
IL BUON SENSO
Non può essere criterio di verità-realtà il semplice senso comune, o buon senso. Il concetto di buon senso indica il modo di sentire, di giudicare e di agire con equilibrio e prudenza. Sviluppo del concetto del buon senso è quello del senso comune, con cui si indica il modo di pensare e di giudicare della maggioranza degli uomini. Tale concetto appare già in Cicerone, è molto usato nella speculazione scolastica, ebbe peso prevalente nella scuola filosofica scozzese, il cui primo ispiratore fu lord A. Cooper Shaftesburym (1671-1713). Egli polemizzando con i tradizionalisti, nella sua notevole attività culturale, nei suoi scritti, sostenne che può esistere l'autonomia della morale dalla religione, in quanto l'uomo può avere motivazioni morali nella sua condotta senza essere religioso: cioè il criterio della moralità non consiste necessariarnente nella fede religiosa, perché l'uomo è dotato del senso morale o senso comune che guida infallibilmente il suo comportamento secondo quelle regole che vengono poi riconosciute dalla riflessione filosofica e appoggiate dalla fede religiosa. Il senso morale si uniforma immediatamente nelle sue scelte alle leggi dell'ordine e dell'armonia che governano il mondo.È una manifestazione del gusto estetico e l'educazione morale è in primo luogo avviamento all'amore della bellezza: bellezza, bontà e verità sono diverse facce dallo stesso valore.Queste idee vennero sviluppate da F.R. Hutcheson (1694-1746): per lui il senso comune o senso morale, tutt'uno col senso estetico, è quello che decide tra le nostre inclinazioni contraddittorie, come giudice della nostra attività che ha per criterio innato il sentimento di benevolenza verso gli altri esseri umani.Questo criterio fu fatto proprio da J.J. Rousseau ed è l'opposto dell'homo homini upus (L'uomo è lupo all'uomo) di Plauto (Asinara 495) fatto proprio invece da Bacone e Hobbes.Prosecutore di grande peso nella scuola del senso comune fu A. Smith (1723-1790), il quale prima di essere il celebre economista con il libro La ricchezza delle nazioni (1766) fu il filosofo della Teoria del sentimento (1759). Successore a Smith nella cattedra di filosofia a Glasgow (1764) fu Th. Reid (1710-1796), il quale portò avanti il discorso traducendo il concetto del senso morale in quello del senso comune come approccio immediato all'ordine del mondo e in base a tale concetto sviluppò la sua critica alla gnoselogia di Hume. Secondo la dottrina di Rume oggetto della nostra conoscenza sono le idee (di qui una nuova forma di idealismo) ma Reid gli risponde appellandosi al senso comune secondo il quale la conoscenza sensibile include un contatto immediato con la realtà. Suoi notevoli continuatori sono D. Stewart (1753-1838) e W. Hamilton (1788-1856), i quali ebbero grande influenza in tutta la cultura inglese.Certamente il criterio del senso morale o del senso comune o del buon senso contiene una parte valida là dove, valorizzando la nostra sensibilità, si identifica col punto di partenza della nostra impostazione della dottrina della conoscenza, poiché noi accettiamo come assiomatica la validità fondamentale dei nostri sensi che costituiscono un'UNITÀ con il centro dei nostri mezzi conoscitivi.Quindi buon senso e senso comune sono sotto questo aspetto una versione della nostra intuizione di partenza cioè s'identificano col primo stadio della nostra conoscenza.Già Aristotele aveva coniato l'espressione senso comune ma con un significato particolare: intendeva il potere centrale del nostro organo conoscitivo di sentire di sentire nelle percezioni parziali dei nostri sensi.Come si può constatare c'è la tendenza in Aristotele a moltiplicare e a disperdere le facoltà o entità, seguito in questo in generale dalla Scolastica. Questa tendenza consacrò per secoli la distinzione dualistica tra mente e sensi nel nostro mezzo conoscitivo. Naturalmente noi ci schieriamo con Guglielmo DOccam e col suo rasoio (non sunt multiplicanda entia sine necessitate - non si devono ammettere cose o strutture senza necessità) ed eliminiamo tale significato di senso comune.Noi invece identifichiamo il buon senso o il senso comune o il senso morale con la nostra intuizione percettiva del primo stadio con annessi i valori-assiomi-principi: così il buon senso diventa il fondamento di ogni conoscenza tanto da essere l'ultimo appello .Così inteso il buon senso non è altro che il frutto dell'esperienza, madre di ogni conoscenza, anzi è il condensato di quel gruppo di assiomi-principi di cui l'Intelligenza si serve per comprendere la realtà.Però occorre tenere sempre presente nella nostra attività mentale o epistemologica un principio che è il risultato delle ricerche della psicologia evolutiva: le esperienze precedenti vengono rielaborate dalle esperienze successive per comprendere la realtà in modo più adeguato. Dove non funziona questo principio si annida il dogmatismo, che non vuole riconoscere altre esperienze e rifiuta di considerare il frutto dell'esperienza altrui. Ci sono tante esperienze da fare oltre le prime e le proprie, per cui l'esperienza comune che è la madre del senso comune non è tutta l'esperienza possibile: gli scienziati sanno fare delle sperimentazioni che sono fuori della portata dell'esperienza comune e dalla loro esperienza scientifica è nata la Scienza Moderna, che molte volte fa piazza pulita del cosiddetto senso comune.Dobbiamo rilevare che c'è stato un abuso del buon senso come si è abusato dei sensi col sensismo e della ragione col razionalismo. Con esso si è inteso una sorta di deposito sacro della sapienza del genere umano, e fin qui niente di male, perché le conoscenze umane diventano saggezza quando stanno in un rapporto positivo col valore supremo della vita. Ma l'abuso si è verificato quando il suo valore si è allargato fino a identificare l'opinione della maggioranza o l'opinione tradizionale con un criterio della verità-realtà denominandola ortodossia. Questo tipo di buon senso o di senso comune è responsabile della resistenza anche violenta agli elementi culturali positivi che comportano cambiamenti negli schemi mentali e nelle impostazioni di vita e delusioni affettive per il crollo di vecchi miti.Questa parte negativa ha neutralizzato la parte positiva del senso comune e ha fatto in maniera da rendere immobile ciò che è mobile per sua natura, cioè la conoscenza, che è continua incessante comunicazione e scoperta della realtà, la quale pure, come abbiamo visto, è in continua incessante mobilità. Sotto questo aspetto il senso comune è diventato l'opinione della maggioranza passata o presente, e opinione pubblica.Certamente sull'opinione della maggioranza è fondata la Democrazia, ma la Democrazia non è un criterio di verità-realtà ma di giustizia socio-politica.Nei Consigli e nei Parlamenti non si decide quello che si deve credere ma quello che si deve fare, cioè come si deve fare e organizzare l'attività umana nei gruppi più o meno vasti in un dato momento storico.La maggioranza vince nell'agire ma non ha sempre ragione nel senso che attinga la verità -realtà.La maggioranza deve fare la legge ma la minoranza ha il compito di controllarla ricercando la verità-realtà o la verità-saggezza ed eventualmente proporre il suo miglioramento o la sua abolizione. Uno può scoprire la verità che mille riusciranno a capire molto tempo dopo. La storia è piena di queste situazioni. Solo nei Concili Ecumenici della Chiesa si potrebbe sperare che la maggioranza sia espressione di verità-rivelata ma a una condizione: che effettivamente ci sia la garanzia dello Spirito di Dio. Ne faremo unapposita ricerca.Intanto qui possiamo registrare subito che le ultime esperienze fatte con i referendum in Italia sul Divorzio (1974) e sull'aborto (1981) hanno invalidato il principio teologico che valorizza l'istinto di fede del popolo cristiano che non sarebbe altro che il buon senso dei credenti in quanto conferma dell'insegnamento dei dirigenti della Chiesa, avendo la stragrande maggioranza dei cosiddetti credenti contraddetto alle tesi della gerarchia. Anche in Germania in un sondaggio del 1967 nella popolazione cristiana, relativo all'esistenza dell'inferno, il 47% dei cattolici e il 78% dei protestanti risposero no, mentre nel 1980 in uni altro sondaggio sull'esistenza del purgatorio risposero no il 59% dei cattolici e l83% dei protestanti. 49
49-Cfr. H. Kùng Vita Eterna? - Ed. CDE 1983 pag. 179
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