PRESENTATA A ROMA, AL RISTORANTE AL FLAMINIO
LA SECONDA EDIZIONE RIVEDUTA E AMPLIATA
DELL'OPERA "SICILIAINBOCCA" A CURA DI
PINO AMATIELLO, ENZO CERTO E ROBERTO DI STEFANO

 

 

 

Un pubblico eccezionale: in trecento tra giornalisti della Rai TV, dei quotidiani e delle riviste specializzate; critici letterari e d'arte, scrittori, pittori e docenti di Accademia di BB. AA., si è dato convegno presso il Ristorante "Siciliainbocca" di via Flaminia, 390 a Roma per assistere alla presentazione della seconda edizione, riveduta e ampliata, dell'opera "Siciliainbocca" a cura di Pino Amatiello, Enzo Certo e Roberto Di Stefano. 
A fare gli onori di casa Paola Certo con le figlie Vanessa e Azzurra e il socio e amico del compianto Enzo, Roberto Di Stefano.
Tra gli ospiti d'Onore: la giornalista del TG1 Adriana Panitteri, la pittrice Gina Marziale, l'attrice Annachiara Repetto; le poetesse Sandra Cinzia Carlesimo e Marcella Starace;il Segretario generale di "Trinacria" Stefano Spataro.

 

Pubblichiamo gli interventi dell'Autore dell'opera e della scrittrice e saggista Anna Manna 



RELAZIONE SULL'OPERA

di Pino Amatiello

Gentili signore, gentili signori,

"Questa seconda edizione di "Siciliainbocca" è interamente dedicata a Enzo Certo", "Con lui avevamo sognato una grande festa per la presentazione di questo libro, al quale Egli aveva dato una collaborazione sia dal punto di vista culinario, dettando ricette che senza la sua competenza e la sua passione sarebbero state eseguite magari a memoria e non alla norma, ma anche sotto l'aspetto letterario. Invece ho dovuto licenziarlo alle stampe con mestizia.
Ci consola che l'opera sua, grazie alla gentile sposa Paola, alle due figlie Vanessa e Azzurra e al suo socio Roberto Di Stefano, è ormai un punto di riferimento per i siciliani che vengono a Roma, i quali visiteranno il Colosseo, San Pietro, la Fontana di Trevi, ma non potranno ritornare nell'Isola senza essere stati a Siciliainbocca".

E vado ad illustrarvi il libro. 

Dopo l'ambita prefazione del prof. Santi Correnti, Direttore dell'Istituto Siciliano di Cultura Regionale di Catania, il quale ci dice con orgoglio che gli spaghetti furono inventati dai siciliani nel comune di Trabia (ancora esistente in provincia di Palermo) un secolo prima che nascesse Marco Polo e che la gloriosa tradizione della cucina marinara dell'Isola del Sole è quella che ha le sue origini in Orchestrato da Gela, il siciliano che nel IV secolo a. C. è stato il primo gastronomo della storia, il libro contiene i ricordi di Enzo Certo e di Roberto Di Stefano, espressi attraverso brevi racconti dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono quadretti di un'epoca passata, semplice e umana che non tornerà più.

Viene quindi da me ricordato Giovannino Cozzo, "Il gastronomo nella leggenda", il qualedivenne suocero di Enzo Certo il quale da Lui ereditò l'amore e la passione per la gastronomia marinara dell'Isola.

Dopo questa parte un po' malinconica, insita nei ricordi, si ha la parte gastronomica del libro.

Pietanze, ingredienti, preparazione dei cibi, riguardano le specialità delle quali "Sicilia-inbocca" ha fatto bagaglio.


Si inizia con gli antipasti, poi viene analizzata la ragione per cui per i siciliani la pasta è il piatto principe, quindi si passa ai primi a base di carne e di pesce.


Al pesce viene dedicato un breve saggio sulle fortune e la ricchezza del mare di Sicilia.
Una nota importante: il pesce che viene servito a Siciliainbocca, sia in questo ristorante che in quello storico di via Faà Di Bruno, 26, ancora si raccomanda l'anima a Dio; esso è stato pescato poche ore prima di essere cucinato e servito.

E si passa alla carne.

Quella bovina ha scarso rilievo nella gastronomia siciliana, mentre la cucina popolare è invece ricca di ricette con l'agnello, il capretto, il maiale. 

Tutti questi piatti fanno parte del menu di Siciliainbocca. Ma ci sono altri piatti extra menu. 

Un aneddoto a proposito dei carciofi, giunti nell'Isola dall'Etiopia nel XVI secolo, e divenuti ben presto per i siciliani secondi alle melanzane.
Trovandomi a Brooklin un'estate, nello studio di un presidente di un circolo di palermitani, mi caddero gli occhi su un libro di ricette gastronomiche siciliane scritto da un tale Joe Cipolla, di Salemi (il paese che fu per un solo giorno Capitale d'Italia). Cipolla, che fu il cuoco di Cosa nostra, ha scritto questo libro, edito da Sperling e Kupfer.
Alla voce "Carciofi" veniva indicato un modo di prepararli "alla Terranova" del tutto simile a quello delle nostre nonne. 
Volli approfondire quel modo e scoprii che Ciro Terranova era un boss della 116ma strada, detto "Il re dei carciofi" perché se li faceva venire dall'Isola e li immetteva nel mercato, chiedendo un penny in più.. Quelli che non erano d'accordo nel corrispondergli quel sovrapprezzo li faceva fuori, ma alcuni che avevano un nome "disonorato" a dovere e rispettato, li omaggiava di un cesto dei suoi carciofi, alla cui confezione assisteva personalmente per accertarsi che fosse stata ben collocata la personalissima bomba.

Questo e altri aneddoti, fatti storici e rilievi a varie dicerie, che si perpetuano, arricchiscono le ricette per ciascuna delle quali vengono indicati gli ingredienti e i modi corretti della prepa-razione.
Dopo i contorni e i celebri dolci, si passa alla ricca enoteca. 
Si tratta di un buon numero rispetto ai 1.116 vini da me schedati, che fanno da corredo ai miei "12 Racconti culinari", pubblicato due anni fa.

Tale ricchezza di vini, che raggiunge il 22% della produttività siciliana, (più della pesca e degli agrumi), è indice di una Sicilia le cui nuove generazioni si sono immesse nel lavoro consentendo all'Isola di progredire sempre più, scrollandosi di dosso una visione attendista e di rassegnazione. 

E siamo all'eco della stampa, quello cioè che è stato scritto su Quotidiani di interesse nazionale e su riviste specializzate su Siciliainbocca.

Dopo di che, si passa alla seconda parte (ideale) del libro con le pagine dedicate alla Sicilia.
Si va da come è stata chiamata nei secoli l'Isola, ai suoi Miti, alle sue leggende, alle sue tragedie 

A proposito della tragedia avvenuta il 4 dicembre del 1563 nel palazzo di Carini, allorché don Cesare Lanza, uno dei più potenti aristocratici del Regno, sorprese in una stana la bella figliola Laura, sposa di Vincenzo La Crua, proprietario del maniero, teneramente avvinta all'amante Ludovico Vernagallo e li uccise entrambi all'istante, c'è qui in sala il musicista e cantante Tony Cucchiara, gloria agrigentina, che ne ha fatto un musicall, che viene da molti anni rappresentato con vivissimo successo.

E il libro prosegue con "Santificari li festi", tra le quali la festa di San Calogero ad Agrigento, della Madonna del Soccorso di Sciacca, dei Misteri di Caltanissetta e di Trapani.

Azzurra Certo, Paola Cozzo in Certo, Pino Amatiello, Roberto di Stefano e Vanessa Certo al Tavolo d'Onore



Nel libro, un capitolo è dedicato alla Festa Di Santa Croce (la più antica del mondo) che si svolge a Casteltermini, nel cui ambito ha luogo la Festa del Tataratà, che vede insieme gli arabi convertiti e i cristiani.
Quale bell'esempio esso sarebbe oggi!

Oltre ai riferimenti storici della Festa viene descritto il suo rituale.

E non potevano mancare due tra i più grandi poeti siciliani del '900: Nino Martoglio di Catania e Vincenzo Licata di Sciacca, quest'ultimo è stato il mio maestro di vita e di poesia.

Nel capitolo che ho dedicato a loro, compaiono quattro poesie, che fanno parte del repertorio che ho recitato, prima nel corso di un'iniziativa denominata "Poesia in ospedale" (sono perciò stato in vari ospedali di Roma) e, quindi, negli Stati Uniti d'America e nell'Istituto Italiano di Cultura di New York, a seguito d una spedizione di un manipolo di siciliani dell'allora "Famiglia Siciliana", ora "Trinacria", capitanati dal Segretario generale dott. Stefano Spataro, che dovrebbe essere in sala. 

Ciò che mi stupì fu il fatto che recitando "L'amuri" di Nino Martoglio e "Un pizzuddu di muddrica" di Vincenzo Licata, i loro due capolavori, nel Teatro della Montclaire State University, capiente di duemila poltrone, e avendo vicino un professore che avrebbe dovuto fare la traduzione, una studentessa indiana che studiava la lingua italiana, interrompendo il trasduttore, gli disse: "Non importa, abbiamo capito tutto!".
Queste sono le poesie e desidero recitarvele, anche se con questa voce residuo di un ictus ormai superato 

Intervento del Consigliere Giuseppe Molinari del XX Municipio di Roma



Da "Centona" di Nino Martoglio


L'AMURI

- Mamma, chi veni a diri 'nnamuratu? -
- - Figghiuzza, un omu chi si fa' l'amuri. -
- E amuri chi vor diri? - - E' un gran piccatu,
una bugia di l'omu tradituri! -

- Mamma, unn'è tantu giustu stu dittatu,
- Ca tradimenti nunn'ha fattu Turi! -
- Turiddu? E chi ti dissi stu sfurcatu? -
- Mi dissi ca ppi mia mori d'amuri! -



- - Ah stu birbanti! E tu chi cci dicisti?
- Nenti lu taliai ccu ll'occhi storti
- E poi mi nni trasii tutt'affruntata.-

- Bonu facisti figghia! E lu cori? -
- E lu cori? mi batti forti forti…
- Chistu è l'amuri, figghia sciallarata!


Da "Furanata" di Vincenzo Licata


UN PIZZUDDU DI MUDDICA

La casa mia campau du sulu pani,
picchì di sulu pani si campava,
quannu lu mari ìun dava
me' patri, cuntrariatu, bistimiava,
bistimiava, ma doppu si pinta:
"Signori, pirdunatimi Maria!"

Una sira di 'nvernu
La varca la lassau 'nfunnu la stisa,
picchì lu mari puru bistimiava,
la varca unn'affranchiu mancu la spisa
e me' matri prigava.

Comu trasiu me' patri,
ccu ll'occhi chini di fangu e di sali,
mi parsi quannu l'unna di lu mari,
si jisa, arruzzulia,
e mmiscata di alica e di rina,
scasa li scogghi e scoti la marina:
"Sangu di la!… lu nomu nun lu dicu,
m'agnuniavi e mi fdici nicu nicu…
Di la sacchetta d'un falari biancu,
vagnatu di li lacrimi d'amuri,
me' matri, pasta antica,
mi desi un pezzu tantu di muddica
e dissi: "E ringraziamu lu Signuri!"

 

Il libro contiene inoltre decine di proverbi e detti siciliani, alcuni dei quali sono illustrati con stampe dell'800, gentilmente concesse dall'Antares Editrice di Palermo e tratte dall'opera di Lucio Zinna.

Difficile metterne alcuni in "prima pagina", ma uno voglio citarlo perché me lo ha suggerito Enzo:

"'U gnuranti parra a vanvera / 'u 'ntilligenti parra quann'è 'u mumentu giustu / 'u saggiu parra quannu 'u 'ntirpellanu / 'u fissa parra sempri!"

E non poteva mancare un po' di humor siciliano.

Sono le famose barzellette che fanno parte del DNA di un popolo e queste appartengono, ahime!, ai miei corregionali. Ve ne dico qualcuna:


MATRI NCHIFFARRATI

- Mamà, 'u papà muriu! -
- Ncumincia a chianciri, chi staiu vinennu!




MARITI DISFIZIATI

- Mamà, 'u papà si voli jitaari d'u finistruni!
- Va dicci a tò patri ca iu ci fici i corna, no…l'ali!


LI BRIOSCI

In un bar . 
Entra Nofriu con la moglie Cuncittina e ddu figgi. 
S'assettanu e Nofriu chiama lu cammarei:
"M'av'a purtari un cafè ppi mia, unu ppi la me' signura e ddu cafellatti ccu ddu briosi.
E lu cammareri: "Cafè e cafellatti, a disposizioni! Ma briosci nunn'avemu!
E Nofriu: - E allura mi purtassi un cafè ppi mia , unu ppi la me' signura e ddu briosi ccu la granita ppi li me' figgi.
E lu cammarei: - Cciaiu dittu chi briosi nunn'avemu!...
E Nofriu: E allura purtassimi ddu briosciu ccu lu gelatu ppi li me' figgi, mancu?
E lu cammarei: - Comu cci l'haiu a fari sentiri ca briosci nunn'avemu? 
E Nofriu: Jemuninni Cuncittina, jemuninni picciriddi, ca nni stu schifia di barri nunn'hannu nenti!

In un angolo del bar c'è Don Carmelo: caramella all'occhio destro, cappello di paglia con bordo nero, pomo d'argento al bastone, il quale ha assistito alla scena, e perciò si rivolge al cameriere: "Lei secunnu mia, ha stato molto educatu! 
Si avissi statu ppi mia, avissi pigghiatu 'u tabbaré ccu li briosce e ci l'avissi scafazzatu 'nta facci!"

LA SCIDDRICATA NNI LA FUNTANA

Durante le confessioni, il vecchio parroco si sentiva ripetere dalle donne il racconto nei minimi particolari dei loro tradimenti.
Poiché in paese c'era una fontana per accedere alla quale era necessario mantenere un precario equilibrio, il sacerdote decise che, in luogo del racconto, le traditrici dicessero semplicemente: "Sciddricavi a la funtana".
Morto il vecchio parroco, arrivò in paese un giovane nuovo parroco, che molto si meravigliò che numerosissime donne scivolassero molto spesso alla fontana.
Si recò, dunque, dal sindaco per ottenere che se ne rendesse più agevole l'accesso.
Il sindaco che conosceva il significato di quella frase, oscura solo al giovane parroco, scoppiò in una sonora risata.
E il parroco: "C'è picca di ririri, signor sinnacu, picchì ajeri sciddricau macari vostra mugghieri, ca pi picca nun si rumpiu la nuci di lu coddru!".

Ho concluso così la mia relazione sul libro "Siciliainbocca" che, a mio parere, rende omaggio ad Enzo Certo, alla sua opera e alla mia splendida Isola del Sole e perciò passo la parola alla scrittrice e saggista Anna Manna alla quale abbiamo affidato il giudizio critico sull'opera.

(da sin.): Adriana Panniteri del TG1, Pino Amatiello e il grafico Lucio Troiano

 

LA CULTURA ACCESSIBILE

di Anna Manna

…………………………………
E la strada mi dava le canzoni
Che sanno di grano che gonfia nelle spighe,
del fiore che imbianca gli uliveti
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie;
risonanze nei vortici di polvere,
cantilene d'uomini e cigolio di traini
non le lanterne che oscillano sparute
ed hanno appena il chiaro d'una lucciola.

 

Pino Amatiello e Anna Manna durante il suo intervento



Scusatemi se prendo la parola rubando a Quasimodo alcuni dei suoi versi più belli.
Ma dopo la relazione di Pino Amatiello così densa e ricca, intrigante e divertente non trovo il coraggio di parlare soltanto con la mia bocca. Così ho chiesto aiuto ad uno dei figli più illustri della meravigliosa Isola.
Isola, questo nome riecheggia miti storici, psichici, letterari, miti dell'umanità. Già la posizione geografica si condensa di significati immediati ed ammiccanti. Un altrove, una distanza, un pezzetto di un tutto che è staccato, vivo di vita propria. Dunque un confronto che è anche ritrovarsi.
Ho avuto la fortuna di visitare la Sicilia in età molto giovane, subito dopo la laurea, insieme ad un gruppo di amici, timorosi e avventurosi come me.Il nostro viaggio si concluse presto a Fontane Bianche perché ci accorgemmo che, in venti, non riuscivamo a raggiungere la quota per una notte in uno degli alberghi di Taormina!
Così tornammo a Roma con gli occhi pieni di sole e la voglia dell'isola. Perché questo è il segreto di sempre di questo posto incantato: ti resta sempre la voglia di lei. Come aver sentito un profumo, aver gustato un po' di paradiso e poi addio! Hai conosciuto la felicità e devi andar via.
L'isola è capace di seduzioni intellettuali che ti restano dentro e con le quali continui a dialogare. Non è soltanto la sirena dell'estate, attenzione, dietro lo scintillio del mare e del sole t'agguanta con lo scintillio dell'intelligenza, della mente.
In quest'ottica il binomio del libro che oggi si presenta è indovinatissimo: cultura e cucina, sapori e ricordi, profumi e racconti. Perché la cultura come ha detto Giuseppe De Censis, deve essere raccontata per essere accessibile. E Pino Amatiello ha fatto sua questa indicazione del Censis. Con lui la cultura, in questo libro, è diventata racconto, divertissement. Così le ricette ripropongono uno spaccato storico di grande interesse condito con l'ironia, l'allegri, e l'ammiccamento di cui Amatiello è maestro.
Il libro "Siciliainbocca" è veramente come un'isola: un'isola nell'immenso panorama delle pubblicazioni contemporanee. Éun altrove che si condensa e si evidenzia nell'immagine di uno dei posti più belli del mondo. Il sole della copertina ci dice subito di cosa si tratta. Appunto si tratta di un incontro solare, spettacolare, degno dei cieli.
La veste tipografica è molto accurata. Ho gradito molto la stampa degli stemmi riprodotti come compaiono su tessuto, negli arazzi e negli stendardi. Il libro è un gioiellino da conservare con cura e con affetto, così come è stato composto. Bastaaprirlo e sapori e odori invadono la stanza. Il sole in una stanza e la Sicilia in bocca!
Perché i racconti sono lo  sgabello dorato dei commensali di questa metaforica tavola culturale dove si entra in contatto con una delle culture più affascinanti del Mediterraneo.
"C'è poco da ridere Signor Sindaco, perché ieri è scivolata anche sua moglie!"
.É l'ultima battuta del libro che riporta tutti a parità. E come la moglie del sindaco tutti i lettori scivolano sul fascinoso richiamo di questa trra caliente: sacro e profano vanno sottobraccio per raccontare l'anima verace siciliana. Anima solare, distante e pur coinvolgente. 
La Sicilia è bella e intelligente, si direbbe se fosse una donna, invece è una terra ma come le figlie bellissime di questa terra è capace di seduzioni incredibili. Perché in lei la carne e lo spirito si fondono in un unico irripetibile richiamo. Quest'unità di sacro e profano, di carne e di spirito, di tragedia e di divertissement, è l'incantesimo di questa terra "altra". Una terra che ha dato figli illustri, che ha dato il latte a Pirandello, è una tera che conclude e riavvia il discorso sull'umanità.
Terra generosa che condensa e miscela vari messaggi cultuali in una prospettiva culturale viva ed avvolgente.
Così i ritorni all'isola, per parlare di nuovo con Quasimodo, significano accendere un riflettore su un posto distante, eppure capace di riaccendere l vita. Ritornare pr ritrovarsi. Una fuga, un rifugio nel cuore vero e primitivo che ha dato la vita.
E cito per concludere una delle poesie più belle di Salvatore Quasimodo:

ISOLA

(io non ho che te,
cuore della mia razza)

Di te amore m'attrista,
mia terra, se oscuri profumi
perde la sera d'aranci,
e d'oleandri, sereno,
cammina con rose il torrente
che quasi n'è tocca la foce.

Ma se torno a le tue rive
e dolce voce al canto
chiama da strada timorosa,
non so se infanzia o amore,
ansia d'altri cieli mi volge,
e mi nascondo nelle perdute cose.

Nascosto nei suoi aranceti, nelle sabbie bianche delle sue spiagge incantevoli, si nasconde il cuore dei suoi grandi uomini.
Nelle tavole imbandite di Sicilia forse vagano i fantasmi dei grandi figli a cercare cercare ancora un profumo, un ricordo, un legame con l'avventura meravigliosa della vita.
Perciò, caro Pino, questa sera, tra una portata e l'altra, se ti senti tirare la manica della camicia, pendi una fetta di cassata siciliana e lasciala nel piatto accanto.
Non vorrai negare un dolcetto a Quasimdo!
Un panzarotto a Guttuso!
Un involtino di pesce spada a Pirandello!

 



Conclusa la presentazione del libro, la proprietà del ristorante ha offerto una sontuosa degustazione delle maggiori specialità siciliane, comprendente numerosi antipasti, primi piatti, secondi a base di pesce spada e di carne, nonché i famosi dolci (dai cannoli, al trionfo do gola alla celebre cassata).

Il compianto Enzo Certo e Roberto Di Stefano i due proprietari

Il Ristorante Siciliainbocca in via Flaminia, 390

Il Ristorante Sicilianibocca nella Sede storica in via Faà Di Bruno, 26



IL LIBRO POTRÀ ESSERE RICHIESTO, INVIANDO 20 EURO A MEZZO DI VAGLIA POSTALE O ASSEGNO BANCARIO A: PAOLA CERTO - C/O RISTORANTE "SICILIAINBOCCA" - VIA FLAMINIA, 390 - 00196 ROMA - tel.  06/ 37.35.84.00

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