Luigi
Caflisch ad Anticoli Corrado
Un bel giorno il mio amico di vecchia data mi accompagnò da Roma ad
Anticoli Corrado. Con la sua piccola macchina, dopo aver
attraversato il ponte sull’Aniene, salimmo verso quel luogo per me
fino a quel momento sconosciuto. Caflisch mi accompagnò sulla piazza
e mi mostrò la fontana “L’Arca di Noè” di Arturo Martini, bevemmo un
caffè, lui salutò alcuni conoscenti, poi andammo nel suo studio per
vedere i suoi nuovi ed alcuni già più vecchi quadri. Attraversammo
il paese in lungo e in largo e visitammo il museo. Vi trovammo i
quadri degli artisti che erano stati ispirati da questo luogo. La
collezione del Museo tradisce la forza attrattiva di Anticoli
Corrado, sia sugli artisti italiani che sui pittori provenienti da
altri paesi. Fra i nomi a me, straniero, più conosciuti troviamo
Giuseppe Capogrossi, Oskar Kokoschka, Fausto Pirandello; inquanto
svizzero, conoscevo anche i quadri di Margherita Toppi, sposata per
un po’ di tempo con lo scultore e pittore svizzero Paul Osswald.
Della comunità di artisti rintracciabili lungo gran parte del
20esimo secolo da pochi anni fa parte anche Luigi Caflisch, lo
svizzero di Catania e Roma. Durante le nostre passeggiate nel paese
avevo notato, che Caflisch conosceva molte delle persone incontrate.
La sera, tornati a Roma, avevo compreso, che Anticoli Corrado era
diventata l’attuale patria elettiva di Luigi Caflisch.
Luigi Caflisch fino a pochi anni fa viveva in Sicilia, e
precisamente a Catania, dove, fra l’altro, doveva occuparsi da solo
dell’educazione di sua figlia ed era costretto a guadagnarsi il pane
in altro modo piùttosto che come artista. La città fra l’Etna e il
mare, le tradizioni e i costumi nelle chiese e nelle strade, il
cielo e la terra di questo paesaggio hanno profondamente influenzato
la pittura di Luigi Caflisch, spesso caratterizzata da un fondo di
malinconia, a volte violento, se non addirittura sofferto. Ho ancora
davanti agli occhi una serie di quadri cruenti rappresentanti il
martirio di Santa Agata, alla quale a Catania a causa della sua
professione della fede cristiana sono stati tagliati i seni. I
quadri creati a Roma ed Anticoli Corrado sono diversi. Il pittore è
riuscito a liberarsi dagli stati d’animo precedenti e dall’atmosfera
legata alla vita a Catania e ad inserirsi nella serie di artisti,
che ad Anticoli Corrado sono riusciti a prendere le distanze dalle
proprie sofferenze e costrizioni o dal frenetico quotidiano
caratteristico delle città.
Al centro della mostra figura un ciclo con il motivo delle “Tre
Grazie”. Compagne di Afrodite, dea dell’amore, nell’antichità
impersonavano gioia, splendore e florescenza. Sono la quintessenza
dell’armonioso essere umano e sono stretti parenti delle muse. Nel
senso dell’antichità classica, le Grazie sono degli esseri
soprannaturali che abitano sulla terra. Caflisch si è occupato così
intensamente con questo motivo, che per i suoi quadri è dipeso solo
parzialmente da modelle vive; è come se portasse dentro se il motivo
dall’ origine antica, che può fare a meno delle modelle. Il titolo
“Le tre Grazie nelle Quattro Stagioni” indica che l’artista mette le
tre Grazie in relazione con il ciclo terreno delle stagioni. Avrà
incontrato le donne beate durante le sue passeggiate attorno ad
Anticoli Corrado o, nelle varie stagioni, le avrà osservate dalla
finestra del suo studio? Penso piùttosto, che grazie ai profondi
ragionamenti e alle intense esperienze ad Anticoli Corrado gli si
presentino continuamente a livello interiore, scatenando delle
sensazioni molto personali, non sempre ideali: come radici
germoglianti nell’oscura, per così dire “segreta profondità”
dell’inverno, in primavera, chiare davanti a uno sfondo rosso
sangue, eccitatamente circondate da giochi di linee chiare e scure,
in estate come slanciate bagnanti indossando bikini davanti al mare
azzurro, e infine, sensuali donne dai capelli scuri sopra fiori
rossi davanti allo sfondo giallo della maturità autunnale. Ma allo
spettatore, le quattro tavole non ricordano i quattro elementi o i
quattro temperamenti? O il chiaro-scuro e i colori primari rosso –
blu – giallo? Ma, i conti non tornano del tutto. L’osservatore trova
davanti a se le traccie lasciate sulla superficie del quadro
dall’emozione del pittore durante i sogni e i ragionamenti mentre
percorrono l’occhio, i movimenti del corpo, del braccio, della mano
durante l’atto di creazione e durante i continui miglioramenti.
Linea e superficie, matita e pennello, l’attrazione del corpo
femminile e l’antichissima immagine ideale con i riflessi degli
elementi, dei temperamenti e delle stagioni, alle quali è soggetta
la nostra vita dalla nascita fino alla morte, compongono le quattro
tavole dell’intera composizione. Va letta da sinistra verso destra
ed acquista un suo equilibrio come le quattro parti di un paravento
giapponese davanti a una stanza misteriosa.
Hans Christoph von Tavel
Traduzione Marianna Palfrader
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