Uno dei più grandi e
sfortunati cantautori della ribalta musicale italiana degli anni '60 fu Luigi Tenco. Ancor
oggi, giovani e meno giovani, lo conoscono più per la sua fine che per la sua arte.
Esponente di spicco di quella scuola genovese tanto
importante per la musica d'autore italiana, Luigi Tenco ha rappresentato per tanti un
punto di riferimento ben oltre la sua morte prematura e misteriosa.
La sua morte è ancora oggi un giallo a distanza di
trent'anni, quando nel 1967 in un albergo di Sanremo fu vittima di un colpo di pistola,
dopo una ignobile eliminazione dalla finale.
Suicidio, incidente oppure omicidio?
L'inchiesta che allora venne fatta fu decisamente
superficiale e alcuni episodi sono sconcertanti, anche se l'ipotesi che non si sia
trattato di un suicidio è difficilmente sostenibile. Ancora oggi la vicenda viene
liquidata frettolosamente dai mass media, che dimostrano di provare per l'argomento un
insolito imbarazzo, quasi che un'altra verità non possa essere scoperta per amor di
Patria.
Le indagini - viziate dal rinvenimento di un biglietto di
addio dal testo alquanto strano - portarono alla conclusione che si trattò di suicidio.
Ma troppe incongruenze, troppi punti oscuri mettono in dubbio questa conclusione.
Eppure la sua musica e le parole delle sue canzoni
rimangono immutate nel tempo. Tenco era un artista moderno nel vero senso del termine: la
sua musica e le parole delle sue canzoni rimangono sempre bellissime ed emozionanti.
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