CAPITOLO XV

IL MISTICISMO CATTOLICO

REAGISCE CON LA CONTRORIFORMA

 

 

1-Paolo III istituisce quattro Cmmissioni: per la disciplina del Clero, per l’Amministrazione dello Stato Papale, per l’Indice dei libri proibiti e per l’Inquisizione. E indice il Concilio.

 

Per porre rimedio a tanto sfacelo Paolo III cercò tutti i mezzi: prima cercò di rappacificare i due irriducibili antagonisti, Francesco I e Carlo V e a tale scopo andò fino a Nizza per metterli d’accordo nel 1538, con una tregua di dieci anni, e poi cercò di riunire il Concilio.

 

Già da diversi anni e un po’ da tutti si invocava un Concilio: lo stesso Carlo V ne aveva fatta la proposta ma Clenente VII l’aveva respinta. Per cercare di riportare la Cristianità secondo l’impostazione del Vangelo stavano sorgendo nuovi Ordini e Congregzioni Religiose, come i Gesuiti, i Teatini, i Cappuccini, i Somaschi, i Barnabiti, i Camilliani. Paolo III, per paura che non risorgesse il conciliarisno del secolo precedente. pensò di ridare prima un’autorità morale al Centro della Chiesa e perciò nel Concistoro nel Novembre 1534 nominò una Commissione per sorvegliare la condotta del Clero Romano e un’altra per controllare l’ Amministrazione dello Stat\o Papale; poi con la Bolla Licet ab initio ridette vita all’Inquisizione vera e propria che ormai funzionava solo in Spagna: a questo nuovo organismo venne dato il nome di Sant’Uffizio ed era composto da una Commissione di sei Cardinali con a capo il Cardinale Gian Pietro Carafa. Inoltre, poiché ormai i libri erano il mezzo più efficace per diffondere le nuove idee, ordinò che nelle Diocesi si redigesse l’Indice dei libri proibiti. E infine cercò di riunire il Concilio da tutti invocato ma da molti temuto e ostacolato per non perdere i propri privilegi e non avere seccature.Gli ci vollero nove anni di sforzi per riuscire allo scopo: il 2 Giugno 1536 indisse il Concilio per il mese di Maggio 1537, ma coloro che dovevano intervenire nicchiarono; lo riindisse per il 1° Maggio 1538 a Vicenza dopo la tregua di Nizza tra Francesco I e Carlo V, ma vi arrivarono in tutto cinque Vescovi; dopo tante trattative Ferdinando d’Austria suggerì di riunirlo a Trento, che piacque molto a Carlo V e ai Tedeschi e allora Paolo III lo riconvocò il 22 Maggio 1542, ma prima che si riunisse ci vollero ancora tre anni perché, essendo stata rotta la tregua tra Carlo V e Francesco I, si dovette attendere che i due contendenti firmassero la pace di Cespy-en-Valois del 17 Settembre del 1544 e che i Turchi, occupati contro i Persiani, promettessero di non minacciare l’Italia del Nord. Emanò finalmente la Bolla Laetare del 19 Novembre 1544 che fissava la riunione dell’Assemblea il 15 Marzo 1545. Anche allora i Francesi e gli Spagnoli dissero che Trento era troppo scomoda, gli Inglesi rifiutarono perché avevano accettato lo scisma di Enrico VIII e i Luterani Tedeschi non erano disposti a intervenire: ci fu un’ adunanza così sparuta che i Legati Papali corsero a Roma a chiedere a Paolo III di rinviare il Concilio a Dicembre. E dopo tante pressioni finalmente il 13 Dicembre 1545 si poté aprire la prima sessione del Concilio di Trento presieduto dal Cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte: c’erano quattro Cardinali, quattro Arcivescovi, ventun Vescovi, cinque Generali di Ordini Religiosi e una cinquantina di Teologi!

 

Dopo aver discusso per sei mesi sulla funzione della Bibbia come regola di vita sulla base della Confessione di Augusta, intervenne Carlo V ingiungendo al Concilio di non continuare su tale strada. A metà Maggio si abbatté su Trento un’epidemia che costrinse a trasferirlo a Bologna per il febbraio 1548 ma vi parteciparono solo gli Italiani perché Carlo V ordinò agli Spagnoli e ai Tedeschi di restare a Trento, e perciò fu sospeso.

 

A complicare l’andamento del Concilio Paolo III commise un ultimo atto di nepotismo: staccò dallo Stato Papale i Ducati di Parma e Piacnza per darli in appannaggio a suo figlio Pierluigi Farnese con protesta del Cardinale Gonzaga e di Carlo V che nominò Ferrante Conzaga Governatore di Milano: un giorno fu trovato il cadavere di Pierluigi gettato dalla finestra del suo Castello crivellato da colpi di pugnale e non se ne seppe mai il colpevole. Intanto Ferrante Gonzaga in nome di Carlo V accorreva a occupare Piacenza. Inoltre Carlo V il 15 Maggio 1548 firmava, un po’autorizzato da Roma e un po’ motu proprio, l’Interim di Augusta col quale autorizzava ai Protestanti la Comunione sotto le due specie e ai preti sposati a continuare il proprio ministero.

Impaurito Paolo III il 17 Settembre1548 negoziava con Carlo V la sospensione del Concilio e preparava una Lega Santa contro di lui con la Francia, con la Svizzera e con molte Città Italiane quando moriva il 10 Novembre 1549 a 82 anni.Aveva dato l’incarico perpetuo di dirigere la fabbrica della Basilica di S.Pietro a Michelangelo il quale cambiò il progetto della Cupola, sul modello di quella del Pantheon, in quella attuale.

 

2-Giulio III nipote di Giulio II trascura il Concilio ma riesce a riprendere il Potere in Inghilkterra con Maria Tutor la sanguinaria moglie di Filippo II di Sapagna

 

 

Alla fine di Novembre 1549 si riunì il Conclave ma per contrasti tra la fazione imperiale e quella francese solo l’8 Febbraio 1550 i 47 Cardinali riuscirono a eleggere Papa il Cardinale Gian Maria Ciocchi del Monte col nome di Giulio III in onore di suo zio Giulio II: dal 1543 era Vescovo di Palestrina, era stato nominato da Paolo III Presidente del Concilio, per la sua debole costituzione mostrava di essere più vecchio dei suoi 63 anni. Aveva molta paura di Carlo V e perciò chiese il suo consenso per indire il 1° Dicembre 1550 la riapertura del Concilio, ma il nuovo Re di Francia Enrico II, che, succeduto al padre Franscesco I morto nel 1547, appena salito al trono aveva dato inizio a un vero terrore antiprotestante istituituendo le "camere ardenti" in ogni Parlamento del Regno per combattere con processi, confische e roghi il dilagare del Calvinismo e nondimeno manteneva l’alleanza con i Turchi contro Carlo V, vietò ai Vescovi di uscire dalla Francia perché secondo lui la Francia non aveva bisogno di un Concilio Generale.

 

Il Concilio tuttavia si riaperse il 1° Maggio 1551 e vi arrivò anche una delegazione protestante inviata da Carlo V, però venne nuovamente sospeso il 25 Aprile 1552 perché il Principe Maurizio di Sassonia ribellatosi all’Imperatore Carlo V aveva invaso il Tirolo e stava marciando su Trento. Giulio III aveva dato a Carlo V l’incarico di cacciare da Parma Ottavio Farnese, ma essendo costui sostenuto da Enrico II dovette lasciargliela per non scatenare un’altra guerra.

In Inghilterra, per mezzo del Cardinale Reginaldo Pole, riuscì a restaurare l’unità con la Santa Sede quando Edoardo VI, succeduto al padre Enrico VIII morto nel 1547, morì sedicenne nel 1553 e gli succedette acclamata dal popolo la Regina Maria I Tudor, figlia di Caterina d’Aragona da cui aveva voluto divorziare Enrico VIII, e moglie del ventiseienne Filippo II di Spagna.

Maria Tudor, restata cattolica come sua madre, sotto l’influenza del Cardinale Pole, abrogò tutte le leggi emanate da Enrico VIII e dai reggenti di Edoardo VI ed eliminò spietatamente chi resisteva alla restaurazione del Cattolicesimo, da essere soprannominata "Maria la sanguinaria".

 

Del Concilio Giulio III non se ne dette più pensiero e se ne andò a godere la meravigliosa Villa Giulia che si era fatta costruire fuori Porta del Popolo su disegno di Michelangelo: là moriva per una dieta sbagliata fatta per curare la gotta il 23 Marzo 1555.

 

3-Dopo la breve figura evangelica di Marcello II Paolo IV instaura una teocrazua spaventosa

 

 

Il 9 Aprile 1555 veniva eletto Papa il cinquantaquattrenne Cardinale Marcello Cervini col nome di Marcello II: era stato Vescovo di Nicastro, di Reggio Emilia e di Gubbio; nel 1539 era stato fatto Cardinale da Paolo III che lo aveva inviato come Vice Presidente al Concilio di Trento nel 1545 e nominato Bibliotecario a vita della Vaticana da Giulio III. Per lui Pier Luigi da Palestrina compose la celebre "Messa di Papa Marcello" a sei voci cantata nel giorno di Pasqua in quei giorni.

Appena eletto manifestò una volontà risoluta a dare il via a una vera riforma abolendo subito le feste sfarzose per l’incoronazione del Papa, limitando la sua allo stretto rito religioso, eliminando dalla sua tavola il vasellame d’oro e d’argento e disponendo che la Corte Papale vivesse modestamente e vietando ai suoi parenti di Montepulciano di comparire a Roma e non permise neppure a suo fratello di trasferirvisi; pensava perfino di abolire la Guardia Svizzera perché diceva che i Principi Cristiani vengono protetti più dalla Croce che dalle armi: era meglio che il Papa fosse ucciso dai malvagi che usare le armi.

 

Uno dei suoi primi gesti fu di convocare Ignazio di Lodola - il capitano spagnolo, che ferito e fatto prigioniero nel 1521 nella difesa della rocca di Pamplona durante la guerra tra Francesco I e Carlo V, aveva avuto una profonda trasformazione mistica e per convertire le anime aveva fondata la Compagnia di Gesù approvata da Paolo III nel 1540 - per chiedergli di mettere a sua disposizione due suoi Religiosi che vivessero insieme a lui come suoi consiglieri immediati dicendo:

 

"Voi radunate soldati e li formate per la lotta e noi li impiegheremo".

 

Tutti pensavano che fosse il Papa che avrebbe davvero riformato il mondo ma purtroppo si ammalò gravemente dieci giorni dopo la sua elezione e moriva alcuni giorni dopo, il 1° Maggio 1555.

 

Il giorno dell’Ascensione 23 Maggio 1555 fu eletto Papa all’unanimità, dopo il solito contrasto tra il partito imperiale e il partito francese, il settantanovenne Cardinale Gian Pietro Carafa col nome di Paolo IV: apparteneva a una nobile famiglia napoletana di Sant’Arcangelo della Scala presso Avellino; nel 1529 aveva fondato con S.Gaetano da Tiene il nuovo Ordine Religioso dei Teatini, dal nome latino "Teati"di Chieti allora sua sede vescovile, con lo scopo di rinnovare la vita primitiva del tempo degli Apostoli; era Arcivescovo di Napoli e Decano del Sacro Collegio dopo di essere stato Vescovo di Chieti, di Brindisi e membro del Sant’Uffizio. Era un uomo magro, mingherlino, emaciato, dai costumi intemerati, dagli occhi di fuoco e dalle idee teocratiche del tempo di Innocenzo III e di Bonifacio VIII. In Conclave aveva giurato con gli altri Cardinali di riaprire il Concilio ma nel Concistoro fatto sei giorni dopo la sua elezione non accennò neppure al Concilio perché intendeva fare la riforma con decisione senza tante discussioni conciliari: e difatti con una serie di Decreti designò un suo Cardinale di fiducia per ogni Paese perché trasmettesse fedelmente i suoi ordini; i vescovi ricevettero istruzioni precise per sorvegliare il proprio Clero; i Superiori Generali degli Ordini Religiosi ricevettero il richiamo a rinnovare la disciplina regolare nei loro Monasteri e a Roma dette ordine alla Polizia Papale di chiudere le porte per arrestare parecchie centinaia di monaci "girovaghi" che non volevano rientrare nei Conventi: duecento furono messi in prigione o condannati alle galere.

 

Nel 1557 organizzò in modo più rigoroso la Congregzione del Sant’Uffizio che aveva già iniziata sotto Paolo III come Inquisitore e nominò Grande Inquisitore il domenicano Antomio Michele Ghisleri che era stato già Inquisitore a Pavia, Como e Bergamo.L’Inquisizione ebbe poteri illimitati e tutti gli Stati Cattolici furono invitati a farla funzionare in modo rigoroso. Essa si abbatté su tutti i sospetti con una persecuzione a base di roghi e non risparmiava nessuno: il Cardinale Morone, celebre diplomatico, che aveva osato dire che la violenza in materia religiosa non aveva mai dato buoni risultati, fu incarcerato in Castel Sant’Angelo; anche il Cardinale inglese Pole, per la stessa accusa, fu privato della sua funzione di Legato Papale e invitato a Roma ma per prudenza la Regina Maria Tudor non gli permise di andarci. L’anno seguente 1558 riprendendo un Decreto di Paolo III istituì in modo universale l’Indice dei Libri proibiti e subito sessanta librai ricevettero il divieto di continuare la loro attività.Affidò l’Amministrazione a suo nipote il Cardinale Carlo Carafa come Segretario di Stato e lo fece schierare a favore del Re francese Enrico II contro gli Spagnoli di Carlo V che spadroneggiavano in Italia e amava ripetere che da mille anni non era nato sulla terra un uomo più nefasto di Carlo V, che nel 1557 si era ritirato nel Convento di Yuste dove moriva il 21 Novembre 1558.

 

Il suo sogno era di spazzare l’Italia dai "barbari"che questa volta erano gli Spagnoli e di fare un’Italia costituita solo dagli autonomi Stati di Venezia, Milano e Napoli sottomessi allo Stato Papale. L’eccessiva fiducia data a suo nipote il Cardinale Carlo Carafa gli causò i più gravi dispiaceri.

Il primo fu la sconfitta delle truppe papali insieme a quelle francesi a S.Quintino il 10 Agosto 1557 per opera del Duca di Piemonte Emanuele Filiberto di Savoia alleato di Filippo II, seguita da un’altra totale sconfitta nell’offensiva lanciata contro gli Sapagnoli di Napoli del Duca d’Alba che fece con i suoi lanzichenecchi il suo ingresso trionfale a Roma al colmo di un’inondazione del Tevere tale da andare in barca in piazza S.Pietro.

Il secondo più grave dispiacere fu quando venne a sapere che attorno a lui si era formata una camarlla di parenti che aveva creato una fabbrica di dispense e di privilegi che rendeva loro molto bene: dopo un’inchiesta fatta dal teatino Padre Insacchino, Paolo IV sconvolto dichiarò decaduti da ogni incarico il Cardinale Carlo, il Duca di Paliano e il Marchese di Montebello e li esiliò da Roma.

 

Questi fatti furono una scossa terribile per la sua salute che gli fece raddoppiare l’intransigenza dell’Inquisizione facendo spiare i costumi privati dei Romani proprio come Calvino faceva con quelli di Ginevra. Alla sua morte, avvenuta il 19 Agosto 1559, ci fu un’esplosione di ribellione della cittadinanza romana con a capo il Senato: invase il palazzo dell’Inquisizione e lo dette alle fiamme e trascinò per le strade la statua che qualche anno prima gli era stata eretta in Campidoglio. La sua salma, la sera stessa della morte, fu nascosta nei sotterranei di S.Pietro per sottrarla al furore popolare.

 

4- Il ventiduenne Carlo Borromeo fa riaprire il Concilio di Trento allo zio Pio IV

 

 

Il Conclave che iniziò all’inizio di Settembre 1559 fu tempestoso e lungo: durò tre mesi perché i Cardinali erano divisi in tre fazioni - spagnola, francese e caffareggiante - e alla fine si misero d’accordo nell’eleggere il 30 Gennaio 1560 senza scrutinio ma per acclamazione un Cardinale modesto che non aveva mai fatto parlare di sé, il sessantenne Giovan Angelo dei Medici col nome di Pio IV: suo padre era un notaio di Milano, ritenuto lontano parente dei Medici di Firenze e perciò veniva detto il "Medichino"; era Arcivescovo di Ragusa ed era stato fatto Cardinale da Paolo III ma per le sue simpatie spagnole era stato inviso al terribile Paolo IV, forse perché aveva avuto tre figli naturali.

Per indole e per idee dette alla sua direzione un indirizzo quasi opposto a quella del suo predecessore e lo volle far capire col nome stesso che assunse, usando mitezza e clemenza: cambiò subito indirizzo politico e ristabilì buoni rapporti con gli Asburgo. Anche lui però indulse molto al nepotismo elevando alla porpora numerosi congiunti, tra cui il ventiduenne studente di Pavia Carlo Borromeo, figlio di sua sorella Margherita; lo fece venire a Roma nel 1560 e in poche settimane, benché fosse solo suddiacono, lo fece Cardinale, Segretario di Stato e Arcivescovo di Milano con l’obbligo di rimanere a Roma. Carlo decise di farsi Prete solo nel 1563 e prese possesso di Milano solo nel 1565 e nel frattempo riceveva dallo zio una valanga di altri titoli e prebende come Legato di Bologna, Protettore del Portogallo, della Bassa Germania, dei Carmelitani, dei Canonici di Coimbra, di tutti i Francescani, dell’Ordine del Cristo, Arciprete di S.Maria Maggiore, Gran Penitenziere, senza parlare di altri benefici e complessivamente si è potuto valutare la sua rendita annua a 50.000 scudi accompagnati da mille commenti salaci dei Romani.

Ma da un abuso ne nacque un gran bene perché fu per merito dell’ardore e dell’intelligenza di questo giovane dalle convinzioni mistiche profonde che Pio IV ridusse a moderazione i provvedimenti emanati dal suo predecessore: l’Inquisizione fu ristretta solo all’ambito dottrinale; il terribile Indice di Paolo IV, ritenuto una pietra di scandalo per aver proscritti lbri come queli di Erasmo la cui opera omnia era stata tutta condannata in odium auctoris, fu revisionato e mitigato; fu riconvocato il Concilio di Trento.

 

Difatti Pio IV in occasione dello scandalo dei nipoti di Paolo IV, giudicati in un Concistoro segreto con un formidabile fascicolo di accuse che riempiva otto casse, quando il Duca di Paliano Giovanni Carafa trucidò con ventisette pugnalate il presunto amante di sua moglie Violante, si mostrò implacabile e condannò all’ impiccagione non solo il Duca e i suoi complici ma anche il Cardinale Carlo Carafa che poi risultò innocente, e pronunciò la frase che fece molto ridere l’Italia:

 

"Ho quattro grossi pensieri, che mi vengono da quattro C"

 

con cui voleva dire i Carafa, i Colonna, i Cardinali e il Concilio.

 

Fu dunque il ventiduenne Cardinale Carlo Borromeo che lo spinse a riaprire il Concilio di Trento perché ormai non c’erano più coloro che ne avevano impedito il funzionamento: Carlo V morto nel 1558 ed Enrico II morto nel 1559. Lo riindisse con la Bolla Ad Ecclesiae regimen del 29 Novembre del 1560 per il giorno di Pasqua 1561: l’Imperatore Ferdinando d’Asburgo non ne era entusiasta ma fu convinto ad appoggiare il Concilio dal grande diplomativo di allora il Cardinale Morone, che Paolo IV aveva fatto chiudere in prigione.

 

Il Concilio si riunì nel Gennaio 1562: mentre le sessioni un tempo non contavano che sessanta o ottanta membri, questa volta ne contavano oltre duecento cinquanta e Trento fu invasa da una calca mai vista: la numerosa assemblea è stata immortalata da un fanoso quadro di Tiziano.

In ventitré mesi si tennero nove sessioni nelle quali si decisero questioni dogmatiche fondamentali e furono prese misure disciplinari rinnovatrici e severe che diventarono la magna carta della Controriforma Cattolica in opposizione alla Riforma Protestante .Le costituzioni dogmatiche fondamentali sono contenute nel Catechismo del Concilio e sono riassunte in queste proposizioni:la Parola di Dio si trova non solo nella Bibbia scritta sotto la sua dettatura ma anche nella Tradizione proposta dalla Chiesa, la quale attraverso il consenso della maggioranza espresso nei Concili Universali e nell’Insegnamento ufficiale dei Papi stabilisce quali sono i libri che costituiscono la Bibbia e quale ne è il senso per avere la vita eterna non basta la sola fede ma occorrono anche le buone opere; la redenzione attuata da Cristo viene applicata attraverso i sette sacramenti; l’Eucarestia non è solo ricordo ma contiene la presenza reale di Gesù; la Chiesa non è soltanto un’Assemblea spirituale dei Credenti in Cristo ma è costituita anche da una società retta da leggi emanate dai Vescovi con a capo il Papa Vicario di Cristo

Un’impressionante numero di decreti fissano un preciso regolamento che riguarda il Papa, i Cardinali, i Vescovi e tutti i fedeli: il Papa deve vigilare sulla Chiesa Universale, creare buoni Cardinali e buoni Vescovi ed estirpare gli abusi; i Cardinali devono aiutare il Papa nel governo della Chiesa e perciò avere una vita esemplare, frugale e non immischiarsi in attività non inerenti alla loro funzione; i Vescovi devono risiedere nelle loro Diocesi e non assentarsi più di tre mesi e mai durante l’Avvento e la Quaresima, non devono avere altri benefici, devono visitare almeno una volta all’anno tutte le loro Parrocchie, organizzare i Seminari per la formazione dei nuovi sacerdoti, vigilare sulla formazione che si dà ai giovani nei Seminari e sulla disciplina del proprio Clero; il Clero deve essere celibe e dedito tutto al servizio della propria Parrochia per insegnare la dottrina cristiana, compiere la funzioni liturgiche e amministrae i Sacramenti; gli Ordini religiosi che avrebbero dovuto essere soppressi secondo un progetto di Paolo III, ora vengono sottratti alle Commende e ricevono norme precise sull’elezione dei Superiori e sulla loro durata; viene rifiutato l’uso della lingua volgare nella liturgia e viene stabilito l’obbligo dell’assistenza alla Messa tutte le domeniche e i giorni di festa; il matrimonio viene disciplinato con regole precise; viene vietato ai Poteri Laici di intromettersi nelle faccende che riguardano la Religione.

Quest’ultimo Decreto suscitò ribellioni e tumulti:Caterina dei Medici, infuriata per la diminuzione dei privilegi dei Principi, ordinò ai suoi Ambasciatori di abbandonare il Concilio. Per l’applicazione di tutti i Decreti fu istituita un’apposita "Congregzione del Concilio".

 

L’ultima seduta fu tenuta il 4 Novembre 1563 con quattro Cardinali Legati, tre Patriarchi, 25 Arcivescovi, centosessantanove Vescovi, sette Abbati, sette Generali di Ordini, dieci procuratori di Vescovi e gli Ambasciatori di tutti gli Stati Cattolici, e fu chiusa con una sorprendente acclamazione dell’Assemblea all’indirizzo di Pio IV il quale ne ratificava le decisioni con la Bolla Benedictus Dei del 24 Gennaio 1564.

 

Tra coloro che restarono colpiti dalle riforme nacque una congiura per sopprimere Pio IV: fu scoperta in tempo e resa inoffensiva ma Pio IV, già ammalato di asma, quando ne venne a conoscenza ebbe un colpo tale che si aggravò e il 9 Dicembre 1565 spirò tra le braccia di Carlo Borromeo e Filippo Neri suoi intimi amici.

 

5- Guerre civili, stragi, roghi e scomuiche per l’applicazione del Concilio di Trento

 

 

Ad attuare l’opera del Concilio di Trento i Cardinali, su suggerimento del Cardinale Carlo Borromeo, il 7 Gennaio 1566 elessero per acclamazione Papa chi da diversi anni aveva dato prova di una inflessibile volontà e rigore stando a capo dell’Inquisizione, il sessantunenne Cardinale domenicano Michele Ghisleri che prese il nome di Pio V a significare che intendeva operare sulla linea tracciata dal suo predecessore e non su quella di Paolo IV, di cui era stato un fedele collaboratore: era di Bosco Marengo presso Alessandria in Piemonte, era entrato a quattordici anni nell’Ordine Domenicano, aveva fatto il Parroco di Soncino presso Cremona, aveva fatto l’Inquisitore di Pavia, di Como e di Bergamo, e poi il Vescovo a Sutri e a Nepi dal 1556, il Grande Inquisitore nel 1558 e il Vescovo a Mondovì nel 1560.

Nel primo Concistoro, dopo avere detto

 

"A noi, luce del mondo e sale della terra, spetta il compito di illuminare le menti e incoraggiare i cuori con l’esempio della nostra santità e delle nostre virtù"

 

aggiunse anche

 

"Agirò in modo che Roma piangerà più la mia morte che la mia elezione".

 

Abitava in una stanza che era come una cella monastica con pagliericcio per letto, usava cibo scarso e gramo, beveva solo acqua, faceva fare lettura e silenzio durante i pasti, vestiva il rozzo saio domenicano, passava intere ore prostrato davanti al SS. Sacramento a meditare sulla passione di Gesù e suscitava ammirazione nel popolo facendogli vedere ciò che non aveva mai visto da secoli: un Papa andare a piedi in processione alle Basiliche portando l’Ostensorio.

 

Appena eletto cominciò ad attuare i Decreti del Concilio di Trento col massimo rigore, e un vento di austerità soffiò sulla Chiesa, cominciando da Roma: in cinque anni emanò 102 Bolle per la loro esecuzioni. Ai Vescovi che risiedevano a Roma fu intimato di andare a risiedere nelle loro Diocesi minacciando ai renitenti la reclusione in Castel S.Angelo ;ai Canonici di S.Piretro furono tolti i loro innumerevoli privilegi; ai Parroci fu imposto di condurre in silenzio le assemblee religiose, durante le quali prima si conversava, si rideva e si scherzava: sei furono arrestati; affidò a Nicolò Ormaneto, che come Legato Papale aveva collaborato col Cardinale Pole alla riorganizzazione dell’Università di Oxford e poi era stato Vicario Generale del Cardinale Carlo Borromeo a Milano, la riorganizzazione della Curia Romana, eliminando ogni forma di simonia e di vendita delle indulgenze; dalla Polizia papale fece allontanare da Roma le prostitute, che erano così numerose da spopolare cacciandole quasi la città e a chi glielo faceva osservare rispondeva

 

"rimanete voi con queste disgraziate, io mi sceglierò un’altra città";

 

tentò di sopprimere anche il Carnevale romano ma per non far succedere una rivoluzione istituì la funzione eucaristica delle "Quarant’Ore" per propiziare la misericordia divina per le trasgressioni alla legge divina che si commettevano durante tale tempo; fece asportare dai Palazzi Vaticani tutte le opere d’arte nude e si approfittò di questa occasione per dare inizio ai Musei Capitolini. Dette grande impulso al Tribunale dell’Inquisizione rinforzandola con la Congregazione dell’Indice e per essa fece costruire un nuovo palazzo: assisteva personalmente alle sue sedute e alle sue esecuzioni capitali fatte in pubblico. Nel 1567 riuscì a farsi consegnare da Cosimo dei Medici il sessantunenne umanista fiorentino Pietro Carnesecchi, già Segretario di Clemente VII e aderente del circolo riformatore del cardinale inglese Pole e poi in relazione con i riformatori d’oltralpe e per questo processato già due volte per sospetta eresia e condannato in contumacia: Pio V, avutolo a Roma, gli fece un terzo processo e lo condannò all’impiccagione e ne dette il cadavere al rogo; lo stesso fece nel 1570 all’altro umanista sessantasettenne Antonio Paleario di Veroli presso Frosinone, Professore a Siena, a Lucca e a Milano, di cui venne pubblicato postumo l’Atto di accusa contro i Pontefici Romani e i loro sbirri.

Con la consueta Bolla In coena Domini, un elenco di scomuniche che da qualche secolo veniva letto sempre il Giovedì Santo, con un minaccioso ammonimento di scomunica incitò i Principi Cristiani a prendere posizione nella lotta contro gli eretici sviluppando un’immensa offensiva d’ortodossia.

I Principi Italiani, spaventati si adattarono subito: bastarono alcune esecuzioni capitali per eliminare a Firenze e a Venezia ogni pericolo di protestantesimo.

A Mantova il Ministro protestante Celaria con un’azione spettacolare fu sequestrato dall’Inquisitore domenicano Casanova, fu sottoposto a processo e finì sul rogo: avendo l’Imperatore Massimiliano II protestato venne da Pio V bruscamente ammonito.

Il Re di Spagna, Filippo II, invece, rinfocolò l’Inquisizione che già da tempo funzionava a pieno ritmo nel suo Regno secondo lo spettacolo solenne degli "autodafè"(atto di fede) celebrato in ogni piazza: dal fondo dell’Escuriale, in cui era annidato nel suo misticismo, diceva che avrebbe dato cento vite e rinunciato al suo regno piuttosto di avere per sudditi degli eretici e che avrebbe portato legna al rogo di suo figlio se fosse stato eretico, e perciò fece partire ordini draconiani contro ogni persona sospetta di eresia e gli Inquisitori nominati da lui infierirono con truce terrore riempiendo le prigioni, moltiplicando i roghi, bruciando tonnellate di libri e centinaia di persone. Per la rivoluzione calvinista scoppiata nei Paesi Bassi il 10 Agosto 1566 inviò a reprimerla il terribile Duca D’Alba Ferdinando Alvarez di Toledo, il quale installò a Bruxelles il "Consiglio dei torbidi" che per le sue 1800 condanne a morte fu battezzato il "Consiglio del sangue", ordinò una statua che lo rappresentasse nell’atto di calcare col piede i nemici della Religione e fu qualificato da Pio V come "novello Gedeone" mentre dal Vescovo di Namur fu ritenuto come colui che

 

"aveva fatto più male alla Religione in sette o otto anni che Lutero e Calvino con tutti i loro partigiani":

 

Filippo II lo dovette richiamare per la resistenza indomabile sostenuta contro lo Stadolder Guglielmo d’Orange, artefice dell’indipendenza dei Paesi Bassi dalla Spagna.

In Francia Caterina dei Medici, Reggente per il figlio Carlo IX, nicchiava ma il Parlamento decise una lotta spietata contro il Calvinismo dilagante e Pio V gli inviò un forte contingente delle sue truppe per aiutarlo.

In Germania una minaccia di scomunica trattenne l’Imperatore Massimiliano II di porre su un piano di uguaglianza Cattolici e Protestanti alle Diete di Augusta del 1566 e di Spira del 1568.

In Inghilterra scomunicò la Regina Elisabetta I che con la persecuzione stabilizzava la sua Chiesa Nazionale e appoggiò Maria Stuarda Regina cattolica di Scozia che fuggita dal suo Regno, diventato calvinista dopo una rivolta promossa dai seguaci di Knox, era stata ospitata per pietà dalla cugina Elisabetta a Londra dove complottava per soppiantarla.

 

Pio V fu non solo lo stimolatore delle nuove guerre di Religione tra Cattolici e Protestanti ma fu anche il motore che rianimò la Crociata contro i Mussulmani approfittando della mediocrità del nuovo Sultano Selim III, figlio degenere di Solimano il Magnifico: mandò Nunzi in ogni parte a ottenere adesioni di forze e di mezzi; lui stesso fornì denaro e alcune navi. Nel 1570 il Sultano Selim III aveva attaccato con una formidabile squadra navale l’importante isola cristiana di Cipro e dopo due mesi di assedio riuscì a conquistarne la Capitale, Nicosia, dove aveva fatto mozzare la testa al Governatore della città, Nicolò Dandolo, e poi si era diretto ad assediare la seconda città dell’isola, Famagosta, che veniva difesa accanitamente dal Governatore veneziano Marcantono Bragadin mentre Pio V organizzava in suo aiuto una Lega con Venezia, i Cavalieri di Malta, Genova, Savoia, Toscana e Filippo II Re di Spagna. Il ritardo dell’aiuto costrinse Bragadin a una resa forzata e onorevole ma i Turchi non rispettarono i patti facendo schiavi i difensori e trucidando tutti i Capi e sottoponendo Bragadin stesso a undici giorni di tormenti, infine scuoiandolo vivo in piazza e riempiendone di paglia la pelle e appendendola all’antenna di una nave turca.

 

A queste notizie la Lega Cristiana accorse all’ attacco dei Turchi con una squadra navale composta di 245 galee, 1815 cannoni, 12.920 marinai, 43.500 rematori e 28.000 soldati, sotto il comando di Don Giovanni d’Austria, fratellastro di Filippo II, e andò ad affrontare nelle acque di Lepanto nel golfo di Corinto la flotta turca composta di 282 galee, 13.000 marinai, 41.000 rematori, 34.000 soldati e 750 cannoni al comando di Mehmet Alì Pascià. Lo scontro avvenne il 7 Ottobre 1571 ed è ritenuta la battaglia più grande di tutta l’epoca delle navi a remi: il risultato fu la vittoria totale della flotta cristiana e segnò il tramonto della potenza turca sul mare e la fine della marineria a remi. A ricordo di questa vittoria Pio V istituì per il 7 Ottobre la festa della Madonna del Rosario sotto la cui protezione egli aveva messa l’impresa.

 

Pio V dette la forma definitiva al Cattolicesimo con quattro atti fondamentali: portando a termine nel 1566 il Catechismo, iniziato dal Concilio di Trento, nel quale veniva alterato il Sesto Comandamento cambiandone la formulazione biblica "non commettere adulterio" con l’altra "non commettere atti impuri"; facendo nel 1567 della Somma Teologica di Tommaso d’Aquino il paradigma della dottrina cattolica quando lo dichiarò Dottore della Chiesa; pubblicando nel 1568 la forma più moderna del Breviario Romano; riformulando e pubblicando nel 1570 l’attuale Messale Romano. Dopo tanta opera, estenuato, moriva a sessantasette anni il 1° Maggio 1572.

 

Il 17 Maggio 1572 all’unanimità veniva eletto Papa il settantenne Cardinale Ugo Boncompagni col nome di Gregorio XIII: proveniente da umile famiglia di Bologna era stato Professore della sua Università, aveva partecipato al Concilio di Trento ed era stato fatto Cardinale da Pio IV. Si circondò di Gesuiti, Teatini e Francescani e sotto l’influenza di Carlo Borromedo proseguì l’opera di Pio V e si tenne immune dal nepotismo, nostante abbia aiutato notevolmente un suo figlio naturale chiamato Giacomo.

Aiutò invece con ogni mezzo nei vari Paesi i partiti cattolici che si appoggiavano alla Spagna di Filippo II contro i partiti protestanti che si appoggiavano all’Inghilterra di Elisasabetta I.

Tre mesi dopo la sua elezione veniva coinvolto nel più spaventoso delitto che sia stato commesso in nome della Fede Cristiana: la strage di S.Bartolomeo della notte tra il 23 e il 24 Agosto 1572. La responsabilità di questa orrenda strage si fa ricadere su Caterina dei Medici divenuta Reggente di Francia, in nome del figlio bambino Carlo IX, quando suo marito Enrico II morì il 10 Luglio 1559 a seguito di una grave ferita riportata durante il torneo, fatto per le nozze della loro figlia Elisabetta con Filippo II Re di Spagna. La difficile situazione della Francia, lacerata dai due partiti cattolico e calvinista (detto anche ugonotto dal suo Capo Hughes di Bésançon), la costringevano a fare un gioco politico di equilibrio tanto che aveva scritto a Pio IV proponendogli di ridurre la Religione Cristiana agli elementi essenziali del Decalogo che avrebbero consentito a tutti di riconoscersi nella stessa fede, eliminando tutte le divergenze e le lotte. La sua politica ambiguità apparve nel 1568 quando divenne furiosa contro i Calvinisti per aver tentato di rapire il piccolo Carlo IX nel Castello di Monceaux e nello stesso tempo negoziava il matrimonio di sua figlia Margherita col giovane calvinista Enrico Re di Navarra. La celebrazione a Parigi di questo matrimonio il 18 Agosto 1572, con la partecipazione di tutta la Nobiltà Calvinista, sembrò un trionfo di questo partito capeggiato dall’Ammiraglio Gaspard II de Coligny, e scatenò il risentimento del partito cattolico capeggiato dal ventiduenne Duca Enrico di Guisa: l’atteggiamento altezzoso dell’Ammiraglio urtò Caterina dei Medici che finì per mettersi d’accordo col suo avversario Enrico di Guisa. Il risultato fu che quattro giorni dopo il matrimonio, il 22 Agosto, l’Ammiraglio di Coligny mentre usciva dal Louvre ricevette un’archibugiata da un partigiano di Enrico di Guisa, Maurevert: restando solo ferito al braccio sinistro, l’Ammiraglio potè riconoscere chi gli aveva sparato e capì chi lo aveva mandato. Lo confidò al giovane Re carlo IX, andato a fargli visita, al quale raccomandò di cominciare a regnare da solo senza la madre e dal quale ricevette l’assicurazione che avrebbe vendicato il crimine "in modo tremendo". La madre Caterina dei Medici riuscì a farsi raccontare dal figlio il colloquio avuto con l’Ammiraglio e insieme agli altri Consiglieri riuscì a incutere nel Re il timore che il partito calvinista, appoggiato dall’Inghilterra avrebbe potuto mettere in pericolo il Regno di Francia: fu allora che il giovane Carlo IX gridò il famoso ordine

 

"Uccideteli tutti, che non ne resti uno a rimproverarmelo!".

 

Fu stabilito di risparmiare solo il Principe Luigi di Condé ed Enrico Navarra perché di sangue reale; gli altri, circa duemila, in piena notte furono tutti trucidati per mezzo delle Milizie Municipali e delle Guardie Svizzere: il grande Ammiraglio Coligny fu gettato moribondo dalla finestra della sua casa, gli fu tagliata la testa per spedirla a Roma al Papa e il suo corpo fu portato al patibolo di Montfaucon come quello di un bandito. La strage iniziata a Parigi si scatenò nella popolazione cattolica delle Provincie fino al 27 Agosto: non si conosce il conto preciso delle vittime ma si presume che ascendessero a circa trentamila.Il Principe Luigi Condé ed Enrico di Navarra furono convocati dal Re e si sentirono offrire

 

"Messa, morte o Bastiglia":

 

abiurarono. Guglielmo d’Orange, il Capo della rivoluzione dei Paesi Bassi, esclamò:

 

"Che mazzata per noi!";

 

Filippo II la chiamò la più grande gioia della sua vita; Gregorio XIII esclamò che era

 

"una vittoria più gradita di cinquanta vittorie di Lepanto",

 

fece commemorare la giornata coniando un’apposita medaglia e incaricò il celebre pittore Vasari di immortalare sui muri il nuovo trionfo della Chiesa! Era la conclusione della direttiva data da Pio V, allora Grande Inquisitore, che sarà condivisa anche da Gregorio XIII, a Caterina dei Medici con una lettera del 1559 quando diventò Reggente spingendola allo

 

"stermino totale degli eretici".

 

Nonostante che per terrore insieme al Principe di Condé e a Enrico di Navarra avessero abiurato altri 527 Nobili sopravissuti e molti Borghesi fossero fuggiti a Ginevra o a Londra, il popolo calvinista in tutta la Francia, sotto la spinta del teologo e scrittore Teodoro di Beza, successore di Calvino dal 1564, del giurista Francesco Hotman e del diplomatico Uberto Languet che scriveva Vendette contro i tiranni, reclamava la riunione degli Stati Generali per eleggere un nuovo Re che governasse a nome del popolo sovrano.

 

Carlo IX sconvolto dall’orrore nato dal suo ordine, macerato durante la notte dagli incubi, finì roso dalla tubercolosi il 30 Maggio 1574. Gli succedeva il ventitreenne fratello Enrico III, di intelligenza notevole ma fiacco di volontà, che passava da scandalose stravaganze a manie di devozione eccessiva: fu visto a Lione seguire una processione lacerandosi a colpi di flagello. Durante il suo Regno la Francia fu straziata da tre partiti: l’Unione Calvinista, sorta dopo la Notte di S.Bartolomeo, legittimata da lui nella pace di Beaulieu del 1576 su consiglio di sua madre Caterina dei Medici per calmare gli animi, concedendole quattro piazzeforti di sicurezza e la partecipazione alle camere miste nei Parlamenti, costituiva uno Stato nello Stato sotto il comando del Principe Luigi di Condé e di Enrico di Navarra, ritornati al Calvinismo; la Lega Cattolica, tra le principali città francesi sotto la guida dei Principi di Guisa e col sostegno di Filippo II e di Gregorio XIII, tendeva a realizzare lo scopo dei Gesuiti "il ristabilimento del Cattolicesimo intergale" e costituiva anch’essa un altro Stato nello Stato; il partito dei malcontenti, sia cattolici che calvinisti, con a capo il Governatore della Linguadoca Damville e Francesco Duca d’Alençon, fratello ultimo del Re, che disgustati di tanto sangue si ispiravano alla tolleranza, affermata così genialmente dall’inglese Tommaso Moro che nell’Utopia scritta nel 1515 aveva insegnato che

 

"ognuno deve guardarsi dal mostrarsi aggressivo di fronte alle opinioni altrui e dall’unire ai suoi argomenti il ricorso alla violenza",

 

dall’olandese Erasmo, dal francese Rabelais, dal ginevrino Sebastiano Castellione che, per avere scritto nel 1554 un Trattato per dimostrare che in tutta la Bibbia non c’era una frase che autorizzasse il supplizio degli eretici e per avere affermato che

 

"ognuno ritiene eretico chi non la pensa come lui" e che "si dimostra la propria fede non bruciando gli eretici ma morendo per essa",

 

era stato da Calvino cacciato da Ginevra.

 

Per ristabilire la pace Enrico III prima si proclcamò capo della Lega Cattolica e quasi contemporaneamente nel 1577 con l’Editto di Poitiers abolì le concessioni fatte all’Unione Calvinista e poi ordinò alla Lega Cattolica di sciogliersi. Ma il problema della successione dinastica riaccese la lotta: Enrico III non poteva avere figli e gli sarebbe dovuto succedere suo fratello Franceso che però moriva di tisi il 19 Giugno 1584 e secondo la Legge Salica il diritto di successione passava ad Enrico di Navarra diventato Capo dell’Unione Calvinista.

Per ostacolare questa prospettiva i Cattolici ricostituirono la Lega alla quale Filippo II promise 50.000 scudi al mese e anche Gregorio XIII, instancabile nell’elaborare progetti di rivolta contro i Protestanti anche in Scozia e in Inghilterra, non mancò di dare il suo appoggio, ma non poté vedere le conseguenze di questo suo comportamento perché moriva a 83 anni il 10 Aprile 1885: aveva spese ingenti somme per gli studi ecclesiastici con la creazione di Collegi speciali per il Clero delle varie nazioni ed aveva eretto per il Collegio Romano, fondato da Ignazio di Loyola nel 1551 per i suoi Gesuiti, una nuova sede perfarne il " Collegio di tutte le Nazioni", che sarà chiamata "Università Gregoriana"; aveva dato incarico a una Commissione composta dei più valenti matematici e astronomi per risolvere il problema del Calendario nel quale l’anno liturgico basato sull’anno giuliano non corrispondeva all’anno astronomico, per cui la Pasqua non coincideva con la luna piena di Marzo secondo la prescrizione del Concilio di Nicea: dopo dieci anni di studio per farli coincidere, gli fu consegnata dall’astronomo calabrese Luigi Lulio la proposta di sopprimere dieci giorni. Per compiere tale riforma aveva interpellato le Accademie, le Repubbliche e i Capi di Stato Cattolici e così il 24 Febbraio 1582 aveva decretato la "Riforma Gregoriana" del calendario abolendo dieci giorni e facendo seguire al 4 Ottobre subito il 15 Ottobre 1582.

Nello stesso anno aveva emanato l’edizione del Corpus Juris Canonici opera a cui avevano lavorato 35 specialisti per iniziativa di Pio V e nel 1583 aveva publicato la prima edizione del Martirologio Romano.

 

Dopo tre giorni di Conclave il 24 Aprile 1585 veniva eletto Papa il sessantacinquenne Cardinale Felice Peretti col nome di Sisto V: era figlio di poveri contadini di Grottammare presso Ascoli Piceno, che a dodici anni lo occupavano a pascere i porci, poi lo mandarono presso lo zio frate nel Convento dei Francescani Conventuali di Montalto delle Marche; a 19 anni era diventato già un celebre predicatore ricercato nelle principali città italiane; a 32 anni era stato ammesso nel gruppo del Grande Inquisitore Michele Ghisleri che lo aveva nominato Inquisitore di Venezia e poi, per la sua eccessiva severità, trasferito a Roma al servizio di Pio IV e di Pio V, che nel 1570 lo aveva fatto Cardinale.

 

Uno dei suoi primi atti come Papa fu l’emanazione della Bolla con cui dichiarava inabile alla successione al trono di Francia l’erede legittimo Enrico di Navarra, perché calvinista, creando una situazione di guerra civile. Contro l’Unione Calvinista si ricostituì la Lega Cattolica e quasi tutte le grandi città presero le armi; il Re Enrico III diede incarico alla madre di firmare nel Luglio 1585 l’Editto di Nemours, col quale i Calvinisti ricevevano l’intimazione di abiurare entro sei mesi e veniva tolto a Enrico di Navarra il diritto di erede al trono.

Fu l’inizio di otto anni di guerra civile con l’intervento straniero di Filippo II a favore della Lega Cattolica e di Elisabetta I a favore dell’Unione Calvinista: entro questo quadro si incornicia l’impresa di Filippo II, finanziato da Sisto V, di invadere l’Inghilterra che si concluderà col tragico fallimento della sua "Invincibile Armada" che, partita da Lisbona alla fine di Maggio 1588, si scontrò con la flotta inglese nel Canale della Manica, e sconvolta da una terribile tempesta dovette indietreggiare dimezzata e sparpagliata.

 

Contemporaneamente Enrico III, impaurito e irritato dello strapotere del Capo della Lega Enrico di Guisa, i cui partigiani andavano vociferando di voler rinchiudere il Re in convento, segretamente per mezzo del Filosofo Michele Montaigne, l’autore dei Saggi, allora Sindaco di Bordeaux, si accostò a Enrico di Navarra, finse di accontentare le pretese della Lega nominando Luogotenente del Regno il suo Capo Enrico di Guisa, e acconsentendo, nell’Assemblea degli Stati Generali a Blois nell’Ottobre 1588, alla messa al bando degli Eretici, ma poi invitato nella sua dimora Enrico di Guisa il 23 Dicembre 1588, lo fece pugnalare e il giorno dopo fece uccidere anche suo fratello il Cardinale Luigi di Guisa, e gettare in prigione il Cardinale Carlo di Borbone zio di Enrico di Navarra.

 

Il Consiglio dei 16 Quartieri di Parigi nominò Luogotenente dello Stato Carlo Mayenne, cadetto dei fratelli Guisa dichiarando deposto il Re Enrico III, che Sisto V citava a Roma per rispondere dell’accusa di "spergiuro, fautore di Eresia, assassino e sacrilego". Invece Enrico III per disfarsi della Lega si alleò con Enrico di Navarra e assediò Parigi: a Parigi un’agitata predicazione nelle chiese e nelle strade creò, con la paura che i due Enrici facessero a Parigi ciò che Elisabetta I stava facendo a Londra per i sudditi Cattolici, la convinzione della necessità e della legittimità del regicidio, che il ventiduenne monaco Jacques Clement, dopo aver pregato e digiunato a lungo, eseguì il 1° Agosto 1589 facendosi ricevere dal Re nel suo campo a Saint Cloud e pugnalandolo, aspettando poi a mani incrociate di essere arrestato dalle guardie. Enrico III morente nominò suo erede Enrico di Navarra, che diventava Enrico IV, mentre la Lega gli contrapponeva suo zio il Cardinale Carlo di Borbone col nome di Carlo X. Enrico IV assediava di nuovo Parigi, attirandosi le maledizioni della maggior parte della popolazione di Parigi fanatizzata dai predicatori della Lega e di Sisto V che incitava Filippo II a intervenire, inviando il suo migliore Generale, Alessandro Farnese, con l’intento di fare accettare come Regina di Francia sua figlia l’Infanta Elisabetta Clara Eugenia nipote di Enrico II. Nel frattempo morivano Carlo X e il 26 Agosto 1590 anche Sisto V.

Sisto V in un primo tempo si era guadagnata la simpatia della popolazione per aver col suo regime di terrore ripulito lo Stato dal brigantaggio che imperversava dopo la debolezza di Gregorio XIII e lo aveva fatto con tanta energia che faceva sussurrare dalla gente che sul Ponte Santa’Angelo si erano viste più teste tagliate che meloni al mercato e che anche S.Pietro era scappato da Roma per paura di essere decapitato per aver tagliato l’orecchio a Malco, come racconta il Vangelo.

Però in un secondo tempo suscitò sentimenti di collera e di ribellione espressi con velenose pasquinate perché estese lo stesso rigore alle colpe comuni come l’adulterio, la prostituzione, il furto, le liti e le disobbedienze ai genitori, tanto che le madri per tener buoni i bambini cominciarono a minacciarli dicendo

 

"ecco, arriva Sisto!".

 

Carcere, forca e decapitazione avevano continuato a funzionare senza sosta durante i suoi cinque anni di Papato.

Impostò una severa amministrazione delle risorse dello Stato delle quali si servì per compiere tante opere pubbliche e rinnovò nel 1587 l’organizzazione della Curia fissando il numero dei Cardinali al numero 70 e istituendo quindici Congregazioni Romane o Commissioni di Cardinali specializzate ciascuna in un settore particolare dell’attività temporale e spirituale della Chiesa che prima erano proprie del Concistoro;fece una edizione critica della Bibbia detta Vulgata Sistina;rinnovò con l’opera dell’Archietetto Carlo Fontana la sistemazione delle vie di Roma tra cui Via Sistina;portò nuova acqua a Roma con l’Acquedotto Felice;terminò la Cupola di S.Pietro e impiantò davanti alla grandiosa fabbrica in una drammatica giornata di Settembre 1586 il grande obelisco trasportato dall’Egitto a Roma da Caligola per ornare il circo che fu poi detto di Neronee riscavato allora dalle macerie e successivamente fece erigere l’Obelisco di S.Giovanni sul posto dove prima era il Cavallo di Marc’Aurelio e l’Obelisco di Piazza del Popolo.

 

Dopo una settimana di Conlave i 54 Cardinali divisi in tre partiti, spagnolo, gregoriano e sistino, il 15 Settembre 1590 si misero d’accordo nell’eleggere Papa il Cardinale sessantanovenne Gian Battista Castagna col nome di Urbano VII:era nato a Roma da una nobile famiglia genovese e molto giovane andò al servizio di suo zio Cardinale Girolamo Verallo che nel 1553 a 32 anni lo aveva fatto nominare Arcivescovo di Rossano in Calabria ma non vi si era dedicato a lungo perché i Papi lo avevano utilizzato per altri incarichi finché da Gregorio XIII era stato nominato Cardinale il 12 Dicembre 1583.Mostrò subito un grande interessamento per i poveri di Roma ai quali fece distribuire generose distribuzioni dal suo patrimonio dando ordine ai Parroci di redigere un loro elenco e perciò fu molto rimpianto quando morì dopo solo 13 giorni il 27 Settembre 1590 per un violento attacco di febbre malaria lasciando eredi del suo patrimonio paterno la Confraternita dell’Annunziata di S.Maria sopra Minerva che si interessava delle nubende bisognose.

 

Il Conclave si aprì subito il 6 Ottobre 1590 ma si protrasse per le solite ambizioni dei pariti per oltre due mesi con gravi disordini in Roma e fuori Roma e in questa occasione fu messa in circolazione la famosa Profezia di S.Malachia compilata da un certo Alfonso Ceccarelli e diffusa dai fautori del Cardinale Simoncelli di Orvieto ma i Cardinali non tennero conto della Profezia eleggendo Papa uno dei Cardinali favoriti da Filippo II, il Cardinale cinquantacinquenne Nicolò Sfondrati, che prese il nome di Gregorio XIV:era milanese nato nel Castello Visconteo di Somma Lombarda presso Varese, era amico di Carlo Borromeo e sotto la sua influenza si era fatto Prete a 25 anni e subito nel 1560 era stato nominato vescovo di Cremona da Pio V e aveva partecipato al Concilio di Trento;era stato fatto Cardinale da Gregorio XIII nel 1583. Era un vero asceta e nel Governo scelse come suo Segretario di Stato un suo nipote Paolo Emilio Sfondrati dal quale fu spinto a dare fondo alle finanze raccolte da Sisto V per inviare aiuti in denaro e in truppe alla Lega Cattolica di Francia per perseguire la guerra di religione di Filippo II per abbattere il potere calvinista di Enrico IV, da lui scomunicato.Così restò sprovvisto di mezzi durante la grave carestia e la pestilenza che scoppiò in Roma e nello Stato Papale:fu in quell’occasione che il gesuita Luigi Gonzaga figlio ventitreenne del Marchese di Mantova morì di peste aiutando gli ammalati.Anche il Papa si ammalò e moriva da santo il 16 Ottobre 1591 chiedendo scusa delle sue manchevolezze a tutto il Collegio Cardinalizio raccolto attorno al suo capezzale.

 

Dopo due giorni di Conclave dalla maggioranza fatta di Cardinali Spagnoli il 29 Ottobre 1591 veniva eletto Papa il settaduenne Cardinale Gian Antonio Fachinetti col nome di Innocenzo IX:era bolognese proveniente da un umile famiglia della Valle d’Ossola, era stato al servizio del Cardinale Alessandro Farnese, fatto Vescovo di Nicastro da Pio IV nel 1560 aveva partecipato al Concilio di Trento, era stato fatto Cardinale nel 1583 da Gregorio XIII.

Nonostante fosse solo pelle e ossa si dedicò con grande impegno alle sue mansioni, era molto apprezzato per la sua grande erudizione e per la sua grande bontà. La sua prima preoccupazione fu di rifornire di grano la città per rimediare ai danni della carestia e perciò i Romani ne erano entusiasti.

Eletto da Cardinali influenzati da Filippo II ne favorì la politica contro Enrico IV di Francia.Dopo un pellegrinaggio alle sette chiese di Roma nonostante fosse febbricitante, si mise a letto e morì il 30 Dicembre 1591 dopo soli due mesi di Papato.

 

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