CAPITOLO XVII

LUIGI XIV RINNOVA IL CESAROPAPISMO LAICO

 

Alessandro VII condanna sette proposizioni dell’Augustinus e mette all’Indice le Lettere Provinciali di Pascal

Dopo due mesi di Conclave, quando la Francia ritirò il suo veto, nel Marzo 1655 fu eletto Papa col nome di Alessandro VII il Cardinale Fabio Chigi, di un ramo della nobile famiglia di Siena: era Segretario di Stato e aveva 65 anni.

Subito manifestò la sua bontà: durante gli omaggi di insediamento volle tenere tra le mani un grande crocifisso per indicare a chi si dovessero rivolgere gli omaggi e poi subito fece costruire dal Bernini una bara da tenere nella sua camera per ricordarsi della vanità degli onori umani.

Ammaestrato dal trattamento ricevuto in morte da Innocenzo X ebbe la prudenza di vietare ai parenti di stabilirsi a Roma e di chiedere il parere favorevole del Concistoro il 24 Aprile 1656 per nominare Generale dell’esercito papale il fratello Mario, Cardinale Prefetto della Segnatura Apostolica il nipote Flavio e Castellano di Sant’Angelo l’altro nipote Agostino che accumulò enormi ricchezze e ottenne dall’Imperatore il titolo di Principe per la sua famiglia.

 

Nel Dicembre 1655 accolse con grandi onori la ventinovenne Regina Cristina di Svezia, che succeduta all’età di sei anni nel 1632 al padre Gustavo Adolfo, il campione del Luteranesimo, e a vent’anni disgustata del Protestantesimo, si era convertita al Cattolicesimo parlando con gesuiti travestiti e con Cartesio che aveva invitato in Svezia insieme a Grozio. La regina Cristina nel 1652 aveva abdicato in favore di suo cugino Carlo Adolfo ed era fuggita vestita da uomo per raggiungere Roma dove fece un’ abiura molto calorosa. Con questo esempio Alessandro VII si riprometteva grande influenza per la conversione della Svezia ma Carlo Gustavo emanò misure anticattoliche mettendo al bando ogni convertito con la confisca dei beni e vietando l’ingresso a ogni prete e poi unito insieme ai Tatari, ai Cosacchi e ai Ruteni mise a soqquadro la Polonia, espugnò Varsavia e i santuari di Jasna Gora e Czestochowa: nel 1657 i Cosacchi misero a morte il gesuita S.Andrea Bobola tra torture spaventose.

 

Il 23 Gennaio 1656 la disputa giansenista venne rinfocolata dalla pubblicazione della prima lettera di una serie di altre, scritte una al mese, prima anonime poi con lo pseudonimo di Montalto, nelle quali un letterato informava un provinciale su quanto andavano facendo i Gesuiti con la loro morale lassista: furono subito diffuse in tutta Parigi e la polizia andò a caccia dell’autore e si venne a sapere che era il trentatreenne Blaise Pascal, già celebre per le sue scoperte scientifiche: era figlio del Presidente della Corte dei tributi di Clermont-Ferrant, Intendente di Normandia, era amico di Antonio Arnauld e fratello di Jackeline monaca a Poart-Royal. Pascal aveva condotto una vita piuttosto libera andando in giro con una carrozza a quattro cavalli, ma il 23 Novembre 1654, attraversando il ponte di Neully, per l’ imbizzarrimento dei cavalli era precipitato nella Senna, aveva visto la morte vicina, ne era uscito molto scosso e in una notte di fuoco aveva sentito riaffiorare l’amore mistico religioso che lo spinse, dietro consiglio del giansenista Singlin, a compiere un ritiro a Port-Royal-des-Champs. Là il "Grande Arnauld"lo aveva incitato a scrivere le Lettere Provinciali, giudicate un capolavoro della letteratura francese, con le quali in diciotto mesi capovolgeva l’opinione pubblica intorno al Giansenismo: i veri eretici, i veri avvelenatori pubblici, non erano le sante persone di Port-Royal, ma i Gesuiti che facevano del Cristianesimo una religione accomodante in cui lo scandalo della croce è soppresso; tutta la Compagnia di Gesù è messa in discussione e viene presentata come un mostro di ipocrisia e di falsità. Il Cardinale Mazzarino divorava le Provinciali e ne rise molto e la sua risata si diffuse in tutta la Francia e dal luglio 1656 cessarono le persecuzioni contro Port-Royal, e i "Solitari", prima dispersi, si riunirono nella loro dimora.

Ma nell’Agosto 1656 l’Assemblea del Clero di Francia inviò ad Alessandro VII il Formulaire contro le cinque proposizioni, redatto dall’Arcivescovo di Tolosa Pietro De Marca: subito Alessandro VII, che era molto informato, lo approvò formalmente con la bolla Ad sanctam con queste parole:

 

"Condanno con il cuore e con la bocca la dottrina delle cinque proposizioni di Cornelio Giansenio contenute nel suo libro intitolato Augustinus"

 

Perciò il 6 Settembre 1657 le Provinciali furono messe all’Indice dal Sant’Uffizio e subito dopo furono messe al rogo per un’ordinanza regia.

Nel 1663 fu messo all’Indice anche il Discorso sul Metodo di Cartesio finché non fosse corretto: già era stato condannato dall’Università di Lovanio e dalla Sorbona di Parigi.

 

2-Il ventitreenne Luigi XIV cominia a governare secondo il concetto cattolico di Re

 

 

Nel 1661 muore il Cardinale Mazzarino e il ventitreenne Re Luigi XIV, che finora era stato sotto la sua tutela, prende personalmente il Governo e mette in atto quello che i suoi educatori gli avevano sempre ripetuto in tutte le maniere: "I Principi sono degli Dèi e partecipano in qualche modo dell’indipendenza divina". I teologi insegnavano e la Chiesa con l’Inqauisizione perseguiva l’ordine perfetto che deve essere nello Stato, escludendo la diversità di religione: il Re deve usare la sua autorità per distruggere le false religioni. E’qanto scriverà Bossuet nel testo Politica secondo le parole della Sacra Scrittura, compilato quando nel 1670 verrà nominato da Luigi XIV precettore di suo figlio Luigi, detto semplicemente il Delfino o Grande Delfino (titolo onorifico che dal 1349 veniva dato al primogenito del Re di Francia come titolare del Delfinato denominato così dal nome proprio di un Conte locale del secolo XII). Luigi XIV era convinto che Dio vuoleva servirsi di lui per riportare nella retta via tutti coloro che sono sotto il suo potere. Si ritiene "Vice Dio" e si fa chiamare " Re Sole": lo Stato e la Chiesa sono un tutt’uno e usa in tutta la sua pienezza il potere concessogli dal Concordato del 1516, assegnando le dignità ecclesiastiche su informazione dei suoi consiglieri Gesuiti e anche della sua amante Maintenon, lasciando al Papa la sola investitura canonica. Generalizza il regime della commenda: Badesse cambiano Ordine per avere un’abbazia più ricca e Vescovi offrono abbazie a qualche ministro importante; fa entrare alcuni dei suoi numerosi figli illegittimi nella carriera ecclesiastica.

 

Uno dei suoi primi atti fu l’editto col quale puniva con la pena di morte i blasfemi e subito il Parlamento faceva impiccare un giocatore di birilli che aveva l’abitudine di imprecare al nome di Dio. Con un editto del 1662 cominciò a limitare agli Ugonotti il diritto di aver scuole secondo l’Editto di Nantes del 1598, imponendo un solo maestro per ogni scuola, cosicché a Marennes 600 bambini avevano un solo maestro. Nello stesso anno alcuni Ugonotti, che non si erano levato il cappello al passaggio della processione cattolica, furono mandati alle galere.

 

Il 14 Maggio 1663 la Sorbona nei celebri Quattro Articoli dichiarò che il Papa non era infallibile ed ebbe le congratulazioni di Luigi XIV che favoriva in ogni modo il sentimento di autonomia della Chiesa gallicana di fronte alla Santa Sede: approvò un decreto del Ministro Colbert che limitava il reclutamento eccessivo dei Religiosi, perché tra di loro era forte l’opinione dell’infallibilità papale, con la giustificazione ufficiale di voler restituire braccia all’agricoltura.

Il 12 Febbraio 1664 Alessandro VII dovette accettare umilianti e ingiuste condizioni imposte da Luigi XIV per la questione dell’Ambasciatore, il Duca di Créqui. Il 20 Agosto 1662 il comportamento insolente dei 200 uomini della scorta del Duca aveva provocato la reazione della Guardia Corsa Papale durante la quale la sua carrozza fu presa ad archibugiate e rimaneva ucciso un paggio. Nonostante le dichiarazioni di Alessandro VII di essere disposto alla riparazione più adeguata, Luigi XIV dette ordine al suo esercito di muoversi contro lo Stato Papale e costrinse il Papa a inviare un Cardinale in Francia a presentare le scuse, a licenziare la Guardia Corsa e a innalzare in una piazza di Roma un monumento a ricordo dell’offesa.

Poco dopo, a nome del Re il 26 Agosto 1664 l’Arcivescovo di Parigi Arduino de Périfixe fece deportare da poliziotti le religiose di Port-Royal che non accettavano la condanna della dottrina giansenista e Alessandro VII per richiesta pure del Re emette la bolla Regiminis Apostolici rendendo obbligatoria la firma del Formulario e col suo accordo istituì una Commissione per giudicare i qattro Vescovi Cavillo, Caulet, Choart ed Enrico Arnauld, che continuavano a mantenere la riserva "de facto".

 

Alessandro VII, dopo avere promosso la crociata contro i Turchi, che sotto l’impulso di Maometto IV avevano ripreso a scorazzare nelle regioni cristiane orientali, ebbe la soddisfazione di raccoglierne i frutti il 1°Agosto 1664 con la vittoria di un esercito crociato agli ordini dell’italiano Raimondo Montecuccoli contro 200.000 Turchi presso l’abbazia di S.Gottardo sul fiume Raab tra l’Ungheria e la Stiria.

Alessandro VII chiamò a Roma i Lazzaristi di S.Vincenzo de’Paoli e impose a tutti i Preti romani di fare un ritiro presso il loro centro.

Fece sistemare dal Bernini Piazza S.Pietro col grandioso colonnato e Porta del Popolo. Morì il 29 Maggio 1667 afflitto dalla tracotanza dei Francesi e dalla calcolosi vescicale.

 

3-Clemente IX rilancia la Crociata contro i Turchi

 

 

Dal Conclave, diviso in cinque partiti, uscì Papa il 20 Giugno 1667 col nome di Clemente IX il sessantasettenne Cardinale Giulio Rospigliosi: era di una nobile famiglia di Pistoia dove nacque il 28 Gennaio 1600 e dopo gli studi di Filosofia e di Teologia a Pisa era stato inviato presso la Curia Romana, dove aveva esercitato anche attività letteraria scrivendo melodrammi e aveva avuto grande influenza nel rinnovamento del teatro romano. Nel 1644 era stato inviato come Nunzio Apostolico in Spagna dove restò fino al 1653. Essendo stato amico dei Barberini non fu mai gradito da Innocenzo X e dopo la sua morte era stato nominato Governatore di Roma.Nel 1657 era stato fatto Cardinale Segretario di Stato da Alessandro VII.

Eletto Papa assunse il nome di Clemente con l’insegna di un pellicano e il motto

 

"Clemente con gli altri non con sé";

 

fece porre un confessionale in San Pietro e ogni giorno vi ascoltava le confessioni; tutti i giorni ospitava a tavola tredici poveri che serviva talvolta lui stesso; spesso visitava gli ammalati dell’Ospedale di S.Giovanni. Il popolo lo portava sul palmo della mano e l’mbasciatore veneto Corsaro scriveva di lui

 

"non saprei se miglior natura d’uomo si possa dare".

 

Fece Cardinale il nipote Giacomo, fece Castellano un altro nipote Tommaso e fece Generale dell’esrcito papale il fratello Camillo ma assegnò rendite tanto modeste che la famiglia Rospigliosi per mantenere il proprio rango ci rimise il proprio patrimonio.

 

Nel 1663 il Gran Visir Cöprili, che aveva riorganizzato l’Impero Ottomano, aveva lanciato contro l’Occidente un esercito di 120.000 uomini e in ondate successive aveva spazzato la Moravia e la Slesia e aveva deportato 80.000 cristiani per venderli come schiavi sui mercati di Costantinopoli: fu allora che in tutte le città di Germania a mezzogiorno cominciò a sonare a morto "la campana dei Turchi" (turkenglocke). L’Imperatore Leopoldo I chiamò in aiuto il cognato Luigi XIV il quale, diviso tra il suo dovere di cristiano e l’alleanza che dal 1536 univa la Francia alla "Sublime Porta" turca, di fronte al pericolo incombente spedì seimila uomini, il fiore della nobiltà francese: fu questo corpo di "eroi in parrucca", o "damigelli" come li chiamavano i Turchi, che decise la vittoria nella battaglia di S.Gottardo del 1664.

Dal 1645 i Veneziani combattevano per difendere Candia dagli attacchi dei Turchi: Clemente IX inviò loro aiuti cospicui di galee, di uomini e denaro e fece di tutto per indurre Spagna e Francia a fare altrettanto e perciò si adoperò per comporre la Guerra di Devoluzione, nata alla morte nel 1665 del Re di Spagna Filippo IV perché Luigi XIV rivendicava parte del Regno per la moglie Maria Teresa, figlia di primo letto di Filippo IV, in concorrenza con Carlo II suo figlio di secondo letto, riuscendo a concludere la pace di Aquisgrana del 2 Maggio 1668 per la quale Marianna d’Austria, madre Reggente del settenne Carlo II, dovette cedere a Luigi XIV parte delle Fiandre. Luigi XIV in aiuto dei Veneziani inviò una flotta e un esercito ma con poca decisione per non turbare le relazioni amichevoli con i Turchi e la Spagna pure nicchiò diffidando dell’avversario francese. Perciò Candia cadde in mano dei Turchi.

 

Accantonò la Commissione istituita da Alessandro VII per giudicare i quattro Vescovi che continuavano a sostenere che la condanna del Giansenismo fatta dal Innocenzo X valesse soltanto De iure cioè non applicabile al libro di Giansenio, e per l’opera svolta a Parigi dal Nunzio Bargellini poté emettere all’inizio del 1669 una Dichiarazione con la quale proclamava la riconciliazione generale, detta Pace Clementina, con la quale sembrava che la Santa Sede non pretendesse la firma del Formulario con l’ obbligo di credere che le cinque proposizioni condannate fossero presenti nel libro di Giansenio ma soltanto imponesse di considerarle come eretiche in qualunque libro fossero contenute. In questo senso i Giansenisti si sottomisero: a Port-Royal si cantò il Te Deum e il Nunzio Bargellini poteva scrivere a Roma " Giansenismo estinto!".

Verso la fine di Ottobre 1669 Clemente IX fu colpito da un attacco apoplettico che lo portò alla tomba il 9 dicembre successivo.

 

4-Clemente X insorge contro Luigi XIV per la questione delle Regalie ma non contro la persecuzione degli Ugonotti

 

 

Il Conclave si prolungò per quasi cinque mesi e finalmente il 29 Aprile 1670 venne eletto l’ottantenne Cardinale Giulio Altieri che restio ad accettare l’elezione per la sua avanzata età l’accettò solo dopo essere stato con insistenza condotto nella Cappella Sistina dove fu acclamato all’unanimità e assunse il nome di Clemente X in omaggio del suo predecessore che lo aveva fatto Cardinale durante la sua malattia. Apparteneva all’antica famiglia romana dgli Altieri da cui era nato il 12 Luglio 1590; dopo gli studi di Filosofia e di Teologia era stato occupato negli uffici di Curia e nel 1623 era stato nominato uditore alla Nunziatura di Polonia; dal 1627 era stato Vescovo di Camerino fino al 1666 quando era stato nominato Nunzio a Napoli. Non avendo stretti parenti, per non fare estinguere la sua famiglia, adottò Gaspare degli Albertoni marito di una sua nipote e anche lo zio Paluzzo col diritto di successione nei suoi beni e di assumere il cognome Altieri. Paluzzo fu fatto da lui Cardinale ed ebbe l’incarico di occuparsi a suo nome degli affari della Chiesa e perciò divenne il manovratore della politica papale superando in potere lo stesso Segretario di Stato.

 

Nel 1673 si riaccese la questione delle regalie dovute al Re di Francia che dal tempo dei Re Merovingi riscuoteva le rendite dei Vescovadi e delle Abbazie vacanti e che ora Luigi XIV voleva estendere anche ai Vescovadi e alle Abbazie della Francia del Sud fino allora esenti, perché assoggettate più tardi al Regno capetengio: iVescovadi e le Abbazie interessate si rifiutavano appoggiate da Clemente X. Il Re con un editto sottometteva alla regalia tutte le diocesi francesi senza distinzione: alcuni Vescovi protestarono ma l’Assemblea dei Vescovi francesi non se ne interessò e nel 1675 intervenne la Curia Romana a favore dei Vescovi renitenti aprendo una crisi violenta con Luigi XIV che durerà quattordici anni.

 

Clemente X si preoccupò molto delle sorti della Polonia aggredita dai Turchi di Maometto IV e appoggiò il valoroso Generale Giovanni Sobieskj a succedere al debole Re Michele Korybut morto il 20 Maggio 1674.

Ebbe a soffrire per lo sfruttamento che Luigi XIV faceva della lotta al Giansenismo tuttavia non insorse contro la persecuzione che inizò contro i Protestanti Ugonotti. Difatti Luigi XIV emanò ulteriori misure restrittive per facilitare la conversione degli Ugonotti, incoraggiata da quella clamorosa del grande Generale e Maresciallo di Francia Enrico Turenne avvenuta nell’Ottobre 1668: molti aderivano al Cattolicesimo per compiacere il Re per ottenerne posti e favori, come il letterato e storico Paul Pellisson che aveva collaborato col Sovrintendente alle finanze francesi Nicola Fouquet, processato e condannato al carcere duro dopo la morte di Mazzarino, per abusi amministrativi, e per averlo difeso era stato arrestato anche lui nel 1666: fu liberato e ottenne la carica di storico del Re a condizione che si convertisse al Cattolicesimo. Pellisson aveva istituita la Cassa delle Conversioni, alimentata con le rendite di alcune ricchissime Abbazie lasciate apposta vacanti e la terza parte delle Regalie stabilita con una ordinaza del 1676. Nel 1675 durante l’Assemblea del Clero di Francia, il Vescovo Coadiutore di Arles chiedeva al Re di essere riconoscente a Dio per le sue vittorie usando la sua autorità per estirpare l’eresia, e l’Assemblea affermava che la libertà di coscienza è da considerarsi un precipizio scavato davanti ai piedi dei Cattolici e una porta aperta al libertinaggio. Perciò gli Ugonotti furono sottoposti a ogni sorta di vessazione cominciando a restringere l’interpretazione dell’Editto di Nantes: furono costretti a seppellire i morti non di giorno ma di notte; non potevano invitare alle nozze più di dodici persone; furono loro vietate le professioni di gudice, notaio, usciere; dichiarati illegittimi i bambini che ne nascevano e venivano strappati ai genitori per essere allevati nel Cattolicesimo e per questo si arrivò a prendere un vecchio di ottant’anni per portarlo al catechismo; a sette anni i bambini dei Protestanti che volevano farsi cattolici potevano esigere dai genitori una pensione per essere educati nel Cattolicesimo. Tali provvedimenti produssero una spinta emigratoria ma un editto stabilì che i fuggitivi sospresi fossero avviati alle galere e fossero annullate le vendite dei beni da loro fatte negli ultimi due anni.

 

Clemente X si interessò per la composizione della guerra tra la Francia e la Spagna e il 3 Ottobre 1675 ne aveva dato incarico come suo plenipotenziario all’Arcivescovo di Ravenna Fabio Ghigi ma non potè vederne l’esito essendo stato colto da febbri violente che lo cindussero alla morte il 22 Luglio 1676. Aveva nominato architetto di corte Carlo Rainaldi in sostituzione del vecchio Bernini e gli aveva fatta sistemare la gradinata della basilica di S.Maria Maggiore e le due fontane della piazza.

 

5-Innocenzo XI scomunica in segreto Luigi XIV per i quattro articoli gallicani, esulta per la soppressione dell’Editto di Nantes, promuove e finanzia la Crociata definitiva contro i Turchi

 

 

Durante il Conclave il sessantacinquenne Cardinale Benedetto Odescalchi vedendo convergere i voti verso di sé si inginocchiò davanti agli altri Cardinali per scongiurarli piangendo di eleggerne un altro ma il 21 Settembre 1676 venne eletto all’unanimità e accettò prendendo il nome di Innocenzo XI, dopo avere fatto sottoscrivere da tutti i Cardinali una capitolazione scritta. Era nato da una ricca famiglia di commercianti a Como dove aveva compiuto gli studi, che continuò a Roma e a Napoli. Si era avviato prima alla carriera civile e aveva fatto il protonotario, il commissario al mercato e il Governatore di Macerata, poi si era avviato alla carriera ecclesiastica ed era stato fatto Cardinale il 6 Marzo 1645 e Legato a Ferrara, poi Vescovo di Novara dal 1650 al 1654.

 

Si sentiva indegno di celebrare la messa e perciò non la celebrava tutti i giorni e quando la celebrava ne provava un’emozione così forte che gli accadeva di piangere sull’altare. Andava personalmente a visitare i miserabili, i malati e i carcerati. Era stato chiamato da Innocenzo X accanto a sé in quell’ufficio che diventerà la Segreteria di Stato dove viveva ritirato e dedito alle opere di carità.

Appena eletto voleva sopprimere la festa delle sua incoronazione e non potendolo fare la contenne nei limiti più modesti distribuendo il risparmio ai poveri. Inizia una lotta assidua contro gli abusi di ogni sorta sopprimendo le sinecure, che consistevano nel godimento di un beneficio snza i relativi obblighi, controllando la regolarità delle comunità religiose, le doti di scienza e di vita prima di nominare un Vescovo, esigendo che i Parroci risiedessero in parrocchia e tenessero il catechismo, vietando le manifestazioni carnevalesche e teatrali. Aveva in odio il nepotismo e all’ambasciatore imperiale che offriva speciali onori ai suoi parenti rispose che non aveva né casa né famiglia: abolì l’ufficio del "Cardinale nipote", fece Segretario di Stato il Cardinale Cybo scartando suo nipote, al quale vietò di ricevere onorificenze e doni.

 

Angosciato per la divisione dei Cristiani e per il pericolo turco incombente, nel 1678 accoglie con grande fiducia a Roma lo spagnolo Cristobal de Rojos y Spinola, cinquantenne minore francescano Vescovo di Knin in Dalmazia, il quale dal 1665, riprendendo un’aspirazione perseguita da vari cattolici come il cappuccino milanese Valeriano Magni e vari protestanti come Ugo van Groot o Grotius, Giorgio Callisto, Giovanni Amos Comenius e il noto filosofo Leibniz, si era dedicato alla riunione dei Cattolici e dei Protestanti. Col mandato del Papa e dell’Imperatore, Spinola intensificava la sua attività percorrendo i vari Stati in Germania, visitando i Principi, prendendo contatto con i teologi delle varie confessioni, ma, con rincrescimento del Papa, specialmente dopo l’occupazione nel 1681 della città libera di Strasburgo da parte dell’espansionismo di Luigi XIV che si abbandonava all’orrenda devastazione del Palatinato per la quale tutta l’Europa lo considerò un "pazzo furioso", venne ostacolato sia dai Protestanti sia dall’intransigenza di varie parti cattoliche che ne ottennero la sconfessione del Sant’Uffizio, particolarmente in Francia dove tutto il seguito del Re parteggiava per la maniera forte contro gli Ugonotti anche per impadronirsi dei loro beni.

 

Nello stesso anno 1678 Innocenzo XI dava l’approvazione con elogio alla Regola dei Cistercensi Riformati detti Trappisti attuata da Armand Jean Bouthiller de Rançé quando dopo la sua conversione era diventato Abbate del monastero La Trappa in Normandia. Rançé era figlio di una nobile famiglia parigina e a undici anni aveva ricevuta la tonsura per entrare nello stato clericale e poter succedere nei ricchi benefici rimasti vacanti alla morte del fratello diventando così canonico di Parigi, titolare di dignità ecclesiastiche e commendatario di numerose abbazie. Aveva avuto una forte passione per lo studio dei classici: a 13 anni nel 1639 aveva pubblicato un’ edizione del poeta greco Anacreonte con commento critico, però negli anni successivi aveva condotto una vita mondana e dissipata. Era diventato prete nel 1651 a 25 anni e aveva dato prova della sua cultura ed eloquenza all’Assemblea Generale del Clero del 1655.

Nel 1657 era stato colpito dalla morte della duchessa Maria di Montbazon, una delle dame più belle del tempo che aveva fatto innamorare di sé molti personaggi importanti, e si era convertito a una vita devota, disfacendosi di tutti i suoi titoli, meno di quello dell’Abbazia della Trappa, nella quale poi si era ritirato nel 1662, e dopo un duro noviziato di due anni ne era diventato Abbate il 13 Luglio 1664, cominciando una lotta costante e accanita per la riforma dell’Ordine Cistercense, per introdurvi una regola particolarmente rigorosa e perciò ne aveva riportato l’appellativo di "Abbate Tempesta".

Per questo aveva allacciato relazioni con gli uomini più rappresentativi del tempo e tra l’altro intraprendeva un’aspra celebre polemica con Jean Mobillon dei Benedettini Maurini che sosteneva che i monaci dovevano dedicarsi a una vita di studio e di cultura mentre lui voleva un ritorno rigoroso alla Regola di S.Benedetto "Ora et labora".

 

Nello stesso tempo si inaspriva di nuovo la Questione delle Regalie tra la Curia Romana e Luigi XIV. Nel 1678 sollecitato dai Vescovi oppositori, Innocenzo XI scriveva tre volte al Re minacciandolo delle pene spirituali, ma il Re rispondeva riunendo l’Assemblea del Clero di Francia dalla quale riceveva nel 1680 una dichiarazione di fedeltà senza riserve che creava il clima di " un Re, una Legge, una Fede", che gli permetteva di immischiarsi sempre più negli affari religiosi: emise parecchi decreti perché si controllasse la santificazione delle domeniche e delle feste con vigilia, in tutto settantotto giorni, e perché gli Ufficiali dell’esercito facessero osservare la Quaresima ai loro soldati, e intervenne per imporre al monastero delle Agostiniane di Charonne, sospette di Giansenismo, una Superiora estranea, proveniente dall’ordine cistercense, senza neppure avvertire Roma provocando il rifiuto delle Religiose che barricarono la porta per impedirne l’ingresso, e perciò fu inviata la polizia a disperderle e a chiudere il monastero. Alle indignate proteste del Papa per l’illegittima ingerenza, il Re riunì di nuovo l’Assemblea Generale del Clero e, spinto da Colbert avversario del potere papale, le chiese di fissare la posizione ufficiale della Chiesa Gallicana e i limiti del potere religioso e del potere politico. Fu dato l’incarico di redigere un documento al celebre oratore e scrittore Benigno Bossuet, quarantacinquenne Vescovo di Meaux, che nel 1682 redasse in una Dichiarazione in quattro articoli la posizione che fu sottoscritta dai settandue membri dell’Assemblea:

 

1°-Il potere politico ha una totale indipendenza nei riguardi dei Capi della Chiesa

2°-Il Concilio è superiore al Papa

3°-La Chiesa Gallicana ha privilegi speciali secondo la propria tradzione

4°- Il giudizio del Papa nelle questioni religiose non è infallibile e irreformabile a meno che non sia suffragato dal consenso della Chiesa

Universale.

 

Questa dichiarazione fu promulgata subito come Legge dello Stato ma Innocvenzo XI la condannò totalmente "con un fremito di orrore" rifiutando di concedere l’investitua canonica a circa 35 Vescovi nominati da Luigi XIV. Oltre le regalie Innocenzo XI decise di far cessare la pratica delle franchigie cioè il diritto di asilo per le Ambasciate straniere a Roma esteso a tutto il quartiere attorno alla loro sede: Luigi XIV altezzosamente si rifiutò, anzi inviò come Ambasciatore il Marchese di Lavardin con una scorta di Seicento uomini armati. Innocenzo XI scomunicò l’Ambasciatore; Luigi XIV occupò di nuovo il territorio papale di Avignone, pose il Nunzio sotto sorveglianza e minacciò di ricorrere a un Concilio; Innocenzo XI lo colpì con la scomunica privatamente cioè senza pubblicare l’atto.

 

Per le vessazioni a cui erano stati sottoposti, gli Ugonotti si ribellarono nel Delfinato, nel Vivarais, in Lingudoca e a Bordeaux: un gruppo fu giustiziato con la ruota insieme al proprio Pastore e per convertirli furono inventate le famose dragonate, cioè si inviavano i soldati armati di spadone e archibugio, detti dragoni del Re, i quali dovevano essere ospitati nelle case ugonotte e, , commettendo le peggiori abbominazioni, come saccheggi, torture e stupri, imponevano di abiurare l’ eresia. Con tale sistema ci furono conversioni in massa: nel territorio di Nîmes sessantamila in tre giorni e a Montauban, a Bordeaux, a Castres, a Uzès e a Mompellier tutta la popolazione in un solo giorno per deliberazione del Consiglio Municipale. Il solo annuncio dell’arrivo dei dragoni bastava a suscitare un fervido zelo di abiura. Anche in Savoia il ventenne Duca Vittorio Amedeo II imitava il sistema francese: riprese la persecuzione scatenata trent’anni prima contro i Valdesi, i quali, fuggiti da Briançon e da Pinerolo si erano rifugiati nelle valli piemontesi: le truppe sabaude diedero loro la caccia insieme a quelle francesi compiendo un eccidio: al Pré de la Tour furono trucidati tremila donne e bambini.

Ci furono alcuni Vescovi che protestarono contro tali sistemi e la stessa Assemblea del Clero francese nel 1685 votò una risoluzione che condannava l’uso della forza ma era troppo tardi: Luigi XIV, persuaso specialmente dai Padri gesuiti François La Chaise e Michel Le Tellier, che tutti i Protestanti del suo regno si erano convertiti, il 18 Ottobre 1685 con un nuovo Editto, preparato da Padre Le Tellier, revocava l’Editto di Nantes con cui nel 1598 Enrico IV aveva concessa la libertà di coscienza. Secondo l’Editto di Luigi XIV dovevano essere demoliti tutti i templi dei Protestanti, venivano vietate tutte le loro assemblee anche in luoghi privati, i Pastori dovevano lasciare il Regno entro quindici giorni, i fedeli protestanti che tentavano di emigrare dovevano essere condannati alle galere e i bambini nati da genitori protestanti dovevano essere battezzati ed educati nel Cattolicesimo. L’intolleranza era eretta a sistema e Luigi XIV fu acclamato da tutta la Nazione con le parole di Bossuet come "un nuovo Costantino, un nuovo Teodosio, un nuovo Marciano, un nuovo Carlomagno". Sembra che Innocenzo XI solo per ragioni politiche espresse pubblicamente a Luigi XIV le sue congratulazioni con queste parole:

 

"E’ un’opera che la Chiesa non dimenticherà di segnare nei suoi annali".

 

Successivamente fece cantare a Roma il Te Deum per la Revoca dell’Editto di Nantes.

 

In Inghilterra dopo la morte di Cromwell avvenuta nel 1658 c’era stata la restaurazione monarchica con l’ascesa al trono di Carlo II, figlio di Carlo I decapitato nel 1649: Carlo II nel 1673 aveva dovuto emettere la Carta del Giuramento con cui ogni funzionario riconosceva il Re Capo della Chiesa per sedare il furore causato dalla Dichiarazione di indulgenza con cui aveva autorizzato i preti cattolici a celebrare la messa in case private. Nel 1685 gli successe il suo secondogenito Giacomo II nonostante avesse già nel 1672 dichiarata pubblicamente la sua fede cattolica e avesse accentuata l’ostilità contro di sé col suo secondo matrimonio con una cattolica, Maria Beatrice di Modena e per questo avesse dovuto nel 1678 riparare in Belgio. Giacomo II tentò in tutti i modi di restaurare il Cattolicesimo escludendo i Protestanti dalle cariche pubbliche e concesse la semiautonomia all’Irlanda precedentemente vessata. Non ascoltando l’invito di Innocenzo XI alla moderazione, scatenò una sanguinosa catena di rivolte e di repressioni ed esasperò i suoi rapporti con la popolazione, fino a far mettere d’accosrdo - per non perpetuare la dinastia cattolica in occasione della nascita dell’erede - i due schieramenti Thory (aristocratici) e Whig (borghesi) a invitare il protestante Guglielmo III d’Orange Statolder d’Olanda, genero del Re, a invadere l’Inghilterra e a cingere la sua corona. Mentre Giacomo II fugge in Francia, nel 1689 Guglielmo III d’Orange sbarca in Inghilterra con la scritta Pro Religione Protestante nella sua bandiera, riconosce con una Dichiarazione i diritti del Parlamento e la libertà di parola, con l’Atto di tolleranza concede il diritto di culto a tutte le confessioni meno ai Cattolici e agli Ebrei, stabilendo il crimine di messa e riducendo l’Irlanda a servaggio religioso, entra nella Lega d’Augusta attuata dai Principi Tedeschi e dai Paesi Bassi nel 1686 contro l’invadenza di Luigi XIV, gli impedisce così di rimettere sul trono di Inghilterra Giacomo II e, dopo averlo sconfitto sul mare a La Houghue nel 1692, lo costringe col Trattato di Torino e di Ryswick del 1697 a riconoscerlo Re dell’Inghilterra.

 

Anche in Danimarca Cristiano V, che aveva fatto il suo colpo di Stato nel 1660, nel 1683 riunisce in unico codice le leggi emanate contro i Cattolici con le quali vietava a ogni prete di entrare nel paese sotto la pena di morte e veniva punito col bando e con la confisca dei beni ogni cittadino che si convertisse al papismo.

 

In Francia nonostante le proibizioni regie, un gran numero di Protestanti, calcolato a circa cinquecentomila, fuggì piuttosto che abiurare: un fatto ritenuto un vero dissanguamento economico e intellettuale della nazione.Tra di essi ci furono uomini celebri come Pietro Bayle, Jan Claude, Dionisio Papin e Pierre Jurieu, anima della resistenza contro la tirannia di Luigi XIV. I fuggiaschi furono accolti in Germania, in Svizzera, in Olanda, in Inghilterra e in America. I convertiti restavano segretamente ugonotti e presto ci fu una ripresa di Protestantesimo con le "assemblee del deserto" tenute di notte in luoghi appartati da Pastori coraggiosi come Claudio Brousson; ci fu anche una ripresa di intransigenza violenta cattolica che spingeva parroci e agenti del potere pubblico a ricercare i sospetti e a costringerli a manifestazioni di fede cattolica. Nel 1698 il cinquantenne Pastore Claudio Brousson fu sorpreso e fatto a pezzi con la ruota a Mompellier.

 

Nello stesso 1685 il Sant’Uffizio faceva arrestare il celebre prete spagnolo di Valenza Michele Molinos cinquantasettenne che aveva compiuto i primi studi presso i Gesuiti e poi aveva continuato teologia a Coimbra: era stato inviato dalla sua città a Roma nel 1664 per interessarsi di una causa di beatificazione e vi era stato trattenuto da un credito straordinario diffuso da un gruppo di persone che da lui venivano dirette nella vita spirituale. Ricorrevano a lui perfino alcuni membri del Sacro Collegio tra cui il Cardinale Benedetto Odescalchi diventato Innocenzo XI. Gli scrivevano da tutta Italia ed egli rispondeva firmandosi "per suggerimento dello Spirito Santo". Il misticismo era di moda, c’erano tanti maestri spirituali, e anche Molinos nel 1675 aveva pubblicato il libro Guida Spirituale stampato con l’imprimatur della Curia e per dieci anni diffuso con grande successo mentre altri autori pure celebri, come il grande oratore gesuita Paolo Segneri, venivano condannati dal S.Uffizio. La sua spiritualità si riduceva a due grandi temi: contemplazione nel totale riposo dello spirito e passività assoluta mirando alla morte mistica annichilandosi in Dio; affermava che le stesse cadute nel peccato erano accettate da Dio purché l’anima se ne sentisse umiliata e si abbandonasse a lui; le colpe gravi erano trappole dello Spirito delle tenebre autorizzato da Dio a violentare l’anima pia. Si stenta a capire il motivo che indusse a cambiare improvvisamente il giudizio contro di lui. Sembra che nei conventi delle religiose venisse intrerpretato in modo strano: l’orazione di abbandono le portava al rifiuto di ogni preghiera vocale e pefino della confessione.

Strane voci circolavano intorno a lui ed erano arrivate all’Inquisizione denunce circa le sue relazioni con le proprie penitenti. Il noto storico benedettino Jean Mabillon, che si trovava allora a Roma, nota nel suo diario che nessuno sapeva con precisione perché era stato arrestato e riferisce che in giro si pensava che non fosse per le sue dottrine ma per certe interpretazioni che se ne facevano. Alcune pasquinate ingiuriavano l’Inquisizione in difesa della vittima.

Furono arrestati poco dopo numerosi suoi discepoli che lo seguirono nel carcere del S.Uffizio davanti al quale lui stesso confessò quanto gli contestavano in atteggiamento visibile di un mistico che si conforma al modello di Gesù oltraggiato. Furono estratte dai suoi scritti sessantotto proposizioni, che furono condannate da Innocenzo XI con la Bolla Coelestis Pastor e da lui furono abiurate con sorprendente tranquillità nella chiesa della Minerva in ginocchio tra due sbirri tenendo un cero acceso con le mani legate mentre la folla fuori gridava "al rogo!al rogo!". Innocenzo XI si rifiutò risolutamente di condannarlo a morte e fu lasciato in prigione dove morirà nel 1696.

 

La dottrina della negazione dello sforzo della volontà umana nel compiere il bene, condannata da Innocenzo XI perché nociva, venne denominata quietismo e ne furono implicati vari personaggi come il Cardinale Matteo Petrucci che dovette sottoscrivere un’abiura nel 1687, il gruppo fondato a Milano da Giacomo Casolo nell’Oratorio di S.Pelagio e perciò detto "pelagino", il barnabita Padre Lacombe con Madame Guyon, attorno ai cui scritti si accapigliarono in un duello polemico i due grandi Vescovi Bossuet e Fénelon.

 

Innocenzo XI rinnovò la crociata delle forze cristiane contro i Turchi, che da tempo sotto l’impulso del Sultano Maometto IV cercavano di impossessarsi dell’Ungheria, della Polonia e dell’Austria, e nel 1683 al comando del Gran Visir Mustafà 300.000 uomini si erano messi in marcia per conquistare Vienna capitale dell’Impero Asburgico. Innocenzo XI dietro l’appello dell’Imperatore Leopoldo I cercò di riunire le Nazioni Cristiane inviando il cappuccino Marco dì Aviano a sollecitare l’intervento dei Capi Cristiani ma trovò resistenza nella politica espansionistica di Luigi XIV che cercava di indebolire gli Asburgo di Vienna nella lotta di successione sul trono di Spagna. Fece dire dal Nunzio personalmente a Luigi XIV:

 

"Dio vuole la guerra contro i Turchi e manderà i più gravi castighi a tutti coloro che vi porteranno ostacolo o diversione".

 

Riuscì solo a pacificare il Re di Polonia Giovanni Sobieski col Duca Carlo di Lorena comandante degli imperiali. Raccolse un milione di fiorini per finanziare l’esercito del Re di Polonia Giovanni Sonieski, il quale sopraggiunse appena in tempo in aiuto di Vienna assediata: il 12 Settembre 1683 i Turchi furono sbaragliati presso la collina Kahlemberg vicino alle mura di Vienna e venne infranta la loro terribile forza. Nello stesso anno 1683 Innocenzo XI riuscì a formare la Lega Santa alla quale partecipò Venezia, Malta e la Russia ortodossa, ma non la Francia di Luigi XIV che invece rinnovava l’alleanza franco-turca, e istituì pure un "ospedale da campo"al seguito delle truppe, una sorta di Croce Rossa. Era l’inizio della Guerra dei Sedici Anni di cui non vide la conclusione ma vide la liberazione di Buda in Ungheria con la vittoria di Moachs nell’Agosto 1687 e nel 1689 l’abbandono da parte dei Turchi dell’Ungheria, della Dalmazia e del Peloponneso: per questo Maometto IV da una rivolta fu deposto e sostituito col fratello Solimano III. Innocenzo XI attribuì la vittoria alla protezione di Maria Vergine e perciò fece costruire il nuovo tempio col nome di S.Maria delle Vittorie dove fece deporre le bandiere strappate ai Turchi e istituì la festa del Nome di Maria.

 

Quando morì il 12 Agosto del 1689 tutta Roma accorse a veder passare dal Quirinale al Vaticano il corteo funebre che stentava ad aprirsi un passaggio tra i fedeli tutti protesi a far toccare un oggetto alla bara per conservarlo come reliquia.

 

6-Al nepotismo di Alessandro VIII reagisce l’integrità di Innocenzo XII: chiude la questione del Quietismo, lascia aperta quella del Giansenismo, rifiuta il riconoscimento della devozione al Sacro Cuore e gioisce della vittoria finale di Eugenio di Savoia contro i Turchi

 

 

Il 6 Ottobre 1689, nel turbine della coalizione europea contro Luigi XIV, i Cardinali per non dispiacere né alla Francia né alla Spagna con voti unanimi elesseero Papa il Cardinale Pietro Ottoboni che prese il nome di Alessandro VIII: aveva 79 anni, apparteneva a una nobile famiglia veneziana; dopo gli studi fatti a Padova era andato a Roma per far parte della Curia Papale, dove veniva nominato Governatore di Terni, Rieti e Città di Castello; era stato fatto Cardinale nel 1652 e poi Vescovo di Brescia nel 1654. Clemente IX nel 1669 lo richiamava a Roma come suo Datario e Innocenzo XI lo nominava Grande Inquisitore e Segretario del S.Uffizio.Della sua elezione Roma se ne rallegrava perché ripristinò subito le feste carnevalesche e teatrali, vietate da Innocenzo XI, ma se ne dolse perché il suo nepotismo diveniva proverbiale quanto quello dei Barberini, avendo fatto subito venire a Roma i suoi parenti, tra i quali fece Comandante dell’esercito papale suo fratello Antonio, fece "Cardinale nipote" suo nipote Pietro di 21 anni e fece sovrintendente alle fortezze e alle galee papali l’altro nipote Marco. gobbo e zoppo.

 

Alessandro VIII si schierò subito contro il Gallicanesimo e il 1° Agosto 1690 emise la Bolla Ad perpetuam rei memoriam con la quale condannava i quattro articoli della Dichiarazione del 1682 e il 24 Agosto 1690 fece rinchiudere dal S.Uffizio al carcere perpetuo in Perugia gli ultimi partigiani di Francesco Molinos capeggiati dal chierico di Camera Domenico Gabrielli: condannò solennemente la proposizione che negava la necessità dell’atto d’amore divino per la salvezza, insieme alla proposizione sostenuta dal gesuita Francesco Musnier di Digione che sosteneva che il peccato filosofico, cioè una trasgressione della legge senza pensare di offendere Dio, non offendeva Dio.

 

Sapendo che Luigi XIV era stanco del conflitto con la S.Sede per la questione delle Regalie, gli fece sapere che era disposto a comporre il dissidio in modo onorevole per tutt’e due le parti: mentre Luigi XIV faceva liberare il territorio di Avignone, Alessandro VIII poco prima di morire il 1° Febbraio 1691 faceva pubblicare la Bolla Inter multiplices preparata da Innocenzo XI con la quale veniva condannata la Dichiarazione dei quattro articoli del 1682 dell’Assemblea della Chiesa Gallican e faceca scrivere al Re per disporlo ad accogliere la decisione.

 

Il Conclave riunito dopo la morte di Alessandro VIII durò cinque mesi e fu il più lungo del secolo XVII: dopo dispute piene d’acrimonia il 12 Luglio 1691 venne eletto Papa il settantaseienne Card.Antonio Pignatelli col nome di Innocenzo XII che apparteneva a una famiglia principesca di Spinazzola presso Bari ed era allora Arcivescovo di Napoli. Aveva compiuto gli studi a Roma presso i Gesuiti del Collegio Romano ed era entrato nella Curia Romana sotto Urbano VIII; nel 1646 era stato nominato Inquisitore di Malta dove era restato tre anni fino a quando nel 1649 fu nominato Governatore di Viterbo; nel 1652 era stato nominato Nunzio per la Toscana, nel 1660 per la Polonia e nel 1668 per Vienna; da Clemente X era stato fatto Vescovo di Lecce poi nel 1673 era stato richiamato a Roma come Segretario della Congregzione dei Vescovi e Maestro di Camera; da Innocenxo XI era stato fatto Cardinale nel 1681, Vescovo di Faenza e Legato di Bologna e infine Arcivescovo di Napoli.

 

Era sano, vigoroso e integerrimo e, conservando la severità di quando era Inquisitore, cominciò subito a eliminare gli abusi amministrativi: dopo una inchiesta tra Teologi, Cardinali e Principi il 13 Luglio 1692 emise la Bolla Romanum Decet Pontificem con la quale proibiva il conferimento di qualunque carica o beneficio ai parenti, eccettuati gli ecclesiastici, i quali però non potevano avere benefici con rendita superiore ai 12.000 scudi: in Concistoro fece giurare a tutti i Cardinali di osservarla e lui fu il primo a farlo: quando gli fu proposto di nominare come Arcivescovo di Taranto un suo nipote con la motivazione che era una persona degnissima, si rifiutò con fermezza dicendo " è vero ma è mio nipote!".

 

Nel 1693 Innocenzo XII concluse l’opera di riavvicinamento con Luigi XIV iniziata da Alessandro VIII: mentre la S.Sede concedeva a Luigi XIV l’estensione del diritto di regalia a tutta la Francia e ai Vescovi nominati dopo il 1682 l’investitura canonica, Luigi XIV annullava l’editto che imponeva i quattro articoli della Dichiarazione dell’Assemblea del Clero del 1682 e una nuova Assemblea dei Vescovi faceva un’ampia ritrattazione. Tuttavia Luigi XIV nel 1695 emanava l’Editto dei 50 articoli col quale ancora con sentimenti gallicani regolava l’organizzazione della Chiesa di Francia, il potere della Corona sul Clero, il sistema della giurisdizione ecclesiastica e perfino gli onorari dei Curati e dei Vicari.

 

Nel 1695 ci fu una straordinaria inondazione del Tevere che causò innumerevoli danni che si aggiungevano a quelli di una pestilenza e di un terremoto: Innocenzo XII destinò il palazzo del Laterano per ospitare i senza tetto e gli accattoni, liberò Roma dal triste spettacolo della miseria dando fondo al tesoro papale. La povera gente era così entusiasta di lui che un giorno mentre era di ritorno da Civitavecchia una folla gli andò incontro e staccando i cavalli dalla carrozza su cui viaggiava volle trascinarla a mano tra acclamazioni.

 

Il Quietismo in Francia aveva raggiunto una fase acuta per opera di Francesco Malaval, oratoriano di Marsiglia, cieco dalla nascita, che era in relazione con Molinos ed era diventato popolare da quando nel 1664 aveva pubblicato Pratica facile per pervenire alla contemplazione, attaccato furiosamente dal gesuita Paolo Segneri per avervi trovato "sette illusioni", e soprattutto per opera della famosa mistica visionaria Madame Guyon. Questa, che si chiamava Giovanna Maria Bouvier de la Mothe, apparteneva a una famiglia borghese di Montargis imparentata con la nobiltà ed era sorella del Provinciale dei Barnabiti Domenico Bouvier: poiché era di tendenze mistiche e avrebbe voluto farsi monaca, nel 1664 contro voglia aveva sposato sedicenne suo cugino trentottenne Giacomo Guyon du Chesnoy, di cui dopo 12 anni di matrimonio nel 1676 era restata vedova con tre figli e con una ricca fortuna di cinquantamila scudi di rendita. Spinta dal suo misticismo - diceva di avere visioni come S.Teresa, che il bambino Gesù le aveva infilato l’anello nuziale sul dito, di essersi cucita sul ventre un cartiglio col nome di Gesù, il quale l’avrebbe destinata ad essere madre di un grande popolo - nel 1677 aveva dedicato le sue risorse per fondare a Gex sul lago di Ginevra un Centro per le "Nuove Cattoliche", ragazze convertite da poco dal Protestantesimo. Aveva chiamato a farne da Direttore Spirituale il trentatreenne P.Francesco Lacombe Superiore del Collegio barnabita nella vicina Thonon e con lui dette vita a un movimento mistico del tipo di quello di Molinos espresso nel libro Il mezzo breve e facile di fare orazione con la novità che "l’estremo abbandono e il distacco da se stessi potevano portare l’anima a commettere delle colpe" e che " commettere il peccato di cui si ha più orrore" significa offrire a Dio il più grande sacrificio: il libro ebbe un immenso successo specialmente nel ceto elevato e si fece tanto scalpore sulla mistica coppia che l’Arcivescovo di Parigi credette suo dovere denunciarla all’Inquisizione, che, come aveva fatto con Molinos, incarcerò Lacombe alla Bastiglia e Madame Guyon rinchiusa tra le Visitandine.

 

Mentre Lacombe languiva in carcere fino a morirne pazzo nel 1712, Madame Guyon invece per intervento di Madame Maintenon, moglie segreta di Luigi XVI, veniva liberata e trovava un nuovo ammiratore nel nobile Prelato trentacinquenne Francesco de Saligny de la Mothe Fénelon, divenuto nel frattempo Superiore dell’Opera "Nuove Cattoliche" e uno dei missionari ufficiali incaricati da Luigi XIV di convertire le province protestanti. Fènelon subì molto il facsino di Madame Guyon ma anche Madame Guyon ne ebbe un cambiamento nelle sue idee.

Fènelon era approdato a quell’ indifferenza mistica come sottomissione assoluta alla volontà di Dio che considerava "vera e unica virtù odiare se stesso" come avevano già detto S.Agostino e Pascal. L’influenza esercitata dalla nuova coppia mistica dal 1689 fu un vero trionfo: nel 1693 Fènelon pronuncia il discorso per l’ingresso all’Accademia di Francia, poi viene nominato precettore del Duca di Borgogna figlio del Gran Delfino, destinato a essere futuro Re di Francia per la nullità del padre, e per lui scrive il celebre romanzo Le Avventure di Telemaco nel quale per allusione biasima il dispotismo di Luigi XIV; inoltre viene fondata una specie di società segreta detta dei "Michelini" dal protettore S. Michele Arcangelo perché mirava al rinnovamento della società con la sconfitta del male che dominava il Regno, di cui cercava di far diventare degno Re il Duca di Borgogna.

In questa atmosfera mistica Fénelon osa rimproverare il Re Sole per i suoi errori e richiamare la sua attenzione verso la condizione disastrosa delle campagne e minacciargli i fulmini della giustizia divina. Fénelon e Madame Guyon vengono invitati a tenere conversazioni al Collegio per le Damigelle dell’alta società, fondato nel 1686 a Saint-Cyr vicino a Versailles da Madame de Maintenon, e suscitano un uragano di entusiasmo incculcando la dottrina che non è necessario tanto pregare, mortificarsi e far penitenza, ma che basta la via dell’amore puro di Dio e la purificazione passiva. Il grande Racine allietava tutti con le rappresentazioni di Ester e Atalia.

 

Però Madame de Maintenon viene allarmata dal suo confessore, il Vescovo di Chartres, Godet de Marais, sul pericolo dell’eresia quietista: da un’inchiesta risultò che le allieve erano più o meno tutte quietiste. Il Re e la Maintenon, consultato un gruppo di teologi, decisero di sottomettere la questione ad un arbitro di gramde peso: Benigno Bossuet, Vescovo di Meaux, al quale Madame Guyon, sentendosi perduta dopo alcuni colloqui, volle aggiunti altri due giudici. La Commissione si riunì a Issy per otto mesi ed emise alla fine un verdetto molto generico, poiché i personaggi implicati erano troppo in vista con molte aderenze e Fénelon aveva anticipatamente dichiarato di accettarne le decisioni. Per liberarsi dall’imbarazzo si decise di allontanare Fénelon dalla sua prestigiosa posizione di Versailles nominarndolo Arcivescovo della sede secondaria di Cambrai e nel 1695 fu consacrato Vescovo proprio da Bossuet nella cappella del Collegio di Saint-Cyr alla presenza del Duca di Borgogna e di Madame de Maintenon.

 

Fénelon approfittò del suo nuovo titolo per farsi aggregare tra i giudici e per far sfumare alcuni articoli della condanna e questo incoraggiò Madame Guyon a fare la sua pubblica ritrattazione con la quale sembrava chiusa ogni questione.

Ma sembra che Bossuet dubitasse della buona fede di Fénelon e tornò sulla questione scrivendo nel Luglio 1696 un’istruzione su Gli stati d’orazione che inviò a Fénelon perché la sottoscrivesse. Fénelon aprì il manoscritto, s’accorse dell’intenzione di Bossuet e senza finirla di leggere gliela rinviò e di getto scrisse in risposta Spiegazione delle Massime dei Santi sulla vita interiore che inviò ai suoi amici i quali a sua insaputa la pubblicarono nel 1697 un mese prima che fosse pubblicata l’istruzione di Bossuet. Bossuet se ne offese e corse ad accusare Fènelon al Re come pericoloso eretico. Fu ordinato un confronto tra i due ma Fénelon ricusò di parteciparvi: si aprì così una lotta furibonda non solo tra i due protagonisti ma anche tra i loro partigiani con molteplici scritti e pubbliche ingiurie, diffamazioni e addirittura calunnie, che si allargò nella stessa Roma. Innocenzo XII la definì "infelice e deplorevole".

 

Fénelon indignato dichiarò di non riconoscere che un giudice, il Vicario di Cristo e si appellò al Papa. Questo gesto irritò il Re e la Corte che allontanarono Fénelon da Versailles a Cambrai "sotto un diluvio di insulti", col divieto di allontanarsene: gli fu negato perfino il permesso di assistere al matrimonio del suo allievo il Duca di Borgogna.

 

Il conflitto raggiunse l’apice con la pubblicazione della Relazione sul Quietismo di Bossuet nel Giugno 1698, un libello qualificato da Daniel Rops "un capolavoro di stile e di malafede", aggravato dalle più oltraggiose insinuazioni dei "Bossuettisti" contro i "Fénalonisti" e dall’avventura dell’ Abbate Bossuet, nipote del Vescovo di Meaux, che l’aveva inviato a Roma come suo agente: fu bastonato sonoramente dai servitori del Duca Cesarini per avere insidiata sua figlia.

 

Davanti a tale marea di fango finalmente anche Luigi XIV intervenne per chiedere al Papa di farla finita al più presto e Innocenzo XII firmò una condonna di tono assai moderato in cui l’opera di Fénelon veniva dichiarata pericolosa in quanto "poteva indurre in errori già condannati dalla Chiesa". La condanna umiliò Fènelon ma il modo con cui l’accolse aumentò il suo prestigio: difatti ricevette la notizia della sua condanna nel momento stesso che stava per salire sul pulpito il 25 Marzo 1699 e abbandonando l’argomento preparato improvvisò una sublime dichiarazione di obbedienza alla decisione della Santa Sede e poi lesse il Breve papale con l’atto di "obbedienza semplice, assoluta e senz’ombra di restrizione". Il Quietismo era finito.

 

Non era invece finito il Giansenismo. Dopo la Pace Clementina del 1669 i suoi esponenti avevano continuato a insorgere contro il Formulario nonostante Luigi XIV nel 1676 con un Decreto li avesse richiamati all’ordine. Duramte la questione delle Regalie si erano schierati a favore della Curia Romana e perciò Innocenzo XI aveva mostrato grande considerazione verso di loro: aveva chiesto al loro capo Antonio Arnauld, detto il "Grande Arnauld", un piano generale di riforma della Chiesa promettendogli il cappelo cardinalizio e dietro la sua segnalazione nel 1679 aveva condannato sessantacinque proposizioni estratte dai testi dei Gesuiti come espressione di dottrina lassista e la condanna era stata confermata dall’Assemblea del Clero su iniziativa di Bossuet. L’opinione pubblica aveva visto nei Giansenisti i veri difensori della morale cristiana e questo aveva inquietato molto Luigi XIV che ci aveva visto un’alleanza tra Roma e Port-Royal.

Di tale inquietudine ne avevano approfittato i Gesuiti che dal 1675 andavano propagando le rivelazioni avute da S.Margherita Alacoque e il culto molto umano del Sacro Cuore: attraverso Padre La Chaise confessore del Re ne avevano conquistato l’interesse verso una corrente di pietà radicalmente opposta alla dura religiosità giansenista. Il 17 Maggio 1679 il lassista Arcivescovo di Parigi Halay de Champvallon era andato a far visita a Port-Royal e aveva dato l’ordine che senza indugio partissero tutte le postulanti, tutte le convittrici e tutti i confessori e aveva proibito al Monastero di reclutare novizie limitando, a cinquanta il numero delle religiose, condannandolo così a morte per estinzione. Anche il "Grande Arnauld", che aveva avuta la consolazione di vedere tornare all’ovile giansenista il più geniale dei suoi allievi, Giovanni Raçine, e aveva avuto l’ingiunzione di cessare le sue riunioni spirituali, sentendosi minacciato, era partito per le Fiandre e poi per l’Olanda seguito dall’amico Pierre Nicole. Raçine nel culmine della sua gloria si era schierato per i perseguitati e aveva impiegato quella penna che aveva scritto tanti capolavori di Tragedie per scrivere la Storia di Port-Royal.

 

Proprio quando il Quietismo finiva con la sottomissione di Fénelon scoppiava la tempesta contro il Giansenismo: erano scomparsi i due suoi grandi patroni, Arnauld nel 1694 e Raçine nel 1698, ma veniva a prendere il loro posto il pio prete cinquantacinquenne Pasquier Quesnel Direttore dell’Oratorio berulliano di Parigi: nel 1671 aveva scritto il libro di modeste proporzioni Riflessioni morali sul Nuovo Testamento, che in un primo tempo aveva riscosso grandi elogi da personaggi illustri come Padre La Chaise confessore del Re, Mons.Benigno Bossuet Vescovo di Meaux, Mons.Felice Vialart de Herse Vescovo di Chalons-sur-Marne, Mons.Antonio Noailles suo successore, che lo raccomandava a tutto il Clero e veniva letto dallo stesso Innocenzo XI, e poi era stato dai Gesuiti ritenuto di orientamento giansenista e perciò il suo autore era caduto in disgrazia coinvolgendo anche il suo Superiore Generale P.Abele di S.Maria che, essendo amico di Arnauld, nel 1681 si era dovuto dimettere.

 

Quesnel aveva dovuto lasciare la sua Congregazione e aveva dovuto trasferirsi a Bruxelles presso il capo giansenista. Era stato perciò accusato di essere il luogotenente di Arnauld e nel 1694 il libro era stato denunciato alla Sorbona e al Sant’Uffiziio. Era successo un grande pasticcio quando Noailles fu promosso Arcivescovo di Parigi alla morte di Harlay de Chapvallon nel 1695. I Giansenisti ne avevano cantato vittoria e avevano pubblicato il vecchio libro Esposizione della fede riguardante la Grazia di Barcos nipote di Saint-Cyran che i Gesuiti si erano affrettati a chiedere al nuovo Arcivescovo di censurare. A toglierelo all’imbarazzo era accorso Bossuet facendo di sua iniziativa una nuova edizione del libro di Quesnel, purgato delle espressioni sospette inviandolo all’autore perché lo approvasse, ma Quesnelle si era rifiutato di fare le correzioni suggerite anzi aveva ripubblicato il suo libro accentuando le sue posizioni.

 

Nel 1699 la questione era diventata rovente e chi intervenne a sbrogliarla fu proprio Fénelon, che con la sua dottrina del Puro Amore con cui insegnava che "non con la paura rispettosa dello schiavo bisogna rivolgersi a Dio ma con la tenerezza fiduciosa e abbandonata del figlio", si sentiva nemico naturale del Giansenismo che infestava la sua Diocesi. Dal suo esilio di Cambrai con le sue innumerevoli lettere mise in allarme tutti sul pericolo giansenista, convertì alle sue vedute il vecchio avversario antiquietista il Vescovo di Chartres, Godet de Marais, e con lui dominò l’Assembla del Clero del 1700 dove fece condannare il Giansenismo nella sua ultima espressione in circolazione, un libello postumo di Arnauld nel quale il vecchio capo si era sforzato di dimostrare che il Giansenismo non era che un fantasma inventato dai suoi avversari e che la vera eresia era il lassismo di cui la dottrina di Port-Royal era un antidoto.

 

I movimenti del Giansenismo e del Quietismo influirono su Innocenzo XII nel proscrivere con l’iscrizione all’Indice del libro del gesuita P. Jean Croiset La devozione al Sacro Cuore di Nostro Signore del 1691, e nel 1697 a rifiutare di riconoscere il messaggio che la venticinquenne mistica visitandina S.Margherita Alacoque, morta nel 1690, aveva detto di avere ricevuto da Gesù stesso nelle tre apparizioni del 1673, 1674, 1675 con le parole diventate celebri

 

"Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e non ne riceve che indifferenza e insulti".

 

Il messaggio consisteva nella richiesta di istituire la Festa del Sacro Cuore nel primo Venerdì dopo la Festa del Corpus Domini. Margherita era stata una giovane devota fin dalla sua fanciullezza e a 24 anni nel 1672 era entrata nel monastero di Paray-le-Monial e le sue visioni erano state credute dai suoi direttori spirituali gesuiti P.Claudio de La Colombière e P.Jean Croiset, i quali nonostante fossero stati allontanati da Paray-le-Monial avevano continuato a diffondere la devozione del Sacro Cuore ed erano riusciti a introdurla presso alcuni Monasteri dell’Ordine delle Visitazione.

 

Nel 1693 il teatino P.Francesco Caffaro pubblicò la celebre Lettera di un Teologo per sapere se la commedia può essere permessa o deve essere assolutamente proibita e riaccese la vecchia questione delle rappresentazioni teatrali.

Le rappresentazioni teatrali erano state condannate dai Padri della Chiesa, poi nel Medio Evo erano state riammesse nei sagrati delle chiese come Sacre Rappresentazioni, ma essendo scadute nel genere buffonesco e satirico, erano state di nuovo vietate dalle autorità religiose e la dottrina ufficiale della Chiesa si era espressa nella condanna senza appello di opere teatrali, di autori e comici ritenuti scomunicati ed esclusi dai Sacramenti se in punto di morte non avessero rinnegata la loro attività: il giansenista Pierre Nicole nel 1666 aveva scritto che i "poeti di teatro"e i "facitori di romanzi" erano "avvelenatori pubblici" e lo stesso avevano dichiarato i Sinodi protestanti. Le commedie di Molière, che il parroco si Saint-Barthélemy aveva trattato pubblicamente come "diavolo vestito da uomo che bisognerebbe bruciare", nonostante avessero la compiacenza di Luigi XIV, avevano scatenato fiere tempeste e le autorità religiose quando morì nel 1673 gli avevano negato il funerale religioso.

Queste violente condanne non avevano ottenuto nessun risultato e uomini di buon senso come Padre Francesco Caffaro si stavano rendendo conto che la responsabilità del divorzio tra la fede e la vita incombeva più sull’Autorità che sul Popolo, ma Bossuet nel 1694 usa tutto il prestigio del suo nome per condannare di nuovo tutto il teatro e risponde al libro del Padre Caffaro col suo Massime e riflessioni sulla commedia. Secondo Daniel Pops di questo libro

 

"il minimo che si possa dire è che l’autore non sa mantenere la misura".

 

Innocenzo XII ebbe la gioia di sentire che la Lega Santa sotto il comando del Principe Eugenio di Savoia nel 1697 aveva sconfitto i Turchi a Zanta, a Cefalonia, a Corinto ed Atene, dove il Partenone da loro trasformato in polveriera, scoppiò sotto il bombardamento cristiano con danni irreparabili: il 6 Gennaio 1699 fu firmata la pace di Karlovitz, per la quale Vienna estendeva il suo dominio sull’Ungheria e Venezia sulla Dalmazia e sul Peloponneso.

 

7 Settembre 1700 la morte liberava Innocenzo XII dagli acerbi dolori di podagra di cui ebbe a soffrire negli ultimi anni di vita: l’anno giubilare era in pieno svolgimento e tutto il mondo cattolico ne fu profondamente sbigottito.

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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