bridge to the culture - un pont vers la culture akkuaria un ponte sulla cultura
LA RIVOLUZIONE DELL'INTELLIGENZASeverino Proietti |
|
LA LIBERAZIONE DELL'INTELLIGENZA2LIBERAZIONE NELLA CONCEZIONE DELLA REALTÀ:né "spirito" né "materia" ma "Noosfera"
Col rifiuto del contenuto teologico della religione, abbiamo proposto il concetto di Dio come "Mistero", cioè zona della realtà da conoscere, perché non abbiamo nessun elemento al momento in cui siamo della ricerca del bandolo della nostra matassa, per dire che la "Realtà Eterna", la cui esistenza abbiamo ammessa come uno degli assiomi del nostro credo epistemologico, deve essere concepita in una maniera o nell'altra. La soluzione di questo Mistero deve essere ben lontana da ogni immaginazione umana, come fa già capire la falsificazione di tutte le religioni inventate dall'umanità nei millenni passati. Da queste e ora anche dalla falsificazione della divinizzazione di Gesù e della concezione del Dio trascendente biblico, sembra inevitabile il rifiuto della concezione dualistica della realtà, che la vuole costituita di due elementi: uno materiale e l'altro spirituale.Tale concezione è di origine animistica ed è stata sviluppata dalla speculazione metafisica greca e fissata per secoli dalla presunta rivelazione della Parola di Dio. Così metafisica filosofica e metafisica teologica hanno stretto un connubio indissolubile e non poteva essere diversamente essendo l'una e l'altra frutto dell'abuso dei nostri mezzi conoscitivi.Tale concezione ha generato il dualismo anche nel nostro mezzo conoscitivo, in cui è stato ravvisato un principio materiale-sensibile nei sensi e un principio spirituale-razionale nella nostra mente. Noi abbiamo visto cozzare tale concezione contro i fatti dell'intelligenza degli animali e della falsificazione della presunta "parola di Dio" e delle varie infallibilità costruite su di essa, cioè i fatti che hanno stimolato questo lavoro. Perciò dobbiamo concludere che la concezione dualistica sembra senza fondamento. Cioè è inaridita la sorgente culturale del "dogma" teologico del "creazionismo" che nella "Parola di Dio" della Genesi,primo libro della Bibbia, contiene la carta costituzionale, e resta tutto lo spazio libero alla teoria scientifica dell'Evoluzione Universale che nell'unità dell'Essere e del Divenire, sua vita - riunendo così ciò che Parmenide aveva diviso - trova il campo infinito della sua ricerca: in particolare l'evoluzione biologica non è più contestabile, restando l'unico corno del dilemma, anche se devono essere precisati i suoi processi concreti. A. Zichichi a un lettore della sua pagina della "Cultura Moderna" che gli domanda se le attuali concezioni scientifiche smentiscano la "Teoria della Creazione" giustamente risponde che non cè nessuna "teoria scientifica" della Creazione perché le teorie scientifiche sono espresse in formule precise e nessuno può esprimere la creazione in una formula: la creazione fa parte dei grandi misteri del Cosmo. Se avesse aggiunto che la Creazione è un "dogma religioso" basato sulla "Parola di Dio" sarebbe stato più preciso. L'inesistenza della "Parola di Dio" fa cadere il "dogma" cioè la "verità rivelata" della creazione e fa spostare il mistero su quello dell'esistenza dell'Essere Eterno e del suo Divenire. Come credente alla "Parola di Dio" biblica Zichichi è impedito a dare la giusta risposta a un altro lettore che gli domanda se l'intelligenza umana possa derivare dalla stessa "materia" - noi diremmo "realtà" - dalla quale deriva l'intelligenza animale: infatti risponde che questa è una "pura ipotesi" e non un "teorema" perché non può essere impostata e dimostrata galileianamente.21 Noi con la "falsificazione" dell'esistenza della "Parola di Dio" abbiamo tagliata la testa al toro: è un fatto e una verità-realtà che l'intelligenza umana deriva dalla stessa realtà da cui deriva l'intelligenza animale: c'è solo da studiare "come".Con tale conclusione siamo in consonanza con l'Antropologia contemporanea, per la quale il dualismo platonico-agostiniano e aristotelico-tomistico-cartesiano "si è oggi rivelato ampiamente superato.22Con questo non vogliamo affermare che neghiamo Dio o che la Realtà è materiale ma semplicemente che la concezione della Realtà e in particolare della Realtà Eterna non corrisponde alla speculazione metafisica umana. È necessario smettere di pensare in termini di opposizione "spirito o materia". Anche la concezione della materia e quindi del materialismo è superata e rifiutando queste forme grezze di concepire la Realtà, occorrerà riorganizzare le nostre conoscenze in una concezione unitaria che non è né materialistica né spiritualistica: occorrerà un nuovo termine per denominarla.E indubbio che nella cultura i termini e i concetti di "materia" e di "spirito" sono nati per indicare col primo ciò che è l'aspetto immediato e macroscopico della realtà e col secondo ciò che è aldilà ditale aspetto non raggiunto dai nostri mezzi conoscitivi. Il metodo metafisico, che come abbiamo visto non è altro che il metodo scientifico dimezzato, si è illuso, per renderla "intelligibile", di poter stabilire due tipi di "realtà" non come due "zone" ma come due "elementi" radicalmente diversi anzi addirittura opposti. Il metodo scientifico invece ci ha fornito una sufficiente conoscenza anche della zona che sta oltre quella immediata e macroscopica e l'abbiamo denominata "metafisica scientifica" con la quale la scienza galileiana ha raggiunto profondità e altezze e antichità inimmaginabili in epoche precedenti. Tali acquisizioni ci costringono a svuotare i due termini "materia" e "spirito" dei loro contenuti tradizionali, perché la situazione conoscitiva che giustificava tali contenuti è assolutamente superata. La zona inesplorata e metafisica di una volta appare un tutt'uno con la zona da esplorare, sicché le due zone, che erano concepite come due elementi diversi e opposti, a noi oggi appaiono come due zone integranti e integrate della stessa realtà: lo "spirito" ci appare la radice della "materia", cioè la macrosfera ha le sue radici dirette nella microsfera.Una cosa è certa: che la realtà in cui siamo immersi produce cose intelligenti, come siamo noi, dunque deve essere essa stessa intelligente.Il termine appropriato per denominarla potrebbe essere NOOSFERA introdotto da Thelard De Chardin nel suo affascinante "Il fenomeno umano" ma limitatamente al solo mondo umano mentre occorre riferirlo a Tutta la Realtà. Denominare la Realtà "Noosfera" vuol dire che il "tessuto" di "tutto ciò che è " è fatto di Intelligenza, anzi che tutta la Realtà è una Intelligenza infinita e opera intelligentemente perché produce cose intelligenti. La "Noosfera" è il Tutto, è l'Essere infinito ed eterno, in cui si ritrovano l'Uno e il Molteplice e per cui l'Uno crea il molteplice non dal nulla ma dentro la sua incomprensibile vita. Ogni cosa è un respiro momentaneo dell'Eterno. Mi sono proposto di far seguire a questo lavoro,se avrò forze e tempo, un altro col titolo "La Noosfera" col quale mostrerò con i risultati di tutte le scienze come tutta la realtà è intelligente.Del resto possiamo affermare con la certezza che poggia sui fatti indiscutibili della storia contemporanea, che anche il materialismo in quanto contrapposizione allo spiritualismo, è stato falsificato dal laboratorio della storia. È un fatto che l'impennata materialistica è diventata ciclopica soltanto in questi ultimi quattro secoli in reazione ai guasti prodotti dal concetto dualistico della realtà e del conseguente concetto spiritualistico di Dio. Poiché si è preteso di opprimere l'uomo in nome di Dio ci si è illusi di liberare l'uomo liberandosi di Dio e di tutti i sistemi teologici che hanno prodotto tali guasti. Questi guasti sono sempre presenti nella nostra coscienza culturale tanto che proprio nella trasmissione televisiva della sera del 13 novembre 1980 (1 canale ore 21,30) dal titolo "vita di comunista" di A. Petacco sulle esperienze di P. Robotti nella sua permanenza in Russia sotto Stalin dal 1936 al 1938, quando ebbe la spina dorsale spezzata durante la tortura a cui lo sottopose la sospettosa inquisizione di Beria, è riemerso ancora una volta il comportamento poliziesco teologico della Chiesa in tutta la sua tragicità. Esso è diventato addirittura la giustificazione per continuare ad essere fedeli ad un'idea che ha causato lo sterminio di tante persone. Difatti Robotti a un sacerdote che un giorno gli domandò come poteva continuare ad essere comunista dopo aver vissuto tutta la tragedia staliniana, poteva rispondere:"E lei come può continuare ad essere cattolico dopo quello che la Chiesa ha fatto con l'Inquisizione? È l'idea che conta, quelli erano delinquenti!"Il sacerdote - riferisce Ribotti - non poté che alzare le mani e andarsene. Si vede che tale "escamotage" fa parte della cultura dialettica marxista perché anche un personaggio come Renato Guttuso l'avalla nell'intervista in occasione della sua mostra di Venezia del 1982:"Credo fermamente nei principi e credo sinceramente che siano quelli a muovere il mondo. Abbiamo assistito a secoli di Cristianesimo e abbiamo visto come tra pricìpi e potere ci siano addirittura contraddizioni spaventose: questo non ha impedito a un vero cristiano di essere cristiano, come non impedisce a me di essere comunista".23Ma noi diciamo che sia i dirigenti cristiani sia i dirigenti nazisti sia i dirigenti comunisti furono fuorviati dai "princìpi" ideologici a cui "credevano" e che giustificavano alla loro coscienza la persecuzione di "devianti", "degenerati" e "controrivoluzionari" per la realizzazione di una "società sana" secondo quei "principi". Non perché era delinquente ma per amore dell'"ortodossia" secondo la propria fede teologica, Innocenzo III sterminò gli Albigesi, tutta la Chiesa si rese responsabile dei roghi degli eretici e dei dissenzienti, Lutero approvò lo sternimio dei contadini ribelli e Calvino perseguitò i suoi oppositori e condannò al rogo Michele Serveto; non perché era "delinquente" ma per realizzare la sua ideologia politica Hitler scatenò la seconda guerra mondiale, fece funzionare i lager di sterminio e i forni crematori per 6 milioni di Ebrei; non perché erano "delinquenti" ma per realizzare la propria ideologia politica Lenin e Stalin sterminarono milioni di innocenti cominciando dalla famiglia reale e dai Kulaki fino agli ufficiali delle fosse di Katim e ai perseguitati politici nei gulag e nei manicomi, e i loro successori repressero con i carri armati le rivoluzioni di Ungheria, di Cecoslovacchia, di Polonia e dell'Afganistan. Dopo la denuncia dello stalinismo fatta da Kruscev al XX Congresso, il libro di A. Solgenitzin "La giornata di Ivan Denisovich" suscitava il problema di come si fosse potuto arrivare a tanto. Non c'era qualcosa di sbagliato nelle "premesse" del sistema leninista? Ormai è acquisito che fu proprio la dottrina leninista come disegno di sfruttare le contraddizioni esistenti tra gli stati capitalisti per espandere il comunismo a spingere Stalin al passo fatale del patto segreto con Hitler sulla spartizione della Polorna. Era una precisa intenzione d'incoraggiarlo al "folle volo" che avrebbe scatenato la lotta tragica tra i paesi capitalisti.24 Oggi finalmente (1984) gli stessi corifei del terrorismo che ha insanguinato l'Italia per oltre un decennio, hanno non la "convenienza" ma il "coraggio" della verità, quando facendo una critica di un periodo tanto distruttivo per la prima volta si autoprocessano ideologicamente e trovano che il terrorismo non è "il tradimento di una cultura" come comodamente svicolano i vari Robotti e i vari Guttuso ma è la logica conseguenza di una premessa sbagliata, la quale è che per eliminare le idee si devono eliminare gli uomini che hanno quelle idee. È la premessa che ha fatto deragliare la Chiesa del Medioevo, e nell'Evo Moderno ha fatto deragliare la rivoluzione francese, il fascismo, il nazismo, il leninismo e la stessa resistenza antinazifascista, nella quale circolava un clima per cui si poteva scrivere sui muri "ammazzare un fascista non è un reato", equivalente allo slogan di Curcio padre del terrorismo leninista italiano "noi non spariamo all'uomo ma alla divisa".25Perciò diciamo - applicando il criterio assiologico e falsificatorio della "Lanterna di Diogene" - che una ideologia che conduce a schiacciare l'uomo è falsa. Qui ci troviamo di fronte a due sistemi ideologici che hanno dato gli stessi frutti amari, cioè la caccia e la soppressione dell'uomo che rifiuta l'ideologia da cui è emanata la struttura sociale, perché oppressiva. Ebbene dobbiamo dire che tutti e due questi sistemi sono falsi e vanno rifiutati con una energica azione di rigetto, perché se un sistema non opera per il bene dell'uomo per chi opera? E poiché l'impostazione è stata sempre "spirito e materia" o addirittura "spirito o materia", occorre spezzare questo dilemma dualistico secondo il quale rifiutando lo spirito non resta che la materia, nella quale non c'è posto per il Dio dei teologi per cui la religione basata su tali presupposti "è un oppio del popolo" secondo la lapidaria espressione di Marx.Ma il laboratorio della storia ha falsificato anche tale concezione: tale materialismo grossolanamente dommatico, nelle sue due forme antitetiche di Nazismo e Leninismo, ha realizzato e sta realizzando oppressioni e "olocausti" ben più immani di quelli realizzati dai sistemi teologici e se non cambia potrà sboccare in olocausti atomici. Per il nazismo la storia ha già dato il verdetto; per il leninismo ha già fatto sentire il suo preludio nel continente ideologico in cui è stato applicato il Marxismo-Leninismo che ha ricevuto solenni "no" dalla rivoluzione d'Ungheria (1956), dalla Rivoluzione Cecoslovacca (1968) e dalla Rivoluzione Polacca (1980), tutte regolarmente represse con i carri armati, e dal Dissenso intellettuale russo che si cerca di soffocare nei Gulac e nei manicomi. Certo Feurbach, un altro padre del materialismo moderno, non s'aspettava tutto questo quando identificava umanesimo e materialismo scrivendo: "chiunque prende in considerazione e a cuore le sofferenze dell'umanità diventa necessariamente materialista".26 Non aveva riflettuto a quello che dirà Dostoevskiy: "chi ama l'umanità in generale, è pronto a impiccare il più vicino di casa".27Il marxismo-leninismo ha un padre e una madre. La madre è la delusione lasciata dal fallimento del cristianesimo teologico che con Gesù ha acceso nell'umanità la fame e la sete di giustizia che si sarebbe dovuta realizzare nell'imminenza più o meno prossima della palingenesi universale: allungandosi sempre più la prospettiva nei secoli la delusione ha creato una frustrazione acuta di giustizia, trasformandosi in alcuni in una rassegnazione a uno stato perpetuo di ingiustizia invitando gli uomini ad accettare tale situazione non essendo la giustizia cittadina di questo mondo e lasciando il suo miglioramento all'iniziativa della buona volontà di ciascuno, e in altri in una giustificata incredulità verso la validità delle previsioni e delle promesse e conseguentemente in una titanica ribellione rivoluzionaria per cambiare il mondo e instaurarvi il promesso regno di giustizia nell'unità d'azione di tutti gli sfruttati e gli oppressi. Il marxismo-leninismo pertanto è da considerarsi l'erede storico del cristianesimo teologico e ci si sarebbe aspettati che avesse evitato lo stesso errore del suo predecessore agli inizi, che è quello di ritenere che la sete di giustizia possa essere realizzata subito e bene. L'ansia di far presto l'ha travolto nella trappola dell'impazienza che tutto rovina. L'errore del cristianesimo teologico in cui cadde Gesù e i suoi discepoli fu quello di prevedere e promettere l'intervento di Dio a breve termine mettendo fine a questo mondo di ingiustizia; l'errore del marxismo-leninismo è stato quello di prevedere e promettere che la "rivoluzione" sarebbe riuscita a creare il regno di giustizia con relativa facilità. Marx e Lenin avrebbero dovuto - se avessero potuto - andare a scuola da Darwin per comprendere che l'evoluzione che presiede alla vita del mondo non conosce tempi brevi ma tempi lunghissimi e che anche l'evoluzione culturale che è propria dell'umanità può essere accelerata con stimoli energici ma non può essere soppressa. Egli invece ha creduto nella scorciatoia della "dittatura del proletariato" che il leninismo ha realizzato con la teoria del "Nuovo Principe" che sarebbe il "partito" che opera però con la morale del "Vecchio Principe" inquinata di astuzia inganno e violenza perché la fine giustificherebbe i mezzi anche quando sono contro il valore supremo della vita dell'uomo. E questa è stata la sua trappola tragica come per il cristianesimo teologico. Non si può realizzare la sete di giustizia contro la sete di verità e di libertà che formano il companatico quotidiano perché il sociale e il politico sono la chioma di un albero le cui radici affondano nell'individuale e nel privato. Per mancanza di psicologia scientifica un'attività politica che avrebbe dovuto liberare l'umanità da antiche oppressioni e sfruttamenti si è rivelata una nuova sorgente di schiavitù.Il padre invece del marxismo è il processo triadico che noi abbiamo riconosciuto come una grande scoperta di Hegel perché effettivamente le forze della natura, le forze della storia umana e lo sviluppo della nostra conoscenza individuale e collettiva seguono tale processo. Eppure Marx non ha compreso a fondo tale meccanismo che è la consacrazione del metodo democratico: la natura crea le cose secondo forze denominate tesi antitesi e sintesi e la storia umana cammina secondo forze che sono anch'esse tesi antitesi e sintesi che costituiscono il tessuto del discorso storico. Marx introducendo la teoria della dittatura nel suo sistema ha preteso di spezzare il processo naturale triadico negando valore all'opposizione e qualificando reazionaria "l'antitesi" e "controrivoluzione" ogni forza che tende a "superare" un momento storico. Il Leninismo, e lo Stalinismo suo sviluppo, applicando la teoria della dittatura e la forza militare per tenere a bada "l'antitesi", hanno cercato di bloccare il processo triadico della storia umana e hanno condotto in un vicolo cieco pericolosissimo la realizzazione del Socialismo.La demitizzazione di Marx, di Lenin e della Russia vale la demitizzazione di Gesù, del Papa e della Chiesa. L'unico valore su cui possiamo e dobbiamo contare è l'uomo, in nome del quale si sono fatte tutte le vere rivoluzioni, quella cristiana quella liberale e quella socialista, le quali hanno perduto la loro carica liberatrice quando hanno perduto di vista tale valore e addirittura lo hanno calpestato, trasformando le strutture create come strumenti rivoluzionari in altre strutture oppressive.Da quando si è impostata la conoscenza in termini di spirito e materia nessuno ha mai saputo dirci che cosa sia lo spirito e che cosa sia la materia. Come nessuno mai ha saputo dire niente dello spirito se non in riferimento di negazione di ciò che attingono i sensi, così mai nessuno ha saputo dire che cosa sia la materia se non connettendola con la sensibilità. Dove si vede che la linea di demarcazione ipotizzata tra spirito e materia è la stessa di quella ipotizzata tra sensi e mente: il dualismo che si suppone divida i nostri mezzi conoscitivi viene oggettivato aprioristicamente anche sul modo di essere della realtà che ci sta di fronte.Attualmente non possiamo dire nulla della natura profonda della Realtà: intanto abbiamo dovuto riconoscere che i nostri mezzi conoscitivi costituiscono un'unità inscindibile e possiamo solo presumere che anche la realtà esterna sia di una unica "stoffa". Quando conosceremo la radice dell'intelligenza, che secondo noi racchiude il vero bandolo della matassa, allora potremo azzardarci a dare una soluzione anche a questo grosso problema.Intanto abbiamo constatato, applicando il criterio assiologico della nostra "Lanterna di Diogene", anche la falsificazione del materialismo. La scienza galileiana ci fornisce una conoscenza della realtà profonda oltre i limiti dei nostri sensi (che abbiamo chiamata vera metafisica scientifica) ben diversa dalla realtà macroscopica sulla cui immagine sono stati elaborati i concetti di materia e di spirito per darsi una spiegazione di fenomeni diversi. Nell'intimo della realtà spirito e materia diventano un tutt'uno. Seguendo la concezione ultrabimillenaria metafisica di cui i maggiori responsabili sono Platone e Aristotele, i quali del resto non hanno fatto altro che sviluppare ingenuamente la pista fisica colta nella macrosfera dalla limitatezza dei nostri mezzi conoscitivi, nella cultura e nel linguaggio si è unito e si unisce sempre al termine "materia" l'attributo di inerte, passivo, bruto, insensibile, in contrapposizione allo "spirito" che invece sarebbe attivo, sensibile, intelligente, creatore. Ma la Scienza nel mondo microscopico ha operato una rivoluzione non meno clamorosa della rivoluzione copernicana in quello macroscopico: la cosiddetta materia non è altro che energia condensata, è attiva, sensibile, e non ha bisogno di "un'altra realtà", lo spirito, per produrre i fenomeni che al livello macroscopico tanto ci meravigliano. La rivoluzione copernicana ci ha svelato che la Terra gira attorno al Sole, la rivoluzione einsteiniana ci ha svelato che la materia è energia! È quello che ci fa intravedere Einstein quando con la sua celebre formula,E = mc2ci dice che la materia non è che uno stato particolare dell'energia, la quale è la vita creatrice della realtà eterna."Gli ultimi cinquant'anni di ricerche scientifiche - scrive A. Zichichi - ci insegnano che le frontiere della scienza si spostano sempre più in là. E quando si ha quasi la sicurezza di avere toccato il nocciolo, ci si trova in mano qualcosa di ancora più nuovo :l'orizzonte delle nostre conoscenze scientifiche si espande sempre più, senza intaccare anche minimamente la sfera del trascendente. L'immanente fa parte integrante di quella che dovrebbe essere la nostra esistenza materiale. Ma esso continua a sfidare l'intelligenza. I sentimenti gli affetti fanno parte della nostra esistenza trascendentale. Se non fosse per la sfera del trascendente, cosa sarebbe un uomo?... "28In queste parole di A. Zichichi accettiamo la sua testimonianza di scienziato sugli insondabili abissi della realtà dove si nascondono le radici di questo mondo macroscopico in cui noi ci muoviamo, ma non possiamo accettare l'impostazione del suo discorso filosofico che si snoda in maniera piuttosto confusa secondo la concezione e il linguaggio di Papa Wojtyla influenzato dalla metafisica di Husserl e di Heidegger e riemersa in occasione della visita ufficiale compiuta dal Presidente Pertini il 21 maggio 1984 in Vaticano, che ha fatto rievocare una precedente confidenza di Pertini su Giovanni Paolo Il."Con quest'uomo sento che posso camminare fianco a fianco. Non mi interessa ciò che pensa lui diversamente da quello che penso io. E lui deve aver pensato la stessa cosa. Lui sa che non sono un credente e la sua delicatezza è quella di non avere pronunciato una parola che potesse incidere su questo mio modo di pensare. Solo quando io ad un certo momento della conversazione dico: "Ma Lei Santità quando si trova di fronte ad un problema da risolvere, chiede consiglio a Dio?". "Naturale - dice - io chiedo consiglio a Dio". "Bene - dico ancora io - io chiedo consiglio alla mia coscienza". Lui è stato di una delicatezza infinita, non la smentisco mai la sua umanità. China il capo quasi parlando a se stesso, così come faccio io adesso e dice "Ma la coscienza è trascendenza". Io naturalmente a questo non ho risposto29".Ma rispondiamo noi con questo nostro lavoro che ci costringe a riconoscere che l'intelligenza e la coscienza dell'uomo ha le sue radici dove l'ha l'intelligenza e la coscienza del mondo animale e perciò non è trascendente nel senso voluto dalla metafisica Heideggeriana. Per noi "trascendente" è tutto ciò che sta fuori della nostra mente, è la realtà transcoscienziale, cioè tutta la realtà con cui la nostra mente tende a mettersi a contatto attraverso il "ponte" della conoscenza; "immanente" invece è tutto ciò che è dentro la nostra coscienza, è il nostro mondo interiore, che non è altro che l'effetto della conoscenza fatto di rappresentazioni, di idee, concetti, convinzioni, dubbi, affetti e sentimenti di ogni tipo. Dio per noi è trascendente in quanto appartiene alla realtà extramentale ma è immanente alla realtà di cui è la radice eterna mentre per i metafisici dualistici Dio sarebbe "realtà extra realtà" cioè trascendente la realtà.Edward Teller giustamente ha osservato:"migliaia di anni fa, col nascere delle prime religioni ci si era chiesti: siamo corpo o anima? Strana domanda davvero, perchè in realtà se prima non si comprende che cosa sia la vita, è ben difficile dire che la cosa siaun corpo e ancora di più che cosa sia un'anima. Ciononostante, allora si concluse che l'uomo era fatto dell'uno e dell'altra"30A.Pacchi inizia il suo libro "Materia" (1976) così:"Il concetto di materia è uno dei più ambigui e inafferrabili che si incontrano nella storia del pensiero".E così lo chiude:"qui termina questo rapidissimo excursus nel regno della materia. Riteniamo necessario trarne delle conclusioni? Esse potrebbero apparire abbastanza sconfortanti: in definitiva non sappiamo cosa sia la materia, cosa sia il corpo umano, che relazioni sussistano tra esso e quelle attività che usiamo chiamare spirituali: venticinque secoli di riflessione umana ci lasciano quasi allo stesso punto dalla via di una soluzione di questi problemi. Una cosa tuttavia sappiamo: ed è che il significato più profondo - che coincide col retto uso - della materia del mondo, dei corpi, delle nostre energie intellettuali, dipende da noi e dalla nostra capacità razionale di costruire con la faticosa opera di ogni giorno, le migliori condizioni - materiali e spirituali - per la convivenza e la sopravvivenza: chi vivrà vedrà".31Ma già da oggi -1983 - Herwing Shopper, Direttore Generale del CERN di Ginevra, può dirci:"I recenti risultati della fisica delle particelle elementari hanno cominciato a mostrare aspetti così nuovi da poterci costringere col tempo a cambiare abbastanza radicalmente il nostro modo di pensare."32Basti riflettere che la luce, che è fatta di fotoni, è senza massa ed è per questo che non può stare mai ferma e ha quella velocità insuperabile (un miliardo di Km all'ora).Sicché possiamo esprimere il nostro pensiero con le parole di Prezzolini che prendiamo dall'intervista cui abbiamo accennato:"Oggi la scienza non è più positivista, non è più materialista. Oggi parlare di materia a uno scienziato fa ridere. La materia non esiste, la sicurezza della scienza non esiste. (Qui Prezzolini fa riferimento alla teoria strumentalista della conoscenza scientifica che noi abbiamo accettata per le cosiddette scienze 'esatte' o teoriche, mentre l'abbiamo rifiutata per le scienze 'positive' o controllate). Siamo con Heisemberg, col principio del possibilismo o del probabilismo. La scienza cambia e quindi si è avvicinata alla religione: entrambe ammettono il mistero. Il mondo per lo scienziato è un mistero. Meno cinquant'anni fa egli si diceva sicuro dell'Universo e della vita, oggi non risponde più così. La stessa evoluzione è mantenuta come una verità che deve essere completata".33Questo lavoro tende a eliminare tutt'e due le posizioni dogmatiche, spiritualismo e materialismo, che hanno prodotto tanti guasti. E forse ha ispirato il tema del Convegno programmato alla Accademia dei Lincei dal 9 al 12 maggio 1984 col titolo "Che cosa è Pensiero. L'unità dell'essere" essendo stato dato in esame dal 15 giugno al 25 luglio 1983 e dal 22 ottobre 1983 al 12 maggio 1984 agli organizzatori del Convegno, Franco Lombardi e Giuseppe Montalenti, rispettivamente socio e presidente dell'Accademia.L'umanità si trascina la concezione dualistica dall'epoca delle sue prime costruzioni tecnologiche. Da allora ha cominciato a proiettare nella realtà l'antropomorfismo che il mondo sensibile sia stato fatto secondo il modo di operare umano: l'arte, intesa come invenzione e tecnica, gli ha fatto concepire l'esistenza di un artefice intelligente e spirituale che ha fatto il mondo, denominato materiale perché senza intelligenza e senza spirito. Ma le contraddizioni che si sono rivelate da tale concezione hanno generato, col divorzio delle due componenti, le due posizioni di pensiero antitetiche: idealismo (la realtà è idea) e materialismo (la realtà è materia). Dobbiamo dire però che mentre la posizione dogmatica materialistica non ha storia né cultura profonda nelle radici popolari e perciò è più facile da eliminare, quella teologica ha invece radici ben profonde nelle tradizioni storiche e perciò è ben difficile da sradicare dalla coscienza tanto condizionata individuale e di gruppi. Perciò insistiamo di più sugli elementi contraddittori che entrano nel contenuto della concezione teologica, e per sciogliere questo nodo insistiamo molto sull'elemento di "Mistero" nel quale tutti possiamo essere daccordo.Del resto anche nella tradizione del pensiero spiritualistico è viva la coscienza che la divinità è "ineffabile, inconcepibile, inconoscibile, imperscrutabile ecc.". Da millenni la riflessione filosofica s'è accorta che l'uomo è il creatore del suo Dio. Abbiamo già riferito le parole poco conosciute di Senofane del VI secolo a.C. in cui si esprime il concetto che se un qualunque animale potesse dipingere dipingerebbe Dio a propria immagine. E i profeti biblici, si può dire ad ogni pagina, non fanno che riprovare l'insipienza di coloro che adorano l'opera delle loro mani, senza accorgersi che anche il loro Dio non era che un Dio tribale e nazionale. Anche qui Kant ha detto la sua parola incisiva:"per quanto le mie parole vi possano sorprendere, non dovete biasimarmi se affermo: ogni uomo crea il proprio Dio. Dal punto di vista della morale...anche voi dovete creare il vostro Dio, per venerare in lui il vostro creatore. In qualsiasi maniera infatti la divinità sia da voi conosciuta... e anche se Egli ci si riveli, siete voi che dovete giudicare se vi è consentito di credere in lui e di venerarlo34Anche Feuerbach nel suo "Essenza del Cristianesimo" del 1841 ha dimostrato che il concetto di Dio in possesso dell'uomo da millenni non è che la proiezione psicologica delle aspirazione umane. La frase popolare "non cade foglia che Dio non voglia" è il residuo della concezione animistica.Tale concezione, che aveva dato origine al politeismo, dal genio di Mosè fu trasformata nel monoteismo, che fu la bandiera della sua rivoluzione. Mosè dovette derivarla dalla precedente concezione abbastanza elevata che circolava in Egitto da oltre mezzo secolo e che aveva ispirata un'altra rivoluzione religiosa, quella del faraone Amenofi IV, vissuto verso la metà del secolo XIV a.C.: tale rivoluzione, molto contrastata proprio perché abbastanza elevata, identificava Dio nel Sole, sorgente di energia per ogni vita. A Mosè, vissuto alla corte egiziana nella prima metà del secolo XIII, cioè sessant'anni dopo, fu facile il passo avanti per concepire il suo Dio che abita nei cieli, opera delle sue mani, identificandolo nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, antenati del suo popolo.Come si vede il vero problema nei riguardi di Dio non è la sua esistenza ma la sua natura. Il grande Cicerone nel "De Natura Deorum" non si pone il problema dell'esistenza di Dio ma quello della sua natura. Purtroppo il concetto responsabile dell'ateismo e del comportamento irreligioso della bestemmia è proprio quello tradizionale delle teologie, perché si nota troppo contrasto tra le qualità attribuite a Dio e il suo comportamento di "assenza" dalla vita del mondo umano. I credenti seguitano invece a sfornare libri sull'esistenza di Dio: come quello di H. Kung del 1979, la "Riscoperta di Dio" di B. Barbiellini del 1984 e "Dio creò Dio" di B. Bozzo del 1985. Tale problema nasce dal fatto che si continua a imperniare il discorso e la discussione su un'illusione, che è rappresentata dal concetto di Dio fabbricato dalla metafisica. L'ateo e lo scettico quando negano o dubitano dell'esistenza di Dio, intendono parlare del Dio presentatogli dalla metafisica, cioè dai sistemi filosofici e teologici frutto della speculazione a vuoto abusando del nostro mezzo conoscitivo.È curiosa la posizione della teologia nei riguardi del mistero di Dio. Si vuole concepire Dio ad ogni costo "analogico" all'uomo cioè fornito di tutte le qualità positive dell'uomo portate al massimo grado: intelligentissimo, bellissimo, potentissimo, buonissimo ecc. Però, quando ci troviamo di fronte a situazioni che riteniamo assurde e inumane, per cui si dovrebbe concludere che appunto è assurdo il concetto con cui pretendiamo di pensare a Dio, allora la teologia chiude il discorso appellandosi all'incomprensibilità del "mistero" di Dio. Ma ostinarsi a concepire Dio come colui che condanna la sua creatura migliore, l'umanità, per uno stupido peccato "originale" dei progenitori, a una storia infinita di tragedie, e che per rimediare a tale disastro aveva deciso, già prima che succedesse, di incarnarsi, e che nonostante tale evento supercosmico avvenuto in Cristo, lascia correre tutto come prima e più di prima, non è altro che una continua "castrazione" della propria intelligenza. Dobbiamo proprio dire che tale concetto di Dio è veramente morto, in quanto contraddittorio. Questo era il Dio rifiutato da qualche persona intelligente che lo scrittore biblico del salmo 53 chiama "stolto" perché diceva che il Dio di Israele non esisteva: "stolto" era lui che si ostinava, accecato dal suo misticismo, a credere in un Dio smentito continuamente dai fatti e non riusciva a capire il rifiuto delle persone intelligenti. Un Dio del genere si fa una ben misera propaganda, anzi se la fa al rovescio. Fatti come il terremoto di metà ottobre 1980 in Algeria, nel quale restano macellate 20.000 persone, ne restano ferite più o meno 60.000 e senza tetto 300.000 - o le inondazioni e i tifoni dell'estate 1980 nel Vietnam del Nord nel quale sono restate sinistrate 8.500.000 persone circa, distrutte 114.354 case, affondate 1768 barche, inondati 321.872 ettari di campi coltivati, di cui 85.000 ettari annientati - o il terremoto del Sud Italia del 23 Novembre del 1980 che ha coinvolto con distruzioni apocalittiche interi antichi paesi dell'Irpinia e della Lucania, annullano in qualche modo i meravigliosi doni dell'universo e frantumano il concetto di Dio come "padre" costruito sull'analogia umana. In quest'ultima circostanza, personalmente provai una pena indicibile a vedere l'immagine televisiva di Giovanni Paolo Il tra i terremotati di un paese distrutto, ai quali in verità con visibile imbarazzo non seppe dire molto a loro conforto. Di fronte a tali situazioni dobbiamo ripetere quello che abbiamo già detto a proposito del deragliamento della Chiesa e della divinità di Gesù: sono profondamente convinto che se Dio nella realtà corrispondesse al concetto della teologia, avrebbe guidato gli eventi in modo che le sue creature migliori non fossero calpestate. Dio si riconosce da ciò che non può fare l'uomo, non da ciò che può fare l'uomo. Di fronte alle immani tragedie della storia l'uomo semplice o dotto non può non concludere: Dio o non sa o non può o non vuole. Questa proposizione paradossale è espressa in maniera umoristica nella sequenza del film "Il Papocchio" di E. Arbore, dove Gesù fa il giudizio finale. Quando arriva Marx gli contesta il peccato di plagio e di ateismo: di plagio perché ha fatto passare per roba sua quello che è il contenuto umanistico del vangelo, e cioè l'uguaglianza, la giustizia, e l'unità; di ateismo perché aveva negato l'esistenza di Dio. Tuttavia avendo contribuito alla realizzazione del regno di Dio gli accorda una riduzione di pena e lo condanna a fare l'usciere del regno dei cieli e a dire "non cè" a chiunque lo cerca, essendo molto occupato. Marx tuttavia si riprende la rivincita col dire: "però tu e tuo Padre fate ben poco per far credere agli uomini che esistete: la storia umana è un enorme fallimento, un vero "macello"!". Allora appare il Padre Eterno col suo enorme barbone vicino alla cupola di S.Pietro e dice per giustificarsi: "La colpa è del rappresentante" e con un calcio rovescia la cupola. Ecco il concetto teologico di Dio: un Deus ex machina.Si può consolare Giovanni Paolo II - come fa nel discorso al Congresso Internazionale di "Ateismo ed Evangelizzazione" promosso dall'Istituto Superiore dell'Ateismo della Pontificia Università Urbaniana - col dire che la Chiesa non teme l'ateismo e che intende affrontarlo in tutti i suoi assalti e fuochi incrociati sia sotto l'aspetto pragmatista che quello neopositivista o psicanalista o esistenzialista o strutturalista o marxista o nietchiano, con le armi del dialogo, della testimonianza e dell'amore.35Tali armi sono poco efficaci perché sono spuntate dalla falsificazione storica dei sistemi teologici: la voce dei fatti è diversa. La storia dell'umanità e la storia delle religioni, in particolare della religione cristiana, sono una smentita di quel concetto di Dio su cui le religioni continuano a impostare la loro attività e col quale perpetuano la contrapposizione tra teisti e atei, tra credenti e non credenti.È concepibile per l'uomo moderno che il Cosmo come viene presentato dall'Astronomia prenda significato dal piccolo pianeta Terra perché vi è ospitato il "fenomeno umano"? Non si vede proprio come poter far rientrare nel concetto teologico di Dio una progettazione del mondo in cui figurano le strutture di certi disgraziati esseri viventi come gli archeologici dinosauri e tirannosauri o gli attuali ippopotami, coccodrilli, tartarughe, rinoceronti. San Francesco poteva lodare tale Dio alla vista delle allodole, dei passeri e delle colombe ma avrebbe fatto lo stesso di fronte ai disgraziati tucani che hanno un becco grande quasi quanto tutto il loro corpo? Tanti orrori giustificano facilmente la battuta espressa dal comico Gino Bramieri in un suo programma televisivo: per fortuna Dio, stanco, si è riposato al sabato cessando da tutte le opere, perché se fosse andato avanti chissà che "casotto" sarebbe venuto fuori!36A tale assurdità conduce la speculazione metafisica disancorata dalla scienza. Ed è troppo impellente che, pur accettando e salvando il "contenuto umanistico" della saggezza coagulato attorno alle varie teologie - specialmente biblica - come contributo alla civiltà umana, venga dichiarata apertamente fallimentare tale speculazione, fonte di tormenti di coscienza, di nevrosi inconfessate, di subdole oppressioni e di contrasti secolari. Abbiamo stabilito che il criterio senza appello di verità è quello della falsificazione: quando un discorso o una teoria hanno in se stessi degli elementi contraddittori sono da ritenersi falsi. Ebbene la concezione metafisica di Dio, quale è presentata dai sistemi teologici, è una di tali teorie: un Padre che lascia le sue creature più care e preziose, soggette alle vicende storiche più inumane e che esige che tali creature, per ottenere da lui un aiuto per migliorare la loro disgraziata situazione, debbano supplicare quasi come schiavi senza poi ottenere nessun aiuto, è una contraddizione che solo chi si autocastra l'intelligenza può accettare. La castrazione è perpetuata dall'ultima arma a cui ricorre la dialettica metafisica teologica: il Dio della teologia permetterebbe tanto disastro per rispettare la libertà dell'uomo. Tale comportamento non è in contraddizione con la sollecitudine che farebbe intervenire un padre amoroso per prevenire gli sbagli che potrebbe fare il suo bambino? Il guaio è che non interviene neppure dopo tante suppliche e preghiere. Ma ormai dovrebbe essere chiaro che per "libertà" si deve intendere la nostra autodeterminazione o la nostra scelta che avviene non "a capriccio" ma sempre ad opera di uno "stimolo" interno o esterno. L'uomo - come del resto ogni essere vivente anzi come ogni altro essere - agisce e reagisce sempre sospinto da una "motivazione" che in fondo non è altro che una stimolazione anche quando sembra che lo faccia per un grande ideale o per obbedire a una cosiddetta regola. Ora non si vede come il Dio della teologia, che avrebbe creato tutto per "libera creazione", non voglia inserire il suo intervento per piegare la sua opera per il bene di tutti. Qui sta l'assurdo. Si può concepire un essere che avendo il potere di salvare il mondo non lo salva neppure invocato dalle insistenti disperate grida delle sue disgraziate creature?Difatti la preghiera non ha mai cambiato il mondo. Non intendiamo la preghiera come meditazione ma come richiesta di aiuto a Dio, tanto raccomandata da Gesù, fatta con fede e in suo nome, come mezzo assicurato per ottenere dal Padre qualsiasi cosa."Vi assicuro che il Padre vi darà tutto quello che chiederete nel mio nome"37 "Tutto quello che domanderete nella preghiera, abbiate fiducia di ottenerlo e vi sarà dato"38 "Vi assicuro che se due di voi in terra si accorderanno su ciò che debbono fare e chiederanno aiuto nella preghiera, il Padre mio che è in cielo glielo concederà. Perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro"39Si potrebbero moltiplicare citazioni del genere ma bastano per poter affermare che in tale concetto di preghiera troviamo unaltra falsificazione del concetto teologico di Dio. Anche senza tener conto che i vangeli ci presentano un Gesù contraddittorio perché una volta raccomanda di non perdersi in molte parole quando si prega perché "il Padre già sa quello che ci occorre"40 mentre un'altra volta raccomanda di non smettere mai addirittura di pregare41, le frasi precedenti sono sufficienti, se prese sul serio - ma i teologi prendono sul serio solo quello che gli fa comodo per le loro dimostrazioni - per dichiarare Gesù smentito ancora una volta dalla quotidiana esperienza di ogni credente e di tutta la Chiesa. Quanti sono i credenti che, singolarmente o in comune, hanno ottenuto la centesima parte di quello che hanno chiesto con fede e con costanza? Lo so che il teologo, da buon metafisico, sa ed è pronto a giustificare tale mancanza di puntualità del detto di Gesù citando la sua risposta alla preghiera della madre dei figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni - che voleva i suoi figli uno a destra e l'altro a sinistra sul trono del regno messianico - con la celebre frase "non sapete quello che chiedete": ma tutte le domande dei cristiani saranno così sciocche?Chi scrive deve tristemente affermare che dalla preghiera non ha mai ottenuto nulla. Nella sua giovanile iniziazione religiosa ebbe una vera passione per le espressioni più cordiali di preghiera ma poi si è dovuto rendere conto che non era che una mania mistica, vero prodotto dell'eros che non poteva avere sfogo altrimenti. Nonostante le sue ardenti preghiere non riuscì neppure ad ottenere la guarigione da una piccola nevrosi che si era incarnata a seguito della sua accettazione dell'invito a farsi prete all'età di 13 anni in un collegio dove sua madre lo "rinchiuse" per la sua indole ribelle di cui dette una clamorosa dimostrazione all'atto del suo ingresso. L'inesperienza del personale educativo aveva fatto di questa sua "conversione" un esempio... propagandistico e tale pubblicità traumatizzò la sua personalità trasformando l'"enfant terribile" in un ragazzo ansioso e timido che arrossiva con molta facilità ad ogni accenno al suo intimo proposito. Tale nevrosi si strutturò successivamente fino al punto che bastava fissarlo in viso per farlo arrossire, ciò che creò serie difficoltà per i suoi rapporti sociali e per la sua attività da giovane prete. Per questo un giorno prostrato a terra implorò intensamente Dio di liberarlo da tale pastoia ma purtroppo la sua fede restò delusa e portò dentro di sé la triste constatazione che le parole di Gesù erano pure parole. La nevrosi si accentuò in un forte esaurimento che dovette curare con qualche anno di assoluto riposo. Quando riprese l'attività era preparato a comprendere gli "scossoni dogmatici" che gli provenivano dalla storia della Chiesa e dall'osservazione della natura. Ha così sperimentato in sé la verità di quanto afferma spesso l'etologo K. Lorenz nelle sue opere e cioè che il "patologico" ci fa comprendere il cosiddetto "normale"42. La sua sofferenza lo ha sospinto a riflettere sul valore della "parola di Dio" che deludeva le sue attese.Resterà esemplare nei secoli il lamento di Paolo VI sulla bara di Moro: "Signore, perché non ci hai ascoltato?" Quale preghiera più accorata, accompagnata dal sospiro struggente di milioni di esseri umani, è mai sgorgata dal cuore di un cristiano? Ma la parola di Gesù è anche qui passata, mentre i cieli restano, e sta a dimostrare con la sua falsificazione che la sua apoteosi è opera della fantasia metafisica dei suoi discepoli, come è opera della fantasia del generale Lee Dozier la sua riflessione fatta dopo la sua clamorosa liberazione dalle mani delle Brigate Rosse per opera della polizia italiana il 29 gennaio 1982:"Tutti abbiamo sentito parlare della potenza della preghiera: ebbene permettetemi oggi di dire che è vero e attribuisco a tale verità gran parte del fatto che sono qui con voi oggi".Mentre è una verità scientifica di natura psicologica l'osservazione di A. Belmonte, cioè che ci vuole una fede ideologica proporzionata per avere la forza di tenere la bocca chiusa di fronte alle torture, alle pene e ai sacrifici di lunga durata.43Non hanno cambiato il mondo neppure i sacrifici teologici propri di tutte le religioni animistiche, di cui fanno parte anche quelli ebraici e a cui è stato assimilato il sacrificio di Gesù quale mediatore e capro espiatorio o meglio "agnello pasquale" tra Dio e l'umanità. Il sacrificio di Gesù ha sì cambiato il mondo per il movimento storico nato da lui al quale ha dato una spinta emotiva colossale ma non come atto di culto da cui si crede di ottenere interventi particolari dal Dio della teologia. È ben ridicolo tale concetto di Dio: potendolo, invece di interessarsi e intervenire positivamente per migliorare la condizione umana, si incarna in Gesù per scontare i peccati degli uomini: quasi vien voglia di dire che si è incarnato per scontare i suoi errori! Solo la mentalità di un popolo che ha esperimentato tante oppressioni e tante schiavitù - del resto non dissimile da tanti altri popoli - poteva partorire un concetto di Dio così strano che solo col "sacrificio" potesse essere "placato" e poteva darci una interpretazione dell'avventura di Gesù che lo fa diventare il capro espiatorio di tutti i peccati degli uomini. Questo concetto contiene un residuo di magia animistica, cioè quella tendenza o credenza a produrre effetti sugli avvenimenti del mondo con la sola volontà, cioè senza influire con la propria attività alla modificazione delle condizioni esterne. Nei fenomeni parapsicologici si annoverano fatti dovuti a stati psichici, per cui la mente influenza fenomeni esterni, ma è risaputo che ciò accade non tanto per la "volontà" quanto per interferenza di energie ancora sconosciute ma certamente non magiche cioè dipendenti da una semplice volontà interiore. QQWQui sta l'equivoco di chi "pretende", da soggetti dotati di tali poteri psichici, che producano "a volontà" certi fenomeni.A proposito dei fatti miracolosi, l'interpretazione che ne dà la teologia si rivela perfettamente tautologica: se non sappiamo nulla della natura di Dio e molto poco della natura dell'uomo, come possiamo riconoscere l'intervento divino in tali fenomeni? La teologia deve difendere la natura divina della rivelazione che poggia tutta sulle spalle di Gesù, perché se cede tale punto di appoggio crolla tutto il suo edificio. Ma bisogna riconoscere che tale sistema non è che la continuazione di quello che avevano iniziato poeti, filosofi e legislatori di tutta l'antichità, i quali per avere credibilità hanno sempre cercato di appoggiarsi a una "ispirazione divina"."I poeti greci si riferiscono alle fonti della loro conoscenza, e queste sono fonti divine: le muse. I bardi greci - osserva Gilbert Murrey - sono sempre debitori alle muse non solo di ciò che noi chiameremo ispirazione, ma della conoscenza stessa dei fatti: le muse sono presenti e conoscono tutte le cose... Esiodo dichiara sempre di dipendere dalle muse per la propria conoscenza. Egli conosce, certamente, altre fonti di conoscenza ma consulta molto più spesso le muse... così fa ad esempio Omero per il catalogo dell'esercito greco. Queste due stesse pretese furono sollevate anche dai filosofi Eraclito e Parmenide".44Abbiamo già accennato a questo fatto a proposito delle due impostazioni per la ricerca della "verità-realtà". Qui per completare il discorso non possiamo non aggiungere che lo stesso è successo nei riguardi di Mosè e poi di Gesù, per quanto con esito diverso. Mosè attribuisce a Jahvè le sue leggi:"Ecco che io vi ho insegnato leggi e prescrizioni come il Signore Iddio mi ha comandato, affinché le pratichiate nella terra in cui state per entrare a prendere possesso. Osservatele dunque e mettetele in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e il vostro senno agli occhi dei popoli, i quali venendo a conoscere di tutte queste leggi, diranno: soltanto questa grande nazione è un popolo savio e assennato. Qual è infatti la nazione così grande che Iddio è cosi vicino come il Signore Iddio nostro è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? e qual è la nazione così grande che abbia leggi e prescrizione giuste come è tutta questa legge che io oggi vi propongo?"45Anche il movimento cristiano non poteva, per avere forza, che ancorarsi a una rivelazione: Gesù si appella al Padre, gli Apostoli si appellano a Gesù e al Padre, il Magistero della Chiesa si appella agli Apostoli e a Gesù e al Padre. E questa è stata la sua "trappola" cioè la premessa irreale che lo ha condotto alla falsificazione storica: il trattamento inumano dell'uomo in nome di Dio!Ora le affermazioni tipo "chi ascolta voi ascolta me" possono essere ben comprese nella loro genesi e nel loro valore logico. Come quella celebre del vangelo di Matteo:"Beato sei tu, Simone Figlio di Giovanni, perché né la carne né il sangue ti ha rivelato questo ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te, che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le forze della morte non prevarranno su di lei. E a te darò le chiavi del regno dei cieli: qualunque cosa avrai legata sulla terra sarà legata anche nei cieli: qualunque cosa avrai sciolta sulla terra sarà sciolta anche nei cieli".46O quella del Vangelo di Giovanni:"Quando verrà lo spirito di verità vi guiderà per tutta intera la verità".47O quella della I Lettera di Paolo a Timoteo:"Può darsi che io non venga presto; perciò voglio che tu sappia come devi comportarti nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità"48È chiaro che i banditori del Cristianesimo nella loro attività quotidiana si sono trovati di fronte a difficoltà insormontabili. La discussione, il dubbio, la critica Possono essere vinti solo con argomentazioni senza appello: l'autorità di Dio è senza appello, l'autorità di Gesù è senza appello, l'autorità degli Apostoli è senza appello. I testi citati sono "punti di forza" per la loro logica teologica, di quella logica ferrea che ha portato i Padri della Chiesa alle espressioni equivalenti: "Ubi Petrus ibi Ecclesia = dove sta Pietro là è la Chiesa"; "Ubi Petrus ibi veritas = dove è Pietro là è la verità"; "Roma locuta est, causa finita est = Roma ha parlato, la questione è finita". Se queste espressioni sono un logico sviluppo di quelle apostoliche, non si può non riconoscere che le espressioni apostoliche sono il prodotto delle difficoltà dialettiche in cui si sono trovati gli Apostoli e i loro collaboratori, i quali per vincere le resistenze degli oppositori soprattutto del campo ebreo e poi le divisioni "ereticali" che già sotto di loro cominciavano a lacerare "l'assemblea" ecclesiale, non trovarono di meglio che mettere in bocca a Gesù frasi utili a sostenere la loro autorità.Dobbiamo concludere col dire che occorre abbandonare il concetto di Dio della metafisica di qualunque natura come generatore di contrapposizioni, scissioni, odi teologici, lotte, guerre, crociate, ateismo, bestemmie per le sue contraddizioni. Dobbiamo abbandonare la cosiddetta "trascendenza", nel senso metafisico, postulata per rendere intelligibile la realtà fenomenica: la realtà fenomenica è la faccia di una stessa realtà che nasconde nel profondo la sua intelligibilità.La realtà è unica e ha in se stessa la sua spiegazione, che dobbiamo ricercare non col metodo metafisico, che ci ha dato un cumulo di deliri, ma col metodo scientifico anche se molto limitato: non c'è bisogno di un'altra realtà trascendente. Augusto Del Noce continua ad affermare invece questa realtà in un'intervista sul Corriere della Sera: in riferimento all'intervento di Giovanni Paolo Il al Convegno della Chiesa Italiana a Loreto nell'aprile 1985,alla domanda se "non c'è rischio che, arroccandosi nella difesa dei suoi dogmi, la Chiesa perda il contatto con le forze più vive della società", risponde: "nel mondo contemporaneo si verificano delle contraddizioni che possono trovare soluzione soltanto nel pensiero cattolico autentico... Il problema della Chiesa non è tanto di condannare il mondo quanto di non lasciarsi coinvolgere nella sua crisi. Una crisi che non può essere risolta sul piano dell'immanentismo ma che richiede una risposta di tipo trascendente".49Ci sembra di avere messo abbastanza in evidenza che le contraddizioni dellumanità hanno le loro radici proprio nella concezione dualistica della realtà fatta propria dalla Chiesa e chi insiste nella "trascendenza" non si accorge che perpetua la sorgente delle contrapposizioni che la lacerano.Sergio Zavoli lo esprime così nel suo "Socialista di Dio":"L'uomo sospinto dalla sua inesauribile curiosità, oggi sta uscendo anche dalla paura di Dio. È sempre interessato al suo mistero ma ne discute la sua inviolabilità... Una perdita di Dio? Forse è la sconfitta di quel Dio gelosamente custodito nei vecchi moduli di pensiero e di fede; per gli umili, abituati a credere, è la caduta di un cielo inutilmente misterioso; per tutti è la pacificazione dell'uomo con le sue vocazioni, l'inizio di una nuova stagione di libertà, e magari di grazia. Non sarebbe privilegiato il tempo in cui il valore sacro che l'uomo ricerca fosse l'uomo? E non fu proprio questo l'annuncio del presepe?"50Non possiamo non continuare a usare il termine Dio, è insopprimibile, ma dobbiamo svuotarlo degli elementi contraddittori della metafisica e riempirlo di quei pochi e semplici elementi che i nostri poveri mezzi conoscitivi ci consentono. L'unico elemento certo di Dio è la sua esistenza, come contenuto imprescindibile, irrefragabile, innegabile del quarto assioma del nostro credo epistemologico: essa fa un tutt'uno con l'elemento eterno della realtà che mi sta di fronte e di cui faccio parte con tutte le cose che iniziano come me. È la Realtà Eterna da cui emergono tutte le strutture nell'incessante rinnovarsi del mondo. Di Dio non sappiamo più nulla e perciò lo dobbiamo denominare anche "Il Mistero", di fronte al quale dobbiamo stare e muoverci con atteggiamento timoroso, riverente e amoroso. Il vero problema per me, per te, per l'umanità intera, che da millenni si va affannando per risolverlo e a ogni piccolo passo della sua conoscenza deve riconoscere la propria grande illusione e delusione nelle sue molteplici congetture costituite da religioni passate e presenti, è la natura di questa realtà eterna. Veramente l'umanità va brancolando quasi a "tentoni" - come si esprime S. Paolo nel suo discorso al filosofi dell'Areopago di Atene - per conoscere la natura di chi "dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa". L'episodio del discorso di Paolo all'Areopago è tanto significativo e gustoso che lo vogliamo trascrivere di peso dagli Atti degli Apostoli."Mentre Paolo aspettava Sila e Timoteo da Atene, fremeva dentro di sé nel vedere quella città piena di idoli. Nella sinagoga discuteva invece con gli ebrei e con i greci credenti in Dio. E ogni giorno discuteva in piazza con quelli che incontrava. Anche alcuni filosofi epicurei e stoici si misero a discutere con Paolo.Alcuni dicevano: "che cosa pretende di insegnarci questo ciarlatano?"" Altri invece sentendo che annunziava Gesù e la resurrezione osservavano: "A quanto pare è venuto a parlarci di divinità straniere."Per questo lo presero e lo portarono al tribunale dell'Areopago. Poi gli dissero: "possiamo sapere cos'è questa nuova dottrina che vai predicando? Tu ci hai fatto ascoltare cose piuttosto strane. Vorremmo dunque sapere di cosa di tratta". Difatti per tutti i cittadini di Atene e tutti gli stranieri che vi abitano il passatempo più gradito era questo: ascoltare o raccontare le ultime notizie.Paolo si alzò allora in mezzo all'Areopago e disse: cittadini Ateniesi, io vedo che voi siete gente molto religiosa da tutti i punti di vista. Ho percorso la vostra città e ho osservato i vostri monumenti sacri; ho trovato anche un altare con questa dedica: al Dio Ignoto. Ebbene io vengo ad annunziarvi quel Dio che voi adorate ma non conoscete. Egli è il Signore del cielo e della terra e non abita in templi costruiti dagli uomini. Non si fa servire dagli uomini come se avesse bisogno di qualche cosa; anzi è lui che dà a tutti la vita, il respiro e tutto il resto. Da un solo uomo Dio ha fatto discendere tutti i popoli, e li ha fatti abitare su tutta la terra. Ha stabilito per loro i periodi delle stagioni e i confini dei territori da loro abitati. Dio ha fatto tutto questo perché gli uomini lo cerchino e si sforzino di trovano, come a tentoni, per poterlo incontrare. In lui infatti noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo. Anche alcuni vostri poeti l'hanno detto: "noi siamo figli di Dio". Se dunque noi veniamo da Dio non possiamo pensare che Dio sia simile a statue d'oro, d'argento o di pietra, scolpite o create dall'arte e dalla fantasia degli uomini. Ebbene Dio non tiene ora più conto del tempo passato, quando gli uomini vivevano nell'ignoranza. Ora egli rivolge un ordine agli uomini: che tutti dappertutto devono convertirsi. Dio infatti ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia. E lo farà per mezzo di un uomo, che egli ha stabilito e ha approvato davanti a tutti, facendolo risorgere dai morti.Appena sentirono parlare di resurrezione dei morti, alcuni dei presenti cominciarono a deridere Paolo. Altri invece gli dissero: "su questo punto ti sentiremo un'altra volta!" Così Paolo si allontanò da loro. Alcuni però lo seguirono e credettero. Fra questi vi era anche un certo Dionigi, uno del consiglio dell'Areopago, una donna di nome Damaris e alcuni altri".51Certamente la Realtà Eterna da noi intravista non corrisponde al "Dio Ignoto" degli Ateniesi, i quali con tale espressione volevano intendere solo che non volevano tralasciare nessuna eventuale manifestazione divina simile a quelle da loro "conosciute". Paolo prendendo lo spunto da tale espressione non fece che aggiungere alle tante un'altra forma a loro simile di concepire la Divinità: quella che ha sostituito tutte le altre ma che a sua volta oggi crolla di fronte ad un nuovo passo della conoscenza umana. Il Dio trascendente crolla di fronte alle contraddizioni contenute nel suo concetto. Resta tuttavia "l'ignoto" come sinonimo del nostro "Mistero". Del resto anche l'autore biblico del capo 45 di Isaia ha l'affascinante espressione "Deus asconditus Dio nascosto".52L'elemento "mistero" sarà l'elemento essenziale della religiosità del futuro, già espressa cosi bene da Goethe quando mette in bocca a Faust questi versi per rispondere alla domanda di Margherita: "credi tu in Dio?""Non fraintendermi, amore di fanciulla!Chi mal si può permettere di nominarlo? Ammettere Io credo in lui?avere il sentimento e insieme l'ardimento di dire: non ci credo?In chi tutto comprende e in sé contiene,In chi tutto in sé raccoglie e tien connesso?Non comprende, sostienee me e te e lui stesso?Non s'apre il ciel lassù con la sua volta?E salda sotto di noi non sta la terra?E qua non mandan sopra noi dall'altole stelle eterne il loro amico sguardo?Gli occhi negli occhi non mi specchio in te?e non si affolla tuttoalla tua mente e al tuo cuore? Non s'agitavisibile e invisibile a un tempoin perenne mistero presso te?Riempine il tuo cuore quanto è grande,e se ti senti in ciò felice appienochiamalo come vuoi: gioia e fortuna,chiamalo cuore, amore, Dio! NessunaSentire è tutto: il nome non è che vana risonanza e fumo,fumo che avvolge di una sua densa nebbialo smagliante chiaror che vien dal cielo.Così parlano ovunque batte il solecol celestiale suo raggioi cuori tutti, ognuno in suo linguaggio:perché non io col mio?"53E bene che sintetizziamo le argomentazioni che ci inducono a rifiutare insieme alla concezione dualistica della realtà anche il concetto trascendente di Dio, due elementi culturali trasmessici da due tradizioni che si sono fuse per la comune radice di origine: la tradizione greca e la tradizione ebraica-cristiana-islamica. Possiamo sintetizzarle con due denominazioni: unità dell'Intelligenza umana e animale, e smentita della "Parola di Dio" della Bibbia.1- La "Ragione", nella quale era stato individuato l'elemento specifico costitutivo della natura umana, è risultato nient'altro che la via indiretta con cui la nostra mente tenta di stabilire una comunicazione o conoscenza con una "realtà ignota" e che trova l'unica validità nel metodo scientifico cioè nel "controllo" dei dati acquisiti con la Ragione con quelli acquisiti con la via diretta dell'intuizione sensibile. La via diretta o Intelligenza esiste in tutti gli animali, i quali con l'intuizione sensibile stabiliscono con la realtà un rapporto valido tale e quale come l'uomo. L'Intelligenza umana differisce da quella animale solo per l'accumulo della conoscenza con la cultura per la fortunata creazione di strumenti idonei alla "conservazione" e alla "trasmissione" nel tempo e nello spazio delle informazioni (linguaggio convenzionale, scrittura, arte ecc.): la cultura però è inquinata da grande quantità non valida della produzione speculativa della "Ragione" perché non "controllata" col metodo scientifico.2 - La smentita della "Parola di Dio", qualifica con cui è stata trasmessa la cultura biblica, risulta dalle falsificazioni che la storia ci presenta di una tale qualifica che dovrebbe contenere in sé qualche elemento di assoluto, secondo l'espressione "La parola del Signore rimane in eterno". Ecco i fatti che costituiscono altrettante smentite:
Il rifiuto della concezione dualistica ci impone non solo il rifiuto dello spiritualismo ma anche del materialismo perché la realtà ci mostra un volto intelligente nei suoi prodotti anche se misterioso. Questo volto esclude l'immagine del Dio della concezione tradizionale ma poi impone pure di non commettere un errore ancora più contraddittorio, quello di porre l'uomo al posto del Dio. Cioè occorre superare sia la posizione terrifica di chi pensa che l'abbandono ditale concezione comporti senz'altro anche la morte dell'uomo, sia la posizione ancora più contraddittoria di chi vorrebbe mettere al posto di Dio l'uomo con la sua finitudine.54 Dobbiamo vederci un po' meglio in questa difficile situazione. |
|
..............Tutti i diritti sono riservati............. E' vietata la riproduzione © 2000 Akkuaria - info@akkuaria.com |
||