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PROPRIO IL "VANGELO" COME "ANNUNZIO DI UNA "BELLA NOTIZIA" È UN FALLIMENTO

 

 

Dai testi appare anche troppo chiaro che Gesù era convinto della fine di un periodo storico e dell’intervento di Dio per un rinnovamento totale del mondo. Così suona lo stesso slogan con cui si presentava in pubblico e iniziava la sua predicazione, secondo Marco:

 

"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino:ravvedetevi e credete a questa bella notizia (=euanghelion=bella notizia=Vangelo)".99

 

Il battesimo per il perdono dei peccati, elemento essenziale dell'attività del Battista e di Gesù, è comprensibile solo in rapporto alla fine imminente. Con la prospettiva ravvicinata di un avvenimento tanto importante affascinò il gruppo dei suoi collaboratori proponendo loro di diventare "pescatori di uomini" per il Regno di Dio, all'avvento del quale sarebbero diventati "giudici delle dodici tribù d'Israele", tanto da indurli ad abbandonare famiglia, casa e lavoro per mettersi a sua disposizione per andare in giro a propagandarlo come pecore in mezzo ai lupi, sprovvisti di tutto, predicatori di una fede - l'imminenza del Regno di Dio e la necessaria conversione - che per se stessa avrebbe discriminato da chi non avrebbe creduto e conseguentemente avrebbe suscitato opposizioni tali da mettere in pericolo la propria vita ma neanche di fronte a tale pericolo si sarebbero dovuti fermare perché in quel grande giorno se avessero perduta la propria vita l'avrebbero ritrovata testimoniando lui davanti al Padre come essi avevano testimoniato per lui davanti agli uomini.100

 

Pietro di tutto questo vuole essere rassicurato:

"Ecco noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo?"101

E Gesù a loro:

"In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella rigenerazione quando il figliuol dell'uomo siederà sul suo trono glorioso siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele".102

Nel discorso programmatico per la prima missione dei Dodici li rassicura:

"non avrete finito di percorrere le città di Israele prima che il figlio dell'uomo sia venuto".103

In generale solo in tale prospettiva non appaiono assurde le paradossali promesse delle "Beatitudini" e i terribili anatemi contro i ricchi.104 Diversamente chi si sentirebbe di impostare la propria economia secondo l'assurda proposta:

 

"Prestate senza la speranza della restituzione?".105

Dopo la trasfigurazione esprime la sua convinzione che il famoso Elia - personaggio biblico della fine dei tempi - era già tornato nella persona di Giovanni Battista e quindi la fine doveva essere imminente.106 Tale prospettiva è presente nella conclusione della paraboletta della vedova oppressa da qualche ingiustizia che insiste petulantemente per avere l'intervento del giudice disonesto.

 

"C'era una volta in una città un giudice che non rispettava nessuno: né Dio né gli uomini. Nella stessa città viveva anche una vedova. Essa andava sempre da quel giudice e gli chiedeva: fammi giustizia contro il mio avversario. Per un po' di tempo il giudice non volle intervenire ma alla fine pensò: "di Dio non me ne importa niente e degli uomini non me ne curo; tuttavia farò giustizia a questa vedova perché mi dà ai nervi. Così non verrà più a stancarmi con le sue richieste". Poi il Signore continuò: "fate bene attenzione a ciò che ha detto quel giudice ingiusto. Se fa così lui, volete che non faccia giustizia Dio ai suoi fedeli che lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli? Vi assicuro che Dio farà loro giustizia, e molto presto!107".

A parte il concetto di un Dio un po' strano perché ha bisogno proprio di una continua e importuna preghiera per intervenire, occorre sottolineare quel "molto presto" che nel parlare di Gesù non poteva non essere un riferimento alla concezione che il Regno di Dio doveva apparire nel giro di pochi anni. Anche la richiesta agli apostoli di abbandonare moglie e figli108 in contraddizione alla categorica affermazione "l'uomo non separi quello che Dio ha unito109"implica una fine in una prospettiva a breve termine.

Ma il testo più inequivocabile è quello di Matteo 16,27:

 

"Il figlio dell'uomo ritornerà con la gloria di Dio Padre insieme con i suoi angeli. Allora egli darà a ciascuno la ricompensa in base a quello che ciascuno avrà fatto. Vi assicuro che alcuni tra coloro che sono qui presenti non moriranno prima di avere visto venire il Figlio dell'uomo e il suo regno".

E non è da meno il testo di Luca 21,26-32:

 

"... Le potenze dei cieli saranno scosse. Allora vedranno il figlio dell'uomo venire in una nuvola con potenza e maestà grande. Davvero vi dico: non passerà questa generazione senza che tutto si avveri. Passeranno il cielo e la terra ma le mie parole non passeranno".

L’immimminenza della conclusione della storia umana è la motivazione di tutto l'eccezionale invito al cambiamento o conversione. Tale schema mentale di Gesù appare chiaro nel discorso della "porta stretta": per essere ammessi all'imminente Regno di Dio non valgono raccomandazioni e privilegi, come quello di avere avuto la fortuna di avere personalmente visto e sentito nelle proprie contrade lui, il Messia, o addirittura di avere mangiato con lui110. Marco riferisce che tale prospettiva doveva dare ai discepoli la forza necessaria per affrontare tutte le avversità e le persecuzioni, anche la suprema prova della morte violenta:

 

"E chiamata a sé la gente con i discepoli disse loro: Chi vuol venire dietro a me rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Poiché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; e chi invece perderà la propria vita per cagion mia e del vangelo la salverà. Infatti che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se perde la sua vita? Chi poi si vergognerà di me e delle mie parole in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice anche il figliuolo dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi. E diceva loro: "In verità vi dico: vi sono alcuni qui che non morranno prima di aver visto il Regno di Dio già venuto con potenza".111

Sappiamo che i teologi si sforzano di interpretare le espressioni come "non passerà questa generazione senza che tutto si avveri" e "vi sono alcuni qui che non morranno prima di aver visto il Regno di Dio già venuto con potenza" e "vi assicuro che alcuni tra coloro che sono qui presenti non moriranno prima di avere visto il figlio dell'uomo e il suo Regno" come espressioni enfatiche da riferirsi all'evento storico eccezionale della fine di Gerusalemme nell'anno 70 per opera dei Romani di cui Gesù si sarebbe servito per compiere il suo giudizio sul "mondo ebraico". Ma sinceramente a noi sembra che solo chi si è castrata l'intelligenza con precedenti argomentazioni di natura metafisica o mistica o per interessi da tutelare può dichiararsi soddisfatto da una simile interpretazione. I discepoli stessi le hanno intese nella maniera più trasparente e non le avrebbero scritte così se non le avessero intese come suonano, anzi nei loro scritti paralleli ci fanno capire molto bene come loro stessi le hanno interpretate. Lo stesso Vangelo di Luca ci fa desumere che Gesù ha delineato due "fasi" nell'avvento del Regno di Dio: una prima fase silenziosa e propositiva, che corrispondeva alla sua attività e a quella dei suoi immediati collaboratori ("il Regno di Dio è già in mezzo a voi" risponde ai farisei che gli avevano domandato "quando verrà il Regno di Dio? 112");una seconda fase spettacolare e impositiva, che si sarebbe realizzata entro quella generazione. La distruzione di Gerusalemme è stata certamente interpretata dai cristiani di allora come l'inizio della seconda fase. Ma la delusione non può fare alterare il significato molto chiaro delle espressioni contenute nei documenti evangelici. Anzi la loro presenza è una chiarissima prova che furono stesi prima o subito dopo la distruzione di Gerusalemme.

Anche le parabole contengono il pressante invito ad agire con urgenza in vista dell'imminenza dell'avvento della seconda fase del Regno di Dio, come farebbe un contadino che trova in un campo un grande tesoro e un mercante che adocchia in giro una perla di gran valore113. L’evento richiede una vera e propria "rivoluzione" nelle valutazioni e nel comportamento. Quello che sconcerta è la risposta evasiva di Gesù alla legittima richiesta delle Autorità sulla "legittimità" del suo messaggio: a tale domanda impegnativa sfugge con la scappatoia di una controinterrogazione di rispondere sulla legittimità dell'attività di Giovanni Battista,114 come i teologi sfuggono con la scappatoia della fine di Gerusalemme.

Per questo limita l'attività missionaria alla sola Palestina:

 

"Non andate fra gente straniera e non entrate nelle città della Samaria. Andate invece fra la gente smarrita del popolo di Israele. Lungo il cammino annunziate che il Regno di Dio è vicino".115

Questa prescrizione data ai Dodici è motivata dalla sua risposta negativa alla donna fenicia dei dintorni di Tiro e Sidone che gli chiedeva la guarigione della figlia: "io sono stato mandato soltanto per le pecore sperdute d'Israele116".La limitazione fu regola per i discepoli anche dopo "l'assunzione di Gesù" e indica che essi attendevano "il ritorno" imminente del figlio dell'uomo annunziato da Gesù; la regola fu superata solo con difficoltà dopo discussioni e conflitti e dopo la visione di Pietro sulla terrazza di Joppe e soprattutto per l'intervento di Saulo convertito.117 Da queste situazioni si deduce che le espressioni messe in bocca a Gesù all'atto della sua "assunzione", e cioè "mi sarete testimoni fino agli estremi della terra"118"informate tutte le genti119",riflettono la ricerca di una giustificazione retrospettiva del comportamento successivo dei discepoli. Nella loro catechesi,registrata dai sinottici,descrivono un Gesù che racconta la parabola dei vignaioli omicidi con la quale allude minacciosamente che il Regno di Dio sarà trasferito dagli Ebrei ai Gentili ed è quello che essi hanno fatto come continuamente ripetono nella loro attività secondo gli Atti.120

Difatti la convinzione che la fine dei tempi fosse imminente era ben radicata anche nei discepoli. Solo in un secondo tempo, visto che "questa generazione" passava senza che la fine accennasse a venire, si è cominciato a ridimensionarla. Il fatto stesso di non avere preso posizione di condanna del regime schiavistico e di non aver dato direttive per la liberazione degli schiavi secondo lo spirito di fratellanza universale proclamato da Gesù e da loro predicato, trova spiegazione nella loro profonda convinzione ricevuta da Gesù che presto tutta l'Iniqua impostazione del "mondo" sarebbe stata rinnovata dall'imminente avvento del Regno di Dio che avrebbe creato "cieli nuovi e terra nuova". Prova di questo è il fatto che Paolo nella sua prima lettera al Tessalonicesi esprime in maniera inequivocabile che lui stesso insieme ai cristiani contemporanei sarebbe stato ancora vivo al momento dell'avvento del Signore insieme al quale sarebbero "volati" in aria.122 Avendo suscitato allarmismo eccessivo, con una seconda lettera cerca di calmarlo, perché il "ritorno" non è da ritenerlo proprio "quasi presente" 123 Anche nella lettera agli Ebrei si ricorda ai fratelli scoraggiati dalle persecuzioni tanto da abbandonare le riunioni, che

 

"Colui che ha promesso è fedele", che "il giorno si avvicina124",

citando Isaia

 

"ancora un poco, appena ancora un poco e Colui che deve venire verrà e non tarderà"

e Abacuc

 

"il giusto sarà salvo per la sua fede ma se si ritira non si compiace in lui l'anima mia".126

In tale prospettiva sono comprensibili i consigli che Paolo, dava ai primi cristiani che altrimenti sarebbero da ritenersi sciocchi:

 

"Questo dunque vi dico, o fratelli: il tempo è limitato; quindi quelli che hanno moglie siano come se non l'avessero, e quelli che piangono come se non piangessero, e quelli che sono lieti come se non lo fossero, e quelli che comprano come se non possedessero, e quelli che si servono di questo mondo come se non se ne godessero, poiché passa la scena di questo mondo".127

Non meno esplicite sono le espressioni della prima Lettera di S. Giovanni:

 

"Figlioli è l'ultima ora, e come avete sentito che ha da venire l'anticristo, così si danno ora molti anticristi, e di qui veniamo a sapere che è l'ultima ora."127

Il lettore attento del Nuovo Testamento deve farsi violenza per cercare una interpretazione diversa, quale quella proposta retrospettivamente da un processo teologico ulteriore che comincia appunto ad apparire nella seconda lettera di Pietro, il quale alle impazienze e forse alle espressioni di delusione dei cristiani di allora giustifica il ritardo dicendo che

 

"mille anni per Dio sono come un giorno".128

Anche l'espressione che gli Atti degli Apostoli al capo primo mettono in bocca a Gesù in risposta all'impazienza dei discepoli "è questo il momento che restaurerai il Regno di Israele?" e cioè che "non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato al suo potere", mostra la stessa preoccupazione. La loro convinzione che presto tornerà a giudicare "i vivi e i morti" è insopprimibile e ricorre continuamente nei loro discorsi ed è restata nel "credo".

Insomma dai documenti del Nuovo Testamento risulta in maniera troppo chiara che il movimento cristiano è nato dalla convinzione fondamentale e profonda dell'imminenza dell'intervento di Dio per porre fine alla fase terrena della storia umana. La fine di Gerusalemme per opera dei Romani confermò tale convinzione e dovette essere intesa come l'inizio della fine e il fatto che nei Sinottici venga prevista da Gesù indica che sono stati ritoccati in una successiva edizione. Una cosa è certa: la solenne smentita della storia a una illusione espressa con dichiarazioni così impegnative, costituisce un 'ulteriore falsificazione dell'interpretazione in chiave divina della personalità di Gesù, che si aggiunge alla falsificazione desunta dal deragliamento morale programmatico della Chiesa medievale. Tale solenne smentita è una verità scientifica di natura storica, che anche il teologo H. Kung non può fare a meno di riconoscere.

 

"Gesù - egli scrive - è vissuto nella disposizione di una attesa prossima, pensata in maniera apocalittica, con molti suoi contemporanei. Tutta una generazione ha atteso con lui il Regno di Dio, il regno della giustizia, della libertà, della gioia e della pace, per un tempo vicinissimo; e in ciò si ingannava. Questo fatto è troppo ben documentato negli strati più antichi della tradizione sinottica perché lo si potesse contestare; negli scritti e negli strati posteriori del Nuovo Testamento, infatti esso- a motivo del suo carattere scandaloso - viene annacquato... Nell'attesa prossima si trattò meno di un errore di Gesù che di una visione del mondo condizionata al tempo, condivisa da Gesù e dai suoi contemporanei, come del resto è stato per molte altre cose. Gesù e i suoi contemporanei si sono sbagliati così tanto e così poco quanto si sono sbagliate le generazioni che, prima di Copernico, credevano nell'immagine tolemaica del mondo129

L'Apocalisse, ultimo libro del Nuovo Testamento, attribuito all'Apostolo Giovanni e scritto verso la fine del I secolo d.C., mostra chiaramente la preoccupazione di rassicurare le attese spasmodiche dei delusi cristiani di allora:

 

"Beato chi legge e quelli che ascoltano le parole di questa profezia e osservano le cose in essa scritte, perché il tempo è vicino".130 "Non tener chiuse le parole profetiche di questo libro perché il tempo è vicino".131 "Ecco, io vengo tosto ed è con me la ricompensa per rendere a ciascuno secondo il suo operato... Chi fa queste dichiarazioni dice: "si, vengo tosto!"132.

E la chiusura di questo messaggio pressante affinché i cristiani fossero costanti nelle sofferenze, non è che un'invocazione e un sospiro perché Gesù tornasse davvero:

"Amen! Vieni, Signore Gesù!".133

L'ultimo capo del Vangelo di S. Giovanni sembra stato aggiunto come appendice proprio per dare una spiegazione della longevità del discepolo "prediletto", il quale avrebbe avuto da Gesù la promessa esplicita di essere uno di quelli che sarebbero stati vivi al momento del suo ritorno. Ma anche l'apostolo Giovanni morì e il suo sospiro è restato deluso. Come è restato deluso quello di migliaia di generazioni cristiane che hanno ripetuto tante volte il "venga il tuo regno" del Padre Nostro. Anche le parole "io sarò con voi fino alla fine del mondo" che il Vangelo di Matteo pone in bocca a Gesù nel suo incontro con i discepoli in Galilea dovevano suonare una "fine" molto ravvicinata a conforto dei cristiani perseguitati del I secolo, mentre per noi oggi hanno preso quasi il senso di "senza fine".

Di fronte al ritardo della venuta del regno di Dio, i redattori dei Vangeli si sono fatti scrupolo di registrare fedelmente le espressioni di Gesù che suonavano autorizzazione a ritenerlo imminente da parte dei discepoli e anche giustificazione di fronte ai fedeli impazienti, meravigliati e delusi. Tutto il discorso sulla fine del mondo presentato dai sinottici è la testimonianza lampante della grande confusione creata da tale ritardo nella mente dei discepoli. Per essi anche il concetto dì "vita eterna" era inseparabile da quello della resurrezione dei morti: è la seconda fase del regno di Dio. Gli episodi del giovane ricco del Vangelo di Luca e del dottore della legge del Vangelo di Marco che si preoccupano di avere la "vita eterna" mostrano che Gesù predicava appunto la vita eterna come conclusione immediata dell'avvento imminente. Agli Apostoli promette non solo la vita eterna ma anche la funzione di giudici delle dodici tribù di Israele. La vita eterna è il grande messaggio che essi recano prima ai Giudei e poi ai Gentili, come si desume dal capo 13 degli Atti. Ma tale concetto "vita eterna = avvento seconda fase regno di Dio" si scinde per necessità interpretative imposte dal tempo: l'avvento viene proiettato in un futuro senza prospettiva e la vita eterna diventa "la salvezza dell'anima del cristianesimo teologico". Dobbiamo tenere sempre presente che tutta la produzione letteraria cristiana sia canonica che apocrifa è sotto l'influenza dell'ansia propagandistica delle tesi teologiche in fase di elaborazione. Ne è un esempio molto chiaro la promessa fatta da Gesù in croce al buon ladrone nel Vangelo di Luca

 

"oggi sarai con me in paradiso".

Come si vede la smentita della storia è stata inesorabile e dopo quasi 20 secoli è stupefacente che i teologi e i capi della Chiesa persistano in una impostazione clamorosamente falsificata dai fatti, deviati dal metodo metafisico. È tale impostazione che li ha costretti lungo la storia a contraddire in maniera spaventosa non solo allo spirito ma addirittura alla lettera del messaggio di Gesù come viene in mente leggendo quanto dice in Matteo 23,1-10:

 

"Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e farisei. Fate dunque e osservate quanto essi vi dicono ma non fate come essi operano, perché dicono e non fanno. Affastellano carichi gravi e difficili a portarsi e li impongono sulle spalle della gente ma essi non vogliono muoverli con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: dilatano infatti i loro filatteri, allungano le frange dei loro mantelli, amano il primo posto nei loro conviti e i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze e d'essere chiamati dalla gente "maestri". Quanto a voi non vogliate essere chiamati "maestri" perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" alcuno sulla terra perché uno solo è il vostro padre, quello celeste. Non vi fate chiamare "maestri" perché uno solo è vostro maestro, Cristo".

Certamente queste parole sono comprensibili solo in una prospettiva ravvicinata dell'avvento del Regno di Dio, mentre nella prospettiva indeterminata si sono dovute prendere metaforicamente come tante altre, secondo come faceva comodo ai maestri di turno.

Gesù era tanto convinto che l'avvento del Regno di Dio era "imminente" che non si preoccupò neppure di scrivere o fare scrivere il suo "pensiero", come saggiamente fecero Mosè e Maometto per la loro legislazione destinata a regolare per "molto tempo" la vita degli uomini. I suoi discepoli sarebbero stati assistiti da lui stesso per quel "breve periodo di tempo" che restava ancora e non pensava affatto che tutta la storia della "sua Chiesa" sarebbe stata quell'interminabile disputa teologica che noi conosciamo. Il Nuovo Testamento non è che un insieme di scritti destinati dai suoi discepoli a "confermare" nella "fede" coloro che avevano creduto al loro messaggio e ora erano tentati di metterlo in dubbio perché "quella generazione" entro la quale sarebbe dovuto realizzarsi era già passata.

Per questo è legittimo ritenere che anche i Vangeli Canonici come i tanti Vangeli Apocrifi contengano racconti e discorsi inventati dal misticismo dei loro autori a scopo di bene e sempre a scopo di bene attribuiti a personaggi che avevano conosciuto Gesù. Tra i fatti inventati sono senz’altro la resurrezione di Lazzaro e l’apparizione di Gesù all’incredulo Tommaso del Vangelo di S.Giovanni e il discorso della predizione della distruzione di Gerusalemme dei Vangeli Sinottici, uno dipendente dall’altro. poiché questo discorso è la prova più solenne che i discepoli di Gesù ritenevano la fine di Gerusalemme il segno dell’imminente ritorno di Gesù e contiene la prova più evidente della smentita storica di tutta la fede cristiana, occorre riportarlo di peso dal capo 24 del Vangelo di Matteo: in esso pur lasciando ignoto il giorno e l'ora tuttavia viene indicata in maniera inequivocabile l'epoca: quella generazione. L'occasione del discorso è l'invito fatto a Gesù dai discepoli a godere del meraviglioso spettacolo offerto dal colle degli ulivi su Gerusalemme e sul Tempio. Gesù dice:

 

"Vedete tutte queste cose? Vi assicuro che non sarà lasciata una pietra sopra un'altra pietra che non sia rovesciata... Insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno, vi saranno carestie, pestilenze e terremoti per varie regioni ma tutto questo è appena il principio dei dolori…Vi consegneranno per i supplizi e vi uccideranno e sarete odiati da tutte le genti per cagione del mio nome. Allora si scandalizzeranno molti e si denunceranno a vicenda e si odieranno l'un l'altro…; per il moltiplicarsi dell'iniquità verrà a raffreddarsi la carità dei più. Chi però sarà perseverante fino allo fine sarà salvo. Questa bella notizia del Regno sarà fatta sentire in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti e alloro verrà lo fine. Quando dunque vedrete stabilita nel luogo santo la desolante abominazione già annunziata da Daniele (chi legge intenda).. allora se uno vi dirà 'ecco il Messia è qua ovvero è là’, non ci credete, perché sorgeranno falsi messia e falsi profeti…poiché come la folgore guizza ad oriente e riluce fino ad occidente, così sarà la venuta del Figliolo dell'uomo…Subito dopo la tribolazione di quei giorni il sole si oscurerà e lo luna non darà il suo chiarore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli andranno in sconquasso. Allora apparirà nel cielo il segno del figliolo dell’uomo e si picchieranno il petto tutte le genti e vedranno il figliolo dell’uomo venire sopra nubi del cielo con grande potenza e gloria. E manderà gli angeli suoi che con grande squillo di tromba chiameranno a raccolta i suoi eletti dai quattro venti, dall 'uno all'altro estremo dei cieli.

Dal fico apprendete il paragone. Quando il suo ramo diventa molle e ne spuntano le foglie conoscete che è vicina l'estate. Cosi anche voi quando vedrete tutto questo, sappiate che l'evento è vicino, sta alle porte. Vi assicuro che non passerà questa generazione che tutte queste cose saranno avvenute: il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno. Guanto poi al giorno e all'ora nessuno ne sa nulla neanche gli angeli dei cieli, fuorché il solo padre…Vegliate dunque perché non sapete in quale giorno viene il vostro Signore."

Il discorso continua inculcando con varie parabole ad essere sempre all'erta per poter essere pronti a presentarsi all’improvviso apparire di Gesù.

Tale convinzione viene espressa da Gesù davanti al Sinedrio o Assemblea degli Anziani della sua Nazione quando il sommo sacerdote gli domanda:

 

'Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se tu sei il Messia, il Figliolo di Dio."

Gli risponde:

 

'Certo. Anzi io vi dico che presto vedrete il Figliolo dell'uomo seduto a destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo'134

Dopo duemila anni si possono ancora prendere sul serio le parole "Il cielo e lo terra passeranno ma le mie parole non passeranno"?

 

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99-Marco 1,15

100-Matteo 10,5-40

101-Matteo 19,27

102-Matteo 10,23

103-Luca 6,20

104-Luca 6,35

105-Matteo 17,10

106-Matteo 17,10

107-Luca 18,1

108-Luca 18,29

109-Matteo 19,6

110-Luca 13,26

111-Marco 8,34-38

112-Marco 9,1

113-Luca 17,2~21

114-Matteo 13,4445

115-Marco 11,27

116-Matteo 10,5

117-Matteo 15,24

118-Atti 10,11,13

117-Atti 1,8

118-Matteo 28,19

119-Matteo 21, Marco 12, Luca 20

120-Atti 13,46; 114,1; 17,2; 19,8 22,2 ecc.

121-I Tessalinocesi 4,13 211 Tessalinocesi 2,12

122-Ebrei 10,25 e 37

123-lsaia 26,20

124-Abacuc 2,3-4

125-I. Cor. 7,29-31

126-I Giovanni 2,18

127-Il Pietro 3,8

129-Hans Kung - "Vita Eterna?" - Ed. Club dei Libro 1983 pa£. 122 e 161

130-Apocalisse 1,3

131-1bidem 22,10

132-bidem 22,12 e 20

133-Ibidem 22,20

134-Matteo 26,63-66-

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