
2LA RIBELLIONE DELL'INTELLIGENZA AL CRISTIANESIMO TEOLOGICO
Tutta l'epoca post-costantiniana - da cui si sta liberando il papato da circa un secolo e ne è segno evidente l'abolizione del privilegio di "religione di Stato" sancita nel Concordato Italiano del 1985 dopo circa 1600 anni dall'editto di Teodosio del 380-ha segnato una progressiva "caduta" o "defezione" più o meno tragica del messaggio evangelico originario. Il "potere temporale" dei Papi è la testimonianza plurisecolare di una "prevaricazione" dallo "spirito cristiano". Tale potere, nato come sostituzione caritatevole e pastorale con Leone Magno e Gregorio Magno al disfacimento del potere civile, non solo non si fece mai nulla per "restituirlo" a chi poteva riunificare l'Italia - come Odoacre, Teodorico, Teodolinda, Liutprando - ma si fece di tutto per conservarlo e ampliarlo. Ad Astolfo, che successe dopo qualche anno a Liutprando e sognò l'unità d'Italia cominciando a cacciare l'ultimo residuo del potere bizantino a Ravenna, il Papa Stefano Il (753) si oppose dichiarando insensatamente: "La Chiesa è l'erede naturale dell'Impero Romano. Se il Basileus è impotente a difendere l'Italia, il Pontefice deve prenderne il posto. Coloro che vi si oppongono saranno dannati!" e lo scomunicò ricorrendo a Pipino il Breve40. La nascita ufficiale del "potere temporale" fu il risultato della bramosia di possesso su vasti territori dei vescovi di Roma per il quale non ci si peritò di inventare la mistificazione del documento della "Donazione di Costantino" e, per esserne investiti con sicurezza, di legittimare l'usurpazione del potere da parte di Pipino sui discendenti dei "fannulloni" Re Merovingi. Allontanatisi dallo spirito del Vangelo i Papi ne hanno combinate di tutti i colori fino a opporsi all'unità d'Italia nel 1870. I Papi in tale atteggiamento hanno mostrato poca intelligenza, che avrebbero avuta solo se avessero assimilato più "spirito cristiano" dai Vangeli e fossero stati effettivamente assistiti dallo "Spirito Santo".Ci sono stati vari tentativi di risalire da tali "cadute" ma sono stati sforzi impotenti, perché non venivano dall'iniziativa di chi - secondo la teologia dogmatica - avrebbe "garantita" l'assistenza dello Spirito Santo e quindi avrebbe dovuto avere la forza prima di non venire meno dalla "diritta via" e poi, nell'eventualità di averla "smarrita", di prendere l'iniziativa di ritornarvi trascinandosi appresso tutta la comunità cristiana. I tentativi invece venivano da private figure di autentici cristiani, i quali molte volte dovevano sfidare e vincere l'arroganza di un potere deviato che tuttavia manteneva la presunzione e la pretesa di governare il mondo col Vangelo in mano, mentre aveva solo la sua contraffazione. Di tali figure alcune verranno poi dichiarate sante, altre invece vengono subito eliminate perché scomode e quindi dichiarate "eretiche" o "scismatiche" e come tali scomunicate, imprigionate o bruciate. Con quale elemento discriminatorio? L'obbedienza rispettosa al "potere" della chiesa, cioè alla sua ideologia teologica trave portante del sistema sociale politico. Perciò furono schiacciati tutti i movimenti laici di protesta e di rinnovamento morale che si richiamavano al fermento evangelico. Quello di San Francesco sfuggì alla stessa sorte perché il suo iniziatore ebbe l'accortezza di chiedere la "benedizione" del teocrate Innocenzo III, lo sterminatore degli Albigesi (la crociata ebbe inizio il 1209 e S. Francesco ottenne la benedizione il 1210), ma il suo rifiuto di essere aggregato alla "casta sacerdotale" indica che la sua era un'originale ed coraggiosa ribellione dell'intelligenza del "popolo" (in greco = laico) per rimediare ai guasti della "ragione clericale".Noi non siamo contro il principio di autorità ma contro l'arbitrio nell'uso dell'autorità. Alle persone rivestite di autorità che calpestano i diritti umani non si deve obbedienza. Qui sta la genesi di tutti gli scismi in campo religioso e di tutte le rivoluzioni nel campo civile con i relativi "martiri". Lo scisma d'Oriente, lo scisma d'Occidente con la loro serie di Patriarchi ecumenici e di Antipapi, lo scisma Protestante, in campo religioso; le grandi rivoluzioni inglese, americana, francese, italiana, russa e tutto il corteo venuto poi, in campo civile; tutti questi fatti storici hanno sempre avuto origine da un uso cieco del potere. I cosiddetti "eretici" e "scismatici" al filosofo non possono che apparire figure molto positive per il loro amore alla verità e alla giustizia, per il loro senso critico, per il loro coraggio morale. Essi furono i "dissenzienti" dei secoli passati e purtroppo pagarono molte volte con la propria vita. La "ribellione dell'intelligenza", che contro le aberrazioni della ragione teologica ebraica aveva dato la spinta alla nascita del Cristianesimo e contro le aberrazioni della ragione teologica clericale ha fatto sorgere il "laicismo", interprete profondo di esigenze insopprimibili della vita, che si concretizza nei vari movimenti laici di pensiero e di azione, ha già pensato a rendere loro il dovuto onore: i monumenti a Giordano Bruno e ad Arnaldo da Brescia sono una sua espressione. Ad essa anche noi oggi dobbiamo associarci. Il timido riconoscimento di papa Woityla dell'ingiusto trattamento avuto da Galileo "dagli organismi della Chiesa" deve essere l'inizio di una corale autocritica verso tutti i dissenzienti perseguitati dal cristianesimo teologico, e la fine di emettere continuamente gemiti o addirittura anatemi contro il laicismo, il quale non è che la professione di fede nel cristianesimo originario e il rifiuto del cristianesimo teologico, l'accettazione dell'umanesimo evangelico e il rifiuto della teologia che vi è stata costruita sopra, e che purtroppo è stato sintetizzato nello sconcertante slogan: "Gesù sì, preti no" perché si vede nel prete non tanto il continuatore dell'umanesimo evangelico quanto il milite di una ideologia che lo ha snaturato. Paolo VI ha detto: "La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca"41. Ma, se si riflette bene, la rottura non è tra Vangelo e cultura ma tra cultura clericale e cultura laica. La cultura clericale, derivata dal suo dogmatismo teologico, ha commesso tali atrocità nei secoli passati che gli uomini che seppero usare la propria intelligenza se ne sono giustamente staccati e hanno creata una nuova cultura nello sforzo di realizzare i valori dell'Umanesimo Universale così genialmente espressi dall'immediato movimento nato da Gesù. La rottura è stata la conseguenza storica necessaria dialettica del fatto rilevato così bene da Indro Montanelli nella sua Storia d'Italia:
"La chiesa non aveva esitato a servirsi delle stesse armi che Decio e Diocleziano avevano impiegate contro di essa quando la religione di Stato era ancora il paganesimo... Il metodo che adottò per difendere la Fede ricordano quelli usati da Stalin per imporre in Russia il regime comunista. Ignoriamo quanto questi metodi abbiano giovato alla causa in nome della quale furono invocati. Ma sappiamo quanto nocquero all'autorità morale di coloro che li impiegarono".42Noi aggiungiamo che la "causa", che era la "Parola di Dio", cioè l'integrità della Fede, è stata non solo compromessa ma definitivamente "perduta", come metteremo in evidenza più avanti: l'ideologia teologica in nome della quale si sono calpestati i valori più sacrosanti umani ha dimostrato la sua falsità e occorre decidersi ad abbandonarla, perché inutilmente si cerca di rinverdirla ricorrendo a quei valori dell'Umanesimo Universale che furono sì la forza del Cristianesimo Evangelico dei primi secoli ma che oggi hanno acquisito nella coscienza umana una loro piena autonomia.LInquisizione, nata dall'inestricabile situazione di ignoranza e di corruzione dei tempi bui del mille, è una tipica istituzione di un sistema posticcio al Vangelo che vuole difendere e imporre le sue speculazioni metafisiche a chi in nome del Vangelo le rifiuta. Dopo i primi roghi accesi contro gli eretici per lo zelo del re Roberto il Pio (!) a Orleans nel 1022, contro cui per la verità si alzò la voce del Vescovo di Liegi, l'Inquisizione, approvata dai papi dal 1162,riconfermata dal Concilio Lateranense IV del 1215 concedendo a chi partecipava alla crociata per sterminare gli eretici la stessa indulgenza che godevano i pellegrini di Terra Santa, quanto terrore ha seminato nelle coscienze, aggravato dall'interrogatorio con tortura stabilito da Innocenzo IV con bolla del 15 maggio 1252 e dalla pena di morte o di prigione perpetua o temporanea e di confisca dei beni per pagare le spese del processo e di portare un contrassegno di "infamia ereticale" da chi aveva avuto la debolezza di abiurare?43 Chi conta le vittime perché. sospette di appartenere agli Albigesi, ai Catari, ai Valdesi, agli Spirituali, ai Beghini, ai Begardi, agli Ebrei, agli Hussiti, ai Wicleffiti, ai "liberi pensatori"? Si parla di decine di migliaia di vittime. Che differenza c'è tra questo "totalitarismo teologico" cristiano e il totalitarismo giacobino della Rivoluzione francese, il totalitarismo nazista e fascista, il totalitarismo leninista e stalinista e maoista dei tempi moderni, e il totalitarismo ebraico, romano e islamico dei tempi precedenti? Questa è la situazione che ha fatto nascere l'espediente opportunistico della "doppia verità"44 quale le persone dotte per evitare i rigori ecclesiastici si cautelavano professando pubblicamente il contrario di quanto pensavano intimamente e così fece nascere tra altre associazioni anche la Massoneria che nella segretezza e nella clandestinità ha protetto il diritto al "libero pensiero" dei dissenzienti, uniti per altro tra loro dal valore fondamentale cristiano della fraternità come il Cristianesimo dei primi secoli.Il decreto di Nicolò V non fu figlio unico dell'ideologia teologica che lo aveva partorito ma ebbe un altro fratello: il decreto di Sisto IV del 1°Novembre 1478 con cui autorizzava il re cattolico Ferdinando d'Aragona a nominare personalmente gli inquisitori creando l'Inquisizione spagnola che avrebbe trasformata la Spagna, con l'editto del 1492 in cui si dava agli Ebrei la scelta fra il battesimo e l'esilio, in una riserva di caccia contro ebrei, mussulmani, liberi pensatori e in genere "peccatori" di pensiero, di parola e di sesso. Il risultato di uno studio scientifico dell'Inquisizione spagnola quale è quello di Bartolomé Benassar è questo:
"L'Inquisizione, come il crimine, continua ad affascinare i nostri contemporanei e il richiamo allo stato totalitario in cui l'ideologia è imposta al popolo fin dall'infanzia e ogni dissidenza implica repressione, emarginazione e carcere, suggerisce quasi inevitabilmente un riferimento ad essa. Questo rapporto nasce da una logica stringente, la cui esattezza è incontestabile ma legata molto spesso a immagini stereotipate, che richiedono invece una revisione completa. Un'analisi del linguaggio delle opinioni comuni sull'Inquisizione, condotta secondo i moderni studi quantitativi, darebbe probabilmente il tasso di frequenza più elevato delle parole: Torquemada, intolleranza, fanatismo, tortura, rogo... L'Inquisizione fu tutt'altra cosa, pur essendo anche questo nei primi trent'anni delle sua storia". "Questo libro, ben lungi dall'essere una riabilitazione dell'Inquisizione, fa dell'istituzione il più severo dei processi, l'accusa di peccato contro lo spirito, quello stesso peccato che il Santo Ufficio perseguitava. Perché l'Inquisizione non può essere considerata un tribunale come gli altri. L'Inquisizione non aveva il compito, come i tribunali civili, di tutelare le persone e i beni dalle molteplici aggressioni che essi potevano subire. Fu creata per difendere una credenza e un culto; col tempo, essa perseguitò altre credenze e altri culti. Imprigionò, spogliò, rovinò migliaia di uomini e di donne perché le loro credenze e i loro riti non erano conformi al solo modello riconosciuto dalla società cristiana occidentale."45. "Essa assunse in caso di necessità, il ruolo di una polizia politica abile nel seguire e nell'interpretare le dicerie, nello scoprire le spie. Tuttavia, l'Inquisizione non ha saputo assicurare alla Spagna l'unità spirituale, questo è molto evidente oggi. Invece con la sua presenza e la sua perseveranza, con la paura che ispirava, ha fatto della Spagna per lungo tempo il regno della conformità. Intendo dire della conformità politica e intellettuale. Ha inaridito le sorgenti vitali della ricerca e della speculazione teorica, che la teologia ha sofferto tanto quanto le altre attività spirituali, al punto che la Spagna, ardente focolaio di teologi nel Cinquecento, non ne generò quasi più nel Seicento. Ha creato una diffidenza verso il libro di cui gli illuministi constateranno gli effetti negativi nel Settecento, e che perdurerà quasi fino ai giorni nostri. Ha sostituito la riflessione, la meditazione religiosa con l'affermazione... Questo è incontestabile... Le opere più profonde, quelle di Cervantes e di Calderon, anche se esprimono un "sentimento tragico della vita" non rimettono in discussione, almeno esplicitamente, l'ordine del mondo. Al contrario la Spagna, benché nel Medioevo avesse avuto un ruolo di grande rilievo culturale grazie ai suoi contatti con l'Oriente mussulmano depositario del pensiero antico e a sua volta creatore, è assente o quasi dal grande movimento scientifico e filosofico del secolo XVII, in cui si rinnovano le strutture del pensiero, come sarà quasi assente dalle "applicazioni" del secolo XVIII. Pensare è diventato pericoloso e migliaia di spagnoli l'hanno imparato a proprie spese... L'Inquisizione imponendo un unico modello di fede sottoponendo ogni individuo alla sorveglianza permanente di un'opinione pubblica condizionata... ha fatto morire in Spagna l'idea stessa della libertà religiosa... Per me la storia dell'Inquisizione spagnola è l'illustrazione affascinante del dramma che minaccia gli uomini ogni volta che si stabilisce un legame organico fra Stato e Chiesa. Inutile dire che il termine "Chiesa" deve essere inteso in senso ampio e che può facilmente essere sostituito con quello di ideologia. La coincidenza esatta fra Stato e un'ideologia unica, sia essa proclamata apertamente, incarnata in un partito o sottilmente incarnata dai massmedia, sia essa di natura religiosa, "scientifica" o economica, è questo il vecchio sogno di Leviatano".46Il terzo figlio dell'ideologia teologica che aveva partorito il decreto infame di Niccolò V fu la bolla "Summis desiderantes affectibus" emanata il 5 Dicembre 1484 da Innocenzo VIII. Con tale solenne atto pastorale il papa ignorava quanto saggiamente il "Canon Episcopi" dell'anno 906 raccomandava e cioè che "i preti nelle loro chiese predicassero con insistenza ai fedeli
che era assolutamente falsa" la credenza che "certe donne perdute, pervertite dal diavolo, sedotte da illusioni e da fantasmi di demoni, credono e professano che nel cuore della notte cavalcano in groppa a certe bestie con Diana e nel silenzio della notte volano sopra la campagna e obbediscono ai suoi comandi".Invece Innocenzo VIII fa sua la credenza che aveva già fatto molte vittime sia in Russia che in Europa Occidentale. Un viaggiatore arabo del secolo XII riferiva per la Russia che"ogni venti anni le vecchie di questo paese sono incolpate di stregoneria e ciò causa gravi preoccupazioni per gli abitanti. Allora prendono tutte quelle che si trovano nella zona e le gettano con i polsi e i piedi legati in un fiume che passa di lì. Quelle che rimangono a galla vengono considerate streghe e bruciate, e quelle che al contrario affondano sono dichiarate innocenti di atti di stregoneria e lasciate libere".In Irlanda nel 1324 era stata arsa viva una povera donna di nome Petronilla, serva di Lady Alice Kyteler, accusata di stregoneria dal vescovo Richard de Lecrede ma fuggita in Inghilterra. Già John of Salisbury nell 1154 per sfatare tale credenza si chiedeva"chi potrebbe essere tanto cieco da non accorgersi che tutto ciò è pura manifestazione di malvagità per il diletto dei demoni? È ovvio che soltanto delle povere vecchie o degli uomini deboli di mente potrebbero prestare fede a tali dicerie".Innocenzo VIII invece nella sua enciclica dice:"È da poco giunta alla nostra attenzione, non senza amara tristezza, che... molte persone di entrambi i sessi, dimentiche della propria salvezza e allontanatasi dalla fede cattolica, hanno abusato di se stesse con demoni maschi e femmine e con i loro incantesimi, malefici, evocazioni e altri orridi sortilegi, enormità e offese, distruggono il frutto del grembo delle donne, delle greggi, le messi dei campi, l'uva dai vigneti e i frutti degli alberi... Di conseguenza, i nostri benamati figli Heinrich Jnstitor Kraemer e Jacob Sprenger, professori di teologia dell'Ordine dei Predicatori, sono stati delegati come inquisitori di tali depravazioni eretiche".È nata così un'altra sorgente di deliri, perché i due zelanti delegati organizzarono la loro attività secondo la concezione consacrata dal papa e dettero le direttive agli altri col loro terribile libro "Malleus Maleficarum" (Il martello delle streghe) del 1486, del quale si faranno ben 37 edizioni ed è stato detto che fece più male all'umanità di qualunque altro scritto da penna umana, dando il via alla follia che dilagò per le nazioni europee per quattro secoli, con torture, patiboli e roghi.Solo per dare una idea di quello che successe aggiungiamo che uno dei più fanatici seguaci del "Malleus", l'inquisitore Jean Hodin (1529-1596), scrisse un libro ancora più duro "La demonomania degli stregoni", frutto della sua esperienza ed efficienza nel tormentare le fanciulle sospette. Un suo collega francese, Nicolas Remy anche lui scrisse un libro sulle sue esperienze, in cui confessava di avere un grande rimpianto, quello di non avere eliminato un numero maggiore di bambine (ne aveva eliminate solo 900!). Verso la fine del secolo XVI in Germania il vescovo di Treves, Peter Binsfeld, scrisse il "Trattato delle confessioni dei malfattori e delle streghe": è ritenuto responsabile personalmente della morte di circa 6500 uomini, donne e bambini. Pietro de Lancre, incaricato ufficiale cacciatore di streghe da Enrico IV di Francia (1553-1610) per la Navarra, fece spargere la sua convinzione che i 30.000 abitanti del distretto di Labourd fossero dediti alla stregoneria: a tale notizia per la paura dei processi migliaia di persone fuggirono e addirittura emigrarono nel Nuovo Mondo; tra i restanti furono mandate al rogo in quattro mesi 600 persone. Nel 1600 un testimone del tempo riferisce, scandalizzato, che "la Germania era quasi interamente impegnata ad allestire roghi per le streghe". Il cancelliere del Vescovo di Wirzburg nel 1629 osserva:"Un terzo della città è sicuramente implicato... Una settimana fa è stata bruciata una ragazza di diciannove anni e ovunque si diceva che era la più onesta, la più modesta e la più pura che ci fosse".Nella città di Bamberga la caccia alle streghe diventò un'industria locale: nel 1627 vi si costruì una prigione speciale e nel giro di quattro anni vi passarono per essere giustiziate circa 400 cosiddette streghe.Come si vede la caccia alle streghe era diventata un'attività redditizia e una infernale fabbrica che si autoalimentava perché vi confluivano gli impulsi più folli: la vendetta, l'invidia, l'avidità, la mania e l'ignoranza. La tortura generava la tortura, perché la persona torturata per liberarsi dalla tortura faceva nomi a vanvera, tanto che si è calcolato che ognuna coinvolgeva in media altre 20 persone. In questo modo un tribunale totalizzò in sei anni circa 600 vittime. È stato calcolato che in tre secoli e mezzo l'Europa è stata arrossata di circa un milione di roghi e di patiboli.Ci furono uomini coraggiosi che protestarono contro tali sistemi. Il primo a levare la voce contro i pregiudizi dell'ignoranza fu Girolamo Cardano (1501-1576), il quale specialmente nell'opera "De sanitate tuenda" (Difesa della salute) mostra di avere una concezione moderna della situazione: la strega non è posseduta dal demonio ma è una persona psichicamente ammalata per costituzione e per cattiva alimentazione; "l'unguento del diavolo" deve essere una sostanza allucinogena, come più tardi si sarebbe rivelata la "torta delle streghe" nel celebre processo di Salem nelle colonie inglesi d'America nel 1692 in cui tuttavia furono giustiziate 20 persone. Ne ebbe come risposta un processo per eresia poco prima di morire.Il tedesco Johann Wier nel 1563 pubblicò un libro in cui metteva in evidenza lo stesso lato psichiatrico del fenomeno e accusava i teologi e i giudici di assassinio: ne ebbe come risposta la condanna all'indice del libro. Lo studioso olandese Cornelius Loos inorridito degli assassini legalizzati del vicino vescovo Bonsfeld, tentò di protestare in nome dell'umanità ma fu a sua volta accusato, costretto a ritrattare le sue dichiarazioni e condannato.Nel 1584 un nobile inglese, Reginald Scott, pubblicò il suo libro "Rivelazione della stregoneria" come reazione al processo del 1582 in cui erano state bruciate due donne per stregoneria: l'autore metteva in ridicolo la concezione assurda del diavolo e le orrende torture con cui si tentava di estorcere la confessione degli accusati.Ne ebbe come risposta nel 1603 il sequestro di tutte le copie del libro da parte del re Giacomo I: solo nel 1651 se ne poté fare un'altra edizione, quando cominciava a farsi strada la verità sulla tremenda illusione. Fu nel 1631 che il gesuita Fiedrich Spee, il quale in due anni tra il 1626 e il 1628 aveva accompagnato al rogo 200 vittime nella città di Peterbon, colpito forse dal rimorso pubblicò anonimo un volume dal titolo "Cautio criminalis" in cui denunciava l'infame sistema, dicendo che anche un gesuita o un vescovo sotto la tortura avrebbero confessato delle falsità e spiegava che dopo la tortura chi aveva confessato non ritrattava perché la confessione almeno veniva punita col patibolo mentre la ritrattazione veniva colpita col rogo da vivo come chi non confessava.47A tali voci se ne unirono molte altre. Voltaire nel secolo XVIII le riassumerà tutte col grido "schiacciate l'infame", contribuendo in modo determinante a spazzar via la follia scatenata dalla bolla di Innocenzo VIII. Purtroppo tra tante voci non c'è stata quella che noi avremmo avuto il piacere di sentire come "maestro di morale": quella di un papa. Ma tale voce c'é stata solo all'inizio di tale storia: e questo é molto triste e ha un grande significato filosofico.Il 3 novembre 1982 Giovanni Paolo Il nel suo discorso alla città universitaria di Madrid ha sfiorato il tema dell'inquisizione con questa mezza verità:"Se in tempi come quelli dell'Inquisizione si produssero tensioni, errori ed eccessi - fatti che la Chiesa di oggi giudica alla luce obiettiva della Storia - è necessario riconoscere che il complesso dei mezzi intellettuali avevano saputo riconciliare le esigenze di una piena libertà di indagine con un profondo senso della Chiesa"48..Qualificando come eccesso il terrorismo teologico, mostra di non avere ancora preso coscienza della portata filosofica della deviazione pastorale della direzione della Chiesa. Finché non arriverà a tale riconoscimento la Chiesa sarà sempre prigioniera del suo dogmatismo. Nelle ripetute successive richieste di perdono fino a quella solenne sul sagrato della Basilica di S. Pietro insieme a tutta la Curia Romana il 12 Marzo dellanno giubilare 2000 mostra sempre la volontà di mantenere la valutazione teologica iniziale e con essa tutta limpostazione morale e politica della Chiesa.È comprensibile dunque il pezzo accorato di Voltaire nel suo "Dizionario Filosofico":"La notte scorsa meditavo. Assorto nella contemplazione della natura, ammiravo l'immensità e il corso e i rapporti di quegli astri infiniti che il volgo non sa ammirare. Ammiravo ancor più l'intelligenza che governa questi immensi fenomeni. E mi dicevo: bisogna essere ciechi per non restare stupiti da un simile spettacolo; bisogna essere sciocchi per non riconoscerne l'autore; bisogna essere pazzi per non adorarlo.Quale tributo di adorazione devo io rendergli? Questo tributo non deve essere lo stesso in tutta l'immensità dello spazio poiché il potere supremo che egualmente regna in questa infinita distesa è uno solo? Un essere pensante che abiti in una delle stelle della via Lattea non gli deve forse lo stesso omaggio d'un essere pensante su questo piccolo globo dove io mi trovo? La luce è la stessa per l'astro di Sirio e per noi; anche la morale che ci regge dovrebbe essere la stessa. Se qualche animale che sente e che pensa in Sirio è nato da teneri genitori che si sono preoccupati di farlo felice, egli dovrà loro tanto amore e cure quanto ne dobbiamo noi quaggiù ai nostri; se qualcuno in qualche parte della Via Lattea vede un infelice storpio, e può soccorrerlo e non lo fa, è colpevole verso tutto l'universo. Il cuore ha gli stessi doveri dovunque: sui gradini del trono della divinità, se essa ha un trono, come nel fondo dell'abisso, se esiste un abisso.Ero immerso in questi pensieri, quando uno di quei geni che riempiono lo spazio fra i mondi scese verso di me. Riconobbi quella stessa aerea creatura che mi era apparsa altre volte per apprendermi quanto i giudizi di Dio differiscono dai nostri, e quanto una buona azione sia preferibile a una controversia.Egli mi trasportò miracolosamente in un deserto, tutto pieno di cumuli d'ossami; e fra quei monti di morti vi erano viali di alberi sempre verdi e in fondo d'ogni viale stava un uomo alto, d'aspetto maestoso che guardava con compassione quelle tristi salme."Ohimè, o Arcangelo di Dio" gli dissi; dove mi avete condotto?"Alla desolazione" mi rispose."E chi sono quei bei patriarchi, che vedo immobili e tristi in fondo a quei verdi viali, come se piangessero su questa innumerevole moltitudine di morti?""Tu lo saprai, povera creatura umana" mi replicò il genio. "Ma dovrai piangere prima.E cominciò dal primo di quei monti di ossarni."Qui giacciono" disse "quei ventitré mila giudei che danzarono davanti al vitello, assieme a quei ventiquattro mila che furono uccisi mentre erano con le donne madianite. Il numero dei massacri per delitti o sbagli del genere ammonta a quasi trecento mila."In quegli alti viali di là, sono gli ossari dei cristiani sgozzati dai loro confratelli a causa di dispute teologiche. Essi sono divisi in monticelli in quattro secoli ciascuno: un monte solo sarebbe arrivato al cielo, e bisognò dividerli"."Come!" esclamai "i fratelli hanno trattato così i loro fratelli? E io ho la sventura di vivere in questa bella compagnia"?"E di qua" continuò lo spirito "sono i dodici milioni di americani sterminati nella loro patria perché erano senza battesimo."Oh, mio Dio!... Ma perché non avete lasciato questi atroci ossami disseccarsi tranquillamente nell'emisfero dove sono nati, e dove hanno incontrato tante morti? Perché riunire qui in un solo luogo tutti questi abominevoli monumenti della barbarie e del fanatismo"?"Per istruirti"."Ma se tu vuoi istruirmi" risposi "insegnami piuttosto se vi sono altri popoli oltre i cristiani e gli ebrei cui il santo zelo e una religione sventuratamente pervertita in fanatismo abbiano ispirato simili atroci crudeltà"."Sì", mi rispose, "anche i maomettani si sono macchiati degli stessi delitti; ma più di rado: e quando gli si domandava 'amman', misericordia, e gli si offriva il tributo, hanno perdonato. In quanto alle altre nazioni, non ce n'è neppur una da quando mondo è mondo, che abbia fatto mai una guerra solo per religione. E adesso seguimi.Lo seguii.Un po' al di là di quegli immensi ossami, trovammo altri monticelli. Erano monti d'oro e d'argento, e su ciascuno un cartello: "Beni degli eretici massacrati nel secolo XVIII, nel XVII, nel XVI ecc..." E tutte quelle pigne erano sormontate da croci, mitre, pastorali, tiare, tempestate di brillanti."Ma come! O Arcangelo: fu per avere queste ricchezze che si accumularono tutti quei morti?""Si, figliolo mio".Allora io piansi. E quando l'ebbi meritato col mio dolore, egli mi condusse in fondo a quei verdi viali."Vedi qui" mi disse "gli eroi dell'umanità che sono stati i benefattori del mondo e hanno fatto quanto potevano per bandire dal mondo la violenza e la rapina. Interrogali".Io corsi verso il primo di quel gruppo che aveva una corona in testa e un piccolo incensiere in mano, e gli domandai umilmente il suo nome."Io sono Numa Pompilio" mi disse. "Fui re dopo un re brigante e avevo da governare dei briganti. Insegnai loro la virtù e il culto di Dio: essi dimenticarono più volte, dopo di me, l'una e l'altro. Proibii che ci fosse nei templi alcun simulacro, perché la divinità che anima il mondo non può essere degnamente raffigurata. I Romani non ebbero sotto il mio regno mai guerre né seduzione"."Come!" esclamai "i fratelli hanno trattato così i loro fratelli? E io ho la sventura di vivere in questa bella compagnia"?"E di qua" continuò lo spirito "sono i dodici milioni di americani sterminati nella loro patria perché erano senza battesimo."Oh, mio Dio!... Ma perché non avete lasciato questi atroci ossami disseccarsi tranquillamente nell'emisfero dove sono nati, e dove hanno incontrato tante morti? Perché riunire qui in un solo luogo tutti questi abominevoli monumenti della barbarie e del fanatismo"?"Per istruirti"."Ma se tu vuoi istruirmi" risposi "insegnami piuttosto se vi sono altri popoli oltre i cristiani e gli ebrei cui il santo zelo e una religione sventuratamente pervertita in fanatismo abbiano ispirato simili atroci crudeltà"."Sì", mi rispose, "anche i maomettani si sono macchiati degli stessi delitti; ma più di rado: e quando gli si domandava 'amman', misericordia, e gli si offriva il tributo, hanno perdonato. In quanto alle altre nazioni, non ce n'è neppur una da quando mondo è mondo, che abbia fatto mai una guerra solo per religione. E adesso seguimi.Lo seguii.Un po' al di là di quegli immensi ossami, trovammo altri monticelli. Erano monti d'oro e d'argento, e su ciascuno un cartello:"Beni degli eretici massacrati nel secolo XVIII, nel XVII, nel XVI ecc..." E tutte quelle pigne erano sormontate da croci, mitre, pastorali, tiare, tempestate di brillanti."Ma come! O Arcangelo: fu per avere queste ricchezze che si accumularono tutti quei morti?""Si, figliolo mio".Allora io piansi. E quando l'ebbi meritato col mio dolore, egli mi condusse in fondo a quei verdi viali."Vedi qui" mi disse "gli eroi dell'umanità che sono stati i benefattori del mondo e hanno fatto quanto potevano per bandire dal mondo la violenza e la rapina. Interrogali".Io corsi verso il primo di quel gruppo che aveva una corona in testa e un piccolo incensiere in mano, e gli domandai umilmente il suo nome."Io sono Numa Pompilio" mi disse. "Fui re dopo un re brigante e avevo da governare dei briganti. Insegnai loro la virtù e il culto di Dio: essi dimenticarono più volte, dopo di me, l'una e l'altro. Proibii che ci fosse nei templi alcun simulacro, perché la divinità che anima il mondo non può essere degnamente raffigurata. I Romani non ebbero sotto il mio regno mai guerre né sedizioni, e la mia religione fece solo del bene. Tutti i popoli civili vennero a onorare i miei funerali, cosa che fu fatta soltanto per me".Gli baciai la mano, e mi rivolsi al secondo. Era un bel vecchione di quasi cent'anni, con una gran veste bianca: teneva un dito sulle labbra in segno di silenzio, e con altra mano si gettava di tanto in tanto una manciata di fave dietro le spalle. Riconobbi Pitagora. Egli mi assicurò che non è affatto vero che egli avesse una coscia d'oro, o che fosse mai stato gallo; egli aveva governato bensì i Crotoniani con tanta giustizia quanto Numa Pompilio i Romani all'incirca nella stessa epoca; e aggiunse che la giustizia era la cosa più necessaria al mondo e la più rara. Appresi anche che i Pitagorici dovevano fare il loro esame di coscienza due volte al giorno. Quale differenza da noi! Ma noi, che non siamo stati altro che una banda di assassini per tredici secoli, osiamo dire che quei saggi erano degli orgogliosi.Serbai il silenzio con Pitagora, per fargli piacere. E passai a Zoroastro, che era occupatissimo a concentrare il fuoco celeste in uno specchio concavo, nel mezzo di un vestibolo a cento porte che conducono tutte alla saggezza. Sulla prima di quelle porte lessi queste parole, che riassumono tutta la morale e sorpassano tutte le dispute dei casuisti: "nel dubbio se un'azione sia buona o non buona, astieniti.""Sicuramente" dissi al mio genio "quei barbari che hanno immolato tutte le vittime di cui sono là gli ossami, non avevano conosciuto queste parole".Vedemmo poi Zaleuco, Talete, Anassimandro, e una quantità di altri saggi che avevano cercato la verità e praticato la virtù.Quando arrivammo a Socrate lo riconobbi tosto dal suo naso schiacciato."Dunque" gli dissi "siete anche voi qui, tra questi confidenti dell'Altissimo! Tutti gli abitanti dell'Europa, salvo i Turchi e Tartari della Crimea, che lo ignorano, pronunciano il vostro nome con rispetto. È riverito e amato questo gran nome al punto che abbiamo voluto sapere i nomi dei vostri persecutori per meglio disprezzarli. Così si ricordano Melito e Anito a causa di voi, come viene ricordato Ravaillac a causa di Enrico IV. Ma io di questo Anito conosco soltanto il nome: non so chi fosse in vita, quello scellerato che vi calunniò e riuscì a farvi condannare alla cicuta"."Non ho mai più pensato a quell'uomo dopo la mia avventura" mi rispose Socrate. "Ma poiché voi me ne fate ricordare, lo compiango assai. Era uno sciagurato sacerdote che commerciava segretamente in cuoio, cosa ritenuta vergognosa ad Atene. Egli mandò i suoi due figli alla mia scuola; ma gli altri ragazzi rimproveravano loro il commercio del padre, ed essi furono obbligati ad andarsene. Il padre non ebbe più pace finché non ebbe sollevato tutti i preti e tutti sofisti. Riuscirono a persuadere il consiglio dei cinquecento che io ero un empio che non credeva che la Luna e Mercurio e Marte fossero degli dei. In realtà io pensavo, come ora, che c'è un solo Dio, signore di tutta la natura. I giudici mi consegnarono all'avvelenatore della repubblica, il quale mi abbreviò la vita di qualche giorno. Morii tranquillamente all'età di settant'anni; e da allora io conduco una vita felice con tutti questi grandi uomini, fra i quali io sono forse il meno grande".Dopo di avere goduto qualche po' della conversazione di Socrate, mi avanzai con la mia guida in un boschetto situato al di sopra di quei viali dove tutti quei saggi dell'antichità sembravano godere un meritato riposo.Là vidi un uomo dal viso dolce e sereno, che mi sembrò dell'età di trentacinque anni. Egli gettava di lontano sguardi di compassione verso quei monti di ossami bianchi, che avevo attraversato per arrivare fino alla dimora dei savi. Fui sorpreso vedendo i piedi gonfi e sanguinosi, e così le mani, il fianco trafitto e le spalle scorticate dalla frusta."Signore Iddio!" gli dissi "è mai possibile che un giusto, un saggio sia stato trattato in modo odioso; ma non c'è paragone tra il suo supplizio e il vostro. Cattivi preti e cattivi giudici hanno avvelenato Socrate; forse anche a voi, i preti e i giudici vi hanno straziato così crudelmente?"Mi rispose di sì con molta amarezza."Ma chi erano quei mostri?""Erano degli ipocriti"."Ah! Non mi occorre altro per capire che volessero mettervi a morte. Volevate forse dimostrare loro, come Socrate, che la Luna non era una dea e Mercurio non era un dio?""No, non si trattava di questi pianeti. I miei compatrioti non avevano la minima idea di cosa fosse un pianeta: erano troppo ignoranti. Le loro superstizioni erano molto differenti da quelle dei Greci""E voi volevate insegnar loro una nuova religione?""Per nulla affatto. Io mi limitavo a dir loro: amate Iddio con tutto il cuore e il vostro prossimo come voi stessi, perché in ciò è tutto il dovere dell'uomo. Vedete un po' se questo precetto non è antico quanto il mondo, e se io insegnavo una nuova religione. Non tralasciavo mai di dire che io non ero venuto ad abolire la Legge ma a perfezionarla. Avevo osservato tutti i loro riti; circonciso come erano tutti, battezzato come i più zelanti di loro, pagavo come loro il 'corban'; facevo pasqua come loro, mangiavo un agnello cotto fra le lattughe. Io e i miei amici andavamo a pregare nel tempio. I miei amici anzi andavano a pregare nel tempio anche dopo la mia morte. Insomma compii tutte le loro leggi nessuna eccettuata"."Come, quegli sciagurati non potevano neppure rimproverarvi di avere violato le loro leggi?""No, senza dubbio"."E perché dunque vi hanno ridotto così?""Che volete, essi erano molto orgogliosi e interessati. Videro che io li conoscevo, seppero che io li facevo conoscere per quello che erano ai loro concittadini. Essi erano i più forti: mi tolsero la vita; e i loro simili faranno sempre altrettanto, se possono, a chiunque li avrà troppo ben conosciuti"."Ma voi, non avete detto, non avete fatto nulla che potesse servire loro di pretesto?""Tutto può servire di pretesto ai malvagi"."Ma non avete detto una volta che eravate venuto a portare la spada e non la pace?""È un errore di amanuense. Io dissi che portavo la pace e non la spada. Ma non ho scritto nulla, ed e' accaduto che talvolta si cambiassero alcune mie parole, in buona fede"."Voi dunque non avete contribuito in nulla con i vostri discorsi mal riferiti o male interpretati, di ammonticchiare quegli spaventosi ossami che ho visto laggiù?""Io ho sempre considerato con orrore quelli che si sono resi colpevoli di tali delitti.""E quei monumenti di potenza e di opulenza, di avidità e di orgoglio, quei tesori, quegli ornamenti, quei segni di grandezza, che ho visto accumulati sul cammino per venire qui, si debbono a voi?""E impossibile. Io e i miei siamo vissuti nella povertà e nell'umiltà: la mia grandezza era soltanto nella virtù."Io ero sul punto di supplicarlo di volermi dire con precisione quale era il vero esser suo. Ma la mia guida mi comprese, e mi fece cenno di tacere: mi sussurrò che io non ero fatto per comprender certi sublimi misteri. Così mi accontentai di scongiurarlo di apprendermi in che cosa consisteva la vera religione."Non ve l'ho già detto? Amate Dio e il vostro prossimo come voi stesso''."Come! Amando Dio, per esempio, si potrebbe mangiare di grasso di venerdì?""Io ho sempre mangiato quello che mi hanno dato: perché ero troppo povero per offrire da mangiare io a qualcuno.""Ma amando Dio e cercando di essere giusti, non si potrebbe anche serbare la prudenza in modo da non confidare tutti i nostri fatti a uno sconosciuto?""Così ho fatto sempre io stesso"."E non si potrebbe, facendo del bene, dispensarsi dall'andare in pellegrinaggio a San Giacomo di Campostella?""Io non sono mai stato in quel paese"."E bisognerà forse chiudersi in qualche ritiro in compagnia di un certo numero di babbei?""Io, per parte mia, ho sempre fatto dei piccoli viaggi di città in città"."Ma dovrò prendere partito per la Chiesa greca o per la latina?""Io non ho fatto nessuna differenza tra l'ebreo e il samaritano, quando sono stato al mondo.""Ebbene, se è così, io non voglio avere mai altro padrone"Allora egli mi fece un cenno col capo che mi riempì di consolazione.La visione scomparve; mi restò la pace nel cuore"49.Ci si perdoni una citazione così lunga ma l'argomento lo merita sia perché è di portata immensa, a nostro parere, dal punto di vista filosofico, cioè della ricerca della verità, sia perché Voltaire è colui che più ha contribuito a far cambiare rotta al "Cristianesimo teologico" per ritornare alle posizioni originarie della tolleranza e della libertà di religione e di coscienza. Per tale motivo possiamo perdonargli la parzialità polemica che gli fa omettere di ricordare gli ossami dei cristiani accatastati dai Romani e la sopravvalutazione dei monticelli d'oro sormontati da tiare mitrie e pastorali attribuendoli più all'ingordigia simoniaca che all'intransigenza di una fede deviata.Non possiamo che riconoscere pienamente il merito del pensiero laico con le parole che il filosofo russo Belinskij (1811-1848) scrisse allo scrittore Gogol (1809-1852) quando rinnegò l'indirizzo liberale compiuto con la sua opera letteraria:
"Il significato della parola di Cristo è stato riscoperto dal movimento filosofico del secolo passato. Ed è per questo che un Voltaire, il quale con l'arma dell'ironia ha spento in Europa i roghi accesi dal fanatismo e dall'ignoranza, è certamente figlio di Cristo, carne della sua carne, ossa delle sue ossa, più che tutti i vostri preti, vescovi, arcivescovi, metropoliti e patriarchi. É possibile che voi non lo sappiate? Eppure non è più una novità neppure per uno studentello di Ginnasio".50Invece la cultura clericale, inquinata dall'odio ideologico - memorabile la frase rituale con cui si vietavano libri innocui "in odium auctoris" (in odio all'autore, che aveva osato scrivere qualche opera in dissidenza col cristianesimo teologico) - ha creato il mito di Voltaire anticristiano. Ancora oggi il gesuita P.Virgilio Rotondi, a proposito della vivisezione animale, commentando il gesto patologico di un giovanetto di 15 anni che si è suicidato lasciando scritto che "non riusciva più a vivere in un mondo dove si uccidono gli animali", si riferisce a una lettera di un suo lettore cosi:"Seguono due pagine estratte dal Dizionario Filosofico di Voltaire: anche lui, che pur lanciò il grido "schiacciate l'infame" (e l'infame era Cristo), alla voce "bestia" dice cose davvero commoventi. Insomma "schiacciate l'infame" ma non la mosca..."51 iaro esempio di accecamento culturale. Lo Stesso gesuita per far capire ai suoi lettori che il "comportamento comune" non è lo stesso che il "comportamento normale", in quanto "normale" vuol dire "secondo la norma" e "anormale" vuol dire "non secondo la norma" mentre invece "comune" vuol dire statisticamente "secondo la maggioranza" e perciò può essere anche "anormale", in quanto che la norma secondo lui, non verrebbe dall'Uomo ma dall'"unico punto fermo che si chiama Dio", va a finire in questa battuta in cui ricompare la stessa valutazione su Voltaire: "Come nasce oggi la mentalità comune? - Rispondo: insinuando, manipolando, falsificando, soprattutto insistendo nei debiti modi: chi cerca trova, alla fine; peggio: riesce a dare l'impressione di avere trovato. Voltaire che, la sapeva lunga ed esclamava "schiacciate l'infame" (e l'infame era Cristo) propose un mezzo che è passato in proverbio: "calunniate, calunniate, qualcosa resterà"53Perciò non ho potuto fare a meno di scrivergli la seguente letterina:
"Lei continua a ripetere che Voltaire col suo grido "écrasez l'infame" intendesse nientemeno che Cristo, mentre è risaputo che intendeva chi aveva stravolto la sua dottrina di bontà nella teologia intollerante e criminale che aveva istituito l'Inquisizione, la tortura e i roghi. Anche il motto "calunniate, calunniate qualche cosa resterà" non è affatto di Voltaire o almeno Voltaire non lo deve avere detto come suo e con l'intenzione di voler incitare alla calunnia ma senz'altro per difendersi dalle calunnie altrui. Consulti il "Dizionario comparato dei modi proverbiali" di A. Arthaber, ed. Hoepli 1972, alla voce "calunnia" e vedrà che un pensiero del genere è comune a tutte le letterature perché è un luogo comune popolare. La forma che lei attribuisce a Voltaire si trova nel Barbiere di Siviglia di Beaumarchais. E a proposito del motto "schiacciate l'infame" legga le voci "Religione" e "Morale" del Dizionario Filosofico proprio di Voltaire e si farà ben altro concetto di questo grandissimo "cristiano senza dogmi". Mi pare che sia suo preciso dovere di riparare alla calunnia che ha addossato a Voltaire. Saluti cordiali. Roma 20 novembre 1984".La risposta non l'ho vista né personalmente né sulla sua rubrica nel giornale. Abbiamo un esempio di "come nasce la mentalità comune!".Se Alessandro Manzoni avesse tenuto presente la crudele storia dell'Inquisizione e dell'ideologia dogmatica che l'ha partorita avrebbe scritto i trionfalistici versi "bella immortal benefica fede" del Cinque Maggio?Sicché sono pienamente giustificate le parole che W. Goethe ha scritto nel suo "Viaggio in Italia":
"Avvicinandomi al centro del cattolicesimo... mentre mi sforzavo di osservare e di comprendere con i sentimenti più puri la natura nella sua realtà e l'arte in tutta la sua nobiltà, il mio spirito è stato colpito vivamente dall'idea che qui ogni traccia del cristianesimo primitivo sia cancellata. A rappresentarmelo poi in tutta la sua purezza, quale appare dagli Atti degli Apostoli, mi sentivo fremere pensando quale paganesimo deforme anzi addirittura barocco si era sovrapposto all'ingenua semplicità di quei principi. Il mio pensiero ricorse allora all'ebreo errante che fu testimonio di tutte queste strane evoluzioni e che vide con i suoi occhi uno stato di cose tanto bizzarro che Cristo stesso se ritornasse al mondo per vedere i frutti della sua dottrina, correrebbe il rischio di essere crocifisso per la seconda volta53Ed ora a noi non resta che trarre le conclusioni del triste paradosso che ci presenta la storia, cioè quello di un cristianesimo che compie la rivoluzione culturale più straordinaria che si conosca, perché pacifica, per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, e poi quando il suo capo si asside sul trono di Cesare si comporta né più né meno come Cesare, tanto da spingere il movimento laico a qualificare in blocco come "neri impostori" tutti coloro che si chiamano "ministri di Dio", come si espresse Garibaldi nel telegramma di adesione all'inaugurazione del monumento eretto ai due maestri del riscoperto umanesimo, Voltaire e Rousseau, nel 1° centenario della loro morte (1878).54Tutta questa storia dovrebbe convincere coloro che, come G.B.Mondin nel suo libro "Il valore Uomo" (1983), pensano che soltanto restaurando una cultura in cui siano metafisicamente fondati dei "valori che stanno al di sopra dell'uomo" una società può trovare pacificazione: come si vede è stato proprio per aver posto dei valori metafisicamente "sopra" l'uomo che i poteri religiosi e politici di ogni tempo si sono sentiti autorizzati a calpestare e a bruciare il vero valore assoluto che è la vita dell'individuo non per delitti commessi ma per le sue idee. Nerone fu certamente consigliato dai suoi filosofi e giuristi quando emise lo "strumento giuridico" che autorizzava l'eliminazione dei cristiani - confermato da Imperatori saggi come Traiano, Adriano e Marco Aurelio - e subito dopo dette inizio alla "soluzione finale" anche per il giudaismo: tali decisioni gravissime furono prese in nome di "valori" ritenuti "al di sopra" dell'uomo, come la stabilità e la pace della tollerante società romana minacciata dall'intransigente ed esclusiva teologia giudaica-cristiana.
_ 34-Ebrei 3, 1235-Ebrei 10, 2836-I Cor. 16, 2237-Luca 14, 2~37 bis:Matteo 10,14-1538-Ode "In morie di Carlo Imbonati"39-Cfr. D. Rope - 1.c. III pag. 631 segg.40-Indro Montanelli "L'Italia dei Secoli Bui" - Ed. CDE 1984 pag. 30141-Costituzione "Evangelii nuntiandi" o. 20, (citato da P. Rostano - Vangelo e Cultura - Ed. Paoline 1985 pag. 45)42-lndro Montanelli "L'Italia dei Comuni" CDE 1985 pag. 362 e 37243-Cfr. D. Rop I.c. III pag. 631-64044-Dizionario di Filosofia Rizzoli - "verità"45-B.Benassar - Storia dell'Inquisizione Spagnola - Ed. Rizzoli - CDE 1951 pag. 746-Ibidem pag. 342-343-344-34547-Tutte le notizie relative all'argomento sulla stregoneria sono state desunte dall'opera"viaggio nel mistero" edito da Reader'sDigest -Milano 1984 pag. 75-8748-Cfr. "Il Tempo" dell'l1/ll/8249-Voltaire - "Dizionario Filosofico" - Ed. Mondadori 1970 pag. 55057450-Introduz. a "Il Naso" di Gogol - Ed. Paoline 1962 pag. 1451-Cfr, "li Tempo" 22/5/83 "Così semplicemente"52-Cfr."Il Tempo" del 12/11/84 "Così semplicemente"53-W.Goethe - "Viaggio in Italia" - Ed. Sansoni 1924 pag. 14254-Cfr. "Rivista d'Europa "a cura di L Chiusano Ed.Cadmo Dir 1982 pag~ 44 |
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