IL MISTICISMO SORGENTE DI TRAGICHE ILLUSIONI

 

Nell'analisi che finora abbiamo fatta ci siamo riferiti diverse volte al misticismo come sorgente di illusioni, dalla quale scaturiscono tutti quei filoni culturali che in passato hanno devastato e tuttora irretiscono l'umanità. Mi sembra pertanto necessario farne un discorso epistemologicamente adeguato perché se ne diffonda la giusta valutazione.

La conoscenza, la cui radice abbiamo individuata nella sensibilità dell'essere che permette la comunicazione amorosa di un centro della realtà con tutto il resto e che può strutturarsi in varie forme, nel centro umano è caratterizzata dalla produzione di un effetto dal triplice aspetto: aspetto rap presentativo, costituito da immagini, che possono essere più o meno vere o corrispondenti alla porzione di realtà con cui cerca di comunicare; aspetto affettivo, costituito dalla qualità della conoscenza che fa vibrare "gradevolmente o sgradevolmente" il centro conoscente da cui si sviluppa l'attrazione, che chiamiamo amore, o la repulsione, che chiamiamo odio; aspetto dogmatico, costituito dalla valutazione dell'aspetto rappresentativo come corrispondente alla realtà da cui si e incatenati" o "convinti" da non poterne sfuggire: è la 'certezza" o la "fede", cioè una 'visione interiore" che costringe a dire "si, è cosi" e a comportarsi adeguatamente ad essa. Quest'ultimo aspetto può generare il dogmatismo, che è l'atteggiamento mentale che crede fermamente alle proprie valutazioni però l'elemento affettivo, proveniente da motivi esterni - come l'imprinting culturale e i propri interessi - a quelli rappresentativi o argomentativi, fa rifiutare di discuterle e di prendere in considerazione le argomentazioni che le demoliscono.

Il dogmatismo diventa misticismo quando alla fede si aggiunge l'amore: sicché il misticismo si può definire "una miscela di fede e di amore". Il motivo dell'adesione a una impostazione conoscitiva e operativa sta o sull'autorità dì Dio che si ritiene parli direttamente o indirettamente alla coscienza, o su quella di un personaggio umano di cui ci si fida.

Sicché il misticismo possiamo definirlo anche "una pretesa di raggiungere la verità-realtà attraverso l'amore". La scuola mistica cristiana medievale ha coniato questo tipico aforisma: "amor magis cognitivus quam cognitio" (l'amore è più cognitivo della cognizione intellettiva).

L'amore è un'energia attrattiva che viene generata automaticamente quando la conoscenza ci presenta un aspetto della realtà che armonizza con la nostra struttura individuale, mentre quando viene presentato un aspetto dissonante viene generata la repulsione o l'odio: tuttavia l'amore, che di per sé è una forza di valenza positiva, può diventare dì valenza negativa se l'elemento rappresentativo è illusorio. Cioè il misticismo diventa pericoloso se la fede da cui è sostenuto è sbagliata. Tutto dipende dunque da questo elemento, che nel misticismo diventa l'elemento qualificante. Anche l' "amore" diventa qualificante ma in un secondo tempo, quando raggiunge un'alta temperatura emotiva.

 

Per fede intendiamo una convinzione o una certezza che "presume" di essere nella verità, cioè di avere raggiunta la "realtà". Abbiamo detto "presume" perché purtroppo la condizione umana è tale che la nostra mente può raggiungere la verità, cioè la realtà, ma troppe volte cade nell’illusione.Cioè per il fatto che la nostra mente 'crede' in una conoscenza non è detto che tale conoscenza sia vera. I criteri con cui possiamo controllare di avere raggiunta la 'verità-conoscitiva' li abbiamo già esposti: li riassumiamo perché è necessario averli sempre presenti. Sono: l'intuizione sensibile; il metodo scientifico nelle sue tre fasi; la falsificazione o smentita dei fatti alle ipotesi o tesi o teorie; la contraddizione logica; il criterio assiologico. Sarebbe stato auspicabile che tra tali criteri si potesse porre anche la 'Parola di Dio' per la quale soltanto si avrebbe quella fede che, secondo l'autore dell'Epistola agli Ebrei, "è il fondamento di ciò che si spera e la dimostrazione di ciò che non si vede"(1). Solo la presenza di tale criterio avrebbe dato valore epistemologicamente positivo all'espressione messa in bocca a Gesù nell'episodio di S.Tommaso."Beati coloro che credono senza vedere".Ma non avendo tale criterio nessuna legittimazione scientifica - come abbiamo esaminato -dobbiamo proprio dare ragione a Nietzsche quando se la prende con i "grandi visionari e prodigiosi animali" che sono quei filosofi che assumono "i bei sentimenti come argomentazioni e la convinzione come criterio di verità" e quando in particolare se la prende con Kant che a tale scopo ha inventata una 'ragione speciale', cioè la "Ragione Pratica" (3). Tra tali 'animali prodigiosi' possiamo collocare quei teologi che affermano che la 'fede' in senso religioso non può dipendere dalla Storia ma unicamente dalla 'Parola di Dio' (4). Ci domandiamo come sia possibile riconoscere l'esistenza della 'Parola di Dio' senza Storia: si dovrebbe ammettere come 'Parola di Dio' non la comunicazione fatta da Dio all'umanità attraverso qualche personaggio da lui accreditato, il quale a sua volta l'avrebbe affidata a dei suoi 'incaricati' mediante l'insegnamento orale o scritto cui il resto dell'umanità deve credere perché riconoscibili da 'segni univoci ' della loro missione divina, ma si dovrebbe ammettere una comunicazione divina fatta ad ogni persona, cioè si dovrebbe riconoscere la "coscienza" di ciascuno come "voce di Dio". Però che la coscienza sia "voce di Dio" è proprio da dimostrare e non so proprio come si possa; gli Apostoli Pietro e Giovanni al divieto del Sinedrio risposero che non potevano obbedire perché dovevano obbedire prima a Dio (5), che secondo loro si manifestava nella loro coscienza, ma purtroppo abbiamo visto che quanto hanno propagato non era 'Parola di Dio" ma una loro illusione.

 

Sul termine e sul valore "fede" dunque occorre fare chiarezza perché c'è molta confusione nella cultura. S. Agostino è il massimo responsabile di tale confusione perché col suo peso culturale ha accreditato questa banale concezione della fede contenuta al capo 11 del suo libretto "L'uti1ità di credere": "ciò che comprendiamo si deve alla ragione, quello che crediamo all'autorità'. Sembra che tale concezione gli provenga dagli scrittori cristiani precedenti, difatti sulla stessa linea troviamo il paradossale detto di Tertulliano 'lo credo perché è assurdo", cioè perché non è un risultato della mia mente ma è garantito da uno che ne sa più di me. Già precedentemente Celso nel Discorso vero rimproverava ai cristiani queste loro caratteristiche espressioni: "credi se vuoi essere salvato", "credi, e sarai felice tu e la tua casa" e "sarai punito, se non credi.".

 

Abbiamo visto che la fede è frutto della conoscenza per se stessa quando la nostra mente raggiunge la realtà. Siccome però l'uomo è un essere culturale, cioè che vive di conoscenze acquisite non solo con l'esercizio personale dei suoi mezzi conoscitivi ma anche attraverso l'apprendimento di quelle prodotte da altri, perciò possiamo distinguere due tipi di fede: fede individuale e fede culturale.

 

 

 

La fede individuale si può distinguere in fede diretta e fede indiretta: è diretta se la conoscenza è acquisita attraverso l'intuizione sensibile e indiretta se acquisita attraverso il processo razionale induttivo-deduttivo, che deve però essere convalidato dalla sperimentazione se pretende di avere raggiunto una 'verità-realtà' di natura metafisica. E’ ‘negativa' quando la proposizione afferma di non corrispondere alla realtà; è 'positiva' quando afferma di corrispondere alla realtà. L'adesione a ogni tipo di fede individuale va sempre professata con cautela sia perché siamo soggetti a errori nell'esercizio dei nostri mezzi conoscitivi (prima di cambiare però dobbiamo aspettare che o per conto nostro o con l'aiuto di qualcuno rileviamo l'errore) sia perché ‘ogni scienza acquisita' esige continui ‘aggiustamenti' in quanto ogni verità parziale scientifica fa parte di un tutto e ogni elemento conoscitivo nuovo dà nuova luce a quelli acquisiti precedentemente.

La fede culturale è quella acquisita attraverso l'apprendimento di una conoscenza prodotta dagli altri e trasmessa a noi attraverso il linguaggio parlato o scritto. Da quando l'umanità ha creato il 'segno convenzionale’ dal quale sono nate tutte le lingue e i dialetti passati e attuali che sono vere biblioteche della conoscenza umana, è diventata una necessità credere l'un l'altro: perciò la bugia, l'inganno, la millanteria, la mitomania, l'allucinazione e l'illusione sono condannate da tutti mentre è da tutti approvata la veracità e la perizia. Tuttavia dobbiamo ricordarci che anche i veraci e gli esperti sono soggetti ad errori e a illusioni e perciò, nelle cose importanti, dobbiamo controllare le loro affermazioni e non credere 'sulla parola' ma esigere il modo di poter controllare le loro affermazioni. E un 'esperto vero' sa indicare sempre il modo con cui poter controllare le proprie affermazioni.

 

Questo controllo è necessario perché la 'fede culturale’ ha il suo punto debole come la "fede individuale indiretta o razionale": la fede individuale razionale poggia sull' "induzione-deduzione" e la fede culturale poggia sulla "fonte" di trasmissione che molto spesso è fornita di "potere" e perciò diventa "autorità". Tali appoggi possono avere un "crac" nel punto immediato o in quello mediato che dovrebbe fornire loro la validità, perché la premessa di partenza o la "fonte" possono essere fallaci. Perciò almeno nelle cose importanti dobbiamo applicare il controllo, come ci ha insegnato Galileo.

 

L'umanità è nata quando un gruppo di antropoidi ha cominciato a usare "segni convenzionali" per trasmettersi informazioni dando inizio alla fede culturale, che da allora ha cominciato a diventare il pilastro della vita sociale umana. Anche le fedi religiose o teologiche non sono che fedi culturali: poggiano sull'autorità morale degli esperti culturali che sono i capi religiosi o "preti", i quali non sono che gli operatori della dottrina di altri esperti che sono i teologi, che a loro volta indicano altri personaggi come "profeti o voce di Dio": questi sono per gli Ebrei Mosé e i Profeti Biblici; per i Cristiani Gesù e gli Apostoli; per i Mussulmani Maometto; per i Buddisti Budda; per gli Induisti Krishna ecc. Il fatto che la fede culturale fa che in ambiente cristiano i giovani siano cristiani, in ambiente mussulmano siano mussulmani, in ambiente buddista siano buddisti ecc. o in campo politico che in ambiente liberale siano liberali, in ambiente fascista siano fascisti, in ambiente comunista siano comunisti ecc. ci deve far capire che la loro fede culturale è frutto del gruppo di appartenenza: nel gruppo la maggioranza diventa un criterio di "ortodossia" cioè di "retto pensare" e il povero individuo che ne dissente è ritenuto quasi un pazzo, con la solita argomentazione "chi pretendi di essere?, tutti gli altri saranno cretini!". Certamente quattr'occhi vedono meglio di due quando si tratta delle vie dell'intuizione sensibile o dei controlli della sperimentazione scientifica ma uando si tratta di "fatti" o di "valutazioni" non controllabili allora bisogna tenere sempre presente che la maggioranza vale solo per prendere una decisione democratica non per stabilire una verità. Quando si tratta di fede culturale e in particolare di conoscenza basata su valutazioni di generazioni precedenti e solo per questo motivo accettate dalle generazioni attuali, allora la maggioranza non ha nessun valore. Tuttavia chi ha motivi di dissentire deve farlo col dovuto rispetto della fede culturale di un popolo, altrimenti succede quello che Goethe fa dire a Faust all'inizio del suo capolavoro: "I pochi che davvero seppero qualche cosa, che furono abbastanza pazzi da prodigare il loro cuore da rivelare al popolo il loro sentimento e le loro opinioni, furono crocifissi o arsi sul rogo".

 

 

La fede e la cultura sono in stretto rapporto: la cultura in cui si nasce e si cresce genera fede nei giovani e la fede a sua volta produce altra cultura. C'è una specie di interdipendenza culturale simile all' "inprinting etologico" e alla "tossicodipendenza". L'acculturazione é l'operazione alla quale nessun essere umano può sfuggire, per cui ogni bambino, ogni fanciullo, ogni giovane viene stampato nella sua coscienza nel modo di pensare come nel modo di esprimersi e di comportarsi secondo il gruppo in mezzo a cui nasce e cresce e di cui necessariamente subisce lo "stampo". Se poi a tale "stampo", opera "quasi naturale" del proprio filone culturale, si aggiunge una positiva trasmissione ideologica, si può parlare di vera e propria "generazione culturale" che avviene attraverso l'addottrinamento e la direzione spirituale: se vi si aggiunge la "censura" si realizza una vera "violenza culturale" uguale alla violenza culturale denominata "lavaggio del cervello" col quale si cerca di decondizionare da un precedente stampo culturale. Voltaire aveva individuato tutto questo quando scrisse nel suo Dizionario Filosofico: "Se il vostro precettore viene a scolpire bene nel vostro cervello quello che la vostra nutrice vi ha impresso, voi ne avete per tutta la vita" (6).

 

Ormai la sperimentazione storica dovrebbe averci fatto acquisire questa "verità-saggezza" riguardo all'attività educativa: i giovani devono avere nell'educatore una guida per la conservazione e lo sviluppo della propria vita biologica o fisica e nell'acquisizione delle "verità scientifiche" controllate e controllabili; non devono essere "prede" nel trasmettere loro il cosiddetto "patrimonio culturale" costituito dalle fedi, dalle tradizioni e dalle teorie di ogni tipo.

La fede culturale quindi comporta un grosso guaio nel fatto che la competenza e quindi l'autorità di una persona accredita le sue convinzioni non controllate e le sue opinioni anche in campi in cui non è competente. È risaputo che il prestigio di cui godono gli scienziati viene utilizzato dalle varie religioni e dalle varie ideologie politiche alle quali essi aderiscono, come la bontà dei santi accredita la fede religiosa da loro professata. Né il prestigio degli scienziati né la bontà dei santi possono essere criterio di verità di una fede culturale ma solo i criteri del setaccio critico ci possono garantire della sua verità. Ormai sappiamo che l'umanità ha prodotto un "mare magnum" di cultura, che si presenta come una matassa molto aggrovigliata: per poterla dipanare, cioè per poter distinguere la scienza, intesa come "patrimonio conoscitivo controllato e controllabile", dalle possibili illusioni della Metafisica Pura e della Ideologia, intese come "conoscenze problematiche", solo i criteri del setaccio critico ci possono garantire. E solo il setaccio critico può legittimare il passaggio da una fede culturale a un'altra: il carattere ipotetico della metafisica pura e dell'ideologia comporta che una persona possa anzi debba cambiare la propria fede. Lo esige l'amore della verià che è una componente essenziale della nostra umaniàa, insieme al sentimento della libertà, della giustizia e della solidarietà. Data la condizione umana, tale cambiamento deve essere un criterio di apprezzamento secondo il vecchio detto, frutto di esperienza millenaria, 'sapientis est mutare consilium" (è da saggio cambiare parere), mentre dovrebbe essere criterio di deprezzamento,non seguire i criteri del setaccio critico ma seguire il motto del più squallido dogmatismo che è 'semper idem" (sempre lo stesso). La vita, intesa come tratto tra la nascita e la morte, non è che una continua ricerca e scoperta della realtà, e non c'è da meravigliarsi se un individuo avanzando viene aggiustando continuamente la sua conoscenza anzi sarebbe da meravigliarsi se non lo facesse. Su tale indiscutibile saggezza ha il suo fondamento quel sano pluralismo ideologico acquisito nella civiltà occidentale, ultimo approdo della "tolleranza" di Voltaire: nel pluralismo ideologico deve avere la possibilità di coesistere ogni fede religiosa, metafisica, morale e politica, tranne quella che tendesse a sopprimere le altre con la violenza. Di fronte a una fede intollerante che volesse sopprimere le altre dovrebbe scattare il meccanismo di difesa indicato dallo stesso Voltaire:

"schiacciate l'infame".

 

Tra i criteri del setaccio critico abbiamo incluso quello assiologico per discernere le metafisiche e le ideologie positive o negative, cioè giuste o sbagliate: è uno strumento epistemologico ispirato dal celebre detto di Protagora "l' uomo è la misura di tutte le cose" e da quello di Gesù "il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato". Da sempre gli uomini di fronte al mistero della realtà da cui vedono dipendere la propria vita e la propria morte hanno fatto ritenere "sacro", cioè intangibile e inviolabile, perché detentore della vita e della morte, qualcosa che è fuori dell'uomo. Ma i ripetuti tentativi di decifrare tale mistero, sempre smentiti dall'avanzamento della conoscenza, ormai ci ha fatto capire che il "sacro" non sta fuori dell'uomo ma nell'uomo: sacra è la vita dell'uomo. La vita dell'individuo è da considerare il vero criterio con cui discernere la verità o la falsità delle produzioni della cultura umana, sbavatura della nostra mente: una fede religiosa, filosofica, politica che contenesse l'eliminazione di una persona o il calpestamento dei suoi diritti come strategia per imporsi, mostra con ciò stesso di essere falsa. Tale valutazione emerge dal fatto che la storia della conoscenza insieme a tutta la storia umana si è rivelata un laboratorio sperimentale di controllo delle teorie metafisiche e delle ideologie, mentre il laboratorio sperimentale e il laboratorio della natura permettono di controllare le teorie scientifiche. Dal tempo di Parmenide si è proprio rovesciata la situazione: Parmenide e tutti coloro che l' hanno seguito nella sopravalutazione del centro conoscitivo, denominato Intelletto o Ragione, dicevano “d??a” (opinione) la conoscenza raggiunta con i sensi ed ep?steµ? (scienza) la conoscenza raggiunta con l' intelletto o Ragione; l'esperienza storica ci ha condotti a ritenere invece "scienza la conoscenza raggiunta e controllata con l'intuizione sensibile, e "opinione" o ipotesi quella elaborata con la "pura ragione'.

 

 

Il criterio assiologico come lo abbiamo formulato è puramente negativo, cioè falsificatorio, e ci aiuta a individuare ciò che è sbagliato e non a raggiungere ciò che è positivamente vero. quando una teoria di qualunque natura - metafisica, religiosa, sociale, morale, politica, economica - produce violenza, sfruttamento, oppressione, schiavitù, guerra, è da ritenersi sbagliata. Non si deve confondere questo criterio negativo assiologico come un risuscitamento del vecchio Pragmatismo, che riteneva una teoria vera se produce conseguenze utili e piacevoli. Qui si tratta soltanto di un criterio negativo, per cui pur lasciando la porta aperta per diventare vere o false a tutte le teorie, tuttavia è da escludere quella teoria che si proponesse di distruggere anche una sola vita umana o le sue esigenze fondamentali per essere attuata.

Dunque la fede, come sorgente del misticismo, deve essere valutata con i criteri del setaccio critico e rifiutata se trovata non in regola con essi. Il fideismo che pretende di derivare la sua "verità" dalla "illuminazione divina" deve presentare le prove per poter essere preso sul serio e deriso se si limita a scagliare minacce solo per il fatto che non si crede ai suoi messaggi senza prove.

S. Agostino è il massimo teorico del fideismo che fonda la sua ardita costruzione della "Città di Dio" su due premesse indimostrate epistemologicamente.

La prima premessa è la concezione primitiva secondo cui l’uomo sarebbe composto di un elemento corporale e di un elemento spirituale, che anche la speculazione greca assume acriticamente dalle concezioni religiose precedenti: i sensi appartengono all'elemento corporale, mentre all'elemento spirituale apparterrebbe la "Ragione", la sola che raggiunge la verità. Gli animali non hanno l'elemento spirituale perciò non hanno né ragione né intelligenza. La "riscoperta" dell'intelligenza degli animali fatta dall'Etologia attuale e della "natura sensibile" della cosiddetta "materia" fatta dalla Fisica moderna hanno dimostrato l'inconsistenza e la falsità della premessa di S. Agostino. Egli ammette con Platone l'origine del "mondo mutevole" da un "Essere Immutabile Eterno": questa concezione è stata ipotizzata per induzione e per analogia antropomorfica dall'attività dell' "homo faber" ma S. Agostino ritiene che Platone avrebbe ricevuto da Dio stesso l' "illuminazione divina" riflettendo sulla risposta di Dio a Mosè "Io sono colui che è" che conterrebbe non la polemica affermazione della "realtà" del Dio di Israele di fronte alla "finzione" delle "immagini" (idoli) degli altri dèi ma la "immutabilità" dell'Essere Creatore di fronte alla "mutabilità" del mondo sensibile (7). Come si vede il dualismo è un elemento fideistico, perdonabile quando la scienza era rudimentale: l'intelligenza degli animali avrebbe dovuto far dubitare di tale concezione ma venne annullata in nome del linguaggio e dell'arte dell'uomo, frutto del segno convenzionale.

La seconda premessa fideistica è la valutazione della Sacra Scrittura come "Parola di Dio". La giustificazione di tale premessa starebbe nei miracoli narrati dai Libri Sacri Ebraici, mentre i miracoli narrati nelle scritture degli altri popoli sarebbero opera dei demoni (8). Egli ammette, sull'autorità di Platone e della Scrittura Ebraica, insieme all'esistenza del supremo Dio Creatore,anche l'esistenza degli altri Dei, tra cui distingue quelli cattivi che sono i demoni e quelli buoni che sono gli angeli. Legittima la sua conoscenza con la "retta ragione", sulla quale, come parte superiore dell'uomo fatta per dominare la sua parte inferiore che ha in comune con i bruti, s'innesta l'illuminazione divina: tale "illuminazione" ci viene attraverso la "fede", dono che Dio dà o direttamente a chi non è "malvagio", secondo l'epistemologia della lettera di S. Paolo ai Romani e del capo IV del Vangelo di S o indirettamente attraverso la "parola di Dio" contenuta nei Libri dei Profeti e degli Apostoli. La "Parola di Dio" è autenticata dalla "testimonianza" del corpo sacerdotale ebraico che la custodiva nel Tempio per il Vecchio Testamento, e dal corpo sacerdotale cristiano per il Nuovo Testamento.La "Parola di Dio"giustifica la guerra di religione contro le popolazioni cananee sterminate al tempo dell'insediamento del Popolo Ebreo in Palestina, in omaggio a quanto stabilisce l'Esodo: "Chi offrirà sacrifici agli dèi fuorché al Signore solo (Jahvè) sarà messo a morte" (9), e giustifica la pena di morte contro gli eretici che turbano la pace della fede del popolo di Dio e la guerra contro i nemici della fede, che i suoi epigoni non esitarono a mettere in pratica.

 

Quando S. Agostino nel 386 dopo la lettura dell' "Ortensio" di Cicerone e dell' "Enneadi" di Plotino aveva avuto "l'illuminazione divina" leggendo le Lettere di S. Paolo che gli fece riconcscere il 'Logos" detla filosofia greca nella persona di Gesù allora cominciò a dare vita nel suo cuore a quell'inesauribile misticismo di cui inondò tutta la sua attività e tutti i suoi scritti e ingrossò il grande fiume del misticismo che è la storia cristiana. Lungo questa millenaria scia sbocciarono diverse varietà di mis ticismo, tra cui notevole quello di Guglielmo d'Ockam, quello di Lutero, quello di Blaise Pascal e quello delle filosofie intuizionistiche romantiche, idealistiche e fenomenologiche secondo cui la natura profonda del mondo, dell'uomo e di Dio verrebbe attinta direttamente attraverso una incontrollata "intuizione della nostra mente o del nostro cuore'.

Il misticismo dell’intuizione del cuore fa nascere la "fede"dall' "amore". Tipico di tale filone culturale Blaise Pascal, il quale sconfortato dalla contraddittorietà della Ragione, "che si lascia piegare per ogni verso' come 'uno strumento di piombo e di cera che si può allungare, piegare e accomodare a tutte le misure" come aveva già detto Montaigne (10), si rigugiò nell' "intuizione del cuore". Egli dice nei suoi "Pensieri" che "noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione ma anche col cuore. In quest'ultimo modo conosciamo i principi primi e invano la Ragione che non vi ha parte cerca di impugnarne la certezza". Ma ciò che Pascal attribuisce al "cuore" è proprio dell' "Intelligenza" che è insita nella vita stessa mentre la Ragione è un suo strumento creato dall'uomo con la sua cultura. L'errore di Pascal sta nel confondere conoscenza e "sentimento": "Il cuore e non la ragione... Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". Confonde cioè il primo effetto della conoscenza, quello rappresentativo, con gli altri due che sono la fede e l'affettività: questi non sono univoci perché frutto di ogni conoscenza anche sbagliata. Il misticismo, pertanto, che si riduce a fede e affettività, alla fine si svela come un soggettivismo altrettanto contraddittorio delle antilogie e delle antinomie della ragione pura. In sostanza la conoscenza mistica pascaliana è una convinzione derivante dall'amore, definito da Fichte "fonte di ogni certezza, di ogni verità e di ogni realtà" (11) facendo eco all'espressione della prima Lettera di S. Giovanni "noi abbiamo creduto all'amore" Ma l'amore è cieco: ci fa credere a chi ci ama e a chi amiamo. All'amore possiamo riconoscere una validità epistemologica culturale privilegiata nei rapporti personali, come quelli tra amici, tra genitori e figli e tra educatori e allievi, in quanto esclude la volontà di ingannare, ma, a meno che non contenga in sé già i controlli fatti, tale canale di conoscenza resta sempre da sottoporre ai controlli del setaccio critico.

 

Il misticismo si manifesta soprattutto nell'età dell' "imprinting culturale" che è l'adolescenza ed è frutto della operazione pedagogica che ogni cultura, antropologicamente intesa, compie sui giovani attraverso uno stampo sul loro fresco sentimento. L'imprinting culturale spiega perché in una discussione ciascuno difende accanitamente la propria fede: non c'è condizionamento più tenace di quello affettivo, il quale fa ritenere un tradimento l'abbandono della propria fede di origine e il passaggio a un'altra: S. Paolo fu ricercato a morte dai suoi vecchi amici come traditore per essere passato alla fede cristiana che aveva avuto l'incarico di perseguire nei suoi seguaci. Ancora oggi certi Settori culturali bollano come 'rinnegato" chiunque osi passare dalla propria fede a un 'altra, senza domandasi perché uno fa tale passaggio, anzi cercando di annullare il valore della sua testimonianza etichettandolo come "venduto":così fece Togliatti nel 1956 con Cucchi e Magnani, Paolo VI nel 1976 con Raniero La Valle e altri intellettuali cattolici e Breznev nel 1973 con Solgenizin e nel 1980 con Sacharov.

 

La fede dunque sta come "Convinzione" e molto più come "senttinento" e una buona forza motrtce ma un cattivo timoniere econdo la frase incisiva di Einstein.E’ cattivo timoniere perché per sé è ambigua, in quanto può essere vera, cioè corrispondente alla realtà, e falsa, cioè costituita da una illusione. Deve essere perciò sottoposta all'operazione del "setaccio critico". La differenza tra "scienza" e "fede" sta qui: la scienza è sinonimo di verità conoscitiva e corrisponde alla "verità realtà" ed è generata dall'intuizione sensibile e dal metodo scientifico, mentre la fede è sinonimo di certezza e può essere generata sia dalla "scienza" sia dall' "errore" dovuto a fallaci condizioni operative dei nostri mezzi conoscitivi, tra cui la trasmissione culturale. La preoccupazione della Filosofia Critica è ben diversa dalla preoccupazione dei vari organismi nati dalle varie fedi: gli organismi religiosi e politici si preoccupano che i loro fedeli o aderenti siano forti e crescano nella fede, secondo le espressioni di S. Pietro e di S. Paolo (12), mentre la Filosofia Critica si preoccupa che la fede poggi sulla "verità realtà" e se non vi poggia esige che venga cambiata. La validità filosofica di una fede si riduce alla sua resistenza al "setaccio critico" le cui coordinate sono in sostanza il criterio falsificatorio - applicato ai fatti con il controllo nel laboratorio sperimentale, nella natura e nella storia - e il criterio assiologico. Se alcuni fatti "osservati" possono far nascere una fede, altri fatti "successivi che la contraddicono" devono farla cambiare. La mentalità filosofica, la mentalita critica e la mentalità scientifica sono espressioni sinonime e si contrappongono nettamente alla mentalità dogmatica, alla mentalità fideistica e alla mentalità scettica.

 

La mentalità filosofica o critica o scientifica è caratterizzata sì dal possesso di certezze conoscitive ma tali certezze sono accompagnate dalla consapevolezza che, tranne nei casi di verità negative raggiunte con la falsificazione, la conoscenza si arricchisce continuamente di nuovi aspetti perché la realtà e la sua conoscenza sono in continuo movimento; la mentalità dogmatica e fideistica sono caratterizzate anch'esse dal possesso di certezze ma queste sono accompagnate dalla definitività e dall'opposizione a modificarle; la mentalità scettica è caratterizzata dal dubbio universale su tutto e su tutti ed è generata dalla rozzezza o da delusioni ricevute dall'ambiente sostegno della "fede culturale" o addirittura da una patologia psichica. Ovvio che la mentalità dommatica e quella scettica sono epistemologicamente negative e vanno curate con una paziente terapia alla riflessione e al senso critico.

 

La mentalità dogmatica si riconosce dal linguaggio che usa e che punta all'umiliazione dell'interlocutore cercando di demolirne la personalità, perché il dogmatico prevalentemente fonda la verità sull'autorità e sul prestigio; la mentalità critica invece usa un linguaggio rispettoso per la personalità dell'interlocutore perché il critico fonda la verità su argomentazioni controllate, sul confronto, sulla falsificazione delle impostazioni compiuta dai fatti.In passato il Cattolicesimo del Vaticano e il leninismo del Cremino,affetti da mentalità dogmatica,si sono resi colpevoli dl terribile crimine della distruzione della personalità dei loro oppositori e avversari e basta solo questo fatto per invalidarne la fede per la quale lo hanno compiuto.

 

 

L'analisi che abbiamo fatta sulla storta del Cristianesimo ci ha permesso di distinguere "Cristianesimo Teologico" e "Cristianesimo umanistico". Il Cristianesimo Umanistico è costituito dalla "saggezza evangelica" tutta incentrata sulla valorizzazione dell'Uomo e dei suoi diritti e bisogni: esso non è che un'espressione fatta in modo geniale dell'antica saggezza elaborata già precedentemente da tanti saggi in tutte le culture e portata fino all'estrema applicazione del rispetto dell'avversario ideologico con la parabola del buon Samaritano; Il Cristianesimo Teologico è costituito dalla premessa metafisica della divinità di Gesù e della sua "identificazione" con i suoi "inviati" e i suoi "rappresentanti": da tali premesse deriva tutto il corpo di dottrine dette "rivelate" e che sono contenute per lo più negli scritti del Nuovo Testamento e insegnate dalla Chiesa. Il Cristianesimo Teologico è frutto del misticismo e non ha resistito al trattamento del setaccio critico. La validità della presa della Chiesa sull'umanità, che giustifica il celebre detto di G. De Maistre "Chi mangia del Papa ne muore", sta quasi tutta sul fatto che la sua azione poggia sul contenuto umanistico del Vangelo le cui direttive sono state calpestate dai Capi nei secoli passati in nome della "fede teologica". La tragedia del Cristianesimo e stata consumata in tale frattura, e i Capi che non se ne sono accorti o non vogliono accorgersene continuano a proporre all'umanità tutto il Cristianesimo, umanistico e teologico, ma l'umanità dopo una Storia tanto miseranda e contraddittoria riconosce quello umanistico ma non quello teologico. La contrapposizione tra "integralisti" e "laici" può essere conciliata solo con la rinuncia alla "concezione messianica", cioè a quella concezione che la Realtà Eterna-Dio abbia affidato prima al Popolo Ebreo e poi a Gesù il compito della salvezza del mondo attraverso la sua 'Parola", in virtù della quale i suoi rappresentanti avrebbero il diritto di esigere obbedienza alla propria guida. Tale concezione è stata generata dalla mania più antica dei popoli, che è quella di attribuire prerogative divine ai loro capi. Tutte le religioni orientali hanno un loro messianismo che consiste nell'attribuire una "illuminazione divina" ad antichi saggi portatori di una "parola di Dio", come krishna, Budda e Mitra. Il popolo messianico per eccellenza è il Popolo Ebreo che col suo "profetismo" ha immesso nella cultura la concezione del Messia classico come speranza disperata di una liberazione dalle oppressioni: tale concezione è stata la madre della Chiesa Cristiana che l' ha trasformata nella speranza di una salvezza ultra terrena e ha visto reclamato il suo possesso autentico prima dalla Chiesa Romana come "cattolica", poi dalla Chiesa Greca come "ortodossa", poi dalla Chiesa Russa come legittima "erede" di quella greca, contemporaneamente è nata la rivendicazione della Chiesa Islamica attraverso il Profeta Maometto, poi attraverso i segreti alchemici della metafisica si è rivestita di politica, sicché possiamo osservare nella storia la rivendicazione del "ruolo messianico come guida del mondo" prima nel Popolo Spagnolo con l'ideologia missionaria componente del colonialismo dal secolo XV al secolo XVIII, poi nel Popolo Francese con l'ideologia napoleonica, poi nel Popolo Russo con l'ideologia leninista, poi nel Popolo Italiano con l'ideologia fascista, poi nel Popolo Tedesco con l'ideologia nazista. Ma tale concezione è stata falsificata dal laboratorio della Storia: appare evidente che comune denominatore ad ogni messianismo è quello di far leva sulla sete di liberazione dei popoli e poi di trasformarsi in strumento di oppressione uguale o peggiore di quella che additavano di eliminare.

 

 

Il messianismo è frutto del misticismo, a sua volta frutto del cattivo uso che l'umanità ha fatto e continua a fare della propria mente. Questo frutto è il più illusorio e pericoloso perché esercita una vasta influenza nella vita individuale e nella storia della comunità umana. Esso funge da esca esplosiva nello psichismo umano e tale esca è generata dal connubio dei due effetti secondari della conoscenza, fede e affettività, e così prendono avvio quelle sorgenti dei fiumi culturali che plasmano e nutrono i continenti umani. Non si pensi che solo le culture religiose sono nutrite di mislicismo; ne sono imbevuti tutti quei movimenti che sono tenuti insieme dal tessuto connettivo della fede nell'autorità dei personaggi "illuminati", se non da una comunicazione divina, da un genio fornito di un eccezionale fascino e intuito. Nasce così una delle forze che insieme ad altre ha dato e dà alla storia umana l'impulso a lotte gigantesche. Il misticismo, nascendo da una radice epistemologicamente ambigua quale è la fede, potrebbe anche essere una forza positiva qualora nascesse da una "fede vera". Ma la Storia come laboratorio epistemologico ci insegna che le fedi vere sono molto poche e pertanto dobbiamo ritenere il misticismo una delle sorgenti culturali più pericolose per l'umanità. Il misticismo è pericoloso perché ritiene che nella sua fede si trovi la verità e la salvezza e perciò sente un dovere e un atto di bontà propagarla agli altri con ogni mezzo: è il vero padre del fanatismo religioso sinonimo di "zelo ideologico', non diverso dalla passione o "tifo" che gli ammiratori sentono per i loro idoli in ogni campo: politico, letterario, sportivo, musicale, cinematografico e militare. Il misticismo profetico biblico ha generato lo sterminio delle popolazioni cananee in Palestina, e poi il messianismo e il razzismo ebraico; il misticismo messianico cristiano ha generato le lotte teologiche antipagane, antislamiche, antiebraiche e antieretiche; il misticismo islamico monoteistico ha generato la "guerra santa" contro gli "infedeli"; il misticismo politico delle ideologie del secolo XX ha generato le due guerre mondiali con un codazzo innumerevole di guerre locali; il misticismo mariano cattolico odierno è il portabandiera dell'intransigenza integralista nella lotta contro il misticismo politico ateo e contro il laicismo.

 

 

Per disinnescare la miscela esplosiva del misticismo non c'è altra via che intervenire nell'elemento principale della conoscenza, che è l'elemento rappresentativo. Questo si può fare solo applicando i criteri del "setaccio critico", gli unici che ci permettano di fare "scienza" e "filosofia della conoscenza" cioè una conoscenza corrispondente alla realtà. Il criterio pilota e decisivo è la "falsificazione", cioè il "no" dei fatti ai "sì" del pensiero e della "parola".

 

Abbiamo potuto dipanare il groviglio delle fedi religiose annodate dalla "fede nella parola di Dio" applicando il terribile principio che il Vangelo di Luca mette in bocca al padrone della parabola dei talenti o delle mine (13):"ex ore tuo te iudico" (dalle tue parole ti giudico), che lui applica in senso morale e noi in senso epistemologico: la premessa è che la vera "parola di Dio" non si contraddice; noi abbiamo visto che la Storia ci presenta grandi contraddizioni di una "parola" che ha osato dirsi "Parola di Dio"; dunque tale "parola" non può essere "parola di Dio" ma o è una sua mistificazione o una illusione. Applicando il setaccio critico alla premessa fondamentale di tutte le fedi possiamo disinnescare così tutti i misticismi che ne derivano.

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1-Ebrei 11,1

2- Giovanni 20, 29

3) Cfr. Nietzsche L’Antiscristo-Ed Adelphi' 1984 pag. 14

4)Cfr R. Fabris l. c. 21-22

5-Atti 4, 19

6- Voltaire-Pregiudizi- Dizionario Filosofico

7-S. Agostino - Città di Dio- Libro VII, 6

8-S.Agostino- Città di Dio-X,16

9- Esodo c. 22,18

10- B. Pascal – Pensieri-Ed. Mondadori 1976 pag. 33 e 87

11- cfr. Feurbach – Spiritualismo e Materialismo-Laterza 1972 pag. 102

12-I Pietro 5,9; II Timoteo 4, 7

13-Luca19,22

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