UNA GIUSTA EPISTEMOLOGIA

PER UNA GIUSTA FEDE, UNA GIUSTA ETICA,

UN GIUSTO DIRITTO E UNA GIUSTA RELIGIONE

 

 

relazione al convegno di Campobasso 26 - 28/10/1995

del Centro della Filosofia italiana

 

 

SITUAZIONE ATTUALE

 

Il Prof. Francesco Barone [membro dei Lincei] che ha premesso al mio libro, La fine del mondo?La voce dell'Intelligenza, che ho avuto il piacere di dare in dono ai Partecipanti del convegno dello scorso anno, pur approvando l'abolizione della "dicotomia"tra cultura filosofica e cultura scientifica, auspica tuttavia che resti la separazione tra scienza e filosofia. Tengo a precisare che non sono tra coloro che vogliono la "morte della Filosofia" anzi io tendo a restituire alla filosofia tutto lo scibile da fondarsi però su una scienza preliminare, l'epistemologia. Mio unico intento è quello di ricercare i mezzi per acquisire un nucleo culturale per eliminare la babele non solo dei giochi linguistici ma anche, entro certi limiti, la babele dell'Etica e del Diritto. Questo si può fare solo fondando l'epistemologia come scienza, in altre parole come scienza di mezzi conoscitivi validi per tutti.

 

Da Pitagora a Galileo e a Newton per Filosofia si è sempre inteso l'amore e la ricerca della Sapienza, cioè di una conoscenza del mondo, chiamato anche natura o realtà, in cui l'uomo possa vivere felicemente. In sostanza la Filosofia consisteva nella ricerca della scienza e della saggezza. Scienza, Etica e Diritto, tutto apparteneva alla Filosofia. E' dopo Galileo che si verifica la "dicotomia" di cui parla il Prof. Barone. Prima di Galileo la diversità del risultato della ricerca veniva attribuita o a errore logico, specialmente dopo Aristotele, o a qualche deviazione di natura etica o morale, secondo il capo primo ai Romani di S. Paolo e il capo quarto del Vangelo di S. Giovanni. Sicché dal secolo XVII sono presenti nella cultura tre settori distinti che pretendono di essere autonomi perché ritengono di avere un proprio criterio di legittimazione per il proprio sapere: la "cultura teologica", che ripone la propria validità nel canale della "Parola di Dio" trasmessa o attraverso i suoi incaricati o attraverso una "illuminazione divina" personale; la "cultura filosofica", che la ripone nei "lumi della Ragione"; la "cultura scientifica", che la ripone nel "controllo della sperimentazione". La differenza dei criteri epistemologici produce la "dicotomia' tra "cultura religiosa" e "cultura laica" con l'increscioso antagonismo tra credenti e miscredenti e la dicotomia tra "cultura filosofica"e "cultura scientifica '' con la diatriba tra filosofi e scienziati.

 

Qualcuno addossa la "colpa" dí tale situazione ai teologi, perché aggiogando la filosofia come serva alla teologia, hanno preteso di dettare legge ai - filosofi; Nietsche dà la colpa anche ai filosofi, quando nell'Anticristo li chiama "prodigiosi animali" che pretendono di ricavare dai "buoni sentimenti" o "dalle ragioni del cuore" le prove argomentative, alludendo al Romanticismo di Pascal e alla Critica della Ragione Pratica di Kant. A me sembra che la colpa non sia di nessuno e sono d'accordo con Cartesio quando indica la causa nella difficoltà della nostra mente di stabilire un giusto rapporto con la realtà: questa difficoltà è nata insieme alla cultura umana ed è il vero "peccato originale", che perciò non è una "colpa" ma un errore.

 

Tale difficoltà sta alla radice dei diversi approdi dei vari filosofi ed ha causato all'umanità immani tragedie. Gli antichi dicevano "operari sequitur esse"; noi oggi dobbiamo dire piuttosto "operari sequitur nosse". Se la storia umana appare un'immane tragedia e la storia della Filosofia appare "un grosso scandalo" come ha detto Whitehaed, dipende proprio da questo fallimento. Il XX secolo è un esempio macroscopico dell'influenza nefasta delle ideologie prodotte dai fìlosofi. Anche le Conferenze Mondiali dell'ONU su argomenti fondamentali di Etica e di Diritto mostrano di andare alla deriva. Si continua a etichettare di follia criminale personalità come Hitler, Stalin, Mussolini, Komeini, Saddam, Karadzik e, più in lontananza, i Papi dell'Inquisizione e delle Crociate, Diocleziano, Decio, Domiziano, Nerone. Ma si sbaglia bersaglio: non erano folli i personaggi ma le ideologie che li ispiravano. E' noto, che Alessandro Magno, modello di Giulio Cesare, concepì sotto l'influenza de1 suo maestro Aristotele l'impresa di riunire il "mondo barbaro"con la cultura greca, e che il Cristianesimo e l'Islamismo da qualche millennio sono protesi a conquistare il mondo sotto l'ispirazione della "Parola di Dio". Genocidi incalcolabili.

 

Per porre rimedio a tale tragica situazione occorre fare chiarezza nelle premesse dell'attività filosofica. Finché _non si decifreranno strumenti univoci che ci permettano una stessa valutazione sui prodotti della cultura e finché resterà la lottizzazione nella cultura secondo le suddette aree, staremo sempre a discutere sull'ipoteticità della Scienza, dell'Etica e del Diritto. Siate indulgenti pertanto con la mia presunzione di presentarvi in estrema sintesi il risultato della mia ricerca. Io penso che si deve pervenire a un "Contratto Sociale" non fondato su valutazioni etiche o pragmatiche come hanno suggerito Hobbes e Rousseau ma su valutazioni conoscitive, perché la nostra mente resta incatenata o convinta da un certo tipo di conoscenza che chiamiamo scienza, che non é altro che la rappresentazione mentale che corrisponde alla realtà. Tale tipo di conoscenza non proviene né dall’ "illuminazione divina" né dal "consenso degli specialisti" ma solo dalle "prove controllabili" cioè che possono essere controllate da chiunque si mette in grado di rifare lo stesso procedimento. Questa è l'unica conoscenza che possiamo chiamare scienza. Circolano invece alterate concezioni della scienza come "la comunità scientifica ", ovvero la generica "attività di ricerca scientifica" nella quale ripone tanta fiducia lo scientismo e su cui appunta gli strali l'antiscientismo, oppure una generica "conoscenza razionale o logica"conseguita col vecchio metodo "induttivo - deduttivo" padre del Razionalismo e dell'Idealismo, di cui è impastata tutta la cultura, oppure la "conoscenza delle cose attraverso le loro cause" secondo l'Aristotelismo, oppure la "ricerca delle leggi della natura attraverso teorie generali che diano spiegazione di un gran numero di fenomeni" secondo i fisici odierni. Sono d'accordo che queste concezIoni della scienza sono davvero "ipotetiche". Occorrerebbe che qualcuno facesse un inventario con la distinzione delle "verità scientifiche controllate" e le "teorie scientifiche da controllare" e perciò ipotetiche.

 

 

PROPOSTA DI AGGIUSTAMENTO

 

Per dare un giusto profilo e un minimo di unità alla cultura occorre fondare come scienza l’epistemologia, intesa come scienza dei mezzi con cui la nostra mente può pervenire a una conoscenza corrispondente alla realtà. Sottopongo pertanto alla vostra attenzione i seguenti dieci punti che chiamo "Decalogo Epistemologico".

 

1 - Nella cultura l'unica distinzione importante che possiamo fare è quella di "cultura vera" o "cultura illusoria", "cultura buona" o "cultura cattiva. Tali distinzioni possono essere fatte solo in base a due criteri universali, uno conoscitivo e uno etico, che consentano una valutazione univoca nei due campi della Filosofia che sono la valutazione della conoscenza come corrispondenza alla realtà, cioè la scienza, e la valutazione del rapporto dalla realtà, rappresentata dalla scienza, con la nostra vita come positivo o negativo, cioè la saggezza. Per realtà intendo quanto è distinto dalIa rappresentazione mentale.

 

2 - Per ogni uomo la prima conoscenza scientifica è la constatazione dell'esistenza della propria mente e la seconda è la constatazione dell'esistenza di un'altra realtà distinta dalla mente. La conoscenza è lo scambio tra la mente e la realtà esterna. Anche nell'attività creativa e operativa artistica o tecnica il modello mentale diventa vero solo quando viene "realizzato" cioè proiettato fuori dalla mente.

 

3 - Lo scambio si concretizza in una rappresentazione nella mente dell'altra realtà in modo sintetico o in modo analitico: è una immagine che può essere anche modificata. La presenza di questa immagine indica che la nostra mente è di natura sensibile.

 

4 - la nostra mente è costituita da un'unità con due "frontiere", una esterna o Periferia Informatrice e l'altra interna o Centro Coordinatore: questa unità non può funzionare correttamente se non intervengono insieme le due frontiere nella produzione di una immagine. Quando un prodotto mentale è frutto di una sola frontiera è illusorio, cioè non ha una corrispondenza nella realtà esterna, mentre quando è prodotto delle due frontiere abbiamo la scienza, cioè una rappresentazione corrispondente alla realtà. L'Intelligenza è il funzionamento corretto dell'unità mentale: essa esclude il doppio binario dei Sensi e della Ragione su cui è sempre stata impostata l'attività filosofica. Attenzione: su questa premessa reale si fonda l'epistemologia come scienza: tutte le altre epistemologie sono fondate o sui Sensi (periferia della mente) o sulla Ragione (centro della mente), perciò sono epistemologie illusorie che ci dànno il sensismo, il positivismo, il razionalismo, l'idealismo e il fideismo.

 

5 - Nell'attivìtà dell'Intelligenza bisogna distinguere due tempi. Nel primo tempo la mente stabilisce un contatto diretto con la realtà per mezzo di canali plurimi ad invicem controlantisi, i sensi: con essi riceve impresse le rappresentazioni della superficie della realtà. E'la "fase dell'Intuizione Sensibile"o dell' "Intelligenza Pura" o dell'"Intelliqenza Diretta": con essa compiamo il confronto tra le varie situazioni e porzioni della realtà e anche la deduzione di rapportidi identità, differenza, uguaglianza, analogia, proporzione, simmetria, armonia. Questa fase ci dà la "scienza prima o empirica", che è la conoscenza che corrisponde alla realtà come ci appare. Anche l’animale è fornito di intelligenza pura; questa constazione insieme a quella del comportamento dei mezzi dell’Intelligenza artificiale" e la scoperta di Einstein che ci presenta la vecchia "materia" come energia allucchetta, elimina il vecchio dualismo di materia e spirito.

 

Nel secondo tempo la nostra mente cerca di avere la rappresentazione della parte nascosta della realtà attraverso una vìa indíretta, che consiste nell' "inferire dalla scienza empirica" una rappresentazione della realtà nascosta alla quale poi si applica la deduzione. A tale immagine si è portati a dare credito perché darebbe la spiegazione ai fatti osservati. Questo tempo è stato chiamato "processo razionale o semplicemente 'Ragione". Ma presto nell'attività filosofica siè cominciato a dubitare della validità di tale via indiretta: i sofisti e gli scettici greci del V secolo a. C. e i contestatori ebrei degli oracoli del Dio ebraico Jahvè nel capo dodicesimo del profeta Ezechiele del VI secolo a. C. , ne sono i più antichi testimoni. Difatti mentre la "scienza empirica" ha negli oggetti o nei fatti stessi che osserva la premessa reale necessaria alla "deduzione" per la validità delle sue conclusioni, invece la conoscenza della realtà nascosta elaborata col tradizionale processo razionale è solo una premessa ipotetica che nessuna congerie di esempi di questo tipo che è solo osservativo può trasformare in rappresentazione della realtà nascosta. Per ottenere questa trasformazione occorrono altri due passaggi: dalla ipotesi indotta occorre prima dedurre un fatto che le è legato necessariamente e poi fare la ricerca di tale fatto, che costituirà la prova o il controllo: in questa ricerca gioca la fortuna su cui insiste tanto Feyerabend. L’errore, commesso non solo dalla comune umanità ma anche dai filosofi e dai teologi, ha cominciato a correggerlo Galileo aggiungendo alle due fasi del vecchio metodo razionale la sperimentazione come terza fase: ne è nato il metodo scientifíco, uníca via con cui possiamo avere la rappresentazione mentale della parte nascosta corrispondente alla realtà e costituisce l'Intelliqenza Indiretta o Razionale: essa elimina la Ragione Pura produttrice solo di "metafisica pura"cioè di una conoscenza illusoria o per lo meno problematica o ipotetica. Tutto questo è il risultato del lavoro critico di Hume, di Kant e di Popper.

 

6 - L'Intelligenza Diretta o Pura e l'Intelligenza Indiretta o Razionale, quando avvertono che la rappresentazione corrisponde alla realtà, operano come metodo scientifico positivo e producono la scienza o verità positiva; quando avvertono che la rappresentazione non corrisponde alla realtà per la contraddizione logica e per la smentita dei fatti alle premesse, alle promesse e alle previsioni, operano come metodo scientifico negativo e producono la scienza o verità negativa.

 

7 - I due elementi del metodo scientifico positivo e i due elementi del metodo scientifico negativo formano il "setaccio critico": esso è la soluzione del problema del criterio necessario per procedere alla prima delle due distinzioni possibili nella cultura, cioè "cultura vera" o "cultura illusoria". Il "setaccio critico" potrebbe acquisire anche il criterio della"Parola di Dio" qualora ne risultasse l'esistenza ma purtroppo non può cooptare nessuna "Parola di Dio" che le Religioni storiche pretendono di avere in quanto contengono tutte"oracolí" ambigui e promesse inadempiute e in più, avendo nella loro storia contraddittoriamente calpestato quei valori umani fondamentali per la cui affermazione e realizzazione sono sorte, hanno, mostrato chiaramente di non essere né ispirate né guidate da Dio come pretendono, e perciò contengono solo parole umane per quanto espresse in forme sublimi.

 

8 - I1 setaccio critico è l'unica fonte di legittimazione della Filosofia: l) legittima la rappresentazione iniziale della realtà dandole il sigillo di vera fede intesa come "convinzione" o "certezza"perché basata su "prove controllabili". 2) legittima il dubbio sul mistero del resto della realtà di fronte al quale la mente deve stare sempre trepida, e delegittima le fedi fondate sull'ambiguità della Ragione Pura e delle autodefinite Parole di Dio; 3) legittima con la scienza e col dubbio la saggezza che scaturisce dal confronto della realtà della vita con la realtà del mondo rappresentata dalla scienza positiva o negativa: il mondo e il comportamento umano sono buoni quando sono favorevoli alla nostra vita, cattivi quando le sono nocivi. Solo tale confronto ci permette di definire la libertà, la giustizia, il diritto, la legge, la solidarietà, la moralità e l'immoralità.

 

9 - La vita è il criterio assoluto per stabilire il bene e il male. Però l'uso di tale criterio in modo positivo produce evidentemente relativismo per le molteplici esigenze e situazioni individuali e quindi discussioni infinite, alle quali solo la legislazione politica col criterio della maggioranza della comunità può porre fine stabilendo il Diritto Positivo secondo un processo evolutivo dialettico con l'alternanza di due schieramenti impostati uno sulle esigenze della Libertà e l'altro sulle esigenze della "Legge" come limite e guida della libertà. Perciò è necessario enunciare il criterio etico in forma negativa come premessa universale: è negativa o immorale o folle ogni fede, ogni ideologia. ogni teoria che per essere realizzata abbia bisogno della soppressione o dell'oppressione della vita anche di un solo essere umano. Sulla vita si fonda il Diritto Naturale anteriore a ogni_Diritto Positivo: esso contiene la sanzione penale immanente che rende inquieto e infelice chiunque viola l'armonia universale che la produce.

10 - Da tali premesse si deduce che la Scienza non dipende dall'Etica ma è Etica che deve dipendere dalla Scienza perché da essa riceve la luce sul rapporto positivo o negativo tra realtà e vita. Perciò prima la scienza perché non può esserci saggezza senza scienza e perché la scienza per sé non è né buona cattiva. La scienza poi dei mezzi conoscitivi, che è l'Epistemologia, è la Scienza Suprema o Scienza delle Scienze o Inizio della Sapienza. L’Etica balza in primo piano quando si tratta di fare sperimentazione per acquisire ulteriore scienza e quando si tratta di usare la Scienza.

 

 

CONCLUSIONE

 

Mantenendoci sulla linea del linguaggio biblico, tale Decalogo possiamo chiamarlo l'Albero della Scienza del Bene e del Male, con la grande differenza che di quello biblico del giardino terrestre era vietato a chiunque di mangiarne pena la morte mentre di questo è necessario che tutti ne mangiamo, se vogliamo proteggere la vita dalle illusioni e dai pericoli minacciati dal mito di Faust. Con esso si potrà realizzare un consorzio umano nel quale, uniti da un nucleo culturale che chiamo Umanesimo Universale, tutti possiamo vivere secondo il proprio livello evolutivo.

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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