Non è senza particolare motivo che viene ospitato dalla collana editoriale "Quaderni della Schola Italica" questo lavoro epistemologico di cui è artefice Severino Proietti.

La peculiare figura dell'estensore nonché la valenza speculativa e teologica dell'opera, costituiscono valide ragioni che già da sole hanno indotto ad accogliere - tra coloro che si ispirano al "sapere sferico" coltivato dalla Schola - codesto "Voltaire" di origine cattolica la cui mente affonda radici nell'ampio emisfero della cultura occidentale, filtrata attraverso l'ottica egèmone della "intelligenza" cristiana, che in lui riesce tuttavia a trovare correzione e superamento, dottrinale e teoretico, di respiro super partes.

Severino Proietti - infatti - è "'Padre Severino Proietti"', sacerdote di Santa Romana Chiesa, per tanti decenni Dirigente di Comunità Giovanili e Docente di Religione, pur se arditamente libero nel pensiero e votato al servizio della "verìtà" da non subordinare pregiudizialmente neppure alla "fede", in quanto la Verità è Dio stesso, e tutto e tuffi devono, perciò, convergere in essa che è "armonia" dell'intero Universo, il quale è realmente "fattura" e "regno" di Dio.

Il filone culturale dello scrittore e la portata dei valori contenutistici dell'opera sono - dunque - motivazioni in sé legittime e sufficienti per la pubblicazione e diffusione delle ematiche "proiettiane" tra le categorie di studiosi e ricercatori delle realtà fondamentali del patrimonio culturale dell'uomo, sul pianeta terra..

Che cosa dire nel merito, in estrema sintesi esegètica ed estética?

La costruzione dell'opera in ogni suo passo e momento creativo è portata avanti con serrato processo sillogico. L'autore, in essa, conduce un discorso di classica impostazione speculativa, senza mai indulgere all'ovvio o al vano, e senza niente concedere a ciò che non sia onesta ricerca del "vero" e del "giusto".

Egli rigenera, tuttavia, la dinamica speculativa instaurata nel passato, traendo nuova linfa di pensiero dalla "saggezza fondata sui valori dell'Umanesimo Universale sostenuti dalla Filosofia dell’intelligenza". Ed è questa, per lui, la vera Scienza in quanto essa soltanto assoggetta a collaudo le "verità" proclamate dalle ideologie filosofiche, religiose e politiche che si sono finora avvicendate sul palcoscenico ultramillenario della storia delle vicissitudini umane.

Suo precipuo merito è quello di essere coerente e costante nel maieutico intento di "rinascita" attraverso la redenzione dell'errore. Errore spesso dovuto a carenza di approfondimento o a disinformazione o a dolosa deformazione interpretativa della lettera o dello spirito della versione apologetica vetero o neo testamentaria o comunque di quanto viene presentato, per effetto della fabulazione, come "Parola di Dio". E parola di Dio invece non è, come fin dal II secolo dopo Cristo sostenne lo stesso Dionigi di Corinto,affermando che: "Le scritture del Signore erano falsificate".

Che poi sotto il velo simbolico del senso letterale la Bibbia nasconda un occulto significato è opinione anche di Fabre d'Olivet e di Saint-Yves d'Alveydre.

La cosidetta versione dei "Settanta", che tramanda i contenuti biblici, coglie soltanto il senso letterale, per di più infirmato da falsità. E su codesta controvertibile esposizione si fonda la "volgata" latina che oramai, invece, fa testo.

Merita elogio, il Proietti, per la vocazione che rivela nel voler guidare l'uomo, credente o no, alla corretta visione delle realtà attraverso le analisi comportamentali storiche delle religioni e delle ideologie politiche, dalle quali analisi avrebbe dovuto emergere il corretto intendere e il probo operare di Popoli, Stati, Nazioni e Civiltà del Genere Umano.

E, al contrario, da Religione e Politica, è stato generato e diffuso "0dio ideologico cbe da sempre inquina la cultura umana e ba distrutto quel vincolo di solidaneta naturale, radicato in tutti gli apparentati della stessa specie",provocando intolleranza, crudeltà, violenza, stragi, sterminio e roghi, in ogni epoca e in ogni regione dei due emisferi del mondo.

Si potrebbe, in verità, salutare come "segno dei tempi"-questo Codex XIII - e come tale andrebbe accolto e meditato per essere in grado il "vecchio" uomo di far fronte responsabilmente al Nuovo Mondo che l'esordio imminente del "terzo millennio" già annunzia con apocalittiche trombe. E lo annunzia nel segno anticipatore di capovolgimenti e rigenerazione dei "valori" da porre, fin da ora, sulla dovuta dirittura evolutiva che il "destino" - fissato dal Sommo Artefice dell'Universo- ha assegnato all'uomo, nello odierno stadio di sua peregrinazione terrena.

E prossima la "fine del mondo", dunque?

O piuttosto sarebbe da annunziare con gran gaudio -Urbi et Orbi - che finalmente, invece, "Inclpit Vita Nova", per gli "Uomini di Buona Volontà" che tuttora sussistono, fidentes, sul pianeta Terra?

 

 

EDITORIALE

Luciano Raffaele di Santadomenica

 

La rivoluzione dell'intelligenza

 

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