| LESISTENZIALISMO IMPOSTAZIONE GIUSTA
Il secolo XX si può denominare il secolo dell'Esistenzialismo: vuoi dire che l'uomo dopo aver vedute fallire, una dopo l'altra, tutte le ideologie che aveva create per spiegare e migliorare la sua vita, oggi si ritrova soltanto con la sua nuda esistenza avvolta nell'angoscia di non sapere come spiegare il suo mistero. Tutto lo sforzo culturale di tanti secoli per cercare di dare una spiegazione all'esistenza dell'umanità su questo pianeta si è manifestato impotente: tutti i sistemi filosofici e tutti i sistemi teologici non sono talmente convincenti da fare accettare a tutti gli intellettuali, che sono le guide dell'umanità, le loro soluzioni ai problemi che agitano gli uomini e cosi l'umanità si ritrova a lottare continuamente contro se stessa. Tragica esistenza. Dobbiamo cosi ricominciare da capo e quasi da zero per ricostruire una dottrina accettabile da tutti ripartendo dalla sola certezza della propria esistenza, fatta di sensibile intelligenza: è l'esistenzialismo.
La riflessione sulla nuda esistenza non è che sia una scoperta di questo secolo: come tanti altri filoni culturali, ha le sue radici molto lontane. L'autore del biblico Giobbe doveva vivere verso il 600 a.C. e possiamo dire che sia stato lui a dare il "là" nella letteratura al tema della grande musica esistenzialista, fatta di lacrime angosciate. Anche il suo contemporaneo Talete, il primo dei sette sapienti della Grecia antica, col suo celebre motto "conosci te stesso", scritto poi a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfo, e successivamente il sofista Protagora del V Secolo a. C. col suo celebre grido "l'uomo è la misura di tutte le cose", indicavano come e dove si dovevano risolvere i problemi dell'esistenza umana, le cui soluzioni il popolo comune riponeva nei fantastici miti tramandati da millenni dalle varie religioni.Dopo una lunga storia insanguinata da ideologie mitraiche, ebraiche, neoplatoniche, cristiane e islamiche l'angoscia esistenziale coglieva le intelligenze più riflessive con lo scetticismo e perciò Cartesio nel secolo XVII cercava di interpretare il mondo partendo proprio dall'esistenza stessa per una nuova ricostruzione filosofica che fosse accettabile da tutti ma che non fu ritenuta accettabile affatto da Blaise Pascal, il quale nella vita e nei "Pensieri" seguendo S. Agostino delle "Confessioni" si rifugiava nel Misticismo religioso cioè nella pretesa di una 'illuminazione" divina mediante le "intuizioni del cuore".
Sul destino dell'uomo, descritto dal Leopardi come una "povera foglia frale" travolta negli spazi dell'infinito, proprio quando usciva di scena questo nostro grande poeta, il danese Sòren Kierkergaard stava elaborando le sue meditazioni sull'esistenza che pubblicherà nel 1843 e 1844 col titolo "Aut - aut" e "Sul concetto di angoscia" allora passate disattese nell'indifferenza e riscoperte solamente all'inizio del Novecento diventando il carattere dominante di tutto il secolo per opera di pensatori come Giovanni Papini che nel 1912 pubblicò "L'uomo questo sconosciuto"e poi di Karl Jasper, di Gabriel Marcel, Karl Barth, Merleau Ponty, Martin Heidegger, Jean Paul Sartre e Nicola Abbagnano. In nessun altro secolo come nel nostro I' "esistenza" è balzata in primo piano, ripulita da tante soprastrutture in cui era stata avvlta dalle fedi e dalle filosofie dei secoli precedenti. Da essa si riparte per ripensare tutti gli altri problemi.
Così dopo la mia ricerca, luomo appare un'esistenza cioè una goccia strutturata di quell'Essere che è il tessuto inconoscibile di cui sono fatte te infinite "esistenze" che formano la Realtà Universale. L'esistenza dà all'uomo la possibilità di comunicare col resto della realtà. Tale comunicazione non è che la conoscenza, la quale diventa "scienza" quando corrisponde al resto della realtà e illusione quando è soggetta alle distorsioni della "intuizione sensibile" e alle congetture non controllate della fantasia creatrice. Solo la '"scienza"' dà la possibilità alla nostra mente di stabilire con la realtà un comportamento saggio, cioè un'attività positiva per la propria esistenza. La scienza è sinonimo di verità, in quanto è conoscenza corrispondente alla realtà, perché c'è la verità espressiva che è la parola che corrisponde al pensiero che abbiamo in mente e la verità logica che è la conclusione corrispondente alle premesse da cui deriva: questi tipi di verità possono non essere scienza pur restando 'verità'. La verità conoscitiva è scienza solo quando ha i segni della controllabilità, perché l'uomo attuale viene all' "esistenza" immerso in un mare di cultura, cioè di informazioni trasmesse dalle generazioni precedenti, che sono una mistura di verità e di illusione. La conoscenza illusoria è la sorgente della 'stoltezza' cioè di un rapporto sbagliato con la realtà, mentre la sorgente della "saggezza" è la scienza: cioè ne è il suo inizio.
Analizzando il concetto di saggezza vi troviamo che risulta di tre elementie sono l'esistenza, la realtà esterna conosciuta con la scienza e il loro rapporto stabilito da un comportamento adeguato positivo o negativo relativo all'esistenza. Chi ha spirito di osservazione viene colpito dal rapporto armonioso che vige tra tutte le strutture della realtà naturale: è la manifestazione dell'Intelligenza immanente cioè che costituisce la realtà stessa. L'uomo che non conosce il segreto di questa profonda armonia, quando si sente investito dalle forze della Realtà o Natura le chiama "cieche"' perché non tengono conto di lui, ma in verità è "cieco" lui perché non conoscendole non sa regolare il suo comportamento in maniera adeguata: il suo giudizio e il suo comportamento non sono saggi perché tengono conto solo di un elemento, cioè della sua esistenza. Perché il giudizio e il comportamento umano diventino saggi devono essere guidati dalla scienza.
La nostra esistenza è la porzione della realtà più immediata che possiamo conoscere e la conosciamo con quella "sensibilità dell'essere" che chiamiamo "coscienza",che consiste nel sentire se stessi. Il rapporto più immediato e positivo che possiamo stabilire con tale realtà cioè con noi stessi è quello che indichiamo con la parola "amore", che scaturisce automaticamente dall'esistenza e viene denominato "istinto di conservazione" cioè impulso immediato che parte dalla sensibilità dei processi biologici, i quali rispondono secondo una conoscenza accumulata per lunga consuetudine prima della nostra esistenza e a noi trasmessa col codice genetico oppure accumulata durante la nostra esistenza per lungo addestramento: questo non vuoI dire che l'istinto non sia intelligente anzi è il più profondamente intelligente perché proviene dal profondo dell' "essere". L'istinto di conservazione è la forza universale insita in tutte le esistenze o porzioni dell' 'essere" e, se per "legge" vogliamo intendere un "legame" al quale non ci si può sottrarre, è la legge più immediata, inesorabile e universale. Questa legge è iscritta nel "codice costitutivo" di ogni esistente "vivente" e 'non vivente" e può essere espressa con la massima "ama te stesso sopra tutte le cose e i tuoi compagni come te stesso", che il timore degli Dèi o di Dio ha fatto distorcere con l'altro "ama Dio sopra tutte le cose". Da questa saggezza fondamentale scaturiscono tutti i diritti e tutti i doveri di ogni uomo e la giustezza o la nequizia di ogni comportamento o di ogni altra legge ulteriore stabilita dagli uomini.
Questo nucleo fondamentale di saggezza da tutti i popoli è stato posto sotto la tutela vindice del "Mistero" che anima la realtà e che è stato variamente denominato ma il suo nome è più comunemente "Dio", però bisogna osservare che non è la volontà o la protezione di tale 'Mistero" che rende giusto o ingiusto quel nucleo fondamentale: è l' "esistenza" stessa che pone tale "inviolabilità", per cui anche se non si avesse la stessa "fede" o la stessa maniera di decifrare il "Mistero" - cioè non si avesse la stessa religione nel senso tradizionale - la "legge" fondamentale della saggezza è valida e sacra sotto tutti i cieli. Anzi la storia antropologica ci dice che si è cominciato a calpestare questo nucleo di saggezza universale proprio perché sospinti dalle illusioni teologiche cioè dalla pretesa che la propria interpretazione del "Mistero" sia quella giusta per imporre o difendere la quale ci si riteneva giustificati a eliminare addirittura l'esistenza del prossimo. Lo sterminio delle popolazioni cananee nell'occupazione della Palestina da parte del popolo Ebreo dopo l'esodo dall'Egitto, la millenaria "guerra santa" dell'islamismo per diffondere la "vera fede" di Allah, le lotte e le persecuzioni per la "fede" compiute dal Cattolicesimo e dalle altre confessioni cristiane, sono la prova della falsità di tali illusioni e che le narrazioni con le quali sì è voluto far risalire a Dio le origini di tali interpretazioni sono inficiate se non di falsità vere e proprie almeno di mitologiche fabulazioni frutto della fantasia umana.
Noi, nutriti di cultura biblica, siamo abituali a denominare tale nucleo di saggezza come "Comandamenti di Dio", quindi come qualcosa di proveniente dal di fuori della nostra esistenza mentre non è altro che un'esigenza dell'esistenza stessa. I teologi stessi, che si muovono entro tale logica, hanno riconosciuto che i cosiddetti "Comandamenti di Dio" non sono altro che "legge naturale" vigente in tutte le culture. Anzi oggi la scienza etologica, cioè lo studio del comportamento degli animali, ci mostra che essa vige anche tra le varie specie viventi e si esprime con la solidarietà tra i vari componenti della stessa specie. È insomma una forza universale che scaturisce dalla stessa esistenza. Nel parallelo che abbiamo riferito tra Gesù e Budda abbiamo visto che è identica la massima che insegnavano due Maestri di vita "fa agli altri ciò che vuoi sia tatto a te", di cui Gesù diceva che è la sostanza di tutta la Legge e dei Profeti e che i filosofi chiamano "regola aurea". Di questa regola è espressione il componimento che troviamo nelle Favole di Fedro, intitolato "Oracolo di Apollo":
Anche Seneca nel libretto La vita felice dice: "La natura mi comanda di essere utile a tutti gli uomini: liberi o schiavi, nobili o plebei, che differenza fa? Dovunque c'è un uomo lì c'è occasione di fare del bene". Come si vede la regola della saggezza dell'Umanesimo Universale non è frutto di una Religione cioè di una interpretazione del "Mistero" in cui l'esistenza umana è avvolta, ma nasce dall'esistenza stessa dell'uomo, anche se poi per rinforzarla viene posta in bocca al proprio Dio. Costituisce l'esistenzialismo stesso.Tuttavia l'umanità non si accontenta della fondamentale verità e saggezza dell'Umanesimo Universale ma va sempre alla ricerca di una risposta alle domande che la stimolano da sempre e alle quali nessuno finora ha saputo o potuto dare una risposta univoca. L'esistenza di ogni uomo è fasciata di Mistero" che si estende alla sua costituzione, alla sua origine e soprattutto alla sua fine. Giovanni Papini, in quel libro che abbiamo ricordato, cioè "Un Uomo Finito", definì se stesso "uno sconosciuto" e questa celebre espressione venne ripresa da Alexis Carrel, che era stato insignito del Premio Nobel proprio nel 1912 per la fisiologia lo stesso anno della pubblicazione del libro di Papini, come titolo per un suo libro altrettanto celebre pubblicato nel 1936 "L'Uomo Questo Sconosciuto". Vuol dire che anche i più colti tra gli uomini non sanno trovare una risposta soddisfacente al grande problema dell'esistenza. Tuttavia ciascuno tenta di dare una risposta cercando di presentarla in modo più o meno logico o razionale che diventa la sua "fede".
Il fatto che di fedi religiose o filosofiche" ce ne sono ancora tante deve diventare la sorgente della seconda regola dell'Umanesimo Universale denominata "tolleranza", il cui più grande assertore è stato Voltaire, che la chiama "primo principio del diritto naturale" nel suo "Dizionario Filosofico" e scrisse un apposito libro intitolato "La tolleranza" nel 1764. Solo la scienza come conoscenza che corrisponde alla realtà ci può dare la "vera fede" cioè la vera certezza, e la scienza può essere acquisita solo in due modi: con l'intuizione sensibile e col metodo scientifico che controlla le speculazioni della Ragione. Fuori della certezza scientifica le altre fedi non sono che opinioni cioè ipotesi, tesi, teorie,che hanno per compagno il dubbio. Però anche il dubbio, come la scienza, può essere sorgente di saggezza, in quanto obbliga alla prudenza e alla tolleranza delle opinioni altrui.Di fronte ai problemi supremi non c'è "scienza" e allora o bisogna tacere su di essi o bisogna assumere l'atteggiamento prudente del dubbio, l'unico veramente intelligente. Specialmente di fronte al problema della morte - che può essere distruzione o trasformazione della struttura esistenziale -nessuno ha una "risposta scientifica" e perciò saggezza vuole che non si prenda posizione per nessuna delle due ipotesi e si lasci la porta aperta a tutt'e due le possibilità e ci si comporti conseguentemente: come è stata possibile questa mia esistenza attuale così è possibile la sua continuazione in altra forma. Questa posizione diventa un rinforzo delle due regole della morale esistenziale, in quanto la "giustizia",oltre avere già nell'attuale corso dell'esistenza una sua intrinseca realizzazione nelle esigenze dell'armonia universale, può avere anche uno sviluppo nell'eventuale corso futuro. Insomma mentre la "scienza" ci fa saggi perché ci permette un atteggiamento e un comportamento adeguato alla "realtà conosciuta", il "dubbio" ci fa saggi perché ci invita ad assumere un atteggiamento e un comportamento adeguato alla "realtà sconosciuta" cioè di prudenza e di timore che ci fa astenere da ogni attività ingiusta.Questa concezione esistenzialista della vita diventa sorgente della forma più tenera, più tenace e più sublime di misticismo. Sappiamo che cosa è il misticismo: una miscela di fede e di amore. Non c'è fede - intesa come convinzione - più tetragona di quella prodotta dalla scienza diretta come non c'e amore più profondo di quello che nasce dai rapporti esistenziali. La "scienza diretta" che nasce dall'intuizione sensibile e i rapporti esistenziali che nascono da esperienze di vita, producono quel "misticismo sublime" che intercorre tra due innamorati, tra madre e figlio e tra amici di gioventù: il biblico"Cantico dei Cantici" è l'espressione letteraria più alta del primo tipo; "Affetti dl una madre" del Giusti è un'espressione notevole del secondo tipo; l'episodio di Eurialo e Niso dell'Eneide di Virgilio è un commovente esempio del terzo tipo. Tale misticismo è prodotto dalla conoscenza personale e la letteratura ne è piena, specialmente nelle composizioni poetiche: è detto più propriamente romanticismo.
Ma c'è un'altra "fede", la "fede culturale", per la quale accettiamo sulla parola o sulla testimonianza del proprio contesto di vita le informazioni non controllate da noi ma da altri. Essa crea il quadro mentale di chi nasce in un determinato gruppo etnico per acculturazione. Di questo patrimonio culturale fa parte anche la "Fede religiosa", che dà la risposta ai grandi problemi dell'esistenza. La storia dell'umanità ci presenta molte "fedi religiose", iniziate da grandi "maestri di vita". Chi non ha una particolare preparazione non può fare un "confronto critico" su tali fedi per conoscere la loro validità: questo è il compito della "Filosofia Critica" la quale deve andare a caccia delle "contraddizioni" contenute nei vari sistemi filosofici e religiosi e delle "smentite" che la Storia ha loro dato, e con questo fa un servizio notevole all'umanità perché la libera dalle catene che tali sistemi le hanno gettate sul collo. I giovani, nella loro tenera età, non hanno altra scelta che seguire la "fede religiosa" dei loro genitori e dei maestri ai quali da essi vengono affidati perché tale trasmissione culturale è giustificata dall'amore dei genitori verso i figli; tuttavia man mano che maturano nel "senso critico" devono acquisire anche i risultati della "Filosofia Critica" specialmente su quello che i suddetti sistemi hanno compiuto contro l'Umanesimo Universale, perché i sistemi filosofici e religiosi devono contribuire a migliorare le condizioni di vita dell'umanità cioè devono essere un sostegno dei valori dell'Umanesimo Universale e non devono aggravare la sua già difficile condizione.
Il semplice Esistenzialismo si ferma alle tre regole che abbiamo sopra enunciate:1) "non fare agli altri quello che non vuoi fatto a te "ovvero" ama il prossimo tuo come te stesso";2) "tollera le opinioni degli altri" circa le questioni metafisiche;3) il mistero insoluto della morte ti trattenga da ogni tentazione di ingiustizia. Una fede culturale religiosa, filosofica, politica - che calpestasse questi principi esistenziali è da rigettarsi.La fede religiosa che si ispira alla pura sorgente del Vangelo - per restringerci al Cristianesimo - al semplice "dubbio" esistenzialista sostituisce la "Rivelazione della Parola di Dio" o "Parola del Signore" circa i grandi problemi supremi la quale non fa che parlare continuamente di "vita eterna", promessa a chi vive oltre che secondo le regole dell'Umanesimo Universale anche secondo altre "regole rivelate". Dunque tale fede è un ulteriore sostegno di tale Umanesimo e chi ne è convinto e la vive ha una ragione in più di essere rispettato: difatti è la fede che ha compiuta la rivoluzione più bella della Storia nei primi secoli della nostra era. Il Cristianesimo trova attestazioni della promessa della "vita eterna" prima nei Libri del Vecchio Testamento e poi in quelli del Nuovo Testamento. Il secondo libro dei Maccabei racconta che la fede nella "vita eterna" fu la forza che sostenne gli Ebrei nella persecuzione scatenata contro di loro dal Re di Siria Antioco Epifane nel 160 a. C. circa, secondo le parole di un'eroica madre che incoraggia i suoi sette figli a sostenere il martirio: "Io non so come voi siate apparsi nel mio seno, perché non vi ho dato io lo spirito e la vita né ho ordinato io gli elementi che compongono il corpo di ognuno. Perciò il Creatore del mondo che plasmò il genere umano e trovò l'origine di ogni cosa, di nuovo renderà a voi con misericordia lo spirito e la vita, poiché ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi" (1). E il libro della "Sapienza", nato nella scuola ebraica d'Alessandria che era una fusione di cultura ebraica ed ellenistica e, da una tradizione riferita da S. Girolamo, attribuito a Filone Alessandrino, contemporaneo di Gesù, dice: "Dio creò l'uomo per l'immortalità e lo creò a immagine della sua propria natura" (2); nel capo successivo aggiunge: "le anime dei giusti giudicheranno il mondo, domineranno i popoli e loro re sarà Dio per tutti i secoli" (3). La fede nella "vita eterna" è il punto fondamentale di tutto il movimento cristiano e dei libri del Nuovo Testamento che la documentano. Anzi essa è la spina dorsale della pedagogia cristiana, la quale alla semplice saggezza esistenzialista dell'Umanesimo Universale, già di per sé sufficiente per vivere onestamente, aggiunge da due mila anni la saggezza biblica del "timore di Dio" secondo l'insistente insegnamento del Libro dei Proverbi che dice proprio così:"Linizio della saggezza è il timore di Dio" (3), ripreso con martellante ritornello dal Libro dell'Ecclesiastico così:
"La saggezza trova principio nel timore di Dio,
Da tenere presente che "Dio" nella Bibbia è "Jahvè" cioè il Dio nazionale ebreo al quale era attribuita la liberazione dalla schiavitù egiziana e tutto il complesso della legislazione mosaica. Se a questa figura terribile di cui bisogna aver timore come "giustiziere" si aggiunge la figura sublime di Gesù, che è "Dio che salva" e si sacrifica per gli uomini, e si aggiunge l'esempio dei suoi discepoli che sanno morire per poter entrare nel regno dei Cieli, noi abbiamo scoperto la sorgente di quel potente misticismo che ha animato una schiera innumerevole di Santi, così decisi nel portare aiuto all'umanità nei mali che la opprimono e nel promuovere iniziative formidabili per migliorare la sua condizione, affrontando una vita di rinunce, di sofferenze e di martirio.
Aveva ragione Einstein quando diceva che la "fede" è un motore formidabile. Però aveva ragione anche quando aggiungeva che è una cattiva consigliera: difatti la fede di qualunque tipo - religiosa, filosofica o politica - si è rivelata sempre sorgente di intransigenza e di intolleranza nella difesa della propria "ortodossia", generando lotte violente, persecuzioni e guerre per la soppressione dei miscredenti, dei dissenzienti e degli oppositori, calpestando le tre regole dell'Umanesimo Universale. Nel caso del Cristianesimo questa faccenda si fa ancora più seria perché tale comportamento è diametralmente opposto all'insegnamento di Gesù "amate i vostri avversari e pregate per loro"' e perché annulla o smentisce l'assicurazione che a guidare i suoi discepoli sarebbe stato a capo lui stesso secondo le sue parole "Io sarò sempre con voi". Questa è l'altra faccia della storia cristiana, che ha dato vita alla "cultura laica" detta anche 'Laicismo', che non è altro che "Esistenzialismo", perché negando valore ad ogni fede religiosa o politica che calpesta i valori dell'Umanesimo Universale, se ne ritorna alla saggezza del "dubbio" e si accontenta della limitata conoscenza della "scienza" guardando però con rispetto al "Mistero" davanti al quale si trova.
Come si vede la saggezza laica del dubbio e della limitatezza della scienza è ben diversa dall' "insipienza atea", la quale proprio con la stessa intolleranza delle fedi religiose ha tentato di imporre con sistemi atroci la propria soluzione negativa dei problemi dell'esistenza.Le fedi religiose ritengono di avere il monopolio della saggezza, la quale invece ha il suo vero perno nell'Umanesimo Universale. Troppe persone religiose insieme con Kant ritengono che venuta meno la fede religiosa venga anche meno il fondamento dell'onestà della vita, e nell' 'ateismo' confondono anche la 'posizione agnostica di chi si dichiara impotente a dare l'ultima risposta al problema dell'esistenza, negando validità a quelle date dalle fedi religiose tradizionali. Occorre mettere in evidenza che il vero fondamento dell'onesta e cioè della saggezza è l'Umanesimo Universale che ha il suo fondamento sull'esistenza dell'uomo che resta un punto fermo assoluto della morale anche se non si possiede la soluzione del "Mistero dell'Essere". Bisogna rendere consapevoli i giovani che, man mano che col senso critico si liberano delle fedi religiose apprese per "imprinting culturale", trovino nellUmanesimo Universale la base del loro edificio morale interiore che giustifica la pratica della virtù, evitando cosi di cadere nel "nichilismo" che fa calpestare la loro vita e quella altrui.________________1-II Maccabei 7, 222-Sapienza-2, 223-Sapienza 31, 84-roverbi 1,75-Ecclesiastico 12-16 |
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