Non è la prima volta che in teatro si rievoca un personaggio femminile en
travesti, affidando cioè a un uomo il ruolo della donna che si vuol
ricordare. E vero, natùralmente, anche il contrario (che una donna interpreti un ruolo
maschile); ma quel che desta più curiosità è il primo caso, e purtroppo,
invariabilmente, la femminiità viene pasticciata dal limitatissimo bagaglio muliebre di
un uomo, per quanto costui possa essere bravo e capace. Gianni Scuto, regista fantasioso e
fuori daI coro, ha invece tentato una nuova strada, portando sulle scene il mitico
personaggio di Milly, cantante scomparsa nel 1980, attiva e celebre nel periodo tra le due
guerre mondiali, ma anche dopo, allorché Giorgio Strehler le affidò il personaggio di
Jenny nella fin troppo venerata "Opera da tre soldi" di Brecht; e poi, spesso
ospite degli schermi televisivi in bianco e nero proprio per dire qualcosa di nuovo,
Scuto, rielaborando un testo di Antonio Bella, ha scelto la via di mezzo, affidando a un
uomo (Sally) il ruolo della Milly alla fine dei suoi giorni migliori, stanca, disillusa,
che vive di ricordi, ricordi rievocati nel corso di unintervista; del pari, ha
creato una sorta dl personaggio speculare collocando sulla scena una donna
"vera" (Marzia Zito) che mostra la stessa Mily nel pieno della sua femminilità.
Accanto alle due immagini, poi, ha costruito un girotondo di figure tutte significative
nelleslstenza della cantante, aa uesare Pavese allo stesso Strehler, passando
attraversò la figura di Umberto di Savoia, ancora Principe di Piemonte allepoca in
cui si dice ebbe una relazione con lei, e quindi da
chiamare "Altezza" e non «Maestà» come invece accade nel copione di cui
parliamo.
Sullo sfondo della scena di Franchino Sardo, costellata di brie-à-brac, è venuta quindi
fuori una pièce piacevole, ancorché strana per via di quel Sally che, seppure bravo e
molto compenetrato, non ha potuto rendere (né altri avrebbero potuto) le logiche
sfumature di uno spirito.
Accanto a lui, caricancio turibricamente e gestualmente i tratti caratteristici di ogni
personaggio, Giuseppe Carbone, Nicola Diodati e Marzia Zito, ancora da maturare ma già
ben avviati sulla difficile strada di àttore. E il pubblico ha àpplaudito tutti, magari
ricordando il fascino della straordinaria cantatrice o, i più giovani, meravigliati e
incuriositi da quella signora che aveva meritato sul palcoscenico perfino due personaggi
tanto diversi. |