 Luglio 987 nella cattedrale di Reims dall' Arcivescovo Adalberone fu consacrato Re di Francia il quarantasettenne Ugo Capeto (detto così perché portava la cappa), discendente dei Conti di Parigi Roberto il Forte, Oddone e Ugo il Grande, per sostituire l'ultimo dei Carolingi Ludovico V il Neghittoso morto in quell'anno. Iniziava così, dopo la dinastia dei Merovingi e quella del Carolingi, la dinastia dei Capetingi che unificherà la Francia. Nel 988 il nuovo Re, che con la consacrazione aveva giurato di proteggere la Chiesa e di attuarne le direttive, aveva nominato Arcivescovo di Reims, come successore del defunto Adalberone, Arnolfo che gli giurava fedeltà; successivamente, essendo stata Reims occupata da Carlo di Lotaringia, pensando che Arnolfo lo avesse tradito, scrisse a Papa Giovanni XV per deporlo. Nel frattempo riconquistò la città e riunì un Sinodo nel 991, nel quale lo depose senza aspettare la decisione di Giovanni XV sostituendolo con Geberto, Maestro della Scuola della Cattedrale, che s’era da giovane fatto monaco benedettino ad Aurillac, e a Vich presso Barcellona a contatto con gli Arabi aveva acquisito una erudizione universale: nel Concilio Geberto aveva esposti gli argomenti per contrastare la corruzione e il dispotismo della Corte Papale. Il Papa non riconobbe valida la deposizione di Arnolfo e sospese Geberto, il quale rinunciò e si ritrasse a Magdeburgo presso Ottone III per fare il suo precettore essendo diventato orfano anche di madre, difatti TeofanoII era morta il 15 Giugno 991 dopo il suo ritorno da Roma dove era stata chiamata da Giovanni XV contro le prepotenze di Crescenzo II.

 

Nel 993 Giovanni XV in un sinodo romano fece la prima canonizzazione ufficiale di cui si abbia memoria, quella di S. Ulderico Vescovo di Augusta sostenitore di Ottone I.

 

Dopo la partenza di Teofano, riprendendo Crescenzo Il a spadroneggiare per Roma, Giovanni XV fu costretto a fuggire presso il Marchese Ugo di Toscana e a chiamare di nuovo l’intervento Imperiale. Crescenzo Il si affrettò a richiamare il Papa e a festeggiarlo al suo ritorno e quando Ottone III arrivò a Ravenna in suo aiuto venne a sapere che Giovanni XV era già morto nel 996. Il sedicenne Ottone III propose come successore suo cugino ventiquattrenne Brunone figlio del Duca Ottone di Carinzia e nipote di Ottone I per via della madre: Brunone aveva appena 24 anni, era nella carriera ecclesiastica da bambino, era già Vescovo di Verdun e Cappellano della Corte Imperiale e venne eletto dai Romani col nome di Gregorio V. Fu il primo Papa tedesco e dopo la sua consacrazione il 21 Maggio 996 incoronò Ottone III come Imperatore. I due cugini concordarono il programma di riforma e subito convocarono a Roma il 23 Maggio 996 un Sinodo nel quale si stabilì di non infliggere condanne capitali ai ribelli ma solo l'esilio e di condonare anche questo per il giuramento di fedeltà fatto alle due autorità supreme.

 

Ma dopo che si fu allontanato Ottone III da Roma, gli amnistiati con a capo Crescenzo Il si ribellarono contro il Papa tedesco e impadronitisi di Castel Sant'Angelo lo costrinsero a fuggire il 29 Settembre 996. I ribelli venivano appoggiati da Giovanni Filagato di Rossano in territorio bizantino che era stato nominato, da Teofano, Abbate di Nonantola e Vescovo di Piacenza e poi Legato papale a Costanninopoli e perciò fu fatto Papa col nome di Giovanni XVI. Ma Gregono V s'incontrò con Ottone III a Pavia dove riunì nel 998 un Concilio nel quale veniva scomunicato Giovanni XVI, riconfermato Arnolfo nella sede di Reims, riconosciuta la buona fede di Geberto, che venne promosso Arcivescovo di Ravenna, e decisa la politica di affidare i feudi ad ecclesiastici. Poi Papa e Imperatore si presentarono insieme con un esercito sotto le mura di Roma; vi penetrarono dopo breve assedio e vi dispersero il partito antitedesco decapitando sotto Monte Mario Crescenzio Il con altri dodici compagni ed esiliando nel monastero di Fulda in Germania Giovanni XVI dopo averlo mutilato. Ottone III fece un viaggio di devozione a santuari e monasteri nell’Italia Meridionale: quando tornò a Roma trovò la sorpresa che Gregorio V di soli 29 anni era morto, forse di veleno, il 18 Febbraio 999: sul suo epitaffio in S. Pietro si legge che predicava in tre lingue.

 

Ottone III propose ai Romani di eleggere Papa il suo ex precettore, l 'Arcivescovo di Ravenna, Gerberto, primo Papa francese. Insieme progettarono una riforma generale denominata Renovatio Imperii: volevano fondere le due Cancellerie del Regno Germanico e del Regno Italico nell'unità della Santa Romana Repubblica, costituita di due ministeri, Sacerdozio e Impero, secondo il concetto della Città di Dio di S.Agostino, nella quale venivano riconosciute autonome tra di loro le varie Chiese Nazionali ma dipendenti direttamente da Roma, Capitale della Chiesa e dell'Impero. Ammisero nella "Repubblica Cristiana" il nuovo Regno d'Ungheria con a capo Stefano I e il Regno di Polonia con a capo Boleslao I. La Chiesa Russa, nata dalla la conversione spettacolare del principe Vladimiro nel 987, il quale aveva imposto il battesimo al suo popolo ordinando a tutti, sotto pena di morte, di tuffarsi nelle acque del Dniepr dopo avervi gettati gli idoli e dopo avere abbattuto tra un concerto di grida di orrore il dio Perun dalla testa d’oro e dalla barba d’argento, diventava Chiesa Nazionale alle dipendenze di Bisanzio. Abbinarono nei feudi il potere civile e religioso, con l'intenzione di abolire la Donazione di Costantino che aveva generato tanti guai. L'Imperatore stabiliva la sua residenza a Roma insieme a quella del Papa, come al tempo di Costantino e di Silvestro I. Ottone III si stabili in un palazzo sull'Aventino dove si pose sotto la direzione di S. Adalberto, il missionario ungherese che vi si era ritirato in un monastero e cominciò a introdurre nel suo Palazzo il cerimoniale dell' Impero Bizantino, aggiungendo al titolo di Imperatore quello di Consul Senatus populusque Romani. Silvestro II suggeriva anche di fare una spedizione per liberare il Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Però il loro progetto di riforma veniva ostacolato in varie parti, specialmente dalla Nobiltà Romana che li costrinse nel 1001 a uscire da Roma per organizzare un esercito per rimettervi ordine: celebrarono la Pasqua a Ravenna e il Natale a Todi. Ottone III aspettava di celebrare le nozze con una principessa che l'Arcivescovo di Milano Arnolfo era andato a prelevare in modo ufficiale a Costantinopoli ma il 3 Gennaio 1002 moriva presso Viterbo a soli 22 anni assistito dal suo Papa. Anche i Signori Tedeschi avversavano Ottone III: al passaggio della sua salma per essere tumulata ad Aquisgrana ci furono manifestazioni di ostilità in varie località. Anche Silvestro II morì l'anno successivo il 12 Marzo 1003 dopo essere tornato a Roma.

 

Dal tempo dello straripamento delle popolazioni "barbare"nell’Impero Romano, Vescovi e scrittori cristiani cominciarono a pensare che il ritorno di Gesù non era lontano. Poi S.Agostino nel capo IX del XX Libro della Città di Dio accreditò l'interpretazione del Capo XX dell’Apocalisse di S. Giovanni secondo la quale

 

"i mille anni durante i quali il diavolo è legato e i Santi regnano con Cristo si devono senza dubbio riferire al tempo attuale, quello cioè della sua prima venuta"

 

e dopo di questi Satana sarebbe stato scatenato per breve tempo a spargere di nuovo zizzania e finalmente sarebbe apparso Gesù per il giudizio universale. Perciò nel secolo X di fronte alle piraterie Normanne, Saracene, Ungheresi, Slave e ai disordini nella Curia Romana ci furono teologi ed esegeti, come Oddone di Cluny e Rodolfo il Glabro, che pensarono che Satana fosse già stato sciolto e il ritorno di Gesù sarebbe stato vicino senza indicare una scadenza precisa, anche perché il vero "millennio di reclusione"di Satana si sarebbe dovuto computare dalla morte e resurrezione di Gesù e non dalla nascita. Comunque nell’anno Mille tutti continuavano a vivere come prima.

 

Al Nord d'Italia appena morto Ottone III nel 1002 i Feudatari laici a Pavia fecero Re d'Italia Arduino Marchese d'Ivrea; in Germania con molto contrasto fecero Re il Duca di Baviera Enrico II discendente di Ottone I; a Roma il partito antitedesco dei Crescenzi innalzò alla dignità di Patrizio o Gevernatore Giovanni Crescenzo III figlio di quel Crescenzo II decapitato nel 998 per ordine di Ottone III. Gìovanni Crescenzo III per dieci anni faceva e disfaceva i Papi a suo piacimento: alla morte di Silvestro II il 9 Giugno 1003 fece eleggere Papa col nome di Giovanni XVII un nobile della famiglia dei Siconi di Ripagnano presso Fermo, precedentemente sposato con tre figli e fatto Cardinale nel 996, il quale morì dopo pochi mesi il 31 Ottobre 1003, e il 25 Dicembre 1003 fece incoronare Papa un nobile della famiglia Fasano col nome di Giovanni XVIII.

 

Intanto Enrico II di Germania scendeva a rivendicare il suo titolo di Re d'Italia contro Arduino d'Ivrea e il 14 Maggio veniva incoronato Re d'Italia a Pavia ma la notte successiva vedeva incendiato dal popolo il palazzo della sua residenza e fuggendo ebbe una ferita a un piede che gli fece dare il soprannome lo zoppo, e se ne dovette tornare in Germania dove fu trattenuto da lotte dei Feudatari locali e da tentativi d'invasione dei Polacchi.

Giovanni XVIII inviò a evangelizzare la Russia S. Brunone, che vi morì martirizzato con 18 compagni; ricevette la visita di ossequio di Elfego Vescovo di Canterbury; riallacciò rapporti amichevoli con Bisanzio che ricominciò a inserire il nome del Papi nei dittici rituali. Morì nel 1009 nel monastero di S.Paolo dove si era ritirato spontaneamente o costretto da Crescenzo III.

 

Nel Monastero di S.Paolo era cresciuto il suo successore, Sergio IV, Vescovo di Albano, della famiglia romana Bocca di Porco, eletto dal partito dei Tuscolo nonostante fosse ancora Patrizio di Roma Crescenzo III:durò fino al 1012 e lasciò buona memoria di sé consacrata in un epitaffio della Basilica Laterana.

Per eleggere il successore i due partiti si azzuffarono eleggendo ciascuno il proprio Papa: i due candidati si appellarono al Re di Germania Enrico II, il quale scese in Italia col suo esercito e dopo aver assunto a Pavia nel Natale del 1013 il titolo di Re dei Romani, si incontrò a Ravenna col candidato dei Conti di Tuscolo, Teofilatto, che aveva preso il nome di Benedetto VIII. Benedetto VIII ed Enrico II si intesero e restituirono il posto di Arcivescovo di Ravenna al fratello di Enrico II, Arnolfo, che ne era stato cacciato da un altro pretendente. Insieme arrivarono a Roma e il 14 Febbraio 1014 Benedetto VIII consacrò Imperatore Enrico II con sua moglie Cunegonda alla presenza di 12 Senatori con barba (imperiali) e 12 Senatori senza barba (papali), facendosi vicendevoli giuramenti di fedeltà. Enrico II consentì che Romano fratello di Benedetto VIII fosse nominato Senatore dei Romani. Ripartito l’Imperatore, il Papa dovette reprimere con le armi, a cui era esercitato, una rivolta della fazione dei Crescenzi e poi marciò contro i Saraceni sbarcati in Toscana per scendere su Roma e li disperse in una battaglia durata tre giorni. Per eliminare i Saraceni dalla Sardegna ne concesse il dominio ai Genovesi e ai Pisani e per difendere i territori papali, minacciati dalla rinata potenza bizantina di Basilio Il che stava cercando di strappare ai Saraceni la Sicilia e l'Italia Meridionale, sostenne la città di Bari che era insorta contro i Bizantini e s’era rivolta per aiuto al Papa e all'Imperatore: Benedetto VIII andò in Germania per persuadere Enrico II a scendere in Italia. Intanto i Baresi venivano aiutati da un gruppo di guerrieri Normanni - forse appartenenti a quelli ingaggiati dal Duca di Salerno nel 1016 contro i Feudatari vicini - reduci da un pellegrinaggio in Terra Santa: fu l’inizio del trapianto dei Normanni in Italia.

 

Da quando la Chiesa si era immischiata nell’amministrazione dei territori che spettavano allo Stato il suo personale si era sempre più moralmente imbastardito nella vendita delle cariche e nella trasgressione della legge del celibato imposta dai Concili: nel 909 il concilio di Trosly lancia fulmini contro le concubine dei Preti e dei Vescovi; quelli di Ausburg del 952, di Ause presso Lione del 994, di Poitiers del 1000, ordinano di arrestarle, di frustarle e di tosarle. A tale spettacolo nel popolo cominciarono reazioni anticlericali che sfociavano nella negazione della fede cristiana: a Milano comincia il movimento laico della pataria (popolo straccione) a cui stava a capo il Canonico Landolfo Cotta e nella Champagne in Francia il popolano Leutard inscena una manifestazione contro il Clero, i Signori e le decime strappando il Crocifisso dalle chiese perché non vi fosse profanato; rinasceva in Germania, in Italia e in Francia il movimento manicheo organizzato in sette che avevano riunioni notturne, su cui circolavano dicerie di costumi infami. Ad Orléans nel 1022 intervenne il Re Roberto il Pio, figlio e successore di Ugo Capeto: quello che nel 999 era stato scomunicato da Silvestro II per avere sposata Berta sua parente ripudiando la moglie Susanna e che nel 1003 si era risposato con l'ereditiera Costanza di Provenza: fece arrestare quattordici Capi della setta, tra cui erano Canonici, Professori e lo stesso confessore della Regina Costanza. Dopo un processo sommario li condannò al rogo che essi subirono senza rinnegare le idee professate dichiarando che il rogo era quello che desideravano:la Regina si prese la soddisfazione di accecare il suo stesso confessore. Il Re e il Vescovo di Orleans si vantarono di questo fatto ma Vazon Vescovo di Lieigi elevò una vigorosa protesta. Fu l'inizio di una nuova serie di roghi e la nascita dell’ inquisizione.

 

Benedetto VIII nel suo viaggio verso la Germania si fermò a Pavia per celebrarvi un Concilio nel quale alle condanne dei Concili precedenti contro il concubinaggio del Clero aggiungeva che tutti i figli dei preti e dei monaci fossero ridotti in servitù. Dalla Gernania, dopo aver inaugurata la cattedrale di Bamberga, ritornava a Roma con Enrico II: l'Imperatore proseguiva per l'Italia Meridionale a contrastare l'avanzata delle truppe bizantine di Basilio II ma una pestilenza lo fece desistere e tornare a Roma dove progettò con Benedetto VIII un Concilio Generale per una grande riforma per tutto l'Occidente che non poté essere messa in atto perché l'uno e l'altro morirono nello stesso anno 1024.

 

Nel Giugno 1024 il partito ormai prevalente dei Conti di Tuscolo fece eleggere Papa il fratello di Benedetto VIII, Romano, Senatore dei Romani, ancora laico, che, consacrato, prese il nome di Giovanni XIX, riunendo in sé il potere religioso e quello politico, aiutato da suo fratello Alberico III. Giovanni XIX rivolse subito l'invito al nuovo Re della Germania, Corrado II il Salico, Duca di Franconia, di venire a Roma per essere incoronato Imperatore. Corrado II con sua moglie Gisella il 23 Marzo 1026 fu incoronato Re d'Italia a Milano dall'Arcivescovo Ariberto, mentre il partito antitedesco a Pavia incendiava il Palazzo imperiale, e il 28 Marzo 1027 veniva incoronato Imperatore a Roma presenti Re Rodolfo III di Borgogna e il Re Canuto I il Grande che stava riunendo in un solo Impero la Danimarca, l' Inghilterra e la Norvegia: ci fu la disputa tra l'Arcivescovo Ariberto di Milano e quello di Ravenna su chi dovesse stare alla destra dell' Imperatore: l' Imperatore decise per quello di Milano.

Giovanni XIX chiamò nella Schola Cantorum di Roma il monaco camaldolese Guido d'Arezzo che aveva incontrata difficoltà a Ferrara tra i suoi confratelli a introdurre la nuova notazione musicale da lui inventata.

Ricevette dall’Imperatore bizantino Costantino VIII ricchissimi doni perché riconoscesse il titolo di Patriarca Ecumenico all'Arcivescovo di Costantinopoli ma lo negò per l'opposizione dei Vescovi Occidentali. Costantino VIII nel 1028 poco prima di morire si era associata al trono sua figlia Zoe Porfirogenita di cinque anni costringendola a sposare l’alto funzionario ventenne Romano III Argiro. Si dice che l’undicenne Imperatrice Zoe per liberarsene e per poter sposare chi gli piaceva nal 1034 indusse il Patriarca Alessio ad avvelenarlo con la Comunione ma non essendo il veleno di rapida azione mortifera, indusse anche il futuro marito Michele IV Paflagonio a finirlo per annegamento nella vesca da bagno e che furono celebrate le nozze mentre veniva seppellito il cadavere.

 

In questi anni nei territori delle nuove Chiese Slave di Polonia, di Ungheria e di Russia ci furono le reazioni violente ai battesimi forzati da parte dei residui gruppi "pagani" col massacro di gran parte del Clero e con incendi di conventi, alle quali pose fine nel 1033 Casimiro I "Restauratore di Polonia".

 

Alla morte di Giovanni XIX nel Gennaio 1033 il partito dei Conti di Tuscolo con favori e denaro indussero gli elettori a nominare Papa il nipote dodicenne del Papa defunto, figljo del fratello Alberico III, che si chiamò Benedetto IX: custodito in un castello feudale, affidò il governo di Roma al fratello maggiore Gregorio col titolo di Console per non urtare l'Imperatore. La situazione doveva essere insostenibile se la Cittadinanza Romana nella festa dei Santi Apostoli del 1036 fece una sommossa per ucciderlo: Benedetto IX riuscì a fuggire e andò a incontrarsi a Cremona con l’Imperatore Corrado II che era ridisceso in Italia per sedare le rivolte della Lombardia dove i Vassalli minori, detti "catani", riuniti in una consorteria detta "motta", affiancati anche dai "patari" rivendicavano l’ ereditarietà dei propri feudi come era praticata dai Feudatari maggiori, dei quali il capo era l'Arcivescovo di Milano Ariberto.

 

Corrado II s'era insediato a Pavia e avendo ricevuti molti ricorsi contro l'Arcivescovo Ariberto, lo convocò per scolparsi, ma l'Arcivescovo si rifiutò di comparire. L'Imperatore lo fece ricercare e imprigionare ma Ariberto riuscì a fuggre e a tornare a Milano dove organizzò forze sufficienti da respingeere l'Imperatore che perciò si ritirò in attesa a Cremona. A Cremona ricevette Benedetto IX e subito parti con lui per Roma dove lo reinsediò e nella Pasqua 1038 gli fece lanciare la scomunica contro Ariberto di Milano. Andò poi nell’Italia Meridionale dove fece la ricognizione del nuovo feudo che aveva costituito a spese dei Bizantini il nonno Quarrel iniziatore delle successive conquiste dei Normanni.Una pestilenza scoppiata nell'esercito imperiale costrinse Corrado II a tornare subito in Germania, dove morì il 4 Giugno 1039, lasciando il potere a suo figlio Corrado III Barbanera. A Roma si riaccese la ribellione contro Benedetto IX, che si salvò di nuovo con la fuga e arrivò fino a Marsiglia dove inaugurò la Chiesa di S.Vittore con l'assistenza di 23 Vescovi.

 

In Oriente succedevano fatti analoghi. Nel 1041 a Bisanzio moriva Michele IV Paflagonio nel convento da lui fondato dove s'era ritirato per espiare il delitto della soppressione del suo predecessore Romano III in complicità con l'Imperatrice Zoe: lasciava erede del Potere un giovane nipote armatore navale che l'Imperatrice Zoe sposava e faceva diventare Michele V detto Calafato: questo cercò di disfarsi dell' Imperatrice facendola rasare e chiudere in convento ma dopo pochi mesi nel 1042 una rivolta del popolo affezionato alla dinastia macedone lo eliminò accecandolo ed esiliandolo rimettendo sul trono Zoe, che su due piedi celebrò il quarto matrimonio con Costantino Monomaco, che imponeva la coabitazione nel Palazzo con la sua giovane amante Sklerene e faceva Segretario di Stato il filosofo e scrittore Michele Psello.Nel 1040 ai confini dell'Impero Bizantino si erano affacciati i Turchi Selgiucidi che, usciti dalle steppe del lago Aral, sotto la guida giovanile di Toghrul-Beg, riprendevano con ardore la guerra santa dell' Islam attendati nell' Iraq e si impadronivano di Ispanah, di Bagdad e poi dell’Anatolia. Mel 1043 Zoe nominava Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario, aristocratico che in gioventù s'era appassionato di politica e aveva partecipato a un complotto per sostituire Michele Paflagonio, poi fatto monaco si appassionò di Teologia sulla scia di Fozio antagonista di Roma.

 

A Roma nel Gennaio 1045 Benedetto IX fuggito da Roma veniva sostituito dal partito dei Crescenzi con Giovanni Vescovo della Sabina che prese il nome di Silvestro III. La situazione era tale che indusse l'Arciprete di S.Giovanni a Porta Latina Graziano, animato da buone intenzioni, a offrire denaro a Benedetto IX perché rinunciasse al Papato a suo favore. Graziano col nome di Gregorio VI cominciava un’opera di risanamento morale aiuatato come segretario dal monaco venticinquenne Ildebrando, oriundo di Soana presso Grosseto, che essendo poverissimo era andato a studiare a Roma da suo zio Abbate del monastero sull'Aventino di indirizzo cluniacense.

Gregorio VI fu salutato come un salvatore da tutti i monaci d'Italia e di Francia, specialmente dall'Abbate camaldolese di Monte Avellana, il ravennate Pier Damiani, autore del Libro Gomorriano contro la corruzione clericale, che con i suoi monaci nelle macerazioni penitenziali, nella predicazione e negli scritti lottava per una riforma contro la corruzione generale clericale e laicale, in mezzo all'universale dilagare delle guerriglie tra i vari signorotti, mitigate dalle istituzioni della tregua di Dio e della pace di Dio. Ma ebbe una forte opposizione dagli avversari che spinsero Benedetto IX a riprendere le sue funzioni e perciò Gregorio VI si rivolse all'Imperatore Enrico III perché intervenisse. Enrico III scese in Italia nell’autunno 1046 e dopo essere stato incoronato a Pavia Re d'Italia vi riunì un sinodo per conoscere la situazione, poi andò a incontrare a Piacenza Gregorio VI. L’Imperatore e il Papa scortati dal Marchese di Canossa, Bonifacio III, si recarono a Sutri dove fu indetto un Concilio col quale si rinnovò la scomunica di Silvestro III che si ritirò in un convento: si volle conoscere come era stato eletto Gregorio VI; Gregorio VI umilmente confessò il modo irregolare della sua elezione e offerse le sue dimissioni che furono accettate e andò in Germania con Ildebrando sotto la custodia dell'Arcivescovo di Colonia. L'Imperatore, portatosi a Roma, propose al Clero Romano dl eleggere Papa Suitgero Vescovo di Bamberga e Cappellano della Corte Imperiale che fu consacrato in S.Pietro nel Natale 1046 col nome di Clemente II e nella stessa cerimonia consacrò Imperatore Enrico III giurarandosi vicendevolmente fedeltà. Insieme nel Gennaio 1047 celebrarono un sinodo per scomunicare quanti si erano comprati gli incarichì religiosi e imposero penitenze riparatrici. Imperatore e Papa fecero un giro nell’ Italia Meridionale dove riconobero i nascenti Ducati Normanni e poi tornarono insieme in Germania .

 

Nel frattempo Benedetto IX rimpiangeva il potere a cui aveva rinunciato e col favore di Bonifacio III di Toscana, guadagnato al suo partito, compiva vari tentativi di riconquistarlo: si pensa che abbia fatto avvelenare dai suoi emissari Clemente II quando, tornando a Roma, fece sosta a Pesaro dove veniva colto da improvviso malore e vi moriva il 9 Ottobre 1047 dopo poco più di nove mesi dalla sua elezionee.Fu riportato nella cattedrale di Bamberga per esservi sepolto.

Benedetto IX riusciva così a rientrare a Roma ma vi durò poco perché Enrico III volle che si eleggesse il 25 Dicembre 1047 Poppone Vescovo di Bressanone col nome di Damaso II e lo fece accompagnare a Roma dal Conte Bonifacio III di Toscana: Benedetto IX fu costretto a ritirarsi nel monastero di Grottaferrata dove finì i suoi giorni. Damaso II, non essendo stato accolto a Roma favorelmente, nel Gennaio successivo 1048, si recò in Germania per incontrare l'Imperatore Enrico III a Ulma, poi tornò a Roma e il 17 Luglio venne consacrato Papa in S.Pietro ma in Agosto, andato a Palestrina per un po’ d’aria fresca, venne colpito anche lui da morte subitanea di cui fu sospettato il partito antitedesco: un sarcofago nel portico di S.Lorenzo fuori le mura ne ricorda la memoria.

 

Avvertito della morte di Damaso II, l’Imperatore Enrico III riunì la dieta a Worms dove venne designato Papa il quarantaseienne Vescovo di Toul, Brunone dei Conti di Nordgan, persona di grande rettitudine e cultura, il quale si mise subito in viaggio per Roma per esservi riconosciuto dal Clero e dal Popolo Romano: vi entrò a piedi scalzi il 2 Febbraio 1049 accompagnato dal monaco Ildebrando e il 12 Febbraio in S.Pietro venne consacrato col nome di Leone IX. Scelse come collaboratori persone distinte per rettitudine e dottrina, tra cui Ildebrando che promosse Diacono e Abbate di S.Paolo e il monaco francese Umberto del Monastero di Moyenmoutier, Vescovo di Silva Candida , fatto da lui Cardinale e Arcivescovo di tutta la Sicilìa, per porre rimedio a una situazione di cui Pier Damiani nel Libro Gomorriano dà questo giudizio:

 

ll torpore dei Vescovi è causa che i preti oggi siano così ignoranti che non solo non capiscono quello che leggono ma stentano ad articolare balbettando parole che è necessario loro compitare...Il mondo presente non è che una fogna di invidie e di laidezze. La cupidigia ha tutti assoggettati dal più sublime dei regnanti al più vile della palude"

 

Papa Leone IX convocò Sinodi in Italia, in Germania e in Francia. Per eliminare dall' Italia Meridionale i Saraceni e Normanni invocò inutilmente aiuto all'Imperatore d’Oriente Costantino Monòmaco influenzato dall'Arcivescovo antiromano Michele Cerulario il quale, quando seppe che il Patriarca di Antiochia in territorio islamico aveva ripreso la consuetudine di comunicare al Papa di Roma la sua elezione, indusse l'Imperatore a riprendere il suo ruolo di "Cesaropapa" e fece scrivere rimproveri alla Chiesa Romana per alcune differenze liturgiche come l'uso nell’Eucarestia del pane azzimo invece del pane lievitato, l'uso di digiunare al sabato, soppressione dell’alleluia in quaresima, l'uso di radersi la barba e il celibato imposto a tutto il clero. Leone IX incaricava il Cardinale Umberto di guidare la Commissione deputata a risolvere la questione con Bisanzio e lui si occupò di quella militare contro gli invasori Normanni guidando personalmente il suo esercito. Ma in una furiosa battaglia contro di loro a Civita presso Campobasso il 18 Giugno del 1053 fu sconfitto e fatto prigioniero: durante i sei mesi di prigionia, ricevendo un trattamento devoto, poiché si dichiararono cattolici, legittimò il loro possesso di quelle terre e ne concluse un patto contro Saraceni e Bizantini. Tornò a Roma sfinito e ammalato e morì il 17 Aprile 1054.

 

L’Abbate di S.Paolo Ildebrando, che era stato fatto da Leone IX Cardinale, si recò in Germania per trattare con l'Imperatore sul successore. Nel frattempo la delegazione papale continuava le trattative con la Chiesa Bizantina. Gli animi si erano molto accesi: si pretendeva che il nome del Patriarca di Bisanzio venisse venerato nelle chiese di Roma come quello del Papa nelle chiese di Bisanzio; si affermava che le messe celebrate dai preti occidentali erano invalide; si era giunti fino a calpestare le ostie perché fatte di pane azzimo e a far chiudere addirittura le chiese latine. L'accordo di Leone IX con i Normanni esasperò talmente i Bizantini che si voleva rompere ogni rapporto con i Latini. I Legati Papali, cioè i due lorenesi di Curia, il Cardinale Umberto e il Cancelliere Federico, irritati e stanchi il 16 Luglio 1054 commisero il grave atto arbitrario - perche il loro mandato era scaduto con la morte di Papa Leone IX - di entrare durante una solenne funzione in S.Sofia per deporre con gesto spettacolare sull’'altare la bolla di scomunica del Patriarca e dei suoi fautori: uscirono dalla Basilica scuotendo la polvere dai piedi e se ne tornarono a Roma. A ricucire lo strappo intervennero inutilmente l'Imperatore Costantino IX e il Patriarca Pietro di Antiochia: il Patrirca Michele Cerulario fece bruciare nella pubblica piazza la bolla di scomunica e il 24 Luglio 1054 riunì un Sinodo di Metropoliti e di Arcivescovi in S.Sofia nel quale si dichiarava la Chiesa Occidentale pervertitrice della vera fede e il Patriarca di Costantinopoli unico rappresentante della religione di Cristo.

 

Questi tragici fatti furono seguiti dalla morte dell’'Imperatore Costantino IX e dal ritiro dalla vita pubblica del grande Michele Psello che andava in convento nello stesso anno 1054 mentre dal convento usciva Teodora, sorella di Zoe defunta nel 1050, la quale nel 1056 si proclamò Imperatrice associandosi il debole figlio adottivo Mihele VI Stratiotico, ruppe col Patriarca Mchele Cerulario e ristabilì i rapporti col Papa di Roma e con l'Imperatore Enrico III di Germania. Ma Michele Cerulario nel 1057 appoggiò il complotto militare col quale Teodora e Michele VI vennero deposti e inviati in convento e fu fatto Imperatore Isacco Comneno esponente delle classi benestanti. Finiva così la dinastia macedone e iniziava quella dei Camneni: Michele Psello uscì di convento e si metteva al servizio del nuovo Imperatore continuando a crivere le 225 Opere e la Cronografia, storia degli avvenimenti dell'ultirno secolo. Invece andava in convento per un momentaneo ritiro Michele Cerulario in contrasto col nuovo Imperatore e accusato dallo stesso Psello nel 1058 veniva arrestato e moriva mentre veniva condotto al Sinodo per essere giudicato. Per non turbare la pace la sua salma venne trasportata con grande apoteosi a Costantinopoli e successivamente veniva canonizzato dalla Chiesa Bizantina. Il 1054 resta la data della definitiva separazione delle due ali della "Repubblica Cristiana".

 

Mentre a Bisanzio aveva inizio lo Scisma d’Oriente, la Sede Romana era ancora vacante. Ildebrando si incontrò con l’Imperatore Enrico III solo nel Settembre 1054 e gli consigliò di scegliere come Papa il tedesco Gebardo, Vescovo di Eìchstadt suo parente. Gebardo partì subito con Ildebrando per Roma, dove il 15 Aprile 1055 veniva consacrato Papa dal Clero Romano col nome di Vittore II. Subito il 4 Giugno 1055 tenne a Firenze un Concilio al quale parteciparono, con l’Imperatore Enrico III, 120 Vescovi: si lanciò la scomunica contro tutti gli usurpatori dei beni della Chiesa; si nominò Patrizio Romano il Conte di Toscana Goffredo, proveniente dalla Lotaringia, marito di Beatrice e padre di Matìlde; venne fatto Abbate di Montecassino suo fratello Federico, poi nominato Cardinale di S.Crisogono con residenza nel monastero Benedettino sul Palatino. L’Imperatore, essendo di salute malferma, pregò il Papa di riaccompagnarlo in Germania, dove prima di morire nel 1056 gli dette l'incarico di proteggere l'Imperatrice Agnese e il figlio Enrico IV ancora bambino.

Vittore II presiede' un gran numero di Sinodi in Germania e in Italia per promuovere la riforma della Chiesa e morì l'anno successivo 1057 in Toscana dove si era recato per comporre una lite tra il Vescovo di Arezzo e quello di Siena: la sua salma venne trafugata per non farla trasferire in Germania e si trova tuttora in S.Maria in Cosmedin a Roma.

 

 

4-Vano sforzo per una riforma: i Papi comunciano l’uso della scomunica come arma politica

 

 

Per l’elezione del nuovo Papa il Cardinale Federico propose agli elettori cinque persone da lui ritenute idonee ma gli elettori elessero lui il 2 Agosto 1057 nella Chiesa di S.Pietro in Vinculis, e il giorno seguente lo consacrarono Papa in S. Pietro in Vaticano col nome di Stefano IX. Per mettere al corrente della propria elezione l'Imperatore in Germania, vi mandò di nuovo il Cardinale Ildebrando. Si circondò di personaggi eminenti per collaboratori: il Cardinale Ildebrando, il Cardinale Umberto di Borgogna Vescovo di Silva Candida, cbe scriveva allora il libro Contro i simoniaci, Desiderio Abbate di Montecassino, Pier Damiani Abbate di Fonte Avellana, cbe fece subito Vescovo Cardinale di Ostia:tutti fautori della riforma. Appoggiò il movimento di protesta della pataria di Milano contro l'Arcivescovo Guido da Velate, successore di Ariberto: l'Arcivescovo Guido, grande feudatario simoniaco, aveva indetto un Sinodo a Fontaneto presso Novara per far cessare la protesta popolare ma i capi Erlembaldo e i fratelli Landolfo e Arialdo Cotta non si presentarono e, scomunicati dall' Arcivescovo, ricorsero a Stefano IX, che consigliato da Baggio Vescovo di Lucca, dette loro soddisfazione costringendo l'Arcivescovo a fare alcune concessioni ai patarini. Doveva essere già malato quando partì da Roma per la Toscana, perché si fece promettere dagli elettori romani cbe in caso dovesse morire aspettassero il ritorno del Cardinale Ildebrando prima di passare a eleggere il nuovo Papa: difatti morì in Toscana il 28 Marzo 1058 e venne sepolto nel Duomo di Firenze.

 

A Roma invece non aspettarono il ritorno di Ildebrando ma ripresero le contese per il possesso del Papato ancbe perché l'Imperatore Enrico IV era ancora un bambino. I due partiti dei Tuscolo e dei Crescenzi si accordarono contro i collaboratori del Papa defunto, fautori della riforma, ed elessero Giovanni Vescovo di Velletri: i Cardinali protestarono e lanciata la scomunica contro gli autori del sopruso, dovettero fuggire da Roma. Nonostante tutto, Giovanni Vescovo di Velletri si fece intronizzare in Laterano il 5 Aprile 1058 col nome di Benedetto X. I Cardinali fecero pervenire la protesta in Germania all’Imperatrice Agnese, la quale irritata per il sopruso dei tirannelli di Roma, diede pieni poteri a Ildebrando perché provvedessse con l'aiuto del Marchese di Toscana Goffredo. Ildebrando invitò con lettere i più ragguardevoli personaggi di Roma per un Sinodo a Siena il 18 Dicembre 1058 insieme alla presenza dei Marchesi di Toscana Goffredo e Beatrice: ci fu una nuova elezione e fu designato Papa il Vescovo di Firenze Gerardo, oriundo di Borgogna e già Canonico di Liegi, che prese il nome di Nicolò II. Nel Gennaio successivo 1059, nel Concilio tenuto a Sutri, Nicolò II venne riconfermato, mentre Benedetto X veniva dichiarato deposto: tutto fu approvato dalla Corte Imperiale Tedesca. Nicolò II non volle entrare in Roma se non fosse prima cacciato Benedetto X, perciò il Marchese di Toscana col popolo di Trastevere dette l'assalto al Laterano dove risiedeva Benedetto X, il quale però già si era rifugiato con i suoi partigiani in un Castello a Passerano e poi a Galeria, dove infine si arrese a patto di avere salva la vita. Davanti a un Sinodo fu privato di ogni funzione sacerdotale e venne tenuto prigioniero penitente e riconciliato nella chiesa di S.Agnese: quando morì ebbe gli onori funebri adeguati alla sua dignità perché ritenuto vero Papa.Alcuni Storici lo ritengono antipapa.

 

Eliminato Benedetto X, Nicolò II entrò in Roma e il 24 Gennaio 1059 venne intronizzato in S.Pietro da Ildebrando, col quale dette mano subito all'importante riforma riguardante il modo di eleggere il Papa: si intendeva liberare il Papato dalla disastrosa situazione in cui si era impantanato "puttaneggiando con li regi", per difendere indebitamente il suo "Potere Politico" sui territori di cui per emergenza si era dovuto interessare dopo la dissoluzione dell' Impero Romano. Col famoso Statuto sull’elezione del Papa del 13 Aprile 1059, completato nell’Agosto del 1060, si affermava che il compito di eleggere il Papa apparteneva solo ai Cardinali, i quali dovevano prima cercare la persona idonea nel Clero Romano e se non ci fosse lo dovevano cercare altrove, e che nessun chierico poteva ricevere una chiesa dalle mani di un laico ancbe gratuitamente. Poi visitò l’Italia Meridionale e a Melfi si incontrò con i due gruppi di Normanni degli Altavilla e dei Drengot: li accolse definitivamente nella "Repubblica Cristiana" concedendo a Riccardo il Normanno il Principato di Capua e a Roberto il Guiscardo il Ducato di Puglia e di Calabria, con l'incarico di eliminare i Saraceni in tutti i territori italiani e col giuramento di fedeltà all'impegno di aiutare i Cardinali a eleggere il successore del Papa defunto e di pagare un canone annuo alla Santa sede come suoi vassalli.

 

Tutto questo non piacque né alla Corte Imperiale tedesca che veniva esclusa dal predominio sul Papato né alla Corte Bizantina cbe pretendeva diritti sulla Magna Grecia. Inviò poi i Cardinali Pier Damiani e Anselmo da Baggio a Milano per eliminare il covo di simoniaci e di concubinari ma l'Arcivescovo e il Clero sobillarono il popolo contro di loro e furono impediti di svolgere il loro incarico. Morì nel Luglio 1061 a Firenze di cui conservava ancora il titolo e dove venne sepolto in Santa Reparata.

 

I Cardinali misero in atto il Decreto di Nicolò II ed elessero Papa il Vescovo di Lucca Anselmo di Baggio che si chiamò Alessandro II, con molta soddisfazione dei patarini riformisti, ma gli antiriformisti subito accorsero dall' Imperatrice Reggente Agnese in Germania, che non aveva voluto nemmeno ricevere l'incaricato di Roma per comunicarle il Decreto di Nicolò II, e con lei riunirono un Sinodo di Vescovi tedeschi e lombardi: il 28 Ottobre 1061 senza la partecipazione di nessun Cardinale, elessero Papa il Vescovo di Parma Cadaloo ostile alla riforma, col nome di Onorio II. L'Imperatrice Agnese gli mise a disposizione un esercito col quale scese in Italia nella primavera del 1062:gli si opposero i Marcbesi di Toscana Goffredo e Beatrice, che con il loro esercito costrinsero Onorio II, già arrivato sotto le mura leonine vaticane, a ritirarsi.

 

Nel fattempo in Germania l'Arcivescovo Annone di Colonia, favorevole ad A1essandro II, riuni un Concilio ad Augusta e nel 1063 Alesandro II, che era fuggito da Roma, vi ritornava e vi riunì un Concilio di cento Vescovi che rinnovò la condanna contro i simoniaci e i concubinari; ne riunì un altro a Mantova nel 1064 col quale veniva definitivamente deposto e scomunicato Onorio II. Appoggiò la pataria come movimento riformista e ne consegnava il vessillo, dopo la morte di Landolfo nel 1064, a suo fratello Erlembaldo, che portò da Roma a Milano nella festa di Pentecoste del 1066 la bolla di scomunica contro l'Arcivescovo Guido da Velate perché non aveva mantenute le promesse fatte a Stefano IX e a Nicolò II. A Milano ci fu una nuova sollevazione contro i capi patarini: il Diacono Arialdo fu percosso a sangue: fuggito sul Lago Maggiore venne assassinato su uno scoglio da Oliva nipote dell'Arcivescovo Guido il 28 Giugno 1066.

Nello stesso anno appoggiò il Duca di Normandia Guglielmo il Bastardo, forte della parola del cugino Edoardo il Confessore Re d' Inghilterra che nel 1051 gli aveva promessa la successione se non avesse avuto eredi, contro il grande Feudatario Aroldo usurpatore del Regno. Guglielmo vinse Aroldo nella celebre battaglia di Hastings del 23 Settembre 1066 e diventò Guglielmo il Conquistatore, iniziando l'attuale dinastia inglese. Alessandro II nominò Arcivescovo di Canterbury il suo antico maestro Lanfranco Abbate di Bec in Normandia, e scrisse a Guglielmo di farsi guidare da lui.Nel 1068 dietro consiglio dell'Abbate di Vallombrosa Giovanni Gualberto, depose l'Arcivescovo Pietro di Firenze.

Nel 1071 l'Arcivescovo di Milano Guido da Velate rinunciò alla sua carica vendendola a Gotofredo, nominato dal giovane ventunenne erede dell'Impero Enrico IV, e per questo anche il nuovo Arcivescovo venne scomunicato nel 1072, iniziando il contrasto tra il Papato e l'Impero. Il 10 Ottobre 1071 consacrò la nuova basilica di Montecassino, ricostruita dall'Abbate Desiderio, alla presenza di sei Cardinali, tra cui Ildebrando e Pier Damiani, 46 Vescovi e i Signori Normanni dell' Italia Meridionale. Morì il 21 Aprile 1073 e fu sepolto nella Basilica Laterana.

 

I Cardinali non dovettero discutere per l'elezione del nuovo Papa perché il popolo si era impadronito di Ildebrando e "preso come da vertigine" - scrsse poi lui - lo portò in trionfo in S. Pietro dove i Cardinali non potettero fare altro che confermarlo: lo consacrarono prima prete il 22 Maggio e poi Vescovo e Papa il 29 Giugno 1073 col nome di Gregorio VII in onore del suo maestro Gregorio IV. L'elezione non era stata fatta proprio secondo le norme canoniche stabilite da Nicolò II e perciò sia i contemporanei che gli Storici la contenstarono. Gregorio VII aveva 53 anni: era di statura piccola da cui emanava però una indomabile energia morale. Era figlio di un operaio toscano e s'era fatto monaco a Roma fin da bambino. Era vissuto accanto agli ultimi cinque Papi: conosceva a fondo tutte le miserie della Chiesa e dello stesso monachesimo di cui l'Abbate di Cluny Pietro il Venerabile poco dopo di lui dirà:

 

"Ad eccezione di un piccolo numero di monaci, tutto il resto è solo una sinagoga di Satana. Che cosa hanno di monastico se non il nome e l'abito?"

 

Perciò mise subito mano a porvi rimedio continuando l'esempio dei suoi immediati predecessori. Dopo aver comunicato la sua elezione al ventitrerenne Enrico IV, ormai diventato effettivo Re di Germania, convocò subito un Concilio per il Marzo 1074 nel quale furono approvati quattro decreti che dicevano:

 

1-"Chiunque per simonia ha ottenuto un'ordinazione o una carica spirituale deve essere escluso dalla Gerarchia della Chiesa".

2-"Chiunque possiede un'Abbazia o una Chiesa per averla acquistata, ne è spossessato ipso facto."

3-"Nessun chierico fornicatore può celebrare la messa e nemmeno esercitare all'altare le funzioni proprie degli ordini minori ."

4-"Ouando un chierico disobbedirà pubblicamente alle tre ordinaaze precedenti il popolo cristiano avrà l' interdizione di assistere al suoi uffici e dovrà far pressione su di lui per indurlo a sottomettersi ".

 

Inviò subito i suoi Legati per far eseguire i Decreti ma furono ovunque accolti con repulse: i Vescovi e i Prelati simoniaci e concubinari erano sostenuti sia dai Sovrani, come il Re Enrico IV di Germania e il Re di Francia Filippo I, sia da migliaia di preti, e non esitarono a tacciare il Papa di eresia. In Germania in un'assemblea del Clero Tedesco si esclamò:

 

"Se non vuole assicurare le funzioni sacre per mezzo dei Chierici, si rivolga agli Angeli!"

 

I concubinari accoglievano a sassate i Legati: il Vescovo Ottone di Costanza incoraggiava i suoi preti a sposarsi e il Vescovo Altmann di Passau rischiò di essere massacrato per avere ricordati i Decreti Papali. In Francia al Legato Papale Ugo di Die, il Concilio di Parigi rispose picche; Gauthier Abbate di Pontoise fu caricato di botte per aver sostenuto i Decreti Papali; il Concilio di Poitier si concluse in un tumulto sotto il riso beffardo del Re Filippo I, che metteva all’asta Vescovadi e Abbazie e organizzava rapine contro i pellegrini che passavano sul suo territorio per andare a Roma.

 

I riformatori con a capo Gregorio VII non si resero conto che una situazione simile era dovuta all'errore iniziale commesso dai Papi quando si appropriarono dei territori attorno a Roma e ricorsero a Pipino e a suo figlio Carlo per difendere il loro dominio territoriale, come capirà Dante secondo la celebre invettiva basata sulla falsa donazione di Costantino:

 

"Ahi Costantin, di quanto mal fu matre

non la tua conversion ma quella dote

che da te prese il primo ricco patre!"

 

Non riconobbero neppure che era dovuta all'altro errore, di cui i Bizantini con buon senso facevano rimprovero alla Chiesa d'Occidente, cioè di imporre indiscriminatamente il celibato, sotto l'influenza del monachesimo, a tutto il personale al servizio della Cbiesa. Di fronte a una esperienza così fallimentare, Gregorio VII, formato nel puro misticismo monastico, non seppe trarre dalla contraddittoria realtà la lezione che occorreva trarre cioè eliminare l’invadenza del Papato e della Chiesa negli affari di competenza degli Stati: dette inizio invece, con la giustificazione ideologica della superiorità dello spirituale sul temporale, a un'interminabile lotta tra Chiesa e Stato, continuando il deragliamento intrapreso da Stefano II con Pipino il Breve da quanto Gesù aveva proclamato nel Vangelo di Giovanni:

 

"Il mio regno non è di questo mondo"

 

Difatti nel Febbraio 1075 riunì un nuovo Concilio a Roma e promulgò un nuovo Decreto uguale a quello dell'Agosto 1060 di Nicolò II aggravandolo di scomunica:

 

"Nessun ecclesiastico riceva in alcun modo una chiesa dalle mani di un laico né gratuitamente né a titolo oneroso sotto pena di scomunica per colui che lo dà e per colui che lo riceve"

 

Questo Decreto non fu promulgato in Inghilterra e in Spagna ma solo in Germania e in Francia che con l'Italia formavano un’entità statale nel Sacro Romano Impero, dove il conferimento dei feudi era vincolato all'Autorità Imperiale. A cominciare da Pipino e da Carlo Maguo il Papa aveva sollecitato donazioni e protezione e consacrando Imperatore Carlo Magno l' aveva fatto rappresentante di Dio come quello di Bisanzio e s'era messo sotto la sua protezione. Nacque così il diritto dell’Imperatore di nominare Papa, Vescovi e Abbati perché Amministratori, dai quali riceveva contributi e appoggio militare: abrogare il diritto di nominare i Funzionari migliori era demolire le colonne dell’Impero.

 

Il giovane Re Enrico IV proprio allora era impegnato contro una rivolta della Nobiltà Tedesca e aveva corso il rischio di essere vinto dal Duca di Sassonia che lo aveva costretto a fuggire dal suo Castello di Hartz e, proprio nel momento in cui Gregorio VII presiedeva il suo Concilio di Roma, stava sgominando le truppe ribelli che schiaccerà definitivamente nel Giugno 1075: in tale situazione vedeva il Decreto come un atto di ostilità contro di lui che sapeva che i suoi antenati avevano sempre nominato non solo i Vescovi e gli Abbati ma anche il Papa. Enrico IV che fin da bambino aveva conosciuto l’Abbate Ildebrando, ora che è diventato Papa non tiene conto dei suoi Decreti, e continua a dispensare cariche a Milano, a Spoleto, . a Fermo, a Spira, a Bamberga, a Liegi e a Colonia. Anzi sembra fosse il mandante del complotto con cui Cencio VII a Roma si impadronì del Papa la notte di Natale 1075 mentre celebrava la messa nella Basilica di S. Maria Maggiore e lo rinchiuse in una torre: fu liberato dal popolo infuriato e Cencio dovette rifugiarsi con i suoi compagni presso Enrico IV in Germania. Gregorio VII scrisse una lettera a Enrico IV per ingiungergli di comparire per discolparsi dalle accuse mossegli dai Sassoni e dai Turingi, contro i quali faceva una guerra di sterminio. Enrico IV la ricevette il 10 Gennaio 1076 a Gosar: furibondo indisse un Sinodo per il 24 Gennaio a Worms, dove il Papa tra insulti e accuse fu dichiarato deposto per aver abusato del suo potere e per aver turbato la pace. Il Prete romano, incaricato da Enrico IV, di recapitare e leggere al Papa la lettera con cui gli comunicava la sua deposizione, mentre nel Concilio romano del 14 Febbraio 1076 leggeva queste parole

 

"Tu hai attaccato me benché io sia, malgrado la mia indegnità, nel numero di coloro che sono stati unti per la regalità e benché secondo le tradizioni dei santi padri io debba essere giudicato da Dio solo e non possa essere deposto per alcun crimine a meno che, Dio non veglia, non abbia errato nella fede.. Io Enrico, Re per grazia di Dio, e tutti i Vescovi riunititi, ti ordiniamo di scendere dal trono e sii maledetto per tutti i secoli..."

 

fu salvato dal linciaggio proprio da Gregorio VII.

 

Gregorio VII per risposta nello stesso Concilio lanciò la scomunica contro Enrico IV con queste parole:

 

"Proibisco al Re Enrico, che per un orgoglio insensato si é levato contro la Chiesa, di governare il Regno di Germania e d'Italia: prosciolgo tutti i cristiani dal giuramento che hanno contratto verso di lui; faccio divieto a chiunque di riconoscerlo come Re.".

 

Era allora una cosa inaudita: un Imperatore aveva deposto qualche Papa ma un Papa non aveva mai deposto un Imperatore. Attorno al Re scomunicato cominciava a farsi il vuoto. Un’assemhlea di Signori e di Vescovi in Germania si riunì a Treviri nell’Ottobre 1076: riconobbe che il Papa aveva ragione, dette a Enrico IV un anno per sottomettersi dopo il quale gli avrebbebbero dato un successore, e invitava il Papa a una Assemblea risolutiva ad Augusta per l'anno seguente.

 

In questo tempo Gregorio VII incoraggiò una Crociata per aiutare Alfonso VI di Castiglia che stava lottando contro i Mori in Spagna.

 

Enrico IV con la moglie Berta di Savoia si affrettò ad incontrarsi col Papa: il 25 Gennaio 1077 lo trovò nel Castello della Contessa Matilde di Canossa sull’Appennino Emiliano dove era in sosta durante il viaggio per recarsi all’Assemblea in Germania dove era stato invitato. Enrico IV dovette attendere tre giorni tra la seconda e la terza cerchia delle mura prima di essere ricevuto da Gregorio VII per assolto dalla scomunica.

Nonostante l’assoluzione, alcuni Feudatari Tedeschi nella riunione del 13 Marzo 1077 a Forcheim alla presenza dei Legati papali, non lo riconobbero come Re e lo sostituirono con suo cognato Rodolfo di Reinfelden, Duca di Svevia e di Borgogna, che incoronarono a Magonza. Scoppiò una guerra civile furibonda durante la quale Enrico IV ritenne Gregorio VII alleato dei suoi nemici e prese posizione di nuovo contro di lui. Nel Marzo 1080 il Papa lo scominicò di nuovo; Enrico IV a sua volta riunì un Concilio di una trentina di Vescovi a Bressanone nel quale fece dichiarare Gregorio VII deposto ed eleggere Papa l’Arcivecovo di Ravenna Ghiberto col nome di Clemente III.

 

Nella successiva battaglia di Hohermoelsen Rodolfo vinceva Enrico IV ma rimase ucciso ed Enrico IV prese la via dell' Italia, ne cinse la corona a Pavia, poi col suo Papa Clemente III marciò su Roma.

Gregorio VII invocò l'aiuto di Roberto il Guiscardo che impegnato contro i Bizantini non poté subito accorrere. Enrico IV entrò in Roma e dopo avere occupato S. Pietro e il Laterano si fece incoronare Imperatore il 31 Marzo 1084 da Clemente III, mentre Gregorio VII s'era rinchiuso in Castel S.Angelo. Viene riferito un particolare comico:Gregorio VII rifiutando di lasciare la fortezza propose a Enrico IV di incoronarlo calando la corona con una corda!

Finalmente dietro le pressanti richieste di aiuto del Papa Roberto il Guiscardo arrivò col suo esercito composto di Normanni e Sareceni: Errico IV sloggiò da Roma lasciando alle truppe noruanne e saracene a continuare il sacco di Roma iniziato da quelle tedesche. Il Popolo Romano insorse ma la rivolta fu soffocata nel sangue: migliaia di persone furono massacrate e molte donne della Nobilta con i bambini furono deportate per essere vendute come schiave. Gregorio VII inorridito pregò il Guiscardo di portarlo con sé a Salerno, dove morì il 25 Maggio 1085 pronunciando le celebri parole

 

"Ho amato la giustizia e ho odiato l 'iniquità, per questo muoio in esilìo"

 

e a Salerno fu sepolto nella Chiesa di S. Matteo.

 

Prima di morire Gregorio VII aveva indicato ai Cardinali chi potevano eleggere per suo successore: si rivolsero al cinquantenne Desiderio Abbate di Montecassino, ma ci volle un anno per persuaderlo ad accettare, poiché c'era ancora Clemente III sostenuto dal partito imperiale, e anche i seguaci di Gregorio VII erano titubanti. Finalmente venne proclamato e consacrato Papa il 24 Maggio 1086 in S.Pietro col nome di Vittore III, ma subito se andò da Roma, e per mare se ne tornò a Montecassino dove rimase circa un anno. Tornò a Roma accompagnato dalle armi normanne di Ruggero Duca delle Puglie, e pose per breve tempo la residenza nell’Isola Tiberina, scortato dalle milizie della Contessa Matilde di Toscana. Poicbé Clemente III signoreggiava la città scortato dalle truppe imperiali, se ne andò di nuovo da Roma a Benevento, dove era nato da un ramo secondario dei Duchi della città:vi celebrò nell'Agosto 1087 un Sinodo per scomunicare di nuovo Clemente III e i suoi sostenitori, poi molto ammalato se ne tornò a Montecassino, dove morì il 16 ottobre 1087

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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