CAPITOLO XX

NEL RIMPIANTO DEL POTERE TEMPORALE

IL PAPATO SI AVVIA AD ESSERE PIÙ EVANGELICO

 

 

1-Con Leone XIII pur rivendicando solennemente i diritti della Santa Sede ha un’attenzione speciale per i problemi sociali

 

Nel Conclave che durò solo due giorni il 20 Febbraio 1878 con due terzi dei voti venne eletto Papa il Cardinale sessantottenne Gioacchino Pecci col nome di Leone XIII: era il settimo figlio di una famiglia patrizia di Carpineto Romano;   aveva studiato al Collegio dei Gesuiti di Viterbo e all’Accademia dei Nobili pontifici a Roma;  appena ordinato Prete e celebrata la prima Messa a S.Andrea al Quirinale assistito dal fratello gesuita, nel 1838 era stato inviato Delegato a Benevento per restaurarvi l’autorità feudale papale poiché la città voleva riunirsi al Regno di Napoli; nel 1841 era stato inviato come Delegato a Perugia; nel 1843 era stato inviato come Nunzio a Bruxelles; nel 1846 era stato nominato Vescovo si Perugia; nel 1857 era stato fatto Cardinale;  nel 1876 alla morte del Cardinale Antonelli era stato fatto Camerlengo.

 

Nella prima allocuzione concistoriale del 28 Marzo 1878 dichiarava di tenere fermo alle rivendicazioni dei diritti della Santa Sede nei confronti dell’Italia, usando espressioni meno aspre del suo predecessore, e confermava il Non expedit di Pio IX per la partecipazione dei Cattolici alla vita politica dell’Italia.Leone XIII pensava che ancora fosse possibile la restaurazione del Potere Temporale e attuò una politica temporalista, mirante a richiamare l’attenzione dei Governi Cattolici sulle difficoltà create alla Santa Sede dalla presenza italiana in Roma. In Italia si succedevano Governi che prendevano provvedimenti anticlericali e furono particolarmente evidenti nel 1881 in occasione della traslazione della salma di Pio IX da S. Pietro a S. Lorenzo nella notte del 12 Luglio nella quale si tentò di buttarla nel Tevere e nell’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno nel 1889 a Campo dei Fiori in Roma. Il 30 Giugno 1888 ci fu un’ulteriore conferma del Sant’Uffizio relativa al non expedit che veniva inerpretato come un vero e proprio divieto.

Sotto il Governo di Francesco Crispi ci fu un tentativo di soluzione della Questione Romana da parte dell’autorevole benedettino Luigi Tosti il quale discusse con Crispi le sue proposte contenute nel libro La conciliazione ma furono bocciate dalla Curia Romana.

 

La stessa situazione si trovava in Francia dove i Governi della Repubblica continuarono a battere la strada della politica anticlericale che portò alla laicizzazione della Scuola, alla legiferazione sul divorzio matrimoniale, alla soppressione delle Congregzioni religiose e alla separazione tra Stato e Chiesa, nonostante l’enciclica Nobilissima Gallorum Gens.

 

In Germania invece Leone XIII ebbe partita vinta sulla Kultur Kampf (battaglia di cultura) che Bismark aveva ingaggita dal 1871 contro la Chiesa di Roma in appoggio ai Vecchi Cattolici tedeschi, che avevano respinto la definizione dell’infallibilità del Papa da parte del Concilio Vaticano I, e a tale scopo aveva nominato Ministro il protestante Adabert Falk per il controllo delle scuole confessionali, per l’abolizione delle Congregazioni Religiose non ospedaliere, rompendo le relazioni diplomatiche col Vaticano, sopprimendo i seminari minori, abolendo gli articoli della Costituzione del 1860 che riconoscva libertà alla Chiesa, sostituendo 600 Vescovi con Vicari che fecero il giuramento di fedeltà allo Stato. Ci era stata opposizione dell’Impeatore e soprattutto il successo elettorale del Partito del Centro o dei Cattolici che indussero Bismark a licenziare Adalbert Falk e a modificare varie leggi tra il 1880 e il 1887 e a riallacciare le relazioni diplomatiche col Vaticano che permisero la visita dell’Imperatore Guglielmo II a Leone XIII il 12 Ottobre 1888.

 

Leone XIII dette grande importanza all’opera di apostolato per gli emigrati in America promossa dall’Arcivescovo di Baltimora James Gibbons, fondatore dei Cavalieri del lavoro e autore del libro Ambasciatore di Cristo, che fece Cardinale nel 1886, e per lo stesso scopo nel 1889 inviò in America Francesca Saverio Cabrini che col suo Istituto delle Suore del Scaro Cuore promosse grandi opere in favore degli emigrati. Promosse l’azione antischiavista con l’encicliche In plurimis del 5 Maggio 1888 e Catholicae Ecclesiae del 20 Novembre 1890. Promosse l’attività missionaria in Cina, in Giappone, in Corea, in Africa Settentrionale e soprattutto in Abissinia con l’attività del grande missionario Guglielmo Massaia che fece Cardinale.

 

 

Cercò di allacciare relazioni stabili col Governo Inglese incoraggiando il movimento di Oxford animato da Lord Halifax e facendo studiare la validità delle ordinazioni anglicane.

 

Libero dalle preoccupazioni del Potere Temporale ebbe grande attenzione ai problemi posti dalla trasformazione della società moderna additando i pericoli del Socialismo con l’enciclica Quod apostolici muneris del 1878, affermando la necessità della famiglia di fronte all’ondata dei divorzi con l’enciclica Arcanum del 1880, affermando la necessità dell’autorità con l’enciclica Diuturnum del 1881 in occasione dell’asssinio dello Zar Alessandro II, rinnovando la condanna della Massoneria coll’enciclica Humanus Genus del 1884, affermando la legittima esigenza delle libertà popolari coll’enciclica Immortale Dei del 1885, il diritto alla libertà in generale con l’enciclica Libertas del 1888, dando il contributo più valido alla dottrina sociale della Chiesa con l’Enciclica Rerum novarum del 15 Maggio 1891 sulla condizione deli operai con la quale mentre da una parte prendeva posizione contro il socialismo affermando il diritto di prorpietà anche se sottoposto a limiti, dall’altra affermava la necessità di dare impulso all’associazionismo operaio e auspicava un limitato intervento dello Stato nel campo sociale al fine di eliminare le condizioni economiche e sociali che rendevano dura e penosa la vita delle classi lavoratrici. Dette maggiore impulso all’Opera dei Congressi fondata nel 1876 dall’intransigente Giovanni Acquaderni avvalendosi dell’azione di Giovan Battista Paganizzi, che insieme a Romolo Murri, nel 1896 fondò la Federazione Universitaria Cattolica Italiana "FUCI" con la rivista Vita Nuova sciolta nel 1898 dal Ministro di Rudinì in seguito ai moti sociali di Milano di quell’anno. Membro dell’Opera dei Congressi era Giuseppe Toniolo che nel 1889 fondò l’Unione degli Studi Sociali che dette vita nel 1893 alla Rivista Internazionale di Scienze Sociali e dal 1894 fu uno degli animatori del Movimento Popolare secondo ancora l’impostazione del Non expedit, mentre Don Romolo Murri nel 1898 dette vita alla rivista Cultura Sociale principale organo del movimento democratico cristiano che operava fuori del Non Expedit. Leone XIII completò il suo insgnamento con l’enciclica Graves de communi con la quale dà l’avvio al movimento democratico cristiano.

 

Leone XIII dette anche un forte impulso agli studi filosofici con le encicliche Aeterni Patris del 4 Agosto 1879, Cognita nobis del 15 Febbraio 1882, Fin dal principio dell’8 Dicembre 1902 con le quali rimetteva in auge la filosofia tomista, e rinverdì gli studi biblici secondo l’interpretazione tradizionale con l’enciclica Providentissimus Deus del 18 Novembre 1893 e a tale scopo istituiva nel 1902 la Pontificia Commissione Biblica.

 

Con l’enciclica Inscrutabili del 21 Aprile 1878 analizza i mali della società che trovano rimedio nella vita religiosa cristiana, richiamando la pratica del Rosario con l’enciclica Supremus Apostolatus del 1° Settembre 1883, proponendo come modello S.Giuseppe con l’enciclica Quamquam pluries del 15 Agosto 1889 e la Sacra Famiglia con l’enciclica Novum Argumentum del 20 Novembre 1890, riprendendo le celebrazioni nella Basilica di S.Pietro nel 1897 smesse dal 1870, consacrando il mondo al Sacro Cuore in occasione dell’Anno Santo 1900 con l’enciclica Annum Sacrum del 25 Maggio del 1899.

Leone XIII morì il 21 Luglio 1903 dopo 25 anni di Papato.

 

2-Con Pio X continua attenuato il Non expedit e riaffiora l’inquisizione dogmatica

 

Nel breve Conclave che si tenne dal 31 Luglio al 4 Agosto 1903 ci fu il veto posto dal Cardinale Puzyna di Cracovia per ragioni politiche a nome dell’Imperatore Francesco Giuseppe contro il Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro Segretario di Stato di Leone XIII dal 1887 e uscì Papa il Cardinale sessantottenne Giuseppe Sarto Patriarca di Venezia col nome di Pio X: era il secondo di dieci figli di una famiglia popolana; il padre era cursore del Comune di Riese e la madre era sarta;   a quindici anni aveva ottenuto un posto gratuito nel Seminario di Padova per interessamento del Cardinale Monico Patriarca di Venezia;  Prete nel 1858 era stato cappellano per nove anni nel paese di Tombolo e altri nove anni Parroco a Salzano;   nel 1875 era stato nominato Cancelliere Vescovile di Treviso, Direttore spirituale nel Seminario, Canonico della Cattedrale e Vicario Capitolare alla morte del Vescovo;   nel 1884 era stato nominato Vescovo di Mantova e nel 1893 era stato nominato Cardinale e Patriarca di Venezia;  accettò piangendo la sua elezione a Papa dicendo "se non è possibile che questo calice passi da me, sia fatta la volontà di Dio".

 

Appena eletto sceglie come Segretario di Stato il Cardinale Raffaele Merry Del Val perché era poliglotta e di sentimenri tradizionali come i suoi e il 4 Ottobre 1903 emana come suo programma l’enciclica E suprema apolstolatus cathedra che si riassume nel motto "instaurare omnia in Cristo, cioè ristabilire tutto in Cristo, che contiene la sua concezione che "non si può assolutamente separare le cose che appartngono alla fede e ai costumi dalla politica". Stabilì subito con la Costituzione Commissum nobis del 20 Gennaio 1904 la scomunica maggiore a chiunque ardisse presentare il veto anche sotto la forma di semplice desiderio nel conclave, che disciplina con l’altra Costituzione Vacante Sede Apostolica del 25 Dicembre 1904. Già il 22 Novembre 1903 con motu proprio aveva provveduto a rinnovare la liturgia ripristinando il canto gregoriano e dando norme per la musica polifonica e applica la sua esperienza pastorale promovendo l’istruzione catechistica dei fanciulli con l’nciclica Acerbo nimis del 15 Aprile 1905, con la quale emana il testo unico del catechismo per tutte le Diocesi d’Italia e incoraggia convegni per l’apostolato catechistico, e col Decreto del 20 Dicembre 1907 incoraggia la pratica della comunione quotidiana e la Prima Comunione al tempo del primo uso della ragione. Avverte la necessità di raccogliere in unico testo le innumerevoli prescrizioni disperse in innumerevoli dicretali e il 19 Marzo 1904 col motu proprio Arduo sane: de Ecclesiae legibus in unum redigendis istituisce la Commissione per la codificazione del Diritto Canonico affidata a Mons.Pietro Gasparri, il cui lavoro segue quotidianamente, e un’altra Commissione per la riforma delle Sacre Congregzioni Romane il cui lavoro viene sanzionato con la Costituzione Sapienti Consilio del 29 Giugno 1908.

 

A seguito del diverso orientamento tra anziani e giovani, guidati da Don Romolo Murri insieme a Don Luigi Sturzo al Congresso del Novembre 1903 dell’Opera del Congressi, la scioglie nel Luglio 1904, lasciando in vita solo la II Sezione, quella dell’Azione popolare cristiana e la Società della Gioventù cattolica, e organizza il grosso nell’Unione popolare, nell’Unione elettorale e nell’Unione economico-sociale, cui nel 1910 aggiunge l’Unione Femminile cattolica: non era abolito il Non expedit ma permetteva ai Vescovi di dare il permesso in casi particolari, ad alcuni candidati cattolici, di presentarsi alle elezioni: non era ancora un partito ma era una sensibile apertura.

 

Nella primavera del 1904 elevava veementi proteste per la visita del Presidente francese Emile Louet al Re d’Italia Vittorio Emanuele III con la quale veniva riconosciuta l’esitenza giuridica del Regno d’Italia a scapito dei diritti della Santa Sede: la Francia risponde col ritiro immediato dell’ambasciatore dalla Santa Sede, con la proibizione ai Vescovi di Digione e di Laval di recarsi a Roma per rispondere a un formale invito del Papa, con la rottura dei rapporti diplomatici il 30 Luglio 1904 e con la legge del 9 Dicembre 1904 con la quale si decretava la decadenza del Concordato del 1801 e la separazione completa tra lo Stato e la Chiesa. Pio X risponde conl’enciclica dell’11 Febbraio 1906 Vehementer nos condannando la separazione della Chiesa e dello Stato, la manomissione dell’Archivio della Nunziatura, l’incameramento dei beni ecclesiastici, l’abolizione delle Congregazioni religiose, l’espulsione dei loro membri, il culto limitato alle sole funzioni religiose in chiesa, la privazione di ogni contributo statale ai Vescovi e al Clero.

 

Nel 1910 vennero rotte le relazioni diplomatiche tra il Portogallo e la Spagna con la Santa Sede e in Germania ci fu una levata di scudi da parte di liberali e protestanti per i giudizi contro i riformaori contenuti nell’enciclica Editae sepe.

 

Ma L’impegno maggiore di Pio X fu quello di far fronte alle conclusioni critiche sulla fede penetrate profondamente nel Cattolicesimo in Francia, in Italia e in Germania, che scalzavano le fondamenta stesse della Chiesa. È una lunga storia che si trascinava dalla seconda metà del secolo XVII quando Richard Simon cominciò con la pubblicazione nel 1678 della Storia critica del Vecchio Testamento e nel 1789 della Storia Critica del Nuovo Testamento e proseguì per tutto il secolo XVIII attraverso il Dizionario Filosofico di Voltaire fino all’ Apologia di coloro che adorano Dio scondo ragione del 1768 di Herman Samuel Reimarus e per tutto il secolo XIX in un susseguirsi di studi critici segnati dalla Vita di Gesù di G.Paulus del 1828, dalla Vita di Gesù di E.D.Sleiermacher del 1832, dalla Introduzione filosofica alla teologia cristiana cattolica del 1834 di G.Hermes condannata da Gregorio XVI, dalla Storia della Chiesa di K.Haser del 1834, dalla Vita di Gesù di D.F. Strauss del 1835, all’Essenza del Cristianesimo di L.Feuerbach del 1841 dalla Vita di Gesù del 1863 con tutta una sequela di studi biblici di E.Rénan, dalla Storia del canone dell’Antico Testamento del 1890 con una serie di altri studi biblici di A.Loisy, dagli Studi sui Vangeli, sugli Atti degli Apostoli, sulle Lettere di San Paolo e dalla Storia di Dogmi, Storia dell’antica letteratura cristiana, dall’Essenza del Cristianesimo del 1900, dalla Missione e diffusione del Cristianesimo nei primi tre secoli del 1875-1902 di A.Harnack, dagli Studi Religiosi di S.Minocchi del 1901, dalla Lettera a un amico professore di antropologia del 1903 del gesuita George Tyrrell e in Italia dalla Rivista storico-critica delle scienze teologiche e Ricerche religiose del 1905 di E.Buonaiuti. Tutta questa lunga riflessione sulle fonti della fede avevano portato alla conclusione che nella figura di Gesù bisogna distinguere il Gesù della fede e il Gesù della storia: il Gesù storico è un puro personaggio di grande valore umano senza nessuna pretesa soprannatuale;  il Gesù della fede è un ideale approdo della speculazione dei discepoli sul personaggio storico attraverso un processo di connubio tra ebraismo ed ellenismo con una mistura di fabulazione e di misticismo.Tale conclusione teneva conto di tutte le acquisizioni scientifiche e filosofiche con prospettive sociali e politiche: dai tradizionalisti fu denominata modernismo. Pio X, che era formato nella più pura fede tradizionale, vide in essa "la somma di tutte le eresie" e la condannò decisamente prima col Decreto del Sant’Uffizio Lamentabili del 3 Luglio 1907 che era una specie di Sillabo, poi con l’enciclica Pascendi dominici gregis del 7 Settembre 1907 con la quale incitava tutti i Vescovi e i Direttori di Seminari a soffocare ogni focolaio dell’eresia. Per combatterla con più efficacia istituì il Pontificio Istituto Biblico nel 1909 affidandolo ai Gesuiti con lo scopo di approfondire gli studi biblici in senso cattolico, riformò il Seminario lateranense, promosse Seminari regionali e dette norme concrete per l’educazione dei seminaristi e inviò Visitatori Apostolici in tutti i Seminari e infine col motu proprio Sacrorum antistitum del del 1° Dicembre 1910 stabiliva una energica selezione nel personale ecclesiastico e religioso imponendo il giuramento antimodernistico ed estromettendo dagli uffici ogni sospetto. Un vero terrore teologico.

 

Il 28 Luglio 1914 fu l’inizio di un avvenimento nuovo nella storia dell’umanità, della Prima Guerra Mondiale, così detta perché fu la prima guerra generale che coinvolse tutti i grandi Stati coinvolti dal sistema delle alleanze e fu una guerra combattuta per terra, per cielo e per mare con impegno di armi mai prima usate (carri armati, aerei, sommergibili). L’occasione fu l’assassinio del cinquantunenne Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando con la consorte Duchessa Sofia di Hohemberg il 28 Giugno 1914 per opera del ventenne studente nazionalista serbo Grovino Princip membro della società segreta della "manonera" con finalità panserbe. L’Arciduca faceva una politica di unità di un Impero "trialista" che avrebbe dovuto unire all’Ausatria e all’Ungheria anche la Jugoslavia comprendente la Croazia, la Bosnia, la Slovenia e la Dalmazia, e al rafforzamento dell’autorità della Monarchia e della Chiesa. Nel 1913 era stato nominato Ispettore Generale delle forze armate. L’Austria d’accordo con la Germania attribuì la responsabilità del delitto al Governo Serbo e il 23 Luglio 1914 inviò alla Serbia un ultimatum con condizioni inaccettabili;  la risposta serba conciliante fu accompagnata da mobilitazione generale ma l’Austria dichiarò guerra alla Serbia il 28 Luglio 1914: la catena delle alleanze trascinò tutto il mondo nella catastrofe: da una parte erano schierate l’Austria, L’ungheria, la Germania;  dall’altra la Serbia, l Montenegro, la Russia, la Francia, il Belgio, l’Inghilterra, il Giappone e nel 1915 anche l’Italia che rivendicava Trento e Trieste. L’assassino fu condannato a venti anni di carcere duro in una fortezza della Boemia dove morì nel 1918 e la società della "manonera" fu sterminata negli anni 1916-17. Alla richiesta dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe di benedire i suoi eserciti, Pio X fece rispondere con le lacrime agli occhi:"Io benedico la pace non la guerra". Morì il 24 Agosto 1914.

 

3-Con Benedetto XV diventa operatore di pace e di carità avendo però sempre di mira la soluzione politica della Questione Romana

 

 

Nel Conclave che si svolse dal 31 Agosto al 3 Settembre 1914 fu eletto Papa il Cardinale sessantenne Giacomo della Chiesa col nome di Benedetto XV: era di una famiglia patrizia genovese;  dopo avere conseguito la Laurea in Diritoo nell’università di Genova era entrato nel Collegio Capranica in Roma e aveva frequentato gli studi telogici nell’Università Gregoriana e nel 1878 era diventato Prete;  dopo i corsi nell’Asccademia dei Nobili ecclesiastici nel 1882 aveva seguito Mons.Mariano del Tindaro Nunzio in Spagna e poi diventato Segretario di Stato 1887 lo aveva seguito nella Segreteria di Stato con incarichi speciali a Vienna nel 1889-90;   era diventato Sostituto della Segreteria di Stato nel 1901 e Docente all’Accademia dei Nobili;  nel 1907 era stato nominato Arcivescovo di Bologna e il 25 Maggio 1914 era stato fatto Cardinale;  da Papa aveva assunto il nome di Benedetto in omaggio al bolognese Benedetto XIV.

 

Diventava Papa in un periodo in cui il Vaticano si trovava in un grande isolamento e aveva rapporti diplomatici con appena 14 Stati, dei quali alcuni più in omaggio alla tradizione e all’opportunità di controllo che per cordialità e devozione di sentimenti. La prima enciclica del 1°Novembre 1914 Ad Beatissimi fu un grido di pace di fronte allo conflagrazione della Prima Guerra Mondiale e l’essere libero dal potere temporale gli permise di dedicarsi imparzialmente alla più grande impresa di pietà cristiana, sociale e civile che il mondo ricordi. Mobilitò la Chiesa come un esercito d’un altro genere per dar soccorso alle popolazioni, ai gruppi e agli individui che si trovavano nella necessità e nel dolore. Ecclesiastci, Nunzi, Vescovi, visitavano campi di concentramento, intercedevano, confortavano e sovvenivano. Fu esposto alle pressioni di tutti i belligeranti che pretendevano da lui una condanna dei propri avversari ma egli si mantenne nella più assoluta neutralità nonostante in Italia fosse avversato dagli ambienti nazionalisti.

 

Nel 1914 chiese ma non ottenne la tregua al primo Natale di guerra;  furono resi alla loro terra i prigionieri inabili alla guerra, i prigionieri padri di numerosa prole nel 1915 furono liberati i detenuti civili, fu assicurato il riposo domenicale ai prigionieri, assicurata la sepoltura ai caduti sul campo, oltre 30.000 francesi, inglesi, belgi, austriaci ospitalizzati dalla Svizzera, a intere popolazioni colte dall’invasione nemica fu dato il conforto delle notizia dei loro cari;  nel 1916 furono rimpatriati i prigionieri padri di numerosa prole o che avevano superato i 18 mesi di prigionia, i tubrcolotici italiani poterono tornare a ristabilirsi al clima della patria, fu concessa una tomba ai cristiani morti ai Dardanelli, fu contenuta l’offesa aerea oltre la zona bellica;  il 1° Agosto 1917 fece pervenire a tutti i Capi di Stato belligeranti la Nota per finire con un arbitraggio una guerra che definiva "inutile strage" e nello stesso anno intere popolazioni deportate poterono rientrare ai focolari domestici;  i Balcani devastati, l’Armenia massacrata per circa un milione di abitanti, i Maroniti del Libano e gli altri cristiani colpiti da morbi e da fame trovano nel Papa il protettore efficace.

 

Nel 1915 istituì la Congregzione dei Seminari e delle Università degli Sudi, nel 1917 promulgò il Codice di Diritto Canonico il cui lavoro di redazione era stato inziato nel 1904 per iniziativa di Pio X, nel 1919 centenario di S.Girolamo pubblicò l’enciclica sull’esegesi biblica, nel 1920 approvò la fondazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promossa da P.Agostino Gemelli.

 

Dopo la guerra la sua mano benefica si protese sulle chiese infrante, le officine distrutte, i campi devastati, sulla

miseria, le epidemie, le metropoli e le nazioni rese impotenti.I profughi russi ebbero i suoi soccorsi per le mani del metropolita ortodosso Anastasios e i loro figli stremati ripararono in un sanatorio che porta il suo nome;   il clero sciasmatico nel 1919 invocò e ottenne difesa come era stato accolto l’appello degli Ebrei d’Armerica nel 1916 per i massacri degli Israeliti in Europa;  il suo soccorso arrivava in Austria, in Germania, in Irlanda, in Cina ove lo Stato languiva e nel 1920 con l’enciclica Pacem Dei munus lanciava un invito al mondo intero a costruire una pace nella giustizia e nella carità facendo un appello per i bimbi del Belgio, dell’Europa Centrale e della Russia. E tutto tra innumerevoli soccorsi segreti diretti a individui, famiglie, istituti: di tante richieste nesuna rimase inascoltata. Il Cardinale Gasparri rivelava che Benedetto XV aveva elargito 82 milioni di lire di allora. Nel 1920 gli fu eretta una statua a Costantinopoli.

 

Questa attività si svolgeva in un contesto non sereno per la "Questione Romana" aperta: Benedetto XV non aveva mancato di rinnovare le proteste dei suoi predecessori e l’Italia interpretava male qualunque accenno alla composizione della guerra. Era noto che la Germania e l’Austria se vittoriose avrebbero portato all Conferenza della Pace la soluzione della Questione Romana e l’Italia era ostile a qualunque intervento del Papa per la pacificazione del mondo. Già nel 1915 i Rappresentanti diplomatici presso il Papa delle Potenze in guerra con l’Italia avevano dovuto trasferirsi a Lugano e nel 1916 lo Stato italiano aveva considerato pegno di guerra Palazzo Venezia come sede diplomatica dell’Austria presso la S.Sede. Benedetto XV non cessava di cogliere dagli avvenimenti l’opportunità di richiamare l’attenzione dell’Italia e del mondo sulle inoppugnabili rivendicazioni della S.Sede. Durante la Conferenza di Varsailles del 1919 dette incarico al Segretario degli Affari Ecclesiastici Straordinari Mons.Cesare Cerretti di sottoporre al Capo della Missione Italiana V.Emanuele Orlando un disegno di risoluzione del conflitto tra la S.Sede e l’Italia che fu accettato da parte della Commissione. Il disegno fu ripreso dal nuovo Capo del Governo Francesco Nitti che ne ebbe a trattar con alti Prelati e con lo stesso Cardinal Gasparri. In tale favorevole atmosfera Banedetto XV tolse esplicitamente il divieto vigente dal 1870 per i Sovrani cattolici di recarsi a Roma.

 

Nel 1919 aboliva il Non Expedit permettendo a D.Luigi Sturzo di Caltagirone in provincia di Catania di fondare il partito dei cattolici italiani. D.Sturzo già nel 1897 aveva fondato "La croce di Costantino"con cui faceva un’azione politica in difesa delle autonomie locali, successivamente aveva collaborato alla "Cultura Sociale" e al movimento di Romolo Murri, nel 1905 era diventato Prosindaco della sua città, nel 1912 aveva fondato l’Associazione dei Comuni d’Italia e d’allora veniva contrastando vivacemente la tendenza delle forze cattoliche organizzate a entrare nella vita politica in sostegno della classe politica liberale: sosteneva invece la necessità che i cattolici mantenessero la propria fisionomia politica e formulassero un preciso programma di riforme fondato sul decentramento, sul suffragio universale, sulla rappresentanza proporzionale, sulla tutela delle classi lavoratrici, da qualificarsi una forza politica autonoma sia nei confronti dei Liberali sia nei confronti dei Socialisti. Dopo di essere stato Segretario Generale della Giunta Centrale dell’Azione Cattolica dal 1915 al 1917, nel 1919 fondò il Partito Popolare senza nessuna dipendenza dall’Autorità Religiosa e senza porre in primo piano la Questione Romana che sarebbe stata risolta in una riforma di più vasta portata e se ne assunse la Segreteria Politica.

 

Il 23 Marzo 1919 a Piazza S.Sepolcro a Milano veniva fondato anche il Partito Fascista da Benito Mussolini che dal 1914 era stato cacciato dal partito Socialista per il suo atteggiamento unterventusta e il 15 Aprile 1919 mandava le sue squadre all’assalto dell’Avanti di cui era stato Direttore.Mussolini aveva preso la via di una attività politica rivoluzionaria anticlericale violenta e la realizzava con squadre armate che intimorivano gli oppositori.

Nel 1919 si riuniva anche la Conferenza della Pace a Parigi che aveva preso in considerazione i 14 punti presentati dal Presidente degli Stati Uniti in base ai quali fu fondata la Società delle Nazioni e fu steso il Trattato di Pace che fu firmato a Versailles il 28 Giugno 1919 che divenne escutivo nel Gennaio 1920..L’Italia si oppose che il Papa vi avesse un Rappresentante, eppure il Papa duraannte la guerra aveva aumentato il suo prestigio talmente che i Rappresentanti presso la Santa Sede erano aumentati da i4 a 27 tra i quali la Francia, il Portogallo, l’Inghilterra e la Cina.

Benedetto XV morì di bronchite influenzale il 18 Gennaio 1922.

 

4-Con Pio XI incontra in Mussolini l’uomo giusto per realizzare la soluzione della Questione Romana

 

 

Nel Conclave che si tenne dal 2 al 6 Febbario 1922 al 14° scrutinio venne eletto Papa il sessantacinquenne Cardinale Achille Ratti col nome di Pio XI: proveniva da famiglia modesta;  aveva compiuto gli studi nei Seminari Diocesani ed era stato ordinato Sacerdote nel 1879;  dopo di essersi laureato nel 1882 in Teologia, in Diritto e in Filosofia nelle Pontificie Università della Gregoriana e di San Tommaso aveva insegnato nei Seminari Diocesani;  nel 1888 era entrato nella Biblioteca Ambrosiana alle dipendenze del Prefetto, il grande orientalista A.M.Cerini, cui successe dopo la sua morte nel 1907;  nel 1911 da Benedetto XV era stato chiamato alla Biblioteca Vaticana come Viceprefetto ed era stato nominato Prefetto dopo la morte di P.F.Erhle il 1°settembre 1914;  nel 1918 era stato nominato da Benedetto XV Visitatore Apostolico in Polonia e in Lituania alla vigilia di diventare nazioni autonome e lungo il viaggio toccò Vienna e Berlino per sondare presso quei Governi le possibilità di pace;  dopo avere presieduto la Conferenza dell’Episcopato della Provincia di Varsavia il 19-21 Giugno 1918, dopo essere stata riconosciuta la Polonia come nuoco Stato il 30 Marzo 1919, il 3 Luglio era stato nominato Arcivescovo di Lepanto e Nunzio in Polonia ed era stato consacrato a Varsavia dall’Arcivescovo Kakowski 28 Ottobre 1919 alla presenza del nuovo Presidente della Repubblica Pilsudski, di tutto il Governo, del Corpo Diplomatico e dell’Episcopato: l’avvenimento rivestì carattere nazionale;   in Polonia il 25 Luglio 1920 aveva inaugurata l’Università Cattolica di Lublino;  il 19 Maggio 1921 era stato chiamato a Roma per essere nominato Cardinale e Arcivescovo di Milano per la morte del Cardinale Ferrari;  l’8 Settembre 1921 aveva fatto l’ingresso nella Diocesi di Milano e nell’omelia aveva detto che "Roma è la capitale del mondo" e aveva accennato ai vantaggi che ne trarrebbe l’Italia "quando il Papa fosse tenuto nel debito conto del suo essere internazionalmente e sopranazionalmente sovrano" suscitando una violenta reazione negli ambienti liberale e governativi;  l’8 Dicembre 1921 aveva inaugurato come Legato Pontificio l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Appena eletto Papa come primo gesto ruppe il silenzio che vigeva dal 1870 e si affacciò alla Loggia della Basilica di S.Pietro a impartire la benedizione urbi et orbi che suscitò tanto entusiasmo della folla. Scelse come motto del suo papato pax Christi in regno Christi e tracciò il suo programma nella sua prima enciclica del 23 Dicembre 1922 Ubi arcano dove accennava alla conciliazione tra la Chiesa e l’Italia.

Non mancava occasione per informare il pubblico di quanto avveniva alla Chiesa nel mondo, specialmente di quanto stava avvenendo in Russia, dove dal 1917 s’era instaurato un regime ateo e persecurore di ogni religione e per la quale nel 1922-23 si fece una campagna di attenzione a conclusione della quale la Pravda chiedeva la sua condanna a morte. Intervenne più volte per far cessare le violenze che fascisti, comunisti e socialisti commettevano contro cose e persone della Chiesa;   proibì più volte al Clero di iscriversi a partiti politici non escluso il Partito Popolare Italiano.

 

Il 30 Maggio 1922 firmò il Concordato con la Lettonia, il primo di altri 18 che firmerà lungo il suo papato.

Nel 1923 scrisse una lettera al Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri sulle riparazioni di guerra perché fossero applicate con giustizia e carità, e il 29 giugno 1923 scrisse l’enciclica Studiorum ducem in occasione del quarto centenario della canonizzazione di S.Tommaso d’Aquino, e il 12 Dicembre scrisse l’enciclica Ecclesiam Dei in occasione del martirio di S.Giosafat sulle Chiese Orientali.

 

Dopo che l’anticlericale trentanovenne Benito Mussolini era stato chianmato il 28 Ottobre 1922 dal Re Vittorio Emnuele III a formare il Governo, il Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Gasparri cominciò ad avere incontri segreti con lui, che da allora cominciò ad accostarsi alla Chiesa promettendo di sopprimere la libertà di stampa e di introdurre il reato de vilipendio della "Religione dello Stato", celebrando il Matrimonio religioso e facendo battezzare i tre figli Edda, Vittorio e Bruno. Pio XI si persuase che la Provvidenza gli aveva fatto incontrare l’uomo giusto per raggiungere i suoi obiettivi e fece pervenire a Don Luigi Sturzo il consiglio di abbandonare l’attività del Partito Popolare Italiano e di ritirarsi a Parigi. Don Luigi Sturzo obbedì e partì in esilio a Parigi, a londra e a New York: l’Ossrvatore Romano il 12 Luglio 1923 fece un elogio di questo gesto.

Lo Stato Italiano cominciò a stuadiare come sistemare la Questione Romana e nel 1925, proprio nell’anno Santo durante il quale Pio XI introdusse la Festa di Cristo Re, in attuazione della Legge delle Guarentigie era già allestito un Progetto per la riforma della Legislazione ecclesiastica frutto di molte riunioni di una Commissione govenativa alla quale avevano partecipato anche alcuni ecclesiastici in forma non ufficiale. Ma di Pio XI, con un chirografo del 18 Febbraio 1926 al Segretario di Stato Pietro Gasparri, faceva sapere che su tale materia si poteva trattare solo dietro previi accordi con la Santa Sede. Perciò il Progetto del 1925 fu archiviato e il Ministro Rocco come Guardasigilli annunciava alla Camera che studi su tale materia sarebbero stati ripresi su basi "più larghe".

 

Nel 1926 Pio XI condannò il nazionalismo dell’ Action Française, un movimento nazionalistico che risaliva al 1898 quando C.Maurras con la sua Inchiesta sulla Monarchia auspicava il ritorno a una monarchia ereditaria antiparlamentare e additava la Chiesa Cattolica quale ideale e sostegno attirando così molti cattolici: sostneva la conquista del potere non attraverso l’azione parlamentare ma attraverso l’iniziativa diretta di una minoranza coraggiosa e spregiudicata composta perlopiù di giovani studenti detti "gli strilloni dek Re". Collaboravano con Maurras, L.Daudt e J.Bainville. L’organo di stampa l’Action française fino al 1905 era una rivista e da allora divenne un quotidiano. Dopo la condanna rivelò un volto tutto anticlericale.

 

Le trattative per la Conciliazione tra la Chiesa e l’Italia furono riprese da due incaricati, uno per la Santa Sede, l’Avv.Francesco Pacelli, fratello del Nunzio Apostolico Eugenio Pacelli, e l’altro per l’Italia, l’Avv.Domenico Barone. I lavori ufficiali cominciaronmo il 4 Ottobre 1926 e il 24 Novembre 1927 furono presentate le bozze del Trattato e del Concordato. Ci furono interruzioni a causa del Decreto Legge del 9 Gennaio 1927 sull’Opera Nazionale Balilla che culminò nel forzato scioglimento da parte della Santa Sede dei Giovani Esploratori Cattolici il 27 Gennaio 1927. Nel Novembre 1928 furono nominati i plenipotenziali per la Santa Sede nella persona del Cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri e per lo Stato Italiano nella persona del Capo del Governo Benito Mussolini, i quali l’11 Febbraio 1929 firmarono solennemente nel Palazzo del Laterano i Patti che perciò furono detti Patti Lateranensi.

I Patti del Laterano sono costituiti da due Atti distinti: il primo è il Trattato Politico col quale si risolve la Questione Romana per cui il Potere Temporale della Chiesa, sempre concepito in funzione della sicurezza e l’indipendenza del Potere Spirituale della Santa sede, viene ridotto ai minimi termini in una porzione di territorio di 44 ettari indipendente e autonomo da ogni altro potere politico e civile, denominato Città del Vaticano: a tale territorio sono aggiunte le Basiliche di S.Giovanni in Laterano, di S.Maria Maggiore e di S.Paolo fuori le mura, e la Villa di Castel Gandolfo;  il secondo è il Concordato col quale si regolano i rapporti religiosi tra la Santa Sede e l’ Italia. Contengono anche un appendice di natura economica finanziaria per la quale lo Statato Italiano versa una tantum alla Santa Sede 750 milioni e un miliardo in consolidato.

 

Per il Concordato l’Italia riconosceva la Religione Cattolica come la sola Religione dello Stato e ammetteva l’esecutorietà nel territorio nazionale delle sentenze e dei provvedimenti ecclesiastici che avessero colpito le persone sottoposte alla disciplina canonica. Si sanciva l’impegno del Governo Italiano a rispettare e a far rispettare "il carttere sacro della città eterna" e riconosceva al "sacramento del matrimonio" gli effetti civili e lasciava ai tribunali ecclesiastici la competenza per le cause di nullità. Si prevedeva inoltre l’introduzione dell’istruzione religiosa anche nelle scuole medie mentre si vietava all’Azione Cattolica di svolgere attività politica.

Pio XI poteva dire di avere "ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio" e faceva un elogio a Mussolini con l’espressione "forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare" per la quale Mussolini fu fatto passare semplicemente come "l’uomo della Provvidenza". Questo appellativo procurò a Pio XI un profluvio di critiche e a Mussolini un elemento di motteggio ma anche un fiume di voti nelle elezioni del 24 Marzo 1929 nelle quali si rinnovava la Camera dei Deputati secondo la legge fascista che stabiliva di votare scegliendo tra i 400 nomi di un’unica lista di candidati scelti dallo stesso Mussolini: novanta per cento di Italiani prese parte alle elezioni e otto milioni e mezzo di elettori scrissero il loro "sì" sulla scheda e centotrentaseimila "no".

 

Mussolini ci teneva che non si dicesse che lo Stato Italiano fosse diventato confessionale e in un discorso alla Camera prima della ratifica del Concordato negava la coesistenza della sovranità dello Stato e della Chiesa: "Un conto è la Città del Vaticano, un conto è il Regno d’Italia. Bisogna persuadersi che tra lo Stato e la Città del Vaticano c’è una distanza che si può valutare a migliaia di chilometri, anche se per avventura bastano cinque minuti per andare a vedere questo Stato e dieci per percorrerne i confini." Se nel Vativano il Pontefice è sovrano" nello Stato Italiano la Chiesa non è sovrana e nemmeno libera". Proclamò che il monumento di Giordano Bruno, di cui gli ambienti cattolici pretendevano la rimozione, sarebbe rimasto al suo posto in Campo de’Fiori e che il monumento di Giuseppe Garibaldi restava sul Gianicolo anzi vi sarebbe sorto anche il monumento ad Anita Garibaldi. Mussolini ci teneva a dare alla gioventù un senso di fierezza e per essa aveva coniato il motto " Libro e moschetto fascista perfetto";  Pio XI oppose che se tutti gli Stati allevassero i giovani alla conquista che accadrebbe? e per questo il 31 Dicembre 1929 emanò l’encicliche Rappresentanti in terra e Divini illius Magistri con le quali rivendicava alla Chiesa il diritto di educare la gioventù contro i monopoli dei governi totalitari. Voleva che il Trattato del Laterano e il Concordato fossero considerati strettamente collegati e inscindibili mentre Mussolini li considerava indipendenti l’uno dall’altro.

 

Nel 1930 il settanttottenne Cardinale Pietro Gasparri per divergenze si dimise da Segretario di Stato e gli successe il cinquantaquattrenne Cardinale Eugenio Pacelli. Il 31 Dicembre 1930 Pio XI emanò l’enciclica Casti connubii insistendo sul valore sacro del matrimonio. Con un solenne radiomessaggio il 12 Febbraio 1931 inaugurò la Stazione Radio Vaticana, che era stata costruita col concorso di Guglielmo Marconi. Il 15 Maggio 1931 commemorò la Rerum Novarum di Leone XIII con la nuova enciclica Quadragesimo anno, dotò il Collegio e l’Ateneo di Propaganda fide della grandiosa sede sul Gianicolo e regolò i diversi Istituti scientifici eretti per la formazione del clero con la Costituzione del 24 Maggio 1931 Deus scientiarum Dominus.

 

La gelosia del Fascismo per l’Azione Cattolica intorbidò i rapporti tra il Vaticano e l’Italia nel 1931 provocando persecuzioni alle sue sedi e all’incendio dell’ Osservatore Romano per cui Pio XI con l’enciclica Non abbiamo bisogno minacciò di rompere il Concordato e costrinse Mussolini a recarsi in Vaticano a compiere un gesto di riparazione il 12 Febbraio 1932. Il 29 Settembre 1932 con l’enciclica Acerbo nimis Pio XI sorse in difesa della Chiesa perseguitata nel Messico da Plutarco Calles che aveva instaurato una politica antireligiosa.

Il 20 Luglio 1933 concluse il Concordato col Terzo Reich di Adolf Hitler. Il quarantaquattrenne Adolf Hitler era il capo del partito nazionalsocialista dal 1921 e aveva codificata la sua ideologia razzista nel libro Mein Kampf scritto in prigione nel 1924, teorizzata in maniera più filosofica da Alfredo Rosemberg nel Mito del XX secolo del 1930;  ammetteva il razzismo e che la razza germanica fosse superiore a ogni altra, mentre la razza ebraica fosse quella più inferiore da eliminare;  il 30 Gennaio 1933 era stato chiamato al Cancellierato dal Presidente della Repubblica Hindemburg accontentandosi di dividere il Governo con i conservatori e il 5 Marzo 1933 aveva sciolto il Parlamento indicendo nuove elezioni e riportando il 44 per cento dei voti;  ci fu l’incendio del Reichstag, che fu attribuito ai coministi e il Parlamento il 23 Marzo 1933 li mise fuori legge votando per Hitler pieni poteri per quattro anni. Pio XI col Concordato del 20 Luglio 1933 aveva cercato di imbrigliarlo ma tale Concordato non gli procurò che molte amarezze perché Hitler, che aveva un’ideologia razzista, a ogni occasione prendeva un pretesto per vilolarlo: il 30 Giugno 1934 nella notte "dei lunghi coltelli" fece massacrare tutti i suoi avversari per spianarsi la via del potere Il 2 Agosto 1934 moriva Hindemburg e Hitler assunse nelle sue mani anche il potere di Presidente della Repubblica col titolo di Reichsfürer ratificato col plebiscito nell’Agosto 1934 col 90% dei voti. Per mantenersi il potere assoluto istituì la Polizia Segreta di Stato o Gestapò e aprì i campi di concentramento per gli avversari.

 

Il 29 Settembre1935 Pio XI potenziò con attrezzatura modernissima la Specula Vaticana trasferendola a Castel Gandolfo .

 

Nell’Ottobre 1935 Mussolini seguendo la sua politica di potenza intraprese la Guerra d’Etiopia e poiché la Germania di Hitler simpatizzando con Mussolini si astenne dall’applicare le sanzioni economiche della Società delle Nazioni, nacque l’amicizia italo-tedesca, che intervenne unita nella guerra civile spagnola del 1936 a favore di Franco contro i repubblicani comunisti, e nello stesso anno fu suggellata con l’intesa chiamata "Asse Roma-Berlino". Il 25 Novembre 1936 la Germania e il Giappone firmarono il Patto Anticomintern per la lotta contro il Comunismo, a cui l’Italia aderì l’anno seguente 1937.

I Vescovi tedeschi si riunirono nel 1937 e stilarono un elenco di diciassette casi di violazione del Concordato da parte del Governo nazista e una delegazione di Vescovi e Cardinali andò a Roma per un incontro col Segretario di Stato Cardinale Pacelli e Pio XI: il risultato fu che Pio XI il 14 Marzo 1937 emise contemporaneamente due encicliche contro gli Stati totalitari, una Mit brennender sorge contro il razzismo di Hitler e l’altra Divini Redemptoris contro il comunismo ateo russo.

Nel Marzo 1938 Hitler annetteva alla Germania l’Austria e durante la sua visita a Roma il 3-5 Maggio 1938 Pio XI se ne allontanò andando a Castel Gandolfo protestando perché a Roma sventolava "una croce che non era la croce di Cristo".

 

Il 29-30 Settembre 1938 a Monaco di Baviera ci fu il convegno tra Hitler per la Germania, Chamberlein per l’Inghilterra, Mussolini per l’Italia e Daladier per la Francia, per risolvere la contesa sorta tra Cecoslovacchia e la Germania per le popolazioni dei Sudeti che dal 1919 avevano chiesto di essere unite alla Germania: Hitler, che aveva come programma il pangermanesimo, aveva inviato un ultimatum alla Cecoslovacchia. Per scongiurare la guerra Chamberlein s’era recato più volte da Hitler e alla fine ricorse alla mediazione di Mussolini che a Monaco scongiurò la guerra tenendo a bada momentaneamente le brame di Hitler. In Ottobre 1938 Hitler occupò ugualmente le zone dei Sudeti. Pio XI in tale circostanza in un discorso pronunciò la frase:"Deus dissipa nationes quae bella volunt".

 

Nel Luglio 1938 fu affisso un Manifesto sulla razza di alcuni studiosi italiani reduci da un convegno in Germania d’accordo col Ministero della Cultura e nel Settembre successivo dal Governo vennero emanati due Provvedimenti Legislativi che scludevano gli Ebrei dall’Insegnamento e dalla frequenza delle Scuole Italiane e ponevano gravi limitazioni alla loro cittadinaza. Il 6 Ottobre il Gran Consiglio del Fascismo fece una Dichiarazione con precise direttive sui matrimoni e sui diritti civili e politici degli Ebrei tradotte poi in provvedimenti legislativi. Le cosiddette "Leggi razziali" costringevano tutti gli insegnanti ebrei a lasaciare il posto nelle suole pubbliche, cacciavano i bambini ebrei dalle scuole secondarie e imponevano la separazione tra ebrei e cattolici nelle scuole primarie. Gli ebrei non potevano avere accesso alla pubblica amministrazione, oltre che ad altri ambiti della vita pubblica;  furono cacciati dalle forze armate e allontanati dalle grandi aziende. Fu proibito il matrimonio misto e gli ebrei non poterono più impiegare personale cattolico di servizio nelle loro case.

 

In Germania il 9 e 10 Novembre 1938 ci fu "La notte dei cristalli", rappresaglia dell’uccisione di un segretario dell’Ambasciata tedesca a Parigi a opera di un giudeo: il rapporto di uno dei principali organizzatori della strage, Reinhard Reydich, dice che ci furono 195 sinagoghe incendiate, 815 vetrine di negozi infrante, incendiate 171 case di ebrai, 36 ebrei uccisi e 20.000 ebrei arrestati ma i fatti dovettero essere molto più gravi. Pio XI durante un’udienza di alcuni belgi tra le lacrime disse:"L’antisemitismo è inammissibile. Noi siamo tutti spiritualmente semiti". Protestò solennemente e si riprometteva di celebrare il decimo anniversario del Concordato con l’Italia l’11 Febbario 1939, per il quale aveva convocato tutti i Vescovi d’Italia, per pronunciare un discorso, rimasto segreto, perché proprio alla vigilia dell’avvenimento fu stroncato dalla morte il 10 Febbraio 1939.

 

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