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I QUADERNI DI DANZA

diretta da Vera Ambra

Questa pubblicazione esamina e ricodifica le basi teoriche e pratiche della danza araba medioevale, fondata sull’esaltazione del dayq (il gusto), cioè su una fruizione dell’opera d’arte che prescinde dalla mediazione dell’intelletto. Dopo aver esaminato gli scritti di al-Kindi, al-Farabi e al-Mas‘udi, l’Autrice attinge a forme di danza tuttora praticate: il samā‘ dei Sufi, la danza Kathak dell’India del Nord e il repertorio persiano di epoca qajar. 

Il lavoro è eminentemente di ricerca e sopperisce all’esiguità delle fonti scritte con i principi della trattatistica musicale e filosofica araba di epoca medioevale, applicati per analogia ad un contesto coreutico.

Il volume espone ipotesi di ricodificazione relative alle pose di base, al volteggio, alla mimica cadenzata e alla gestualità, e contiene un elenco dei testi poetici utilizzati nelle performance più recenti.

Marialuisa Sales è docente di Danza Mediorientale presso il CUS dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. 

Ha interpretato le sue coreografie per il MART di Rovereto, il Museo Pigorini, le Università “La Sapienza” e Roma Tre, il Museo Atelier Canova Tadolini, il Centro Culturale Cappella Orsini, la FAO, l’Auditorium di Roma e il Teatro dell’Opera Nazionale di Bucarest.

ISBN 88-89418-48-6
Euro 12

 


Puoi richiedere una copia del libro scrivendo a libro@akkuaria.org - veraambra@akkuaria.com 
Associazione Akkuaria Via Dalmazia 6 Catania - tel.095.7223831

 

 

  

Marialuisa Sales

“Danza araba medioevale e danza interpretativa della poesia araba

 

 “La danza è una poesia muta;
la poesia è una danza parlata”
(Simonide)

Il recente saggio di Marialuisa Sales –  intitolato  Danza araba medioevale e danza interpretativa della poesia araba” (Collana  “I Quaderni di Danza” – Ediz. Akkuaria) –  raccoglie e organizza i materiali utilizzati in una serie di conferenze svoltesi in ambito universitario e divulgativo al fine di porre le basi teoriche e pratiche di quello stile di danza interpretativa della poesia araba che viene definita come “danza medioevale”.

 

Stimolata dall’interesse per i contenuti poetici, simbolici e filosofici della poesia arabo-persiana di epoca classica, già in passato l’Autrice aveva coreografato performance di teatro-danza in cui attrici-danzatrici recitavano liriche di Rūmī, Jāmī e Ibn al-‘Arabī, enfatizzando le atmosfere sospese e simboliche conferite all’azione teatrale. Nonostante l’esito soddisfacente di quelle rappresentazioni, più ci si addentrava nell’essenza di quei testi poetici, più si percepiva la necessità del superamento di un sistema che prediligeva ancora, un canale meramente verbale. Forte della conoscenza di alcuni principi del teatro-danza indiano, con questo saggio ha inteso ricostituire quell’unicità di testo poetico, musica e danza che gli autori classici avevano conosciuto ed auspicato. Non procede perciò ad  un’ulteriore innovazione formale ed estetica all’interno del già vasto panorama della danza mediorientale, ma grazie all’utilizzazione del canale pre-verbale della mimica danzata,  intende esaltare ciò che in arabo è chiamato dayq, “il gusto”, cioè la possibilità di fruire di un’opera senza la mediazione dell’intelletto, affinché essa si imprima profondamente nell’anima, fondendosi con le sue qualità.

 

Dal momento che le fonti attualmente disponibili agli studiosi non consentono di conoscere con sufficiente esattezza quali fossero le forme espressive della danza araba medioevale, l’Autrice attinge a due repertori di danza ad essa connesse e a tutt’oggi praticati: il samā‘ dei Sufi e la danza Kathak dell’India settentrionale, nonché ad alcuni elementi presenti nella danza classica persiana di epoca qajar. Così facendo, sopperisce alla scarsa disponibilità delle fonti descrittive con elementi tratti per analogia da quei repertori, integrandoli con i contenuti della vasta trattatistica musicale e filosofica araba, i cui principi generali sono applicabili ad un contesto coreutico.

 

Il saggio si inserisce dunque nell’ambito di una ricerca ricostruttiva e reinterpretativa ancora in fieri e lungi dall’essere completata, delineandone i fondamenti teorici e introducendo alcune applicazioni pratiche nel contesto del teatro danzato.

 

L’ipotesi di ricodificazione di uno stile di danza mediorientale si incentra sul periodo abbaside, compreso fra la seconda metà dell’ottavo secolo d.C. e la prima metà del tredicesimo secolo, ed è incentrato su alcuni brani significativi dei testi Kitāb al-mūsīqī al-kabīr (Il grande libro della musica) del filosofo al-Fārābī e Murūj adh-dhahab, (Praterie d’oro) dello storico al-Mas‘ūdī integrati anche da alcune riflessioni desunte dalla teoria musicale di al-Kindī. Dopo aver inquadrato questi autori nel loro contesto storico e culturale, ed aver proceduto ad una disamina sommaria delle loro opere, l’Autrice analizza in dettaglio i brani dedicati alla teoria musicale, alla classificazione degli strumenti musicali, alla mimica cadenzata e alla danza, ponendo in risalto come tratti identificativi della danza araba medievale “cortese” siano l’utilizzo del corpo come “strumento a percussione”, l’adozione di battute dei piedi a fini percussivi sulle partiture ritmiche e l’utilizzo di moduli interpretativi “mimici”, elementi stilistici peraltro quasi completamente assenti negli stili di danza araba attualmente esistenti. La trattatistica di epoca abbaside è analizzata in quanto strumento che consente l’individuazione di principi generali di ordine teoretico-speculativo che fungono da guida  per la creazione artistica. Non si tratta quindi di mera osservazione empirica di dati “esteriori” o dell’appropriazione di elementi “popolari” e “tecnici”, ma di una teoresi speculativa che deduce principi archetipici dalla trattatistica musicale medievale e li applicati alla coreusi. Qualora i riferimenti siano mancanti, troppo generici o parziali, l’Autrice colma questa carenza guardando non a Occidente ma oltre il Medio Oriente. Ritiene infatti che, ad Oriente del mondo arabo, l’apprendimento e la pratica della danza, pur conservando il loro valore estetico-espressivo, assumano una forte connotazione pedagogica, in quanto – almeno a livello di principio – rimandano a contenuti simbolici assimilabili a prescindere dalla loro formulazione  verbale.

 

In tal senso assurge a particolare importanza l’integrazione tra danza, musica e testo poetico, che non solo costituisce una parte consistente dell’ indagine, ma si richiama a quella simbiosi che era profondamente sentita dagli scrittori, dai compositori e dai poeti arabo-persiani di epoca classica, ma che la coreusi mediorientale attuale sembra aver completamente dimenticato.

 

Concludendo lo studio delle fonti, l’Autrice passa ad elencare le caratteristiche salienti della danza araba medievale, vale a dire l’utilizzo dei piedi a fini percussivi sulle partiture ritmiche con la varietà dei colpi effettuati con tutto il piede, col solo tallone, o col solo avampiede, l’adozione di bacchette, cimbali, riqq e dā’ire che accompagnano i movimenti della danza, l’ampliamento della gamma di tipologia di percussioni utilizzate come base ritmica, l’esecuzione di giri “con i piedi ben piantati per terra” (secondo proprio la descrizione di al-Mas‘ūdī) ed eseguiti in senso antiorario, la limitata rilevanza espressiva dei movimenti del bacino a favore di un ruolo prevalente dei movimenti della periferia corporea, la strutturazione di un repertorio ove brani di danza pura si alternano a quelli di danza interpretativa, l’adozione di brani poetici musicati con testi di poesie sufi e di tradizione persiana, l’utilizzo di una gestualità codificata, la presenza di una mimica interpretativa del volto e il ricorso principi ispiratori della tecnica interpretativa mutuati dalle corrispondenze cosmologiche proprie alla teoria musicale dell’epoca.

 

La parte successiva del libro è invece dedicata all’ipotesi di ricodificazione della danza araba medievale, ed elenca una serie di elementi ricostruttivi di tipo pre-espressivo (le posizioni di base), l’utilizzo della sonorità corporea, l’adozione del volteggio e della gestualità codificata, abbozzando una teoria dell’azione espressiva desunta dalla trattatistica musicale del periodo di riferimento. All’analisi delle posizioni di base e delle pose segue l’esposizione della teoria del corpo in quanto “strumento a percussione”, delle applicazioni coreutiche del modulo quadripartito, del ruolo attribuito al volteggio e alla “danza di mani”. “Se eseguita con il dovuto livello di concentrazione – scrive l’Autrice nel concludere il saggio – la danza interpretativa di un testo poetico della tradizione arabo-persiana è in grado di condurci in quel mondo archetipico e primordiale in cui ciascun elemento è immediatamente sperimentato in ragione delle sue molteplici valenze simboliche. Tale danza, lungi dal ricercare il bel gesto fine a se stesso, mira a nutrire simultaneamente tutti gli aspetti dell’individuo, il corporeo, l’emozionale e l’intellettuale, non essendo motivata da fini di  spettacolarità o da formalismi estetici. Profondamente legata alla mistica d’Amore come intesa dalla tradizione sufi, essa ha come suoi temi dominanti l’identificazione e la differenziazione fra l’elemento umano e quello divino, rispettivamente manifestate come Amore d’Unione e Amore di Separazione. Le passioni, i sentimenti e gli stati emozionali interpretati dalla danza in tanto acquistano rilievo, in quanto valgono come espressioni parziali, contingenti ed istantanee della perenne dialettica fra Unione e Separazione, cioè dell’eterno gioco d’Amore in cui l’Amato si svela incessantemente all’amante terreno e al contempo gli si nasconde.”

 

Il saggio si conclude con la traduzione dei testi di Ibn al-‘Arabī, Rūmī ed al-Jazā’irī interpretati nelle composizioni danzate e con una bibliografia relativa alle fonti accessibili in italiano.

 

  

NOTE BIOGRAFICHE SULL'AUTRICE


MARIALUISA SALES

FORMAZIONE ARTISTICA
Marialuisa Sales inizia i suoi studi di danza all'età di sei anni presso l'Accademia Nazionale di Danza di Roma, e successivamente si dedica alla danza contemporanea (tecniche Graham e Limòn), alle danze popolari e antiche, alla Danza Mediorientale ed alla Danza classica indiana Bharata Natyam, apprendendo il repertorio di Yamini Krishnamurti da Giovanna Leva Joglekar. Avvicina lo studio di altri stili classici indiani (Kathak, Kuchipudi e Odissi).

Dal 1995 al 2004 studia Danza Mediorientale, dapprima con Elisabetta Micheli (fusion con il Flamenco) e Saad Ismail, per poi divenire allieva di Roberta Bongini e Kassim Bayatly del "Teatro dell'Arcano", approfondendo l'applicazione del sistema di Rudolf Laban alla tecnica mediorientale ed all'uso della voce. Nello stesso periodo partecipa a seminari di altri stili e coreografi.

Tra il 2005 e il 2006 si specializza nel repertorio classico persiano seguendo seminari e formazione induividuale di Dr. Robyn C. Friend e H. Eriksen


TITOLI ACCADEMICI:
Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", consegue la specializzazione post-laurea per l'insegnamento di sostegno con una tesi sperimentale sull'applicazione dell'arte-terapia ad un caso di psicosi simbiotica. Successivamente consegue il diploma del Corso di Formazione di Base in Movimento Creativo (metodo Garcia/Plevin) e lavora a progetti di movimento-terapia e psicomotricità presso istituti pubblici (Scuola Media Statale "Via del Dragone", Scuola Elementare "La Palombella", II Istituto D'Arte di Roma).

PUBBLICAZIONI:
"Danza Araba medievale e Danza Interpretativa della poesia araba",
Collana "I Quaderni di Danza", Ediz. Akkuaria, 2006

ARTICOLI:
- "La Danza Armena Naz Bar e il repertorio classico persiano", 2006
- "Danza Araba medievale e Danza Interpretativa della poesia araba",2006

CONFERENZE-DIMOSTRAZIONE:
- "Danza Araba Medievale: un'ipotesi di ricostruzione"
(Univ. Degli Studi di Roma Tre, Fac. Lettere e Filosofia, 2/12/2005)
- "L'almea e la ghaziya: aspetti storici e simbolici nella danza mediorientale"
(nell'ambito della Conferenza "Islam e Occidente: un dialogo impossibile?"
Univ. Degli Studi di Roma Tre, Fac. Lettere e Filosofia, 2/5/2006)
- "La Danza Classica Persiana: Raqs-e-Bazak di epoca Qajar"
(Univ. Degli Studi di Roma Tre, Fac. Lettere e Filosofia, 1/6/2006)


ATTIVITÀ ARTISTICA E DI SPETTACOLO:
Dal 2001 al 2006 ha ideato, coreografato ed eseguito per Mediascena Europa performance di teatro-danza, tra cui "Devi -Inno alla Dea Madre", "Ardvi Sura Anahita", "AN-KI", "La Dea delle Streghe" (Samudra, vincitore del concorso City Hide Project), sempre coniugando la tecnica mediorientale con elementi delle danze contemporanee e indiane e con l'uso di testi poetici (liriche classiche arabo-persiane) e in prosa (C. G. Leland), recitati in scena da attrici-danzatrici. Attualmente lavora alla drammatizzazione secondo canoni arabi classici del poema mesopotamico Gilgamesh e delle liriche di Ibn al-'Arabi, Rumi e al-Jaza'iri, tenendo conferenze-dimostrazione presso l'Università degli Studi Roma Tre e il Centro Culturale Cappella Orsini. Nel 2006 ha pubblicato il saggio "Danza Araba medievale e Danza Interpretativa della poesia araba

Ha coreografato e danzato varie performance con le istallazioni di Loredana Raciti: "Il canto di Ishtar" (video-proiezione per il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto - MART); "Racconto Rosso" e "Racconto Bianco" (prima raccolta di P-Art Video-Frame); "Corpi vibranti danzano in volo" (Opera Nazionale di Bucarest, in collaborazione con la Compagnia Inter-Art); "La figlia del freddo" (Museo Canova Tadolini); "Quattro Toni e il Quinto Elemento" (Auditorium di Roma). Ha danzato per l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" ("700 anni della Sapienza"), la FAO, l'IFAD, il Museo Pigorini, il Museo Archeologico di Trevignano, e per numerose altre rassegne. Ha inoltre collaborato con il gruppo "Synaulia" di Walter Maioli nella creazione di coreografie ispirate al mondo antico romano ed etrusco.

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