MILANO al TEATRO MANZONI
Appuntamenti - Personaggi e Recensioni a cura di Serena Accascina Polizzi
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DONNA
FLOR E I SUOI DUE MARITI
Teatro Manzoni a Milano dal 2 al 28 febbraio
Geniale e brillante pièce teatrale, tratta dal romanzo del
brasiliano Jorge Amado, lo spettacolo mette in scena la storia
della pudica e candida Flor, che resta vedova a 30 anni di un
marito, mascalzone ma brillante, di cui lei era innamoratissima,
nonostante le infedeltà continue.
La povera Flor è inconsolabile,
ma le stanno accanto tre amiche, coro simpatico e impiccione che
vuole risolverle la vita. Le pettegole affettuose sono un
elemento tipico della città di Bahia, ma anche di Genova,
Napoli, Palermo, Catania e qualsiasi quartiere del sud, specie
in posti di mare. Le tre simpaticone le procurano subito un
nuovo marito, il preciso e ordinatissimo farmacista del paese,
che è segretamente innamorato di Fuor.
Così Flor, che da ragazza perbene
vorrebbe mantenere ancora il lutto, senza divertirsi, accetta il
serio pretendente, il dottor Teodoro, che le offre un matrimonio
perfetto, preciso e regolare come lui.
Flor sperimenta dunque il contrario della vita precedente:
serietà, fedeltà, compostezza, e sopratutto ordine, con amplessi
programmati il sabato e il mercoledì.
Ma la nostalgia che Flor prova del primo marito, mascalzone
affascinante, lo richiama in vita come fantasma, che solo lei
può vedere.
Come finirà la storia?Tra il marito reale e il fantasma chi
sceglie Flor? Entrambi, perché l’uno le dà la tenerezza e la
serietà, l’altro l’eros fantasioso.
Divertente e irresistibile, anche per la musica dal vivo
dell’orchestra Bubbez, e le movenze scherzose e ritmiche delle
tre amiche, nonché della suocera sentenziosa e sprezzante,
l’opera è godibile dall’inizio alla fine. La leggerezza
brasiliana si accompagna, nella regia di Emanuela Giordano, alla
vivacità meridionale, che tra musiche e danze forma un degno
accompagnamento alla storia.
I tre attori principali, Caterina Murino, Paolo Calabresi,
Pietro Sermonti danno il meglio di sé.
Ma ci voleva proprio una regista donna per regalarci questo
piccolo capolavoro!
La commedia è stata a Cagliari, a Napoli, dopo Milano proseguirà
per Genova e Torino.
L’accoglienza del pubblico milanese è stata calorosa oltre il
solito.
Serena Accàscina.
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Dal
5 al 31 gennaio
L’APPARTAMENTO
Con Massimo Dapporto e Benedicta Boccoli
Teatro Manzoni - Milano
La commedia in scena al Teatro Manzoni trae spunto dal
bellissimo film di Billy Wilder, interpretato da Jack Lemmon e
Shirley Mc Laine, vincitore di ben 5 premi Oscar. Liberamente
adattata per il teatro dallo stesso Dapporto con Erba, la storia
appare molto gradevole e spesso anche divertente.
Il timido impiegato C. C: Baxter, per fare carriera presta il
suo piccolo, ma ben arredato appartamento ai colleghi di grado
più alto, per le loro avventure extraconiugali: lui è
segretamente innamorato di Fran Kubelik, la gentile e riservata
signorina dell’ascensore.
Un giorno il grande capo gli chiede le chiavi della sua casa, in
cambio di un ambizioso avanzamento di carriera. Le ottiene, ma
Baxter scopre poi che la ragazza dell’ascensore è implicata in
questa storia,essendo lei l’amante del capo e invano
attendendo un divorzio che non arriva; ciò la fa molto soffrire,
al punto da tentare il suicidio.... Lui a questo punto la
soccorre, la salva, ma deve poi prendere una decisione:
scegliere lei o la carriera.
Alla fine, come in ogni commedia che si rispetti, l’amore vince.
Massimo Dapporto ci regala un’interpretazione spassosa
dell’impiegato timido e nevrotico, ma con un nascosto coraggio.
Anche Benedicta Boccoli, nei suoi momenti più tragici non perde
l’ironia e il fascino.
Una commedia tutta da godere, che ci
ricorda il meglio degli anni ’60 e ci riporta alla nostalgia di
come eravamo, quando ci si sapeva divertire veramente e
ingenuamente. Anche fra una risata, uno starnuto e una partita
a ramino!
Serena Accàscina
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GIRGENTI
AMORE MIO
dal 1 dicembre al 3 gennaio
testo di Jannuzzo e Callido, con Gianfranco
Jannuzzo
regia di Pino Quartullo
Uno spettacolo
tipicamente siciliano? Non è proprio così:
quello che ci presenta Jannuzzo è un paese
dell’anima, un luogo natale, le radici che tutti
abbiamo, che possono essere ovunque siamo nati.
La propria terra ognuno se la porta dentro dalla
nascita e per sempre: Girgenti è dunque la
metafora di ogni luogo, i ricordi dell’infanzia,
che per quanto povera sia stata, resta sempre il
periodo migliore della vita, in cui ogni volta
si desidera tornare. E qui ci viene da ricordare
il film Baharia di Tornatore, in cui
sogno e realtà si confondono e si illuminano a
vicenda.
La galleria di tipi umani, le gags impreviste,
gli usi e costumi di una terra che confina col
mistero (la processione di san Calogero, la
canzoni e i riti sacri–pagani) restano
nell’anima dell'attore come una fonte di
continua ispirazione. Sono emozioni continue,
che ognuno di noi prova o ha provato al
contatto con la terra madre, l’origine della
vita,....di cui conosciamo l’inizio, ma non la
fine.
Lo spettacolo nacque in un dialogo tra
Gianfranco e Pino Quartullo in Versilia, da cui
venne la decisione di mettere in scena
“Bagnasciuga” per il festival di Viareggio.
Pietro Garinei lo vide e gli piacque e lo portò
al Sistina di Roma col titolo "C’è un uomo in
mezzo al mare”.
“Girgenti amore mio” è ancora un “one man show”
godibile, un grido d’amore per la città che le
rappresenta tutte, in cui il divertimento e il
virtuosismo d’attore si mescolano a sentimenti
profondi.
A S. Silvestro lo spettacolo, che inizia alle
20,45 avrà un buffet salato e dolce e a
mezzanotte si festeggia con gli attori, ci
sarà brindisi , spumante e panettone. A
capodanno inizia alle 17. Ne vale la pena!
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Dal
3 al 29 novembre
EST OVEST
Testo e regia di Cristina Comenicini
Con Rossella Falk, Luciano Virgilio, Claudio Bigagli,
Daniela Piperno
La commedia, come dichiara la stessa autrice, è
stata scritta su misura proprio per Rossella Falk,
grande attrice di teatro, che qui rappresenta la
nonna, intorno a cui la famiglia si riunisce per il
suo compleanno.
Da Roma la commedia è arrivata al manzoni di Milano,
andrà poi a Verona e a Treviso.
E’ la storia di Letizia , una signora in età e dei
suoi figli e nipoti, che si riuniscono per
festeggiare il suo compleanno. Lei vive sola con
Oxana, la badante ucraina, che si rivela la più
affezionata. Gli oggetti dell’antica casa hanno
preso il volo: figli e nipoti hanno requisito quasi
tutto. Nella festa si scherza, si litiga
bonariamente, ma su tutto incombe l’assenza di
Isabella, la nipote preferita, una giramondo, che
non dà più notizie di sé e non si sa se sia ancora
viva.
Infine restano sole Letizia e la badante, colei che
ha più affetto e vero attaccamento alla signora. La
sete di denaro ha rovinato i legami familiari, e il
mistero della scomparsa della nipote è forse legato
a questo. C’è un segreto inconfessato da indovinare.
Ecco il titolo che contrappone un ovest ricco, ma
senza veri valori, ad un est in cui la povertà ha
insegnato il senso della vita e degli affetti..
Il registro è quello della tragicommedia, si ride ma
si avverte che c’è una tragedia incombente. La nuova
generazione guarda la vecchia e alla fine il dolore
mette tutti a tacere.
Molto bravi gli attori giovani, Daniela Piperno,
Caludio Bigagli, Roberto Infascelli, Viola Graziosi,
Alessandro Sperduti. Brava anche Merita Xhani, la
badante ucraina.
La commedia esprime bene il nostro mondo, in cui il
cambiamento è continuo e forse dall‘est ci viene una
lezione di sensibilità, che possiamo cogliere.
Serena Accàscina
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UN ISPETTORE IN CASA BIRLING
fino al 3 novembre 2009
Con Andrea Giordana, Paolo Ferrari, Crescenza Guarnieri
La scrittura di John Priestley, scrittore inglese brillante di teatro e romanziere sulla linea dickensiana, in questa commedia tocca temi drammatici e molto profondi:la coscienza e la libertà,
l’innocenza e l’ipocrisia della società perbene.
Siamo nella bella e ricca casa dei Birling, dove si festeggia il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale.
Nella generale felicità appare improvvisamente un ispettore , che sconvolge la vita di tutti, raccontando una storia drammatica:il suicidio di una giovane donna appena avvenuto, per povertà e disperazione.
Mano a mano che l’inchiesta procede nella serata, si scoprirà che tutti i personaggi di quella famiglia, senza saperlo , avevano avuto a che fare con la giovane donna.Le reazioni sono diverse, secondo i personaggi: sincere e dolenti quelle dei giovani, opposte e dure quelle dei genitori , che rifiutano qualsiasi responsabilità, in nome del decoro borghese.
La regia di Giancarlo Sepe mette in scena i drammi interiori, che appaiono sotto forma di musica, gesti, danza e mimica, in una fusione di generi che sottolinea e rende evidente e visibile le voci della coscienza.
La bravura dei due attori protagonisti;Giordana e Ferrari, l’uno con l’abilità simulativa del decoroso uomo d’affari, l’altro con la discreta e implacabile tenacia del talento investigativo, si dispiega e ci fa godere delle scene ,da quelle drammatiche a quelle più leggere..
Ci sono momenti di alta tensione e momenti di allegria, ma su tutto prevale il monito finale dell’ispettore: “se non capirete che siamo tutti insieme ,una stessa umanità, andrete a rovina certa”.
E’ questo in fondo il messaggio più importante dello commedia, che fu rappresentata con grande successo in Inghliterra con Alec Guiness negli anni ‘40.Tuttora è in scena al Novello Theatre di Londra.
Il pubblico milanese ha accolto con molti applausi e partecipazione. Bravissimi anche gli altri attori, Crescenza
Guarnieri, Vito Di Bella, Cristina Spina, Mario
Toccafondi.
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L’anatra all’arancia
dal 5 al 31 maggio
Nel mese di maggio va in scena al Teatro Manzoni “L’anatra all’arancia”,
che viene considerato un capolavoro del teatro leggero.
Ricordando il bel film con Monica Vitti e Ugo Tognazzi, gli attori
Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio rimettono in scena la spassosa
commedia.
Un marito, Gilberto, sa che la moglie Lisa sta fuggendo con un altro. Ma, con molto garbo e astuzia, invita i due fedifraghi ad un week- end,
insieme ad una sua piccante segretaria.
La farsa sta tutta qui: il marito finge di acconsentire, ma con i
trucchi e le astuzie di un protagonista, ingaggia una lotta che lo
vedrà vincente su tutti i lati alla fine, proprio per le sue capacità di
distacco ironico.
Le trovate e le battute sono esilaranti, l’interpretazione degli attori
efficace. Gloria Bellicchi è una graziosissima segretaria, fintamente
oca, mentre Mino Manni impersona bene l’amante dal fascino nobiliare,
Leopoldo Serravalle-Scrivia.
Anche la colf (Gioia Gentile) fa la sua parte ironica e divertente.
Infine si ride sulle cose serie, la gelosia, il matrimonio stanco e
ripetitivo, e le capacità di rivitalizzarlo.
Temi importanti, affrontati col sorriso e la leggerezza, fino ad una
fine non banale e non scontata.
Uno spettacolo che vale la pena non perdere.
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Per
tutto il mese di aprile
“To be
or not to be"
Un’allegra satira sui tempi più tristi della storia
Regia di Antonio Calenda, con Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzuccato
Teatro del Friuli Venezia Giulia
Canzoni di Nicola Piovani
La commedia di aprile al Manzoni è tratta dal film del 1942 Vogliamo
vivere di E. Lubitsch.
Siamo a Varsavia: un gruppo di attori polacchi sta mettendo in scena una
commedia, interpretando Amleto, dato che la censura impedisce
altri testi .
Il primo attore Ian Tura sta recitando il famoso monologo “To be or not
to be”, mentre la moglie Maria, famosa attrice molto bella e
corteggiata, ha dato appuntamento ad un giovane ufficiale dell’areonautica,
suo spasimante, in camerino.
In quel momento si apprende la notizia che Hitler ha invaso la Polonia.
Quella che potrebbe diventare una commedia brillante, una pochade, con
il solito triangolo amoroso, si sviluppa invece una serie di atti
eroici, per giocare dei tiri contro l’oppressore. Proprio grazie
all’abilità degli attori e del regista la compagnia manda avanti un
finto Hitler e finti colonnelli della Gestapo, per proteggere la
resistenza polacca. I tedeschi si fanno giocare e i partigiani sono
salvi...
Ma quando tutto è finito bene, resta in sospeso il conflitto fra marito
e moglie, Ian e Maria e il giovane ufficiale, che devono fare i conti
con la gelosia: anche loro sono essere umani, vivono di passioni, non
solo eroiche....
Tutta la commedia ha un ritmo leggero e vorticoso, molto spesso si ride,
e il regime nazista è messo alla berlina, un po’ come nel film di
Charlie Chaplin” Il grande dittatore”.
La satira non è un modo per dimenticare l’atrocità della storia, ma
rappresenta un apologo sul potere del teatro, sulla sublimazione poetica
e magica dell’arte scenica.
Le canzoni “ Il Cielo su Varsavia” e “Il teatro della vita “sono di
Nicola Piovani, stupende e ben interpretate dalla prima attrice e
cantante Daniela, che mostra anche grande vocalità espressiva.
Giuseppe Pambieri è un mattatore della scena, attore molto versatile,
adatto sia ai ruoli brillanti sia ai momenti drammatici, che pur
esistono nella commedia.
Anche i costumi, le luci, le musiche di scena sono godibili, e,
richiamando i primi del 900, creano atmosfera.
Un elogio va dato anche agli altri bravissimi attori, Umberto Bortolani
e Fulvio Falzarano, e al regista Antonio Calenda.
Uno spettacolo assolutamente da non perdere!
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dal
3 febbraio al 1 marzo
UN
SINDACO
VERAMENTE DIVERSO
“Il sindaco del rione Sanità” di Eduardo De Filippo al
Teatro Manzoni a Milano.
Regia ed interpretazione di Carlo Giuffrè.
Piero pepe, Aldo de Martino, Alfonso Liguori
musiche di Francesco Giuffrè
costumi e scene di Aldo Terlizzi
Eduardo De Filippo, genio del nostro teatro, che fu autore, attore e
senatore per merito a vita, con questa commedia ,”Il sindaco del Rione
Sanità” del 1960, dipinge una figura di nobile e giusto capo quartiere a
Napoli, che protegge i deboli e i poveri, una specie di Robin Hood, un
uomo che svolge il suo impegno civile mettendo pace e giustizia in un
rione popolare di Napoli.
Alto e asciutto, Eduardo sapeva interpretare bene la parte del Capo: a
lui si rivolgevano i poveri, i malcapitati, coloro che avevano liti e
contese e lui tutti ascoltava e aiutava con generosità longanime. Ora
Carlo Giuffrè fa rivivere, anzi resuscita proprio lo stesso Eduardo, con
lo stesso nobile portamento, la stessa magnanima attenzione, la
recitazione pacata ma forte.
La storia si conclude con la speranza: anche se sembra che a Napoli
l’ingiusto trionfi, c’è speranza che un giorno la pace regni, che i
poveri siano aiutati e i giusti compensati.
Don Antonio Barracano vive per questo, non è un “buonista” , anche lui
in gioventù ha ucciso, ma si è persuaso che con la vendetta e l’odio non
si approda a nulla.
Perciò riesce a risolvere i problemi dei poveri oppressi che a lui si
rivolgono, magari pagando di persona....
L’ultima scena, il finale che non vogliamo raccontare , è quella dove il
protagonista trionfa proprio con la sua assenza: la sua bianca poltrona
illuminata e vuota suggerisce la speranza che un mondo migliore un
giorno ci possa finalmente essere, per merito di personaggi come lui....
Tra gli attori, tutti bravi, caratteristiche macchiette di Napoli,
primeggia la figura del medico (AlfonsoLiguori) che si ribella infine
all’omertà per uno scatto di orgoglio e di affetto per il suo
benefattore, don Antonio, ingiustamente ucciso mentre svolgeva la sua
missione di pace..
Un successo di pubblico che applaude a scena aperta: è la Napoli
migliore, quella dove commedia e tragedia si mischiano, per dar luogo
alla commozione.
Carlo Giuffrè ci ha dato una delle sue migliori prove, e forse il suo
testamento spirituale, che suscita speranza: questo è il teatro... come
disse Pirandello!
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“Michelina"
Dal 6
gennaio al 1 febbraio al Teatro Manzoni di Milano una commedia
originalissima e sorprendente, scritta da Erba e messa in scena di
Bemvenuti, con tre eccezionali attori, Maria Amelia Monti, (attrice
notissima, anche per la sit-com con Gerry Scotti si canale 5);
Giampiero Ingrassia, (attore di teatro, famoso e bravo da 20 anni,
figlio del noto Ciccio) e Amerigo Fontani (grande e maturo attore,
ha partecipato al film “la vita è bella”e a tante altri drammi, in
scena con registi come Gassman e Glauco Mauri).
La
commedia “ Michelina” racconta la storia buffa e tenera di una
mondina di riso della Lomellina pavese, ignorante ma dall’anima
candida. Poiché é bella, anche se incapace di recitare, viene
scritturata come soubrette da uno sgangherato regista e cantante di
varietà, Arturo, cialtrone di poca fortuna e tante speranze.
Michelina, istruita da Arturo, sul palco dei teatrini di provincia
si muove goffamente, con spontanea freschezza e carineria.
Il caso
vuole che in quel paese di campagna arrivi il cardinale Dorigo, dal
Vaticano, allo scopo di trovare il miracolo per fare santa suor
Ercolina, che da quelle parti ha svolto opere di carità verso i
poveri.
Michelina
aveva una volta chiesto e ottenuto un miracolo per il fratello,
invocando però un’altra santa. Così il cardinale, per velocizzare il
processo, viene a colloquio con Michelina, e lì succede
l’impossibile. Michelina e il Cardinale Dorigo si innamorano, senza
saperlo.... la storia resta nell’ambito di un breve incontro, del
tutto innocente: la disarmante ingenuità e il candore di Michelina
sciolgono il severo cardinale, che improvvisamente vuole svecchiare
e rimodernare la chiesa.
Appena
saputa la notizia, il superiore lo fa trasferire in Francia, mentre
Michelina, ricattata da Arturo, che ha ottenuto dal Vaticano
un’entratura al teatro Jovinelli di Roma, sembra rassegnata a
rinunciare.
Ma il
finale è a sorpresa... Quando c’è di mezzo una santa, i miracoli
sono possibili.
La
commedia è ricca di umorismo e si gioca sempre nell’ironia pulita e
simpatica, mai volgare.
Le
canzoni originali, scritte da Odling e cantate dai protagonisti,
commentano le vicende, dando un ritmo travolgente e trascinando lo
spettatore che si commuove e ride nello stesso tempo.
Eccezionale la scena finale in cui tutti personaggi sono coinvolti
nella gioia di un ballo a ritmo di tango argentino. Lo spettacolo,
del teatro Stabile di Firenze, ha avuto grande successo a Carrara,
poi girerà per tutta Italia, da Udine a Trieste, da Rimini a
Montepulciano e a Genova.Uno spettacolo da non perdere
assolutamente!
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FACCIAMO
L’AMORE una commedia musicale, danzata e cantata alla maniera di
Brodway, regia di Guidi, protagonisti: Lorenza Mario, Gianluca
Guidi, Enzo Garinei, Aldo Ralli, Aldo bergamaschi.
Al
Teatro Manzoni di Milano
Da
Martedi 2 dicembre al 4 gennaio, compreso lo spettacolo di San
Silvestro, al Teatro Manzoni ci viene proposta una straordinaria
commedia, che riprende il famoso film di Cukor del 1960 con Marilyn
Monroe e Yves Montand.
Il testo
è stato adattato per il teatro dallo stesso Guidi, con due
co-autori.
Un
miliardario, Giacomo de la Rochefort (Gianluca Guidi), di antica
ricca famiglia, con fama di dongiovanni, scopre che in un teatro si
sta allestendo uno spettacolo che lo mette alla berlina.
Assistendo alle prove in incognito, viene scritturato come sosia e
con un colpo di fulmine si innamora a prima vista della
protagonista: attrice, cantante e ballerina, Julie (Lorenza Mario).
Per far
colpo le tenta tutte, ma lei si rivela resistente. Una certa
simpatia nasce però fra i due, sembra quasi innamorata, finché lui è
costretto a farle conoscere la sua vera identità, portandola nel suo
palazzo e mostrandosi nelle sue vere vesti.
E così,
come finisce ogni favola, si sposarono e vissero felici e
contenti...
Quel che
è pregevole nello spettacolo è l’atmosfera musicale, con più di 22
canzoni originali (di Riccardo Biseo), ballate e cantate da uno
straordinario cast di 6 ballerini bravissimi.
Ci sono
anche i due anziani attori, Enzo Garinei e Aldo Ralli, che
interpretano il cabaret di una volta, mentre Stefano Bontempi, il
coreografo, impersona una parte divertente di segretaria
tuttofare. I costumi e le luci completano la messa in scena, tutta
da godere.
Il tema
della satira è di estrema attualità di questi tempi, ma lo
spettacolo dimostra che chi sa ridere di sé, è anche capace di far
innamorare seriamente.
Lo
spettacolo, dopo dil mese di dicembre a Milano, dove sta avendo
grande successo, girerà per tutta Italia, da Roma, ad Assisi, da
Napoli a Firenze, Genova e in Sicilia.
Lo
consigliamo per gustare ottime musiche e rilassarvi con una storia
romantica, ma anche spiritosa e brillante, alla maniera di Brodway!
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LA
PAROLA AI GIURATI
al Teatro Manzoni di Milano
regista e attore principale Alessandro Gassman
Questo dramma di Reginald Rose, già
raccontato in un famoso film di Sydney Lumet con Henry Fonda, viene ora
portato in scena da Alessandro Gassman, che ne cura la regia.
Siamo negli anni ’60, durante le lotte per i diritti civili dei neri di
Martin Luther King. La storia si svolge tutta in una sala dove 12
giurati devono decidere della colpevolezza di un ragazzo di colore,
ispano americano, che è stato accusato di avere ucciso il padre.
I dodici uomini si chiudono in Camera di Consiglio per decidere, sono 11
per la colpa, uno solo, il protagonista (Alessandro Gassman) è per
l’innocenza, o almeno per il dubbio.
A poco a poco, con argomenti solidi, il giurato fa prevalere la sua
opinione, convincendo gli altri che non esistono prove sufficienti e che
non si può mandare a morte un uomo se non vi è certezza assoluta.
Così la discussione si dipana, appassionata, a volte litigiosa, a volte
comica, a volte tragica e lo spettatore, seguendo il filo del discorso
si convince anche lui della possibile innocenza.
A questo si aggiunge il tema del pregiudizio verso le altre razze, che
in America negli anni ‘60 è ancora molto forte.
La scelta di Alessandro Gassman è stata quella di far risaltare i dodici
attori, mentre lui, il protagonista, si tiene da parte, intervenendo
solo dove necessario.
Una scelta di regia molto coraggiosa, corredata da effetti speciali
molto suggestivi, (la pioggia, i fulmini, la musica ora tragica, ora
triste), che ha dato risalto e splendore ad una commedia di grande
impegno civile.
Il pubblico del teatro, abituato alle commedie e alle farse comiche, ha
però ampiamente apprezzato ed applaudito. Nonostante il forte impegno, o
forse per questo, il dramma riesce ad attrarre la gente, a piacere, e
gli applausi con molte chiamate lo testimoniano.
La scelta del regista, quella di mettersi da parte, e far giocare un
grande ruolo agli attori, tutti molto bravi, è stata premiata da molti
consensi. E’ proprio qui che si vede la bravura di chi mette in scena
un’opera, per dire qualcosa di vero e di bello e di giusto , per far
pensare e riflettere.
Grazie Alessandro!
Serena Polizzi
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ADORABILI
AMICI
Amici–nemici al Tearo Manzoni di Milano dal 7 ottobre al 2 novembre
La storia di due coppie di amici, una ricca e cittadina, che va a
trovare l’altra coppia in campagna, dallo stile di vita più modesto,
potrebbe concludersi con l’affermazione dell’amicizia al di là di tutto.
Invece il caso vuole che un cellulare lasciato aperto distrattamente
sveli un’amara realtà: quello che pensano realmente i cittadini dei
poveri campagnoli che stanno andando a trovare per il week end. Di
conseguenza l’altra coppia decide di vendicarsi con un raffinato e
sottile gioco al massacro; finché si rompe ogni ipocrisia e il conflitto
è aperto.
Tutti noi abbiamo talvolta parlato un po’ male o criticato i nostri cari
amici: ma qui viene in luce la parte più nera e amara di questo
rapporti. Non c’è luce di speranza e, in un parossismo finale, si arriva
a mettere in atto un suicidio, per fortuna non riuscito.
Gli amici ricchi se ne vanno con l’amara scoperta che, non solo
l’amicizia, ma anche il loro rapporto di coppia si regge sull’ipocrisia
e sulla menzogna.Lei pretende il divorzio.
Così gli amici si trasformano in nemici, e la scena si rivoluziona fino
allo svelamento finale, in un clima ascendente di cattiverie e di
vendette.
Tutto resta molto aspro: non c’è luce di speranza né un momento di
commozione: ma a volte, anche spesso, qualche battuta alleggerisce il
peso della vicenda, rendendo il dramma più accettabile.
Se il teatro ci svela la realtà, direi che questa “brillante tragedia”
ci mostra la parte peggiore di noi, di cui spesso non ci rendiamo conto.
La recitazione coraggiosa e impegnata di Ettore Bassie di Laura Lattuada,
accompagnati dai loro partner Alessandra Raichi e Massimilano Vado, ci
porta talvolta al divertimento, più spesso all'angoscia.
Ma la vendetta atroce, perfino eccessiva, dimostra quanto di perfido ci
può essere in tutti noi.
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SINFONIA D’AUTUNNO
di Ingmar Bergman
Il
conflitto madre-figlia messo in scena da due grandi attrici
Dal 6 maggio al 3 giugno al Teatro Manzoni di Milano il conflitto
familiare è di scena.Una splendida Rossella Falk impersona Charlotte,
una madre pianista, che ha sempre trascurato la figlia Eva, impersonata
da Maddalena Crippa.
Quest’ultima, sposata ad un pastore protestante, vive una vita
tranquilla in canonica. Ma quando la madre viene a trovarla, si
risveglia l’antico dolore, non essersi mai sentita amata.
Il dialogo fra le due donne, intenso e duro, procede per due giorni.
La madre, che per la carriera ha sempre trascurato la figlia, le svela
le proprie amarezze e delusioni: Eva, che vorrebbe raccontare le sue, le
rimprovera invece di esser stata poco affettuosa e materna.Non c’è
spazio per il perdono e la riconciliazione.
Il conflitto divampa e non si risolve, si spegne solo con l’improvvisa
partenza di Charlotte.
Ma si avverte che i problemi restano: "non si finisce mai di esser
genitori e figli.”, dice qualcuno ad un certo punto.
La recitazione cruda e fredda di Rossella Falk, perfettamente intonata
al suo personaggio, ci lascia stupiti, mentre Maddalena Crippa, nella
parte della figlia, appare più sensibile e vulnerabile.Lo spazio candido
della canonica è scandito da luci impietose, durante il colloquio
notturno delle due donne. Bergman è un grande esploratore di mondi
interiori, soprattutto femminili, e ci fa riflettere su ciò che vorremmo
nascondere: i reali ed autentici sentimenti che abbiamo, di cui spesso
non ci rendiamo conto, albergano in noi malgrado la nostra volontà.Sono
sentimenti non belli, non facili, ma il prenderne coscienza è il primo
passo per cambiare.
Il teatro ci mostra noi stessi: è uno specchio della nostra anima.
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IL
LETTO OVALE
Al teatro Manzoni a Milano è di scena la
divertente e scoppiettante commedia "Il letto ovale" con Maurizio
Micheli e Barbara D'Urso.
La regia è di Gino Landi e il cast di
giovani attori è ben amalgamato. C'è anche una partecipazione
straordinaria della sempreverde Sandra Milo.
La commedia si incentra su una coppia
sposata, in cui lui presta il suo appartamento al socio e lei il
medesimo ad un'amica, moglie del socio, per consumare le loro
avventure.
Ma nel gioco degli equivoci finiscono
intrecciati anche i due coniugi, che provano a tradirsi, lei con
l'arredatore, lui con un'improbabile call girl. Tuttavia non
riescono, nel loro intento, travolti dagli avvenimenti che si
susseguono sempre più imprevedibili e scoppiettanti. Ad un certo
punto sembra che tutte le donne tradiscano tutti gli uomini e
viceversa.
Entra in scena una famosa scrittrice
in età, Sandra Milo, che finisce con il risolvere la situazione,
senza quasi saperlo, svampita come sempre.
Barbara d'Urso è vivace e allegra,
Maurizio Micheli un grande attore, e tutto il cast di giovani è
all'altezza. La commedia è scritta da due inglesi, Chapman e
Cooney, ma è stata adattata alle situazioni italiane.
Si fanno notare i due attori co-protagonisti, Pierluigi Misasi e Lisa Angelillo, che danno verve
e tono alla scena, non meno di Alessandro Marrapodi, (l'arredatore)
Adriano Evangelisti (il guru), Valeria Brambill (la call girl) e
Lusiana Pedroso(la cameriera brasiliana).
La commedia termina - e come può non
essere? - con l'inevitabile lieto fine, almeno per i due coniugi
principali. Lei si pente di avere pensato al tradimento e i due si
riabbracciano, dopo tante avventure.
Il pubblico ride comunque e si
diverte. Il genere "vaudeville" non è praticato molto in Italia.
Essendo un paese meridionale, siamo più inclini alla tragedia.
L'onore di Otello è per noi sacro, ma scherzarci sopra
fa piacevolmente divertire tutti... soprattutto quando finisce
bene!
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IL
DUBBIO
al Teatro Manzoni di Milano con
Stefano Accorsi, Luccilla Morlacchi regia di Sergio Castellitto, In scena dal 4 marzo al 6 aprile. Siamo a Brooklyn, nel Bronx, in una parrocchia. Padre Flynn,
giovane e idealista prete cattolico, tiene una predica
domenicale ai suoi fedeli.
Dalle sue parole e dal suo
comportamento come parroco e insegnante, sembra che voglia
instaurare un rapporto veramente amichevole e comprensivo verso
i ragazzi poveri del suo quartiere, seguendo le linee del
Concilio.
La sua passione caritatevole, la
sua amicizia si scontrano con le idee rigide della direttrice,
Suor Aloisia, che lo accusa di abuso sessuale nei confronti di
un allievo, l'unico ragazzino di colore. La vicenda si snoda fra passioni umane, religiose, abnegazione e
sacrifici, ma anche pregiudizi e meschinerie.
Non si sa se il fatto, l'accusa
di pedofilia sia vero o se sia stato inventata per gettare
discredito sul giovane prete. Lo spettatore resta con il dubbio, tanto più che la madre del
ragazzo difende strenuamente padre Flynn. Ognuno può essere nel dramma una possibile vittima o un
carnefice, in questo gioco al massacro ma, come dice il regista
Castellitto, restano la pietà e la dolcezza, il desiderio di
sentirsi accanto a Dio e di credere in Lui, nonostante tutto. L'opera, scritta da John Shanley in America e ambientata nel
1964, per la sua attualità e forza ha vinto il premio Pulitzer
per la drammaturgia, nel 2005. Il regista Sergio Castellitto è talmente famoso che non c'è
bisogno di ricordarlo, pensiamo al suo ultimo film "Non ti
muovere" tratto da un romanzo della moglie Margaret Mazzantini. Anche qui la Mazzantini ha scritto un adattamento del testo. Restiamo favorevolmente stupiti dalla versatilità di Stefano
Accorsi, che è abituato ad altri ruoli, e dobbiamo ricordare
anche la bravura di Lucilla Morlacchi, arttrice navigatissima, e
della giovane Alice Bachi. Una serata diversa dalle altre, di appassionate riflessioni e di
partecipazione intensa del pubblico, che si divide tra
colpevolisti e innocentisti, comunque una serata che fa
discutere e questo è già un grande risultato è un successo.
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“Il
divo Garry” al Teatro Manzoni interpretato da un brillante
Gianfranco Iannuzzo
Il Divo Garry è una divertente commedia dell’autore di “Spirito
allegro”, Noel Coward, attore-regista e drammaturgo inglese
degli anni 30, al Manzoni di mialno nel mese di febbraio. La
vicenda ruota attorno ad un personaggio di successo, un attore
ricco e carismatico, che si trova alle prese con giovani ragazze
innamorate di lui, che lo corteggiano.
I tentativi di seduzione sono
però misti alla sua crisi di mezz’età che lo vede guardarsi
spesso allo specchio, e sentirsi solo, pur in mezzo al turbinio
di gente, ammiratori e amici che lo assediano. La ex moglie continua a stargli vicina nel lavoro,
amministrandogli, insieme alla segretaria, la protettiva Monica,
aiuto e consigli. La vicenda si snoda nella farsa, ma il finale è sorprendente e,
sotto le apparenze, molto serio.
La vita va presa con leggerezza, sembra dirci Garry, impersonato
dal nostro siciliano Gianfranco Iannuzzo, che impersona
benissimo l’ironia britannica. Dal frivolo e scherzoso Garry,
alle prese con le seduttrici, gli amici “satelliti”, l’ex moglie, la segretaria e l’esordiente drammaturgo, un po’ gay, non ci
aspettiamo momenti di malinconia e di tristezza, infatti la
battuta allegra lo salva sempre. Un tema, quello della mezza età, oggi molto sentito, viene
affrontato con quella levità e quella ironia che la sublima e la
rende in fondo un’età felice, con la riscoperta del vero amore. Accanto a Iannuzzo, un attore di grande professionalità, una
bravissima Daniela Poggi, (Liz) e altri attori della compagnia
La Contrada Teatro Stabile di Trieste. Il regista Francesco Macedonio e la produttrice Livia Bobbio
hanno reso la commedia veramente interessante. Una commedia che è
stata negli anni interpretata in Inghilterra da attori del
calibro di Peter O’Toole e Cary Grant. Ora un siciliano la rende
ancora famosa in Italia. |
I
due gemelli veneziani di Goldoni
La prova di un
grande e doppio attore
A
Milano dall’8 gennaio al 6 febbraio in scena al Manzoni “I
due gemelli veneziani” per celebrare il trecentenario di
Goldoni.
La
storia è nota. A Verona c’è uno scambio di persone tra
due gemelli, uno il colto, furbo e abile “cortesan” Tonino,
che deve arrivare da Venezia per sposare la sua Beatrice,
l’altro, il goffo e zotico Zanetto, viene da Bergamo,
è stato promesso sposo ad un’altra donna, Rosaura,
ugualmente bella.
Noi sappiamo chi è l’uno e chi l’altro dai loro modi,
impacciati e goffi quelli di Zanetto, cortesi e abili quelli
di Tonino. Li riconosciamo subito, noi del pubblico, mentre
i personaggi li scambiano, generando una serie infinita di
equivoci farseschi.
Si ride molto, e si ammira la mutevole abilità dell’attore,
che versatile impersona entrambi, agendo da grande comico e
da spalla.
Zanetto finisce con il soccombere, ma la sua dipartita è
stranamente comica o, per meglio dire, tragicomica.
Quando alla fine il pubblico applaude, compare primo Tonino,
poi dopo un po’ se ne va e compare Zanetto, e
l’applauso rinforza con un senso di sollievo da parte di
tutti: allora non è morto - pensiamo - ci eravamo
affezionati a Zanetto, che non ne combina una giusta!
Massimo Dapporto spiega che interpretare i due ruoli non gli
è difficile, in fondo ognuno di noi ha dentro di sé
personalità diverse. Il tragico e il comico fanno parte
della vita stessa.
Il regista Antonio Calenda ha costruito una sapiente messa
in scena di taglio molto raffinato: mentre si svolge
l’intreccio Arlecchino e Brighella con Colombina impersonano
i servi che da maschere divengono veri personaggi.
Una parola di elogio anche agli altri attori, specialmente
ad Osvaldo Ruggieri che a ottant’anni regge ancora benissimo
la scena.
La commedia dell’arte di Goldoni, fatta di maschere, qui va
mutando e diventa teatro di caratteri e di varia umanità,
con un fondo di malinconia che la rende più affascinante.
La prova d’attore
di Dapporto è veramente straordinaria, degna di un grande.
Gli fanno corona gli attore del Teatro Sabile del Friuli -
Venezia Giulia.
Lo spettacolo ha
già viaggiato per Toscana ed Emilia, andrà ancora in
Liguria, poi scenderà in Lazio e infine al Sud.
Se vi capita
andate a vederlo! vi commuoverete ridendo a crepapelle!
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