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“Nel grembo di Kronos”, questo il titolo del libro di Orazio
Nobile, scienziato,
politico e pittore, una personalità poliedrica che da molto
tempo si va confrontando, anche a livello internazionale,
con le problematiche dello sviluppo incontrollato del
pianeta Terra e la conseguente urgente richiesta di uno
sviluppo sostenibile, che affronti in termini concreti e
razionali il problema delle risorse sempre più carenti.
Il libro, pubblicato da Polistampa Firenze, ripercorre con
dovizia di particolari anche statistici lo sviluppo del
genere umano, il suo cammino nei secoli, tra rivoluzioni
scientifiche e politiche. L’approdo è la situazione
problematica della terra di oggi: densità di popolazione
altissima, insufficienza delle risorse vitali, produzione
attraverso le più sofisticate tecnologie con una velocità
più alta rispetto alla capacità del sistema Terra-Sole di
rigenerare le risorse. Per questi motivi, spiega lo
scrittore-scienziato, la Terra è divenuta asfittica e
sterile e ciò perché i tempi della vita, la metafora del Dio
Kronos, sono stati abbandonati in funzione di ritmi di tempo
e utilizzo dell’energia non più sostenibili. Gli effetti
sono una produzione entropica distruttiva dell’ambiente e
altrettanti processi crescenti di distruzione.
Un libro davvero interessante quello di Orazio Nobile, che
vuole e sarà senz’altro occasione di discussione sulle
possibili via di uscita, che l’autore intanto suggerisce
nella diminuzione della densità di popolazione con un
processo guidato di riduzione delle nascite: una riduzione
non fine a se stessa, ma occasione per eliminare anche
distorsioni, violenze e ingiustizie, senza ricorrere alle
energie “impacchettate” (petrolio, carbone, nucleare), ma
alle sole risorse della Terra. Si, perché in Orazio c’è una
vero e proprio appello ad un ritorno al rapporto antico e
nuovo uomo-terra: «L’uomo senza terra è sempre in una
situazione di ricatto», afferma. Ed è solo nel ritorno,
ancora possibile, a un nuovo equilibrio fra uomo e natura il
presupposto per un mondo più autenticamente libero e giusto:
una società che non si basa sull’esercizio del potere ma
sulla consapevolezza dei limiti e di una libertà, che
finisce dove inizia il diritto alla vita degli altri, delle
generazioni future, della specie. È l’alba di un nuovo mondo
in cui deve perciò emergere un nuovo concetto di
cittadinanza dove le aspirazioni a un mondo più giusto e
equo hanno il presupposto e il proprio fondamento nella
necessità che gli uomini scelgano davvero la strada della
sopravvivenza della nostra specie e dello stesso pianeta.
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