CAPITOLO VIII

ROMA SUCCEDE A BISANZIO

NELLE CROCIATE CONTRO L’ISLAM

 

 

 

 

1- Urbano II indice la prima Crociata occidentale

 

Anche Vittore III prima di morire indicava chi poteva essere il suo successore: Ottone Vescovo di Ostia. Era un francese nato nel Castello di Chatillon nel 1042, che da Arcidiacono di Reims si era fatto monaco di Cluny da dove era stato chiamato da Gregorio VII a Roma come suo collaboratore e fatto Vescovo. I quaranta Cardinali si riunirono a Terracina e il 12 Marzo del 1088 elessero e consacrarono Papa Ottone col nome di Urbano II, presenti i legati della Contessa Matilde.

 

Urbano II fece subito noto al mondo che avrebbe continuato gli esempi di Gregorio VII: per circa tre anni pellegrinò per l’Italia Merdionale, poi si fermò ad Anagni dove si era portati come segretari due monaci di Montecassino, Leone e Giovanni, figli di Crescenzo Caetani Duca di Fondi e di Sermoneta. Finalmente nel 1091 riuscì a tornare a Roma con l'aiuto del Governatore di Roma Pierleone, ebreo fatto cristiano, e della Contessa Matilde da poco sposata a Guelfo V di Baviera. Urbano II venne a conoscenza dell’appello dell’lmperatore d'Oriente Alessio I Comneno a Roberto II di Fiandra, che aveva ospitato a Costantnopoli in un suo pellegrinaggio, perché facesse intervenire i Cavalieri d'Occidente contro i Turchi che avevano occupato Gerusalemme facendosi pagare un testatico dai Cristiani per visitare i Luoghi Santi, molestandoli e maltrattandoli in mille maniere e riducendoli perfino in chiavutù: sembrava di essere tornati al tempo del Califfo Al Akim l’insensato - come lo hanno chiamato anche gli Storici mussulmani - il quale dal 1009 al 1020, demolita la chiesa del Santo Sepolcro, aveva perseguitato atrocemente i Cristiani obbligandoli a portare al collo una croce di bronzo di dieci libbre e gli Ebrei a portare al collo una testa di vitello di legno! Urbano II sapeva che anche Gregeno VII aveva ricevuto un appello simile dall'Imperatore Michele VII, ma non aveva potuto inviare aiuti perché si trovava in un momento difficile.

 

Difatti mentre per la parte occidentale della Cristianita la metà del secolo XI aveva segnato un risveglio di vita in ogni campo - tra l'altro nasce la gara della costruzione delle Cattedrali gotiche - per la parte orientale era l'inizio di un periodo di venticinque anni ritenuto il peggiore della sua storia. L'Imperatore Isacco Comneno il 1057 aveva dato inizio a una nuova dinastia, mandando in convento Teodora e il suo Costantino VI, e dopo aver seppellito l'autore dello scisma il Patriarca Michele Cerulario, stanco delle lotte continue era diventato un mistico antimilitarista e nel 1059 aveva abdicato ed era andato a rinchiudersi in convento.Avevano seguito più o meno questo indirizzo i suoi immediati successori: Costantino X Dukas dal 1059 al 1067 si diletta della compagnia di dotti e letterati e lascia che gli Uzi occupino la penisola balcaninca, gli Ungheresi cristiani occupino Belgrado nel 1064 e i Turchi occupino 1'Armenia; Romano IV il giovane, che aveva sposato la vedova di Costantino X, dal 1067 al 1071 si fa sottrarre Bari dai Normanni, nell’Agosto 1071 resta vinto e prigioniero dei Turchi a Mantziqert, e quando, liberato a caro prezzo, cerca di rioccupare il trono, lo trova occupato dal figlio di Costantino X, Michele VII, che lo fa accecare e morire esiliato nell’isola di Proti; Michele VII dal 1071 al 1078 si fa strappare dai Norrnanni il residuo dominio bizantino in Italia Meridionale, decurtare l'Impero da ogni parte dagli Uzi e dai Pecceneghi, che nel 1076 arrivano fin presso i sobborghi di Costantinopoli e se ne libera solo colmandoli d'oro, e poi dai Serbi che nello stesso anno si proclamano indipendenti ottenendo da Gregorio VII un proprio Re, e poi dai Turchi che sempre nello stesso 1076 tolgono Gerusalemme ai Mussulmani Fatimiti, e alla fine si fa togliere anche il trono e la moglie dal suo generale Niceforo Botoniate aiutato dal turco Solimano e finisce anche lui in convento; Niceforo III Botaniate dal 1078 al 1081 vive in mezzo a rivolte e guerre civili e paga l’aiuto di Solimano permettendo di occupare l'Asia Minore da parte dei Turchi Selgiucidi che pongono la loro Capitale a Nicea e da allora le hanno dato il nome Turchia; ma quello che fa marciare su Costantinopoli il bravo Generale Alessio Comneno, nipote di Isacco, è lo sbarco a Durazzo dei Normanni di Roberto il Guiscardo il quale, poiché sua figlia era fidanzata col figlio del detronizzato Costantino X Dukas, si sentiva spinto a fare vendetta con l’insediarsi nella Capitale bizantina:Niceforo III si affretta a ritirarsi in convento e cede il trono al Generale Alessio che risolleva le sorti dell’Impero.

 

Alessio I per arrestare il Guiscardo guadagna alla sua causa l'Imperatore germanico Enrico IV con una somma di 144.000 monete d'oro perché scendesse in Italia contro i Normanni, invita Venezia a inviare la sua flotta concedendole il privilegio di commerciare nell' Impero senza pagare dogana e poi lui stesso lo affronta davanti a Durazzo e nonostante nell’Ottobre 1081 riesca a malapena a salvarsi con la fuga, ottiene ugualmente di farlo tornare in Italia perché Enrico IV stava scendendo per regolare i conti oltre che con Gregorio VII anche col Guiscardo. Ma quello che decise Alessio Comneno I a invocare l'aiuto dei cavalieri occidentali fu l'inverno del 1090-1091 quando un’amata di Pecceneghi con Bulgari, Greci, Serbi e Turchi si era rovesciata su Costantinopoli e sembrava la sua fine: Alessio I l'aveva fermata alleandosi con tribù Russe , Polovtsiane e Kumane e il 29 Aprile 1091 ne aveva fatta una carneficina. Il timore che si ripetessero tali assalti indusse Alessio I a invocare l'aiuto dell'Occidente attraverso l'amicizia di Roherto Il di Fiandra. Lo scisma tra i due centri Bisanzio e Roma non aveva interrotto le comnicazioni tra Oriente e Occidente: le Repubbliche Marinare occidentali intessevano intensi rapporti commerciali con tutto l'Oriente e i pellegrini d’Occidente andavano in Oriente a venerare i Luoghi Santi, a monte Athos a fondarvi un monastero, a Costantnopoli a venerarvi le reliquie del lenzuolo, del velo, della tunica e della cintura di Maria, e dall'Oriente i pellegrini venivano in Italia, a Roma, a Montecassino: S.Nico1a di Stiro detto il "Pellegrino" era venuto dalla Grecia in Italia e la girava quasi tutta con una pesante croce sulle spalle e va a morire a Trani nel 1094 con una fama tale che viene canonizzato nel 1098.

 

Urbano Il, conosciuto l’appello dell'Imperatore Alessio I Comeno, si fece promotore della crociata per la liberazione dei Luoghi Santi. Il suo primo appello lo fece nel Concilio di Piacenza del Marzo 1095 dove incitò il popolo cristiano oltre che alla riforma anche alla guerra santa contro gli oppressori Mussulmani:era presente anche Pietro l'Eremita francese della Piccardia vicino ad Amiens che ne divenne il più efficace banditore. Urbano II andò a ripetere l'appello a Cremona, a Milano e a Como. Passò infine in Francia al Concilio di Clermont-Ferrant del 18 Novembre 1095. Là suscitò un'esplosione di entusiasmo: tutti saltarono in piedi al grido "Dio lo vuole", che divenne la porola d'ordine d'un movimento irrefrenabile portata dovunque da un gruppo di predicatori di cui il più ardente era Pietro l'Eremita, a cui la gente strappava i peli del mulo come reliquia. L'adesione si faceva con un "voto" irrevocabile col consenso del proprio Parroco e del proprio Superiore per i preti e i monaci. Il Papa aveva concessa a chi si "crociava" l'indulgenza plenaria, la sospensione dei debiti, la protezione della famiglia e dei beni: chi violava il voto era scomunicato. Ai Normanni di Sicilia aveva concesso privilegi speciali. Aveva nominato Capo dell'impresa il Vescovo di Le Puy Ademaro di Monteil e aveva fissata la data della partenza il 15 Aggosto 1096. Il Vescovo Ademaro di Monteil si dette a organizzare una spedizione militare vera e propria, i cui Capi erano il Duca di Lorena Goffredo di Buglione, che sentiva di dover scontare la colpa di avere partecipato al sacco di Roma di Enrico IV, il Conte di Beulogne Baldovino I suo fratello, il Conte Ugo di Vermandois fratello del Re di Francia Filippo I, il Conte Roberto Courte-Huse figlio di Guglielmo il Conquistatore, il Conte Stefano di Blois, il Conte Roberto II di Fiandra, il Conte di Tolosa e Marchese di Provenza Raimondo di Seìnt-Gilles e il Principe Boemondo di Taranto figlio di Roberto il Guiscardo e suo nipote Tancredi d'Altavilla.

 

Intanto Pietro l'Eremita e Gualtiero "Senza Averi" anticiparono i tempi e guidarono una migrazione di una moltitudine innumerevole di ogni nazionalità fatta di povera gente, uomini, donne, bambini, invalidi e infermi come se andassero a un pellegrinaggio: partirono nella primavera del 1096 rifornendosi con rapine e saccheggi. In Ottobre arrivarono a Costantinopoli e furono accolti dai cavalieri dell' Imperatore Alessio I Comneno, che per liberarsene li fece trasportare dalle sue navi al di là del Bosforo, dove avendo provocato i Turchi furono sterminati: le poche migliaia che restarono, reimbarcate dai Bizantini, furono da Pietro l'Eremita e da Gualtiero "Senza Averi" convogliate nell'esercito regolare che stava per arrivare. Si calcola che arrivarono a Costantinopoli circa 300.000 persone. L'Imperatore Alessio I accettò di unire la sua attrezzatura di macchine da guerra e la sua marina a condizione che l’esercito occidentale agisse a suo nome:il Comandante Goffredo di Buglione, soldato del Papa e del Sacro Ronano Impero, con interno dispiacere si inginocchiò davanti all'Imperatore "scismatico" e gli promise di riconoscerne la sovranità su tutte le terre che avrebbe tolte agl'Infedeli ". Tappe delle conquiste dell'esercito crociato: 19 Giugno 1097, conquista di Nicea capitale turca; 1° Luglio 1097, sbaraglio delle forze turche nella battaglia presso Dorilea considerata la rivincita del Cristianesimo sull'Islam dopo Manzieqert dell'Agosto 1071; 20 Ottobre 1097, inizio dell' assedio di Antiochia con l'aiuto dei rifugiati Armeni e dei marinai Genovesi e Inglesi; nel frattempo il Conte Balduino eredita il Principato di Edessa avendo incontrata e sposata la figlia del Principe armeno Toros; 28 Giugno 1098, conquista di Antiochia sotto la spinta dell'entusiasmo nato dal ritrovamento della Sacra Lancia in una chiesa, sulle indicazioni ricevute in sogno dal pellegrino provenzale Pietro Barthélemy; sei mesi di riposo sulle rive dell'Oronte attorno ad Antiochia, durante il quale muore il 1°Agosto 1098 il Vescovo Ademaro di Nonteil e viene invitato il Papa a sostituirlo personalmente come capo spirituale; rifiuto di Alessio I di intervenire con le sue truppe per continuare fino alla conquista di Gerusalemme; partenza di Giovanni V Patriarca di Antiochia per Costantinopoli e sua sostituzione con l'occideutale Bernardo di Valentinois; 13 Gennaio 1099, ripresa della marcia col rinforzo di ventimila Norvegesi davanti alla quale gli Emiri cedevano senza resistenza; 7 Giugno 1099, inizio dell'assedio di Gerusalemme occupata dai Mussulmani d’Egitto che avevano sostituito i Turchi; 15 Luglio 1099 con l'aiuto di uno squadrone di marinai Genovesi si fa breccia nelle mura e Gerusalemme viene liberata con uno dei più spaventosi massacri della storia: nella Moschea di Omar si affondava nel sangue fino alle caviglie! Se ne vergognarono gli stessi vincitori, i quali si consolarono a sera prostrando la fronte e alzaldo le mani davanti al Santo Sepolcro, pronti però a "far bollire i pagani adulti in marmitte, a infilzare i fanciulli con gli spiedi e a farli grigliare a fuoco lento" come riferisce il cronista della spedizione crociata Guglielmo Tirio. Non sappiamo se la notizia dell'evento sia giunta per tempo a Papa Urbano II perché il 29 Luglio 1099 moriva in casa di Pierleone suo protettore.

 

Adempiuto il "voto" venne organizzato il "Regno di Gerusalemme"con a Capo Goffredo di Buglione, il quale rifiutò il titolo di Re perché per lui unico Re era Cristo nel suo Vicario il Papa, e si tenne solo quello di "Difensore del S.Sepolcro". Quando morì il 18 Luglio 1100 gli successe suo fratello Baldovino che per difendere Gerusalemme dovette organizzare un vero Regno feudale in tutto simile a quelli occidentali: non avendo uomini a sufficienza fu promossa l'immigrazione dalle zone cristiane con "Crociate di popolamento" ma non ebbero seguito sicché il Regno di Gerusalemme restò isolato sempre in assetto di guerra nelle formidabili fortezze da dove le guarnigioni uscivano per tener testa alle scorrerie dell' Islam. Fu eletto Patriarca il cappellano crociato Arnoul Malecorne, che dovette essere deposto e sostituito con Dalimberto Arcivescovo di Pisa, il quale come primo gesto invitò Goffredo di Buglione ad andarsene perché, secondo lui, a Gerusalemme doveva stare solo l'autorità del Patriarca!

 

2-Il Concordato di Worms tra Papato e Impero

 

 

Quindici giorni dopo la morte di Urbano II, il 13 Agosto 1099 i Cardinali elessero Papa il Cardinale Rainero di S.Clemente in Roma col nome di Pasquale II: era stato monaco a Cluny; da Gregorio VII era stato portato a Roma come suo collaboratore e inviato come Legato in Spagna. Non aveva accettato volentieri la sua elezione perché era ostacolata dall' Imperatore Enrico IV che continuava a sostenere Clemente III. Pasquale Il con le sue milizie cominciò a cacciare Clemente III da Albano e lo costrinse a rifugiarsi a Civita Castellana, dove moriva nell'autunno 1100.

 

Enrico IV, attraverso il suo partito romano, faceva eleggere in S.Pietro Teodorico Vescovo di S. Rufina: Pasquale II lo fece prigioniero e lo fece rinchiudere nel monastero di Cava dei Tirreni; il Partito tedesco elesse Alberico, e Pasquale II fece rinchiudere anche lui nel monastero di S.Lorenzo in Aversa, ma venne subito sostituito da Aginulfo col nome di Sivestro IV. Finalmente ci fu una rivolta armata contro Enrico IV, guidata dal figlio Enrico V che lo costrinse a rinunciare al potere imperiale; mentre Enrico IV si stava preparando alla rivincita fu colpito dalla morte il 7 Agosto 1106. Subito Enrico V si fece incoronare Re di Germania dall’Arcivescovo di Magonza e annunciava a Pasquale II che sarebbe sceso a Roma per essere consacrato Imperatore. Pasquale Il riuniva un Sinodo a Guastalla per confermare la separazione delle Investiture e poi mentre Enrico V si avvicinava a Roma gli inviava un'ambasceria per comunicargli le condizioni per la consacrazione imperiale: l'Imperatore doveva rinunciare a nominare il Papa, i Vescovi e gli Abbati, perché la Chiesa preferiva essere povera piuttosto che dipendere da Imperatori e Re. Ma Enrico V era appoggiato da molti Vescovi d'Italia e di Germania che godevano vistosi feudi a cui non intendevano rinunciare e perciò non aderì a tale riforma: entrò in Roma, si impadronì di Pasquale II e lo tenne prigioniero un paio di mesi in Sabina. Pasquale II per non rinnovare scismi e lotte, nel Concilio di Sutri del Febbrario del 1111 sottoscrisse un Concordato col quale riconosceva valido il vecchio sistema esclusa ogni simonia e poi in Aprile si recò a Roma a incoronare Imperatore Enrico V. Pasquale Il ebbe molte disapprovazioni da parte di chi perseguiva la riforma, specialmente in Francia e in Italia: è l’epoca della fioritura dei nuovi Ordini religiosi Camaldolesi, Vallombrosani, Certosini e Cistercensi. Perciò appena fu partito da Roma l'Imperatore, il Papa riunì un secondo Concilio col quale dichiarò nulle le decisioni di quello di Sutri e scomunicò l'Imperatore, riaccendendo la lotta, la quale fu inasprita nel 1115 per l 'eredità della Contessa Matilde di Canossa che morendo all’età di 69 anni lasciava tutto il suo patrimonio al Papa sia privato (detto allodiale) sia feudale (o statale). Enrico V per rivendicare la parte feudale scese di nuovo in Italia, fu accolto con entusiasmo a Roma, da dove dovette fuggire Pasquale II che fu costretto a rifugiarsi prima ad Albano poi a Benevento presso i Normanni: Enrico V si fece riconsacrare Imperatore da Maurizio Burdino Arcivescovo di Braga in Portogallo Legato del Papa presso la sua Corte. Pasquale II pensava di dimettersi, ma partito Enrico V per la Germania, nell'autunno del 1117 ritornava a Roma, dove la notte del 21 Gennaio 1118 moriva sfinito dalle fatiche. La sua sepoltura fu fatta in Laterano senza nessun monumento perché i suoi avversari impedirono che avvenisse in S.Pietro.

 

I Cardinali per sottrarsi alla prepotenza del partito imperiale si radunarono in segreto in un monastero sul Palatino il 24 Gennaio 1118 ed elessero Papa il Cardinale Giovanni Caetani, figlio del Duca di Fondi e di Sernoneta, uno dei due monaci di Nontecassino che Urbano II si era portato con sé tornando a Roma: era stato Cancelliere anche di Pasquale II che lo chiamava il bastone della sua vecchiaia e ora si era ritirato a Montecassino avanzato in età. Si arrese alle pressioni dei Cardinali che avevano inviato a prelevarlo il Vescovo di Porto. Giunse a Roma su una mula: era atteso dal Capo del partito imperiale, Cencio Frangipane, che subito fece irruzione nella casa dove era stato ospitato, si impossessò di lui prendendolo per la gola e gettandolo per terra e calpestandolo, mentre i suoi complici aggredivano i Cardinali che lo avevano eletto senza il consenso dell'Imperatore , come era stato riconosciuto nel Concilio di Sutri nel 1111. Insorsero Pierleone e gli altri Nobìli col popolo e lo insediarono in Laterano col nome di Gelasio II. Essendosi l'Imperatore Enrico V messo in marcia per Roma, Gelasio II con i Cardinali fedeli fuggì di notte per Gaeta dove, essendo ancora semplice Diacono, venne ordinato Prete, Vescovo e Papa alla presenza di molti Vescovi e Principi Normanni. Enrico V arrivato a Roma faceva proclamare Papa Maurizio Burdino Arcivescovo di Braga e Cappellano della sua Corte col nome di Gregorio VIII. Gelasio riuniva un Concilio a Capua e scomunicava Enrico V e Gregorio VIII, ricevendo consensi dai Sinodi di Francia e di Germania. Ripartito l’lmperatore per la Germania, Gelasio II rientrava a Roma ma vi trovava Gregorio VIII sostenuto dal partito imperiale: durante la celebrazione della messa in S. Prassede ci fu una irruzione con una mischia sanginosa nella quale si salvò a mala pena. Il 2 Settembre 1118 lasciò a Roma come suo Vicario Pietro Vescovo di Porto e s'imbarcò per la Francia: sostando a Pisa ne inaugurò il Duomo e ne promosse il Vescovo a Metropolita della Corsica. Il Re francese Luigi VII e i Vescovi lo accolsero festosamente e lo accompagnarono al Monastero di Cluny: presiedette un Concilio a Vienne per riconfermare i decreti sulla riforma emanati da Cregorio VII e Pasquale II e approvò la militarizzazione i due Ordini Religiosi per la difesa del Regno di Gerusalemme: i Templari con vestito bianco e croce rossa che avevano la sede nella Moschea di El-Aqsa sulla spianata dell’antico Tempio ebraico e gli Ospedalieri di S.Giovanni oggi noto come Sovrano Militare Ordine di Malta con vestito nero e croce rossa. Sfinito dagli strapazzi morì il 2 Gennaio 1119 a Cluny dove venne sepolto.

 

Dai Cardinali presenti a Cluny, il giorno dopo i funerali di Gelasio II, venne eletto Papa Guido Vescovo di Vienne in Francia, figlio del Conte di Borgogna, imparentato con diverse famiglie regnanti: non volle accettare l'elezione se non fosse stata riconosciuta anche dai Cardinali rimasti a Roma e dopo il loro consenso il 9 Febbraio 1119 fu consacrato col nome di Callisto II nella sua Cattedrale dal Vescovo di Ostia. Nel Concilio di Reims del 20 Ottobre 1119, presenti più di 200 Vescovi col Re di Francia, riconfermò i Decreti della Riforma e la scomunica contro Gregorio VIII. Persistendo l'Imperatore Enrico V nelle sue posizioni ostili, i Vescovi del Concilio, cresciuti fino a 450, lanciarono la scomunica contro di lui scaraventando a terra le candele accese che avevano in mano: il fatto impressionò Enrico V che cominciò a riflettere. Difatti dopo che Callisto II ebbe riappacificato il Re di Francia e il Re d'Inghilterra e, andato a Roma nel Gennaio 1121, ebbe avuto l'omaggio di tutta l'Italia Meridionale, Enrico V apriva le trattative per la composizione del dissidio che da oltre 50 anni turbava la Cristianità. L’operazione fu compiuta dai suoi rappresentanti e da quelli del Papa col Concordato di Worms il 23 Settembre del 1122: si stabiliva in generale che i Vescovi e gli Abbati dovevano prima essere nominati dalla Chiesa e poi potevano avere i feudi, però in Germania i Capi religiosi dovevano essere eletti alla presenza del rappresentante dell' Imporatore e in cambio l'Imperatore garantiva la sicurezza del Papa. Per sanzionare il Concordato Callisto riunì in Laterano durante la quaresima del 1123 il Concilio Ecumenico senza la partecipazione dei Vescovi della Chiesa Orientale, denominato Concilio Loteranense I: vi parteciparono un migliaio di Vescovi; vi fu proibito il matrimonio tra consanguinei e l'usura e furono concessi privilegi a quanti prendevano le armi contro i Saraceni.

 

Così si chiudeva la lotta per le investiture ma fu solo un compromesso perché dovunque nella stessa persona permanevano il Potere Religioso e il Potere Civile. La lotta per le investiture è stata una conseguenza dell’errore commesso nell' impostazione della direzione della Città di Dio al tempo di Costantino e soprattutto al tempo di Pipino il Breve e di Carlo Magno, quando in cambio della protezione per la conservazione del "Patrimonio di S.Pietro"si concesse al Re e poi all' Imperatore il compito di "vigilare" l’elezione dei Dirigenti della Chiesa: ne era nata la supremazia del Potere Civile sul Potere Religioso. La corruzione che ne seguì suscitò per reazione il movimento della riforma iniziato dai monaci di Cluny nel secolo IX e approdato alla decisa riaffermazione di Gregorio VII della superiorità del Potere Religioso avviandosi sulla strada di un cesaropapismo di tipo inverso.

 

Durante un viaggio nell'Italia Meridionale, Callisto II fu colto da febbri maligne cbe lo portarono alla morte il 12 Dicembre 1124 e venne sepolto in Laterano.

 

Alla morte di Callisto II le due fazioni contrastanti nel Clero e nella Nobiltà tennero due riunioni: in una venne eletto il Cardinale Teobaldo Boccadipecora e in un’altra il Vescovo di Ostia Lamberto di Fognano presso Imola: per l’intervento di Roberto Frangipani il primo rinunciò e il Vescovo di Ostia Lamberto, ottenuto il consenso della parte avversa, fu proclamato Papa col nome di Onorio II il 21 Dicembre 1124.

Onorio II dovette fare una scelta quando morì l’Imperatore Enrico V senza figli nel 1125: la dinastia di Franconia veniva estromessa dall'Arcivescovo Adalberto di Magonza che consacrava Re di Germania Lotario II di Suplimburgo di Sassonia dietro la sua dichiarazione di fedeltà agli statuti di Worms:questa elezione fu contestata da Federico e Corrado della dinastia di Svevia imparentata con Enrico V, spalleggiati da Enrico il Superbo Duca di Baviera che erano contrari al Concordato di Worms, e ne nacque una guerra civile da cui ebbero origine le fazioni dei Guelfi sostenitori di Lotario II (dal castello di Welfen, Guelfi) e dei Ghibellini sostenitori di Federico e Corrado (dal castello di Waibingen, Ghibellini): Onorio II si schierò per Lotario II.

 

3-Le libertà comunali combattono contro il potere imperiale e papale

 

 

Alla morte di Onorio II nasceva una "guerra religiosa": nel convento di S Gregorio dove stava morendo il 14 Febbario 1130, i sei Cardinali che vi assistevano elessero in fretta Papa Gregorio Papareschi: non era neanche prete, era sostenuto dal partito dei Frangipani e prese il nome di Innocenzo II; qualche giorno dopo un altro gruppo di Cardinali contestano l'elezione frettolosa ed eleggono Papa il Cardinale Pietro Pierleoni, che prende il nome di Anacleto II. Il 22 Febbraio 1130 Innocenzo II viene fatto prete e il 23 viene consacrato Vescovo e Papa in S Maria Nova mentre in S .Pietro viene consacrato Anacleto Il che contemporaneamente occupa anche Castel S. Angelo costringendo Innocenzo II a fuggire in Francia: è lo Scisma di Anac1eto, insolubile perché l'una e l'altra elezione è viziata da irregolarità. A scioglierla il Re di Francia chiama un personaggio che già si è imposto con la sua notorietà: Bernardo di Chiaravalle.

 

Bernardo era nato nel 1090, terzo dei sette figli dei feudatari borgognoni di Fontaines: a ventun anni nel 1111 si senti da un impulso mistico a entrare tra i monaci del monastero di Citeaux fondato da Roberto di Molesmes nel 1098 per rinverdire la regola di S. Benedetto in tutto il suo rigore:questi monaci furono detti Cistercensi da "Cistercium"(luogo di canne, "cistel"), nome latino di Citeax. ll suo ardore era tanto contagioso che fu seguito da altri trenta giovani nobili, tra cui tutti i suoi fratelli e in seguito anche da suo padre e da tanti altri sicché nel 1115 fu incaricato di guidare una squadra di dodici monaci nella fondazione di un nuovo monastero a Clairveaux o Chiaravalle su richiesta del Conte Ugo di Troyes. Durante questa impresa per le fatiche e il regime alimentare assolutamente insufficiente, la sua salute fu seriamente compromessa tanto che il Vescovo Champeaux di Troyes, già professore di Parigi, intcrvenne per esonerarlo dall’incarico di Abbate per un anno e lui stesso poi riconoscerà che richiedeva ai suoi compagni uno sforzo "al di sopra delle forze umane". Nonostante fosse sempre malaticcio, la forza di un misticismo ad alto livello lo sostenne in una attività di predicatore, di scrittore e di proselitismo da portare la sua comunità a moltiplicarsi prodigiosamente annoverando anche Enrico il fatrello del Re di Francia. Per opera sua i Cistercensi prendono nella Repubblica Cristiana il ruolo che fino allora avevano avuto i Cluniacensi.

 

Era già intervenuto come intermediario tra il Re di Francia Luigi VI il Grosso, Enrico I d’lnghilterra e Enrico V di Germania. Nel 1128 aveva appoggiato Ugo di Payns perché nel Concilio di Troyes venisse deciso un aiuto all'ordine religioso militare dei Templari da lui fondato a Gerusalemme per la difesa del Santo Sepolcro. Ora da Luigi VI Re di Francia, dove si è rifugiato Innovenzo II, viene inviato a fare da arbitro nel Concilio di Etampes da lui convocato per sciogliere il nodo dello scisma romano. Bernardo esita ma poi dietro una "visione divina"dichiara di riconoscere Innocenzo II il vero Papa e lo proclama al Concilio "perché è più degno, perché è stato designato dalla parte più sana dei Cardinali, perché è stato consacrato dal Vescovo di Ostia secondo la tradizione". Il Concilio accetta la sua sentenza e Luigi VI si schiera dalla parte di Innocenzo II contro Anacleto II.

 

Bernardo va a parlare col Re d'Inghiterra, Enrico I Beauclerc, e lo convince ad aderire alla sua sentenza mentre in Germania compie la stessa opera Norberto Arcivescovo di Magdeburgo presso il Re Lotario, che nel Marzo 1131 incontra a Liegi Innocenzo II che vi si trova per un Sinodo e si presta a guidare il cavallo del Papa e gli promette di riaccompagnarlo a Roma: in cambio viene incoronato Imperatore.

 

Bernardo riceve Innocenzo II nella sua Abbazia di Clairveaux e sta al suo fianco a Reims quando riceve l'atto di fedeltà del Duca di Aragona e di Castiglia. Lo accompagna nel suo ritorno in Italia:insieme a Genova rappacificano Genova e Pisa, celebrano un Sinodo a Milano, dove viene deposto l'Arcivescovo Anselmo partigiano di Anacleto e un altro il 10 Aprile 1133 a Piacenza, dove venivano raggiunti da Lotario Il che li scorta fino a Roma. Innocenzo II incorona di nuovo Lotario II il 4 Luglio 1133 e insieme raggiungono un accordo sui beni che la Contessa Matilde di Canossa, morendo nel 1115, aveva lasciato al Papa: Lotario II li restituiva a Innocenzo Il e Innocenzo II li concedeva in feudo a Lotario II, che diventava così vassallo del Papa.

 

Bernardo e Lotario II pensando di avere esaurito il loro compito se ne tornano in Francia e in Germania, ma, appena partiti, Anacleto II con l'appoggio delle truppe di Ruggero II assale Roma e Innocenzo II deve di nuovo fuggire. Difatti Anacleto II si era rifugiato presso Ruggero II, Conte di Sicilia, il quale, avendo ereditato anche il Ducato di Puglia, si era proposto di riunire tutta l’Italia Meridionale annettendo qualche piccolo feudo papale e perciò era stato scomunicato da Papa Onorio II: Anacleto II lo aveva incoronato Re di Sicilia e della Puglia il 25 Dicembre 1130. Bernardo si mette di nuovo in moto: guadagna a Innocenzo II il Conte d'Aquitania che prima era favorevole ad Anacleto; mette insieme una lega tra Lotario II, il Basileus di Bisanzio Giovanni Comneno e le Repubbliche Marinare di Genova, Pisa e Venezia contro Ruggero II;corre in Germania e mette pace tra i Feudatari e Lotario II per permettergli di prepararsi a scendere di nuovo in Italia in aiuto di Innocenzo II;poi va a Pisa dove diventa l'animatore del Concilio indetto da Innocenzo II, che decreta l'interdetto sulle terre di Ruggero II, la scomunica contro Anacleto Il e accetta l'adesione di Milano, a patto che venga deposto l'Arcivescovo Anselmo; poi va a Milano per eseguire tale deposizione rifiutandone la successione a cui viene acclamato dalla popolazione. Finalmente nel 1136 l'Imperatore Lotario II scende di nuovo in Italia e marcia con l'esercito della Lega contro Ruggero II: Anacleto con le truppe di Ruggero II occupa alcune zone di Roma e Innocenzo II chiama ancora in aiuto Bernardo, che accorre e a Montecassino trova Lotario II ammalato da doversi rimettere nell'ottobre 1137 sulla strada del ritorno per andare a morire in un villaggio del Tirolo il 4 Dicembre 1137. In Germania gli fu dato come successore Corrado III della fazione ghibellina. Bernardo decide di trattare direttamente con Rugero II e va a incontrarlo a Salerno dove convince il celebre canonista Pietro di Pisa ma non Ruggero II a staccarsi da Anacleto.

 

Il 25 Gennaio 1139 muore Anacleto II:da Ruggero II gli viene dato un successore col nome di Vittore IV, ma questo si pente, fugge e va da Bernardo per riconciliarsi con Innocenzo II. Innocenzo II nello stesso anno 1139 per consolidare la pace convoca il Concilio Ecumenico Lateranense II nel quale viene scomunicato Ruggero II e vengono condannati i movimenti di Enrico di Losanna e Arnaldo da Brescia.

 

Il movimento di Enrico di Losanna consisteva in una distruttiva protesta contro il potere del Clero, la sua corruzione e la sua ricchezza, rifacendosi alla purezza del Vangelo. Negava la necessità del battesimo dei bambini e di tutte le altre cerimonie aggiunte e l'inutilità delle croci e delle chiese. Era stato iniziato nel primo decennio del secolo dal dotto prete Pietro di Bruys, che, condannato una prima volta al Concilio di Tolosa nel 1117, era stato dagli avversari massacrato e bruciato Venerdì Santo del 1124 nel rogo che lui stesso aveva acceso per bruciarvi le croci raccolte dai suoi seguaci. Fu continuato da Enrico di Losanna, monaco di Cluny, che, vestito d'un semplice saio e a piedi scalzi, lo aveva diffuso in molte zone della Francia e dopo il Concilio Lateranense II venne arrestato e morì in prigione.

Arnaldo da Brescia era stato discepolo di Abelardo a Parigi ed era stato fatto Canonico Regolare nella sua patria, Brescia, dove aveva creato un movimento contro il potere feudale del Vescovo e perciò era stato allontanato.

 

Dopo il Concilio, Innocenzo II con audacia si mise a capo delle sue truppe per debellare Ruggero II ma venne sconfitto presso Montecassino e fatto prigioniero e dovette riconoscere la sovranità a Ruggero II. Quando tornò a Roma vi trovò la rivoluzione: era stato proclamato il Comune sotto l'influenza del movimento comunale dell'Italia del Nord dove da circa un secolo si andavano formando nelle città amministrazioni autonome sia dall'autorità imperiale sia da quelle feudali episcopali: talvolta con sanguinose rivolte come a Cremona verso il 1030, a Parma, a Milano e a Mantova verso il 1050, a Cambrai nel 1077, a Bovais nel 1099. L'episodio accaduto al Vescovo di Laon nel 1112 è narrato nei minuti particolari dal cronista Guiberto di Nogent ed è sintomatico dello stato d'animo della gente verso il predominio feudale dell'Alto Clero. Poiché il Vescovo Gaudry con la sua cricca quasi ogni setttimana inventava un nuovo balzello da addossare alla Borghesia, in occasione di una sua assenza la Borghesia col denaro riuscì a ottenere dal Clero e dai Feudatari il diritto di erigersi a Comune: al suo ritorno per placare le sue furie gli fecero una grossa donazione di denaro che intascò ma non cessò di vessare il popolo. I Borghesi ricorsero al Re Luigi VII offrendogli 400 lire perché autorizzasse il Comune; il Vescovo gli afferse 700 lire perché non l’autorizzasse. ll Re raccomandò che si mettessero d’accordo. L'accordo non ci fu ma ci fu lo sciopero di tutti gli artigiani e i bottegai perché il Vescovo cercò di recuperare le 700 lire date al Re con imposte su di loro: un furore omicida cominciava a serpeggiare. Il Vescovo venne avvertito ma lui se la rise dicendo che qualunque dei scioperanti avesse avuto tirato il naso dal negro della sua guardia del corpo non avrebbe avuto neanche il coraggio di emettere un grugnito. Altro che grugnito: la popolazione armata di spade e asce assaltò il Palazzo Vescovile, scovò il Vescovo nascosto vigliaccamente in cantina, lo fece a pezzi e incendiò il Palazzo e la Cattedrale. Fu necessario l'intervento delle truppe del Re per ristabilire la calma.

 

In genere tutta la Chiesa era avversa al movimento comunale perché non ammetteva che si toccassero i suoi feudi: anche Innocenzo II nel 1139 invocò l'appoggio del Re Luigi VII contro i Borghesi di Reims chiedendogli di "dissipare le colpevoli associazioni dei cittadini". I predicatori tuonavano contro le pretese delle "Comunità" ritenute "fascine di spine": il predicatore, Jacques di Vitry le chiamava "Babilonie moderne" e così la pensava anche Bernardo di Chiaravalle. Erano frequenti le mascherate sacrileghe, gli insulti ai Vescovi e gli incendi di monasteri. La pataria e il movimento di Pietro di Losanna e di Arnaldo da Brescia erano alcuni dei movimenti di protesta in nome del Vangelo, come la riforma monastica di Cluny sfociata nella mezza riforma di Gregorio VII, che cercava di liberarsi dalla dipendenza laica ma lasciava intatti i feudi e le ricchezze dei Papi, dei Vescovi e degli Abbati.

 

Quando dunque Innocenzo II tornava a Roma vi trovava la proclamazione della "Repubblica" cioè del "Comune": vi era approdato Arnaldo da Brescia appoggiato dal Cardinale Guido di Castello di S. Felicita al Tiferno in Toscana, fatto Legato del Papa in Francia al tempo di Papa Onorio II e suo condiscepolo a Parigi alla scuola di Abelardo, uno dei più geniali filosofi del tempo, autore tra l'altro di Sì e No e di Conosci te stesso, che promosse il metodo critico e il primato dell'uomo, per le sue dottrine teologiche combattuto da Bernardo di Chiaravalle che lo aveva fatto condannare nel Concilio di Sens nel 1141. Il fervore repubblicano era tale che i Romani volevano distruggere Tivoli che voleva sottrarsi all'amministrazione romana e Innocenzo II riuscì a stento a evitare il loro disegno. Morì in mezzo a tali lotte il 14 Settembre 1143.

 

I Cardinali elessero l'amico di Arnaldo da Brescia il Cardinale Guido di Castello col nome di Celestino II, il quale fu il primo Papa che si dette un motto per il suo papato con

 

" Si faccia la pace per il tuo valore e la prosperità tra le tue torri"

 

e per questo la celebre Profezia di Malachia, con cui si pretendeva di prevedere le caratteristiche dei 112 Papi seguenti fino alla fine del mondo, comincia da lui:l’ultimo Papa sarebbe Pietro Romano dopo il quale Roma

 

"sarà distrutta e il Giudice tremendo giudicherà il suo popolo".

 

Malachia era il suo contemporaneo Arcivescovo di Armagh e Primate d'Irlanda, ma si è scoperto che non ne è lui l'autore ma un falsario della seconda metà del secolo XVI a scopo elettorale papale e fu pubblicata la prima volta nel 1595 dal benedettino Arnold Vion nel libro Lignum Vitae.

Celestino II cancellò l'interdetto decretato sulla Francia da Innocenzo II per castigare l'abuso del Re Luigi VII che aveva sostituito il Vescovo di Bourges estromettendo quello nominato dal Papa. Forse era simpatizzante del movimento di Arnaldo da Brescia e comunque non ebbe il tempo di vederne i risultati perché dopo avere tolto l'interdetto alla Francia, mori l'8 Marzo 1144 con appena cinque mesi di Papato.

 

I risultati del movimento di Arnaldo da Brescia li vide il successore di Celestino II, Gerardo Caccianemici Cardinale di S. Croce in Roma, Cancelliere e Bibliotecario Apostolico, che prese il nome di Lucio II. Difatti i Romani sotto l'influenza di Arnaldo da Brescia insorsero contro il potere feudale del Papa, proclamarono il Comune indipendente nominando Patrizio Giordano dei Pierleoni, nipote di Anacleto II. Fu inutile la richiesta dell’intervento dell' Imperatore Corrado III occupato anche lui in sommosse più gravi, e perciò Lucio II si mise a capo delle sue truppe per reprimere la rivoluzione e marciò all'assalto del Campidogio dove gli insorti si erano asserragliati: fu colpito da una sassata alla testa e moriva pochi giorni dopo nel monastero di S.Gregorio il 15 Febbraio 1145.

 

4-Eugenio III approva la seconda Crociata

 

 

Lo stesso giorno i Cardinali si riunivano e decidevano di fare Papa l'Abbate del monastero cistercense delle Tre Fontane in Roma, Pietro Bernardo Paganelli:era di Monte Magno ed era Canonico della Cattedrale di Pisa quando vi conobbe Bernardo di Chiaravalle e andò con lui per farsi Cistercense e poi fu inviato come Abbate nel monastero di Farfa e poi alle Tre Fontane. Poiché il Comune accampava il diritto di conferma sull’elezione, i Cardinali fuggirono a Farfa e là lo consacrarono Papa col nome di Eugenio III il 18 Febbraio 1145.

La situazione di Roma lo costrinse a stare a Viterbo otto mesi.Bernardo dalla Francia gli scriveva che era orgoglioso che un suo "figlio" era diventato suo "padre" e lo pregava di fargli vedere prima di morire la Chiesa quale era nei primi tempi quando gli Apostoli erano andati per il mondo a pescare non oro ma anime e in seguito scrisse per lui il libro De Consideratione su come fare il Papa. Dopo otto mesi s'insediò al Laterano e poiché si oppose alla Nobiltà, che voleva la distruzione di Tivoli che pretendeva l’indipendenza, dovette di nuovo lasciare Roma, andando prima a Sutri e poi a Viterbo. Venendo anche Viterbo assediata dai Romani, fu costretto a recarsi in Francia. Bernardo scrisse una lettera infuocata ai Romani in cui diceva:

 

"I vostri Padri assoggettarono a Roma il mondo intero e voi la rendete lo scherno di tutti".

 

Eugenio III arrivava nel momento in cui Bernardo era in piena attività per promuovere la Seconda Crociata per la quale lui aveva già data l’autorizzazione con la Bolla del 1° Dicembre 1145 indirizzata al Re Luigi VII che aveva presa l'iniziativa sconvolto dalla notizia che il 13 Dicembre 1143 Aleppo e Odessa, argine settentrionale del Regno cristiano di Gerusalemme, erano state espugnate da Nureddin Governatore turco do Mpssoul con grande massacro di cristiani. La Bolla aveva riscosso poca adesione e soltanto l’ardente parla di Bernardo, nella Pasqua del 1146 nella piazza di Vézelay e in altre città di Francia e di Germania, suscitò l’entusiasmo necessario e l'adesione dell'Imperatore Corrado III. Ma la preparazione non fu pari all’entusiasmo: Corrado III andò per conto suo col suo esercito fidente nell’Imperatore di Costantinopoli Manuele Comneno di cui era cognato e che, viste le molestie che gli imperiali davano ai Greci, non dette nessun aiuto tranne quello di traghettare l'esercito in Asia, dove il 26 Ottobre 1147 subì una grave sconfitta a Dorilea; toccò lo stesso destino a Luigi VII a Laodicea. Si ricongiunsero col Re di Gerusalemme Baldovino III a Tiberiade. Nella primavera del 1148 conquistarono Damasco ma le loro gelosie permisero al turco Nureddin di riconquistarla in modo tale che nel 1149 dovettero riprendere la via del ritorno.

 

Il 15 Febbraio 1152 moriva Corrado III e alla Dieta di Francoforte del 4 Marzo 1152 i Feudatari elessero Re di Germania il nipote, Federico Barbarossa trentenne: lo elessero all’unanimità perché era erede delle due famiglie dei Waiblingen o Ghibellini per via paterna e dei Welfen o dei Guelfi per via materna. Federico Barbarossa era ammiratore di Carlo Magno e si proponeva di restaurare il prestigio dell 'Impero mettendosi in contrasto col movimento delle autonomie comunali e delle aspirazioni teocratiche perseguiite dalla Chiesa. Tuttavia la prima cosa che fece fu di assicurare i Legati di Eugenio III che avrebbe sostenuto il Papa nel suo potere su Roma: Eugenio III rassicurato, nel Dicembre 1152 poté rimettere piede in Roma, ma andato a Tivoli per ragioni di salute, vi morì l’8 Luglio 1153, seguito dal suo amico Bernardo di Chiaravalle a 63 anni il 20 Agosto successivo.

 

A Eugenio III succedeva per un anno e mezzo Anastasio IV e poi il 4 Dicembre 1154 Adriano IV, un inglese di nome Nicolò Breakspeare di Langliae presso Londra andato da giovanetto nel monastero dei Canonici Regolari di S.Rufo presso Avignone dove era diventato Abbate: poiché era sostenitore della riforma non era gradito ai suoi monaci che per farlo deporre erano ricorsi a Eugenio III. Eugenio III lo chiamò a Roma e ne concepì tanta stima che ve lo trattenne facendolo Cardinale e Vescovo di Albano.

Adriano IV volle chiarire i rapporti tra la Santa Sede e il Comune di Roma che influenzato da Arnaldo da Brescia reclamava l’autonomia: ne nacquero dei tumulti nei quali rimase ferito mortalmente un Cardinale. Adriano perciò colpì la città di interdetto e chiamò in aiuto l’Imperatore Federico Barbarossa e solo quando il popolo si sottomise espellendo Arnaldo da Brescia e i suoi seguaci ricominciò a celebrare le funzioni religiose a Pasqua del 1155.

 

Intanto Federico Barbarossa era già sceso in Italia e, tenuta una Dieta nella distesa di Roncaglia presso Piacenza dove aveva ascoltate le lamentele delle città lombarde contro Milano che le angariava, andò a Pavia a cingere la corona d’Italia, poi proseguì per Roma dove da Adriano IV venne incoronato Imperatore il 18 Giugno 1155. Per ingraziarsi il Papa si fece consegnare Arnaldo da Brescia dal Conte di Campagnatico presso Grosseto dove era ospitato e lo fece impiccare dal Prefetto di Roma e disperderne le ceneri nel Tevere. Tuttavia Federico Barbarossa, avute notizie di insurrezioni in Germania, se ne partì da Roma insoddisfatto perché la popolazione gli si mostrò ostile e anche perché Adriano IV aveva fatto capire di non essere d’accordo con le sue idee e di simpatizzare con i Normanni dell’Italia Meridionale. Per realizzare le sue mire Federico Barbarossa ridiscese in Italia nel 1158 con un grande esercito al quale i Comuni lombardi non potevano opporsi e solo Milano osava resistere alla forza imperiale.

 

Adriano IV concesse l’Irlanda in feudo al Re d’Inghilterra Enrico II con un canone da pagare alla Santa Sede. Soleva risiedere spesso a Orvieto e ad Anagni dove morì il 1° Settembre 1159: Boso, suo tesoriere, monaco benedettino, ne scrisse la vita su richiesta dei suoi connazionali.

 

Dopo tre gioni di conclave il 4 Settebre 1159 veniva eletto Papa col nome di Alessandro III il Cardinale Rolando Baldinelli della famiglia dei Paperoni di Siena: era stato docente di diritto a Bologna insieme al grande canonista camaldolese Graziano di Chiusi, autore della celebre Concordantia discodantium canonum detto il Decreto di Graziano scritto verso il 1140, di cui aveva fatto un commento, e aveva scritto anche il testo di teologia Sententiae nel quale si notano influenze di Abelardo; in seguito era stato fatto Canonico della Cattedrale di Pisa e di quella del Laterano con la funzione di Cancelliere della Curia papale e Cardinale. Adriano IV lo aveva inviato Legato Papale in Sicilia e in Germania e durante la dieta di Besançon del 1157 ebbe un clamoroso scontro con l’Imperatore per questa solenne affermazione della più assoluta teocrazia:

 

"Il potere di tutti i Principi è una concessione del Capo della Chiesa il quale poteva anche toglierla."

 

Perciò alla sua elezione, Federico Barbarossa in un Concilio a Pisa composto da Vescovi quasi tutti tedeschi, avvalendosi dei diritti imperiali di prima del Concordato di Worms del 1122, fece eleggere Papa il Cardinale Ottaviano dei Conti di Tuscolo, che incoronato a Farfa col nome di Vittore IV si insediò in Laterano. Alessandro III invece veniva consacrato a Ninfa presso Velletri e, dopo avere comunicata la sua elezione alle diocesi principali, lanciava la scomunica contro l’Imperatore e Vittore IV e si allontanava da Roma vagando per l’Italia.

Quando Federico Barbarossa nel 1162 con i suoi alleati lombardi distrusse Milano, Alessandro III andò in Francia dove celebrò un primo Concilio a Montpellier nel Maggio 1162 nel quale fu riconosciuto Papa dalla maggior parte dei rappresentanti d’Europa e un secondo Concilio a Tours più solenne per numero di Cardinali, Vescovi e Principi, nel quale vennero condannati i Catari o Manichei molto diffusi nella Francia Meridionale dove avevano il centro nella città di Albi e perciò detti " Albigesi". A Parigi pose la prima pietra della Cattedrale di Notre Dame e nel 1164 approvava l’Ordine Religioso Cavalleresco spagnolo di Calatrava fondato dall’Abbate cistercense Raimondo di Fitero per la difesa di quella città ripresa ai Mori dai Castigliani nel 1145.

 

Il ritorno di Alessandro III era invocato dai Comuni italiani per essere sostenuti nella lotta contro l’Imperatore Federico Barbarossa che era sceso in Italia una terza volta nel 1163.Tornò nel 1165 e incoraggiò la formazione della Lega Veneta e della Lega Lombarda. In quell’anno moriva Vittore IV e Federico Barbarossa fece eleggere un altro Papa, il Vescovo di Crema, col nome di Pasquale III, al quale fece dichiarare "santo" Carlo Magno per affermare il primato dell’Impero. Alessandro III si teneva a contatto con i Comuni antimperiali attraverso i suoi Legati che li assistevano a ricostruire Milano e a costruire una nuova fortezza tra il Tanaro e la Bormida contro il Marchese di Monferrato e i Pavesi favorevoli all’Imperatore e la chiamarono Alessandria.

 

Il 7 Aprile 1167 tutti gli aderenti alla Lega Lombarda si riunirono nel monastero benedettino di Pontida presso Bergamo, vi pronunciarono il celebre giuramento di Pontida contro l’Imperatore Barbarossa .Nel Dicembre 1167 le due leghe si fusero in una sola col nome di "Concordia".

Federico Barbarossa era stato costretto a stare in Germania sette anni a comporre le rivolte feudali. Nel frattempo nel 1168, morto Pasquale III, faceva nominare Papa l’ungherese Giovanni da Sturmio col nome di Callisto III e Alessandro III riconosceva il primo Re del Portogallo, Alfonso Enrico che dal 1147, dopo aver strappato Lisbona ai Mori, aveva esteso il suo dominio fino oltre il Tago. Nel 1173 Alessandro III canonizzava Tommao Becket, che dal Re Enrico II Plantagenito prima era stato fatto nel 1154 Cancelliere del suo vasto Regno , comprendente l’Inghilterra e mezza Francia, e nel 1162 Arcivescovo di Canterbury e Primate d’Inghilterra, e poi da quando nel 1163 si era opposto nel Parlamento di Westminster alla volontà del Re di sopprimere l’autonomia del foro ecclesiastico, era stato perseguitato fino a farlo sopprimere durante le funzioni religiose nella Cattedrale il 29 Dicembre 1170. Nel 1174, quando venne canonizzato anche Bernardo di Chiaravalle, Enrico II, che era stato scomunicato, fece pubblica penitenza per essere assolto dalla scomunica.

 

Federico Barbarossa dopo le inutili trattative condotte nel 1175 con i Comuni italiani, finalmente nel 1176 scese in Italia deciso a farla finita con la loro resistenza. Lo scontro campale avvenne il 29 Maggio 1176 a Legnano presso Milano: Alberto di Giussano guidava le compagnie del Carroccio e della Morte con intrepido valore; Federico Barbarossa, sconfitto e ritenuto morto, di nascosto fu portato a Pavia dove chiese l’intervento di Alessandro III per le trattative della pace. Dopo i preliminari di Anagni ci fu la firma della tregua a Venezia nel 1177 dove Federico Barbarossa si inginocchiò davanti ad Alessandro III. Nel 1178 anche Callisto III si dimetteva e Alessandro III per celebrare la pace convocò il Concilio Ecumenico Lateranense III che si celbrò nel 1179 e nel quale, per impedire in futuro alla minoranza dei Cardinali di fare scismi, si stabilì che l’elezione del Papa si facesse con due terzi di voti.

 

Nello stesso anno ad Alessandro III ricorse Pietro Valdo, un grande mercante di Lione che nel 1173 si era convertito alla povertà evangelica e aveva dato inizio con altri compagni a un movimento di predicazione per ricondurvi anche la Chiesa ed era stato cacciato dalla città dal suo Vescovo per abuso di potere riservato ai chierici: gli fu risposto di continuare a predicare ma solo "su richiesta dei sacerdoti". Alessandro III morì il 30 Agosto 1181 a Civita Castellana.

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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