
SILVIO MADONNA
MISERICORDIA SOCCORSO
il volontariato che vola
PREFAZIONE
Con questo libro Silvio Madonna ci racconta il volontariato in modo
completamente differente da come la stragrande maggioranza delle
persone, che non l’ha mai praticato, se lo potrebbe immaginare.
Proprio oggi che donare un po’ del proprio tempo sta diventando di
moda e politically correct – tanto che si è pensato di
istituzionalizzare una forma ibrida di “quasi lavoro” semi-gratuito
con la creazione del Servizio Civile propagandato come forma di
“quasi volontariato” –, in un tempo in cui c’è la rincorsa dei
produttori televisivi a sceneggiare circostanze di improbabili e
poco credibili situazioni di emergenza, l’autore di questo libro non
si preoccupa affatto di romanzare il suo racconto così come
vorrebbero le buone regole dell’editoria, ma propone una narrazione
“nuda e cruda” delle proprie esperienze vissute senza nascondere i
propri stati d’animo del momento. Per questo l’ho apprezzato molto,
perché è vero! A tratti potrà apparire anche duro, eccessivamente
diretto e spontaneo, ma è reale e non un “reality”!
Immagino inoltre che questo libro, che si legge tutto d’un fiato,
possa separare i suoi lettori in due categorie: coloro che conoscono
la Misericordia o comunque esperienze di volontariato similari, e
dall’altra parte coloro che non hanno mai fatto attività in favore
della sofferenza del prossimo così da vicino.
Per i primi sarà un’immersione ed un rivivere da protagonisti quello
che Madonna racconta, con la piena consapevolezza che, però, ogni
esperienza è differente dall’altra. Per gli altri posso immaginare
che il testo rappresenti un disincanto rispetto all’immagine che le
varie “pubblicità progresso” vogliono mostrarci del mondo del
volontariato, dove c’è il bravo ragazzo che aiuta la “vecchina” e
questa che ringrazia sorridente, come se il gesto fosse in sé
esaustivo del servizio.
È proprio questa la barriera che forse il libro rompe
inconsapevolmente.
L’incontro della nostra vita con la sofferenza altrui non si mette
da parte con la divisa o con il “fine turno”. È un’esperienza che ti
porti dentro, sempre, e che non può lasciarti uguale a prima, ma ti
cambia. L’autore dice bene nelle sue prime righe introduttive che
nel volontariato si comincia sempre con l’essere il soccorritore di
sé stesso. È proprio così. Questo è un percorso che ti porta a
ri-conoscerti, metterti a nudo, e se non impari a scoprirti bene nei
tuoi limiti, nelle tue debolezze e soprattutto nella tua povertà,
allora non riuscirai a dare proprio nulla agli altri. Probabilmente
per questo motivo molti, dopo l’entusiasmo dei primi mesi,
abbandonano questa esperienza delusi. Erano venuti a cercare di
salvare il mondo, ma poi capiscono che bisogna cominciare solo da sé
stessi, con grande umiltà, e questo nel nostro tempo è molto
difficile: donare sé stessi è assai diverso che “fare qualcosa”.
Ringrazio Silvio Madonna per avermi chiesto di aggiungere al suo
testo le mie considerazioni, ma soprattutto lo ringrazio perché
raccontando ciò che ha vissuto, ha rivelato anche sé stesso con un
coraggio che pochi avrebbero avuto, senza l’umano timore di
mostrarsi nella debolezza, ma con la consapevolezza che solo
partendo dalla conoscenza dei propri limiti si trova la forza di
incontrare ed affrontare la “morte quotidiana”, di portarci un
sorriso …e magari un po’ di vita!
Che Iddio Te ne renda merito.
Berardino Fiorilli
un volontario
BREVE STORIA DELLA MISERICORDIA
La prima Misericordia di cui si ha conoscenza, quella fiorentina,
risale al 1244, per opera del domenicano Pietro da Verona,
successivamente San Pietro Martire, durante il pontificato di Papa
Innocenzo IV.
È nel medioevo che queste forme di partecipazione di cittadini alle
problematiche della vita sociale si manifestano con maggiore
chiarezza: unirsi per portare aiuto al prossimo sofferente svolgendo
la vitale opera di carità evangelica.
La Federazione Nazionale delle Misericordie nacque, con
l’approvazione dello Statuto, il 21 novembre 1899 a Pisa: oggi si
possono contare in tutta Italia 600 associazioni regolarmente
costituite che sono animate da circa 650.000 tra consorelle e
confratelli.
L’elemento forte di distinzione tra chi è volontario nella
Misericordia è individuabile nell’abito storico che è indossato
durante le processioni o le manifestazioni ufficiali: la buffa o
cappa.
Un saio scuro con il cappuccio che simboleggia il desiderio di
anonimato per chi porta aiuto al prossimo sofferente, che al termine
dell’intervento a suo favore viene ringraziato con la frase Dio te
ne renda merito per aver dato la possibilità attraverso la sua
sofferenza fisica e morale di svolgere un’azione di carità
cristiana.
Variegate sono le attività che impegnano i volontari: donazione del
sangue attraverso i gruppi Fratres, emergenza sanitaria con
ambulanze, trasporto infermi e disabili, assistenza agli immigrati,
ai carcerati e alle loro famiglie, telesoccorso, onoranze funebri,
servizi cimiteriali, protezione civile.
Negli ultimi anni nelle Misericordie hanno prestato servizio
numerosi obiettori di coscienza, oggi sostituiti dai giovani del
servizio civile.
La Misericordia di Pescara, fondata nel 1988, è impegnata
principalmente nel soccorso in urgenza, nel trasporto giornaliero di
numerosi pazienti in emodialisi, nella protezione civile con un
proprio nucleo in grado di attivarsi per ogni sollecitazione in
pochissime ore.
Conta 250 iscritti, si avvale della presenza dei giovani del
servizio civile, ha nel proprio organico otto collaboratori nel
ruolo di autisti e detiene un parco macchine composto da sette
ambulanze, tre pulmini e un fuoristrada per interventi in caso di
calamità.
Lele Sergi
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