CAPITOLO XVI

DALLA LIBERTÀ DELL’EDITTO DI NANTES

ALLA LIMITAZIONE DEL TRATTATO DI WESTFALIA

 

 

1-Clemente VIII disapprova l’editto di Nantes, condanna a morte Beatrice Cenci e Giordano Bruno.

Il Conclave si era protratto al 30 Gennaio 1592 senza che nessuno dei due partiti, spagnolo e francese, raggiungesse la maggioranza: solo quando alcuni elementi del gruppo spagnolo, conquisi dalla bontà con cui il cinquataquattrenne Cardinale Ippolito Aldobrandini aveva assistito con tanta assiduità il moribondo Cardinale Della Rovere durante la sua penosa malattia, si spostarono verso il gruppo francese e si formò all’improvviso l’unanimità che lo elesse Papa:lui prima di accettare si prostrò a terra supplicando Dio di togliergli la vita se prevedeva che sarebbe stato di danno alla Chiesa, poi scelse di volersi chiamare Clemente VIII. Il suo casato era fiorentino, era stato Uditore della Rota e Legato in Polonia. Si mortificava e digiunava come un monaco, si confessava ogni sera e sulla scia di Pio V e di Sisto V fece progredire la Riforma Cattolica in tutti i campi. Continuò l’edizione critica della Bibbia iniziata da Sisto V, chiamata perciò Sisto-Clementina, divenuta il testo ufficiale cattolico fino ai nostri giorni.

 

Clemente VIII accolse il consiglio di S.Filippo Neri, che gli minacciava di negargli l’assoluzione se con avesse accolto la domanda di Enrico IV di tornare nella Chiesa Cattolica, e per questo dietro le indicazioni dei Cardinali d’Ossat e Du Perron mandò a Enrico IV come suo Legato il Cardinale Alessandro dei Medici, il quale riuscì a farlo accettare dai Cattolici Francesi che gli erano ostili, restituendo la pace alla Francia. Il 25 Luglio 1593 nella Chiesa di S.Dionigi Enrico IV abiurava il Calvinismo e il popolo lo acclamava con un festoso "Viva il Re!". Questo suo gesto gli procurò due attenati da parte di due cattolici incitati dai Gesuiti: dei responsabili, uno fu suppliziato alla ruota, e l’altro squartato, mentre un Gesuita fu impiccato e la Compagnia veniva espulsa dalla Francia.

 

Perciò Clemente VIII volle accertarsi della sua sincerità e affidò l’incarico alla Congregazione Romana per gli affari di Francia; il Re stesso rivolgeva al Papa la sua personale supplica di essere assolto dalla scomunica. Clemente VIII consultò ancora il Collegio dei Cardinali e finalmente il 17 Settembre 1595 con una cerimonia solenne sull’atrio di S. Pietro assolveva dalla scomunica Enrico IV rappresentato per procura dai Cardinali Ossat e Du Perron.

A Roma presso S.Maria Maggiore una colonna ricorda questo avvenimento, che spianò la strada al celebre Editto di Nantes del 13 Aprile 1598, redatto con la collaborazione del Cardinale Legato Alessandro dei Medici: richiamandosi a quanto era stato vagamente affermato nella Dieta di Varsavia del 1573 all’indomani della strage di S.Bartolomeo, per la prima volta, dopo l’Editto di Milano del 318 di Costantino, veniva riconosciuta solennemente la libertà di coscienza: all’Unione Calvinista si permetteva di praticare il proprio culto a spese dello Stato, lasciandole per otto anni cento "piazze di sicurezza" con guarnigioni pagate anche queste dallo Stato, invece in Germania, in Inghilterra e in Spagna i Governi imponevano la loro fede. Clemente VIII leggendone il testo esclamava:

 

"Questo mi crocifigge…La libertà di coscienza a ciascun uomo è la peggiore cosa del mondo!".

 

Dalla lunga guerra di religione la Francia usciva esangue con le terre incolte e i contadini affamati, pronti alla rivolta. Anche i Paesi Bassi rimasero smembrati in due regioni: in Province Unite del Nord, l’attuale Olanda, irriducibili nel loro Calvinismo, e in Province del Sud, l’attuale Belgio, irriducibili nel loro Cattolicesimo. Tale situazione venne riconosciuta dalla Conferenza Internazionale dell’Aia del 1606, alla quale Clemente VIII rifiutò di farsi rappresentare.

 

In quegli anni tra i Cattolici, specialmente tra Gesuiti e Domenicani, si era accesa la virulenta questione teologica sul ruolo che hanno nella salvezza la grazia divina e la libertà umana: tale questione era antica, originata da alcune espressioni di S.Paolo sulla predestinazione, su cui aveva molto riflettuto S.Agostino e in nome della quale Lutero e poi Calvino avevano fatta la Rivoluzione Protestante. Nel 1588 il Gesuita spagnolo Luigi De Molina riprendeva la questione col suo libro Concordia del libero arbitrio con i doni della Grazia, nel quale dava maggiore importanza alla libertà dell’uomo e da lui tale dottrina prendeva il nome di "molinismo": il molinismo veniva condannato dall’Università di Salamanca e pecialmente dai Domenicani, che seguendo il loro maestro Tommaso d’Aquino davano importanza determinante alla Grazia. La polemica tra Gesuiti e Domenicani era arrivata a tal punto che Clemente VIII ritenne opportuno avocare a sé la questione, istituendo a tale scopo la "Congregazione De Auxiliis"senza però pervenire a una conclusione.

 

Clemente VIII dovette risolvere anche la questione del monopolio missionario in Giappone, accordato con una Bolla del 1585 da Gregorio XIII ai Gesuiti, i quali già in Paraguay stavano conducendo il singolare metodo della "riduzione etnica", per la difficoltà di convertire gli Indios pieni di odio contro i Bianchi invasori: i Francescani delle Filippine, con l’appoggio del Re di Spagna Filippo III, riuscirono a fare abolire la Bolla, ma usando lo stesso metodo prepotente dei colonizzatori provocarono una reazione xenofoba da parte delle Autorità Giapponesi, le quali il 5 Febbraio 1597 arrestarono, processarono e crocifissero sei Francescani, tre Gesuiti e diciassette neofiti, il cui martirio eroico però divenne sorgente di altre centomila conversioni negli anni immediatamente successivi.

 

Per volontà di Clemente VIII l’11 Settembre 1599 a Roma venne decapitata la giovane nobildonna romana ventiduenne Beatrice Cenci con la madre Lucrezia e il fratello Giacomo, per avere fatto assassinare, il 9 Settembre 1598 dal fidanzato Olimpio Calvetti, castellano della Rocca di Putrella in Abruzzo, dove era stata segregata, il padre Francesco Cenci, uomo violento e scostumato, coinvolto in una serie di processi che gli avevano fatto perdere gran parte del patrimonio, accumulato dal padre Cristoforo Cenci arricchitosi con malversazioni come collettore delle imposte papali: nonostante l’Avvocato Propspero Farinaccio ne avesse messo in evidenza le attenuanti, Beatrice fu decapitata pubblicamente per l’irremovibile decisione di Clemente VIII, che desiderava dare un esempio e punire i Cenci, riottosi e spavaldi. La figura di Beatrice Cenci rimase nella memoria del popolo, al quale la sua decapitazione apparve ingiusta, perché subita per un atto di liberazione da un oppressore e per il coraggio con cui aveva affrontata la sentenza, e divenne protagonista in molte opere letterarie come quelle di Stendhal, Dumas, Shelley, Niccolini e Guerrazzi.

 

Clemente VIII apparve ancora più odioso per il tragico rogo inflitto il 17 Febbraio 1600 al cinquantaduenne filosofo Giordano Bruno, decretato dalla Santa e Universale Inquisizione Romana, presieduta personalmente dal Papa. Giordano Bruno proveniva da una nobile famiglia di Nola e aveva frequentato gli ambienti più colti di Napoli dove aveva compiuti i suoi studi e poi a 17 anni era entrato nel Convento di S.Domenico, dove nel 1572 era stato ordinato Prete. Approfondendo gli studi, forse sotto l’influsso delle idee del calabrese Bernerdino Telesio, era pervenuto a uno sdegnoso disprezzo verso le religioni rivelate contrarie all’unità del mondo naturale, nel quale soltanto si ritrova la presenza del divino, che si identifica con tutta la realtà, infinita ed eterna:un totale e assoluto panteismo, espresso nel libro Della natura delle cose secondo i loro principi. Aveva rinunciato perciò all’abito domenicano ed essendo stato accusato di eresia era dovuto fuggire da Napoli, ma dovunque era andato aveva suscitato l’ostilità nei teologi: così, dopo avere errato per l’Italia Settentrionale, si era rifugiato a Ginevra, poi in Francia, dove a Parigi aveva pubblicato il libro Le ombre delle idee, che aveva dedicato al giovane Re Enrico III pencolante tra Cattolicesimo e Calvinismo, e ne aveva avuto una Cattedra alla Sorbona; poi nel 1583 era andato in Inghilterra dove per due anni aveva insegnato a Londra e a Oxford, e aveva scritto i libri Lo spaccio della Bestia trionfante, La cena delle ceneri, La Causa il principio e l’Uno, De l’Infinito Universo et Mondi e Degli eroici furori, che contengono la sua concezione panteistica della realtà e per i quali da Herder e da Hegel è stato ritenuto il fondatore del pensiero critico moderno; poi era tornato a Parigi e da lì in Germania a Wittemberg, a Praga, a Helmstadt, a Francoforte e infine nel 1592 dal Patrizio veneziano Giovanni Mocenigo era stato invitato a casa sua a Venezia, dove aveva conosciuto Galileo e Paolo Sarpi, ma dal Mocenigo era stato denunciato per eresia alla Commissione locale dell’Inquisizione, che lo aveva fatto arrestare dal Governo di Venezia e consegnare nel 1593 all’Inqusizione Generale Romana, che lo aveva trattenuto in carcere sette anni, contemporaneamente all’altro filosofo calabrese domenicano Tommaso Campanella di analoghe idee, senza riuscire a fargli cambiare le sue convinzioni, e alla fine lo bruciò in pubblico a Campo dei Fiori a Roma il 17 Fabbraio 1600. Fu lo spettacolo più triste di quell’Anno Santo, durante il quale circa tre milioni di pellegrini accorsero a Roma.

 

Clemente VIII nel 1600 accolse un’ambasciata di Abbas, Scià degli Scià di Persia, che, su suggerimento dei due fratelli inglesi Sherley, per battere i Turchi sunniti nemici acerrimi della Persia perché eretica sciita, si era rivolto al Papa per avere aiuto.Fu l’occasione percé il Papa rompesse il monopolio delle missioni concesso precedenentemente ai Sovrani Spagnoli e Portoghesi: difatti nello stesso tempo l’Arcivescovo di Goa per ordine del Viceré delle Indie Portoghesi aveva inviato presso lo Scià una delegazione di Agostiniani per trattare la stessa questione, ma Clemente VIII, nonostante fosse venuto a conoscenza di questa delegazione, si rivolse a un altro Ordine Religioso, i Carmelitani Scalzi, che trattassero a nome suo: i Carmelitani Paolo Simone, Giovanni Taddeo e Vincenzo di S.Francesco, dopo un viaggio avventuroso di tre anni attraverso la Boemia e la Russia, arriavarono a essere ricevuti dallo Scià con grandi onori e riuscirono a impiantare il Cattolicesimo in Persia seguendo lo stesso sistema usato da Francesco Saverio in Giappone, da Matteo Ricci in Cina e da Roberto De Nobili in India.

Clemente VIII moriva il 3 Marzo 1605 dopo un attacco apoplettico avuto durante una seduta del Tribunale dell’Inquisizione.

 

Nel Conclave che si aperse subito dopo, dominato dai due partiti spagnolo e francese, i voti dei Cardinali più indipendenti si orientarono verso l‘oratoriano Cardinale Baronio, succeduto nel 1593 a S.Filippo Neri e autore dei 12 monumentali volumi degli Annali Ecclesiastici, e verso il gesuita Cardinale Bellarmino e Federico Borromeo , cugino di S.Carlo Borromeo morto nel 1584, ma la vinse il partito francese che fece eleggere il 1° Aprile 1605 il settantenne Cardinale Alessandro dei Medici col nome di Leone XI in memoria del suo parente Leone X: era stato Ambasciatore di Firenze presso il Vaticano e aveva acquistato quella Villa sul Pincio che poi venne chiamata "Villa Medici", e aveva contribuito come Legato Papale all’emanazione dell’Editto di Nantes di Enrico IV del 1598. Era così retto che esonerò il suo confessore per avergli proposto di fare Cardinale il meritevoile nipote Ottaviano dei Medici e per questo il popolo si aspettava da lui un periodo di vita felice ma dovette piangerlo quando, ammalatosi gravemente proprio il giorno del suo insediamento del 10 Aprile 1605, moriva il successivo 27 Aprile 1605 solo dopo ventisei giorni di Papato.

 

2-Paolo V condanna il "giuramento liberatorio" di autonomia dal Papa istituito da Giacomo I in Inghilterra e dal doge Mocenigo a Venezia e processa Galileo

 

 

Nel Conclave seguito, dopo molte sedute tempestose, durante le quali la Spagna per la prima volta fece uso del veto per l’elezione di alcuni Cardinali, finalmente venne eletto Papa il Cardinale Camillo Borghese col nome di Paolo V: apparteneva a una famiglia di Siena che aveva ricevuto tale nome da un antenato mercante di lane del secolo XIII, che lo aveva ricevuto come soprannome; era figlio di Marcantonio I Borghese che si era trasferito a Roma nel 1541 come Avvocato della Curia Romana; anche lui era stato avvocato e poi, fatto Prete, aveva ricoperto importanti incarichi nella Curia e nel 1596 era stato fatto Cardinale da Clemente VIII; dal 1503 era Vicario di Roma. Era una persona schiva che passava la vita in mezzo ai libri, senza interessarsi di politica e perciò non aveva nemici. Diventato Papa si circondò di parenti facendo la fortuna della famiglia: nominò Cardinale Segretario di Stato a soli 27 anni suo nipote Scipione Caffarelli, figlio di sua sorella Ortensia sposata a Marcantonio Caffarelli, e gli concesse una rendita annua di 140.000 scudi di cui Scipione, che cambiò per riconoscenza il cognome Caffarelli con quello di Borghese, si servì per fare il mecenate di artisti, tra cui il Bernini, e acquistare quella che divenne "Villa Borghese", in cui costruì il "Casino o Galleria Borghese" per raccogliervi le sue numerose opere d’arte; nominò il fratello Francesco, Duca di Rignano, Generale dell’Esercito papale, e l’altro fratello Gianbattista Governatore di Borgo e Castellano di Sant’Angelo.

 

Il primo avvenimento di cui dovette occuparsi Paolo V fu il "giuramento liberatorio"con cui Giacomo I d’Inghilterra imponeva ai Cattolici Inglesi il riconoscimento dell’assoluta indipendenza del Re nei confronti della Santa Sede.

Giacomo I era già Re di Scozia come figlio della cattolica Maria Stuarda giustiziata nel 1587 dall’inglese Elisabetta I e nel 1603 era succeduto anche a Elisabetta I non solo nel Regno ma anche nella sua azione di definitiva sistemazione dell’autonomia della Chiesa Anglicana: aveva scritto due libri nei quali dimostrava che il Re è scelto da Dio e ha tutti i diritti, mentre i sudditi hanno solo il dovere di obbedire. Contro le sue pretese, i Cattolici d’Inghilterra, sotto l’influenza dei Gesuiti e la guida del militare Guido Faukes, organizzarono la "cospirazione delle polveri esplosive" per far saltare la Camera dei Lords quando ci fosse la riunione del Parlamento col Re, ma, trapelato il segreto, i cospiratori col capo Faukes e il Gesuita Enrico Carnet furono suppliziati il 5 Novembre 1603 e tutti i Cattolici furono obbligati a prestare il "giuramento liberatorio" con cui riconoscevano il Re indipendente dal Papa. Paolo V proibì ai Cattolici di prestare tale giuramento e Giacomo I per rappresaglia li spossessò dei due terzi delle loro rendite, li privò della gestione dei beni dei loro figli minorenni, li espulse dalle professioni di Avvocato e di Medico, diventando il campione del Protestantesimo.

Nello stesso anno 1605 Paolo V dovette intervenire contro il "giuramento liberatorio"imposto dalla Repubblica di Venezia, i cui Dogi da tempo tendevano a non tener conto delle prerogative della Curia Romana. Quell’anno, due ecclesistici, che secondo il "privilegium fori" dovevano essere giudicati solo dai Tribunali della Chiesa, furono sottoposti al tribunale della Repubblica sotto l’influenza del l’autorevole monaco servita veneziano Paolo Sarpi, che nei suoi scritti biasimava l’eccessivo potere acquisito dalla Curia Romana e che per i suoi studi scientifici era in dimestichezza con Galileo. Paolo V, sostenuto dal controriformista Cardinale Bellarmino, nel Concistoro dell’Aprile 1506 lanciò il fulmine della scomunica sul Doge e sul Senato e l’interdetto su tutta la Repubblica con l’ordine perentorio di consegnare entro 24 giorni i rei minacciando di intervenire con le sue truppe. Per risposta il Senato proibì la pubblicazione della scomunica sotto pena di morte e nominò Paolo Sarpi Teologo e Canonista della Repubblica. Ne scoppiò una grave tensione nella quale la Repubblica imponeva il giuramento liberatorio a tutto il Clero espellendo chi lo rifiutasse: nella disputa concitata si schierarono a favore di Venezia i Duchi di Savoia, di Modena, di Urbino, di Francia, d’Inghilterra e di Germania, da suscitare il pericolo di un nuovo scisma e di una nuova guerra, ma fu evitato dall’intervento diplomatico di Enrico IV nel 1607: Venezia consegnò i due rei e Paolo V ritirò la scomunica e l’interdetto. Da questi avvenimenti Paolo Sarpi fu spinto a scrivere la sua grande opera in otto libri Istoria del Concilio di Trento, nella quale mette in evidenza che tale Concilio fu un’occasione mancata di riconciliare la Cristianità in una riforma veramente evangelica.

 

Nel 1606 avendo la Commissione "de auxiliis", istituita nel 1597 da Clemente VIII, dichiarato di non riuscire a dare una soluzione alla secolare questione del libero arbitrio e della grazia, Paolo V impose a tutti i teologi di non trattarne più pubblicamente.

 

Ancora nel 1606 un incidente, accaduto nella città libera bavarese Donauworth a maggioranza protestante, riaccese gravi contrasti confessionali: durante una processione i Protestanti avevano preso a sassate i "Papisti" fin dentro la loro chiesa; il Duca Massimiliano di Baviera entrò nella città con le sue truppe, vi fece chiudere i templi e azzittire i Pastori protestanti e vi installò i Gesuiti. Per reazione quasi tutti i Principi e le Città protestanti il 16 Maggio 1608 firmarono l’atto di costituzione dell’ "Unione Evangelica" sotto la direzione dell’Elettore Palatino Federico IV, ma Paolo V, amico degli Asburgo, spinse Massimiliano di Baviera a organizzare una nuova "Lega Santa" sotto la guida del Barone di Tilly, uno dei migliori Capi militari del tempo. Enrico IV sottomano sosteneva l’Unione Evangelica mentre l’Imperatore Rodolfo II, che era stato per lunghi anni il campione della Controriforma, sosteneva la Lega, anche se, dopo avere trasferito con lo scontento dei Tedeschi la Capitale da Aquisgrana a Praga, indebolito nella salute si era lasciato sopraffare dai suoi fratelli e nel 1609 aveva dovuto concedere con la "Lettera di Maestà" la libertà di coscienza ai Cechi.

 

In questa situazione tesa il maestro trentaduenne Francesco Ravaillac , convinto della dottrina della liceità del regicidio per una giusta causa allora sostenuta dai Gesuiti, il 10 Maggio 1610 pugnalò a morte Enrico IV: aveva fatto parte del recente Ordine dei Cistercensi riformati detti Foglianti, chiamati così dal paese Feuillant dove avevano la loro sede, ma per le sue bizzarrie ne era stato allontanato. Il misfatto paralizzò la Framcia e la guerra di religione che si stava preparando venne per allora evitata.

 

Nel frattempo nel 1606 Paolo V aveva dato incarico a Carlo Maderno di portare a termine la Basilica di S.Pietro entro sei mesi, continuando l’opera iniziata e continuata da Bramante, Raffaello, Michelangelo, Logorio, Vignola, Della Porta e Fontana, e nel 1612 il suo nome "Paolo V Borghese" giganteggiava sul frontone della costruzione, che aveva una superficie di quindicimila metri quadrati e una lunghezza di centovanta metri: la più immensa chiesa della Cristianità, con cui si voleva affermare la potenza e la maestà della Chiesa Cattolica superiore a tutte le altre Confessioni.

 

Il movimento critico e scientifico iniziato al tempo di Nicolò Cusano e di Lorenzo Valla e continuato con Leonardo da Vinci, Nicolò Copernico, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Ticho Bahe e Tommaso Campanella, era pervenuto a creare all’inizio del secolo XVII un clima di fervore scientifico che aveva le sue punte massime in personalità come Galileo Galilei, Giovanni Keplero Ruggero Bacone e Federico Cesi, il quale appena ventenne impiegava il suo patrimonio per fondare nel 1603 a Roma l’Accademia dei Lincei col proposito di compiere ricerca scientifica secondo il metodo sperimentale di Galileo.

L’eliocentrismo copernicano si affermava vigorosamente nella gente colta contro il geocentrismo tolemaico. Ne nacque un conflitto teologico, poiché i Dirigenti della Chiesa, attenendosi all’espressione "O sole, fermati a Gabaon" del testo biblico di Giosuè 10, 12, ritenevano verità rivelata da Dio il geocentrismo e quando Galileo con le sue scoperte fatte col cannocchiale, pubblicate nel 1610 col suo libro Sidereus Nuncius, dette maggiore esca alla polemica, Pio V lo fece convocare a Roma e lo processò, e in una riunione del Sant’Uffizio del 1616 gli impose di ritrattare le sue dottrine. Inutilmente Galileo spiegava che la Bibbia usa un linguaggio che esprime il comune vedere umano e non intende rivelare come il miracolo sia avvenuto: l’eliocentrismo fu condannato come dottrina eretica, fu messo all’Indice il libro di Copernico De revolutionibus orbium celestium e fu imposto a Galileo il silenzio su tali questioni.

 

Paolo V nel 1616 stipulò un Concordato con la Francia col quale confermava che le nomine dei Vescovi e degli Abbati venissero fatte dai Governi riservando al Papa la sola investitura canonica, sicché la carriera ecclesiastica restava sempre intrecciata con la carriera amministrativa laica.

Un anno dopo, nel 1617, in Francia il Governo di Luigi XIII cioè di sua madre Reggente, Maria de’Medici, dietro domanda della Chiesa, decreta la prigione e la pena di morte contro bestemmiatori, atei e libertini, e per questo nel 1619 salirà sul rogo, dopo avergli mozzata la lingua, Giulio Cesare Vanini e andrà in prigione il poeta Teofilo Viau.

 

3-L’imperatore Mattia nega la libertà’ religiosa ai Cechi, che con la "defenestrazione" di Praga del 23 Maggio 1618, iniziano la guerra dei trent’anni.

 

 

Le tensioni religiose riaccese in occasione dei fatti di Danauworth del 1606 e spente alquanto col regicidio di Enrico IV del 1610, accrebbero quando Mattia soppiantò nel 1611 nel Regno di Boemia e d’Ungheria suo fratello, l’Imperatore Rodolfo II, occupato più a riempire i suoi Musei e a seguire le scoperte degli astronomi Ticho Brahe e Giovanni Keplero che a governare i suoi Regni, e poi gli successe anche nell’Impero alla sua morte nel 1612: essendo molto devoto alla Sede Romana esasperò gli Ungheresi e i Cechi riformati contestando loro la libertà religiosa avuta con la "Lettera di Maestà"del 1609. E peggio accadde quando l’Imperatore Mattia nominò Re di Boemia suo cugino Ferdinando di Stiria, perché essendo anche questo ostilissimo a tale concessione, permise all’Arcivescovo di Praga di far demolire due templi ussiti la cui costruzione non era prevista dalla "Lettera di Maestà": per opporsi alla demolizione, dieci difensori della fede ussita con a capo il Conte di Thurn prima inviarono una supplica all’Imperatore Mattia per far rispettare la "Lettera di Maestà "poi il 23 Maggio 1618 entrarono nel Palazzo Reale di Praga durante la riunione del Consiglio di Governo col proposito di agire "alla maniera degli Avi", alludendo alla defenestrazione dei Consigliglieri fatta già a Praga nel 1419, e dopo un’ora di riunione tumultuosa gettarono da una finestra alta trenta metri i tre membri del Consiglio ritenuti ispiratori dei provvedimenti, cioè il Presidente Slavata, il Barone di Martinic e il Segretario, i quali non ne morirono essendo caduti in un canale di acqua e di rifiuti.

Come la defenestrazione del 1419 fu l’inizio della Guerra Ussita così la defenestrazione del 1618 fu l’inizio della Guerra dei Trent’anni. Difatti i Protestanti costituirono un Governo insurrezionale detto dei "Trenta Direttori", i quali come primo atto dichiararono deposto il Re Ferdinando sostituendolo con Federico Elettore Palatino: la lotta tra i due pretendenti divenne ancora più ampia quando nel 1619 il deposto re Ferdinando nel 1619 successe come Imperatore Ferdinando II al cugino Mattia. I Cechi si ribellarono ma furono schiacciati dagli eserciti imperiali, guidati all’attacco da Tilly al grido di "Santa Maria" con l’immagine della Madonna sulle loro insegne nella battaglia del 9 Settembre 1620 sulla Montagna Bianca e repressi implacabilmente, sotto la direzione del Nunzio Papale Carafa e dei Gesuiti, con coneversioni forzate e la fuga di 30.000 protestanti:questa vittoria incoraggiò a ribellarsi ai Grigioni protestanti i cattolici della Valtellina sostemuti dagli Asburgo di Vienna e di Spagna e dall’esercito papale compiendo il "Sacro Macello" di circa 600 persone nella notte tra il 19 e il 20 Luglio 1620 simile alla notte di S.Bartomeo del 1572.Tali successi furono celebrati a Roma come un trionfo della controffensiva cattolica con una solenne processione di ringraziamento il 26 Gennaio 1621 durante la quale Paolo V ebbe un colpo apoplettico e moriva .

 

4-Gregorio XV esclude i Laici dall’elezione del Papa, istituisce "Propaganda Fide" e inaugura la nuova Basilica di S.Pietro

 

 

Mentre i Capi della Cristianità la dilaniavano per le loro divergenze nella maniera di leggere e di attuare la Bibbia, il 9 Febbraio 1621 veniva eletto Papa il sessantasettenne Cardinale bolognese Alessandro Ludovisi col nome di Gregorio XV: era Arcivescovo di Bologna e appena eletto Papa pensò a beneficare la sua famiglia facendo Cardinale il venticinquenne nipote Ludovico Ludovisi nominandolo Segretario di Stato e Arcivescovo di Bologna e dotandolo di numerose e ricchissime rendite con cui Ludovico poté aquistare in Roma diverse ville dove radunò ingenti opere d’arte e costruire la chiesa di S.Ignazio.

 

Gregorio XV subito nel 1621, su suggerimento del Cardinale di Milano Federico Borromeo, cugino di S.Carlo, per togliere ai Re Cristiani il diritto da secoli loro riconosciuto di partecipare all’elezione del Papa, emanò la Bolla Aeterni Patris Filius con la quale stabiliva che l’elezione in Conclave fosse fatta dai soli Cardinali in tre modi: per "adorazione" o acclamazione unanime;per compromesso, designando all’unanimità degli arbitri; infine con votazione a maggioranza di due terzi ma a scrutinio segreto deponendo in un calice la scheda col proprio nome e quello del votato. Sviluppò inoltre il sistema delle Nunziature come rappresentanza del Papa presso i Governi che prima era tenuta da alcuni Arcivescovi col nome di Legati (Legati nati) o da qualche personaggio incaricato in occasioni particolari (Legati a latere).

Ci si meraviglia che non abbia preso nessun provvedimento per le nomine degli Abbati, dei Vescovi e dei Cardinali che erano ancora appannaggio delle famiglie nobili anche all’età irrisoria della puerizia e dell’adolescenza e per attuare la direttiva del Concilio di Trento di istituire i Seminari per la preparazione dei Preti che si trovavano ancora in uno stato che faceva dire al severo Guglielmo Du Vergier de Hauranne Abbate di Saint-Ciran:"Di diecimila preti nemmeno uno"! L’attuazione invece veniva fatta da privati come un S.Vincenzo de’ Paoli, un Gian Giacomo Olier, un Pierre De Brulle, un S.Giovanni Eudes e un Enrico di Levis pari di Francia che, pensoso di tutto ciò che andava male nella Chiesa, per promuovere il Regno di Cristo dava vita nel 1630 alla Compagnia del Sacramento, una specie di società segreta dei personaggi più influenti,

Nel 1622 aggiungeva, con la Bolla Inscrutabili Divinae, alle quindici Congregazioni Romane istituite da Sisto V, la Congregazione di Propaganda Fide con la quale il Papa prendeva nelle sue mani la direzione sovrana dell’attività missionaria. Questa decisione era maturata per merito di un movimento iniziato nel 1560 dal laico belga Jean de Vendeville Professore all’Università di Lovanio, il quale aveva partecipato con William Allen alla fondazione a Douai di un Collegio speciale per la formazione di missionari destinati alla riconquista dell’Inghilterra alla Chiesa Romana e aveva progettato un organismo più vasto che fosse promotore dell’attività apostolica mondiale di cui avrebbe dovuto avere la direzione il Papato. Vendeville, che poi divenuto vedovo, si era fatto prete ed era diventato Vescovo di Tornai, aveva esposto il suo progetto ai vari Papi che si erano succeduti ma morì nel 1592 vedendo solo alcuni tentativi senza grande successo. Il suo progetto fu fatto proprio con determinazione dal Carmelitano andaluso insediato in Belgio Tommaso di Gesù, il quale per farlo realizzare, nel 1613 aveva scritto il solido trattato Per portare la salvezza a tutte le nazioni, che fu non solo stimolante per la istituzione della Congregzione di Propaganda Fide ma fece anche da testo per la sua attività nei secoli futuri: difatti vi si tratta "dell’erezione di una Congregzione De Propaganda Fide", della sua organizzazione in cinque sottocommissioni, una per ogni parte del mondo, da riunirsi a date fisse, che dovevano dare vita a seminari speciali uno per ogni settore (eretico, scismatico o infedele). Gregorio XV impostò l’attività della nuova Congregazione secondo tale testo e le dette come sede un magnifico palazzo, aprendo una nuova pagina della storia della Chiesa Cattolica: venica eliminata così l’opposizione che le Autorità Spagnole e Portoghesi facevano contro la creazione di una gerarchia indigena che sarebbe stata in contraddizione con le Bolle della prima metà del secolo XV che affidavano a loro la cura e il privilegio dell’evangelizzzione a tal punto che quando nel 1618 il Francescano Sotelo aveva ottenuto da Paolo V la promessa di creare un episcopato nazionale giapponese, il Re Filippo III lo aveva fatto arrestare e imprigionare e poi lo aveva fatto espellere dai suoi Stati. Queste direttive, contrarie al metodo usato da S.Paolo ( "mi sono fatto giudeo tra i Giudei e greco tra i Greci") e consegnato anche da S.Ignazio alla sua Compagnia, sono state la causa del rigetto dei Missionari come stranieri da parte del Governo Giapponese e della scomparsa in breve tempo delle vaste comunità cristiane impiantate in un secolo di fatiche. Secondo tale impostazione Gregorio XV approvò nella maniera più formale la deliberazione del Tribunale dell’Inquisizione di Lisbona che scagionava il missionario gesuita P.Norberto Nobili accusato dal portoghese P.Fernandez di essersi camuffato da bramino per convertire la casta superiore indiana accettandone tutte le loro usanze e tradizioni.

 

Il 12 Marzo 1622 Gregorio XV inaugurò la Basilica di S.Pietro canonizzando con una solennità eccezionale i Santi della Controriforma Cattolica S.Ignazio di Loyola, S.Teresa d’Avila, S.Filippo Neri e S.Isidoro Contadino (S.Carlo Borromeo era stato fatto Santo da Paolo V nel 1618) e prima di morire a 70 anni l’8 Luglio 1623, afflitto da calcolosi, nel palazzo del Quirinale iniziato da Gregorio XIII e continuato da Sisto V per la residenza estiva del Papa, fece Cardinale, per favorire Maria dei Medici vedova di Enrico IV e Reggente di Francia, il suo giovane consigliere Armand Jean di Richelieu e per far piacere al giovane Re Luigi XIII e indurlo ad aiutare i missionari in Oriente eresse a metropoli la sede episcopale di Parigi.

 

5-Urbano VIII grande nepotista fa un secondo processo a Galileo, condanna l’Augustinus di Giansenio, incarica il Bernini di erigere il baldacchino sull’altare di S.Pietro

 

 

Quasi all’unanimità il 6 Agosto 1623 veniva eletto Papa col nome di Urbano VIII il Cardinale Maffeo Barberini , con risentimento dei Francesi che sostenevano il Cardinale Federico Borromeo osteggiato dagli Spagnoli. La sua elezione mise fine alla serie dei Papi decrepiti perché aveva cinquant’anni; la sua famiglia, che si chiamava Barberini perché originaria di Barberino di Val d’Elsa in Toscana, si era trasferita a Roma nel 1530 per sfuggire alla Signoria dei Medici di Firenze e si era arricchita per le numerose prebende e benefici dello zio Francesco Cardinale protonotario apostolico e tesoriere maggiore della Curia Papale, il quale con grande abilità preparò l’ascesa di suo nipote Maffeo prima sotto Sisto V, poi sotto Clemente VIII e infine sotto Paolo V che lo fece Cardinale nel 1606.

Appena nominato Papa anche lui continuò ad accrescere la fortuna dei suoi famigliari. Subito fece Cardinale il fratello Antonio e ricolmò di cariche curiali i tre nipoti, figli dell’altro suo fratello Carlo: il ventiseienne Francesco lo fece Cardinale Segretario di Stato, Governatore di Tivoli e di Fermo, Vescovo di Ostia e Sabina; il ventenne Antonio lo fece Cardinale Camerlengo e Legato di Bologna, Ferrara e Avignone; il trentenne Taddeo, sposato con Anna Colonna, lo fece Prefetto di Roma, Generale delle Milizie della Chiesa, Principe di Palestrina e Grande di Spagna. Per sé come residenza estiva al posto del Quirinale fece sistemare dal Maderno e dal Bernini la Villa di Castel Gandolfo che era stata feudo dei Gandolfi nel secolo XII e poi dei Savelli nel secolo XIII ed era divenuta diretto possesso dei beni della Chiesa nel 1604.

 

Durante la Guerra dei trent’anni - sorta in Boemia e allargatasi alla Germania, all’Italia, ai Paesi Bassi, alla Francia, alla Danimarca e alla Svezia, una delle più crudeli guerre religiose per le atrocità compiute pari a quelle degli Unni – Urbano VIII ossesionato dalla paura che le truppe di Wallestein comandante dell’esercito imperiale rinnovassero il sacco di Roma compiuto dai lanzichenecchi nel 1527, fortificò Castel Sant’Angelo e Civitavecchia e cercò di mantenere l’equidistanza tra la Lega Santa in mano agli Asburgo di Vienna e di Spagna che dominavano l’Italia, e l’Unione Evangelica in mano alla Francia di Richelieu che per non soccombere allo strapotere dell’Imperatore si era alleata con i Protestanti e i Turchi. Sembra che Richelieu combinava queste strane alleanze per non esasperare la lotta tra Cattolici e Protestanti e favoriva il tentativo del gesuita Audelbert e del curato di Charenton, Francesco Véron, di introdurre un Cattolicesimo sgombro delle sovrastrutture teologiche, ma il tentativo fu stroncato dalla Curia Romana.

 

Urbano VIII fu complice nel 1629 della violenza che l’Imperatore usò quando, senza l’approvazione papale dichiarando che il Papa era competente nel dogma ma non negli affari ecclesiastici, emise il famoso Editto di Restituzione che imponeva ai Protestanti di restituire ai Cattolici i beni di cui erano entrati in possesso con la loro rivoluzione un secolo prima e nel 1632 della violenza usata dal Re di Polonia Sigismondo III quando condusse a termine il ritorno della Polonia al Cattolicesimo negando ai Protestanti il diritto di culto e impose il silenzio ai loro scrittori.

 

Tra il migliaio di Bolle che emanò la più nota è quella con la quale disciplinò il processo della beatificazione e della canonizzazione dei Santi stabilendo che deve avere inizio presso la Curia Vescovile ed essere definito presso la Curia Papale.

 

Nel 1633 anche lui commise il grave errore contro la verità confermando la condanna al sistema copernicano, dichiarato contrario alla fede cattolica già da Paolo V nel 1616, sottoponendo a un secondo processo Galileo Galilei per avere contravvenuto all’ingiunzione del Sant’Uffizio con la pubblicazione del grande libro Dialogo sui massimi sistemi del mondo e costringendolo di nuovo a ritrattare le sue idee e irrogandogli la pena della prigione perpetua commutata poi negli arresti domiciliari ad Arcetri fino alla morte: fatto strano perché Urbano VIII aveva gradita la dedica che Galileo nel 1624 gli aveva fatta del libro Il Saggiatore scritto a seguito della disputa sull’apparizione di due comete, nel quale trattava del metodo scientifico. Dopo questo processo il Papato finisce di perdere la direzione del mondo anche nel campo della cultura.

 

Verso il 1635 i due amici Giovanni Duvergier de Hauranne, Abbate di Saint-Ciran, e Cornelio Giansenio, Professore all’Università di Lovanio, credettero di aver risolta la questione del libero arbitrio e della grazia e ontravvenendo al divieto di Paolo V riaccesero la disputa più accanita di prima: Giansenio dal 1627 al 1638 si dette allo studio delle opere di S.Agostino e scrisse il poderoso libro Augustinus nel quale cerca di dimostrare una dottrina che sta tra Calvinismo e Cattolicesimo, e Duvergier, nominato nel 1635 Direttore spirituale della Comunità cistercense di Port-Royal in pieno fervore di rinnovamento per opera della famiglia di mistici Arneauld, nnesta tale dottrina nella vita del Monastero con un rigorismo morale che diventa motore di un vasto movimento che prese il nome di Giansenismo attraendo anche personaggi influenti detti i Solitari di Port-Royal. Avendo presa posizione, con varie pubblicazioni tra cui Mars Gallicus di Giansenio, contro il Cardinale Richelieu per la sua politica di alleanza con l’Unione Protestante, furono perseguiti dalla sua polizia, e l’Abbate di Saint-Ciran il 14 Maggio 1638, otto giorni dopo la morte di Giansenio, venne imprigionato. L’Augustinus di Giansenio nel frattempo veniva stampato in segreto e pubblicato nel 1640 con grande risonanza creando entusiasmi e condanne: Urbano VIII prima tentò di tenere e di imporre il silenzio, poi sotto la pressione dei Gesuiti nel Marzo 1641 dovette firmare la Bolla di condanna In eminenti che però non pubblicò che due anni più tardi quando, morto Richelieu, il suo succedssore Mazzarino liberò l’Abbate di Saint-Ciran dando maggiore impulso al movimento.

 

Urbano VIII sistemò Piazza di Spagna ornandola con la barcaccia semiaffondata e fece elevare dal Bernini il baldacchino di bronzo sull’altare della basilica di S.Pietro spogliando il Pantheon e dando così l’occasione ai letterati di mormorare"Quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini" e al popolo di canticchiare "han fatto più danno Urbano e nipoti che Vandali e Goti".

 

Nel 1642 per difendere gli interessi dei suoi nipoti inviò l’esercito papale contro il Duca Odoardo Farnese di Castro che scomunicò e assegnò Castro al nipote Taddeo, ma Odoardo rispose marciando su Roma alleandosi con Venezia, Firenze e Modena e lo costrinse a restituirgli il Ducato nel 1644.

 

Dopo la sua morte, avvenuta il 29 Luglio 1644, i suoi tre nipoti Cardinali furono messi sotto inchiesta dal successore Innocenzo X perché venivano accusasati di avere dilapidato i beni della Santa Sede e dovettero rifugiarsi in Francia sotto la protezione del ministro Mazarino succeduto al Cardinale Richelieu nel 1642, ma nel 1645 furono perdonati dietro l’intervento di Mazzarino che minacciò di togliere al Papa il possesso di Avignone.

 

6-Innocenzo X vede il tramonto della Teocrazia del Papa in Europa col Trattato di Vestfalia del 1648 e alla sua morte non riceve onorata sepoltura

 

 

Innocenzo X era stato eletto dopo due mesi di conclave il 29 Settembre 1644 nonostante l’opposizione di Mazzarino: aveva 70 anni ed era della famiglia nobile romana dei Pamphili che aveva molto ingrandita la sua ricchezza e la sua potenza per la dote che portò a Panfilo fratello del Papa la ricchissima e ambiziosa Olimpia Maidalchini , che perciò fu lasciata spadroneggiare nella Corte papale e tra l’altro fece nominare cardinale suo figlio Camillo giovanissimo, che per sposarsi rinunciò alla porpora, che fu data a un nipote diciassettenne. La cognata Olimpia fu sostituita nel 1650 con sua nuora Olimpia, nipote del Cardinale Aldobrandini, anche lei ricchissima e ambiziosa.

 

Durante le trattative per la conclusione della Guerra dei Trent’anni, iniziate dopo la scomparsa dei protagonisti - Ferdinando II d’Asburgo nel 1637, Richelieu nel 1642, Luigi XIII nel 1643, Urbano VIII 1644 – fece pervenire le sue proposte ma non se ne tenne affatto conto e il suo Legato Fabio Chigi si rifiutò di sottoscrivere il Trattato della Pace di Westfalia del 24 Ottobre 1648 alla quale parteciparono i rappresentanti di tutta l’Europa, meno la Russia, l’Inghileterra e la Polonia.

Nel Trattato di Westfalia si stabiliva che tutte le confessioni religiose erano legittime con le loro gerarchie e le loro proprietà secondo il principio " cuius regio eius et religio", cioè la religione di un paese doveva essere quella di chi comandava e chi non era d’accordo aveva il diritto di allontanarsene. Innocenzo X protestò con la Bolla Zelus Domus meae ma inutilmente: la decadenza politica del Papato era segnata e l’ideale della Contrroriforma ripudiato. Ormai nella secolare disputa tra il Potere Papale e il Potere Imperiale o il Potere Regio trionfava la dottrina che attribuiva all’Imperatore e ai Re un potere concesso loro direttamente da Dio e tramontava la dottrina che attribuiva al Papa il potere di spodestare chi deteneva il potere civile se non obbediva alle sue direttive, come affermavano i Gesuiti, i quali perciò cominciarono ad essere cacciati dal Regno di Polonia proprio quegli anni.

 

L’intransigenza guidava Cattolici e Protestanti: a Ginevra già nel 1621 il Concistoro calvinista condannava a morte chiunque ritornasse al cattolicesimo; in Francia nel 1655 l’Assemblea del Clero condannò la libertà di coscienza e reclamò la chiusura delle "sinagoghe di satana" (le chiese non cattoliche); in tutti i paesi cattolici il Sant’Uffizio vegliò controllando da vicino le Università denunciando tutte le deviazioni; in Italia venne scatenato a Napoli e in Sicilia un vero terrore inquisitoriale e il Duca di Savoia nel 1655 scatenò una campagna terribile contro i Valdesi che durò una trentina d’anni; in Boemia il 1° Febbraio 1650 fu pubblicato un editto imperiale che comminava la pena di morte o la prigione perpetua a chiunque non cattolico fosse sorpreso nel suo territorio; in Irlanda Cromwell dopo avere nel Gennaio 1649 giustiziato il Re Carlo I fece votare dal Parlamento inglese nel 1652 la confisca di tutti i beni dei cattolici per darli alle truppe puritane; anche in Ungheria era stato praticato lo stesso terrore e dopo una breve pace che concedeva la libertà religiosa, Vienna riprese la solita intransigenza.

 

Innocenzoi X nel 1649 per l’uccisione del Vescovo di Castro Cristoforo Giarda, attribuita al nuovo Duca Ranuccio II Farnese, fece occupare Castro e la rase al suolo.

 

La bolla In eminenti di Urbano VIII non aveva colpito il prestigio dell’ Augustinus di Giansenio e Innocenzo X, accogliendo la denuncia di 85 Vescovi francesi e di S.Vincenzo de’Paoli, fece esaminare da una Commissione di cui faceva parte il Cardinale Fabio Chigi, cinque proposizioni che contenevano la sostanza dell’Augustinus cioè che Dio non dà a tutti gli uomini la grazia sufficiente per salvarsi e che Gesù Cristo non è morto per tutti gli uomini, e tornò a condannare con una Bolla l’Augustinus il 31 Maggio 1653. ll Cardinale Mazzarino, successore di Richelieu , fece votare al Consiglio che la bolla fosse accettata come legge dello Stato: tutti l’asccettarono meno il "Grande Arnauld" che ricorse alla sottigliezza di diritto e di fatto con cui si riconosceva l’autorità del Papa nel condannare le proposizioni ma si negava che esse esistessero nel’Augustinus e fu perciò condannato dalla Sorbona e dal Parlamento e fu costretto a nascondersi.

 

Innocenzo X con la collaborazione del Cardinale Benedetto Odescalchi pose la basi di un rinnovamento amminstrativo della Segreteria affiancando il "Cardinale nepote" con un Segretario di Stato. Fece sistemare Piazza Navona dal Borromini con la Chiesa di S.Agnese in Agone e dal Bernini con la Fontana dei Fiumi. Alle manifestazioni di devozione che raccolse durante l’anno giubilare del 1650, che vide 700.000 pellegrini, seguì lo sfregio subito quando morì il 14 Gennaio 1655:la sua salma restò tre giorni abbandonata in un locale dove i giardinieri riponevano i loro arnesi senza che nessuno si curasse dei suoi funerali.

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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