RELIGIOSITÀ METAFISICA
eRELIGIOSITÀ SCIENTIFICA
Le Religioni Storiche sono nate dal cuore umano non come espressione di "solidarietà" ma come espressione di "paura"che l'uomo provava di fronte al mistero della Natura e dei suoi fenomeni che ha sempre tentato di piegare a suo vantaggio "sacrificando" - cioè distruggendo - quanto aveva di più caro, quali erano i mezzi che servivano a mantenere la propria vita: gli animali domestici, i frutti dei campi e addirittura i propri simili e i propri figli. Anche la preghiera con le sue formule e i suoi riti non era che uno strumento per cercare di piegare la natura ai propri desideri e ai propri bisogni.
Gli uomini primitivi erano atterriti dalle loro inevitabili superstizioni sulla natura del mondo e noi oggi ci meravigliamo leggendo le loro testimonianze letterarie che parlano di "ecatombi"di animali nelle minute prescrizioni dei riti religiosi: in questo la Bibbia, che ha il merito di contenere una concezione un po' più elevata della Divinità, è uguale a tutte le altre letterature. Ma tutti i sacrifici e tutte le preghiere non hanno affatto cambiato il corso della storia umana impastata di illusioni e di tragedie.
Per sradicare il "terrore" degli dèi, già negli anni 50 a. C. gli scrittori latini Cicerone, Varrone e Lucrezio, tra loro amici, sembra che abbiano creato un club letterario per fare opera di 'illuminismo' ante litteram con i loro libri in modo da diffondere la concezione che solo i delinquenti, cioè coloro che calpestano i valori dell'Umanesimo Universale, che sono la solidarietà, la verità, la libertà e la giustizia, devono avere paura, mentre gli uomini onesti non hanno niente da temere da Chi produce la vita nel mondo, il quale non ha bisogno né di sacrifici né di preghiere per fare del bene all'umanità.
La concezione del "sacrificio", cioè la distruzione di qualche cosa cara per ottenere dalla divinità il suo favore o il suo perdono, dall'Ebraismo è passato nel Cristianesimo, sua derivazione, la cui teologia fin dall'inizio ha interpretato la personalità di Gesù in chiave sacrificale, fino a concepirla "teandrica" cioè composta di due nature, umana e divina: in questa duplice natura Gesù avrebbe avuto la possibilità di soddisfare adeguatamente col sacrificio della sua vita umana sulla Croce - rinnovato dalla Messa - la collera della giustizia di Dio verso le trasgressioni delle sue leggi compiute dall'umanità. Il presupposto è sempre la concezione di una divinità adirata e, per spiegare il tutto, l'esistenza di esseri malvagi chiamati demoni, che, per invidia, causano tutti i guai umani. I sacrifici e le preghiere dunque sono necessarie e utili per placare l'ira divina e per esorcizzare la malevolenza diabolica.
La grossolana paura di Dio e dei demoni è presente in tutte le religioni antiche ed è un elemento essenziale della religione ebraica, ben documentato nella Bibbia del Vecchio Testamento, nel quale troviamo inculcato come un ritornello al popolo Ebreo che l'inizio e il coronamento della sapienza sta nel "timore di Jahvè", il "Dio vero": da lui infatti era stato liberato dalla schiavitù egiziana e di fronte a lui tutti gli altri dèi erano soltanto bambocci. La paura è un elemento dello schema mentale comune a tutti i popoli primitivi; che interpretano fantasticamente gli avvenimenti umani con l'intervento di un Essere o di più Esseri che vantavano i propri diritti sul mondo e sull'umanità, e punivano gli errori, le deviazioni e le infedeltà al proprio culto con disastri naturali, guerre, pestilenze, malattie e disgrazie di ogni genere. Tale concezione teologica fantastica è stata un'altra sorgente di crudeltà umana e unita alla concezione del "connubio" o "alleanza" tra il popolo Ebreo e il suo Dio è la vera responsabile della interpretazione come "castighi di Dio", per le infedeltà al suo culto, commesse anche da pochi individui, di tutte le oppressioni subite da tale popolo. E una concezione di un "Dio nazista" che fa pagare a tutta l'umanità lo sbaglio dei suoi progenitori, a tutto Israele lo sbaglio di qualche israelita e ai discendenti fino alla sesta generazione lo sbaglio dei padri. Con tale mentalità si comprende che gli scrittori biblici ripetessero continuamente che l' "inizio della saggezza è il timore di Dio"!
Abbiamo già detto che il II libro di Samuele al capo 7 contiene la solenne promessa di Jahvè a Davide fondatore del Regno di Israele, che se i suoi successori avessero commesso "iniquità", cioè infedeltà, avrebbero avuto tutti i castighi" meno quello dello sradicamento della dinastia:invece vediamo la fine di tale dinastia già nel VII secolo a. C. per le invasioni degli Assiri e dei Babilonesi, avvenute secondo gli scrittori biblici "per vendetta di Jahvè". Ma la sua vera colpa il popolo Ebreo l' ha perpetrata, come leggiamo nel Libro di Giosuè, all'inizio del suo insediamento nella cosiddetta Terra Promessa quando, con metodi totalitari e razzisti, ispirati da una teologia barbara, sterminò 31 città cananee perché votate dai suoi capi all' "anatema" cioè alla distruzione per "maledizione religiosa", bruciando tutto e trucidando non solo i re e gli uomini idonei alla guerra ma anche i vecchi, le donne, i bambini e perfino gli animali domestici. Tale efferatezza deve avere convinto i popoli vicini di avere a che fare con un invasore abominevole per la sua religione e perciò doveva essere eliminato dalla faccia della terra. Ma i suoi teologi non hanno trovato niente di meglio per spiegare le invasioni e i disastri ricorrenti che attribuire tutto alle infedeltà di qualcuno al culto di Jahvè, il quale avrebbe scatenate le invasioni per gelosia e vendetta. Tutto il Libro di Giosuè è redatto secondo tale tesi teologica. Ma tale tesi o concezione non appartiene solo agli scrittori biblici ma è comune a tutti i popoli antichi. S. Agostino nel capo 7 del Libro 110 delle Confessioni (1) per legittimarla, insieme alle efferatezze compiute dal popolo ebreo nel suo insediamento in Palestina e alle scostumatezze dei suoi patriarchi, ricorre alla "superiore giustizia di Dio". Ma noi ci vediamo una vera e propria contraddizione alla concezione di Dio proprio secondo il principio epistemologico enunciato così chiaramente al capo 18 dell'altro libro biblico, il Deuteronomio: "Se un profeta parla a nome di Jahvè e la sua parola non si avvera vuoI dire che quella parola non è stata detta da Jahvè" (2). Lo sradicamento del regno di Davide non è un castigo di Javhè ma una "smentita" della Storia a una illusione dei Teologi che hanno scritto i libri della Bibbia e che avevano fatto credere che il loro Dio avesse destinato la Palestina al popolo ebreo.
Nella religione Cristiana la paura di Dio agisce in maniera più sottile sotto forma di "salvezza dell'anima", la quale sarebbe pregiudicata non solo dal calpestamento dei diritti umani del prossimo ma anche dal "rifiuto di credere" a una "Parola di Dio" annunziata senza prove. I discepoli di Gesù annunziavano continuamente questa minaccia "chi non mi confesserà davanti agli uomini non sarà riconosciuto neppure da me davanti al Padre mio quando verrò nel mio regno" e "chi crede si salverà, chi non crede sarà condannato". La fede dunque è il segno discriminatorio quasi manicheo tra buoni e cattivi: uno crede perché è buono e "predestinato" secondo S. Paolo e un altro non crede perché è malvagio secondo S. Giovanni.
Significativo notare che lo stesso atteggiamento discriminatorio sia comunque compagno di ogni "annunzio" - traduzione corrente del termine "Vangelo" - di chiunque pretende credibilità a nome di Dio: un castigo più o meno imminente attenderebbe chi si rifiuta di credere all'annunziatore. La sciagura è il deterrente con cui si vuole piegare la resistenza non solo dei peccatori ma anche di chi in nome dell'intelligenza non riesce ad accettare "annunzi" non sostenuti da "prove" controllabili. Così Luca riferisce la mutezza con cui fu colpito il sacerdote ebreo Zaccaria per avere tentennato all'annunzio di un angelo che nonostante la tarda età di sua moglie Elisabetta avrebbe avuto un figlio che avrebbe dovuto chiamare Giovanni (3);Maria è "fortunata" per avere creduto all'annunzio dell'angelo Gabriele che avrebbe avuto un figlio eccezionale, il Messia, nonostante la sua verginità (4); chi si rifiuterà di credere all'annunzio dell'imminente Messia - grida Giovanni Battista sulle rive del Giordano - sarà divorato dal "fuoco inestinguibile" (5); Gesù chiama "razza di vipere" i responsabili della nazione che si rifiutano di credere al suo annunzio di essere il Messia senza che fornisca loro una "prova del cielo" e minaccia che ricadrà su di essi "tutto il sangue innocente sparso sulla terra dal tempo di Abele" e vuole che anche i suoi discepoli maledicano i paesi e le città che non credono al loro annunzio, garantendo che nel "giorno del giudizio" avranno una sorte peggiore di quella di Sodoma e Gomorra (6); Pietro evoca lo "sterminio" che colpirà quella generazione "perversa" se non crederà nella venuta del "profeta" già annunziato da Dio a Mosè (7); anche Maometto per fare accettare il suo "annunzio" minaccia "il fuoco preparato per i miscredenti" e dà inizio alla "guerra santa" (8); chi ha avuto in passato qualche lettera della "catena di S. Antonio sa quali minacce di disgrazie contengono per chi non credesse ai suoi annunzi e non eseguisse le sue ingiunzioni; oggi sappiamo tutti che l'arma persuasiva dei Testimoni di Geova è la minaccia del tremendo castigo di una fine del mondo imminente, che sarà terribile per tutti i miscredenti.
Il fideista, per difendere la giustezza della sua fede ingannando se stesso e gli altri, si rifugia volentieri nell'insegnamento della favola del barcaiolo che traghetta lo scienziato. "Hai perduto metà della tua vita" dice lo scienziato al barcaiolo che non conosce quanto lui sa; "Hai perduto tutta la tua vita" grida il barcaiolo allo scienziato quando viene a sapere che non sa nuotare mentre è imminente il naufragio. L'applicazione del saggio insegnamento di questa favola per indurre a credere in una fede metafisica è da sprovveduti: la favola vuole mettere in evidenza che occorre conoscere e saper fare prima ciò che è necessario per salvare la propria vita e poi tutto il resto; trasferire con metodo analogico agli incerti anzi errati valori di una fede dimostrata falsa dal setaccio critico è stoltezza: ricordiamo che la saggezza consiste in un atteggiamento e un comportamento adeguato alla realtà favorevole alla propria vita: qui la realtà proprio non risulta anzi risulta falsa perché la fede che la rappresenta è smentita. Tale procedimento è il metodo della superstizione, che si fonda sulla paura e sull'ignoranza. ~ il fondamento di tutta la religiosità metafisica e chi vive secondo tale religiosità perde proprio la metà della sua vita.
Il misticismo si rifugia volentieri anche nel terrorismo e in questa sua tendenza troviamo la chiave per comprendere i suoi misteri e anche le "pie menzogne" con le quali a "scopo di bene" si inventano episodi e miracoli per indurre alla "conversione". Anche le atrocità della "Santa Inquisizione" sono state compiute a scopo di bene o per "la salvezza delle anime", ma ciò non toglie che siano state una deviazione dalla bontà cristiana e un colossale errore. Questa radice terroristica del misticismo, che insieme all'amore ne costituirebbe una delle sue facce, è stata la molla che ha stimolato alla "perseveranza" nella "fede" credenti e dubitanti. E stata l'arma del Cristianesimo Teologico che l' ha utilizzata per sostenere e difendere una fede che già si raccomandava da sé per il suo volto delineato dai valori più umani che siano mai stati predicati, ma è stata un'arma a doppio taglio, anzi un vero boomerang, che si è rivolta a suo danno e rovina perché ha trascinato la teologia a calpestare il volto umano del Vangelo, distruggendo cosi la "prova" su cui aveva fatto presa nei primi secoli.
La fede senza prove è l'elemento che anima non solo i martiri cristiani ma anche i martiri maccabei ebrei, i martiri giapponesi denominati "kamikaze", i martiri islamici che sono i "terroristi suicidi" e i martiri buddisti che si autobruciano. E la forza esplosiva del misticismo, per cui Einstein era solito dire che tale tipo di fede è una buona forza motrice ma un cattivo timoniere.
La teologia cristiana vorrebbe farci accettare una concezione di Dio contraddittoria: il Dio biblico promette il possesso eterno della Palestina alla discendenza di Abramo e poi questa discendenza viene sradicata dalla sua terra e tuttora costituisce un problema per tutta l'umanità; promette un regno eterno al Re Davide e poi tale regno viene presto schiacciato dagli imperi circostanti; si presenta al suo popolo sotto forma di Messia nell'umanità di Gesù di Nazareth ed è incapace di farsi riconoscere dai suoi Dirigenti mentre a Saulo si sarebbe "imposto" con le celebri parole "ti è duro ricalcitrare contro il mio pungolo"; promette ai suoi inviati e rappresentanti un'assistenza eterna con la costante presenza in mezzo a loro e poi li abbandona a un comportamento opposto a quello loro programmato. come Messia o Cristo o Logos o Verbo Incarnato si identifica con i suoi rappresentanti e per tenerli sulla "diritta via" non agisce su di loro illu minandoli con la sua luce e sostenendoli con la sua forza ma aspetta che siano altri che li richiamino in maniera anche rivoluzionaria mettendosi molte volte nel pericolo di rimetterci la pelle. I teologi qui direbbero che non è lecito "criticare" i "disegni di Dio": giusto, ma noi non critichiamo i disegni di Dio ma la concezione che i teologi si sono fatta di Dio, i quali accusano di ateismo chi non accetta tale loro concezione. Il loro Dio avrebbe il potere di cambiare le menti e i cuori ma per farlo maneggia gli avvenimenti del mondo in maniera così brutale, che noi non possiamo fare a meno di pensare e di dire e di scrivere che anche se in qualche modo un po' più elevato non si comporta diversamente da quello che fanno gli dèi omerici e in genere quelli delle religioni cosiddette pagane. Il Dio dei Teologi, cioè il Dio biblico, viene definito "Dio-realtà" o Jahvè ma si manifesta nella "Parola biblica" e nella Storia umana in una maniera così ambigua che ciascuno la interpreta alla sua maniera.
Purtroppo dobbiamo constatare che i popoli sono vittime delle ideologie dei loro capi, il cui misticismo persegue le utopie della fantasia e con esse crea anche catene per l'umanità.
Tutto questo è comprensibile pensando che l'umanità solo con molta difficoltà è riuscita a decifrare l'uso della propria mente, in un primo tempo affidandosi ingenuamente alla propria fantasia nella ricerca della spiegazione dei fatti del mondo misterioso in cui vive creando immagini "analoghe" a quelle che apprende per la via dei sensi. Dovranno passare millenni di deliri e di tragedie prima che nella sua storia appaia un Galileo che anche col rischio della sua vita insegni all'umanità a usare la propria mente perfezionando il metodo per raggiungere una realtà non raggiungibile dai sensi aggiungendo una terza fase, la sperimentazione, per controllare le ipotesi, le tesi e le teorie che attraverso l'induzione e l'analogia la ragione prima riteneva "verità dimostrata".
Noi oggi, che conosciamo meglio il mondo in ogni direzione, anche se non abbiamo risolto totalmente il mistero in cui siamo avv, non abbiamo bisogno delle concezioni brutali delle vecchie religioni. Per noi la Religione consiste in una concezione e in un sentimento di "solidarietà universale" verso tutta la realtà perché sappiamo che la realtà è un "unità" che vive intimamente di intelligenza e di amore" e l'umanità soltanto stabilendo un rapporto di solidarietà con se stessa e con tutto il Cosmo può vivere serenamente in questo paradiso terrestre che è il nostro pianeta.E la "religione cosmica che insegna Einstein nel libro "Come vedo il mondo": "La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. È il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell'arte e della scienza pura. Chi non è in grado di provare più né stupore né sorpresa è per così dire morto: i suoi occhi sono spenti. L'impressione del mistero, sia pure misto a timore, ha suscitato tra l'altro la religione. Sapere che esiste qualcosa di impenetrabile, conoscere le manifestazioni dell'intelletto più profondo e della bellezza più luminosa, che sono accessibili alla nostra ragione solo nelle forme più primitive, questa conoscenza e questo sentimento, ecco la vera devozione: in questo senso e soltanto in questo senso io sono tra gli uomini più profondamente religiosi"
Perciò c'è ancora molto da rettificare nelle impostazioni che presentano ancora tutte le Religioni attuali, proprio perché provengono dalla remota antichità. Nel mio libro "La rivoluznne dell'Intelligenza" che ho pubblicato nel 1988 col simbolico nome letterario di "Voltaire II", perché volevo rendere onore a Voltaire il quale era stato il primo a mettere in evidenza che il calpestamento dei fondamentali valori umani era una chiara dimostrazione della falsità delle religioni che lo praticavano, mi sembra di avere messo a punto lo strumento epistemologico da applicare alle teologie fondamentali delle varie Religioni per potersi liberare degli elementi dogmatici che tuttora tengono l'umanità incatenata a impostazioni umilianti, oppressive e pericolose per la sua pace. Come risultato della mia ricerca, tra l'altro, proponevo anche che tutte le Religioni si sforzino nello sviluppare quanto è stato iniziato con Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 per arrivare a un "Contratto Sociale" col quale si addivenga a rinunciare a tutti gli assurdi dogmi che hanno indotto le generazioni passate a combattersi vicendevolmente per affermare l' "ortodossia" della propria fede, e a trasformarsi in "scuole di solidarietà o di bontà" nella prospettiva del "Mistero" in cui è avvolta la nostra esistenza e di cui nessuna religione possiede il segreto. Possiamo dirci felici che tale via sia stata continuata in successivi incontri a Giacarta nel 1989 e di nuovo ad Assisi nel 1993 e affiancate dal movimento ecumenico intrapreso dal teologo Hans Küng tra tutte le Religioni. Ho proposto anche di dare un volto al Mistero chiamandolo col nome di"'Noosfera", cioè "Sfera Pensante", perché tutte le manifestazini dell' 'Essere' mostrano chiaramente che la sua intima natura è costituita di intelligenza, in quanto opera con armonia, con simmetria, con proporzione, con solidarietà e con unità. Netta stessa vita naturale della Noosfera trova correzione e punizione ogni errore di qualunque natura, anche morale, comunemente chiamato 'peccato', e soddisfazione l'umana esigenza di "giustizia" che ha fatto fantasticare su un carcere particolare che è stato chiamato 'inferno': ogni errore in fondo non è che un' "ingiustizia" cioè una mancanza di adeguamento all'armonia e alla solidarietà di tutto l 'Essere.
Nel frattempo che tali prospettive arrivino, con la inevitabile lentezza propria di ogni evoluzione, a produrre la trasformazione necessaria, occorre tenere presente quanto dice giustamente il grande Voltaire all'inizio del capo 20 del suo 'Trattato della tolleranza"':
"È tale la debolezza del genere umano, tale la sua perversità, che è meglio per lui, senza dubbio, essere in preda a tutte le superstizioni possibili purché non siano fonte di delitti, anziché vivere senza religione. L'uomo ha sempre bisogno di un freno; e per quanto fosse ridicolo sacrificare ai fauni, ai silvani, alle naiadi, era molto più ragionevole e più utile adorare queste immagini fantastiche della divinità, anziché abbandonarsi all'ateismo. Un ateo ragionatore, violento e potente sarebbe un flagello altrettanto funesto quanto un superstizioso sanguinario... Dappertutto dove esiste una società, una religione è necessaria: le leggi vegliano sui delitti conosciuti, la religione sui delitti segreti" (1). La spietatezza degli "atei ragionatori, violenti e potenti" è stata messa in atto su vasta scala nel nostro secolo e dobbiamo fare di tutto perché questo non si ripeta. E perché non si ripeta dobbiamo sforzarci di adeguare le concezioni religiose secondo la religione cosmica di cui Einstein ci ha dato grande esempio. |
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