MILANO al TEATRO MANZONI

Appuntamenti - Personaggi e Recensioni
a cura di Serena Accascina Polizzi

DONNA FLOR E I SUOI DUE MARITI
Teatro Manzoni a Milano dal 2 al 28 febbraio


Geniale e brillante pièce teatrale, tratta dal romanzo del brasiliano Jorge Amado, lo spettacolo mette in scena la storia della pudica e candida Flor, che resta vedova a 30 anni di un marito, mascalzone ma brillante, di cui lei era innamoratissima, nonostante le infedeltà continue.

La povera Flor è inconsolabile, ma le stanno accanto tre amiche, coro simpatico e impiccione che vuole risolverle la vita. Le pettegole affettuose sono un elemento tipico della città di Bahia, ma anche di Genova, Napoli, Palermo, Catania e qualsiasi quartiere del sud, specie in posti di mare. Le tre simpaticone le procurano subito un nuovo marito, il preciso e ordinatissimo farmacista del paese, che è segretamente innamorato di Fuor.
 

Così Flor, che da ragazza perbene vorrebbe mantenere ancora il lutto, senza divertirsi, accetta il serio pretendente, il dottor Teodoro, che le offre un matrimonio perfetto, preciso e regolare come lui.
Flor sperimenta dunque il contrario della vita precedente: serietà, fedeltà, compostezza, e sopratutto ordine, con amplessi programmati il sabato e il mercoledì.
Ma la nostalgia che Flor prova del primo marito, mascalzone affascinante, lo richiama in vita come fantasma, che solo lei può vedere.
Come finirà la storia?Tra il marito reale e il fantasma chi sceglie Flor? Entrambi, perché l’uno le dà la tenerezza e la serietà, l’altro l’eros fantasioso.
Divertente e irresistibile, anche per la musica dal vivo dell’orchestra Bubbez, e le movenze scherzose e ritmiche delle tre amiche, nonché della suocera sentenziosa e sprezzante, l’opera è godibile dall’inizio alla fine. La leggerezza brasiliana si accompagna, nella regia di Emanuela Giordano, alla vivacità meridionale, che tra musiche e danze forma un degno accompagnamento alla storia.
I tre attori principali, Caterina Murino, Paolo Calabresi, Pietro Sermonti danno il meglio di sé.
Ma ci voleva proprio una regista donna per regalarci questo piccolo capolavoro!
La commedia è stata a Cagliari, a Napoli, dopo Milano proseguirà per Genova e Torino.
L’accoglienza del pubblico milanese è stata calorosa oltre il solito.
 

Serena Accàscina.
 

Dal 5 al 31 gennaio
L’APPARTAMENTO
Con Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli
Teatro Manzoni - Milano

 
La commedia in scena al Teatro Manzoni trae spunto dal bellissimo film di Billy Wilder, interpretato da Jack Lemmon e Shirley Mc Laine, vincitore di ben 5 premi Oscar. Liberamente adattata per il teatro dallo stesso Dapporto con Erba, la storia appare  molto gradevole e spesso anche divertente.
Il timido impiegato C. C: Baxter, per fare carriera presta il suo piccolo, ma ben arredato appartamento ai colleghi di grado più alto, per le loro avventure extraconiugali: lui  è segretamente innamorato di Fran Kubelik, la gentile  e riservata signorina dell’ascensore.
Un giorno il grande capo gli chiede le chiavi della sua casa, in cambio di un ambizioso avanzamento di carriera. Le ottiene, ma Baxter scopre poi che la ragazza dell’ascensore è implicata in questa storia,essendo lei  l’amante del capo e  invano attendendo un divorzio che non arriva; ciò la fa molto soffrire, al punto da tentare il suicidio.... Lui a questo punto la soccorre, la salva, ma  deve poi prendere  una decisione: scegliere lei o la carriera.
Alla fine, come in ogni commedia che si rispetti, l’amore vince.
Massimo Dapporto ci regala un’interpretazione spassosa dell’impiegato timido e nevrotico, ma con un nascosto coraggio. Anche Benedicta Boccoli, nei suoi momenti  più tragici non perde l’ironia e il fascino.

Una commedia tutta da godere, che ci ricorda il meglio degli anni ’60 e ci riporta alla nostalgia di come eravamo, quando ci si sapeva divertire veramente e ingenuamente. Anche fra una risata, uno starnuto e  una partita a ramino!
                                                                                               Serena Accàscina

GIRGENTI AMORE MIO
dal 1 dicembre al 3 gennaio
testo di Jannuzzo e Callido, con Gianfranco Jannuzzo

regia di Pino Quartullo  
 

Uno spettacolo tipicamente  siciliano? Non è proprio così: quello che ci presenta Jannuzzo è un paese dell’anima, un luogo natale, le radici che tutti abbiamo, che possono essere ovunque siamo nati.
La propria terra ognuno se la porta dentro dalla nascita e per  sempre: Girgenti è dunque la metafora di ogni luogo, i ricordi dell’infanzia, che per quanto povera sia stata, resta sempre il periodo migliore della vita, in cui ogni volta si desidera tornare. E qui ci viene da ricordare il film Baharia di Tornatore, in cui sogno e realtà si confondono e si illuminano a vicenda.
La galleria di tipi umani, le gags impreviste, gli usi e costumi di una terra che confina col mistero (la processione di san Calogero, la canzoni e i riti sacri–pagani) restano nell’anima dell'attore come una fonte di continua ispirazione. Sono emozioni continue, che  ognuno di noi prova o ha provato al contatto con la terra madre, l’origine della vita,....di cui conosciamo l’inizio, ma non la fine.
Lo spettacolo nacque in un dialogo tra Gianfranco  e Pino Quartullo in Versilia, da cui venne  la decisione di mettere in scena “Bagnasciuga” per il festival di Viareggio. Pietro Garinei lo vide e gli piacque e lo portò al Sistina di Roma col titolo "C’è un uomo in mezzo al mare”.
“Girgenti amore mio” è ancora un “one man  show” godibile, un grido d’amore per la città che le rappresenta tutte, in cui il divertimento e il virtuosismo d’attore  si mescolano a sentimenti profondi.
A S. Silvestro lo  spettacolo, che inizia alle 20,45 avrà un buffet salato e dolce e a mezzanotte  si festeggia con gli attori, ci sarà  brindisi  , spumante e panettone. A capodanno inizia alle 17. Ne vale la pena!

Dal 3 al 29 novembre
EST OVEST

Testo e regia di Cristina Comenicini
Con Rossella Falk, Luciano Virgilio, Claudio Bigagli, Daniela Piperno

La commedia, come dichiara la stessa autrice, è stata scritta su misura proprio per Rossella Falk, grande attrice di teatro, che qui rappresenta la nonna, intorno a cui la famiglia si riunisce per il suo compleanno.

Da Roma la commedia è arrivata al manzoni di Milano, andrà poi a Verona e a Treviso.

E’ la storia di Letizia , una signora in età e dei suoi figli e nipoti, che si riuniscono per festeggiare il suo compleanno. Lei vive sola con Oxana, la badante ucraina, che si rivela la più affezionata. Gli oggetti dell’antica casa hanno preso il volo: figli e nipoti hanno requisito quasi tutto. Nella festa si scherza, si litiga bonariamente, ma su tutto incombe l’assenza di Isabella, la nipote preferita, una giramondo, che non dà più notizie di sé e non si sa se sia ancora viva.
Infine restano sole Letizia e la badante, colei che ha più affetto e vero attaccamento alla signora. La sete di denaro ha rovinato i legami familiari, e il mistero della scomparsa della nipote è forse legato a questo. C’è un segreto inconfessato da indovinare.
Ecco il titolo che contrappone un ovest ricco, ma senza veri valori, ad un est in cui la povertà ha insegnato il senso della vita e degli affetti..
Il registro è quello della tragicommedia, si ride ma si avverte che c’è una tragedia incombente. La nuova generazione guarda la vecchia e alla fine il dolore mette tutti a tacere.
Molto bravi gli attori giovani, Daniela Piperno, Caludio Bigagli, Roberto Infascelli, Viola Graziosi, Alessandro Sperduti. Brava anche Merita Xhani, la badante ucraina.
La commedia esprime bene il nostro mondo, in cui il cambiamento è continuo e forse dall‘est ci viene una lezione di sensibilità, che possiamo cogliere.

Serena Accàscina

UN ISPETTORE IN CASA BIRLING
fino al 3 novembre 2009
Con Andrea Giordana, Paolo Ferrari, Crescenza Guarnieri

La scrittura di John Priestley, scrittore inglese brillante di teatro e romanziere sulla linea dickensiana, in questa commedia tocca temi drammatici e molto profondi:la coscienza e la libertà, l’innocenza e l’ipocrisia della società perbene. Siamo nella bella e ricca casa dei Birling, dove si festeggia il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale.
Nella generale felicità appare improvvisamente un ispettore , che sconvolge la vita di tutti, raccontando una storia drammatica:il suicidio di una giovane donna appena avvenuto, per povertà e disperazione.
Mano a mano che l’inchiesta procede nella serata, si scoprirà che tutti i personaggi di quella famiglia, senza saperlo , avevano avuto a che fare con la giovane donna.Le reazioni sono diverse, secondo i personaggi: sincere e dolenti quelle dei giovani, opposte e dure quelle dei genitori , che rifiutano qualsiasi responsabilità, in nome del decoro borghese.
La regia di Giancarlo Sepe mette in scena i drammi interiori, che appaiono sotto forma di musica, gesti, danza e mimica, in una fusione di generi che sottolinea e rende evidente e visibile le voci della coscienza.
La bravura dei due attori protagonisti;Giordana e Ferrari, l’uno con l’abilità simulativa del decoroso uomo d’affari, l’altro con la discreta e implacabile tenacia del talento investigativo, si dispiega e ci fa godere delle scene ,da quelle drammatiche a quelle più leggere..
Ci sono momenti di alta tensione e momenti di allegria, ma su tutto prevale il monito finale dell’ispettore: “se non capirete che siamo tutti insieme ,una stessa umanità, andrete a rovina certa”.
E’ questo in fondo il messaggio più importante dello commedia, che fu rappresentata con grande successo in Inghliterra con Alec Guiness negli anni ‘40.Tuttora è in scena al Novello Theatre di Londra.
Il pubblico milanese ha accolto con molti applausi e partecipazione. Bravissimi anche gli altri attori, Crescenza Guarnieri, Vito Di Bella, Cristina Spina, Mario Toccafondi.

 L’anatra all’arancia

dal 5 al 31 maggio



Nel mese di maggio va in scena al Teatro Manzoni “L’anatra all’arancia”, che viene considerato un capolavoro del teatro leggero.

Ricordando il bel film con Monica Vitti e Ugo Tognazzi, gli attori Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio rimettono in scena la spassosa commedia.

Un marito, Gilberto, sa che la moglie Lisa sta fuggendo con un altro. Ma, con molto garbo e astuzia, invita i due fedifraghi ad un week- end, insieme ad una sua piccante segretaria.

La farsa sta tutta qui: il marito finge di acconsentire, ma con i trucchi e le astuzie di un protagonista, ingaggia una lotta che lo vedrà vincente su tutti i lati alla fine, proprio per le sue capacità di distacco ironico.


Le trovate e le battute sono esilaranti, l’interpretazione degli attori efficace. Gloria Bellicchi è una graziosissima segretaria, fintamente oca, mentre Mino Manni impersona bene l’amante dal fascino nobiliare, Leopoldo Serravalle-Scrivia.

Anche la colf (Gioia Gentile) fa la sua parte ironica e divertente.
Infine si ride sulle cose serie, la gelosia, il matrimonio stanco e ripetitivo, e le capacità di rivitalizzarlo.
Temi importanti, affrontati col sorriso e la leggerezza, fino ad una fine non banale e non scontata.
Uno spettacolo che vale la pena non perdere.

Per tutto il mese di aprile
“To be or not to be"

 
Un’allegra satira  sui tempi più tristi della storia
Regia di Antonio Calenda, con Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzuccato
Teatro del Friuli Venezia Giulia
Canzoni di Nicola Piovani
 
La commedia di aprile al Manzoni è tratta dal film del 1942 Vogliamo vivere di E. Lubitsch.

Siamo a Varsavia: un gruppo di attori polacchi sta mettendo in scena una commedia, interpretando Amleto, dato che la censura impedisce altri testi .
Il primo attore Ian Tura sta recitando il famoso monologo “To be or not to be”, mentre  la moglie Maria, famosa  attrice molto bella e corteggiata, ha dato appuntamento ad un giovane ufficiale dell’areonautica, suo spasimante, in camerino.
In quel momento si apprende la notizia che Hitler ha invaso la Polonia.
Quella che potrebbe diventare una commedia brillante, una pochade, con il solito triangolo amoroso, si sviluppa  invece una serie di atti eroici, per giocare dei  tiri contro l’oppressore. Proprio grazie all’abilità degli attori e del regista la compagnia  manda avanti un finto Hitler e finti colonnelli della Gestapo, per proteggere la resistenza polacca. I tedeschi si fanno giocare e i partigiani sono salvi...
Ma quando tutto è finito bene, resta in sospeso il conflitto fra marito e moglie, Ian e Maria e il giovane ufficiale, che devono fare i conti con la gelosia: anche loro sono essere umani, vivono di passioni, non solo eroiche....
Tutta la commedia ha un ritmo leggero e vorticoso, molto spesso si ride, e il regime nazista è messo alla berlina, un po’ come nel film di Charlie Chaplin” Il grande dittatore”.
La satira  non è un modo per dimenticare l’atrocità della storia, ma rappresenta un apologo sul potere del teatro, sulla sublimazione poetica e magica dell’arte scenica.
Le canzoni “ Il Cielo su Varsavia” e  “Il teatro della vita “sono di Nicola Piovani, stupende e ben interpretate dalla prima attrice e cantante  Daniela, che mostra anche  grande vocalità espressiva.
Giuseppe Pambieri è un mattatore della scena, attore molto versatile, adatto sia ai ruoli brillanti sia ai momenti drammatici, che pur esistono nella commedia.
Anche i costumi, le luci, le musiche di scena sono godibili,  e, richiamando i primi del 900, creano atmosfera.
 Un elogio va dato anche agli altri bravissimi attori, Umberto Bortolani e Fulvio Falzarano, e al regista Antonio Calenda.
Uno spettacolo assolutamente da non perdere!

dal 3 febbraio al 1 marzo

UN SINDACO

VERAMENTE DIVERSO



Il sindaco del rione Sanità” di Eduardo De Filippo al Teatro Manzoni a Milano.

Regia ed interpretazione di Carlo Giuffrè.
Piero pepe, Aldo de Martino, Alfonso Liguori
musiche di Francesco Giuffrè
costumi e scene di Aldo Terlizzi


Eduardo De Filippo, genio del nostro teatro, che fu autore, attore e senatore per merito a vita, con questa commedia ,”Il sindaco del Rione Sanità” del 1960, dipinge una figura di nobile e giusto capo quartiere a Napoli, che protegge i deboli e i poveri, una specie di Robin Hood, un uomo che svolge il suo impegno civile mettendo pace e giustizia in un rione popolare di Napoli.
Alto e asciutto, Eduardo sapeva interpretare bene la parte del Capo: a lui si rivolgevano i poveri, i malcapitati, coloro che avevano liti e contese e lui tutti ascoltava e aiutava con generosità longanime. Ora Carlo Giuffrè fa rivivere, anzi resuscita proprio lo stesso Eduardo, con lo stesso nobile portamento, la stessa magnanima attenzione, la recitazione pacata ma forte.
La storia si conclude con la speranza: anche se sembra che a Napoli l’ingiusto trionfi, c’è speranza che un giorno la pace regni, che i poveri siano aiutati e i giusti compensati.
Don Antonio Barracano vive per questo, non è un “buonista” , anche lui in gioventù ha ucciso, ma si è persuaso che con la vendetta e l’odio non si approda a nulla.
Perciò riesce a risolvere i problemi dei poveri oppressi che a lui si rivolgono, magari pagando di persona....
L’ultima scena, il finale che non vogliamo raccontare , è quella dove il protagonista trionfa proprio con la sua assenza: la sua bianca poltrona illuminata e vuota suggerisce la speranza che un mondo migliore un giorno ci possa finalmente essere, per merito di personaggi come lui....
Tra gli attori, tutti bravi, caratteristiche macchiette di Napoli, primeggia la figura del medico (AlfonsoLiguori) che si ribella infine all’omertà per uno scatto di orgoglio e di affetto per il suo benefattore, don Antonio, ingiustamente ucciso mentre svolgeva la sua missione di pace..
Un successo di pubblico che applaude a scena aperta: è la Napoli migliore, quella dove commedia e tragedia si mischiano, per dar luogo alla commozione.
Carlo Giuffrè ci ha dato una delle sue migliori prove, e forse il suo testamento spirituale, che suscita speranza: questo è il teatro... come disse Pirandello!

“Michelina"

 

 

Dal 6 gennaio al 1 febbraio al Teatro Manzoni di Milano una commedia originalissima e sorprendente, scritta da Erba e messa in scena di Bemvenuti, con tre eccezionali attori, Maria Amelia Monti, (attrice notissima, anche per la sit-com con Gerry Scotti si canale 5); Giampiero Ingrassia, (attore di teatro, famoso e bravo da 20 anni, figlio del noto Ciccio) e Amerigo Fontani (grande e maturo attore, ha partecipato al film “la vita è bella”e a tante altri drammi, in scena  con registi come Gassman e  Glauco Mauri).

La commedia  “ Michelina” racconta la storia buffa e tenera di una mondina di riso della Lomellina pavese, ignorante ma dall’anima candida. Poiché é bella, anche se incapace di recitare, viene scritturata come soubrette da  uno sgangherato regista e cantante di varietà, Arturo, cialtrone  di poca fortuna e tante speranze. Michelina, istruita da Arturo, sul palco dei teatrini  di provincia si muove goffamente, con  spontanea freschezza e carineria.

Il caso vuole che in quel paese di campagna arrivi il cardinale Dorigo, dal Vaticano, allo scopo di trovare il miracolo per fare santa suor Ercolina, che da quelle parti ha svolto opere di carità verso i poveri.

Michelina aveva una volta chiesto e ottenuto un miracolo per il fratello, invocando però un’altra santa. Così il cardinale, per velocizzare il processo, viene a colloquio con Michelina, e lì succede l’impossibile. Michelina e il Cardinale Dorigo si innamorano, senza saperlo.... la storia resta nell’ambito di un breve incontro, del tutto innocente: la disarmante ingenuità e il candore di Michelina sciolgono il severo cardinale, che improvvisamente vuole svecchiare e rimodernare la chiesa.

Appena saputa la notizia, il superiore lo fa trasferire in Francia, mentre Michelina, ricattata da Arturo, che ha ottenuto dal Vaticano un’entratura al teatro Jovinelli di Roma, sembra rassegnata a rinunciare.

Ma il finale è a sorpresa... Quando c’è di mezzo una santa, i miracoli sono possibili.

La commedia è ricca di umorismo e si gioca sempre nell’ironia pulita e simpatica, mai volgare.

Le canzoni originali, scritte da Odling e cantate dai protagonisti, commentano le vicende, dando un ritmo travolgente e trascinando lo spettatore che si commuove e ride nello stesso tempo.

Eccezionale la scena finale in cui tutti personaggi sono coinvolti nella gioia di un ballo a ritmo di tango argentino. Lo spettacolo, del teatro Stabile di Firenze, ha avuto grande successo a Carrara, poi girerà per tutta Italia, da Udine  a Trieste, da Rimini a Montepulciano e a Genova.Uno spettacolo da non perdere assolutamente!

FACCIAMO L’AMORE una commedia musicale, danzata e cantata alla maniera di Brodway, regia di  Guidi, protagonisti: Lorenza Mario, Gianluca Guidi, Enzo Garinei, Aldo Ralli, Aldo bergamaschi.

Al Teatro Manzoni di Milano

 

Da Martedi 2 dicembre al 4 gennaio, compreso lo spettacolo di San Silvestro, al Teatro Manzoni ci viene proposta una straordinaria commedia, che riprende il famoso film di Cukor del 1960 con Marilyn Monroe e Yves Montand.

Il testo è stato adattato per il teatro dallo stesso Guidi, con due co-autori.

Un miliardario, Giacomo de la Rochefort (Gianluca Guidi), di antica ricca famiglia, con fama di dongiovanni, scopre  che in un teatro si sta allestendo uno spettacolo che  lo mette alla berlina.

Assistendo alle prove in incognito, viene scritturato come sosia e con un colpo di fulmine si innamora a prima vista della protagonista: attrice, cantante e ballerina, Julie (Lorenza Mario).

Per far colpo le tenta tutte, ma lei si rivela resistente. Una certa simpatia nasce però fra i due, sembra quasi innamorata, finché lui è costretto a farle conoscere la sua vera identità, portandola nel suo palazzo e mostrandosi nelle sue vere vesti.

E così, come finisce ogni favola, si sposarono e  vissero felici e contenti...

Quel che è pregevole nello spettacolo è l’atmosfera musicale, con più di 22 canzoni originali (di Riccardo Biseo), ballate e cantate da uno straordinario cast di 6  ballerini bravissimi.

Ci sono anche i due anziani attori, Enzo Garinei e Aldo Ralli, che interpretano il cabaret di una volta, mentre Stefano Bontempi, il coreografo, impersona una parte divertente di segretaria tuttofare. I  costumi e le luci completano la messa in scena, tutta da godere.

Il tema della satira è di estrema attualità di questi tempi, ma lo spettacolo dimostra che chi sa ridere di sé, è anche capace di far innamorare seriamente.

Lo spettacolo, dopo dil mese di dicembre a  Milano, dove sta avendo grande successo, girerà per tutta Italia, da Roma, ad Assisi, da Napoli a Firenze, Genova e in Sicilia.

Lo consigliamo per gustare ottime musiche e rilassarvi con una  storia romantica, ma anche spiritosa e brillante, alla maniera di Brodway!

LA PAROLA AI GIURATI

al Teatro Manzoni di Milano
regista e attore principale Alessandro Gassman

 

 

Questo dramma di Reginald Rose, già raccontato in un famoso film di Sydney Lumet con Henry Fonda, viene ora portato in scena da Alessandro Gassman, che ne cura la regia.
Siamo negli anni ’60, durante le lotte per i diritti civili dei neri di Martin Luther King. La storia si svolge tutta in una sala dove 12 giurati devono decidere della colpevolezza di un ragazzo di colore, ispano americano, che è stato accusato di avere ucciso il padre.
I dodici uomini si chiudono in Camera di Consiglio per decidere, sono 11 per la colpa, uno solo, il protagonista (Alessandro Gassman) è per l’innocenza, o almeno per il dubbio.
A poco a poco, con argomenti solidi, il giurato fa prevalere la sua opinione, convincendo gli altri che non esistono prove sufficienti e che non si può mandare a morte un uomo se non vi è certezza assoluta.
Così la discussione si dipana, appassionata, a volte litigiosa, a volte comica, a volte tragica e lo spettatore, seguendo il filo del discorso si convince anche lui della possibile innocenza.
A questo si aggiunge il tema del pregiudizio verso le altre razze, che in America negli anni ‘60 è ancora molto forte.
La scelta di Alessandro Gassman è stata quella di far risaltare i dodici attori, mentre lui, il protagonista, si tiene da parte, intervenendo solo dove necessario.
Una scelta di regia molto coraggiosa, corredata da effetti speciali molto suggestivi, (la pioggia, i fulmini, la musica ora tragica, ora triste), che ha dato risalto e splendore ad una commedia di grande impegno civile.
Il pubblico del teatro, abituato alle commedie e alle farse comiche, ha però ampiamente apprezzato ed applaudito. Nonostante il forte impegno, o forse per questo, il dramma riesce ad attrarre la gente, a piacere, e gli applausi con molte chiamate lo testimoniano.
La scelta del regista, quella di mettersi da parte, e far giocare un grande ruolo agli attori, tutti molto bravi, è stata premiata da molti consensi. E’ proprio qui che si vede la bravura di chi mette in scena un’opera, per dire qualcosa di vero e di bello e di giusto , per far pensare e riflettere.

Grazie Alessandro!

Serena Polizzi

ADORABILI AMICI
Amici–nemici al Tearo Manzoni di Milano dal 7 ottobre al 2 novembre



La storia di due coppie di amici, una ricca e cittadina, che va a trovare l’altra coppia in campagna, dallo stile di vita più modesto, potrebbe concludersi con l’affermazione dell’amicizia al di là di tutto.

Invece il caso vuole che un cellulare lasciato aperto distrattamente sveli un’amara realtà: quello che pensano realmente i cittadini dei poveri campagnoli che stanno andando a trovare per il week end. Di conseguenza l’altra coppia decide di vendicarsi con un raffinato e sottile gioco al massacro; finché si rompe ogni ipocrisia e il conflitto è aperto.

Tutti noi abbiamo talvolta parlato un po’ male o criticato i nostri cari amici: ma qui viene in luce la parte più nera e amara di questo rapporti. Non c’è luce di speranza e, in un parossismo finale, si arriva a mettere in atto un suicidio, per fortuna non riuscito.

Gli amici ricchi se ne vanno con l’amara scoperta che, non solo l’amicizia, ma anche il loro rapporto di coppia si regge sull’ipocrisia e sulla menzogna.Lei pretende il divorzio.

Così gli amici si trasformano in nemici, e la scena si rivoluziona fino allo svelamento finale, in un clima ascendente di cattiverie e di vendette.

Tutto resta molto aspro: non c’è luce di speranza né un momento di commozione: ma a volte, anche spesso, qualche battuta alleggerisce il peso della vicenda, rendendo il dramma più accettabile.

Se il teatro ci svela la realtà, direi che questa “brillante tragedia” ci mostra la parte peggiore di noi, di cui spesso non ci rendiamo conto.

La recitazione coraggiosa e impegnata di Ettore Bassie di Laura Lattuada, accompagnati dai loro partner Alessandra Raichi e Massimilano Vado, ci porta talvolta al divertimento, più spesso all'angoscia.

Ma la vendetta atroce, perfino eccessiva, dimostra quanto di perfido ci può essere in tutti noi.

SINFONIA D’AUTUNNO

di Ingmar Bergman
 
 

Il conflitto madre-figlia messo in scena da due grandi attrici
 
Dal  6 maggio al 3 giugno  al Teatro Manzoni di Milano  il conflitto familiare è di scena.Una splendida Rossella Falk impersona Charlotte, una madre pianista, che ha sempre trascurato la figlia Eva, impersonata da Maddalena Crippa.
Quest’ultima, sposata ad un pastore protestante, vive una vita tranquilla in canonica. Ma quando la madre viene a trovarla, si risveglia l’antico dolore, non essersi mai sentita amata.
Il dialogo  fra le due donne,  intenso e duro, procede per due giorni. La madre, che per la carriera ha sempre trascurato la figlia, le  svela le proprie amarezze e delusioni: Eva, che vorrebbe raccontare le sue, le rimprovera invece di esser stata poco affettuosa e materna.Non c’è spazio per il perdono e la riconciliazione.
Il conflitto divampa e non si risolve, si spegne solo con l’improvvisa partenza di Charlotte.
Ma si avverte che i problemi restano: "non si finisce mai di esser genitori e figli.”, dice qualcuno ad un certo punto.
La recitazione cruda e fredda di Rossella Falk, perfettamente intonata al suo personaggio, ci lascia stupiti, mentre Maddalena Crippa, nella parte della figlia, appare più sensibile e vulnerabile.Lo spazio candido della canonica è scandito da luci impietose, durante il colloquio notturno delle due donne. Bergman è un grande esploratore di mondi interiori, soprattutto femminili, e ci fa riflettere su ciò che vorremmo nascondere: i reali ed autentici sentimenti che abbiamo, di cui spesso non ci rendiamo conto, albergano in noi  malgrado la nostra volontà.Sono sentimenti non belli, non facili, ma il prenderne coscienza è il primo passo per cambiare.
Il teatro ci mostra noi stessi: è uno specchio della nostra anima.

IL LETTO OVALE

 

Al teatro Manzoni a Milano è di scena la divertente e scoppiettante commedia "Il letto ovale" con Maurizio Micheli e Barbara D'Urso.

La regia è di Gino Landi e il cast di giovani attori è ben amalgamato. C'è anche una partecipazione straordinaria della sempreverde Sandra Milo.

La commedia si incentra su una coppia sposata, in cui lui presta il suo appartamento al socio e lei il medesimo ad un'amica, moglie del socio, per consumare le loro avventure.

Ma nel gioco degli equivoci finiscono intrecciati anche i due coniugi, che provano a tradirsi, lei con l'arredatore, lui con un'improbabile call girl. Tuttavia non  riescono, nel loro intento, travolti dagli avvenimenti che si susseguono sempre più imprevedibili e scoppiettanti. Ad un certo punto sembra che tutte le donne tradiscano tutti gli uomini e viceversa.

Entra in scena una famosa scrittrice in età, Sandra Milo, che finisce con il risolvere la situazione, senza quasi saperlo, svampita come sempre.

Barbara d'Urso è vivace e allegra, Maurizio Micheli un grande attore, e  tutto il cast di giovani è all'altezza. La commedia è scritta da  due inglesi, Chapman e Cooney, ma è stata adattata   alle situazioni italiane.

Si fanno notare i due attori co-protagonisti, Pierluigi  Misasi e Lisa Angelillo, che danno verve e tono alla scena, non meno di Alessandro Marrapodi, (l'arredatore) Adriano Evangelisti (il guru), Valeria Brambill (la call girl) e Lusiana Pedroso(la cameriera  brasiliana).

La commedia termina - e come può non essere? - con l'inevitabile lieto fine, almeno per i due coniugi principali. Lei si pente di avere pensato al tradimento e i due  si riabbracciano, dopo tante avventure.

Il pubblico ride comunque e si diverte. Il genere "vaudeville" non è praticato molto in Italia. Essendo un paese meridionale, siamo più inclini alla tragedia. L'onore di Otello è per noi sacro, ma scherzarci sopra fa piacevolmente divertire  tutti... soprattutto quando finisce bene!

IL DUBBIO
 

al Teatro Manzoni di Milano con Stefano Accorsi, Luccilla Morlacchi regia di Sergio Castellitto,
In scena dal 4 marzo al 6 aprile.
Siamo a Brooklyn, nel Bronx, in una parrocchia. Padre Flynn, giovane e idealista prete cattolico, tiene una predica domenicale ai suoi fedeli.

Dalle sue parole e dal suo comportamento come parroco e insegnante, sembra che voglia instaurare un rapporto veramente amichevole e comprensivo verso i ragazzi poveri del suo quartiere, seguendo le linee del Concilio.

La sua passione caritatevole, la sua amicizia si scontrano con le idee rigide della direttrice, Suor Aloisia, che lo accusa di abuso sessuale nei confronti di un allievo, l'unico ragazzino di colore.
La vicenda si snoda fra passioni umane, religiose, abnegazione e sacrifici, ma anche pregiudizi e meschinerie.

Non si sa se il fatto, l'accusa di pedofilia sia vero o se sia stato inventata per gettare discredito sul giovane prete.
Lo spettatore resta con il dubbio, tanto più che la madre del ragazzo difende strenuamente padre Flynn.
Ognuno può essere nel dramma una possibile vittima o un carnefice, in questo gioco al massacro ma, come dice il regista Castellitto, restano la pietà e la dolcezza, il desiderio di sentirsi accanto a Dio e di credere in Lui, nonostante tutto.
L'opera, scritta da John Shanley in America e ambientata nel 1964, per la sua attualità e forza ha vinto il premio Pulitzer per la drammaturgia, nel 2005.
Il regista Sergio Castellitto è talmente famoso che non c'è bisogno di ricordarlo, pensiamo al suo ultimo film "Non ti muovere" tratto da un romanzo della moglie Margaret Mazzantini.
Anche qui la Mazzantini ha scritto un adattamento del testo.
Restiamo favorevolmente stupiti dalla versatilità di Stefano Accorsi, che è abituato ad altri ruoli, e dobbiamo ricordare anche la bravura di Lucilla Morlacchi, arttrice navigatissima, e della giovane Alice Bachi.
Una serata diversa dalle altre, di appassionate riflessioni e di partecipazione intensa del pubblico, che si divide tra colpevolisti e innocentisti, comunque una serata che fa discutere e questo è già un grande risultato è un successo.

“Il divo Garry” al Teatro Manzoni interpretato da un brillante Gianfranco Iannuzzo

Il Divo Garry è una divertente commedia dell’autore di “Spirito allegro”, Noel Coward, attore-regista e drammaturgo inglese degli anni 30, al Manzoni di mialno nel mese di febbraio. La vicenda ruota attorno ad un personaggio di successo, un attore ricco e carismatico, che si trova alle prese con giovani ragazze innamorate di lui, che lo corteggiano.
 

I tentativi di seduzione sono però misti alla sua crisi di mezz’età che lo vede guardarsi spesso allo specchio, e sentirsi solo, pur in mezzo al turbinio di gente, ammiratori e amici che lo assediano.
La ex moglie continua a stargli vicina nel lavoro, amministrandogli, insieme alla segretaria, la protettiva Monica, aiuto e consigli.
La vicenda si snoda nella farsa, ma il finale è sorprendente e, sotto le apparenze, molto serio.

La vita va presa con leggerezza, sembra dirci Garry, impersonato dal nostro siciliano Gianfranco Iannuzzo, che impersona benissimo l’ironia britannica. Dal frivolo e scherzoso Garry, alle prese con le seduttrici, gli amici “satelliti”, l’ex moglie, la segretaria e l’esordiente drammaturgo, un po’ gay, non ci aspettiamo momenti di malinconia e di tristezza, infatti la battuta allegra lo salva sempre.
Un tema, quello della mezza età, oggi molto sentito, viene affrontato con quella levità e quella ironia che la sublima e la rende in fondo un’età felice, con la riscoperta del vero amore.
Accanto a Iannuzzo, un attore di grande professionalità, una bravissima Daniela Poggi, (Liz) e altri attori della compagnia La Contrada Teatro Stabile di Trieste.
Il regista Francesco Macedonio e la produttrice Livia Bobbio hanno reso la commedia veramente interessante. Una commedia che è stata negli anni interpretata in Inghilterra da attori del calibro di Peter O’Toole e Cary Grant. Ora un siciliano la rende ancora famosa in Italia.

I due gemelli veneziani di Goldoni

La prova di un grande e doppio attore

 

A Milano dall’8 gennaio al 6 febbraio in scena al Manzoni “I due gemelli veneziani” per celebrare il trecentenario di Goldoni.

La storia è nota. A Verona  c’è uno scambio di persone tra due gemelli, uno il colto, furbo e abile “cortesan” Tonino, che deve arrivare da Venezia per sposare la sua Beatrice, l’altro, il goffo e zotico Zanetto,  viene da Bergamo, è stato promesso sposo ad un’altra donna, Rosaura,  ugualmente bella.

Noi sappiamo chi è l’uno e chi l’altro dai loro  modi, impacciati e goffi quelli di Zanetto, cortesi e abili quelli di Tonino. Li riconosciamo subito, noi del pubblico, mentre i personaggi li scambiano, generando una serie infinita di equivoci farseschi.

Si ride molto, e si ammira la mutevole abilità dell’attore, che versatile impersona entrambi, agendo da grande comico e da spalla.

Zanetto finisce con il soccombere, ma la sua dipartita è stranamente comica o, per meglio dire, tragicomica.

Quando alla fine il pubblico applaude, compare primo Tonino, poi dopo un po’ se ne va e compare Zanetto, e  l’applauso rinforza con un senso di sollievo da parte di tutti: allora non è morto - pensiamo - ci eravamo affezionati a Zanetto, che non ne combina una giusta!

   Massimo Dapporto spiega che interpretare i due ruoli non gli è difficile, in fondo ognuno di noi ha dentro di sé personalità diverse. Il tragico e il comico fanno parte della vita stessa.

Il regista Antonio Calenda ha costruito una sapiente messa in scena di taglio molto raffinato: mentre  si svolge l’intreccio Arlecchino e Brighella con Colombina impersonano i servi che da maschere divengono veri personaggi.

Una parola di elogio anche agli altri attori, specialmente ad Osvaldo Ruggieri che a ottant’anni regge ancora benissimo la scena.

La commedia dell’arte di Goldoni, fatta di maschere, qui va mutando e diventa teatro di caratteri e di varia umanità, con un fondo di malinconia che la rende più affascinante.

La prova d’attore di Dapporto è veramente straordinaria, degna di un grande. Gli fanno corona gli attore del Teatro Sabile del Friuli - Venezia Giulia.

Lo spettacolo ha già viaggiato per Toscana ed Emilia, andrà ancora in Liguria, poi scenderà in Lazio e infine al Sud.

Se vi capita andate a vederlo! vi commuoverete ridendo a crepapelle!

 

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