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INTERVISTA CON STAN LAUREL

 

D. Della sua vasta produzione che cosa preferisce: i suoi film muti o quelli parlati?

R. Devo dire che preferisco i nostri film muti. A quell’epoca si lavorava in un altro modo. Avevamo un copione, che comunque non conteneva né i "gags" né la descrizione delle scene comiche; descriveva soltanto sommariamente la "trama base", che doveva servirci come filo conduttore per il film. Per ogni scena le idee comiche venivano discusse con gli sceneggiatori e i "gagmen". A volte sul copione si trovava descritto qua e là qualche gags, ma prima di essere realizzato veniva sempre discusso direttamente nel teatro di posa. Poi si faceva qualche prova e s’iniziavano immediatamente le riprese.

 

D. Quanto tempo impiegavate per girare un film muto?

R. Dipendeva dal genere di film che dovevamo realizzare. Alcuni erano facili a girare altri invece no, e questo a causa di alcuni effetti tecnici difficili da ottenere. A volte, capitava di lavorare su di un gag senza successo e allora si decideva di cambiar scenografia e occorreva aspettare qualche giorno perché fosse terminata. Non avevamo mai un "piano di lavorazione" ferreo, come quelli che esistono oggi, lavoravamo senza fretta per tutta la durata del tempo necessario per ottenere un buon film. La produzione degli Studi di lavorazione non si dava pensiero perché a quell’epoca i salari degli operai non erano molto alti, non esistevano sindacati e non utilizzavamo mai molti attori. In parecchi film, lavoravamo solo io ed Hardy come interpreti principali, e, ad esempio, un cane come partner.

 

D. Lei e Oliver Hardy foste forse i comici più abili a sviluppare una situazione tanto da ottenere più risate dal pubblico di qualsiasi altro comico. Pensate che ciò abbia contribuito al vostro successo?

R. Sinceramente, il risultato dei nostri film, era a volte buono e a volte scadente. Quando ci capitava una scena con una situazione di questo tipo, ne giravamo una prima versione e la proiettavamo in "previews" (‘) in una sala cinematografica qualunque. Se la reazione del pubblico ci indicava che si poteva allungare ancora la scena per ottenere altre risate, ritornavamo negli studi di posa e l’allungavamo.

Ma voi sapete bene che il pubblico non reagisce sempre allo stesso modo. E come nel music-hall dove potete fare un trionfo alla prima rappresentazione e non ottenere la minima reazione di successo nella successiva. Devo dire inoltre che in certi nostri film abbiamo ecceduto nel prolungare alcune scene.

 

D. È stato faticoso il passaggio dal film muto al parlato?

R. Per niente. Avevamo deciso che la nostra comicità non sarebbe stata una comicità parlata e preferivamo utilizzare la pantomima come nei nostri film muti. Parlavamo il meno possibile, meno di quanto fosse necessario per motivare le nostre azioni. Se la trama aveva bisogno di essere spiegata da dialoghi parlati, lo facevamo fare ad altri personaggi. Utilizzavamo il suono unicamente per effetti di rumori e finimmo per amare realmente il parlato, perché ci permetteva di sottolineare maggiormente i nostri gags. A poco a poco ci siamo abituati e i dialoghi hanno assunto maggior importanza...

 

(‘) Il "preview" è un metodo usato dai comici americani per provare la reazione del pubblico su alcune scene comiche, proiettate in anteprima come sondaggio.

 

Tratto da "Keaton & C.o" (Ed. Seghers, Paris 1964) che riproduce l’intervista di Boyd Verd pubblicata su "Film in Review" nel marzo 1959 col titolo: "Laurel Without Hardy Gives a Rare Interview and Discusses their Joint Career".

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