LA LIBERAZIONE DELL'INTELLIGENZA

 

NELL’INTELLIGENZA IL SEGRETO DEL MONDO

 

 

Epilogo

Abbiamo compiuto un cammino abbastanza difficile e lungo e siamo pervenuti a una prospettiva libera da posizioni e situazioni che l'evoluzione storica ha dimostrato superate.

Ci è stata di stimolo la naturale curiosità filosofica ma anche la ribellione dell'intelligenza di fronte a situazioni assurde prodotte dalle illusioni della ragione e la sete di liberazione da sistemi dogmatici oppressivi.

Con molta attenzione e pazienza tenendo d'occhio i molti e svariati tentativi di quanti ci hanno preceduto e le esperienze dolorose dell'umanità, siamo riusciti a costruirci una sorta di "Lanterna di Diogene" che ci consente di riconoscere la verità-realtà e in particolare la radice di quel bandolo della matassa che abbiamo individuato annidarsi nell'intelligenza.

Lungo la strada abbiamo potuto sciogliere parecchi grovigli di vario genere.

Siamo partiti dal problema concreto dell'intelligenza per cui l'uomo non è il solo detentore di tale privilegio ma è uno di tanti esseri intelligenti, e siamo saliti alla considerazione universale dell'enigma costituito dalla presenza nostra su questo pianeta. E ci siamo convinti dell'affermazione del primo dei sette saggi della antica Grecia, Talete, che la risposta la dobbiamo trovare dentro di noi: "conosci te stesso".

Abbiamo constatato e convenuto che la risposta al nostro problema come a ogni altro viene chiamata "verità", e abbiamo stabilito il significato preciso da dare a tale termine. Abbiamo così distinto la "verità-spressiva" come corrispondenza del linguaggio al contenuto della nostra mente; la "verità-conoscitiva" come corrispondenza del pensiero o contenuto della nostra mente alla realtà fuori della mente; la "verità-realtà" come tutto ciò che sta fuori della nostra mente; la "verità di coerenza" o logica come conclusione necessaria per il principio valore-assioma di identità-contraddizione, propria (nel senso che può essere isolata dalla "verità-realtà") dei sistemi logici di qualunque tipo: matematici, geometrici, scientifici, metafisici, teologici ecc.; e infine la "verità-saggezza" come adeguamento del nostro comportamento alla realtà conosciuta.

Guardando dentro di noi abbiamo potuto e dovuto stabilire come "assioma esistenziale" - cioè come ammissione indimostrata e indimostrabile perché "sentita" direttamente essendo elemento costitutivo della nostra mente-coscienza - la nostra esistenza. Da questo dato primario abbiamo estratto come contenuti, assiomaticamente, perché "sentiti" dalla nostra coscienza, gli altri quattro "assiomi esistenziali" su cui poggia la nostra certezza nella vita e nell'attività che svolgiamo. Abbiamo chiamato "credo epistologico" o "paradigma esistenziale fondamentale" i cinque assiomi esistenziali:

1) sento di esistere

2) sento di poter contare sul potere conoscitivo dei miei sensi

3) sento di essere una porzione della realtà in cui sento di essere immerso

4) sento che ho iniziato a esistere e che perciò deve esistere una realtà complementare a me e a quanto come me ha cominciato a esistere e che tale carattere complementare deve contenere in qualche modo quello di eterno

5) sento di far parte di un gruppo di esseri entro il quale si è accesa la luce del mio esistere e col quale partecipo di un patrimonio culturale.

Partendo dalla constatazione del nostro patrimonio culturale che la storia umana e in particolare quella della conoscenza è una storia di "deliri", siamo andati alla ricerca del perché. Abbiamo potuto stabilire l'equazione: conoscenza = comunicazione = sensibilità = interazione, e abbiamo assunto intanto che la nostra "mente-coscienza" è un’unita conoscitiva costituita da un centro (cervello) e da una periferia (sensi) in attesa di poter decifrarne in seguito la natura. Siamo poi andati alla ricerca di un "ponte" che consenta la comunicazione tra la nostra mente e la realtà in cui è avvolta. E abbiamo potuto stabilire che il "ponte" diretto è costituito dai sensi stessi e in generale dalla sensibilità del nostro essere, che dànno alla mente "l'intuizione sensibile". Tuttavia riconoscendo la limitatezza di tale contatto "frontale" con la realtà e desiderando oltrepassarne i limiti, si è creduto di poter dare valore a quel complesso di attività della nostra mente che è stata chiamata "Ragione". Ci siamo resi conto che la storia di "deliri" è stata causata dall'eccessiva valorizzazione del "centro" separandolo dalla "periferia" mentre la mente è un'UNITÀ le cui prestazioni sono valide a condizione di rispettare tale unità. Abbiamo potuto cosi stabilire che ci sono solo tre criteri con cui la "mente" può raggiungere la "verità-realtà" e sono: "l'intuizione sensibile", il metodo "ipotetico-deduttivo-sperimentale" o scientifico e infine la "falsificazione delle ipotesi, delle teorie e dei sistemi da parte dei fatti fisici e storici. Solo usando questi tre mezzi possiamo con molta fatica andare alla ricerca del mistero della realtà.

Il mistero della realtà ha sempre stimolato la nostra mente a svelarlo. Questo stimolo o desiderio di conoscenza è stata chiamata "filosofia": capovolgendo l'uso dei termini aristotelici, abbiamo chiamata filosofia prima o analitica la conoscenza scientifica perché appura e classifica i fenomeni e i fatti e ne cerca le spiegazioni in altri fatti, e filosofia seconda o sintetica la visione generale fondata su dati scientifici e perciò sempre approssimativa e mai definitiva. Questa conoscenza generale, a differenza della conoscenza scientifica o filosofia prima, assume una connotazione soggettiva e quindi molteplice perché non è che "generalizzazione" o teoria metafisica che non può avere controllo sperimentale essendo prodotto della "ragione pura". Tali visioni del mondo hanno tutte più o meno la possibilità di essere vere o false e di essere trasformate in ipotesi o teorie per la filosofia prima o scienza e intanto possono trarre il loro valore pratico per la vita dalla quantità di "saggezza" che si desume dal confronto col valore supremo che è la vita umana. Anzi in base a questa misura suprema abbiamo potuto stabilire un quarto criterio epistemologico che ci permette di riconoscere come vera o falsa ogni "ideologia", intendendo con questo termine ogni teoria o sistema metafisico, morale, religioso, politico come scelta d'azione. Lo abbiamo chiamato "criterio assiologico". In base a tale criterio abbiamo potuto rigettare come "falsi" perché teorizzano o strumentalizzano l'oppressione della vita dell'uomo per raggiungere le loro mete, ogni tipo di machiavellismo vecchio e nuovo, il giacobinismo, il terrorismo, il razzismo, il capitalismo assoluto, il fascismo, il nazismo, il leninismo, lo stalinismo e ogni forma di totalitarismo che calpesta i diritti umani.

Avendo lasciata la porta aperta a ogni sistema ideologico che non nuoce alla vita dell'uomo e quindi la possibilità di essere validi anche a sistemi religiosi basati sulla "Parola di Dio", ci siamo dedicati alla ricerca di un tale criterio eventuale, perché sarebbe per noi una grande fortuna possedere un tale "pertugio" verso il mistero. Purtroppo la nostra analisi ci ha condotto alla condanna dei sistemi teologici che hanno la pretesa di avere una "Parola di Dio" come origine e guida - come quello ebraico, cristiano e islamico - per i metodi violenti instaurati per raggiungere le proprie mete religiose all'interno e all'esterno della propria cultura. L'unica ideologia religiosa che poteva aspirare a tale titolo era il Cristianesimo Evangelico che poneva come centro della sua dottrina il valore supremo della vita dell'uomo. Però abbiamo dovuto constatare che il laboratorio della storia ha smentito la cosiddetta "Parola Divina" di Gesù che garantiva la sua costante assistenza perché la sua "chiesa" non deragliasse dal programma da lui assegnato e la smentita è venuta proprio dal sistema teologico costruito sulla parola di Gesù. Tale smentita non si sarebbe avuta se i primi discepoli e poi i Padri della Chiesa avessero avuto l'intelligenza e il coraggio di riconoscere la prima solenne smentita data dalla storia a Gesù, cioè alla sua solenne assicurazione dell'avvento spettacolare del Regno di Dio, in cui lui avrebbe avuto il ruolo di giudice dei vivi e dei morti prima che passasse la sua generazione, e se si fosse compiuto il controllo anche per la "promessa fondamentale" del messianismo del Vecchio testamento, cioè la stabilità eterna del regno di Davide, spazzato via dagli Assiri, dai Babilonesi, dai Macedoni e dai Romani. Insomma la storia dell'Ebraismo e del Cristianesimo è la falsificazione permanente della cosiddetta "Parola di Dio". Però abbiamo dovuto constatare che per le spinte delle forze esterne il Papato e nell'insieme il Cristianesimo storico è ridiventato evangelico facendosi assertore di quell'umanesimo evangelico che ha compiuto la rivoluzione più pacifica della storia umana e per questo fatto, il più notevole di questo ultimo secolo, merita tutto il nostro appoggio perché diventi il centro morale di tutta l'umanità. Di questo appoggio ce ne ha dato un grande esempio il Presidente Pertini, il quale dichiarandosi "non credente" mostrava chiaramente di rifiutare il contenuto teologico delle religioni, ma andando "a braccetto" con Giovanni Paolo II mostrava di riconoscerne la benefica guida umana.

Ora è chiaro perché questo libro è stato intitolato "La Rivoluzione dell'Intelligenza". Pur non avendo fatto una apposita analisi sulla sua intima natura, perché prima vogliamo passare in rassegna quanto la scienza ci offre a tale scopo, tuttavia già da quanto siamo andati discorrendo, dobbiamo dire che l'Intelligenza non è la Ragione. Sommariamente possiamo affermare che l'Intelligenza è la nostra unità conoscitiva costituita dalla sensibilità del nostro essere che avverte e reagisce in modo adeguato e armonioso agli stimoli e alle situazioni nell'esercizio della comunicazione con la realtà, e opera nel primo stadio della conoscenza e controlla l'operato della Ragione con la "Lanterna di Diogene o "Setaccio Critico"; la Ragione invece consiste nel tentativo della mente di penetrare oltre i limiti della sensibilità con l'immaginazione, l'ipotesi, l'analogia, il ragionamento e opera nel secondo stadio della conoscenza con i due momenti della logica che sono l'induzione e la deduzione. L'Intelligenza produce la scienza e la saggezza; la Ragione produce, col suo metodo metafisico, le infinite antinomie fatte di tesi e controtesi, che diventano le bandiere delle contrapposte ideologie, la metafisica pura e scientifica. L'Intelligenza è inerente alla natura; la Ragione è un prodotto culturale dell'uomo. E abbiamo constatato che la ragione nel suo sforzo è stata sconfitta nella misura che ha voluto fare a meno dell'Intelligenza e di pretendere di essere qualcosa di diverso. Tale sconfitta è la ribellione e la rivincita dell'Intelligenza.

Noi vediamo la ribellione dell'Intelligenza nel comportamento comunicativo degli animali a cui la ragione metafisica si è ostinata e si ostina a negare il suo riconoscimento; vediamo la ribellione dell'intelligenza nel cumulo di deliri affastellato dalla Ragione per avere operato la scissione dell'unità conoscitiva arrogandosi il potere autonomo di raggiungere la verità-realtà senza l'aiuto e il controllo dei sensi; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro il trabocchetto della logica, col quale la Ragione tenta di attribuire il valore di verità-conoscitiva alla semplice verità-logica o di coerenza; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la presunzione della Ragione di attribuire valore di verità-conoscitiva alle creazioni "dell'intuizione intellettiva" in particolare alle cosiddette intuizioni della fantasia e dell'arte quasi fossero una via speciale verso una verità superiore mentre sono semplicemente il linguaggio espressivo dell'Intelligenza che dà una veste sensibile a un invisibile pensiero della mente; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro il tentativo forzato della logica hegeliana di scambiare la contraddizione conoscitiva o mentale con le opposizioni dette impropriamente contraddizioni esistenti nelle forze della realtà in generale e umana in particolare; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la sopravvalutazione del senso comune e del buon senso o del senso morale come fosse una via speciale verso la verità-realtà mentre non è che una manifestazione dell'Intelligenza operante nel primo stadio della conoscenza; vediamo la ribellione della Intelligenza contro la sopravvalutazione della "fede" quasi fosse anch'essa una via speciale verso la verità-realtà, mentre è un effetto ambiguo che può nascondere verità o errore; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la sopravvalutazione del linguaggio umano come segno univoco dell'appartenenza dell'uomo a un piano diverso della realtà, mentre non è che il prodotto culturale basato sull'imitazione del linguaggio segnico largamente vigente in tutta la realtà e particolarmente evidente nella comunicazione degli animali, e sviluppato dalla Intelligenza umana in una complessità eccezionale; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la separazione della filosofia dalla scienza, riducendo la filosofia, che è amore della verità-conoscitiva e della verità-saggezza, a metafisica e a ideologia; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la concezione della scienza come "conoscenza delle cose per le loro cause" mentre è semplicemente la "conoscenza della verità", cioè conoscenza corrispondente alla realtà, e perciò è scienza prima di tutto la conoscenza dei fenomeni e dei fatti e poi la conoscenza delle cause dei fenomeni e dei fatti; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la concezione che qualifica la scienza come conoscenza di fatti e fenomeni "ripetibili" mentre è "conoscenza controllabile" attraverso fatti o "testimonianze; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la teorizzazione e la pratica della soppressione della vita umana come elemento metodico del giacobinismo di qualunque tipo sia teologico o machiavellico o leninista o fascista o stalinista o nazista; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro il blocco del processo triadico già praticato in passato da tutti gli assolutismi e da tutte le dittature; vediamo la ribellione dell'Intelligenza quando crea il dissenso di tutti coloro che furono e sono oppressi dalla "ragione religiosa" o dalla "ragione politica" nei sistemi appunto "razionali" del totalitarismo teologico e del totalitarismo politico, del nazionalismo che pretende di tenere avvinte artificiosamente popolazioni di culture diverse, e del razzismo, che pretende di trattare in modo inumano popolazioni e individui di razza diversa; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro le contraddizioni storiche della cosiddetta "Parola di Dio" e contro la divinizzazione di personaggi degni per altro del più alto apprezzamento; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro il sistema razionale del moralismo, il quale addita superficialmente in un mitico peccato originale e nelle passioni umane la causa di tutti i nostri malanni e di tutti gli scandali, mentre la vera causa sta nella nostra Ragione che sa dimostrare vero e giusto tutto e il contrario di tutto e sa così giustificare di fronte alle passioni anche la più assurda ideologia e il più insano comportamento, come il terrorismo teologico e politico, la mafia e la camorra, il rapimento di persona, la violenza di ogni genere e perfino la guerra; vediamo la ribellione dell'Intelligenza contro la concezione superata del dualismo della realtà che ci ha dato il prodotto tutto razionale dell'antagonismo tra spiritualismo e materialismo, tra credenti e non credenti, mentre tutti siamo nell'unica posizione di vivere di fronte al mistero, verso il quale non possiamo che assumere l'atteggiamento intelligente della religione cosmica di cui Einstein ci ha dato un grande esempio e che è la continuazione e lo sviluppo della religiosità di tutta l'umanità.

La ribellione dell'Intelligenza può essere sintetizzata nel grido di Protagora "l'uomo è la misura di tutte le cose",col quale ci ha ammonito sì che ogni realtà prende valore secondo il suo rapporto positivo o negativo con la vita dell'uomo in una scala più o meno variabile, ma anche che la sua natura è conosciuta dall'uomo col suo inguaribile antropomorfismo, unica categoria di cui non si può assolutamente liberare. Questo vuol dire che la realtà è stata vista dall'uomo sempre con gli occhiali antropomorfici, col risultato di averla concepita come "opera" di un Essere simile a lui anche se infinitamente più grande di lui. Ma le contraddizioni che hanno sempre tormentato la nostra Intelligenza ci hanno costretto a ricercare la soluzione delle antinomie altrove, seguendo la pista dell'intelligenza animale.

La complessa ricerca ci ha condotti alla constatazione che l'errore fondamentale è stato commesso sì all'origine dell'umanità ma non nel senso moralistico, come ingenuamente hanno immaginato e tramandato le religioni, ma nel senso culturale: è stato un grossolano errore di metodo, che si è risolto nella valorizzazione della Ragione, come "padrona di casa". La filosofia greca, diventata poi cristiana, ha accreditato la definizione dell'uomo come "animale ragionevole", il quale appunto nella semplice Ragione avrebbe lo strumento valido per raggiungere la "verità-realtà-ignota". Ma l'esperienza ci dice tutto il contrario: la storia umana è una storia di tragedie proprio perché l'uomo si è affidato alle illusioni della Ragione. Chi ha liberato l'umanità dalle sue illusioni è stato Galileo, il quale ha completato il metodo metafisico col metodo scientifico, sottoponendo i prodotti della Ragione al controllo dell'Intelligenza con la sperimentazione e così si è riscoperto che l'Intelligenza e non la Ragione è la padrona di casa e che nell'Intelligenza occorre appuntare l'attenzione se vogliamo scoprire il mistero dell'uomo e dell'universo.

Questa è la prima grande scoperta che abbiamo fatto nella nostra visita alle sorgenti della cultura.

Ma la ribellione dell'Intelligenza non è solo di natura metodologica ma anche ontologica o costitutiva, per cui la seconda grande scoperta è che l'Intelligenza e non la Ragione è l'elemento costitutivo dell'uomo, essendo la Ragione una via indiretta con cui l'Intelligenza si sforza di impadronirsi di una realtà ignota, e ciò che lo distingue dagli altri animali non è l'elemento "Intelligenza" (denominatore) che invece tutti accomuna, ma semplicemente lo "viluppo dell'Intelligenza" numeratore) che si è tradotto in un prodigioso accumulo di cultura, già presente per altro in uno stadio iniziale negli altri animali, essendo la trasmissione da individuo a individuo non di una conoscenza biologica che avviene attraverso la generazione ma di una conoscenza sperimentale che si trasmette attraverso l'apprendimento fiduciario. Perciò dobbiamo dire che alla radice della cultura c'è l'Intelligenza e non la Libertà come viene superficialmente affermato1:la Libertà intesa come scelta è frutto della cultura: l'uomo è più colto dell'animale non perché è libero ma è più libero perché è più colto.

La cultura umana è un accumulo di conoscenza e tale accumulo è stato realizzato per l'invenzione fortunata di strumenti che potenziano la comunicazione e la memoria. Questi strumenti sono il linguaggio convenzionale e la scrittura nelle sue varie forme. Il linguaggio convenzionale è sviluppo della conoscenza segnica comune a tutto il mondo animale e la conoscenza segnica ha la sua radice di partenza nell'intuizione sensibile che avviene con la comunicazione visiva, uditiva, tattile, olfattiva, gustativa. Frutto della comunicazione dell'intuizione sensibile è il linguaggio fatto di segnali con movimenti, luci, suoni, odori, sapori e toccamenti. L'uomo ha sviluppato l'elemento simbolico già presente nel mondo animale creando un mondo suo proprio in cui la Ragione che non è altro che immaginazione e logica, si è insediata come regina.

Con l'informazione naturale soltanto, gli animali si scambiano esperienze individuali e di gruppo formando una loro cultura elementare conservata nella memoria e trasmessa anche per un rudimentale insegnamento e apprendimento, e, attraverso la ripetizione millenaria, accumulata nel codice genetico; alla base naturale l'uomo ha aggiunto il segno convenzionale, e questo è stato il suo atto di nascita: quando un individuo di un gruppo di primati si servì di un segno qualunque, vocale, visivo o tattile per farsi riconoscere o per trasmettere un messaggio, e accettato dal compagni, allora ebbe origine l'umanità. Quella invenzione è stato il sassolino che ha messo in moto la valanga della cultura umana, che attraverso la ripetizione, l'imitazione, la memorizzazione, la trasmissione orale e scritta ha moltiplicato con progressione geometrica l'accumulo della conoscenza non solo della realtà ma anche di fantasie e di invenzioni. Ma l'enorme sviluppo della cultura ha fatto dimenticare all'uomo la sua origine e gli ha fatto immaginare che sia la sua origine che la sua cultura siano provenute da un atto particolare di Dio2 e gli ha fatto riconoscere nella Ragione un elemento costitutivo diverso, quasi "lume celestiale"3 che lo fa "immagine di Dio "4 che formerebbe l'"elemento specifico" della sua natura umana e lo distinguerebbe dagli altri animali mentre è solo uno sviluppo di quello che ha in comune con loro. La filosofia, che è desiderio di conoscenza, l'ha spinto a creare metafisiche, mitologie, religioni e logiche e ha sepolto alcuni pizzichi di verità in un cumulo di deliri costituiti da dogmatismi fallaci e pericolosi.

La cultura, sviluppando il meccanismo psicosomatico, ha creato il segno più inequivocabile che distingue l'uomo dagli altri esseri viventi: il riso. Il riso non nasce semplicemente dalla goffaggine che presenta l'azione meccanica e ripetitiva di un essere vivente, come con poca chiarezza ha detto Henri Berson nel suo celebre "Il riso" del 1900 ma nasce soprattutto dal contrasto tra l'essere e il sembrare, e il sembrare nasce dalla radice che ha fatto nascere il linguaggio convenzionale: il segno come rappresentazione simbolica dell'essere. La rappresentazione può essere vera cioè corrispondente alla realtà, e falsa cioè alterata e non corrispondente alla realtà. L'alterata corrispondenza fa sorgere varie reazioni in chi riceve il messaggio, come sdegno, pietà o meraviglia. Lo sdegno e la pietà possono derivare anche da altre situazioni ma il riso solo dal contrasto tra la realtà e la sua maschera. Lo sdegno e la pietà ce l’ hanno anche gli altri viventi, il riso ce l'ha solo l'uomo perché solo l'uomo sa creare il sembrare attraverso la rappresentazione culturale e quindi cogliere le stonature con l'essere. Il carnevale è l'arte e il tempo del riso e ne è simbolo e strumento la maschera, cioè l'alterazione della realtà. Invece il sorriso è una delle tante note della musica interiore che si esprime col meraviglioso strumento del volto umano e il volto umano è stato plasmato dal meccanismo psico-fisico delle emozioni e dei sentimenti attivato dalla cultura, dopo l'invenzione del linguaggio convenzionale. Il sorriso è una derivazione del riso ed è una espressione di una emozione gioiosa e benevola.

La cultura innegabilmente ha dato grandi vantaggi all'umanità ma è stata anche la causa del frutto più tossico che abbia avvelenato la sua vita e la sua storia: della violenza fraterna. Dando fiducia al meccanismo razionale dimezzato e creando metafisica pura e ideologia, ha alterato il meccanismo dell'aggressività, elemento, tra altri, dell'Intelligenza: negli altri animali infatti l'aggressività perlopiù è estraspecifica, cioè rivolta a viventi di altre specie, mentre verso quelli della stessa specie è perlopiù "ritualizzata" come mezzo di affermazione di un proprio diritto e solo accidentalmente arriva alla soppressione dell'avversario, mentre nell'uomo la violenza non solo è extraspecifica ma anche intraspecifica, cioè superando la semplice ritualizzazione tende alla soppressione intenzionale e sistematica del proprio avversario. Il Caino biblico è il simbolo della violenza umana, che è tanto più spietata quanto più è ispirata da odio ideologico.

Dell’uomo possiamo dire che non è altro che una variante del regno animale: con gli altri animali ha in comune la struttura fisica fondamentale che è unica ma variata all'infinito dal meccanismo del codice genetico e in lui è stata plasmata dal meccanismo psicosomatico e dall'ambiente con altrettanta efficacia2; ha in comune anche l'intelligenza, elemento costitutivo di ogni vita; ha in comune anche l'attività culturale intesa come trasmissione per apprendimento e accumulo di conoscenze e di comportamenti. Proprio dell'uomo è lo sviluppo grandioso della cultura, ma la cultura umana è un "mare magnum" in cui si confondono verità e falsità perché nella produzione culturale ha preso il sopravvento sull'Intelligenza la Ragione col suo metodo metafisico, facendogli credere qualche cosa di superiore e di diverso. Difatti l'uomo è stato definito dalla metafisica greca e dalla teologia cristiana "animale ragionevole": quel "ragionevole" sarebbe appunto l'elemento costitutivo specifico dell'essere umano. Noi abbiamo trovato invece che il "ragionevole" racchiude la più grande illusione dell'umanità e la sorgente di tutti i suoi malanni.

Queste "verità scientifiche" ci hanno costretto a fare un'applicazione di saggezza per migliorare la difficile condizione umana. Bisogna arricchire il contenuto del concetto di Umanesimo sviluppando i suoi due fondamentali principi: "l'uomo è la misura di tutto" e "ama te stesso e il prossimo come te stesso". Lo possiamo tradurre con una formula: "Umanesimo = bontà + verità + libertà + giustizia". Questi quattro elementi o fattori o valori derivano come esigenze fondamentali dal valore supremo che è la vita umana misura di tutto. La mancanza di tali valori dalla vita sociale ha sospinto durante la storia gruppi umani a compiere rivoluzioni più o meno violente per realizzarli. Quella che attira la nostra ammirazione è la rivoluzione cristiana dei primi tre secoli perché realizzata senza violenza. Ma ciò che attira la nostra curiosità è che tutte le rivoluzioni, anche quella cristiana, sono fallite e il motivo sta nel fatto che sono state imposte nel nome della Ragione, cioè in nome di ideologie, prodotti della Ragione. Tali fallimenti e le condizioni tragiche in cui si trova l'umanità attuale dovrebbe indurre gli intellettuali che ne sono le guide a tentare l'unica via di salvezza: la Rivoluzione dell'Intelligenza. Sappiamo che qui forse entriamo nel regno dell'utopia ma siamo fiduciosi che l'Intelligenza sa compiere l'imprevedibile. Per realizzare la Rivoluzione dell'Intelligenza occorre trasformare le attuali impostazioni dell'assetto umano attraverso un vero libero "Grande Contratto Sociale", un po' diverso da quello escogitato da T. Hobbes per giustificare l'assolutismo oppressivo dei suoi tempi e più vicino a quello di J.J. Rousseau. Si può sintetizzare in tre punti fondamentali.

1°- La Religione, che finora è stata e viene presentata come "fede" su una "rivelazione" di personaggi illuminati dalla Realtà Eterna, come "morale" costituita da "leggi" dettate dalla "Parola di Dio" e come "liturgia" di "riti" ripetitivi iniziati da tali personaggi per mettersi a contatto con tale realtà, deve essere invece intesa come "bontà" che si ispira e misura sulla vita dell'uomo, da cui scaturisce ogni valore morale, e alla quale si riduce il Cristianesimo e ogni altra religione. Perciò tutte le Religioni dovrebbero realizzare un loro "Grande Contratto Sociale" col quale vengono alla rinuncia a tutti i loro assurdi, inutili e a volte dannosi dogmi e trasformarsi in "Scuole di bontà" (non di verità) educando le generazioni alla realizzazione dell'Umanesimo Universale secondo la formula proposta e soprattutto additando agli uomini dottrine e modelli di bontà. Le varie Religioni, pur mantenendo la loro autonomia, possono riconoscere nel Papato trasformato in Centro dell’Umanesimo Universale.

In questa concezione scompare la "duplice morale", la morale religiosa e la morale laica, nel passato giustificata dalle aberrazioni di quella religiosa. La morale deve essere unica nelle sue regole fondamentali perché unico è il suo metro: l'uomo.Intesa come impostazione dell'attività umana secondo il principio del bene e del male, deve trovare solo nella vita dell'uomo il criterio discriminatorio; intesa come ideologia che tende a realizzare aspirazioni, bisogni e soddisfazioni umane deve trovare la norma nella "verità-saggezza" che è adeguamento del comportamento umano alla "verità-conoscitiva" della scienza. Tale morale "autonoma" nasce dall'uomo come misura di se stesso e trova la norma fondamentale e universale nell'umanesimo assoluto: "ama te stesso sopra ogni cosa e il prossimo come te stesso". La vita e la scienza sono un cammino nel mistero e l'unico atteggiamento intelligente, oltre tale norma, di fronte all'incertezza della prosecuzione della vita oltre la morte e della resa dei conti alla Giustizia di un'Armonia Universale, è quello di aborrire ogni ingiustizia

L'incontro tra tutti i Capi Religiosi ad Assisi il 27 ottobre 1986 attorno al Papa può essere considerato l'inizio dell'auspicato Contratto tra le Religioni.

2 - La Scienza, intesa come ricerca della conoscenza corrispondente alla realtà, è la Custode del secondo elemento dell'Umanesimo: la "verità-conoscitiva" o "scientifica". La realtà non è da concepirsi secondo le vecchie categorie dello spiritualismo o del materialismo ma secondo il concetto di "Mistero" e,poiché si manifesta nella macrosfera con prodotti intelligenti, possiamo senz'altro chiamarla "Noosfera", la cui profonda natura siamo tutti curiosi di conoscere. Questo desiderio è quello che unisce scienziati e filosofi e la ricerca della "verità-conoscitiva" adeguata alla "verità-realtà" dovrebbe ormai far chiudere lo storico dissidio tra Scienza e Filosofia. La Filosofia deve riconoscere che nella Scienza trova il suo unico prodotto veramente valido e deve pertanto cessare di identificarsi nella "metafisica pura", la quale insieme all'ideologia è un suo prodotto ambiguo e illusorio e anche pericoloso. Anche i filosofi e gli scienziati dovrebbero addivenire a un "Grande Contratto Sociale", col quale, nell'ambito del "libero pensiero", riconoscono un unico mezzo di cui possiamo servirci per la conquista della verità, quello del "setaccio critico" dell'Intelligenza, e creano un'unica grande comunità incaricata di custodire e far conoscere il "tesoro delle verità scientifiche" acquisite tenendole ben distinte dalle "teorie" da controllare.

3 - Ma quelli che dovrebbero addivenire a un "Grande Contratto Sociale" con più urgenza sono i politici. La politica, intesa come realizzazione delle insopprimibili esigenze di libertà e di giustizia della vita umana, scaturisce dalla socievolezza dell'uomo e deve operare nella comunità secondo il processo triadico che è il procedimento dell'Intelligenza nella natura, nella storia e nella conoscenza umana. I politici dovrebbero ricominciare il loro gioco pericoloso da capo e rinfondarlo sul processo triadico, rinnovando costituzioni e regolamenti delle comunità creando due schieramenti caratterizzati uno secondo il valore della "libertà" e perciò denominato "liberalismo" e l'altro secondo il valore della "giustizia" e perciò denominato "socialismo". Questi due schieramenti dovranno avvicendarsi secondo le esigenze della comunità espresse nelle consultazioni popolari. Il liberalismo non deve essere identificato con lo sviluppo caotico della libertà degli individui che sbocca nel capitalismo oppressivo ma con l'armoniosa realizzazione delle capacità degli individui; e il socialismo non deve essere identificato con l'affidamento allo Stato delle attività che possono svolgere meglio i liberi cittadini e le loro associazioni, sboccando nello statalismo ancora più oppressivo, ma con la creazione di uno Stato che compie con efficienza quelle attività che i liberi cittadini non possono compiere e che sono la rappresentatività della comunità all'interno e all'esterno, l'attività legislativa con cui si regola la libera attività dei cittadini, il controllo dell'osservanza delle leggi, l'amministrazione della giustizia, la riscossione dei tributi, i rapporti con gli altri popoli, la difesa comune ecc. È nell'attività legislativa che i due schieramenti devono confrontarsi per far prevalere, secondo le condizioni storiche, uno o l'altro dei due valori senza dei quali non può funzionare una comunità umana. Il problema fondamentale che i due schieramenti devono prima risolvere è quello del ruolo dello Stato nelle attività culturali o nella pubblica istruzione o nella Scuola: secondo noi lo Stato dovrebbe rinunciare a gestire direttamente la cultura, nella quale dovrebbe assumere il ruolo di stimolatore e finanziatore delle iniziative private che riscuotono l'interesse delle popolazioni.

Questo sistema binario nel "politico" sarebbe l'equivalente dell'altro sistema binario rappresentato nel "sociale" dalla Chiesa e dallo Stato: una parte controlla l'altra nel compiere il proprio ruolo.

Quando le Guide del mondo realizzeranno questo "Grande Contratto Sociale" avranno in parte realizzato la Rivoluzione dell'Intelligenza, e sarà la conclusione intelligente della rivoluzione cristiana, della rivoluzione liberale e della rivoluzione socialista. Non bisogna dimenticare che la rivoluzione cristiana fu la prima rivoluzione ispirata dall'Intelligenza e che gettò i germi del vero umanesimo; falli perché ripose la realizzazione della giustizia nell'avvento spettacolare più o meno imminente di Dio nella storia umana. Fu riscoperta dalla rivoluzione liberale nei suoi valori essenziali, ma pure questa falli perché, mal guidata dalla Ragione, perseguiva uno solo dei quattro elementi che costituiscono il vero umanesimo. Per reazione fu ripresa dalla rivoluzione socialista, ma anch'essa è fallita perché ha perseguito un solo elemento, la giustizia. Sarebbe ora che le Guide del mondo, ammaestrate dall'esperienza della Storia, si decidessero a compiere insieme la Rivoluzione dell'Intelligenza, l'unica che permetterebbe di risolvere gli immensi problemi dell'umanità.

E se la pubblicazione di questo lavoro contribuisse a dare inizio a tale impresa, l'autore si sentirebbe orgoglioso di avere raggiunto in parte lo scopo della sua attività educativa, cioè migliorare la difficile condizione umana impastoiata dalle attuali impostazioni culturali, religiose e politiche.

 

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1-Cfr. O. Rossano - Vangelo e Cultura –Ed. Pauline 1985 - pag. 8-9

2-Genesi 1,20 e Corano 2,29

3-Ctr. W Goethe - Faust -Parte I - Prologo

4-Genesi 1,26

1-Cfr. K. Lorenz - "L'aggressività" - Ed. Il Saggiatore 1969

2-Cfr. G. Sermonti - "Introduzione alla Biologia" - Ed. Armando 1951 - pag. 61

 

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