CAPITOLO V

IL FIDEISMO MAOMETTANO

RIPRENDE LA LOTTA BIBLICA ARMATA

CONTRO IDOLATRI E MISCREDENTI

 

 

1-Maometto nuovo Messia

 

 

Ma il tripudio fu di breve durata perché già i "Cavalieri di Allah" avevano intrapreso un'altra "Guerra Santa" provenienti dell'Arabia col grido "Allah è Allah e Maometto è il suo Profeta".

Questo nuovo Messia, era nato a La Mecca nel 571 in una decaduta famiglia del potente clan dei Karaichiti detentori dei traffici carovanieri incentrati nei pellegrinaggi di tutta l'Arabia verso un santuario cittadino denominato Kaaba, dalla sua forma di cubo, che si riteneva costruito da Abramo per venerare una pietra nera portata dal cielo da un Angelo ( e che noi facilmente possiamo pensare fosse un meteorite).Nato orfano di padre, a sei anni lo divenne anche della madre e fu poi allevato da un nonno e da uno zio, dai quali fu condotto come camelliere in Palestina e in Siria.Più grande, diventò conduttore delle mandrie e delle carovane di Khandigia, una ricca sua parente, la quale, a quarant'anni rimasta vedova, lo sposò a 29 anni avendolo trovato di grande bravura e onestà: ne ebbe tre figli morti in tenera età e quattro figlie, tra cui Fatima.

 

Nelle sue continue peregrinazioni era venuto a conoscenza dello stato di frantumazione dei vari gruppi religiosi, tra cui gli Ebrei e i Cristiani, gli uni contro gli altri, pur rifacendosi tutte al primo Messaggero di Dio, Abramo. S'impossessò di lui un' inquietudine religiosa di natura mistica e nel 610 a quarant'anni cominciò ad avere visioni e voci: la testa gli diveniva così pesante che si nascondeva gli occhi e la faccia con un velo. Questo stato di eccitazione mistica si concluse con l 'apparizione dell'Arcangelo Gabriele che gli comunicava che Dio lo aveva scelto come suo Messaggero per ricondurre l'umanità alla fedeltà al Dio di Abramo unico Dio (Allah) e alla sottomissione (muslim=mussulmano) alla sua volontà, facendo penitenza perché la fine dei tempi era vicina.

 

ll suo messaggio era da lui considerato la continuazione di quanto già contenuto nelle Sacre Scritture ebraiche e cristiane. A questa sua missione credettero Khandigia, lo zio Alì e gli anici Abù-Bekr, Omar e Otman e anche gli umili strati della società. Ma gli fu fatta una dura lotta da tutti coloro le cui attività prosperavano sull'impostazione religiosa corrente fino a farlo fuggire dalla Mecca a Medina il 24 Settembre 622. Questa fuga, detta "Egira", è il punto di partenza dell'era mussulmana.

 

A Medina Maometto precisò meglio il suo messaggio rompendo con le vecchie tradizioni tribali e soprattutto differenziandosi dalle tradizioni ebraica e cristiana che accusava di non saper leggere le Sacre Scritture anzi di averle alterate e tradite mentre lui era il loro perfezionatore e l'ultimo esecutore. Inoltre organizzò la città in un vero Stato da cui partì la sua attività di diffusione con una forza militare che chiamò "via di Allah" (Gihad) promettendo

 

"gli ombrosi giardini del paradiso, l'acqua viva di una sorgente fresca e la compagnia delle Urì figlie del cielo".

 

La lotta militare secondo Maometto doveva essere usata più contro la resistenza dei "miscredenti" che per imporre la fede islamica, ma poi fu usata come mezzo di conquista. Come prima tappa dell'impresa militare fu la Mecca che conquistò dopo una lunga lotta fatta di vittorie e di sconfitte finché ottenne l'adesione dell’Aristocrazia della città quando capì che Mametto intendeva mantenerla come centro religioso con i soliti pellegrinaggi potenziando le possibilità degli affari. L’impresa si compì nel 630 quando Maometto, mantenendo Medina sempre come centro del nuovo Stato, riuniva quasi tutta l'Arabia e proclamava la Mecca "Città Santa", centro a cui compiere l’annuale pellegrinaggio e rivolgersi nella preghiera quotidiana (non più verso Gerusalemme), sostituendo il sabato ebraico e la domenica cristiana col venerdì come giorno comunitario del servizio divino.

 

Maometto non ha lasciato nulla di scritto ma la sua predicazione fu prima stampata nella memoria dei suoi discepoli, poi scritta in pezzi di cuoio, cortecce di palma, pietre lisce. Il primo Califfo Abù-Bacr incaricò Zaid Ibn Ha, già segretario di Mametto, di raccogliere su pergamena quanto poté rintracciarsi dei suoi discorsi e delle sue sentenze: l’opera, che contiene 116 sure o capitoli, fu finita nel 650 e fu chiamata Corano perché come "Parola di Dio" veniva fatta oggetto di "recitazione declamata" nelle assemblee mussulmane.

 

2-Le regioni cistiane d’Africa e d’Asia si convertono all’Islam

 

 

Dopo la morte di Maometto avvenuta l’8 Giugno 632, i suoi discepoli Abù-Bakr e Omar, chiamati Califfi (capi dei credenti), ripresero nel 634 la "Guerra Santa" con i loro "Cavalieri di Allab" e con rapidità sorprendente travolsero le truppe di Eraclio e dei successori di Corsoe II: dal 633 al 643 conquistano contemporaneamente le regioni asiatiche dell'Impero Persiano fino a Ctesifonte e dell'Impero Bizantino: nel 635 Gaza e Damasco; nel 637 Ctesifonte; nel 638 Gerusalemme, difesa sotto il comando dello stesso Patriarca Sofronio che riuscì a salvare la Santa Croce mandandola a Costantinopoli; nel 640 Alessandria con l’Egitto. Omar sulla spianata del Tempio di Gerusalemme fece costruire la grande Moschea (luogo di prostrazione) che tuttora si ammira.Tutta questa rapida espansione, che arrivò in poco tempo fino al Caucaso, al Mar Caspio e al bacino dell'Indo, avvenne oltre che per la passione rivoluzionaria che ispirava la fede islamica, anche per la connivenza e addirittura per i tradimenti delle popolazioni ostili agli Imperi Bizantino e Persiano, per le loro vessazioni: in particolare, per le zone bizantine avevano favorito la conquista i rancori delle varie fazioni cristiane che si identificavano quasi con le grandi province della Chiesa che erano i cinque Patriarcati fissati nel Concilio di Calcedonia e riconosciuti nella legislazione di Giustiniano. In tale ripartizione si alimentavano le tendenze divergenti delle varie parti dell' Impero . Scrive Daniel Rops:

 

"In Egitto il Patriarca , da molto tempo cbiamato Papa, era capo di dieci metropoli e di centouno vescovadi, proprietario di innumerevoli beni, armatore navale, e controllava tutto il commercio del paese, donatore fastoso delle cui elargizioni vivevano migliaia di poveri, aveva letteralmente preso il posto del Grande Sacerdote di Ammon Ra come guida della nazione e aveva come titoli ufficiali 'divino signore, tredicesimo apostolo, giudice del mondo, vero Faraone sacerdotale".

 

Questo Patriarca monofisita, nemico di Eraclio, negoziò con gli Arabi l'appoggio dei suoi fedeli in cambio dei beni della Chiesa monofisita confiscati dai Bizantini.

 

Per questa situazione anche in Siria si diceva:

 

"E' il Dio delle vendette che ci manda l'Arabo per liberarci dal Romano"

 

Nel 643, nove anni dopo l'inizio della Guerra Santa, dalle rive dell'Indo e dal Caucaso ai confini sudanesi, una regione grande quanto mezza Europa, era sotto il dominio mussulmano, senza eccessive violenze e distruzioni. Nel 673 cominciò un assalto in grande stile che durò cinque anni anche a Costantinopoli, ma le mura della città e soprattutto il fuoco greco lo fermarono.

 

L'Imperatore bizantino Eraclio aveva capito che i contrasti teologici sulla personalità di Gesù avevano indebolito l'Impero e mentre i Califfi mussulmani occupavano la Palestina e la Siria, escogitò col Patriarca Sergio una formula per mettere tutti d'accordo addolcendo i termini con cui si esprimevano le varie opinioni. Il Patriarca Sergio interpellò il Papa Onorio I (621-638) il quale rispose con due lettere nel 633 approvandola e perciò Eraclio nel 638, nello stesso anno in cui veniva conquistata Gerusalemme, emise il decreto detto Ectesi (esposizione) col quale si proponeva la dottrina che in Gesù ci fosse un' unica volontà (Monotelismo) pensando di eliminare ogni questione. I Monofisiti d'Egitto e d’Armenia accettarono la formula ma i Concili africani la condannarono e mentre i Mussulmani avanzavano su tutti fronti, la Cristianità, onostante fosse atterrita per i fatti di Gerusalemme, continuava a discutere su futilità che la frazionavano sempre più. Eraclio moriva nel 641 e il suo successore, Costantino III, e poi suo figlio Costante II, continuarono l'opera di pacificazione: Costantino III emise un nuovo documento Il Tipo di fede proibendo ogni discussione sulla volontà di Gesù ma le sue espressioni fecero intervenire Papa Martino I (649-653) condannando sia l’Ectesi che il Tipo di fede. Costante II infuriato dette ordine all' Esarca di Ravenna di rapirlo e di condurlo a Costantinopoli, dove dopo tre mesi, lo sottopose a processo, lo degradò e lo confinò in Crimea dove morì. La questione fu composta solo nel terzo Concilio Ecumenico di Costantinopoli nel 681 col Papa Agatone (678-681) quando tutti accettarono che Gesù aveva due nature, ritenendo responsabili dell'errore il Patriarca Sergio e il Papa Onorio.

 

Ma le discordie non erano finite. Nel 691 l'Imperatore Giustiniano II (685-711), che stava lottando contro i Bulgari e i Mussulmani, riunì a Costantinopoli nella sala del Palazzo fatta a trullo o cupola il concilio trullano o Quinisesto chiamato così perche' doveva completare quanto era stato stabilito nel V Concilio Ecumenico di Calcedonia del 551 e nel’VI Concilio Ecumenico di Costantinopoli del 553: venne rinnovato il Canone 28 che faceva la Sede di Costantinopoli uguale nei diritti a quella di Roma; si permise di restare sposati a coloro che si facevano preti e si abolì il digiuno del sabato. Il Papa Sergio I (687-701) protestò e non approvò tali decisioni: ne nacque una nuova scissione.

 

Proprio allora un aumento delle imposte suscitò nel 695 una rivoluzione in cui vennero uccisi i collaboratori di Giustiniano II, l’Imperatore ebbe tagliato il naso (perciò fu denominato rinotmeto o naso mozzo), fu deposto e mandato in esilio nel Chersoneso. Fu sostituito da uno dei capi della rivolta, il Patrizio Leonzio. Ma avendo Leonzio subite gravi sconfitte dai Mussulmanii, nel 696 fu detronizzato da un altro Ufficiale, Tiberio III, che lo rinchiuse in convento e continuò la lotta contro i Mussulmani con poca fortuna perché questi con la conquista di Cartagine si impadronirono di tutta l'Africa cristiana nel 704. Per questo ci fu una nuova insurrezione della marina e dell’esercito durante la quale Giustiniano II fuggi dal Chersoneso e sul Mar Nero si alleò col Khan dei Bulgari Terbel col cui aiuto nel 705 riuscì a rientrare a Costantinopoli dove instaurò il terrore e fece decapitare Leonzio e Tiberio III. Poi instaurò un periodo di distensione per porre fine al dissidio causato dal Concilio Quinisesto.D’accordo col Patriarca Ciro, nel 710 chiamò a Nicocedia Papa Costantino I (706-715) che ricevette con grandi onori e nel 711 a Bisanzio si compose il dissidio ma proprio allora scoppiò un'altra rivolta promossa dall'Ufficiale armeno Filippico Bardane e Giustiniano II fu ucciso dai suoi stessi Ufficiali.

 

Filippico era ardente monotelita e diventato Imperatore annullò gli accordi fatti con Papa Costantino I e Pietro suo inviato fu respinto dai Romani fedeli al Duca Cristoforo nominato da Gìustiniano II; divampò una guerra civile composta con fatica dal Papa. Giustiniano II fu vendicato dal suo amico il Khan dei Bulgari Terbel che strinse d'assedio nel 712 Bisanzio e contemporaneamente anche i Musulmani invasero l'Asia Minore:ne nacque un’altra rivolta in cui nel 713 perì Filippico e ne prese il posto Anastasio I, che a sua volta nel 716 fu sbalzato dall'esercito per porvi Teodosio III: tutt'e due questi Imperatori finirono in convento perché i soldati dell'Asia Minore sotto la pressione degli Arabi marciarono su Costantinopoli nel marzo del 717 e sostituirono Anastasio I col loro comandante che si chiamò Leone III Isaurico: finalmente un vero Imperatore!

 

3-Le condizioni della "città di Dio" all’inizio dell’VIII secolo

 

 

All’inizio del secolo VIII il Cristianesimo sia in Occidente che in Oriente era estenuato a causa dei dissidi teologici e dell’impostazione teocratica della Città di Dio nella quale il ruolo direttivo era costituito dall’unità dell’Imperatore o dei Re con i Vescovi, che con i loro Concili ruotavano attorno a loro, e tutti si ritenevano e governavano come rappresentanti di Dio. Mentre al Nord d'Europa per lo slancio mistico era penetrato e stava ancora penetrando nelle Isole Britanniche e in Germania, al Sud per un altro slancio mistico, quello islamico, era scomparso in Palestina e in Egitto e stava scomparendo dalla Siria, dall'Asia Minore, dall'Africa Romana e dalla Spagna. In Africa, dopo la conquista mussulmana di Cartagine del 698, i Cristiani Berberi abbracciarono subito la fede dei vincitori; i Cristiani "Romani" invece prima furono autorizzati a conservare la propria religione pagando un quinto dei propri beni poi non ebbero altra scelta che l'abiura o l'esilio.

 

Nel 698 l’Esarca bizantino, Conte Giuliano, restava ancora col suo esercito a presidiare soltanto l'estrema punta di Ceuta, una delle due mitiche colonne d'Ercole, e poche montagne vicine: da qui sapprestava a scendere per combattere i Re cristiani visigoti di Spagna, essendosi rifugiato da lui il Vescovo Oppas di Siviglia con suo fratello Utza re di Toledo, detronizzato da Rodrigo (Roderico), con molti altri perseguitati tra cui molti Ebrei. Nei Regni Visigoti, con l'approvazione del Concilio di Toledo del 698, si era instaurata una vera persecuzione contro gli Ebrei giungendo fino al battesimo forzato, al ratto dei bambini ebrei e alla separazione obbligatoria degli sposi se uno era ebreo. Anche in questa storia sembra ci sia di mezzo una donna, Florinda, figlia dello stesso Conte Giuliano, detta "cavalla pazza", la quale si sarebbe fatta rapire da Rodrigo: ne sarebbe nata una guerra come quella di Troia. Invece è una delle ricorrenti lotte intestine dei Regni Visigoto, Franco e Bizantino, dove la persecuzione religiosa era un dovere di fede.

Il Conte Giuliano non avendo forze sufficienti per far fronte al Re Rodrigo cercò l'aiuto al suo amico Tarik capo islamizzato dei Berberi, al quale dette pieni poteri sulla sua fortezza di Ceuta. Tarik, avuto il consenso da Mauga delegato del Califfo di Damasco, nel luglio 711 con dodicimila uomini, di cui settemila Burberi, fece un balzo all’altra colonna d’Ercole, dove costruì una fortezza che perciò cominciò a chiamarsi Gebel(monte)Tarik cioè Gibilterra, e dette inizio alla conquista della Spagna. Il 19 Luglio 711 Tarik scontrò 1 'esercito visigoto guidato dallo stesso Re Rodrigo, in piedi sul suo carro dalle placche d'avorio, coronato d'oro, coperto del mantello di porpora e con i borzacchini d'argento, sulle rive del fiume Guadalete presso A1gesiras: a sera, alla fine della battaglia, dell’esercito visigoto non restava che qualche banda di fuggiaschi, e di Rodrigo si trovò solo il cavallo bianco in un pantano. Dopo questo scontro la Spagna visigota crollò come un castello di carta: l’andata da Siviglia a Toledo con la scorta del Conte Giuliano, del Vescovo Oppas e del Re Vitza, che facevano le loro vendette, per i Mussulmani fu come una passeggiata. Qui Mauga, nonostante le proteste di Giuliano e di Oppas che avevano inteso solo di avere un aiuto per rivendicare i diritti di Vitza, prese possesso a nome del Califfo dei nove decimi della Spagna consegnatagli dai Cristiani e dagli Ebrei. Restava libera solo la fascia Nord Ovest, dove nelle Asturie, in Galizia, in Navarra e in Aragona si cominciò a organizzare la resistenza all’invasore. In Galizia il patrizio Pelagio si proclamò Re dei Visigoti e, utilizzando tutti i profughi a cui aveva dato asilo, nel 718 ebbe una vittoria sui Mussulmani a Covadonga; in Aragona Jimenez fondò il piccolo principato di Sobrache, culla del futuro regno di Aragona; Alfonso I "il Cattolico", genero di Pelagio, faceva di Oviedo la capitale delle Asturie. Ma ci vorranno sette secoli per rifare la Reconquista.

 

4-Gregorio II affida al monaco Bonifacio la ripresa della missione cristiana tra i Germani

 

 

Sulla scia di Gregorio Magno in Occidente i Papi diventano il centro propulsore della diffusione del Cristianesirno e anche la sua centrale direttiva, mentre in Oriente il centro diffusore era Bisanzio. I monaci, prima prendevano iniziative autonome specialmente quelli egiziani, bizantini, siri e irlandesi e ultimamente i benedettini italiani; ora cominciano a essere inviati direttamente dal Papa, come già aveva fatto Papa Celestino I nel 430 per l'Irlanda. Avendo le prime ondate migratorie dato vita a regni stabili, si è capito che la conversione delle popolazioni fosse facilitata dalla conversione dei loro Re per mezzo di inviati di un personaggio tanto noto e importante come era ormai diventato il Papa di Roma. Questo metodo introdotto da Gregorio Magno però fu ripreso solo dopo un secolo da un Papa che lo aveva capito e apprezzato e perciò volle chiamarsi Gregorio II (715-732) e per niziativa di un altro grande personaggio che l'aveva capito dopo la sua sterile esperienza in Frisonia (parte dell'attuale Olanda):il monaco anglo Wifrido. Wifrido dalla Frisonia, dopo l’insuccesso, partì per Roma per ottenere dal Papa l'investitura per la sua attività missionaria tra i Germani. Gregorio II comprese la qualità di chi gli stava davanti e gli dette tutta la sua fiducia dicendogli:

 

"Non ti chiamerai più Wifrido ma Bonifacio, colui che fa del bene".

 

Wifrido aveva trant'anni e dall'età di sette anni era vissuto nell'Abbazia benedettina di Exeter nell'Essex dove da alunno era diventato Professore e poi Rettore, e nel 718 era partito per portare la sua fede nella terra da dove era venuta la sua gente e viste le difficoltà della situazione, continua il viaggio per Roma. Nel 719 riparte da Roma con un nuovo nome e come rappresentante del Papa, va a presentarsi a Carlo Martello Re dei Franchi e col suo appoggio riesce a introdurre il Cristianesimo dove prima non era riuscito, come scrive al suo amico il Vescovo Daniele di Westminster:

 

"Senza il patrocinio del Principe dei Franchi io non posso né governare i fedeli della Chiesa né difendere i sacerdoti; senza l'ordine che egli mantiene e il timore che ispira non posso impedire le pratiche pagane e l'idolatria germanica".

 

Anche i giovani Pipino e Carlo lo aiutarono a estendere la sua attività, a costruire grandi monasteri, tra cui il più celebre quella di Fulda (equivalente in Germania a quello di Montecassino in Italia) per il quale ottenne dal Papa la dipendenza diretta dalla S. Sede. Fu lui il primo a chiamare delle monache a collaborare all'opera missionaria: naturalmente le fece venire dalla sua Inghilterra. La sua attività fu sostenuta da quattro Papi. Nel 753 fissa la sua residenza a Magomza e al nuovo Papa Stefano Il scrive:

 

"Io sono discepolo della Chiesa Romana; ho passata tutta la mia vita al sevizio della Sede Apostolica".

 

Aveva ottant’anni: intraprende un'altro viaggio con cinquanta monaci discendendo il Reno e nello Zuyrzee il 5 Giugno 754 mentre amministra il battesimo ad alcuni neofiti viene massacrato da una masnada: a Fulda si conserva il libro con cui si era riparata la testa e su cui sono i segni della spada che si abbatté sul suo capo.

 

5-Leone III Isaurico scatena la guerra delle immagini

 

 

In Oriente la forte personalità permise a Leone III Isaurico (717-741) un Impero duraturo e costruttivo:la sua prima preoccupazione fu di arginare l'aggressività degli Arabi che durante la precedente anarchia bizantina erano giunti a porre l’assedio alla stessa Costantinopoli dall’Agosto 717 all’Agosto 719. Dopo aver liberato Costantinopoli condusse una lunga offensiva in Anatolia conclusasi nel 740 con la vittoria di Afyonkarahisar che fu una svolta decisiva per le posizioni tra Cristianesimo e Islamismo. Il suo lungo contatto con i Mussulmani, che offendevano i Cristiani chiamandoli "idolatri" per la mania mistica introdotta dai Monaci di venerare e moltiplicare le immagini (iconi), e anche per la sua provenienza dalla Siria dove il Monofisismo per reazione al Nestorianesimo era ostile all'insistenza sulla natura umana di Gesù, gli fecero capire la necessità di estirpare il culto delle immagini o "idoli" per il quale gli antichi Ebrei venivano castigati da Dio e per evitare il quale i Cristiani nei primi secoli si fecero martirizzare.

 

Difatti da qualche secolo oltre le reliquie anche le immagini, vietate dalla Bibbia dell’Antico Testamento, venivano fatte dal Cristianesimo oggetto di grande culto e messe dappertutto, non solo nelle chiese e nei conventi ma anche nelle case private, sugli oggetti più diversi, sui cofani, sui mobili, negli abiti, negli anelli e negli orecchini. Di alcune di esse si raccontava che non erano fatte da mano umana ma erano opera miracolosa di Dio, come il velo della Veronica dove sarebbe rimasta impressa la fisionomia di Gesù. Il giuramento si faceva sopra un’immagine, il battesimo di un bambino si faceva in presenza di una icona sontuosamente vestita e ornata di gioielli e spesso un’immagine faceva le veci del padrino, la comunione si faceva toccando il pane a una icona, i malati si curavano con la raschiatura di una icona, si credeva che bastasse dare una quantità di baci alla croce o a un'altra icona per ritenersi fedeli alle promesse del Battesimo. I Monaci e il Clero incoraggiavano questa "iconolatria" per gli aspetti mercantili.

 

Perciò l’Imperatore Leone III nel 726, senza emettere un editto particolare, cominciò a far togliere nel Palazzo le immagini fatte oggetto di eccessiva devozione, ma quando i valletti staccarono il grande crocifisso posto sopra la porta d’ingresso, subito furono attaccati da una folla inferocita e il sangue cominciò a scorrere. Poi la flotta di Grecia e delle Isole si ammutinò e si diresse verso Bisanzio dove fu fermata a mala pena col "fuoco greco". La rivolta violenta si propagò a Venezia, a Ravenna, a Roma e nelle Marche. Papa Gregorio II deplorò quanto succedeva e fece sapere:

 

"Non bisogna né adorare le immagini né spezzarle".

 

Il novantenne S.Germano, Patriarca di Costantinopoli, resisteva così vigorosamente che l'Imperatore lo depose e nel 730 lo sostituì col Patriarca Anastasio favorevole alla sua riforma. Leone III era un uomo di buon senso e si moderò di fronte a tale attaccamento accanito e si dedicò a riforme più fruttuose, cioè alla riorganizzazione politica e civile dell' Impero aggiornando il Codice Giuistinianeo e facendone un riassunto con la Ecloga che divenne la base dell'amministrazione dell'Impero.

Morto lui, il Generale Artavasde suo genero, appoggiato anche dal Patriarca Anastasio che si era pentito di avere favorito la riforma, con l'aiuto di parte dell’esercito insorse contro Costantino figlio ed erede di Leone III e fu proclamato Imperatore, ma gli andò male perché Costantino l'anno successivo 742 con l'aiuto della parte fedele dell'esercito rientrò a Costantinopoli, accecò Artavasde e i figli e li mandò a morire in esilio, poi sottopose il Patriarca Anastasio a cavalcare un asino col viso rivolto alla coda per le vie della città. Inferocito riprese la riforma iniziata dal padre, chiamata ormai Iconoclastia o iconoclasmo, fino alla persecuzione dei dissenzienti, che lo insultarono chiamandolo Costantino "copronimo" (in greco 'copros'=sterco) .

 

Questa situazione fu l'occasione che decise il Papa di Roma a rompere il capestro che lo legava a Costantinonoli. Difatti da quando Giustiniano aveva imposto con la Prammatica Sanzione del 555 la sua approvazione all'elezione del Papa, delegata poi all'Esarca di Ravenna con il relativo tributo senza il quale non era effettiva, i Papi dovevano andare a Bisanzio a rendere omaggio all' Imperatore e avevano subiti oltraggi e impedimenti nell’esercizio della loro funzione:

Papa Silverio nel 537 fu cacciato via da Belisario;

Papa Vigilio fu deportato a Costantonopoli nel 547 per la questione dei Tre Capitoli;

Papa Severino eletto nel 638 fu effettivo solo nel 640;

Papa Martino I nel 654 fu deportato a Bisanzio ed esiliato in Crimea dove morì;

Papa Costantino nel 711 fu giocato dall'Imperatore Filippico quando si recò a Costantinopoli per comporre la questione monotelita.

Si capisce quindi che i Papi andassero cercando l'occasione per rendersi autonomi dalla tutela bizantina e l’occasione l’ebbero dalle vicende del Regno Longobardo e del Regno Franco.

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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