LA STORIA DEL POPOLO EBREO

È SMENTITA DELLA "PAROLA DI JAHVÈ"

 

CAPITOLO PRIMO

LE PROMESSE DEL VECCHIO TESTAMENTO

 

 

Il Vecchio Testamento è un complesso di libretti attribuiti a scrittori ispirati dal Dio di Israele denominato Jahvè. Gli scrittori del Vecchio Testamento ci tengono ad attribuire al loro Dio - che fanno "apparire" con la stessa facilità con cui i poemi epici fanno "apparire" agli eroi i loro dèi - una "realtà" che gli dèi delle altre genti non hanno. Questo è il significato del nome che gli attribuiscono: Jahvè o Geova vuol dire: "Io sono colui che esiste".

Con tale nome si sarebbe lui stesso chiamato nella celebre apparizione del roveto ardente che Mosè avrebbe avuto sul monte Oreb secondo il libro dell’Esodo 3: il nome suona una polemica contro gli dèi "falsi e bugiardi" degli altri popoli, mentre Jahvè è il Dio che esiste, è vero, è reale. Anzi da questo si conosce che il Dio di Israele è vero, che la sua parola è vera, che si adempie, che resta in eterno. La sua parola "è verità" e la sua promessa si avvererà. Ecco le promesse fondamentali di Jahvè.

 

I PROMESSA: Il POPOLO EBREO AVREBBE POSSEDUTO IN ETERNO LA PALESTINA

 

Genesi 12-13 – Qui è contenuta la GRANDE PROMESSA DEL POSSESSO ETERNO DELLA PALESTINA fatta ad Abramo capostipite del Popolo Ebreo. Abramo viveva a Ur, una delle Città Stato sorte sulle rive dei fiumi Tigre ed Eufrate in Mesopotamia circa negli anni 2000 a.C. e apparteneva a un grande casato ricco di bestiame: un giorno ricevette da Dio l’invito a trasmigrare col padre Tareh, con la moglie Sara e la famiglia di suo nipote Lot, prima in Siria ad Haram e poi in Cananea, detta in seguito Palestina.

 

Capo 12 - Il Signore disse ad Abramo:" Vattene dalla tua terra e dalla tua patria e dalla tua casa paterna verso la regione che ti mostrerò. Io ti farò divenire una grande nazione e ti benedirò; ingrandirò il tuo nome, e sarai una benedizione. Benedirò chi ti benedice, e maledirò chi ti maledice, e per te saranno benedette tutte le nazioni della terra".

Abramo partì secondo gli aveva detto il Signore, e con lui andò Lot. Era Abramo dì 75 anni quando parti da Haran, prendendo con sè Sarai sua moglie e Lot suo nipote e tutte le sostanze che possedevano e le persone acquistate in Haran; e uscirono dirigendosi verso la terra di Canaan. Giunti in terra di Canaam Abramo la traversò fino al luogo di Sichem, al querceto di Morè.

A quel tempo nel paese c'erano i Cananei. Là il Signore apparve ad Abramo e gli disse:" Alla tua progenie darò questa terra".

Ed Abramo rizzò ivi un altare al Signore che gli era apparso. Di là si trasportò al monte a oriente di Betel e piantò la tenda tra Betel a ponente ed Ai a levante, ed ivi rizzò un altare al Signore ed invocò il nome di Dio. Poi Abramo sloggiò, movendo a tappe verso il mezzogiorno.Venne la carestia nel paese, ed Abramo scese in Egitto per farvi temporaneo soggiorno, perché la carestia si aggravava nel paese. Stando ormai per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie:

" Ecco, io so che tu sei donna di bello aspetto. Perciò quando gli Egiziani ti vedranno, pensando che tu sei mia moglie, uccideranno me, lasciando a te la vita. Di' dunque che sei mia sorella, perché mi trattino bene per cagion tua e sia salva la tua vita per tuo riguardo".

Difatti, entrato Abramo in Egitto, videro gli Egiziani la donna ch'era bella assai. La videro anche i ministri di Faraone e la lodarono a Faraone, e la donna fu presto portata alla corte di Faraone; Abramo poi fu ben trattato a riguardo di lei ed ebbe greggi ed armenti ed asini e servi e fantesche e asine e cammelli. Ma il Signore colpi Faraone con grandi flagelli e la sua corte per il fatto di Sarai, moglie di Abramo. Il Faraone allora chiamò Abramo e gli disse:

" Che è questo che m'hai fatto? Percbè non mi hai notificato ch'essa è tua moglie? Perché hai detto ch'essa è tua sorella, ond' io me la presi in moglie? Ebbene, ecco la tua donna; pigliala e vattene".

E ordinò per lui una scorta, che accomiatasse lui e sua moglie e quanto altro aveva.

 

Capo 13-Rimontò dunque Abramo dal1' Egitto verso il Negeb, egli e sua moglie e quanto aveva, e Lot con lui. Era Abramo carico assai di bestiami e d'argento e d'oro. E ritornò su le sue tappe dal mezzogiorno fino a Betel, al luogo dove prima aveva piantato le sue tende, fra Betel ed Ai, al posto dell'altare da lui eretto la prima volta, ed invocò il Signore. Anche Lot, però, là venuto con Abramo, aveva greggi e armenti e padiglioni; e il paese non bastava loro a stare insieme, perché avevano tanta roba, che non potevano stare insieme. Quindi nacque contesa fra i pastori di Abramo e quelli di Lot. (Allora abitavano il paese i Cananei e i Ferezei.) Disse perciò Abramo a Lot:

" Deh! non vi sia rissa fra me e te, e fra i miei pastori e i tuoi; perché noi siamo fratelli. Non ti sta davanti tutto il paese? Sepàrati, di grazia, da me. Se tu vai a sinistra, io terrò la destra; e se tu prendi la destra, io andrò a sinistra ".

Lot alzò gli occhi e osservò il distretto del Giordano, ch'era tutto irrigato, prima che il Signore distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino di Dio, come il paese d' Egitto, fin presso a Segor. E Lot scelse per sé tutto il distretto del Giordano, e mosse verso oriente. Così si divisero l'un dall'altro: Abramo si fermò nella terra di Canaan, e Lot si stabilì nelle città del distretto, portando le sue tende fino a Sodoma. La gente di Sodoma era cattiva e peccatrice assai davanti al Signore. E il Signore disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui:

"Alza gli occhi e guarda attorno dal luogo ove stai, a settentrione, a mezzodì, a levante e a ponente: tutto il paese che tu vedi, lo darò a te e alla tua progenie per sempre. E la tua progenie farò quale è la polvere della terra; chi potrà contare la polvere della terra anche la tua progenie conterà. Sorgi, scorri il paese per il lungo e per il largo, che a te io darò".

E Abramo trapiantando le tende andò a posarsi al querceto di Mamre presso Hebron; ed ivi rizzò un altare al Signore.

 

La "grande promessa" è il filo conduttore di tutta la letteratura biblica. Fatta ad Abramo circa 2000 anni a.C. sarebbe stata realizzata sette secoli dopo al tempo del ciclo epico dell’esodo dall’Egitto e delle guerre di conquista iniziato da Mosè e continuato dai successori Giosuè, Otoniel, Aod, Debbora, Gedeone, Jefteh, Sansone, Samuele, Saul. Saul fu voluto dal popolo e proclamato da Samuele primo Re d’Israele; regnò dal 1040 al 1015 a.C. e poi fu ripudiato sostituendolo con Davide che rese la conquista totale e stabile con centro Sion o Gerusalemme. Davide era il valoroso pastorello che chiamato da Saul alla sua corte diventò celebre per avere abbattuto con la fionda il gigante Golia e per il suo valore prese il posto di Saul, ripudiato dal Profeta Samuele perché aveva disobbedito al suo ordine di distruggere totalmente gli Amaleciti dopo la vittoria e aveva invece risparmiato il Re Agag e alcuni animali. Anche a Davide viene promesso un "trono eterno", come gli fu detto dal Profeta Natan quando venne a sapere che aveva in animo di costruire un grande Tempio all’Arca dell’Alleanza. Ecco la meravigliosa narrazione biblica.

 

 

II PROMESSA: Il REGNO DI DAVIDE SAREBBE STATO STABILE IN ETERNO

 

II Samuele 7-Qui è contenuta la GRANDE PROMESSA DI UN REGNO ETERNO fatta a Davide fondatore del Regno di Israele che regnò dal 1015 al 970 a.C.

 

Quando il re si fu insediato in casa sua e, grazie a Dio, ebbe quiete da tutti i suoi nemici all'intorno, disse il re al profeta Natan: "Vedi; io abito in una casa di cedro invece l'arca di Dio sta in mezzo a cortine". Disse Natan al re: "Va', metti in opera quanto hai in mente, perché Dio è con te".

Quella stessa notte il Signore parlò a Natan così:" Va', di' al mio servo, Davide: -Così parla il Signore: ‘Credi tu di edificarmi una casa per mia dimora? Davvero, che non ho avuto una casa per dimora da quando ho tratto gli Israeliti dall'Egitto fino ad ora, ma ho vagato in tenda e padiglione. Dovunque sono andato con tutti i figli d' Israele, ho forse detto una parola ad alcuno dei giudici d'Israele, da me posti a governare Israele mio popolo in questo tenore: Perché non mi costruite una casa di cedro?’

Orbene così dirai al mio servo Davide: -Così parla il Signore degli eserciti:" Io ti ho tolto dalla pastura, dal tener dietro ai greggi, per farti duce del mio popolo, d' Israele; ti ho assistito in ogni tua mossa, ed ho spazzato via dinanzi a te tutti i tuoi nemici; ti farò poi un nome pari quello dei più grandi sulla terra. Darò un posto al mio popolo, ad Israele, e ve lo pianterò, perché vi prenda stabile dimora senza che più si turbi né più i maligni lo opprimano come prima, da che diedi a giudici il comando sopra Israele il mio popolo e gli darò quiete da tutti i suoi nemici. A te Dio annunzia, che Egli ti formerà un casato. Quando saranno compiti i tuoi giorni e tu giacerai coi tuoi antenati, io susciterò dopo di te la tua prole, quegli che uscirà dalle tue viscere, e ne confermerà il regno. Egli costruirà una casa al mio nome; ed io ne perpetuerò il trono reale. Io gli sarò in conto di padre, ed egli mi sarà in conto di figlio. Nei suoi traviamenti io lo castigherò con la verga comune e con percosse ordinarie fra nomini; ma non gli sarà sottratto il mio favore, come l' ho sottratto a Saul, facendolo ritirare di fronte a te. La tua casa e il tuo regno sarà stabile in perpetuo dinanzi a me, e il tuo trono si manterrà in eterno " .

Conforme a tali parole e a questa visione, così appunto parlò Natan a Davide .Allora Davide, entrato e postosi in presenza del Signore, disse: "Chi sono io, Signore Iddio, e qual è la mia famiglia, che tu mi hai condotto a questo punto? E come fosse ancor poco ai tuoi occhi, Signore Iddio, hai fatto ancora parola della casa del tuo servo per un lontano avvenire! È questa legge ordinaria, Signore Iddio? E che potrà dirti di più Davide? Tu pur conosci il tuo servo, Signore Iddio! Per la tua parola e secondo il tuo cuore hai operato, facendo sapere al tuo servo tutto questo gran fatto. Perciò tu sei grande, o Signore Iddio, perché non c' è alcuno pari a te e non c'è dio fuori di te, secondo che udimmo con le nostre orecchie. E qual'altra nazione sulla terra è come il tuo popolo, Israele, che Dio andò a riscattarselo per suo popolo, e a fargli un nome, e ad operare per lui grandi meraviglie, scacciando dinanzi al tuo popolo, per te riscattato dall' Egitto, nazioni e divinità? Hai raffermato qual popolo per te il tuo popolo, Israele, per sempre, e tu divenisti, o Signore, loro Dio. Or dunque, o Signore Iddio, la parola proferita a favore del tuo servo e della sua casa, mantienila in eterno, e fa' come hai detto; sicché si celebri il tuo nome in eterno, e si dica: - Il Signore degli eserciti è Dio d' Israele; e la casa del tuo servo Davide sia stabile al tuo cospetto. Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d' Israele, hai fatto all'orecchio del tuo servo questa rivelazione: - Io ti erigerò una casa - perciò il tuo servo ha preso animo a porgerti questa preghiera. Or dunque, o mio Signore, tu sei Dio e le tue parole sono la verità; tu hai promesso al tuo servo tanto bene; or dunque ti piaccia benedire la casa del tuo servo, perché rimanga per sempre al tuo cospetto; giacché tu, Signore Iddio, l' hai promesso e per la tua benedizione sarà benedetta la casa del tuo servo in eterno".

 

Questa meravigliosa promessa, più solenne di quella fatta ad Abramo, è continuamente presente in tutti i libri successivi della Bibbia1.Bisogna fare attenzione all'"impegno assoluto" contenuto nelle precedenti "parole di Dio". Perciò si resterà sorpresi nel sapere dalla storia che tale trono è stato in piedi fino al 721 a.C. nella sua parte del Nord, quando venne invaso dagli Assiri, e fino al 598 nella parte del Sud in Giudea, quando venne invaso e soppresso dai Babilonesi. Ci fu un breve entusiasmo al tempo del ritorno dall’esilio di Babilonia degli esuli per opera dei Persiani di Ciro nel 538 a.C. e Zorobabele (virgulto nato in Babele) ultimo discendente di Davide, nipote di Joakim, vero ultimo re di Giuda2, , fu fatto Soprintendente dai Persiani per la ricostruzione, ma Zorobabele fu fatto sparire nel 520 a.C. e con lui sparì definitivamente il "trono di Davide".Invece gli scritti biblici successivi minacciano e ripetono continuamente che il popolo ebreo sarebbe stato cacciato dalla sua terra per le sue infedeltà a Jahvè. Ecco le rinnovate promesse nei successivi profeti.

III PROMESSA:UN RE DISCENDENTE DI DAVIDE AVREBBE RESO IL SUO REGNO PROTAGONISTA TRA LE GENTI

Al tempo della espansione assira, cominciata col grande Re Tiglatpilesr III (745-727 a.C.) che aveva già conquistato il Regno di Babilonia e di Tiana in Cappadocia e ora metteva in pericolo l’esistenza del Regno di Davide, sorse il Profeta Isaia a incoraggiare gli impauriti discendenti di Abramo e di Davide con la promessa di un intervento speciale di Jahvè. Isaia apparteneva a una distinta famiglia di Gerusalemme: suo padre si chiamava Amoz e sembra fosse parente della famiglia reale. Era nato verso il 770 a.C. e nell’anno 739, quando morì il Re Azaria, sentì la chiamata al ministero di profeta, professione allora molto diffusa.La promessa fatta da Isaia è contenuta nei capi 7-8-9-10-11-12 del suo libro e per comodità li riportiamo interamente. Per comprenderla appieno bisogna richiamare la situazione storica.Dopo il glorioso periodo di Salomone, che successe al padre Davide nel 970 e regnò fino al 930, Roboamo suo figlio e successore nel 930 vide subito ribellarsi il capo militare Geroboamo e smembrare il Regno in due: al Nord il Regno d’Israele (detto anche di Efraim) con capitale Samaria retto da Geroboamo e al Sud il Regno di Giuda con capitale Gerusalemme retto da Roboamo. Nel 737a.C. comincia in Palestina l’influenza del grande Re assiro Tiglatpileser III (745-727) e del suo successore Salmanassar V (726-721): sia nel Regno di Israele sia nel Regno di Giuda nascono partiti a favore e contro gli Assiri. Per questi conflitti al Nord nel 737 a.C. il capitano Facea (737-732) uccide il Re Faceia e ne prende il posto ma anche lui nel 732 viene ucciso da Osea [figlio di Romelia] (732-722), il quale volendosi sottrarre all’influenza assira nel 721 viene assalito dal successore di Salmanassar V, Sargon II (721-705), che espugna Samaria e fa deportazioni spaventose; al Sud il ventenne Re Acaz (736-715) appena salito al trono per salvare il suo Regno accetta di pagare il tributo a Tiglatpileser, ma nel 733 a.C. viene assalito dalla coalizione del Regno di Damasco e del Regno di Israele antiassiri e si salva per l’aiuto dell’alleato Tiglatpilkeser.

 

In questa cornice avviene la missione del Profeta Isaia il quale ammonisce che la divisione e l’invasione del Regno di Davide è un castigo di Jahvè all’infedeltà al suo culto e che però dalla stirpe di Iesse [Padre di Davide] nascerà presto un Principe pieno dello spirito di Jahvè che riunirà i due tronconi del Regno di Davide che insieme marceranno contro i loro nemici e istaurerà un regno di giustizia ammirato e ricercato dagli altri popoli. Questa nuova grande promessa è contenuta nei capi 7-8-9-10-11-12 del libro di Isaia che per l’alto valore poetico e storico vengono per comodità riportati per intero secondo l’edizione Marietti del 1961 della Bibbia curata da Mons.Salvatore Garofalo.

 

 

Isaia7-8-9-10-11-12. Contengono la grande promessa della nascita dell’Emmanuele che avrebbe salvato il Regndi Davide dalla divisione e dalla oppressione iniziando un’era di giustizia e di pace.

 

 

Capo 7 - Nei giorni di Akaz figlio di Jotam, figlio di Ozia, re di Giuda, marciarono Rezin re di Aram, e Pekakh figlio di Remalia, re di Israele, contro Gerusalemme per farle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Ora fu annunciato alla casa di David: "Gli Aramei si sono accampati su Efraim". Il suo cuore e il cuore del suo popolo cominciarono a palpitare, come si agitano i rami deI bosco per il vento.

Jahve disse a Isaia: "Va' incontro ad Akhaz, tu e tuo figlio Shear Jashub fino al termine del canale della piscina superiore sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: ‘Bada di stare tranquillo, non temere e il tuo cuore non vacilli per quei rimasugli di tizzoni fumiganti, per la collera di Rezin, degli Arami, e del figlio di Remalia. Poichè gli Aramei hanno tramato il male contro di te dicendo:saliamo contro Giuda, opprimiamolo e impadroniamocene così che faremo regnare su di lui il figlio di Tabel".

Così dice il Signore Jahve:‘Ciò non avverrà e non sarà! Perché capitale dell'Aran è Damasco e capo di Damasco è Rezin.Ancora sessantacinque anni ed Efraim cesserà di essere un popolo. Capitale di Efraim è Samaria e capo di Samaria il figlio di Remalia.Ma se non crederete, non persisterete" ".

Jahve parlò ancora ad Akhaz: ‘Chiedi un segno da Janve tuo Dio, sia dal profondo dello Sheol sia dall' alto nell'eccelso’.

Ma Acaz rispose: ‘Non lo chiederò e non tenterò Jahve’.

Quegli soggiunse: ‘Ascoltate, casa di David! Forse è poco per voi stancare la pazienza degli uomini? Poiché ora volete stancare anche quella del mio Dio.Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poichè prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese per il quale hai paura di fronte ai due re. Jahve farà venire su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non furono da quando Efraim si staccò da Giuda, farà venire il re di Assiria’.

Avverrà in quel gioirono:Jahvè fischierà alle mosche che sono all’estremità dei canali di Egitto, alle api che si trovano in Assiria.Esse verranno e si accamperanno tutte nelle valli ricche di burroni, nelle fessure delle rocce, su ogni cespuglio e su ogni pascolo. In quel giorno il Signore raserà con rasoio noleggiato al di là del fiume il capo e il pelo dei piedi; porterà via anche la barba. Avverrà in quel giorno: ognuno farà crescere una giovenca e due pecore. Avverrà per l'abbondanza del latte:angeranno la panna Sì, mangerà panna e miele ogni rimasto in mezzo a questo paese. Avverrà in quel giorno:ogni luogo dove erano mille viti stimate mille sicli d'argento, sarà in preda a rovi e pruni. Là si passerà armati difrecce e di arco perché tutta la terra sarà rovi e pruni. E in tutti i monti, che erano vangati con la vanga, non si passerà più per la paura delle spine e dei rovi. Serviranno da pascolo per armenti e da ridotta per il gregge.

 

Capo 8 - Jahvè mi disse:"Prenditi una grande tavoletta e scrivici con caratteri ordinari:’Veloce alla preda-svelto al bottino’.Quindi procurati per me testimoni fedeli: il sacerdote Uria e Zaccaria figlio di Jebarachia ".

Io mi unii alla profetessa, la quale concepì e partorì un figlio. Jahvè mi disse:

"Chiamalo "veloce alla preda-svelto al bottino.Poiché prima che il bambino chiami papà e mamma, si porteranno le ricchezze di Damasco e le spoglie di Samaria davanti al re di Assiria ".

Jahvè mi parlò di nuovo:

"Perché questo popolo ha rigettato le acque di Siloe, che scorrono placidamente, e trema per Rezin e per il figlio di Remalia;per questo, ecco, il Signore farà gonfiare e acque del fiume, impetuose e abbondanti.Irromperà in tutti i suoi canali e strariperà da tutte le sue sponde Penetrerà in Giuda, lo inonderà fino a raggiungere il collo. L'apertura delle suali abbracceràtutta la vastità della tua terra, o Emmanuele.Sappiatelo, o popoli: sarete frantumati;ascoltate voi tutte, nazioni lontane, cingete le armi e sarete frantumati;cingete le armi e sarete frantumati.Elaborate un piano: svanirà;proferite un proclama: non si realizzerà, perché Dio è con noi".

Poiché Jahvè mi parlò così, quando mi prese con la mano e mi proibì di andare per la via di questo popolo:"Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura;non temete del suo spavento e non abbiate paura. Jahvè degli eserciti, lui solo ritenete per santo.Egli sia l'oggetto del vostro timore, della vostra paura.Egli sarà una pietra d'inciampo e uno scoglio di caduta per le due case di Israele, un laccio e un trabocchetto per chi abita in Gerusalemme.Fra di loro molti inciamperanno, cadranno e si fracasseranno, saranno presi e catturati."

Si chiuda questa testirnonianza, si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli. Io ho fiducia in Jahve,

che ha nascosto la faccia dalla casa di Giacobbe, e spero in lui. Eccomi, io e i figli che Jahvè mi ha dato, siamo

segni prodigiosi per Israele da parte di Jahvè degli eserciti, che abita sul monte Sion.Se vi diranno: "Interrogate gli spinti e gli indovini, che bisbigliano e mormorano formule. Forse il popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi non si consultano i morti? " Alla rivelazione! Alla testimonianza! Se non parlano così, non ci sarà aurora...Egli si aggirerà oppresso e affamato, e avverrà che, quando sarà affamato e preso dalla rabbia, maledirà il suo re e il suo dio. Innalzerà gli occhi verso l'alto, quindi rivolgerà lo sguardo sulla terra, ed ecco angustia e tenebre e oscurità dèsolante.Ma la caligine sarà dissipata.Poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia.

In un primo tempo egli avvili la terra di Zabulon e la terra di Nefiali; in futuro onorerà la via del mare[di Galilea], al di là del Giordano, e il distretto delle genti [la Galilea].

 

Capo 9 - Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce;su coloro che abitavano in una terra caliginosa di ombre di morte risplendette una luce.

Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Si rallegrano al tuo cospetto. Come si fa per la messe e come si gioisce alla divisione della preda. Poiché il suo giogo pesante e la sbarra intorno alle sue spalle il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come nel giorno di Madian [al tempo di Gedeone]. Poiché ogni calzatura calzata nella mischia e ogni mantello macchiato di sangue sarà bruciato alimento del fuoco

Poichè un pargolo è nato per noi, ci è stato donato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato per nome: consigliere ammirabile, Dio potente, padre perpetuo , prmcipe della pace.Grande sarà il suo impero in una pace infinita sul trono di David e sul regno che egli consoliderà e lo zelo di Jahve degli eserciti ciò farà Un ordine mandò il Signore contro Giacobbe; esso e caddsu Israele. Lo saprà tutto il popolo, Efraim e gli abitanti di Samaria , che dicevano nel loro orgoglio e nell'arroganza del loro cuore: " I mattoni sono caduti; ricostruiremo in pietra; i sicomori sono stati abbattuti, li sotituiremo con cedri."

.Jahve suscitò contro questo popolo i suoi nemici, stimolò i suoi avversari;gli Aramei da oriente, i Filistei da occidente, che divorarono Jsraele a grandi bocconi; con tutto ciò non si acquietò la sua ira e la sua mano restò sempre tesa.Il popolo non è tornato verso chi lo percuoteva; essi non hanno ricercato Jahve degli eserciti.

Pertanto Jahve ha amputato da Israele capo e coda, palma e giunco, in un giorno. L'anziano e i notabili sono il capo, il profeta, maestro di menzogna, è la coda. Le guide fuorviarono questo popolo e i guidati si sono perduti.Perciò il Signore non avrà pietà dei suoi giovani, non si impietosirà degli orfani e delle vedove, perché tutti sono empi e perversi;ogni bocca proferisce parole stolte;con tutto ciò non si acquieta la sua ira e la sua mano resta sempre tesa. Sì, brucia l'iniquità come fuoco che divora rovi e pruni;divampa nel folto della selva, donde si sollevano colonne di fumo. Per l'ira di Jahve brucia la terra e il popolo è come un'esca per il fuoco; nessuno ha pietà del proprio fratello.Divora a destra, ma resta ancora affamato, mangia a sinistra, ma senza saziarsi;ognuno mangia la carne del proprio prossimo.Manasse contro Efraim ed Efraim contro Manasse;tutti e due insieme contro Giuda;con tutto ciò non si acquieta la sua ira e la sua mano resta sempre tesa.

 

Capo 10 - Guai a quanti emettono decreti iniqui e che si affrettano a scrivere sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri e per derubare del diritto i poveri del mio popolo, così che le vedove diventino loro preda e cosi spoglino g1i orfani. Ma che cosa farete nei giorno del castigo, quando da lontano sopraggiungerà la rovina? A chi ricorrerete per protezione? Dove riporrete la vostra ricchezza? Fra i prigionieri vi piegherete, cadrete fra gli uccisi; con tutto ciò non si acquieta la sua ira e la sua mano resta sempre tesa.

Ahi, Assiria!, verga del mio furore, bastone del mio sdegno.Contro una nazione empia io ti invio, ti do un incarico per il popolo del mio sdegno, affinché lo saccheggi, depredi e lo calpesti come fango di strada.Egli però non pensa così e il suo cuore non giudica cosi, ma suo proposito è di distruggere e di annientare non poche nazioni.Anzi egli dice:

 

"Forse i miei capi non sono tutti re?Forse come Carchemish non è pure ChaIne?Come Arpad non è forse Hamat?Come Damasco non è forse Samaria?Come la mia mano ha raggiunto quei regni da idoli, le cui statue erano più numerose di quelle di Gerusalemme e di Samaria; certo come ho fatto a Samaria e ai suoi idoli così farò anche a Gerusalemme e ai suoi simulacri? ".

Avverrà che, quando il Signore avrà teriminato tutta l'opera sul onte Sion e a Gerusalemme, Egli punirà il frutto della superbia del cuore del re di Assiria e l'arroganza dei suoi occhi alteri. Poichè ha detto:

"(Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza, perchè sono stato prudente; ho rimosso i cormni dei popoli e ho depredato le loro provviste, ho abbattuto come un gigante coloro che sedevano sul trono. La mia mano, come in un nido, ha preso la ricchezza dei popoli. Come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra; non vi fu battito d'ala né becco aperto né pigolio ".

Si vanterà forse la scure con chi spacca per mezzo di essa o la sega si insuperbirà contro chi la maneggia?Come se il bastone volesse brandire chi lo sostiene e una verga alzare ciò che non è di legno! Pertanto il Signore, Jahve degli eserciti, immetterà la consunzione nel suo grasso; sotto la sua gloria produrrà un bruciore come il bruciore di un fuoco, esso consumerà anima e corpo; e sarà come un malato che sta spegnendosi. La luce di Israele diventerà un fuoco, il suo Santo una fiamma;essa divorerà e consumerà rovi e pruni in un giorno, la magnificenza della sua selva e del suo giardino, il resto degli alberi nella sèlva si conterà facilmente;un ragazzo potrebbe farne il conto. In quel giorno il resto di Israele e gli scampati della casa di Giacobbe non si appoggeranno più a chi li ha percossi, ma si appoggeranno a Jahve, al Santo di Israele, con lealtà. Un resto ritornerà, il resto di Giacobbe, al Dio forte. Poiché fosse pure il tuo popolo, o Israele, come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; uno sterminio è decretato, che farà straripare la giustizia Poiché il decreto di rovina eseguirà il Signore, Jahve degli eserciti, su tutta la regione.Pertanto così dice il Signore, Jahve degli eserciti:

"Mio popolo che abiti in Sion, non temere l'Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te come l'Egitto. Perché ancora un poco, ben poco, e avrà fine il mio sdegno, la mia ira li annienterà "

Contro di essa Jahvè degli eserciti agiterà il flagello, come quando colpì Madian sulla rupe di Horeb; alzerà la verga sul mare come la alzò in Egitto.

Avverrà in quel giorno:scomparirà il suo fardello dalla tua spalla e il suo giogo finirà di pesare sul tuo collo.Il distruttore viene da Rimmon, raggiunge Aiat, attraversa Migron, in Michmas depone il bagaglio.Guadano il guado;in Gheba si accampano; Rama trema, Gabaa di Sani vola via.Grida con tutta la tsas voce, Bat-Gallim, sta' attenta, Laisha;rispondile, o Anatot! Madmena è in fuga, gli abitanti di Ghebim fuggono.Oggi stesso sarà a Nob per la sosta, stende la mano verso il monte della figlia di Sion, verso la collina di Gerusalemme. Ecco il Signore, Jahve degli eserciti, abbatte i rami con la scure, le punte più alte sono troncate, quelle elevate sono abbattute. E reciso il folto della selva con il ferro e il Libano cade con il suo splendore.

 

Capo 11 - Ma un rampollo nascerà dal tronco di Jesse, un virgulto spunterà dalle sue radici. Su di lui riposerà lo spirito di Jahvè, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore di Jahve.Si compiacerà del timore di Jahve. Non giudicherà secondo le apparenzenè prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni equanimi per gli oppressi del paese.Percuoterà il violento con la verga della sua bocca;con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. Fascia ai suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, toro e leoncello pascoleranno insieme;un ragazzino li guiderà. Vacca e orsa pascoleranno insieme;si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone, come il bue, si ciberà di paglia.Il lattante si divertirà sul nascondiglio dell'aspide; un bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.Non agiranno più iniquamente né deprederanno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza di Jahvè riempirà il paese, come le acque riempiono il mare.

In quel giorno avverrà:la radice di Jesse si ergerà a vessillo per i popoli;le genti la cercheranno con ansia; la sua dimora sarà gloriosa. Avverrà in quel giorno:il Signore stenderà di nuovo la mano per riprendere il resto del suo popolo superstite dall'Assiria e dall'Egitto, da Patros, da Chush e dall'Elam, da Sennaar e da Harnat e dalle isole del mare.

Egli isserà un vessillo per le nazioni e raccoglierà i cacciati di Israele, e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Finirà la gelosia di Efraim e gli oppressori di Giuda saranno sterminati; Efraim non invidierà più Giuda e Giuda non osteggerà più Efrarin.Voleranno insieme verso occidente addosso ai Filistei, deprederanno insieme i figli dell’occidente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e i figli di Ammon sarammo loro sudditi. Jahvè asciugherà la lingua del mare d'Egitto e stenderà la mano contro il fiume, lo dividerà in sette bracci cosi che si possa attraversare con i sandali.Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite nell'Assiria, come avvenne a Israele, quando usci dalla terra d'Egitto.

 

Capo 12 - "Tu dirai in quel giorno:"Ti ringrazio, Jahve;tu fosti in collera con me, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza;io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è Jahvè, egli è stato la mia salvezza.Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza" . In quel giorno dirai: "Lodate Jahvè, invocate il suo nome;fate conoscere fra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è eccelso.Inneggiate a Jahvè, perchè ha fatto cose grandiose, ciò sia noto in tutta la terra.Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perchè grande in mezzo a voi è il Santo di Israele

Il celeberrimo vaticinio contenuto nei capi riportati ha generato l’interpretazione del personaggio di Gesù di Nazareth come sua realizzazione e tale interpretazione ha suggerito agli autori del Nuovo Testamento che Gesù fosse nato da una "vergine" facendone un’entità trascendente alla comune condizione umana: la smentita data dalla Storia a tale interpretazione costringe a rileggere le pagine di Isaia con più attenzione. E leggendo attentamente tutti i capi riportati si comprende meglio la prospettiva con cui viene fatto l’annuncio dell’ "Emmanuele": l’invocato e promesso intervento speciale di Jahvè si riferisse a quel preciso momento storico in cui il Regno di Giuda subiva l’assalto del rivale Regno d’Israele coalizzato col Regno di Damasco per cui il Re Acaz di Giuda chiedeva l’aiuto al comune nemico rappresentato dal Re assiro Tiglatpileser. L’autore è sdegnato per la tragica situazione del Regno di Davide diviso in due tronconi, che si alleano con Regni stranieri per combattersi vicendevolmente introducendo culti diversi da quello di Jahvè e rimprovera Acaz implicato in tale contaminazione promettendo l’avvento di un Re pieno dello spirito di Jahvè che restaurerebbe la purezza del suo culto.

La chiave per dare i giusti connotati al personaggio annunziato da Isaia sta nell’espressione "prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà in squallore il paese dei due re per il quale hai paura": dunque il figlio su cui si ripongono tante speranze era già nato e poiché l’invasione di Damasco e di Efraim o Samaria da parte dell’assiro Tiglatpileser avveniva nel 732, quell’anno il bambino stava quasi entrando nell’età del discernimento. Questo Bambino di tanta speranza doveva essere proprio il figlio che al giovane Re Acaz stava per nascere da una sua giovane moglie (vergine) e a cui sarebbe stato dato il nome di Ezechia, pieno dello spirito di Jahvè secondo quanto riferisce il seguito del libro di Isaia, e perciò meritevole dell’appellativo di "Emmanuele" o "Dio con Noi": egli fu effettivamente "Principe saggio e pacifico" che resse il popolo di Dio con pietà e giustizia. Quest’anticipazione del giudizio su Ezechia fin da quando era bambino è comprensibile dal fatto che la composizione del libro di Isaia è stata fatta in un tempo posteriore come risulta dalla narrazione dell’invasione di Sennacherib, successore di Tiglatpileser e di Sargon II.

Il termine "vergine" usato nelle traduzioni non corrisponde al termine ebraico che indica semplicemente "ragazza da marito"; d'altra parte il "segno" si riferiva ai contemporanei e non poteva essere un fatto che sarebbe avvenuto in seguito e non da loro controllabile e pertanto doveva riferirsi non al "modo della nascita" del bambino ma "al tempo della liberazione" dalle azioni di guerra nemiche. Il nome "Emmanuele" cioè "Dio è con noi" corrisponde al modo di denominare i figli secondo lo stile di Isaia, che aveva già chiamato un suo figlio "Shear-Jashub" per indicare la sua fede che "il resto" di Israele "si riavrà" e poi un secondo figlio "MaherShalal-Hash-Baz" cioè "veloce alla preda-svelto al bottino" per ricordare le scorribande assire nel territorio di Israele.

 

Comunque la mancata realizzazione della promessa nonché il linguaggio molto poetico e il desiderio di liberazione hanno potuto indurre i teologi ebrei e dietro di loro quelli cristiani a riferire il vaticinio a un misterioso "personaggio futuro" che si concretizzerebbe in un "unto" o "messia" incaricato di restaurare il regno di Davide caduto sotto il dominio straniero, creando il fantastico "regno messianico" e dando origine a tutte quelle illusioni che sono state causa di tante sciagure in aggiunta a quelle che avvengono per la normale evoluzione storica. E’interessante sapere che Isaia, dopo la scomparsa di Ezechia, suo vero "Emmanuele", avvenuta nel 686, fu fatto segare in due nel 680 circa dal figlio e successore di Ezechia, Manasse irritato di sentire le sue continue rampogne.

 

IV PROMESSA: DOPO L’ESILIO CI SAREBBE STATO UN RISORGIMENTO STABILE

 

Ma i mistici ebrei non si scoraggiano:sono tetragoni nello "sperare contro ogni speranza" e, nel ripetersi delle sventure del proprio popolo, cercano di riaccendere la "fede" nell’apparizione del personaggio delineato da Isaia. Così avviene nella tragica invasione dei Babilonesi con Nabucodonosor cominciata nel 598 e conclusa nel 586 con la distruzione del Tempio e delle mura di Gerusalmme e la deportazione in Babilonia della parte cospicua del popolo ebreo. Durante questa sciagura compaiono i due grandi Profeti Geremia ed Ezechiele che incoraggiano il proprio popolo rinnovando le promesse di Jahvè.

 

GEREMIA 23- 25-30-31-33.-Geremia era di stirpe sacerdotale e aveva circa vent’anni quando nel 626 a.C. sentì la voce di Jahvè che lo incitava a richiamare il suo popolo alla fedeltà al suo culto minacciando grandi castighi per opera dei regni del Nord:questa visione mistica gli nacque quando vide la dominazione dell’Impero Assiro al Nord e successivamente lo straripamento dell’Impero Babilonese al Sud. Esortò il suo popolo ad accettare l’occupazione dei Nabucodonosor come castigo di Jahvè per infedeltà al suo culto e cercò di confortarlo rinnovando le promesse di Jahvè che avrebbe ristabilito per sempre il Regno di Davide. Il suo libro mostra evidenti prove di una giustapposizione di testi e di una compilazione redatta dopo i fatti e pertanto le "profezie"sono elemento di una composizione letteraria dopo i fatti con aggiunte posteriori e perciò non hanno un valore dimostrativo della sua preveggenza. Comunque noi le prendiamo "parola di Dio"come sono state semore presentate.

 

 

Capo 23, 5-8-Dopo avere lamentato la mancanza di zelo dei Pastori di Israele che hanno attirato il castigo dell’invasione e dell’esilio, si annuncia che Jahvè farà sorgere un Re saggio e giusto che radunerà da ogni luogo il suo popolo e lo che guiderà rettamente.

"Ecco, verranno giorni, - oracolo di Jahve -nei quali susciterò a David un germoglio giusto, che regnerà da re, sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.Nei suoi giorni Giuda sarà salvo e Israele starà sicuro nella sua dimora;questo sarà il nome con cui lo chiamerauno: ‘Jahve-nostra-giustizia’.Perciò, ecco, verranno giorni - oracolo di Jahve - nei quali non si dirà più: ‘Per la vita di Jahve che ha fatto uscire dalla terra d'Egitto i figli di Israele", ma piuttosto: "Per la vita di Jahve che ha fatto uscire e ricondotto la discendenza della casa di Israele dalla terra del nord e da tutte le regioni, dove li aveva dispersi"; costoro dimoreranno nella loro terra "

 

Capo 25, 8-12-Dopo avere rimproverata tutta la nazione per avere deviato dal patto stabilito con Javè, predice la devastazione e la deportazione in Babilonia ma anche che dopo settant’anni ricondurrà in patria gli esiliati.

 

"Per questo così dice Jahvè degii cserceti: ‘?Poiché non avete ascoltato le mie parole, ecco, manderò a prendere tutte le nazioni del nord, le farò venire contro questo paese, contro i si suoi abitanti e contro tutte le nazioni che stanno intorno, voterò costoro all’anatema e li abbandonerò alla desolazione, allo scherno e all'obbrobrio eterno. Farò cessare in mezzo a loro la voce della gioia e dell'aIlegria, la voce dello sposo e della sposa, il rumore della mola e la luce della lampada. Tutta questa regione sarà abbandonata alla distruzione e alla desolazione; quelle nazioni serviranno il re di Babilonia per settanta anni.Quando saranno compiuti i settant'anni, io punirò nel re di Babilonia e in quel popolo - oracolo di Jahve - i loro delitti, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò una desolazione eterna. Manderò a effetto in m quel paese tutte le parole che ho pronunciato a suo riguardo, tutto quanto è scritto in questo libro che Geremia profetizzò su tutte le nazioni. Infatti, nazioni numerose e re potenti ridurranno in schiavitù anche costoro che io ripagherò secondo le loro azioni, secondo le opere delle

loro mani"

 

Capo 25, 15-16, 29-Dopo avere vista la distruzione del Regno di Giudea pronuncia a nome di Jahvè la condanna di Babilonia e tutti gli altri regni della terra che dovranno bere alla coppa delle sue vendette.

" Così parlò il Signore Dio d’Israele:’Piglia dalla mia mano questa coppa di vino, e danne da bere a tutte le gtenti, alle quali io ti mando.Esse ne dovranno bere e barcollare e smaniare, per la spada che io getto in mezzo ad esse…Ché ecco dalla città che da me prende il nome io comincio a infliggere mali, e voi potreste andarne esenti?No non ne andrete esenti, perché io chiamo la spada sopra tutti i gli abitanti della terra".

 

Capo 30, 1-11-Annunzia uno spettacolo nuovo, quello del ritorno del suo popolo dall’esilio e il suo risorgimento sotto la guida di un discendente di Davide.

 

"La parola che fu rivolta a Geremia da parte di Jahve: Così dice Jahve, Dio di Israele: " Scriviti in un libro tutte le parole che ti dirò, perché, ecco, verranno giorni - oracolo di Jahve - nei quali cambierò la sorte del mio popolo, di Israele e di Giuda - dice Jahvè – e li ricondurrò nella terra che diedi ai loro padri, e la possederanno".

Queste sono le parole che Jahve pronunciò per Israele e per Giuda:Così dice Jahve:‘Udiamo un grido di dolore, terrore, non pace.Informatevi e osservate se un maschio partorisce.Perché mai vedo tutti gli uomini con le mani sui fianchi come una partoriente?Perché ogni faccia è stravolta, ingiallita? Ohimè!Perché grande è quel giorno, senza pari!Esso sarà un tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscira’salvo.In quel giorno - oracolo di Jahve degli eserciti - romperò il giogo sopra il suo collo, spezzerò i suoi legami, gli stranieri non lo faranno più schiavo. Essi serviranno Jahvè loro Dio e David loro re, che io usciterò loro.

Tu, poi, non temere, o Giacobbe mio servitore.Oracolo di Jahvè.Non spaventarti, Israele; poiché, ecco, salverò te da un paese lontano, la tua discendenza dal paese del suo esilio. Giacobbe ritornerà e sarà in pace, vivrà tranquillo e nessuno lo spaventerà. Poiché io sono con te per salvarti. Sterminerò tutte le nazioni fra le quali ti ho disperso; ma non eseguirò un tuo sterminio; ti castigherò secondo giustizia e non ti lascerò del tutto impunito".

 

Capo 31, 38-39.Dopo una descrizione minuta della magnificenza della nuova Gerusalemme ricostruita promette un nuovo patto di Jahvè col suo popolo che non sarà più violato come il primo fatto ai piedi del Sinai per cui Gerusalemme non sarà mai più distrutta.

 

"Ecco verranno giorni, - oracolo di Jahvè – nei quali sarà riedificata questa città di Jahvè dalla torre di Khannael fino alla porta dell’Angolo.La corda per misurare sarà ancora tirata sempre diritto di là fino alla collina di Gareb volgendo poi fino a Goat.Tutta la valle, i cadaveri, le ceneri e tutti i campi fino al torrente Cedron, fino all’angolo della porta dei Cavalli a oriente, saranno consacrati a Jahvè, non saranno più sconvolti e distrutti in eterno".

 

Capo 33, 12-22. Continua la promessa della rinascita perpetua della dinastia di Davide nella potenza e nella saggezza.

 

Così dice Jahve degli eserciti: In questo luogo desolato, uomini e senza bestiame, e in tutte le città ci sarà ancora la dimora di pastori che vi lasceranno il gregge all'addiaccio. Nelle città dei monti, nelle città della Shefela, nelle città del Negheb, nella terra di Beniarnin, nei dintorni di Gerusalemme e nelle città di Giuda passeranno ancora le pecore sotto la mano di chi le conta", dice Jahvé.

"Ecco, verranno giorni" oracolo di Jahve "nei quali io realizzerò la promessa di bene, che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo susciterò un germoglio di giustizia a David; egli renderà giudizio e giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvo e Gerusalemme resterà al sicuro. Questo è il nome con il quale sarà chiamata: Jahve nostra-giustizia".

Poiehè così dice Jahve: "Non sarà eliminato a David un discendente che sieda sul trono della casa di Israele; e fra i sacerdoti non sarà eliminato chi stia al mio cospetto per offrire olocausti, bruciare offerte e compiere sacrifici tutti i giorni".

La parola di Jahve fu rivolta a Geremia: " Così dice Jahve: ‘Se si potesse violare la mia alleanza con il giorno e la mia alleanza notte, in modo che non vi fossero più giorno e notte nei loro tempi, si violerebbe anche la mia alleanza con David mio servitore, in modo da non avere un figlio che regni sul suo trono, e con i leviti sacerdoti che mi servono. Come non si può numerare la sabbia del mare, così io moltiplicherò la progenie di David mio servo, e i Leviti che mi servono" "

 

EZECHIELE 11-37-Anche Ezechiele era di stirpe sacerdotale e aveva circa trent’anni quando nel 597 venne incluso insieme al Re Jeconia nella lista per la deportazione dopo la resa a Nabucodonosor, mentre Geremia restava a Gerusalemme perché era favorevole alla resa.Mentre stava presso Babilonia nel 593 ebbe l’invito da una visione a predicare ai suoi connazionali deportati perché capissero che quanto era loro capitato era un castigo per le loro infedeltà a Jahvè e per confortarli con la promessa che Jahvè misericordioso avrebbe ricostituito il Regno di Davide unito e più valido e ricostruita Gerusalemme col suo tempio più bella di prima.

 

Capo 11, 17-Dopo avere detto ai deportati di Babilonia che dai rimasti in patria erano considerati dispersi e perduti senza ritorno e perciò pensavano di potersi impossessare dei loro beni, Ezechiele li incoraggia :

 

"Così dice Jahvè: ‘Vi raccoglierò tra i popoli, vi radunerò dalle regioni dove siete stati dispersi e darò a voi il paese di Israele.Giungeranno qui e ne allontaneranno tutti gli idoli, tutti gli abomini. Darò loro un altro cuore, darò nel loro interno uno spirito nuovo;strapperò dal loro corpo il cuore di pietra per dare loro un cuore di carne, affinché seguano le mie leggi, osservino i miei decreti e li mettano in pratica.Saranno così il mio popolo e io sarò il loro Dio.Su quelli però che seguono con il cuore i loro idoli e i loro abomini farò ricadere sul loro capo la loro condotta.Oracolo del Signore"

 

 

Capo 37, 21-28- Dopo avere con due apologhi fatto capire che Jahvè avrebbe fatto risorgere e avrebbe riunito il popolo ebreo nella sua terra, così conclude:

 

"Così dice il Signore Jahve: Ecco, prendo i figli di Israele tra le genti dove sono andati, adunandoli da ogni parte, e li condurrò nel loro territorio. Ne farò un solo popolo nel paese, sui monti di Israele, e tutti avranno un solo re; non formeranno più due popoli né saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli vani e abominevoli con tutte le loro ribellioni; dopo averli liberati da tutte le infedeltà per le quali hanno peccato, li purificherò perché siano il mio popolo e io il loro Dio. Su tutti il mio servitore David starà come re e unico pastore; essi seguiranno i miei decreti, custodiranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nel paese che diedi al mio servitore Giacobbe e dove abitarono i vostri padri; vi abiteranno essi con i figli e i figli dei figli per sempre; per sempre David mio servitore sarà il loro principe. Stringerò con essi un’alleanza di pace: sarà un'alleanza eterna; li beneficherò, li moltiplicherò e porrò per sempre il mio santuario in mezzo a loro. La mia dimora sarà, dunque, fra di loro:sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo; le genti sapranno che io sono Jahve che santifico Israele quando il mio santuario sarà per sempre in mezzo a loro "

 

E con queste belle promesse si diffonde nel progettare la riorganizzazione della nazione e la ricostruzione di Gerusalemme e del tempio nei minuti particolari come un architetto.

In tutte queste belle promesse bisogna fare attenzione alla ripetuta frase "per sempre". Ora noi possiamo comprendere l'attaccamento dei poeti, dei profeti e dei patrioti ebrei alla loro patria e che quel "sempre" vada preso come una delle tante espressioni iperboliche di cui è pieno il loro linguaggio, tuttavia noi venuti dopo di loro e conoscendo la storia successiva sappiamo quanto è durato quel "sempre". Nel secolo scorso non sarebbe sorto il Sionismo se i Romani nel 70 e poi definitivamente nel 134 dopo Cristo non avessero sradicato il popolo ebreo dalla sua patria per due millenni. Perciò possiamo giudicare se la "grande promessa" fu una promessa del Dio vivente ovvero un sogno ispirato agli scrittori biblici dal loro misticismo patriottico.

I fatti, purtroppo, come abbiamo visto, sono stati diversi e perciò l'autore del libro di Daniele attribuisce nel capo 9 a una "rivelazione" lo stiracchiamento dei 70 anni della profezia di Geremia in 70 settimane di anni per anunziare che Geremia non intendeva la restaurazione del regno di Giuda ma l'avvento del regno di Dio con l'apparizione del "santo dei santi" (il Messia). Anche l'autore di "Daniele" cercava di sostenere la lotta patriottica del tempo dei Maccabei contro le oppressioni straniere di Antioco ed escogita la forma letteraria della "profezia" collocata al tempo dei Babilonesi, per rendere più efficaci i suoi annunci. Tale artificio rende sospette tutte le pretese profezie bibliche perché i redattori dei libri facevano dire in anticipo ai loro personaggi ciò che essi conoscevano molto bene a posteriori. Così si spiegano le vistose alterazioni e le discordanze dei testi dei Settanta e di quelli Masoretici, tanto che i nostri biblisti devono parlare di "doppie redazioni"4. Omettiamo - per non sembrare maligni - di dar credito al sospetto, che nasce spontaneo, che nei momenti di grande tensione patriottica gli integralisti del culto nazionale con ottime "intenzioni pedagogiche" creassero nuovi testi e nuove redazioni, come fa pensare il "ritrovamento", avvenuto "per caso", del libro del "Deuteronomio" al tempo della riforma nazionale sotto Giosia (621 a.C.): la storia conta molti casi del genere, tra cui il falso ritrovamento dell'"Atto di donazione di Constantino" al tempo di Papa Stefano (753) e di Pipino per giustificare il possesso dei Papi sui loro territori, e, ultimo, il falso dei Diari di Hitler (1983). La forza nascosta che spingeva gli scrittori era il pathos comune a tutti i loro compatrioti, che vedevano nel "trono di David" il vincolo di unità dell'intera nazione. Perciò né i Persiani né i Babilonesi né i Macedoni né i Diadochi siri né gli Egiziani né infine i Romani riuscirono a far dimenticare il "trono di Davide", che alimentò la sete di liberazione di un popolo con la speranza di un Messia liberatore. Però dopo l'esilio si inaridì la "vena profetica" propriamente detta e le successe la vena apocalittica5 proprio come la delusione della mancata realizzazione del Regno di Dio annunziato da Gesù fece nascere l'Apocalisse S. Giovanni.

Fu così che il Regno di Davide da terreno si trasformò in una concezione "escatologica" secondo la quale le dominazioni e le schiavitù sarebbero state abbattute dal regno di liberazione e di giustizia del Messia. Ed è stata la grande illusione da cui è nata quella ancora più grande che è stata la teologia spirituale e mistica che ha dato vita al movimento cristiano. Erano circa mille anni che sarebbe stata fatta da Jahvè a Davide la "grande promessa" senza realizzarsi, per cui sarebbe stato logico cominciare a dubitare del fondamento reale della promessa attribuita a Jahvè. E certamente il contrasto tra le grandi promesse, solennemente rinnovate da grandi profeti e i fatti storici della distruzione del regno di Davide al Nord e al Sud, aveva fatto sprizzare la vena dello scetticismo laico, il quale serpeggiava apertamente in mezzo al popolo. Ecco come Ezechiele cerca di affrontarlo al capo 12, 21-28:

 

"La parola del Signore mi fu ancora diretta in questi termini: "figlio d'uomo, cos'è questo frizzo che voi ripetete sulla terra d'israele?" - "Passano i giorni, e ogni visione è svanita?" Dì pertanto ad essi: Così parla il Signore Jahvè: "farò cessare questo frizzo, nè più oltre lo ripeteranno in Israele. Anzi di' loro:

"Si approssimano i giorni e ogni visione diviene realtà, perché non vi saranno più visioni mendaci d'ora innanzi e indovinamenti carezzevoli in seno alla casa di Israele; ma io, Jahvè, quello che dico lo dico e lo faccio. Non si tarderà più; anzi ai dì vostri, o casa ribelle, dirò una parola, e l'attuerò sentenza del Signore Jahvè. Ancora mi fu rivolta la parola del Signore così: Figlio d'uomo, ecco che la casa d'Israele va dicendo: la visione che costui vede è per giorni lontani; costui predica per tempi remoti. Di' pertanto ad essi: - Così parla il Signore Jahvè: non si tarderà più, ma quello che dico sarà detto e fatto. Sentenza del Signore Jahvè"

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1-Cfr. 2 Re 8, 19; Salmi 89 e 132; Geremia 33, 14-25

2-II Cronache 3, 15

3-Ezechiele 43 segg.

4-Cfr.La Sacra Bibbia sel Pont.Ist.Bibl.-ed.Sansoni 1961-Introd.al Libro di Geremia e nota al v.12 del c.29

5-Cfr. I.A. Soggin - "I mafloscritti del Mar Morto" Ed. Newton-Conton 1978 pag. 121

 

 

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