PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO LIBROLa fine del secondo millennio cristiano dà occasione ai facili profeti di ravvivare le fantasie apocalittiche del messianismo ebraico da cui è derivato il Cristianesimo che è la religione che riconosce Gesù dì Nazareth come il Messia o Cristo, nel quale si sarebbe incarnato Dio stesso.Il movimento cristiano si affermò oltre che per la figura di grande bontà di Gesù di Nazareth, da cui emanava una "virtù che sanava tutti" e un insegnamento di grande umanità, soprattutto per lo straordinario messaggio che ha dato il nome a tutta l'attività e al movimento ed è restato inciso nella Storia col termine greco di "Vangelo" (euanghelion) che vuol dire appunto "buon annunzio" e consisteva in un contenuto molto semplice: presto, cioè "entro quella generazione", Dio sarebbe intervenuto direttamente per realizzare il "Regno dei Cieli": lui, Gesù, era l'uomo "prescelto" da Dio per preparare tale grande evento nel quale alla fine avrebbe avuto il ruolo di giudice dei vivi e dei morti,che allora risusciterebbero,dando la "vita eterna" ai giusti o a chi si fosse convertito e la "morte eterna" agli ingiusti o a chi non si sarebbe convertito.Come si vede tale grande messaggio conteneva una minaccia terribile: chi avrebbe"creduto" all'annunzio e avrebbe allineata la vita secondo la sua morale sarebbe stato ammesso nel "Regno dei cieli"; chi invece non avesse creduto ne sarebbe stato escluso e gettato nel "regno dei tormenti". Tra gli esclusi sarebbero gettati anche coloro che pur avendo creduto all'annunzio poi per paura delle minacce degli uomini avessero negato di appartenere ai seguaci di Gesù: il giorno in cui Gesù fungerà da giudice negherà anche lui di conoscere tali credenti paurosi davanti al Padre Eterno. Era stato precisato poi dai suoi discepoli che la riapparizione di Gesù sarebbe stata preceduta da un misterioso personaggio, emissario di Satana, che avrebbe guidato la lotta contro il Messia e i suoi seguaci, e perciò fu denominato Anticristo.Nella documentazione dei diretti seguaci di Gesù, cioè nelle loro Lettere, si trovano tracce di un espresso malcontento da parte di alcuni di coloro che avevano creduto al messaggio ma vedendo tardare la realizzazione della riapparizione di Gesù si allontanavano dalla frequentazione delle riunioni dei credenti.I Capi del movimento cristiano con facile dialettica riuscirono a calmare il malcontento ma non riuscirono a contenere il fenomeno delle defezioni di coloro che avevano capito di essere caduti in una grossa illusione e andavano in giro a sparlare della fede cristiana. L'argomentazione che gli Apostoli di Gesù usavano era quella contenuta nella Seconda Lettera di S. Pietro: Gesù tarda a venire perché Dio non ha fretta e se allunga il tempo del suo ritorno è per dare a tutti il tempo di convertirsi: occorre pensare che il metro di Dio è lungo: mille anni per lui sono come un giorno. Con tale argomentazione riuscirono a fare accettare alla comunità dei credenti non solo il ritardo rispetto a "quella generazione" come avevano detto e scritto in un primo tempo ma anche l'interpretazione che il ritorno di Gesù sarebbe avvenuto entro un tempo indeterminato, i cui segni furono lasciati nell'indeciso e nell'indistinto per cui ogni avvenimento catastrofico da allora fu occasione da parte di tutti, dotti e ignoranti, di domandarsi se non fosse quello l'inizio della fine, - cioè che il "grande giorno" fosse imminente davvero.È risaputo che la calata dei barbari con saccheggi e distruzioni fece pensare a S. Girolamo e a S. Agostino che la fine del mondo fosse vicina e che tutto il Medio Evo fu dominato da tale pensiero.Ancora all'inizio dell'epoca moderna Cristoforo Colombo era ossessionato dell'incombente avvento dell'Anticristo e perfino Newton applicava la sua abilità matematica per calcolare la "seconda venuta" di Cristo, alle profezie dell'Apocalisse di S. Giovanni (1).Oggi tale aspettativa trova la sua reviviscenza nel tramonto di tutte le ideologie politiche che avevano illuso l'umanità in questo secolo XX e nell'abuso sconsiderato delle scoperte della scienza e della tecnica e delle risorse della Natura.In questo lavoro analizzo la consistenza scientifica della premessa fondamentale dalla quale nacque tale credenza e concludo che è venuto il tempo di rinunciare non soltanto alle ideologie politiche a causa delle quali l'umanità si è massacrata in questo secolo ma anche a quelle religiose a causa delle quali si è massacrata nei secoli passati e continua il pericolo di massacrarsi ancora.Al posto di tali ideologie inumane propongo un "Manifesto per l'Umanesimo Scientifico Universale " per cominciare a costruire un'era in cui si viva e si lavori nella solidarietà, nella libertà, nella giustizia e nella ricerca della verità avanzando sempre più sulla via della conoscenza del Mistero in cui è avvolta la nostra esistenza e di cui tutte le Religioni passate e presenti hanno avuto e continuano ad avere la pretesa di conoscerne il segreto con grande danno per l'umanità.Intendo cosi contribuire perché prendiamo tutti coscienza dei procedimenti mentali errati che hanno causato all'umanità tante tragedie e tante delusioni e impariamo a usare la nostra mente per non cadere in quelle trappole conoscitive in cui tutti facilmente cadiamo, e ci liberiamo dalle situazioni culturali illusorie ereditate dalle generazioni passate: è infatti diritto e dovere di ogni generazione il controllo del patrimonio culturale tramandato dalle generazioni precedenti.
1) cfr. G. Giorello - art. sul "Corriere della Sera": "Avventure di navi avventure di idee" del 22/12/91
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