LA CHIAVE DEL CRISTIANESIMO

 

L'attesa di un Messia come Salvatore, immessa nella cultura ebraica dal fenomeno profetico e attestata dalla letteratura biblica, nella quale è celebre la profezia della rimozione dello scettro da Giuda annunciata da Giacobbe nel Genesi (1) e altrettanto celebre la profezia delle settanta settimane di anni per la consacrazione di un santissimo annunziata in Daniele (2), e dalla letteratura apocrifa apocalittica, straripata nella cultura dei popoli del Medio Oriente e del Bacino del Mediterraneo, di cui sono indice l'episodio dei Magi e l'espressione del "nuovo ordine scendente dall'alto" della IV Ecloga di Virgilio, era il clima in cui crescevano come funghi i sedicenti messia di cui ci narrano in parte gli storici Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio e gli stessi Atti degli Apostoli nel discorso di Gamaliele. Tali illusi provocavano continuamente gli Ebrei alla rivolta contro i Romani, i quali alla fine intervennero prima con la Guerra Giudaica iniziata da Nerone nel 66 e continuata e conclusa da Vespasiano con suo figlio Tito nel 70 con la distruzione di Gerusalemme, e poi col definitivo intervento militare di Adriano che nel 134 disperse gli ultimi residui della nazione insediando su Sion il culto ellenistico e abbandonando la regione ai nomadi e agli arabi.

 

In tale contesto storico e culturale Gesù si presenta come un messia diverso, perché non incita alla rivolta ma "annunzia" una "bella notizia": è vicina l'apparizione del "regno di Dio" e perciò bisogna cambiare vita se si vuole essere ammessi nella sua vita beata. Gesù è convinto di essere stato "scelto" da Dio per compiere tale grande avvenimento, cioè di avere avuto l'incarico o la missione per realizzare quelle condizioni di giustizia e di liberazione per tutti coloro che sono soggetti alla schiavitù del demonio con le malattie e dei ricchi potenti con lo sfruttamento. Giovanni Battista gli prepara l'inizio della sua attività e lo presenta come colui che spazzerà via tutti gli oppressori: "Razza di vipere chi vi insegnerà a scampare dall'ira che vi sovrasta?" (3). Gesù stesso presentandosi in pubblico annunziava "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete alla bella notizia" (4). Il termine "vangelo", che viene dal greco, non significa altro che questo "bell'annunzio", cioè che "il Regno di Dio è vicino" e perciò bisogna prepararsi al suo arrivo con i conti a posto pareggiandoli col pentimento e cambiando sistema di vita. Il ravvedimento veniva sanzionato con un "bagno" simbolico iniziato da Giovanni e proseguito da Gesù.

 

L'annunzio era sensazionale e naturalmente creava grande curiosità nella gente e grandi sospetti nelle Autorità. Poiché conteneva una grande minaccia ai potenti, ai ricchi e trasgressori, costò la testa a Giovanni che aveva osato rimproverare la situazione adulterina del Re Erode Antipa e della Regina Erodiade, e grande ostilità a Gesù, che veniva continuamente pedinato, spiato e provocato per coglierlo in fallo e processarlo. Gesù, alla qualità di grande Maestro che aveva rielaborato nella sua essenza il messaggio umanistico liberatorio degli antichi Profeti Biblici, univa quella di grande guaritore e perciò la gente lo seguiva con molto entusiasmo, ma i teologi e i dotti, che detenevano il potere religioso, desideravano un segno inequivocabile che lo "accreditasse" presso di loro responsabili, come veramente il 'prescelto' da Dio. Ma alle loro reiterate richieste lui rispondeva con 'scappatoie' che a loro dovevano sembrare ridicole, come 'il segno di Giona, la sfida a distruggere il Tempio tanto lui lo avrebbe riedificato in tre giorni e la controinterrogazione sull'origine dell'autorizzazione di Giovanni Battista come profeta. Queste ambiguità e il disordine che il suo movimento produceva 'dissacrando' il giorno sacro del riposo che era il Sabato aumentarono la loro ostilità, che divenne odio furibondo quando Gesù li insultò tacciandoli di ipocrisia, di impostura e di corruzione (5). Quando affidò al gruppo dei suoi collaboratori il compito di andare a 'proclamare' in ogni contrada il 'grande annunzio', li ammoniva che li inviava come agnelli tra i lupi tuttavia non dovevano avere paura perché alla fine anche se avessero perduta la vita l'avrebbero ritrovata nel 'gran giorno' quando il figlio dell'uomo si siederà nella rigenerazione nel quale anche loro sarebbero seduti su dodici troni per giudicare le dodici tribù d'Israele.(6)

 

Gesù è assolutamente convinto che tutto questo avverrà molto presto. Quando invia il gruppo dei dodici ad annunziare la 'bella notizia' li riassicura così: "Quando vi perseguiteranno in una città fuggite in un'altra, poiché in verità vi dico non avrete finito di percorrere le città d'Israele prima che il figlio dell'uomo sia venuto"(7). Anche quando invia i 72 discepoli, dopo le raccomandazioni simili a quelle che aveva fatte ai 12 aggiunge: "Se entrando in una città non vi accolgono, andate sulle piazze e dite: della vostra città perfino la polvere che ci si è attaccata ai piedi noi la ributtiamo su di voi; questo però sappiate che è vicino il regno di Dio" (8). Interrogato sul ritorno di Elia che sarebbe dovuto riapparire alla 'fine', risponde che è già venuto nella persona di Giovanni Battista (9). Tale prospettiva è presente in tutto il Discorso della Montagna, soprattutto nelle paradossali Beatitudini, nella norma da lui inculcata "prestate senza la speranza della restituzione" (10, nei terribili anatemi contro i Capi d'Israele e le città che non avevano creduto all'annunzio (11),nelle parabole dei Regno dei Cieli per il quale raccomanda di vendere tutto e darlo ai poveri per avervi posto, in particolare nella parabola della vedova oppressa e del giudice disonesto, nella richiesta di anteporre la conquista del Regno dei Cieli alla propria moglie, ai figli, ai genitori e alla propria vita presente. Bisogna passare per la "porta stretta" perché "chi perderà la propria vita per cagione mia e per l'annunzio" la salverà, chi invece "si vergognerà di me e delle mie parole in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliolo dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con gli Angeli e i Santi" (12). "E diceva loro: in verità vi dico: vi sono alcuni qui che non morranno prima di avere visto il Regno di Dio già venuto con potenza" (13). Il testo di Matteo riferendo le stesse affermazioni aggiunge: "Poiché il Figliuolo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli e allora renderà a ciascuno secondo il suo operato; in verità vi dico che alcuni di quelli che sono qui, non morranno prima di avere veduto il Figliuolo dell'uomo venire nel Regno suo" (14).

 

Tutte le espressioni finora citate sono prima e fuori del famoso discorso escatologico dove si parla della distruzione del Tempio di Gerusalemme e della fine del mondo che ora riportiamo, secondo la redazione di Matteo. Sembra che Gesù lo abbia tenuto subito dopo avere arringato la folla nei cortili

dei tempio e avere pronunciato le espressioni più terribili contro i Dirigenti di Israele contenute al capo 23. Il capo 24 contiene tutto il discorso, provocato dai discepoli, sulla fine del tempio,

di Gerusalemme e del mondo. Eccolo:

 

 

"Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, i suoi discepoli gli si appressarono per fargli notare le costruzioni del tempio. E Gesu rispose loro: "Non le vedete voi tutte queste cose? In verità io vi dico che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia rovesciata".

Sedutosi poi sul monte degli ulivi, i discepoli vennero a lui in disparte e gli dissero: "Di a noi quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo?"

E Gesù rispose loro: "Badate che nessuno vi seduca; perché molti verranno in mio nome e diranno: - Io sono il Cristo - e sedurranno molti. Udrete poi parlare di guerre e di rumori di guerre, badate non vi turbate! poiché bisogna che ciò avvenga, ma non è ancora la fine. Infatti insorgerà nazione contro nazione, e regno contro regno, e vi saranno carestie, pestilenze e terremoti per le varie regioni: ma tutto questo è appena il principio dei dolori.

Allora vi consegneranno per i supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le genti per cagione del mio nome. Allora si scandalizzeranno molti, e si denunzieranno a vicenda e si odieranno l'un l'altro; e molti falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti, e per il moltiplicarsi dell'iniquità, verrà a raffreddarsi la carità dei più. Chi però avrà perseverato sino alla fine, quegli sarà salvo. E questa buona novella del regno sarà predicata in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

Quando dunque vedrete stabilita nel luogo santo la desolante abominazione gia annunziata da Daniele (chi legge intenda!) allora quelli che stanno in Giudea, fuggano sui monti; chi sta sulla terrazza, non scenda a prendere le cose di casa sua; e chi è nel campo, non torni indietro a prendere il suo mantello. Guai alle donne incinte e allattanti in quei giorni! Pregate poi che non avvenga la vostra fuga né d'inverno né di sabato; poiché vi sarà tribolazione grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora né mai vi sarà. E se quei giorni non fossero stati abbreviati, non si salverebbe nessuno; ma per cagione degli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

Allora se uno vi dire: ecco qui il Cristo; ovvero: - è là- -non crediate; poiché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e daranno segni cosi grandi e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco io ve l' ho predetto! Se dunque vi diranno: - Ecco sta nel deserto - non vi andate; - Ecco sta in casa - non lo crediate; poiché come la folgore guizza ad oriente e riluce fino ad occidente, cosi sarà venuta del Figliolo dell' uomo. Ovunque sia il cadavere, ivi si raduneranno le aquile.

Ora subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli andranno in sconquasso. E allora apparirà nel cielo il segno del Figliolo dell' uomo; allora si picchieranno il petto tutte le genti della terra e vedranno il Figliuolo dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. E manderà gli Angeli suoi, che con potente squillo di tromba chiameranno a raccolta i suoi eletti dai quattro venti, dall'uno all'altro estremo dei cieli.

Dal fico apprendete il paragone. Quando gia il suo ramo diventa molle e ne puntano le foglie, conoscete che è vicina l’estate. Cosi anche voi, quando vedrete tutto questo, stappiate che l'evento è vicino, sta alle porte. In verità io vi dico: non passera questa generazione che tutte queste cose saranno avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto poi a quel giorno e ora nessuno ne sa nulla, neanche gli angeli dei cieli, fuorché il solo Padre. Ma come accadde al tempo di Noè, così accadrà alla venuta del Figliuolo dell' uomo. Poiché come nei giorni che precedettero il diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e si andava a marito, fino al giorno in cui Noé entrò nell'arca, e non ci si pensava, finché venne il diluvio e portò via tutti, così anche accadrà alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora di due che sono nel campo, uno e preso e uno e lasciato; di due donne che macinano con la mola, una e presa e una d lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno viene il vostro Signore.

Il discorso continua nel raccomandare la vigilanza assidua, per la furtività dell'avvenimento, con la parabola del Padrone che parte e lascia al suo posto un servo come custode della sua azienda senza dirgli il giorno in cui sarà di ritorno, con la parabola delle cinque vergini prudenti e delle cinque vergini stolte che attendono lo sposo per celebrare le nozze e colla parabola del Padrone che parte e affida ai suoi servi alcuni talenti da trafficare di cui dovranno rendere conto. Poi chiude colla descrizione del giudizio universale che verte tutto sulle opere di misericordia e chiude con la condanna dei malvagi al supplizio eterno e l'ammissione dei giusti alla 'vita eterna

 

A chiunque legge con semplicità tale discorso tutto sembra chiaro: non passerà quella generazione che il tempio e tutta Gerusalemme saranno distrutti e subito dopo verrà la fine di questo mondo con l'apparizione gloriosa del Figlio dell'uomo, nel quale Gesù si è identificato. Però non essendosi realizzata la fine del mondo e il ritorno di Gesù, la conclusione logica non può essere che o i discepoli hanno capito male o Gesù ha preso un abbaglio o che i Vangeli con questo discorso sono stati redatti durante o subito dopo la guerra giudaica del 66-70, e il discorso non è che la descrizione di fatti accaduti o che stavano accadendo e diventavano 'segni' dell'imminente fine del mondo e del ritorno di Gesù. Chi vuole intendere diversamente, perché è attaccato alla fede della divinità di Gesù, si deve arrabbattare in complicazioni come quelle della quadratura del cerchio. La nostra interpretazione è aderente al testo e soprattutto è imposta anche dalle espressioni che abbiamo trovato prima e fuori di tale discorso. L'espressione poi 'quando vedrete tali cose sappiate che i! regno dei cieli è vicino" costringe ad accettare il senso letterale, come il più semplice e logico, che è poi "l'oggetto dell'annunzio" di Giovanni Battista, di Gesù e degli apostoli, cioè la "rigenerazione finale". Quando ero studente di Teologia sentivo lo stridore che faceva col testo l'interpretazione che "tutto andava messo nella prospettiva apocalittica e profetica" ma venne tutto superato perché ci si rimetteva alla superiore competenza di chi ci insegnava a nome della Chiesa e cosi i dubbi vennero soffocati e messi da parte anche perché gli studenti sono più preoccupati di passare gli esami che condurre a fondo una ricerca scientifica.Oggi che la ricerca l'ho potuta fare con tutta calma e il tempo necessario, devo concludere che "la Bella notizia" (Vangelo) era l'intervento spettacolare di Dio per mezzo di Gesù per liberare i giusti dalla loro triste condizione.

 

 

Tale apocalittico avvenimento doveva realizzarsi entro quella generazione pur lasciando incognito il giorno e l'ora che erano noti solo al Padre e a chi il Padre lo avrebbe voluto rivelare. La distruzione di Gerusalemme col Tempio e altre calamità erano solo i segni precursori e non l'oggetto principale dell'annunzio come fanno credere i moderni Esegeti.

 

Questa convinzione Gesù la espresse in maniera solenne, quasi sotto giuramento chiestogli dal Capo del Sinedrio, Caifa, durante il processo quando gli domandò espressamente se era davvero il Messia prescelto da Dio. Gesù gli risponde: "Certo; anzi io vi dico che tra poco vedrete il Figliuolo dell'uomo seuto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo" (15). L'espressione greca "ap’a?t? contiene il significato pressante di "dopo questo momento" o "tra poco" equivalente alle espressioni riportate più sopra e non dà la possibilità a equivoci come la traduzione latina "amodo"cioè "d'ora in poi" che è sintomatica già di una visione teologica posteriore di un "Cristo giudice della Storia".

 

Per l'accanita opposizione che gli era stata fatta Gesù era certo della sua fine tragica e che il suo spirito sarebbe stato accolto nel "regno del Padre", che era immaginato come un "giardino di delizie", dal quale dopo un breve periodo sarebbe disceso glorioso sulle nubi per il giudizio finale, perciò sulla croce al "buon ladrone" che gli chiede di ricordarsi di lui quando entrerà nel "suo regno", promette solennemente: "oggi sarai con me nel paradiso", secondo il Vangelo di Luca(16).

 

Eliminato il maestro, i discepoli, suggestionati da apparizioni simili a quelle della Madonna dei nostri tempi, sulla sua presunta resurrezione ricostruiscono nella loro memoria, con interpretazioni stiracchiate di testi veterotestamentari, la sua storia in chiave di "salvezza" dai peccati in vista dell'imminente suo ritorno improvviso ma clamoroso per instaurare il Regno di Dio, e riprendono a fare i "banditori" del grande evento secondo quanto avevano appreso dalla sua viva voce: questo voleva dire per loro "evangelizzare": pentirsi dei propri peccati, battezzarsi e stare preparati al "grande ritorno". La loro irrefrenabile attività e la loro invincibile resistenza alla opposizione e persecuzione delle Autorità mettono in conflitto di coscienza lo stesso capo della repressione ebraica, Saulo, il quale, afflitto da qualche disturbo di natura nervosa, un giorno dell'estate dell'anno 37 circa durante un suo viaggio inquisitorio e persecutorio verso Damasco, per il caldo e la stanchezza viene colpito da una forma allucinatoria durante la quale gli sembra di sentire la celebre voce:"Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?... Io sono Gesù che tu perseguiti nei miei fratelli". Da notare che Saulo, che poi sarà chiamato Paolo, fa due relazioni negli Atti di tale episodio: in una i suoi compagni di comitiva sentono la voce ma non vedono nulla (17); nell'altra vedono una luce senza sentire nulla (18).E’ un esempio di come si alterano i racconti dopo lungo tempo. Dopo tale sconvolgente episodio Saulo riceve da Anania e compagni, insieme alla serenità e alla guarigione dalla passeggera cecità, le informazioni sommarie sulla storia di Gesù e diventa il più focoso "banditore" del suo "giorno glorioso" cioè del suo "ritorno" sulle ali di un misticismo inesauribile o sull'alterazione fabulatoria dei fatti, come mostra la metamorfosi dell'apparizione di Gesù agli undici riferita da Matteo (19) diventata l'apparizione a oltre 500 persone (20). In un primo momento afferma che presto lui e i suoi compagni di fede viventi sarebbero andati incontro al Signore volando per aria (21). Poi in un secondo momento attenua il suo giudizio sull'imminenza del 'grande giorno' senza togliere nulla alla sua prossimità (22). Tutto questo fino agli anni 52 e 53 quando scrisse le due Lettere ai Cristiani di Tessalonica. Ancora nella Lettera ai Romani, scritta nel 57, assicura i suoi lettori che "ben presto il Dio della pace stritolerà Satana sotto i vostri piedi" (23). Certamente avevano un significato con riferimento al "grande giorno" le raccomandazioni che fa nella Prima Lettera ai Cristiani di Corinto scritta presso a poco lo stesso anno 57:

"Questo dunque vi dico, o fratelli: il tempo è limitato; quindi quelli che hanno moglie siano come se non l'avessero, e quelli che piangono siano come se non piangessero, e quelli che sono lieti come se non lo fossero, e quelli che comprano come se non possedessero, e quelli che si servono di questo mondo come se non ne godessero, poiché passa la scena di questo mondo" (24). Noi oggi siamo abituati ad applicarle alla brevità della vita ma per i cristiani di allora dovevano avere un riferimento molto più concreto. La stessa celebrazione dell'Eucarestia deve essere fatta nell'annunzio "della morte del Signore fino a che egli venga"come scrive al capo 10 della stessa lettera.

 

Anche gli altri scritti neotestamentari mostrano che pure gli altri discepoli di Gesù non erano meno convinti della prossimità del "grande giorno". L'autore della Lettera agli Ebrei - una volta attribuita a S. Paolo - ai cristiani scoraggiati dalle persecuzioni e dal ritardo del "ritorno del Signore" tanto da abbandonare le riunioni consuete, ricorda che "Colui che ha promesso è fedele" e che "il giorno si avvcina" rinforzando la sua affermazione citando Isaia "ancora un poco, appena ancora un poco e Colui che deve venire verrà e non tarderà" (25) e citando Abacuc "il giusto sarà salvo per la sua fede ma se si ritira non si compiace in lui l'anima mia" (26), (27). La lettera di S. Giacomo contiene la convinzione dell'imminenza della vendetta che si abbatterà presto contro i ricchi che hanno sfruttato i lavoratori: "Orsù, ricchi, piangete e gridate per le sciagure imminenti... Avete accumulato tesori per gli ultimi tempi... Vi siete impinguati per il giorno del macello." (28)

 

La Prima Lettera di S. Giovanni è ancora più esplicita:"Figlioli, è l'ultima ora, come avete sentito che deve venire l'Anticristo, così si dànno ora molti anticristi, di qui veniamo a sapere che è l'ultima ora" (29). Anche la Seconda Lettera di S. Pietro ci fa conoscere la sua preoccupazione per l'allontanamento di molti per la tardanza del "giorno del Signore" e si sforza di rassicurarli con abile dialettica presentando il pensiero che se Dio tarda lo fa perché tutti abbiano il tempo di fare penitenza e così si salvino: del resto "mille anni per Dio sono come un giorno". Ecco le sue parole: "Non dovete poi ignorare almeno una cosa, o cari, ed è questa: che un giorno per il Signore è come mille anni e mille anni come un giorno. Non è che il Signore vada lento con la sua promessa, come credono alcuni che sia effetto di lentezza; ma usa pazienza per riguardo a voi, non volendo che alcuno perisca, ma tutti giungano a ravvedimento. Verrà poi il giorno del Signore, come un ladro, e allora il cielo fragorosamente sparirà, gli elementi si scioglieranno tra le vampe, e la terra e le opere che ci sono saranno travolte. Dovendo così tutto questo sciogliersi, quali mai dovete essere voi in fatto di opere sante e pie, mentre attendete e affrontate la venuta del giorno del Signore, per la quale il cielo si scioglierà nel fuoco e gli elementi tra le vampe si struggeranno! Aspettiamo perciò, secondo la sua promessa, cielo nuovo e terra nuova, nei quali ha da abitare la giustizia" (30).

 

Questa attesa catastrofica della fine del mondo, che viene distrutto in un incendio generale, diffusa tra la gente dai propagandisti dell' "annunzio", deve avere forse contribuito alla formazione della cattiva fama dei cristiani, i quali -secondo Tacito - erano ritenuti dal popolo "razza pestifera nemica del genere umano" e per questo dovette essere sospettata dell'incendio di Roma.

 

Verso la fine del primo secolo viene scritta l'Apocalisse attribuita all'Apostolo S. Giovanni e dalla lettura emerge la preoccupazione di incoraggiare i cristiani stanchi e sfiduciati per il ritardo del giorno del Signore. Apocalisse è termine greco che vuol dire "rivelazione di un segreto" e l'autore l' ha usato proprio nel significato di allora ben diverso da quello che ha assunto successivamente come "avvenimento catastrofico" per le descrizioni che vi si trovano dell'epica lotta finale tra "Cristo" e "Anticristo". Ebbene l'inizio e la fine di tale libro non è che la proclamazione che il "giorno del Signore" era vicino. Ecco le sue espressioni: "Beato chi legge e quelli che ascoltano le parole profetiche di questo libro perché il tempo è vicino" (31); "Non tenere chiuse le parole profetiche di questo libro perché il tempo è vicino" (32); "Ecco io vengo tosto ed è con me la ricompensa per rendere a ciascuno secondo il suo operato... Chi fa queste dichiarazioni dice: sì, vengo tosto!"(33". Perfino la chiusura di questo messaggio pressante, rivestito delle più fantasmagoriche visioni, è un' invocazione accorata a Gesù perché faccia presto a venire per consolare i suoi fedeli che l'aspettano con ansia: "Amen! Vieni, Signore Gesù!"(34).

 

Ma purtroppo anche l'autore dell'Apocalisse mori e il suo sospiro restò deluso, nonostante nell'ultimo capo aggiunto al Vangelo attribuito sempre all'Apostolo Giovanni fosse stato scritto che Gesù l'aveva rassicurato che sarebbe vissuto finché sarebbe venuto (35). Tuttavia i cristiani hanno continuato a sospirare "venga il tuo regno!' per circa due millenni secondo la bella preghiera del Padre Nostro insegnata dal Maestro, intendendo con tale espressione non più il grande avvento che era stato l'oggetto del grande annunzio ma una società in cui si viva secondo la volontà di Dio. Gli esegeti e i teologi con le loro sofisticherie hanno saputo illudere se stessi e gli altri con la mistificazione che le esplicite e tanto chiare espressioni secondo le quali Gesù sarebbe sceso sulle nubi "entro quella generazione" "come un ladro" e "come un lampo" non voleva significare nient'altro che la distruzione di Gerusalemme, che avvenne come è noto dopo una guerra combattuta accanitamente per quattro anni dai Romani. Questo sarebbe stato l'inizio della sua gloriosa venuta come "giudice della Storia", come tuttora viene insegnato nelle Scuole Ecclesiastiche e spiegato nelle annotazioni delle edizioni cattoliche della Bibbia (36). Il messaggio molto concreto, che i discepoli di Gesù andavano "evangelizzando", cioè annunziando come una gioiosa notizia, è stato trasformato dalla ragione metafisica in una bella teologia della storia non legittimata da nessun criterio epistemologico, e il battesimo, che inizialmente veniva richiesto solo agli adulti come adesione libera e convinta al messaggio di cambiamento in preparazione del grande evento, venne poi applicato addirittura ai bambini appena nati di cui né Giovanni Battista nè Gesù né gli Apostoli né nessuna altro per qualche tempo si era mai preoccupato, perché l'annunzio non era per la salvezza dell'anima ma per tutto l'uomo, anima e corpo.

 

Il filosofo Porfirio verso il 280 quando scriveva il libro Contro i Cristiani, commentando i versetti 16-17 del capo quarto della Prima Lettera ai Tessalonicesi di S. Paolo già faceva osservare che erano ormai passati circa 230 anni ma non si era visto ancora nessuno discendere o salire sulle nubi, e commentando l'affermazione di Gesù contenuta nel versetto 14 del capo 24 del Vangelo di Matteo dove dice che la fine sarebbe avvenuta quando il suo annunzio sarebbe stato portato in tutto il mondo, faceva rilevare che "il bando di tale annunzio è stato portato in ogni contrada ma la fine non si vede ancora", aggiungendo che non è saggio maestro chi incita i propri discepoli a sacrificare la propria vita per le proprie illusorie promesse" (37). Per questo i suoi libri, come quelli di Celso e quelli di altri scrittori critici che sottolineavano le illusioni della Bibbia Ebraica e Cristiana, furono fatti sparire dalle biblioteche e messi al rogo come "empi e blasfemi" e così si dette avvio alla seconda "smentita" della storia alle parole di Gesù "io sono con voi fino alla fine del mondo": i discepoli non essendo sorretti né guidati da nient'altro che dalle loro proprie illusioni fatte passare per "Parola di Dio" ne hanno combinate di tutti i colori per propagare e difendere una fede a cui pensavano fermamente fosse legata la loro 'salvezza eterna'.

A questo punto, avendo sufficientemente mostrato, attraverso la smentita data dai fatti alle facili parole, che il movimento cristiano è nato da una tremenda illusione, scusabile pure nel primo secolo ma inescusabile nei secoli successivi quando vediamo i Padri della Chiesa ricorrere agli artifici della 'razionalità greca', di cui fin dall'epoca dei Sofisti si era avvertito che era capace di dimostrare tutto e il contrario di tutto, per rendere accettabile una fede che era già stata 'smentita’ dalla mancata realizzazione della promessa fondamentale, ci si può fare giustamente due domande.

 

Prima: come un personaggio dotato di tanta intelligenza e di tanta saggezza come Gesù abbia potuto convincersi di essere stato 'scelto' da Dio per realizzare le promesse messianiche dei Profeti 'entro quella generazione'.

 

Seconda: come una fede smentita dai fatti abbia potuto continuare a essere sostenuta e vissuta da tanta parte di umanità.

 

Tutt'e due contengono una complessità di problemi tali che non possono essere discussi in questo breve lavoro che è stato concepito e condotto solo come ricerca epistemologica negativa, cioè per risolvere due contraddizioni rilevate nella cultura cristiana, e quindi con limiti ben precisi. Tuttavia possiamo in parte accennare ad alcuni elementi come contributo per ricercare una soluzione a tale problema. E’risaputo che la Storia ci presenta dei personaggi dotati di ricchissima personalità, da cui prendono origine dei fenomeni che costituiscono un enigma per la 'scienza'. Vengono denominati 'geni', dando a questo termine il significato di personalità fornite di doti superiori a quelle degli uomini comuni e perciò costituiscono per questi un 'fascino' di attrazione. Gli antichi spiegavano questa enorme superiorità attribuendo loro una 'origine divina' che aveva fornito loro una "natura sovrumana" ovvero un "favore o grazia speciale divina". Da tale concezione è derivato il termine "carisma". Però questa loro superiorità per certe qualità non esclude che abbiano anche delle "anomalie" che vengono messe in ombra dalle loro doti positive più appariscenti. Queste personalità dovrebbero essere studiate oggi da specialisti attraverso un colloquio diretto in un esame psicologico e non è detto che si riesca anche allora a scoprire l'origine di certi loro poteri eccezionali, perché il metodo scientifico è troppo complesso richiedendo la sperimentazione per la ricerca dei fatti che devono essere dedotti dalla ipotetica teoria interpretativa per poterla controllare. Gli enigmi che la realtà ci presenta sono talmente complessi che non sempre il metodo scientifico è applicabile nella ricerca della "verità positiva": è già tanto poterlo usare per "falsificare" le ipotesi, le tesi e le teorie che formano l'enorme bagaglio delle illusioni della vita e della cultura umana, attraverso il criterio della contraddizione e quello assiologico.

 

In ogni caso non si può assolutamente dubitare della buona fede di Gesù e dei suoi immediati discepoli, profondamente convinti che la fine del mondo dovesse realizzarsi "entro quella generazione". Si può presumere - non potendo applicare il metodo scientifico in modo positivo col colloquio diretto e con la sperimentazione - che la loro convinzione sia nata dal fenomeno delle guarigioni che operava la presenza di Gesù, da cui secondo i racconti evangelici "emanava una virtù che sanava tutti". Anche a voler fare una certa tara alle espressioni iperboliche dei redattori dei Vangeli, tuttavia non si può negare loro una certa oggettività. Sono fenomeni che anche oggi vengono osservati in certi personaggi, anche se bisogna stare attenti alle mistificazioni e ai trucchi. Che Gesù avesse nella sua vita privata tali poteri "taumaturgici" si desume dalla naturalezza - se vogliamo prendere per buono l'episodio delle nozze di Cana del Vangelo di Giovanni (38) - con cui la madre si rivolge a lui per risolvere una situazione imbarazzante. Ma quello che impressiona è l'episodio narrato dai Vangeli Sinottici (39) secondo il quale a Cafàrnao, dove si era stabilito, era oppresso da tanta folla che lo cercava per far guarire i propri ammalati che non aveva più il tempo neanche per mangiare e perciò sua madre e i suoi parenti, ritenendo che 'fosse uscito di senno', lo andarono a liberare dall'impaccio, ricevendone da lui quasi un disconoscimento per ricompensa. Certamente sua madre e i suoi non l'avrebbero ritenuto 'impazzito' se precedentemente avessero avuto la conoscenza che era il 'Figlio di Dio' secondo il concetto poi successivamente elaborato dalla teologia della comunità cristiana. In sintonia con l'apprezzamento dei parenti era quello di tutti gli abitanti di Nazareth, i quali alle sue affermazioni nella Sinagoga che su di lui s'era 'stabilito' lo 'Spirito del Signore' come sul Profeta lsaia (40) lo ritennero addirittura blasfemo e cercarono di precipitano in un burrone.

 

E’ risaputo che nell'età prescientifica - che in alcuni strati culturali continua tuttora - ogni accadimento che non era noto nella sua genesi secondo la 'scienza empirica' acquisita con i sensi, veniva attribuito all'azione di esseri viventi nella sfera divina o in quella diabolica. E in questo la cultura biblica era uguale a quella degli altri popoli (41). Gesù era imbevuto di cultura biblica, il cui elemento fondamentale era la 'fede' in Javeh, il Dio del Popolo Ebreo. Chi voleva guarire attraverso il suo intervento doveva 'credere': e questa fede non era nella sua qualità divina ma semplicemente una generica fede di essere da lui guarito, cioè una 'fede psicologioca': 'in verità vi dico se avrete fede e non esiterete... se dite a questa montagna 'levati e gettati in mare' così avverrà e tutto ciò che chiederete nella preghiera l'otterrete' (42).

 

Gesù trovandosi questo meraviglioso potere di guarire, naturalmente lo attribuiva al suo Dio, che con tali doni manifestava chiaramente di averlo scelto per qualche missione speciale. Era una natura mistica e ardente e nella meditazione creava una atmosfera di induzione psichica di altissima tensione applicando il suo potere intellettivo analitico e sintetico acutissimo nella lettura della "Parola di Dio" dei Profeti. Ha scritto lo psicologo F. Antonelli nella Relazione sul Congresso di Psicosomatica del Luglio 1980: "La più grossa scoperta di questi tempi sono le endorfine che si sviluppano nell'organismo in conseguenza di ipnosi, meditazione e agopuntura (...). Finalmente si spiegano i prodigi dei fachiri capaci di sedere su cuscini di chiodi e di camminare a piedi nudi su carboni ardenti (...). Le endorfine sembrano destinate a segnare una tappa molto importante nella storia dell'umanità. (...). La chiave della suggestione apre spiragli incredibili e forse paurosi" (42).

 

Il ritiro in luoghi appartati di cui i Vangeli parlano spesso nella attività di Gesù e in cui si parla genericamente che si ritirava a pregare, non era che una pratica di riflessione in cui già precedentemente doveva essersi esercitato nelle regioni eremitiche delle comunità cenobitiche giù nella valle del Giordano, dove nel 1947 furono ritrovati i rotoli biblici di Omran e da dove dopo il Battesimo di Giovanni era tornato con la "potenza dello Spirito", come dice il Vangelo di Luca (43). Nella meditazione il genio di Gesù colse l'essenza del messaggio dei Profeti antichi, che consisteva nell'aspirazione alla giustizia e alla pace universale di tutti gli uomini creature dello stesso Padre e ne fece l'idea forza della sua personalità. Sentiva tutto il contrasto tra la linfa vitale che scorreva lungo tale messaggio e la realtà formalistica delle tradizioni e usanze istituzionalizzate, e non poté non sentire una formidabile avversione verso una situazione oppressiva per l'UOMO; Il suo linguaggio pieno di paradossi indica che la sua mente acutissima è avvolta in una struttura psicologica costruita tutta attorno a una "passione incandescente" per la liberazione dell'uomo che lo fa atteggiare a terribile lottatore e polemista verso i suoi sordi e ciechi oppressori e a tenerissimo difensore e protettore degli oppressi e sofferenti. Questo stato d'animo si polarizzò in un processo logico monoeidetico, nel senso che ogni altro processo mentale finì per roteare attorno ad esso come attorno ad un perno, come nell'innamoramento. Diventò un filtro psicologico di tutta la realtà, che creò un "campo psichico" generatore di una differenza di potenziale che esaltò i poteri psichici già esistenti spontaneamente. Tale situazione interiore lo proiettò nel piano profetico misericordioso di Jahvè che lo voleva utilizzare per la sua "gloria". Difatti viene accennato dai Vangeli che Gesù era avvolto come in una "mania di grandezza" che si esprime nell'immagine grandiosa del futuro Giudice di tutta l'Umanità.

 

Abbiamo indicato solo qualche elemento per rispondere alla prima domanda sulla genesi della convinzione di Gesù di essere il "prescelto dal Padre", che poi la "fabulazione" della comunità dei suoi discepoli rivesti di fenomeni di voci straordinarie come quella nel suo Battesimo, nella intervista fattagli da un gruppo di greci, e nella trasfigurazione. Nel capitolo "come Gesù fu divinizzato" daremo elementi per poter rispondere alla domanda legittima come mai, visto che la promessa del "ritorno" di Gesù entro quella generazione non si era realizzata, si continuò ad aspettare la realizzazione oltre quella generazione. Una risposta l'abbiamo avuta già dalla dialettica metafisica dello stesso S. Pietro nella sua Seconda Lettera con la quale cercava di calmare l'impazienza e di tamponare l'emorragia dei credenti: la teologia, cioè l'uso della "ragione induttiva" nei misteri di Dio, cominciava a intervenire con le sue interpretazioni cavillose e fantasiose per "confermare nella fede" chi, usando criticamente la propria intelligenza, cominciava a dubitare: brandiva soprattutto il "terrore teologico" della minaccia, già usata da Gesù secondo i racconti dei Vangeli, verso chi non credeva e chi non era costante nella fede e chi avesse dubitato delle sue parole. Si faceva leva sulla premessa indiscussa della divinità di Gesù dando per dimostrata la sua resurrezione, attestata da un gruppo di uomini degni di fede, e se tardava doveva avere i suoi buoni motivi per farlo. Tutto il Nuovo Testamento non è che un insieme di scritti destinati a "confermare nella fede" quelli che avevano creduto ma che ora cominciavano a dubitare. Oggi però è stupefacente che dopo 20 secoli i Teologi e i Capi delle Chiese Cristiane persistano in una impostazione clamorosamente falsificata dalla Storia. Ma di che ci meravigliamo? Non fanno così tanti "Ordini" e "Congregazioni" religiose che perseguono la loro "sussistenza" secondo le "tavole di fondazione" anche quando la motivazione fondamentale che le ha ispirate è storicamente finita? Non fanno così anche tutte le Religioni non cristiane e anche tutti i partiti politici pur sapendo che non c'è più nessuna ragione di continuare a perseguire finalità superate dall'evoluzione storica? Quanti "Enti continuano la loro attività solo per "mantenere" i loro componenti! Sono gli interessi personali che sostengono strutture ormai senza scopo e che contribuiscono a tenere l'umanità nell'ignoranza e nell'immobilismo oppressivo.

 

1-Giovanni 49, 10

2-Daniele 9,24

3-Matteo 3,7

4-Matteo 1,15

5-Matteo 23

6-Matteo l9,.28

7-Matteo 10,23

8) Luca 10,10-12

9-Matteo 11,14

10-Luca 6,34.35

11-Matteo 20,23-24

12-Marco 8,38

13-Marco 9,1

14-Matteo 16,27-28

15-Matteo 25,64

16-Luca 23,42

17-Atti 9,7

18-Atti 22, 9 –

19- Matteo28, 17

20-I Cor. 15,6

21- I Tess. 4, 13 –

22-IITess.4,19

23-Romani 16,20

24-ICor.7,29

25-Isaia 26,21

26-Abacuc 2, 3

27-Ebrei 10,25 e 37

28-Giacomo 5,1

29-Giovanni 2,18

30-II Pietro 3, 8

31-Apac. 1,3

32-Apoc. 22, 10

33- Apoc. 22,12

34- Apoc. 22.20 –

35-Giovanni 21,22

36-cfr. nota Giovanni 21,22 Bibbia Ist.Bib. 1963

37- Macario IV,31

38-Giovanni 2,23

39-Mavco 6,6

40-Luca 4, 1

41-cfr II Samuele 6,6-7;I Cronache 23;Atti 5

42-Matteo 17,20 e 21,21

42-cfr. Art. sul "Tempo" 16/1/80

43-Luca 4,13

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