CAPITOLO X
Il PAPATO SI TRASFERISCE AD AVIGNONE IN FRANCIA
E IL SUO RITORNO A ROMA
GENERA IL GRANDE SCISMA DOCCIDENTE
1-Bonifacio VIII riafferma il cesaropaismo
clericale
Dopo la rinuncia di Celestino V, a Napoli stesso il 24
Dicembre successivo dopo due giorni di conclave veniva eletto il Cardinale sessantenne
Benedetto Gaetani di Anagni col nome di Bonifacio VIII. Il suo primo atto fu quello di
abolire il privilegio che Celestino V aveva concesso ai Francescani Spirituali di
fare un ramo a parte e, perché nessuno abusasse del nome di Celestinin V, lo portò con
sé a Roma. Essendo Celestino V fuggito per tornare alla sua vita eremitica, lo fece
inseguire e lo inviò a fare leremita nel castello di Fumone presso Anagni.
A Roma Bonifacio VIII fu accolto molto festosamente e il 25
Gennaio 1295 si recò allincoronazione su un cavallo bianco, accompagnato, come
staffieri, da Carlo II dAngiò Re di Napoli e da suo figlio Carlo Martello Re di
Ungheria.
Esercitò la sua autorità secondo la concezione teocratica
che gli attribuiva il potere su tutto e su tutti. Cominciò subito a intervenire a Roma
contro i Colonna suoi avversari, depose due loro Cardinali e fece assalire dalle sue
truppe Palestrina, loro centro, distruggendola nel 1298: i Colonna fuggirono in Francia.
Avendo il Re di Francia Filippo IV il Bello nel 1296, per
ragioni di necessità del suo Stato, introdotto imposte anche a Enti ecclesiastici senza
lautorizzazione della Curia Romana, Bonifacio VIII lo condannò con la Bolla Clericis
Laicos richiamando che i Laici devono essere soggetti ai Chierici. Nel 1297 canonizzò
il Re di Francia Luigi IX per dare un esempio di fedeltà e di obbedienza a tutti i Re. Il
Re di Francia rispose vietando l invio a Roma dei tributi delle Chiese Locali e il
Papa per sopperire a questo danno indisse il Primo Anno Santo per il 1300 mirando ad
aumentare con i pellegrini anche maggiori offerte.
Questa sua concezione e questi suoi interventi suscitarono
disapprovazione in tanta parte della Cristianità specialmente tra la Corrente
Spirituale dei Francescani, di cui era espressione la poesia di Jacopone da Todi, un
Notaio che si era fatto frate francescano e aveva sottoscritto il Manifesto di
Longhezza del 1297 che sosteneva che la Sede Apostolica fosse vacante ritenendo
invalida labdicazione di Celestino V e quindi un usurpatore Bonifacio VIII, che lo
scomunicò. Jacopone era sostenitore dei Colonna: aveva partecipato alla difesa di
Palestrina dove vi era stato catturato nel 1298 e restò in prigione fino alla morte nel
1306.
Nel 1300 Bonifacio VIII ebbe un grande successo con la
prima celebrazione dellAnno Santo, detto Giubileo perché si rifaceva alla
prescrizione del capo 25 del libro Levitico di Mosè, dove si stabilisce il riposo
non solo al settimo giorno (Sabato) ma anche al settimo anno e alla settima settimana di
anni cioè cinquantanni. Queste ricorrenze venivano per gli Ebrei annunciate dal
suono particolare del corno detto "jubel" e venivano celebrate col riposo degli
uomini e dei terreni, colla remissione dei debiti e la liberazione di chi per debiti era
stato ridotto schiavo dal suo creditore. Invece dei debidi Bonifacio VIII a chi si recava
a Roma rimetteva i peccati con lIndulgenza Plenaria e tale novità fece accorrere a
Roma moltissimi pellegrini tra i quali però non ci fu nessun Re perché non approvavano
la dottrina di Bonifacio sul suo potere onnipotente. Difatti egli si mostrò più volte in
pubblico rivestito delle insegne imperiali, facendo portare davanti a sé due spade mentre
alcuni araldi gridavano:
"Io sono Cesare, Io sono lImperatore"
e fece aggiungere una seconda striscia alla tiara con un diadema per
significare i due poteri.
Nel 1301 Bonifacio VIII inviò a Firenze con lo scopo di
mettere pace tra Guelfi Neri e Guelfi Bianchi Carlo di Valois, personaggio di grande
prestigio militare e di molteplici titoli feudali: Carlo di Valois però appoggiò i Neri
con lestromissione dei Bianchi, tra cui anche Dante che cominciò allora il suo
esilio e la sua Divina Commedia nella quale mette Bonifacio allInferno tra i
simoniaci.
Nello stesso anno 1301 la questione col Re di Francia
Filippo il Bello si inaspriva e Bonifacio VIII gli indirizzava la Bolla Ausculta Fili in
cui ribadiva la superiorità assoluta del Papa su tutti i Re e gli Imperatori. Avendo il
Re reagito con la riunione degli Stati Generali nella quale veniva approvata la dottrina
che sopra il Re non cera nessun altro che Dio, Bonifacio VIII, dopo avere riunito un
Concilio romano, pubblicava nel 1302 la Bolla Unam Sanctam. una delle più solenni
affermazioni del totalitarismo teologico. Filippo il Bello incaricò il suo giurista
Guglielmo Nogaret e Sciarra Colonna di impadronirsi di Bonifcaio VIII per portarlo in
Francia: essi il 2 Settembre 1303 entrarono con 600 cavalieri e 1500 fanti in Anagni dove
risiedeva il Papa ed entrati nel suo Palazzo, mentre lui diceva " ecco il mio collo,
ecco la mia testa" gli ingiunsero di riunire un Concilio che lo doveva giudicare e al
suo rifiuto se ne impadronirono con insulti e lo trascinarono fuori, ma al grido di un
Cardinale "Viva il Papa!Morte agli stranieri!"dovettero desistere e fuggire per
intervento del popolo. Bonifacio VIII il 20 Settembre lanciò la scomunica ai responsabili
del delitto e linterdetto sul Regno di Francia con la Bolla Super Solio, ma
rovinato nella salute una ventina di giorni dopo moriva l11 Ottobre 1303 a 69 anni.
2-La protesta di tutta la Cristianità
Tali fatti scossero tutta lEuropa e La Divina
Commedia di Dante è il documento che testimonia la situazione di smarrimento,
espressa con versi lapidari disseminati in tutto il sommo poema fino alla scena grandiosa
della protesta di tutto il Paradiso nel Canto ventisettesimo, in cui si proclama
solennemente che la Sede Romana non rappresenta più Gesù, che ha inviato a Roma Pietro a
fondare la sua Chiesa, e ne viene indicata la causa nellabbandono della direzione
apostolica nella Città di Dio da Costantino in poi. Lo storico Daniel Rops
riassume così riassume la situazione di questo momento della Cristianità:
"La passione del lucro minava il clero come una
cancrena. Cominciava dal palazzo pontificio, dove non si poteva entrare senza vedere
decine di ecclesiastici intenti a contare monete doro e dove ci si ingegnava sempre
più a moltiplicare le tasse che i collettori esigevano senza alcun riguardo. Gli alti
prelati sembravano avere come principale preoccupazione quella di procacciarsi dei
benefici: si citava un Cardinale che ne possedeva ventitré e un altro che possedeva
quattro o cinque Vescovadi. Anche gli Ordini Religiosi mendicanti, che erano sorti per
porre rimedio a una situazione simile allinizio del secolo precedente, ora sono
anchessi coinvolti in tale vizio".
Dante esprime tutto con questi versi:
" Fatto vavete Dio doro e dargento,
e che altro è da voi a lidolatre,
se non chelli uno e voi ne orate cento? "
Lincoerenza tra la Direzione della Città di Dio
e la sua carta costituzionale che è il Vangelo suscitava in mezzo allingenuo
popolo cristiano quei movimenti di critica negativa che invocavano la venuta di qualcuno
che cambiasse la situazione: la casta sacerdotale reputava pericolosi tali movimenti per
la sicurezza della stabilità della Repubblica Cristiana ed etichettandoli come Eretici
cercava di eliminarli. Si ripeteva quanto era già accaduto tra la Direzione del
Popolo Ebreo e dellImpero Romano e il Cristianesimo nascente, tra il Cristianesimo
niceno costantiniano e lArianesimo. Scrive Daniel Rops:
"Cera una fermentazione generale, un
subbollimento simile a quello che si produce nei liquidi che si decompongono. Un po
dovunque i vecchi errori ricomparivano, anche senza che ci fossero dei rapporti tra i
diversi gruppi dei loro promotori. I Fratelli del libero Spirito non erano morti;
essi rivivevano in Germania, in Italia, dovunque, e così pure le piccole sette dalle
dottrine stravaganti come i Turlupini, gli Adamiti e altre. "Ogni donna
sposata che non pianga la sua verginità perduta sarà dannata!" insegnavano gli uni.
"Ci sono due parole funeste, il tuo e il mio, bisogna sopprimerli"
affermavano gli altri, partigiani di un comunismo integrale. I Beghini, movimento
che partiva da autentica pietà, accoglieva ormai autentici esaltati che andavano gridando
Brot durch Gott! Del pane per Dio. I Valdesi, che lInquisizione non
era riuscita a reprimere, rialzavano la testa e uscivano dalle loro valli alpine. Nuove
eresie nascevano, ad esempio quelle dei Fratelli Apostolici, fondata da un
francescano espulso dal suo Ordine, il Segarelli, che insorgeva contro la Chiesa
"rifugio di Satana, antro del Demonio del denaro" e annunciava la sua prossima
caduta; tutta la regione di Parma ne fu infestata e benché il suo fondatore fosse
arrestato e arso sul rogo insieme ai suoi più ferventi discepoli, il movimento tuttavia
continuò sotto la direzione di Fra Dolcino e causò tante devastazioni nella Provincia di
Vercelli che il Vescovo del luogo dovette arruolare contro questi esaltati una vera
crociata e non ne venne a capo se non dopo due anni di lotta armata nel 1307"
Anche tra i Francescani si era creata la frattura tra
quelli che si erano adattati al volere della Gerachia e gli Spirituali i quali,
dietro la spinta di Gerardo di Borgo S. Donnino che verso la metà del 1200 aveva scritto
il libro Introduzione al Vangelo Eterno, affermavano che con Gioacchino da Fiore e
con S.Francesco dAssisi era cominciata la nuova era dello Spirito Santo e presto si
sarebbe instaurato il Regno di Dio con labolizione dellattuale Casta
Dirigente. Questo movimento aveva guadagnato molto terreno: i principali centri di
diffusione erano la Linguadoca, dove a Narbona fino al 1298 ne era maestro il celebre
teologo francescano Pier Giovanni Olivi, condannato come eretico, e la Toscana, dove
Ubertino da Casale ne continuava il movimento venendo relegato nel 1305 alla Verna dove
finiva di scrivere il famoso libro Arbor Vitae, una cruda requisitoria verso il
Papato. Celestino V era senzaltro uno di loro e durante i brevi giorni del suo
Pontificato autorizzò gli Spirituali a formare un ramo distinto nellOrdine
Francescano ma Bonifacio VIII annullò subito la sua autorizzazione ordinando di ricucire
lunità col rifiuto di moltissimi. Nel loro conflitto col Papato gli
"Spirituali", chiamati anche "Fraticelli", sostennero i Colonna
e il Re di Francia e poi lImperatore Ludovico il Bavaro.
Innocenzo III aveva scritto:
" In nessun modo la libertà della Chiesa è garantita
che quando essa assume intero potere sia negli affari temporali che in quelli
spirituali"
e nel Concilio di Lione del 1245 Innocenzo IV aveva
ripetuto:
"Cristo, vero Re e vero Sacerdote secondo
lordine di Melchisedec, aveva trasmesso a Pietro e ai suoi successori la monarchia
sacerdotale e regale nella quale i Sovrani ricevevano da loro una semplice delega"
Per tale concezione i Papi avevano cercato di annullare il
diritto, concesso agli Imperatori Tedeschi al tempo di Carlo Magno, di intervenire
nellelezione del Papa, dei Vescovi e degli Abbati, e in questa lunga e tragica
operazione si erano appoggiati ai Re Francesi. Ma ora il movimento di protesta era
diventato così forte che aveva conquistato anche il Re di Francia e la tragedia di Anagni
non è la vendetta di un Re contro un Papa ma laffermazione brutale
dellautonomia del Potere Laico dal Potere Religioso, dando inizio così alle Nazioni
Moderne.
Dopo un solo giorno di conclave era stato eletto Papa col
nome di Benedetto XI il sessantatreenne Nicolò Boccalino, domenicano dalletà di 15
anni e Generale dellOrdine dal 1296: era un Papa che aveva suscitato tante speranze
anche in Dante Alighieri che aspettava col movimento gioachimita un personaggio che
portasse il rinnovamento che tutti desideravano. Lautentica tempra da
"spirituale" di questo Papa si era manifestata subito dopo la sua elezione
quando si era presentata sua madre, moglie di un notaio, tutta vestita di lusso: lui
dichiarò di non riconoscerla perché sua madre era più povera.
Rinnovò subito la scomunica personale per i quindici
caporioni che avevano compiuto il misfatto di Anagni con la Bolla Flagitiosum scelus dellinizio
del 1304 togliendo però linterdetto alla Francia. Un mese dopo lemanazione
della Bolla moriva allimprovviso a Perugia con sorpresa generale, dopo aver mangiato
dei fichi avvelenati, secondo i cronisti del tempo, dal frate francescano Bernardo
Deliziosi su mandato di Guglielmo di Nogaret e di Sciarra Colonna.
3-Clemente V trasferisce la sede del Papato ad Avignone
Filippo il Bello con limpresa di Anagni non riuscì a
trascinare in Francia Bonifacio VIII ma vi trascinò il Papato dopo la scomparsa
improvvisa del suo successore. Subito si riunirono i Cardinali in Conclave a Perugina ma
per undici mesi non riuscirono a eleggere il Papa perché divisi in due schieramenti,
italiano e francese, e solo quando i Perugini, dopo aver ridotto il rifornimento dei
viveri e aver scoperchiato il tetto del locale, si misero daccordo eleggendo il
francese Bertrando di Goth lArcivescovo di Bordeaux col nome di Clemente V. Clemente
V si fece incoronare a Lione il 14 Novembre 1305 e dal Re Filippo il Bello si fece
convincere a non recarsi a Roma ma a risiedere in Francia nel Castello che avrebbe fatto
costruire ad Avignone.
Per costruire tale Castello diventato in seguito una reggia
e una fortezza, uno dei monumenti più poderosi del Medioevo, concesse al Re di Francia la
riscossione per cinque anni delle decime ecclesiastiche, nominò subito nel 1305 nove
Cardinali francesi su dieci e, dopo la sua installazione ad Avignone nel 1307, cedette per
la soppressione del ricchissimo Ordine Religioso Cavalleresco dei Templari, la cui sede
era ancora a Cipro e il cui potere economico, dopo la caduta nelle mani dei Mussulmani nel
1291 di S. Giovanni dAcri, faceva ombra alla Corte di Francia. Veramente Clemente V
voleva fonderlo con lOrdine degli Ospedalieri ma, non avendo il loro Gran Maestro
accettato, intervenne il Re e, allindomani dellesequie della moglie di Carlo
di Valois il 23 Ottobre 1307, li fece tutti arrestare, ne sequestrò i beni e li sottopose
al processo dellInquisizione con la tortura e in una Assemblea degli Stati Generali
fece chiedere la soppressione dellOrdine.
Clemente V pressato invitò tutti i Governi a partecipare
al processo dellOrdine e dopo cinque anni di ignominiose accuse, di confessioni
estorte con la tortura e ritrattazioni, e soprattutto dopo il rogo a fuoco lento nel 1310
al margine del bosco di Vincennes di cinquantaquattro Templari che protestarono fino alla
fine la loro innocenza, di fronte al quale la quasi totalità dei detenuti si era
precipitata a confessare, ma qualcuno poi dirà:
"Avrei confessato anche di avere ucciso Dio"
Dopo tutto questo finalmente Clemente V convocò a Vienne
per il 16 Ottobre del 1311 un Concilio Generale nel quale si discusse la questione dei
Templari per sei mesi, interrotti dallintervento dello stesso Re col suo seguito: il
22 Marzo 1312 si decise di sciogliere lOrdine senza infliggere condanne, perché
tutti gli altri Governi si erano dichiarati per la sua innocenza. Clemente V con la Bolla Vox
in excelso ne decretò la soppressione perché "colpevole di scandali confessati,
inviso al Re Filippo e inutile in Terra Santa" e invitava i Governi a scioglierlo.
Non aderì il Portogallo, dove sopravvisse col nome di "Milizia di Cristo"
dedicandosi alle scoperte geografiche. In Francia invece Fippo il Bello continuò a
processare i Capi, Jacques Molay e Geoffroy de Charnay: essi, nonostante si fossero
appellati a Clemente V, che non si degnò di rispondere, il 19 Marzo 1314 davanti a un
Assemblea enorme nel piazzale di Notre Dâme di Parigi, presenti tre Cardinali e molti
Prelati, si sentirono condannati al carcere perpetuo. Indignati, gridarono
linnocenza dellOrdine da qualunque colpa e dichiararono se stessi colpevoli
solo di averlo tradito con la loro debolezza, per aver confessato colpe estorte con la
tortura. Per questo, come recidivi, la sera stessa furono condannati al rogo: morirono con
coraggio ammirevole.
Clemente V aveva raccolto una ingente somma per una nuova
Crociata ma dopo la sua morte, avvenuta mentre si recava a fare una cura per la salute a
Bordeaux il 20 Aprile 1314, era stata fatta propria da Filippo il Bello. Le decisioni del
Concilio di Vienne furono raccolte col nome di Constitutiones Clementinae.
Lo stesso anno 1314 morì anche Filippo IV il Bello: il
popolo diceva che i due Capi dei Templari avevano chiamati a rendere conto al tribunale di
Dio lui e il Papa.
La discordia tra i Cardinali nel Conclave durò due anni:
riunito a Carpentras, dopo un colpo di mano di una banda di Guasconi partigiani del Papa
morto, si sciolse; poi riunito a Lione nellAprile 1316, elesse allunanimità
il settantenne Cardinale Vescovo di Porto Giacomo Dièse col nome di Giovanni XXII: era
stato già Professore di Diritto allUniversità di Napoli e precettore di Roberto Re
di Sicilia, Vescovo di Frejus e poi di Avignone. Con lui, cessata la lotta col Re di
Francia, riprende lintrigo con lImperatore del Sacro Romano Impero. Difatti
dopo la scomparsa dellImperatore Alberto dAsburgo, scomunicato da Bonifacio
VIII e morto assassinato da un suo nipote nel 1308, i Grandi Elettori allunanimità
gli avevano dato come successore Arrigo VII di Lussemburgo, un giovanotto di 35 anni che
aveva suscitato grandi speranze specialmente in Italia, che proprio allora veniva
descritta da Dante "nave senza nocchiero in gran tempesta".
Arrigo VII era stato educato alla Corte di Francia e aveva
maturato ideali di restaurazione dellAutorità Imperiale; per attuare questo
progetto aveva trovato lopposizione dei Guelfi, protetti da Clemente V e da Filippo
il Bello e capeggiati da Roberto dAngiò Re di Napoli. Quando Arrigo VII riceveva la
corona dItalia a Milano nel 1310, Roberto dAngiò fece occupare Roma per
impedirgli lincoronazione da Imperatore dei Romani, ma Arrigo VII la liberò e vi si
fece incoronare Imperatore il 29 Luglio 1312 in mezzo a una gran confusione. Poi
ritiratosi in Toscana per prepararsi ad abbattere la prepotenza di Roberto dAngiò,
era stato colto dalla condanna di Clemente V e poi dalla morte a Buonconvento presso Siena
il 24 Agosto 1313, lasciando lItalia senza speranze e la Germania in una
competizione terribile tra Federico I Duca dAustria, figlio dellImperatore
Alberto, e Ludovico il Bavaro.
Proprio allora prendeva proporzioni enormi in tutta
lEuropa la carestia iniziata nellautunno 1315 e si ripetevano le scene che tre
secoli prima aveva descritte Rodolfo il Glabro: bambini scheletriti, contadini che
rosicchiavano le radici degli alberi, episodi anche di cannibalismo, paesi e città
spopolate dalla fame. Un documento della città francese di Ipres dice che dal 1° Maggio
alla metà di Ottobre del 1316 si seppellirono 3000 morti su ventimila abitanti. Anche
questa situazione dovette spingere il nuovo Papa Govanni XXII a restaurare con ogni
impegno le finanze papali riservando a sé i benefici vacanti e a mantenere
linterregno tedesco più lungo possibile.
In Germania nel 1323 ebbe la prevalenza Ludovico il Bavaro
che si affrettò ad andare a cingere la Corona dItalia a Milano chiamato dai
Visconti e Giovanni XXII si affrettò anche a scomunicarlo come usurpatore perché non
aveva il suo permesso. Ludovico il Bavaro seguiva il movimento di idee di affrancamento
del Potere Laico dal Potere Papale, messe in circolazione dai nuovi filosofi come
Marsilio da Padova, che proprio allora finiva di scrivere il suo capolavoro Defensor
Pacis, e come linglese Guglielmo di Ockam, che proprio allora veniva convocato
ad Avignone per quanto aveva scritto nel suo Commento ad alcune Sentenze sottili: per
tutta risposta corse a Roma col suo esercito, facendosi incoronare Imperatore non per diritto
divino ma per diritto naturale, e poi, rifacendosi al diritto carolingio,
nominò Papa col nome di Nicolò V il francescano "spirituale"Pietro da Corvaro
e depose Giovanni XXII. In questa lotta Ludovico il Bavaro era appoggiato dalla corrente
francescana appunto degli Spirituali, che, seguendo rigorosamente il pensiero di
S.Francesco, combattevano la degenerazione non solo del loro Ordine ma di tutta la Chiesa.
A sua volta Giovanni XXII, dopo aver tentato invano di
riunire gli Spirituali al troncone obbediente francescano, scomunicò anche loro,
facendone un altro gruppo di Eretici. Nicolò V andò prima a Viterbo poi a Pisa, dove fu
fatto prigioniero dalle forze di Giovanni XXII e veniva condotto ad Avignone dove dovette
fargli atto di sottomissione . Giovanni XXII moriva il 4 Dicembre 1334
Il 20 Dicembre 1334 i Cardinali elessero Papa il
cistercense Giacomo Fourier col nome di Benedetto XII:cercò di riportare la Sede Papale a
Roma anche dietro le preghiere del Petrarca da lui nominato Canonico di Lombez nel 1335,
ma ne fu impedito dalla maggioranza dei Cardinali francesi e così finì che nel 1339
ordinò il definitivo assetto del gigantesco Palazzo di Avignone. Cercò anche di
aggiustare i rapporti con lImperatore Ludovico il Bavaro ma le trattative vennero
interrotte per lintervento del Re di Francia Filippo VI, che nel 1337 sequestrava la
regione Guienna o Aquitania, infeudata da oltre due secoli e mezzo allInghilterra,
perché il Re inglese Guglielmo III aveva ripetutamente rifiutato lamaggio feudale,
e così dava lavvio alla "Guerra dei centanni" tra Francia e
Inghilterra. Gli Elettori Tedeschi si riunirono a Rense presso Bonn il 16 Luglio del 1338
, fecero la solenne affermazione che il loro eletto aveva diritto di essere Imperatore
senza lapprovazione di Roma e nell Agosto successivo Ludovico il Bavaro
dichiarò che lautrorità non gli proveniva dal Papa e pertanto lImperatore
non può essere giudicato da lui.
Benedetto XII risanò la Corte Papale di Avignone ordinando
ai Prelati provvisti di beneficio di cura danime di risiedere nella propria
Diocesi;cessò di riscuotere le rendite dei benefici vacanti come aveva fatto Giovanni
XXII, dicendo che è meglio lasciarli vacanti che male amministrati; mise disciplina anche
negli Ordini Religiosi e fu severo col nepotismo. Morì per grave malattia il 25 Aprile
1342.
4- "La Sacra Repubblica Romana" di Cola di Rienzo
Dopo tredici giorni il 7 Maggio 1342 fu eletto Papa il
cinquantunenne monaco benedettino Pietro Roger dei Conti di Beaufort col nome di Clemente
VI. Dovette subito affrontare il grave errore commesso proprio allora nel 1342 da Lodovico
il Bavaro, che per ragioni di eredità aveva sciolto il matrimonio di Margherita
Maultasch, che aveva in dote il Tirolo e la Carinzia, con Giovanni di Boemia, perché
potesse essere sposata da suo figlio Lodovico Margravio di Brandeburgo: fu un grave
scandalo tanto che gli stessi Principi Elettori protestarono. Clemente VI con Bolla del 12
Aprile 1342 gli imponeva di abdicare entro tre mesi. Lodovico il Bavaro cercò di riparare
lerrore dando segni di ravvedimento ma i Principi Elettori si riunirono ed elessero
Re di Germania un nuovo Re, Carlo IV, che prestò giuramento al Papa, fu incoronato a Bonn
il 26 Novembre 1346 ed ebbe partita vinta perché Lodovico il Bavaro fu tolto di mezzo
incontrando la morte in una partita di caccia l11 Ottobre 1347.
Clemente VI, nonostante fosse un monaco, era stato alla
Corte del Re di Francia come Guardasigilli del Regno e sera abituato a cose fastose:
fece spese ingenti per la sua incoronazione, dette 500.000 fiorini doro a Filippo IV
Re di Francia per finanziarne le prime avvisaglie della "guerra dei
centanni", iniziata nrl 1337 per la rivendicazione delle terre francesi
infeudate allInghilterra, e ne dette altri 18.000 alla Regina di Sicilia Giovanna I
dAngiò per lacquisto di Avignone. Ma non seppe fare mulla per Roma, ridotta
dallassenza del titolare feudale in uno stato di abbandono pietoso: i Signorotti
saccheggiavano per materiali edilizi i grandi monumenti antichi per le loro sontuose
dimore e le sue strade erano infestate da erbacce, animali e briganti. La popolazione
romana era ridotta a circa 14.000 abitanti, decaduti nellabbiezione morale: quando
il celebre predicatore domenicano Venturino da Bergamo vi arrivò, seguito da uno strano
corteo di circa 10.000 persone per predicarvi la pace come aveva fatto nelle città
lombarde e toscane, fu acclamato mentre invocava il ritorno del Papa a Roma, ma fu
schernito mentre parlava male dei divertimenti carnevaleschi di Piazza Navona.
Nel Gennaio 1343 Clemente VI ad Avignone ricevette
unAmbasciata di Romani con a capo il giovanotto trentenne Cola di Rienzo, che lo
pregava di tornare a Roma, dipingendone lo stato di abbandono. Cola di Rienzo era nato e
vissuto ad Anagni fino a ventanni, poi per studiare era andato a Roma dove divennne Notaio
e restò impressionato dai monumenti della sua antica grandezza e gli era nata
lansia di restituire alla città la sua dignità, specialmente dopo avere assistito
in Campidoglio l8 Aprile 1341 allincoronazione di Francesco Petraraca come
poeta per decreto di Roberto dAngiò Re di Napoli. Clemente VI non poté fare che
lodare le sue buone intenzioni e concedergli lincarico di Notaio della Camera Urbana
con lo stipendio di cinque fiorini doro incoraggiandolo a interessarsi
dellAmministrazione della città.
Cola di Rienzo ripartiva da Avignone anche con l
incoraggiamento di Francesco Petrarca, molto sentito dal Papa, e nel Maggio 1344 si
ritrovava in Campidoglio ad arringare il Popolo Romano perché ridonasse dignità alla sua
città convinto di essere ispirato dallo Spirito Santo. Ebbe pieni poteri e si dichiarò
"umile inviato dal popolo contro i cani e i serpenti del Campidoglio" e assunse
il titolo di "Tribuno di Pace, di Libertà e di giustizia, Liberatore della Sacra
Repubblica Romana": fu incoronato con sette corone e con la palla dargento in
S.Maria Maggiore. Organizzò uno Stato da Roma a Viterbo e a Fondi, con Provvedimenti equi
che passarono negli "Statuti dellUrbe" nel 1363, con una visione
universale da abbracciare tutta lItalia e il Mondo.Laggravio delle imposte e
lopposizione della Nobiltà provocarono una rivolta popolare che lo fece fuggire e
determinarono linvio nel Dicembre 1347 di un Legato Papale con un esercito nella
persona del Cardinale Bertrando di Dreux, incaricato di processarlo. Egli fuggì prima
presso un convento di "Fraticelli" in Abruzzo, poi si recò a Praga per esporre
allImperatore Carlo IV il suo progetto di restaurazione della Chiesa e
dellImpero, ma dallArcivescovo di Praga nel 1350 fu fatto imprigionare e
consegnare a Papa Clemente VI. Riuscì a malapena a sfuggire al rogo anche per
lintervento di Francesco Petraraca.
Nel frattempo nel 1347 era scoppiata unaltra
terribile calamità: la peste nera, proveniente dallOriente, che colpiva uomini e
animali con bubboni grandi come un uovo e con macchie nere su tutto il corpo: senza nessun
sintomo di febbre causava morte certa al terzo giorno. A Firenze in cinque mesi ci furono
100.000 decessi; ad Avignone dal 25 Gennaio al 27 Aprile 1348 ci furono 62.000 vittime,
metà della popolazione, e Clemente VI autorizzò la sepoltura di 11.000 cadaveri nel
cimitero papale nei due mesi di Marzo e Aprile. Nella Corte Papale furono colpiti 94
membri su 450 e molti Monasteri di quasi duecento Monaci restarono vuoti. Lintera
Europa visse quasi tre anni di terrore e gli Ebrei, specialmente in Germania e in Italia,
furono accusati di esserne la causa, perché si diceva che avvelenavano i pozzi e in
diverse regioni furono posti al rogo, tanto che il Papa dovette minacciare la scomunica a
chiunque bruciasse un Ebreo. Si può ammettere che un terzo della popolazione europea sia
stato sterminato, ricordando che a metà secolo XIV la popolazione francese era di circa
4.400.000 abitanti. Di tale pestilenza fu fatta dal Boccaccio nel Decamerone una
descrizione allucinante: essa dette incremento alle compagnie dei flagellanti, invocanti
la misericordia divina e poiché con i loro eccessi recavano grande turbamento, vennero
condannate da Clemente VI e i loro capi furono fatti arrestare.
Il 6 dicembre 1352 a sessantun anni moriva Clemente VI e il
18 Dicembre i Cardinali, pressati dal timore del Re di Francia Giovanni II il Buono che
stava marciando con un esercito per imporre al Conclave delle limitazioni
allaurorità papale, elessero subito il Vescovo di Limoges e Cardinale di Ostia,
Stefano Aubert col nome di Innocenzo VI, che subito dopo lelezione si affrettava ad
annulare tali limitazioni. Innocenzo VI ebbe come prima preoccupazione il recupero del
Patrimonio di S.Pietro. Dette questo incarico nel Settembre 1353 allArcivescovo di
Toledo Egidio Alvarez di Albornoz, rifugiato ad Avignone nel 1350 perché caduto in
disgrazia del Re di Castiglia Pietro I il Crudele e fatto allora Cardinale, e gli
affiancò Cola di Rienzo per lascendente che aveva goduto presso la popolazione di
Roma. Il Cardinale Albornoz e Cola di Rienzo marciarono a capo di un esercito verso Roma e
il 1° Agosto 1354 vi entrarono accolti trionfalmente dalla popolazione: perciò dal
Cardinale Albonoz Cola di Rienzo venne nominato Senatore o Governatore della città con
lentusiamo popolare. Ma, dopo due mesi, nel Settembre 1354 per i suoi eccessi
megalonici e le tasse imposte, venne dal popolo furente assalito in Campidoglio; fuggito,
fu riconosciuto e linciato per le vie e dopo di essere stato appeso per i piedi nella
Piazza di S.Marcello, fu bruciato e le sue ceneri vennero disperse.
Il Cardinale Albornoz sostituiva Cola di Rienzo con un
nuovo Senatore e in sei mesi riconquistò lo Stato Papale, da Roma a Spoleto, a Ravenna,
ad Ancona, occupato dai Signorotti Vico, Ordescaffi, Malatesta, Manfredi e altri, e lo
riordinò con statuti precisi che amanò a Fano nel 1357 denominati Costituzioni
Egiziane, che restarono in vigore per molto tempo;fece anche una corsa ad Avignone per
soccorrere Innocenzo VI aggredito da una grossa banda di briganti.
Innocenzo VI introdusse norme severe per la Corte Papale
obbligando alla residenza tutti i titolari di benefici ecclesiastici ed eliminando tanti
personaggi che si godevano più prebende. Dovette accettare lemanazione della Bolla
dOro fatta il 25 Dicembre 1356 dallImperatore Carlo IV: con essa sottraeva
lelezione imperiale dal Potere Papale e stabiliva che venisse fatta da sette
Principi Elettori di cui tre ecclesiatici (gli Arcivescovi di Magonza, di Colonia e di
Treviri), e quattro laici (il Re di Boemia, il Conte del Palatinato, il Duca di Sassonia e
il Margravio di Brandeburgo) e inoltre stabiliva che lincoronazione imperiale
venisse fatta a Treviri e non più a Roma.Nel 1360 si interpose come mediatore di pace
nella Guerra dei Centanni tra Francia e Inghilterra e inviò a Costantinopoli il
celebre predicatore carmelitano Tommaso di Salinose per cercare di risanare lo scisma
dOriente ma quando questo tornò a dargli conto della sua missione trovò che era
morto il 22 settembre 1362.
Nel conclave successivo del 6 Novembre 1362 un Cardinale
ebbe la maggioranza di voti ma non accettò il Papato e si dovette ricorrere a una
personalità estranea al Collegio Cardinalizio, cioè allAbbate del monastero
benedettino di S.Vittore di Marsiglia, Guglielmo Grimoard, Professore di varie Università
e Legato di Innocenzo VI presso il Re di Napoli. Egli prese il nome di Urbano V e mise
subito mano alla riforma della Curia Papale, che aveva sviluppato i servizi in modo
impressionante, tutti svolti dai vari gradi di Chierici i quali , dice Daniel Rops,
"accanto ai necessari funzionari vi avevano accumulate
centinaia di domestici, scudieri, ufficiali di guardia, portieri, camerieri, cacciatori e
altri specialisti di animali e innumerevoli parenti e parenti dei parenti e amici dei
parenti".
Allontanò simoniaci e accumulatori di benefici, esigendo
celerità nel disbrigo delle pratiche. Nel 1363 scomunicò il Signore di Milano Bernabò
Visconti, principale ostacolo al predominio dello Stato Papale in Italia: difatti Bernabò
nel 1355 alle città poste al di là dellAdda, cioè Bergamo, Brescia, Cremona e
Crema, avute nella spartizione con i suoi due fratelli Matteo II e Galeazzo II alla morte
dello zio Arcivescovo di Milano Giovanni , avvenuta nel 1354, aggiungeva anche Lodi, Parma
e Bologna per la morte del fratello Matteo. Bologna nel 1356 si era ribellata insieme a
Pavia a Bernabò sotto la influenza della politica del Cardinale Albornoz: Bernabò
rioccupava prima Pavia e poi nel 1359 Bologna ma il Signore di Bologna Giovanni da Oleggio
chiamava in aiuto il Cardinale Albornoz offrendo la città alla Chiesa. A S.Ruffillo
lesercito papale batteva Bernabò nel 1361 e, per eliminarne il potere, il Cardinale
Albonoz promoveva una vasta Lega composta oltre dalla Stato Papale anche dagli Estensi di
Ferrara, dagli Scaligeri di Verona, dai Carrara di Padova, dai Gonzaga di Matova, dai
Montefeltro e da Giovanna I Regina di Napoli. Non riuscendo a fiaccarne la forza, Urbano
VI usò larma della scomunica: nel 1364 lo assolveva trattenendosi Bologna e
indennizzandone Bernabò.
5-Lordine ristabilito a Roma dal Cardinale Egidio
Albonoz convince i Papi a tornarvi e scoppia il Grande Scisma dOccidente
Lordine ristabilito a Roma dal Cardinale Albornoz
fece decidere a Urbano V di riportarvi la Sede Papale: era daccordo anche
lImperatore Carlo IV andato per questo ad Avignone nel 1365, ma non il Re di Francia
Carlo V che mandò a dissuaderlo il suo maestro, il celebre scienziato Nicolò
dOresme, e neppure i Cardinali francesi. Ma Urbano V fu irremovibile:lo esigeva la
situazione della Cristianità che ricominciava ad essere aggredita dai Mussulmani.
Da qualche decennio la giovane potenza della tribù dei
Turchi Ottomani, chiamati così da Othman fondatore della dinastia, al quale nel 1326 era
succeduto il figlio Orcano I, instancabile guerriero, il quale, riprendendo il disusato
titolo di Sultano, aveva assoggettata tutta lAsia Minore con i suoi soldati di
professione, i famosi Giannizzeri, e a metà del secolo XIV si dirigeva verso
lEuropa. Orcano I era stato chiamato dal Basileus Giovanni VI Cantacuzeno, di cui
aveva sposata la figlia e che si era ribellato alla Reggente Anna di Savoia nel momento in
cui stava consegnando il Potere a suo figlio Giovanni V Paleologo (1341-1396). Da quel
momento non cera stato anno in cui lEuropa Cristiana non aveva dovuto
constatare con angoscia una nuova avanzata dei Turchi: era come una marea infinita
paziente e irresistibile che saliva allassalto dellOccidente. Nel 1356
Solimano, uno dei figli di Orcano I, occupava Gallipoli, porta dei Dardanelli; quattro
anni dopo nel 1360 il Sultano Murad I il Grande (1360-1389) occupava Adrianopoli facendola
sua capitale e rendendo il Baliseus Giovanni V Paleologo suo vassallo: aveva fatto un
numero così grande di prigionieri da venderli a vile prezzo per liberarsene. Giovanni V
Paleologo era andato a chiedere aiuto inutilmente a Roma e a Venezia, dove essendo
affogato nei debiti i Banchieri lo fecero arrestare e mettere in prigione per qualche
tempo. I Turchi spadroneggiavano nelle Isole dellEgeo e il Re di Cipro, Pietro I
Lusingano, nel 1365 aveva compiuta leroica impresa di occupare Alessandria
dEgitto che dovette abbandonare dopo tre giorni, e nello stesso tempo laltro
Lusignano Leone VI, Re della Piccola Armenia, Regno costituito in Cilicia dagli evasi
dalla Grande Armenia nel secolo XI per linvasione dei Turchi Selgiucidi, faceva
appello a Roma perché stava per essere eliminato dai Turchi.
A Tali notizie lOccidente cristiano si era commosso e
Urbano V aveva chiamato la Cristianità alla Crociata, ma non avevano risposto né
lItalia in preda al caos né la Francia e lInghilterra in piena guerra dei
CentAnni né lImpero che non aveva un vero Capo: soltanto Amedeo VI di Savoia,
detto il Conte Verde, era partito da Venezia nel Giugno 1366, aveva fatto un bel colpo a
Gallipoli riprendendola ai Turchi e poteva andare a scorazzare per il Mar Nero, ma poi se
nera dovuto tornare comprendendo che da solo non poteca fiaccare la potenza turca
Gli appelli ripetuti con ardore da Caterina da Siena,
spinsero Urbano V irremovibilmente a partire da Avignone il 30 Aprile 1367 per andare a
salpare a Marsiglia con una flotta di 23 galere delle Repubbliche Marinare italiane. Il 3
Giugno scese a Corneto e andò a Viterbo dove assistette alla morte del Cardinale
Albornoz; il 16 Ottobre venne accolto trionfalmente in Roma, dove cominciò a restaurare
le chiese decadenti e ricevette lImperatore dOriente Giovanni Paelologo andato
per ricucire lo scisma. Ma dopo la scomparsa del Cardinale Albornoz le città italiane
ricaddero nelle mani dei Signorotti come prima e le Compagnie di Ventura cominciarono a
scorrazzare per la Penisola, perciò dopo soli tre anni Urbano V il 24 Settembre 1370
riprendeva la via di Avignone e vi moriva due mesi dopo.
I Cardinali, tutti francesi meno tre italiani e uno
inglese, elessero il Cardinale francese Pietro Roger dei Conti di Beaufort, nipote di
Clemente VI: aveva quarantanni ed era solo Diacono perciò il 4 Gennaio 1371 fu
ordinato Prete e Vescovo e il giorno seguente fu incoronato Papa col nome di Gregorio XI.
Era stato fatto Canonico a undici anni, poi Priore di Mesvres presso Autun e Cardinale a
diciannove anni secondo il costume invalso ad Avignone; era andato a studiare Diritto a
Perugia alla scuola del celebre giurista perugino Baldo degli Ubaldi.
Ebbe subito a che fare con Firenze che dopo la morte del
Cardinale Olbonoz aveva accusato la politica papale di voler invadere la Toscana, anche
perché i Governatori francesi sparsi per lo Stato della Chiesa con le loro malversazioni
si erano resi odiosi a tutti. Firenze, fatta lega con altre città, aveva alzata la
bandiera della ribellione spargendo i suoi emissari in tutte le città per persuadere le
popolazioni ad alzare la testa; il suo Consiglio degli "Otto Santi" o degli
"Otto Preti", come venivano chiamati dal popolo gli Otto Consiglieri che la
dirigevano con polso terribile imponendo tasse anche alle chiese, si faceva beffe del
Potere Papale. In pochi mesi lopera del Cardinale Albornoz fu distrutta.Gregorio XI
colpì di interdetto Firenze mettendola al bando della Cristianità: i Re furono invitati
a cacciare dalle loro terre i mercanti fiorentini e lo fecero molto volentieri perché
Firenze allora era una concorrente temibile.
Anche i Turchi erano una sorgente di preoccupazione per
Gregorio XI e perciò rilanciò la Crociata tra i Principi cristiani: questa volta
risposero i Sovrani dellEuropa Orinetale direttamente minacciati e , attorno al Re
Angioino di Ungheria Luigi I il Grande, nel 1371 si strinsero i Re di Serbia, di Bosnia,
di Bulgaria e di Valacchia e marciarono uniti contro Murad I il Grande ma furono da lui
sconfitti a Cirmen lasciando loro la via libera fino a Sofia.
Per mettere ordine in Italia Gregorio XI accettò la
collaborazione di un uomo di ferro, l Cardinale Roberto Conte di Ginevra, il quale
organizzò una guerra atroce nella penisola: con i suoi mercenari Bretoni di Malesdroit e
Inglesi di Hauwkwood devastò tutta la Toscana, abbatté tutti coloro che erano più o
meno sospetti simpatizzanti fiorentini e riprese le fortezze ribelli dello Stato della
Chiesa commettendo violenze e depredazioni e nel 1377 lorrendo massacro di Cesena la
cui popolazione venne decimata. Firenze era stata ridotta allo stremo tanto che Gregorio
XI uscì con questa frase:
"O io abbatterò Firenze o Firenze abbatterà la
Chiesa".
La situazione era arrivata a tale punto che Firenze sembra
abbia chiesta la mediazione di un personaggio di cui allora tutti stavano parlando: la
trentenne mistica veggente Caterina Benincasa di Siena, ventiquattresima dei venticinque
figli di un artigiano tintore, della quale si diceva che i miracoli le uscivano dalle mani
a fasci, che alletà di sei anni aveva visto la "parusia" di Gesù, a
sette aveva contratto matrimonio con Gesù Bambino, a quattordici aveva avuta
unapparizione notturna di S.Domenico che le mostrava labito bianco e nero del
suo terzordine e perciò era entrata nella Congregazione delle Mantellate dicendo
"fui eletta per portare rimedio a un grande
scandalo".
Si era formato attorno a lei una "bella brigata"
di donne e di uomini di ogni età e condizione sotto la sua guida col nome di
"mamma". Fatta ardita dalla sua ispirazione mistica gridava contro la corruzione
degli uomini di Chiesa e scriveva lettere infocate a tutti: ne scrisse venti anche a
Gregorio XI per dirgli che doveva tornare a Roma e
"doveva innalzare il gonfalone della Santa Croce per
promuovere il gran passaggio"
nel paese degli Infedeli cioè la Crociata. Si diceva che
stava anche cinquantacinque giorni senzaltro nutrimento che unostia e che
portava nel corpo le stigmate come S.Francesco. Veniva diretta dal Domenicano Raimondo da
Capua, suo biografo e futuro Generale dellOrdine.
Gregorio XI aveva già concepito dentro di sé lidea
di riportare il Papato a Roma: a un Vescovo, al quale aveva detto di andare a risiedere
nella sua Diocesi e che gli aveva osservato
"Vostra Santità non è forse più in ritardo di me nel
raggiungere la sua?",
aveva risposto prontamente e con decisione:
"Presto sarò a Roma".
Sembra che ne avesse addirittura fatto voto segreto a Dio.
Tuttavia era in preda a una grande indecisione: il Re di Francia gli aveva mandato suo
fratello il Duca dAngiò a gridargli che tornando a Roma andava ad esporre la tiara
ai peggiori oltraggi e il cardinale Jacopo Orsini gli ripeteva:
"Si è mai visto un regno ben governato in assenza del
suo padrone?".
A toglierlo dalla sua indecisione arrivò ad Avignone
Caterina da Siena. Ai suoi ripetuti incitamenti a tornare a Roma Gregorio XI disse:
"Io non ti chiedo di consigliarmi ma di darmi un segno
della volontà di Dio".
Caterina gli rispose:
"Fate quello che avete promesso a Dio".
Questallusione al suo voto segreto fu presa come
segno che Caterina parlava ispirata da Dio e finalmente Gregorio XI prese una decisione
irremovibile nonostante alla soglia del Palazzo di Avignone fossero accorsi a sbarrargli
la strada i vecchi genitori e quattro sorelle. Salpato a Marsiglia e arrivato a Genova il
13 Settembre 1376, stava per tornare indietro se non ci fosse stata Caterina ad
accoglierlo con una folla accorsa da ogni parte e a incitarlo a proseguire. Arrivò a Roma
il 17 Gennaio 1377 e la trovò più agitata che mai per le fomentazioni che Firenze vi
operava. Caterina andò a piegare Firenze con la sua parola: la folla irritata tentò di
bruciarla viva e un sicario le fece un pericoloso attentato, ma riuscì a ottenere la
riconciliazione col Papa, il quale però moriva poco dopo a soli 47 anni il 27 Marzo 1378,
e fu lultimo Papa francese.
Il litigio nato nei dieci giorni di conclave tra i cinque
Cardinali francesi, i quattro italiani e i sette limosini per eleggere il successore, si
ripercuoteva nel Popolo Romano che fuori tumultuava gridando
"Lo volemo romano o almanco italiano"
e faceva suonare le campane a stormo. I Limosini per
evitare lelezione di uno dei tre gruppi fecero il nome del sessantenne napoletano
Bartolomeo Prignani Arcivescovo di Bari che non era Cardinale ma addetto alla Curia Romana
ed ebbe la maggioranza dei voti con un solo astenuto e tre riserve. I Cardinali
affacciandosi dalle mura e vedendo la folla tumultuante, nel timore che non fosse gradito
al popolo, ricominciarono la votazione e venne di nuovo confermato lo stesso nome.
Essendosi sparsa la voce che fossse stato eletto ancora un francese, la folla tumultuante
irruppe nel Palazzo reclamando un Papa romano: uno ebbe la strana idea di imporre a forza
la mitra e la cappa papale al sentantenne Cardinale italiano Francesco Tebaldeschi e di
additarlo alla folla inferocita come il nuovo Papa:Tebaldeschi stette al gioco, lo tenne
abbastanza a lungo da permettere ai Cardinali più accorti di prendere il largo, poi
rivelò il vero eletto. Il giorno dopo 10 Aprile 1378 le Autorità Romane avvertite si
affrettarono a riunire di nuovo i dodici Cardinali che ancora erano a Roma per
intronizzare il nuovo Papa, che si chiamò Urbano VI. La maniera con cui era stato eletto
forse influì sul suo terribile carattere furioso e rozzo che lo rese odioso a tutti.
Invano Caterina da Siena, informata, gli scriveva di "moderare in nome del Signore
crocefisso gli impulsi spontanei della natura". Al Cardinale di Amiens dette del
cialtrone; al Cardinale Orsini che lo aveva incoronato dette dellimbecille;
allincaricato delle imposte che gli portava il frutto del suo lavoro scaraventò in
faccia il denaro con la frase che S.Pietro disse a Simon Mago
"il tuo denaro vada con te in perdizione".
Davanti a tutto il gruppo dei Cardinali francesi disse che
avrebbe fatta una tale infornata di Cardinali italiani che nel Sacro Collegio per loro
sarebbe stato meglio tacere: fu la sua rovina.Il Cardinale Roberto Conte di Ginevra si
allontanò dalla sala pallidissimo e col pretesto di una vacanza andò con altri dodici
Cardinali francesi ad Anagni, guardati da truppe di Guasconi e Navarresi: il 9 Agosto
dichiararono viziata da coartazione e perciò nulla lelezione di Roma e decisero di
eleggere un nuovo Papa. Questoperazione fu fatta a Fondi sotto la protezione del suo
Signorotto e del Re di Napoli: venne eletto proprio il Cardinale Roberto di Ginevra col
nome di Clemente VII. A Urbano VI restava fedele solo il vecchio Tebaldeschi e dovette
creare nuovi Cardinali per sostenersi. Il nuovo Papa Clemente VII cercò con le sue truppe
di impossessarsi di Roma ma presso il Castello Romano di Marino il 28 Aprile 1379 fu
sconfitto da quelle di Alberico da Barbiano al servizio di Urbano VI e dovette ritirarsi
ad Avignone. Così la Cristianità si divise in due campi: lItalia Meridionale col
Regno di Napoli, la Francia, la Spagna e la Scozia riconobbero vero Papa Clemente VII,
mentre lItalia Settentrionale, la Germania con lEuropa Orientale e
lInghilterra riconobbero vero Papa Urbano VI. Cominciava il Grande Scisma
dOccidente.
6-Riprende il movimento di protesta e i teologi additano
nella monarchia papale la sorgente di tanti malanni
Questo fatto clamoroso sembrava dare ragione al Professore
di Oxford Giovanni Wiclef, che, quando Urbano VI reclamò dal Re dInghilterra i
trentatré anni di arretrati che gli doveva a titolo di "vassallo della Santa
Sede", come erede di Giovanni Senza Terra, aveva preso loccasione per scrivere
un memoriale per confutare tale pretesa e per innalzare la bandiera della riforma contro
la fiscalità papale, il traffico dei benefici, la venalità dei Preti e dei Monaci e
contro lorganizzazione degli Ordini mendicanti, e nonostante lArcivescovo di
Canterbury gli avesse imposto il silenzio, non cessò di rampognare in pubblico quei due
Papi che si litigavano la tiara "come due cani un osso". Proprio nel 1378
pubblicava il trattato De Ecclesia nel quale dimostrava che la Chiesa di Gesù non
è quella visibile gerarchica, ma quella invisibile che vive secondo il Vangelo e che Dio
predestina alla salvezza. Wiclef copre del suo disprezzo i preti, denuncia le indulgenze
come trappole diaboliche per gonzi, i Santi non sono quelli canonizzati ma quelli
conosciuti da Dio, chiamando il Papa "uomo del peccato", "Gog il capo del
clero cesareo" e "membro di Lucifero". Subito dopo nellaltro libro De
Officiis Regis affermava che il Re aveva unautorità divina indipendente da
quella ecclesiastica e dava vita alla "milizia dei poveri predicatori", che
vestiti di bigello rosso e con un bastone in mano andavano in giro a predicare il Vangelo
creando un consistente movimento di Lollardi, che sfociò nel 1381 nella sanguinosa
rivolta di bande contadine capeggiate da Wat Tyler, durante la quale la testa
dellArcivescovo di Canterbury venne portata in giro infilzata in una picca, e si
dice che Wiclef, vedendo le bande di sgozzatori, avesse gridato:
"La mia rivoluzione è in marcia".
Nel 1382 un Concilio di Londra condannò le sue dottrine e
il giovane Re Riccardo II proibì di predicare a chi non avesse un regolare mandato.Wiclef
si ritirava nella sua Parrocchia di Lutterworth dove scrisse lultimo libro Il
trialogo e dove moriva il 31 Dicembre 1384 lasciando un movimento ancora vitale.
Intanto Urbano VI col suo carattere violento si urtava
anche con i suoi amici: inutilmente la mistica di Siena, Caterina, lo supplicava di
moderare la sua lingua e moriva senza ottenerne un miglioramento il 29 Aprile 1380. Oltre
essere un violento con le parole era anche un coraggioso provocatore: un giorno durante
una rivolta popolare uscì ad affrontarla dicendo:
"Eccomi, che volete?".
Quando scoprì che alcuni Cardinali daccordo col Re
di Napoli Carlo III avevano congiurato per metterlo sotto custodia come pazzo o
addirittura eliminarlo, li fece arrestare, torturare, condurre dietro di sé legati come
sacchi sopra dei muli a testa nuda sotto la canicola, processare e incarcerare, e
scomunicò il re di Napoli. Trasferitosi incautamente a Nocera con la Curia, fu da Carlo
III assediato: fu liberato dallintervento della Flotta Genovese alla quale dovette
sborsare una forte somma per non essere stato dato in mano a Clemente VII di Avignone.Lo
scandalo fu tale che tutti lo abbandonarono e tornato a Roma vi morì solitario e feroce
il 13 Ottobre 1389.
Tali tristi fatti di discordia non scoraggiavano i
Cristiani dellEuropa Balcanica a unirsi contro i Turchi invasori in unaltra
crociata, questa volta attorno al Principe Lazzaro Hrebeljanovic Zar della Serbia del Nord
e vassallo dellUngheria: i Turchi erano sempre comandati da Murad I il Grande.Lo
scontro era avvenuto il 15 Giugno 1389 in una battaglia epica a Kossovo e i Cristiani
furono definitivamente sconfitti al "Campo dei Merli" dove caddero nella stessa
battaglia i due Capi dei camoi avversi, Murad e Lazzaro.Questa celebre battaglia decise la
sorte delle popolazioni iugoslave che furono sottomesse alla la Mezzaluna: da allora la
nuova frontiera tra Mussulmani e Cristiani diventò lUngheria.
Subito dopo la morte di Urbano VI nellOttobre 1389 i
14 Cardinali romani elessero il nobile trentenne napoletano Cardinale Pietro Tomacelli col
nome di Bonifacio IX, disponibile alla pace e alla conciliazione:appena eletto fece grazia
ai quattro Cardinali imprigionati dal suo predecessore restituendoli alla loro dignità.
Essendo morto nel 1385 il Re di Napoli Carlo III a Buda dove era andato per esservi
incoronato Re di Ungheria e dove era stato avvelenato per avere lui nel 1381 soffocata la
Regina Giovanna di Napoli per impadronirsi del Regno, Bonifacio IX prese loccasione
per riconciliare alla S.Sede il suo giovane figlio Ladislao facendolo incoronare
solennemente a Gaeta il 29 Maggio 1390 dal suo Legato Cardinale Acciauoli. Non rispose
alle scomuniche lanciategli contro da Clemente VII, tuttavia dichiarò che lunica
maniera di fare la pace e lunione era quella di sottomettersi allunico Papa di
Roma.
La discordia nellAlta Direzione della Chiesa si
ripercuoteva nellintera Cristianità: nelle Diocesi, nelle Parrocchie e nei
Monasteri cera Vescovo contro Vescovo, Parroco contro Parroco, Abbate contro
Abbate;anche le persone ritenute sante erano distribuite nelle due "obbedienze":
S.Caterina da Siena, S.Caterina di Svezia, il Beato Pietro dAragona, Gerardo di
Groote detto "luce della Chiesa", riconoscevano legittimo il Papa di Roma;
riconoscevano legittimo invece il Papa di Avignone S.Vincenzo Ferreri che scriveva un
trattato per dimostrarla, S.Coletta e il Beato Pietro di Lussemburgo. Questultimo
era il sesto figlio del Principe Guido Lussemburgo-Ligny: era nato nel 1369, a nove anni
nel 1378 era Canonico di Parigi, a 11 anni nel 1381 era Arcidiacono di Bruxelles, a 15
anni nel 1384 era Vescovo di Metz e Cardinale, a 16 anni rinunciava a tutte le sue
dignità e a 19 anni moriva nel 1388 e moltiplicava le guarigioni per chi si recava a
pregare sulla sua tomba.
Unimmensa angoscia aveva preso i Cristiani a tutti i
livelli: la "grande secessione" sembrava annunziare la fine del mondo, prevista
per lanno giubilare 1400 e per questo i due Papi avevano "venduta"
lindulgenza plenaria per il 1390. Schiere di penitenti si mettevano in marcia
vestite di lunghe tuniche bianche che li facevano denominare Dealbati e i Flagellanti
facevano ancora più impressione annunciando la venuta dellAnticristo.
Nel 1394, lUniversità di Parigi, faro della
Cristianità, cui presiedeva il grande Gersone, proponeva tre soluzioni da sperimentarsi
luna dopo laltra: labdicazione simultanea dei due Papi; larbitrato
di una commissione che avrebbe stabilito il Papa legittimo; infine la decisione di
unAssemblea Ecumenica. Ma dopo la morte per un colpo apoplettico di Clemente VII,
avvenuta proprio nel 1394, invece di cogliere loccasione per ristabilire
lunione e la pace, i Cardinali di Avignone elessero come sucessore il settantenne
spagnolo Pietro di Luna col nome di Bendetto XIII, suscitando grande meraviglia e
sconcerto, tanto che tutto il Clero di Francia in una grande Assemblea con 11 Arcivescovi,
60 Vescovi e i Dottori delle Università, dichiarò la sua completa indipendenza per
costringerlo ad abdicare. Bendetto XIII non cedette neanche di fronte allabbandono
di diciassette suoi Cardinali e neppure quando il Re di Fancia lo assediò con le truppe
ad Avignone dove rimase prigioniero cinque anni e da dove riuscì a fuggire per andare a
Chateaux Reynard. Dopo questi cinque anni di complicate vicende il Clero francese dovette
tornare alla sua obbedienza.
Al motivo di angoscia proveniente dalla situazione interna
alla Cristianità se ne aggiungeva un altro proveniente dalla invasione dei Turchi.
Difatti al loro terribile Capo Murad I il Grande caduto insieme alleroe cristiano
Lazzaro Hrebeljanovic nella battaglia del Kossovo nel 1489, era succeduto suo figlio
trentacinquenne Bajazet I detto il "fulmine", che continuò limvasione
della Serbia, della Bulgaria e della Valacchia: bastò una sua parola per terrorizzare il
Basileus Giovanni V Paleologo e lo costringesse a pagargli un tributo, a consegnargli in
ostaggio i due figli e ad andare con lui in Lidia ad assediare Filadelfia, ultima
piazzaforte dove risiedesse una guarnigione cristiana in Asia Minore. Nel 1391 Manuele I
figlio di Giovanni V, morto nello stesso anno, riuscì a fuggire dalla prigionia e a
organizzare la resistenza ma veniva stretta per sei anni dallassedio di Bajazet I.
Nello stesso tempo Bajazet I invase Salonicco 1394 e fu allora che i due Papi avversari
fecero lappello per la Crociata che fu organizzata da Sigismondo Re dUngheria
con la partecipazione di Carlo VI Re di Francia seguito da Giovanni Senza Paura, dal
Maresciallo Boucicault e dallAmmiraglio Giovanni di Vienne: i Crociati andarono
baldanzosamente allassedio di Nicopoli nel 1396 ma nonostante il valore dimostrato
furono sopraffatti dai centomila Giannizzeri di Bajazet che ne fece un massacro con i
prigionieri, tranne una quarantina di alti personaggi per il cui riscatto si dovettero
sborsare 200.000 fiorini. Bajazet si lanciò alloccupazione della Valacchia, della
Moldavia e della Stiria fino ai confini della Germania, poi tornò indietro per finire di
espugnare Costanùtinopoli assediata da sei anni: Costantinopoli fu salva perché Bajazet
fu distolto dal suo assedio da un altro grande condottiero che stava invadendo i suoi
domini in Asia Minore, il grande Tamerlano pure lui turco e mussulmano, che dal 1360 circa
aveva costituito un vasto impero partendo da Samarcanda fino allAfganistan, alla
Mesopotania, alla Georgia, allArmenia e a parte dellIndia con atroci massacri.
Lasciata Costantinopoli Bajazet accorse a incontrare Tamerlano sullaltopiano di
Ancira, ma abbandonato da gran parte dei suoi subì una sconfitta irrimediabile nel 1401 e
fatto prigioniero: morì di dolore dieci mesi più tardi. Tamerlano restituì al Basileus
Manuele II Salonicco e la Jonia come a un suo vassallo poi se ne ripartì permettendo a
Maometto I, figlio di Bajazet, di ricostituire il suo Impero che sarà la base per
ulteriori assalti allEuropa Cristiana.
Nel 1404 moriva a 45 anni anche il Papa di Roma Bonifacio
IX, che per risanare le entrate aveva aumentata la tassa delle annate dovute alla Santa
Sede, suscitando grande scontento e aveva celebrato lanno Santo secolare del 1400. I
Cardinali di Roma giurarono tutti che chiunque venisse eletto avrebbe lavorato per la
composizione dello scisma e il 17 Ottobre 1404 elessero Papa il Cardinale sessantottenne
Cosma Migliorati di Sulmona col nome di Innocenzo VII. Aderì alla proposta del Papa di
Avignone Benedetto XIII di incontrarsi con lui per comporre lo scisma, ma quando seppe che
Benedetto XIII dopo la Pasqua del 1405, partito con buona scorta di armati, si trovava
sulla via di Nizza, diffidente smentì lincontro e i due Papi si lanciarono libelli
diffamatori a vicenda. A Roma il 6 Agosto 1405 si presentarono a Innocenzo VII 14
rappresentanti del Popolo Romano per perorare la fine dello scisma e lo insultarono
perché secondo loro non faceva nulla per comporlo: il nipote Luigi Migliorati ne prese le
difese e ne uccise 11 gettandoli in mezzo alla strada suscitando una immediata rivolta
popolare, che appiccò il fuoco alle abitazioni dei Cardinali: protraendosi i tumulti
intervenne a sedarli il Re Ladislao Re di Napoli, il quale invece di sedarli li fomentava
con la mira di impadronirsi della città e perciò Innocenzo VII si trasferì con la Corte
a Viterbo. Ritornata quieta la situazione di Roma Innocenzo VII vi si ritrasferì e con la
Bolla del 1° Settembre 1406 stabilì che allUniversità di Roma si insegnasse oltre
la Teologia e il Diritto anche Medicina, Filosofia e Letteratura e per questo fu
considerato un mecenate dellUmanesimo. Morì il 6 Dicembre 1406 a 47 anni.
Prima di passare allelezione, i 14 Cardinali di Roma
giurarono anche loro che chiunque fosse stato eletto sarebbe andato a incontrarsi col Papa
di Avignone per risolvere lo scisma. Il 18 Novembre 1406 elessero lottantenne Angelo
Correr, veneto, Patriarca Inviò subito lettere a Benedetto XIII, ai Cardinali di Avignone
e a tutti i Capi della Cristianità per comunicare la sua volontà di risolvere lo scisma.
I due Papi stabilirono di incontrarsi a Savona ma tutto fallì.
Ci fu tale malcontento che sette Cardinali romani e sette
Cardinali avignonesi si riunirono a Livorno e indissero un Concilio invitando Vescovi e
Sovrani: il Concilio si tenne il 25 Marzo 1409 nel Duomo di Pisa con lintervento di
24 Cardinali, di cui 14 romani e 10 avignonesi, di 300 Vescovi e Prelati e dei
rappresentanti di tutte le Nazioni cristiane. Il Concilio depose i due Papi e il Conclave
del 15 Giugno 1409 fece nuovo Papa lArcivescovo di Milano il sessantanovenne
francescano greco Pietro Filargis col nome di Alessandro V: aveva studiato a Oxford,
insegnato a Parigi, ed era stato successivamente Vescovo di Vicenza, di Piacenza e di
Novara e Cardinale nl 1405. Ci fu una grande euforia per la soluzione dello scisma e
allUniversità di Parigi ci fu unovazione:
" Oh Felice elezione, oh concordia ritrovata, oh
pacifica unione!".
Ma ci fu la sorpresa:i due Papi deposti non vollero sapere
di abdicazione e così ci furono tre Papi: Gregorio XII era riconosciuto dallItalia
e dalla Germania;Benedetto XIII dalla Spagna, dalla Scozia, dalla Corsica e dalla
Sardegna; Alessandro V dalla Francia e da gruppi sparsi un po ovunque. I Patriarchi
di Venezia e di Aquileia ordirono una congiura per catturare Gregorio XII ma questo la
sventò fuggendo a Gaeta sotto la protezione del Re Ladislao di Napoli e dette così la
possibilità di entrare trionfalmente a Roma ad Alessandro V, il quale però invitato dal
Cardinale Baldassarre Costa a Bologna vi moriva improvvisamente (forse da lui avvelenato)
il 3 Maggio 1410.
Un Conclave frettoloso dei Cardinali di Pisa al posto di
Alessandro V elesse lo stesso quarantenne Baldassarre Costa col nome di Giovanni XXIII:
era un uomo esercitato alle armi ed era stato fatto Cardinale Diacono di Ostia nel 1402 da
Bonifacio IX e si recò a Roma il 13 Aprile 1411 scortato dalle truppe di Luigi II
dAngiò, col quale cercò di impadronirsi anche di Napoli. Ma avendo Luigi
DAngiò abbandonata la lotta, fece pace col Re di Napoli nomindolo Gonfaloniere
della Chiesa Romana: Gregorio XII sentendosi abbandonato anche dal Re di Napoli si
rifugiò a Rimini sotto la protezione dei Malatesta. Giovanni XXIII fu riconosciuto anche
dallItalia Settentrionale, dalla Francia, dallInhilterra e dallUngheria
e da gruppi della Germania: dopo avere convocato un Concilio per la riforma della Chiesa,
fu proditoriamente aggredito dalle truppe del Re di Napoli e dovette fuggire a Firenze.
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