CONTROLLO DELLA RADICEDEL FILONE CULTURALE CRISTIANOL'epistemologia ci ha fornito lo strumento con cui poter controllare alla radice ogni filone culturale: basta trasformare la proposizione fondamentale, che è la radice da cui sgorga come un fiume dalla sua sorgente, in una vera "teoria scientifica", la quale consiste in una tesi con la deduzione di un fatto che deve accadere se la tesi è vera: se accadono fatti contrari la tesi è falsa.Ora applichiamo lo strumento epistemologico alla proposizione fondamentale del Cristianesimo Teologico, che ha stimolato questo lavoro. È noto che alla base di tutto il Nuovo Testamento, specialmente delle Epistole di S. Paolo e del Vangelo di S. Giovanni, è l'affermazione: "Gesù è Figlio di Dio naturale incarnato". Questa proposizione esprime la concezione formulata per "induzione o inferenza" dall'osservazione dei fatti di saggezza, di bontà e di taumaturgla e soprattutto dalla resurrezione di Gesù, sperimentati dai suoi Discepoli, che ce li hanno riferiti nei Vangeli. Pertanto la fede cristiana poggia tutta sulla testimonianza di un gruppo di uomini di cui non si può dubitare della buona fede essendo tutti morti per essa, tuttavia non possiamo valutare fino a che punto non fossero soggetti a suggestioni e a illusioni. Il controllo lo possiamo fare costruendo una teoria scientifica che contiene una premessa con l'indicazione difatti che devono necessariamente accader se la premessa è vera. Vediamo.Secondo i documenti lasciati dai Discepoli, Gesù si identifica con i suoi inviati e in genere con i suoi discepoli stessi con queste parole 'chi ascolta voi ascolta me (1) e annette a tale ascolto l'ammissione nei Regno dei Cieli con quest'altre parole "chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato" (2); dà loro anche il metodo con cui adempiere il loro compito con le parole: 'vi mando come agnelli tra i lupi" (3) e 'benedite chi vi perseguita e "amate i vostri avversari (4) e "imparate da me che sono mite e umile di cuore"' (5) assicurandoli che non sono soli nello svolgere il loro incarico con le celebri parole "io sono con voi fino alla fine del mondo" (6).Da questa identificazione e unità tra Gesù e i suoi inviati i fatti che si devono prevedere o dedurre sono non solo la forza e la costanza nel sostenere le avversità e le persecuzioni ma anche la continuità del metodo della bontà nel rispetto della coscienza altrui senza la costrizione della violenza per imporre la fede. Cioè non solo l'indistruttibilità del gruppo dei suoi discepoli, elemento su cui fa tanto forza l'apologetica cattolica, ma soprattutto il metodo della libera proposta, che da essa invece viene del tutto ignorato.Nell'esercizio del loro compito gli inviati saranno aiutati dal Maestro non solo a insegnare fedelmente quello che egli ha insegnato loro ma anche a compiere adeguatamente la loro funzione pastorale da lui ricevuta secondo il concetto di autorità da lui insegnato e scolpito nel gesto di lavare loro i piedi nell'ultima cena. Ho detto "funzione pastorale" perché nei testi si garantisce la sua presenza quando agiscono in nome suo, cioè nell'esercizio della loro rappresentanza e non quando agiscono per faccende personali o quando esercitano altre funzioni. Soltanto in faccende estranee alla funzione di rappresentanza di Gesù vale il detto di Ovidio video bona proboque deteriora sequor cioè 'vedo il bene e l'approvo ma seguo il male" secondo il quale entra in gioco la libertà e la responsabilità personale, mentre per la funzione di "rappresentanza messianica" entra in gioco la responsabilità del mandante che non è un semplice uomo. Da tener presente che questa unità tra Gesù e i suoi discepoli deve valere non solo per i suoi diretti incaricati ma anche per quelli che succederanno loro nella rappresentanza. Sembrano deduzioni ovvie se non si vuole annullare la qualifica di Intelligenza Incarnata attribuitagli dalla Teologia.
In conclusione dai testi riportati si ricava questa teoria scientifica costituita da una tesi e da una deduzione di un fatto: tesi: Gesù è il Verbo Incarnato e dirige i suoi Rappresentanti nella loro attività di rappresentanza che contiene insegnamento e direzione; fatto che deve realizzarsi: i suoi Rappresentanti non possono sbagliare nell'esercizio della "duplice attività apostolica".
Ora la Storia che abbiamo assunto non come strumento induttivo secondo lo storicismo ma come laboratorio sperimentale, ci mostra che fino a Costantino i discepoli di Gesù sono stati veramente fedeli al metodo assegnato loro dal Maestro: sono stati veramente "agnelli tra i lupi". Ma con Costantino cominciano a cambiare metodo e da agnelli si trasformano in lupi prepotenti per imporre la loro fede con la forza della Legge del potere civile e addirittura con la violenza militare, mediante inquisizioni, persecuzioni, torture, oppressioni, schiavitù, patiboli e roghi, producendo schiavi e vittime di ogni tipo. È curioso conoscere che tale cambiamento di metodo avviene proprio col Concilio Ecumenico di Nicea del 325, quando fu definita la divinità di Gesù uguale al Padre: fu proprio allora che Costantino, che lo presiedette, forse ancora attorniato dai 318 Vescovi che comunque ne sono i veri responsabili perché non fecero nulla per sconfessarlo, scrisse quella Lettera Enciclica ai Vescovi e ai Popoli con la quale dà inizio all'era dell'inquisizione e della persecuzione religiosa cristiana. Tale documento, al quale abbiamo già accennato, è bene conoscerlo e lo riportiamo dalla Storia Ecclesiastica di Socrate Scolastico vissuto a Costantinopoli non molto dopo Costantino dal 380 al 450 d. C. e riportato da altri autori di quell'epoca.
"Poiché Ario ha imitato uomini malvagi ed empi, merita di subire con loro la stessa pena di infamia. Come Porfirio, nemico della vera pietà, avendo composti libri scellerati contro la religione cristiana, riportò una degna mercede affinché lui sia infame presso i posteri e ricoperto di molti obbrobri e i suoi libri fossero del tutto distrutti, così ora ci è piaciuto far chiamare i seguaci di Ario porfiriani, affinché vengano chiamati col nome di colui di cui hanno imitato l'atteggiamento. Inoltre comandiamo che venga distrutto con le fiamme se fosse trovato qualche libro scritto da Ario, affinché non solo venga abolita la sua prava dottrina ma non venga lasciato neppure un ricordo di lui alla posterità. Comunico anche che se qualcuno fosse trovato di avere nascosto un libro composto da Ario e non lo distrugga subito nel fuoco, deve subire la pena di morte. Subito all'istante subisca la pena capitale appena sia scoperto in questo delitto. Dio vi assista." (7)
Il linguaggio e i termini usati in tale documento sono quelli che ritroviamo negli scritti di Padri della Chiesa nelle loro dispute con gli avversari - come S. Agostino e S. Girolamo - e perciò si può ritenere che rispecchi il modo di pensare dei vescovi e non solo di Costantino, che all'epoca del Decreto aveva circa 45 anni. Possiamo chiamarlo la "Prima Enciclica" della Cristianità. È la constatazione di quanto è avvenuto durante 14 secoli dopo tale Decreto che ha fatto dire a Voltaire: "La religione cristiana per i suoi precetti dovrebbe essere la più tollerante del mondo, invece è statalungo i secoli la più intollerante" (8). I teologi Cattolici fratelli Sartory sono stati molto più duri scrivendo nel 1968: "Nessuna religione del mondo (non una nella storia dell'umanità) ha così tanti milioni di persone di diversa idea e fede sulla propria coscienza" (9). E Indro Montanelli nella sua Storia d'Italia fa questa valutazione: "La chiesa non aveva esitato a servirsi delle stesse armi che Decio e Diocleziano avevano impiegato contro di essa quando la religione di Stato era ancora quella pagana. Il metodo che impiegò per difendere la Fede ricorda quello usato da Stalin per imporre in Russia il regime comunista. Ignoriamo quanto questi metodi abbiano giovato alla causa in nome della quale furono invocati. Ma sappiamo quanto nocquero all'autorità morale di coloro che li usarono." (10)
I fatti storici che contraddicono il metodo indicato da Gesù non sono qualche episodio sporadico che potrebbe anche essere imputato a una sempre possibile colpa individuale ma costituiscono un'impostazione storica secolare che dà una netta frattura tra due periodi: prima e dopo Nicea. Sarebbe interessante approfondire la ricerca se Costantino con la sua "marcia su Roma" e la vittoria su Massenzio non abbia attuata una reazione dei cristiani stanchi delle persecuzioni subite, specialmente di quella di Galerio e di Diocleziano: è una questione aperta. Comunque il cambiamento di metodo è una lampante "smentita" alle previsioni dedotte dalla tesi teologica e crea un dilemma al quale non si può sfuggire: o le relazioni evangeliche ci presentano un personaggio mitico, frutto della suggestione, della fabulazione e del misticismo, oppure proprio il personaggio storico doveva essere un gigantesco genio esaltato dalle sue illusioni.
La contraddizione che avvertiamo noi era stata avvertita anche da quei cristiani autentici per i sentimenti di umanità in cui riconoscevano il vero messaggio dei Vangeli su cui meditavano e inorridivano di fronte alla mostruosità dell'Istituzione Ecclesiastica che pretendeva rappresentare quel Gesù di cui essi erano innamorati per la grande bontà e umanità e di cui essa aveva imbastardito il metodo. Con la loro voce e con la loro azione stimolarono i responsabili perché la contraddizione venisse tolta ritornando alla coerenza evangelica della bontà e della tolleranza ma restarono impotenti di fronte alla violenza del suo strapotere finché si approdò alla divaricazione delle Due Riforme, quella Protestante e quella Cattolica, che aggiunta alla divaricazione precedente dello Scisma d'Oriente dà al filosofo epistemologico l'immagine drammatica del vuoto che nasconde la proposizione teologica "io sono sempre con voi". Pier Damiani (+1072), Pietro Valdo (+1217), Francesco d'Assisi (+1226), Dante Alighieri (+1321), Caterina da Siena ('+1380>, Giovanni Wicliff (+1384), Girolamo Savonarola (+1498), Martin Lutero (+1549) lottarono da campioni per la soluzione della contraddizione riconducendo l'impostazione della vita e dell'attività della città di Dio alle indicazioni del Vangelo, pensando che fosse dovuta non alla premessa teologica ma alla colpa degli uomini. Lutero compie addirittura una rivoluzione religiosa facendo un salto mortale dialettico: riprendendo l' idea avanzata qualche secolo prima accusò addirittura il Papa, Vicario di Cristo, di essere l'Anticristo annunziato dagli Apostoli S. Paolo e S. Giovanni. Difatti da tempo i cristiani andavano dicendo e scrivendo che l'Anticristo operava già nell'islamismo e a loro volta i Maomettani andavano dicendo che il kafir cioè l'Infedele è tutto il Cristianesimo col suo Capo, mentre qualcuno cominciava a insinuare che operasse nel Giudaismo.
Nella metà del secolo X, cioè verso il 950, l'Abate Adso di Montier - nome che ricorre nel romanzo Il nome della Rosa di Umberto Eco - scriveva in una epistola alla regina Bamberga che l'Anticristo nascerà da un vescovo e da una monaca. Nel 1202 muore l'Abate Gioacchino da Fiore che aveva affidata a una Congregazione la sua dottrina dei tre regni: quello de Padre che era durato fino a Gesù, quello del Figlio che era durato fino ai suoi tempi, e quello dello Spirito Santo che era imminente e durante il quale il Papato sarebbe stato inutile. Nel 1309 era stato bruciato vivo a Parigi Guglielmo Orefice, un artigiano che andava predicando che l'Anticristo era il Papa e i suoi seguaci erano i Prelati: è lanno in cui il Papa Innocenzo III dà inizio alla crociata che sterminerà gli Albigesi e possiamo pensare che questo avvenimento abbia determinato Francesco d'Assisi a corre-re nel 1210 a Roma per chiedere la "benedizione papale" per la sua attività. Nello stesso secolo XIII il teologo Giovanni Olivi, che nelle dispute tra conventuali e spirituali francescani s'era schierato con gli spirituali insegnando a Narbona, a Firenze e a Montpellier, confermava la tesi dei Gioachimiti che il Papato fosse l'incarnazione dell'Anticristo: perciò fu bruciato con i suoi libri, e le sue ceneri furono disperse. Nel secolo XIV riprende con vigore l'idea gioachimita nel suo insegnamento a Oxford e nella sua attività pastorale Giovanni Wycliff, che diffonde di nuovo la concezione che l'Anticristo era il Papa, ripresa dal suo contemporaneo boemo Jan Milic, il quale col suo scritto Libretto sull'Anticristo del 1369 inizia la cosiddetta 'ideologia dei fratelli mòravi" che avranno in Giovanni Hus il loro eroe, che verrà bruciato durante il Concilio di Costanza nel 1415: in tale occasione venne riesumato e bruciato anche il cadavere di Wycliff.
Tutto questo movimento contestatario aveva trovato più facile pensare che Gesù, Figlio di Dio, si fosse fatto rubare di mano l'opera da lui iniziata piuttosto che pensare che non fosse vera l'idea "Gesù è Figlio di Dio fatto uomo": erano talmente condizionati dal loro 'schema mentale culturale" che non riuscivano neppure a ipotizzare che l'affermazione "io sono sempre con voi" forse era stata o inventata o pronunciata da un esaltato, e si affaticavano a risolvere il problema quale era e dove fosse la chiesa di Gesù". Ma anche per i cristiani dotti di oggi tale pensiero è tabù: essi ritengono che tutta la violenza praticata dai rappresentanti e dai continuatori di Gesù sia dovuta ai tempi e non riescono minimamente a pensare che se Gesù, che aveva garantito che lui avrebbe diretto i suoi discepoli nella loro attività specifica di rappresentanza e che aveva fatto una "preghiera speciale" al Padre per questo loro compito e perché fossero uniti tra di loro e con lui e aveva affermato che lui veniva sempre ascoltato dal Padre, non e riuscito a tanto, vuol dire che non ha diretto un bel niente e non ha diretto niente non per rispettare la libertà dei suoi rappresentanti ma perché non aveva quella qualifica che i suoi discepoli gli avevano attribuita. Il macroscopino fatto storico dell'abbandono da parte dei responsabili del metodo iniziale della bontà e della mansuetudine e della conseguente loro divisione, frutto di litigi e arroganza, costringe a trarre l'unica conclusione possibile a chi ha un minimo di libertà di pensiero, cioè a chi non è impedito da interessi di sopravvivenza, da paura di essere tacciato di incoerenza, dalla propria posizione sociale e dalla mancanza di Cultura, ed e che il Papa e in genere la Chiesa Cattolica non erano posseduti dall'Anticristo ma da una fede sbagliata.E la fede sbagliata è proprio quella per la quale l'Apostolo S. Giovanni gridava "Questa è la vittoria che vince il mondo:la nostra fede! Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è Figlio di Dio?" (11). In nome di tale fede hanno fatto non solo sacrificare la vita di tanti martiri innocenti ma quando si sono impadroniti del potere delle nazioni e hanno voluto costruire la "città di Dio" hanno mandato a morte tanti altri innocenti colpevoli solo di pensare diversamente da chi aveva il potere, senza che Gesù che avrebbe detto che sarebbe stato sempre con loro, abbia fatto nulla per impedirlo. E proprio il caso di ripetere il lamento espresso in modo così efficace da Lucrezio nel De rerum natura a proposito del sacrificio di Iifigenia,
tantum potuit religio suadere malorum,
cioè 'tanta infamia ha potuto compiere la fede religiosa!'.
C'è stata dunque una sopravalutazione della personalità di Gesù all'origine del Cristianesimo. Per spiegarla occorre uno studio particolare, la cui chiave si troverà nell'assoluta convinzione, registrata dai documenti del Nuovo Testamento, che Gesù e gli Apostoli avevano dell'imminente avvento del Regno di Dio entro quella generazione nel quale Gesù avrebbe avuto il ruolo di Giudice dei vivi e dei morti. Quest'avvento era chiamato anche "la fine del mondo" o il "giorno del Signore". Facciamone un breve resoconto.______________________________________1) Matteo 10,402) Maro 16,153) Matteo 10,144) Marco 5,445)Matteo 11,296)Matteo 28,207) Socrate Scolastico Storia ecclesiastica 1,98) Voltaire-Dizionario filosofico pag. 623 Ed. Mondadori 19709) cfr. Hans Küng-Vita eterna-DE 1963 pag 173-7410) 1. Montanelli L'Italia dei Comuni pag. 363 e 379 Ed CDE 198511) I Giovanni 5,4-5 |
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