
HO FAME DI COSE
VERE
IL PENSIERO
DELl’UOMO D’OGGI È SOSTITUITO DALL’IMMAGINE PARLANTE DELLA TV
Prefazione di Vera Ambra
Una volta erano i libri a scuotere le coscienze degli uomini... e
gli autori dei libri – in tutti i casi – afferravano per mano il
lettore e lo conducevano nell’universo privato della propria
fantasia.
Tutto ciò che
scaturiva dalla lettura attivava il pensiero, il ragionamento, la
logica e, soprattutto, a trovare un punto di riferimento con cui
raffrontarsi, poi, con la realtà di tutti i giorni.
Era un connubio felice in cui la discussione e la critica
diventavano costruttive. Oggi tutto questo è "acqua passata". Oggi
la sana e costruttiva lettura è stata violentemente sostituita dalla
"immagine parlante della TV". È questo che vogliamo?
«Fermati, Mondo! / Un solo istante del tuo tempo / concedimi».
Con questo suo primo componimento Pina Morgante ha fatto scattare un
grido d’allarme.
Infatti, quando ho finito di leggere la sua raccolta la prima
sensazione avuta è stata quella di trovarmi davanti ad una persona
stanca di trovarsi impotente davanti ai fatti della vita che più
pesante di una coperta di piombo ogni giorno ci schiacciano. Lei è
una donna che sa di potersi ribellarsi: come? A venirle incontro è
la scrittura. Quasi per gioco incomincia, quand’ecco che, lo stesso
"scrivere", la porta inevitabilmente a porgersi davanti agli
interrogativi dell’esistenza. È così che questi pensieri esplodono
con insistenza e la inducono al bisogno di mettere nero su bianco.
C’è da dire che il suo rapporto iniziale con la "scrittura" non è
spontaneo ma, al contrario, è una scrittura "pensata", in altre
parole filtrata dalla ragione che in questo modo la disciplina,
quasi la tiene a bada, ma quando il "germe" del pensiero
s’impossessa dell’anima di qualcuno ecco che gli occhi acquisiscono
un nuovo modo di vedere, o meglio ancora di guardare; e quelle tante
occasioni, in altri momenti trascorse inosservate, innescano un
fluire nuovo di emozioni.
A questo punto diventa inevitabile che un gesto, una parola, una
luce, un evento, quasi impercettibile, si scatena. Lo sanno bene i
Poeti cosa si prova quando ci si trova in questo "stato", e
soprattutto quant’è difficile tornare indietro.
Chi inevitabilmente varca la soglia dell’anima sa che quello che
fino al giorno prima andava bene, d’adesso in poi non lo è più. È la
"sensibilità" che spalanca le porte del cuore che, così aperto, fa i
conti con il tutto e il contrario di tutto.
«Una gentil creatura / è uscita di scena / così / in punta di piedi
/ semplicemente, / com’è sempre vissuta».
La gentile creatura, che in punta di piedi, spendeva la sua
quotidianità con gli altri non c’è più. Adesso Pina Morgante scopre
una nuova consapevolezza e soprattutto una forte propensione al
pessimismo e alla malinconia che la rende particolarmente recettiva
nei confronti dei drammi della "macrorealtà". Ora lei sa che il
sentirsi far parte di quel "grande tutto" – che in fin dei conti è
il mondo di sempre – non è più la stessa cosa e, contrariamente al
suo desiderio di vivere rintanata in una vita quieta e all’ombra da
tutti, impara che non è la strada dell’isolamento che può darle
conforto.
«Come serpe, l’inquietudine / guizza nelle viscere. / Perché
scegliere tra il volo d’Icaro / e il passo minuzioso della
formica?».
Personalmente spesso mi sono chiesta qual è il motivo che può
indurre l’uomo di oggi ad avere una visione pessimistica della vita,
la risposta è sempre una: il perfetto risultato della "politica
della sofferenza" che per i mass-media di oggi è diventato un nuovo
modo di fare tendenza.
«Ho conosciuto la volgarità del mondo, / e a volte, mi chiedo / se
la fragranza di un fiore, / sia stata solo un sogno. / Colpevole
anch’io».
.In effetti ci si può sentire colpevolmente impotenti se – (facendo
i conti a partire dal mattino quando ci svegliamo a quando la sera
ci addormentiamo) – sommassimo le quantità di ore (quotidiane,
mensili, e annuali) che trascorriamo ingurgitando "cattive notizie".
Abbiamo mai fatto caso che, per le TV e i Quotidiani, la "politica
della violenza e del terrore" è diventata il nuovo palcoscenico in
cui ogni giorno ci chiamano ad essere spettatori inermi? Ci siamo
mai domandati per quanto tempo un fatto di cronaca turba la nostra
coscienza? Non c’è più il tempo di pensare per il semplice motivo
che l’accavallarsi delle brutte notizie è una continua spirale che
non mostra minimamente una via d’uscita. Sicuramente dovremmo essere
molti di più a domandarci in che misura – con il nostro
atteggiamento – contribuiamo a sostenere questa "bestia" che sa
nutrirsi solo di sangue.
Non si salva
nessuno.
Noi tutti, e dico tutti, passiamo intere giornate con la TV accesa:
ci fa compagnia. Supera la paura del "silenzio". Fa compagnia, una
compagnia che inevitabilmente ha spento il cervello e per quel poco
che rimane ecco che perfino le trasmissioni leggere sono proposte
per far leva su ciò che è – o che è rimasto – del sentimento
autentico dell’uomo, e qui di esempi ne abbiamo davvero tanti. Non
ci siamo resi conto come "i veicoli di cultura" sono stati man mano
sostituiti dalla "TV spazzatura" e nonostante ciò si continua ad
accendere lo schermo, e si continua ad ascoltare "i bollettini di
guerra".
Ognuno di noi ha in casa una – o più - di quelle finestre – che è
quella parte di mondo che ci fanno vedere. Abbiamo mai pensato cosa
producono nell’animo inerme di chi guarda, gli orrori della guerra,
dei bombardamenti, e assiste al terrore che è diventato il nuovo
divertimento dei potenti?
«Lo so che per te siamo nulla / ma è di quest’insignificanze /
che è fatta la tua carne».
Ecco che i Poeti e gli Artisti gridano all’insegna dell’orrore e
dello sgomento dell’impotenza, la propria "sofferenza".
.«Non abbiamo voluto, saputo inventare / un solo gesto di umana
pietà».
L’impotenza di non poter far nulla. L’impotenza schiacciante e che,
tuttavia, non fa morire la speranza di salvezza.
«Fermati, Mondo, / un solo istante soltanto! / Poi, riprendi la
tua corsa, / ti seguirò anch’io / portandomi dentro / quel nodo che
più non si scioglie».
Ci sono pensieri puri che albergano nell’animo umano, e solo gli
animi sensibili lottano, e lo fanno con i soli mezzi che hanno a
disposizione. Un animo sensibile fa la propria battaglia con i suoi
esempi e lancia le sue parole come semi in cerca di terra dove
adagiarsi per germogliare.
«Non aspettare che il dolore / ti urli addosso la sua rabbia /
che deflagri come un tuono / perché tu possa sentirlo».
Attraverso la parola scritta Pina Morgante trova il senso del
riscatto, sa che ce la può fare.
«Come sospesa tra cielo e mare / in un vortice colore dell’indaco
/ bevo avida i colori della mia terra / terra anch’io, felice di
esserlo».
Basta davvero poco per essere felice: basta smettere di essere un
naufrago cieco che calpesta una terra sconosciuta.
La risposta giunge sempre dal cuore: «Spesso mi fermo / e chiedo
al sole di carezzarmi la pelle / e alla luna di raccontarmi le sue
storie».
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