EDITORIALE
Luciano Raffaele di Santadomenica
Non è senza particolare
motivo che viene ospitato dalla collana editoriale "Quaderni della Schola
Italica" questo lavoro epistemologico di cui è artefice Severino Proietti.
La peculiare figura
dell'estensore nonché la valenza speculativa e teologica dell'opera, costituiscono valide
ragioni che già da sole hanno indotto ad accogliere - tra coloro che si ispirano al
"sapere sferico" coltivato dalla Schola - codesto "Voltaire" di
origine cattolica la cui mente affonda radici nell'ampio emisfero della cultura
occidentale, filtrata attraverso l'ottica egèmone della "intelligenza"
cristiana, che in lui riesce tuttavia a trovare correzione e superamento, dottrinale e
teoretico, di respiro super partes.
Severino Proietti - infatti
- è "'Padre Severino Proietti"', sacerdote di Santa Romana Chiesa, per
tanti decenni Dirigente di Comunità Giovanili e Docente di Religione, pur se arditamente
libero nel pensiero e votato al servizio della "verìtà" da non subordinare
pregiudizialmente neppure alla "fede", in quanto la Verità è Dio stesso, e
tutto e tuffi devono, perciò, convergere in essa che è "armonia" dell'intero
Universo, il quale è realmente "fattura" e "regno" di Dio.
Il filone culturale dello
scrittore e la portata dei valori contenutistici dell'opera sono - dunque - motivazioni in
sé legittime e sufficienti per la pubblicazione e diffusione delle ematiche
"proiettiane" tra le categorie di studiosi e ricercatori delle realtà
fondamentali del patrimonio culturale dell'uomo, sul pianeta terra..
Che cosa dire nel merito,
in estrema sintesi esegètica ed estética?
La costruzione dell'opera
in ogni suo passo e momento creativo è portata avanti con serrato processo sillogico.
L'autore, in essa, conduce un discorso di classica impostazione speculativa, senza mai
indulgere all'ovvio o al vano, e senza niente concedere a ciò che non sia onesta ricerca
del "vero" e del "giusto".
Egli rigenera, tuttavia, la
dinamica speculativa instaurata nel passato, traendo nuova linfa di pensiero dalla "saggezza
fondata sui valori dell'Umanesimo Universale sostenuti dalla Filosofia
dellintelligenza". Ed è questa, per lui, la vera Scienza in quanto essa
soltanto assoggetta a collaudo le "verità" proclamate dalle ideologie
filosofiche, religiose e politiche che si sono finora avvicendate sul palcoscenico
ultramillenario della storia delle vicissitudini umane.
Suo precipuo merito è
quello di essere coerente e costante nel maieutico intento di "rinascita"
attraverso la redenzione dell'errore. Errore spesso dovuto a carenza di
approfondimento o a disinformazione o a dolosa deformazione interpretativa della lettera o
dello spirito della versione apologetica vetero o neo testamentaria o
comunque di quanto viene presentato, per effetto della fabulazione, come "Parola
di Dio". E parola di Dio invece non è, come fin dal II secolo dopo Cristo
sostenne lo stesso Dionigi di Corinto,affermando che: "Le scritture del Signore
erano falsificate".
Che poi sotto il velo
simbolico del senso letterale la Bibbia nasconda un occulto significato è opinione anche
di Fabre d'Olivet e di Saint-Yves d'Alveydre.
La cosidetta versione dei "Settanta",
che tramanda i contenuti biblici, coglie soltanto il senso letterale, per di più
infirmato da falsità. E su codesta controvertibile esposizione si fonda la "volgata"
latina che oramai, invece, fa testo.
Merita elogio, il Proietti,
per la vocazione che rivela nel voler guidare l'uomo, credente o no, alla corretta visione
delle realtà attraverso le analisi comportamentali storiche delle religioni e
delle ideologie politiche, dalle quali analisi avrebbe dovuto emergere il corretto
intendere e il probo operare di Popoli, Stati, Nazioni e Civiltà del Genere Umano.
E, al contrario, da
Religione e Politica, è stato generato e diffuso "0dio ideologico cbe da sempre
inquina la cultura umana e ba distrutto quel vincolo di solidaneta naturale, radicato in
tutti gli apparentati della stessa specie",provocando intolleranza, crudeltà,
violenza, stragi, sterminio e roghi, in ogni epoca e in ogni regione dei due emisferi del
mondo.
Si potrebbe, in verità,
salutare come "segno dei tempi"-questo Codex XIII - e come tale andrebbe accolto
e meditato per essere in grado il "vecchio" uomo di far fronte responsabilmente
al Nuovo Mondo che l'esordio imminente del "terzo millennio" già
annunzia con apocalittiche trombe. E lo annunzia nel segno anticipatore di capovolgimenti
e rigenerazione dei "valori" da porre, fin da ora, sulla dovuta dirittura
evolutiva che il "destino" - fissato dal Sommo Artefice dell'Universo- ha
assegnato all'uomo, nello odierno stadio di sua peregrinazione terrena.
E prossima la "fine
del mondo", dunque?
O piuttosto sarebbe da
annunziare con gran gaudio -Urbi et Orbi - che finalmente, invece, "Inclpit
Vita Nova", per gli "Uomini di Buona Volontà" che tuttora sussistono, fidentes,
sul pianeta Terra?
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