Un papiro di
più di duemila anni, dimenticato in un archivio polveroso del museo Egizio di Berlino, è
stato decifrato per caso e ha rivelato trattarsi di un decreto ufficiale con data 33
avanti Cristo la cui firma finale - la parola greca "genestho", che significa
"così sia" - è stata attribuita a Cleopatra, regina d'Egitto all'epoca. Il
documento, scoperto nel 1904 in una tomba vicino al Cairo, è stato ceduto dal museo
insieme a una serie di altri papiri perché fosse studiato da Jean Bingen, noto papirologo
belga.
Quando i risultati dello studio sono arrivati alle mani di Peter van Minnen, storico
olandese, il papiro in causa veniva classificato come un trattato tra un privato egizio e
il "signor X". Van Minnen ha sospettato dell'autenticità dell'interpretazione e
ha ordinato un ingrandimento del testo. In trenta secondi, ha raccontato più tardi, ha
notato che si trattava di un decreto regio diretto a Publius Canidius, potente comandante
romano amico di Marco Antonio, marito della regina.
"Si tratta della firma originale della regina. Siamo entusiasti della scoperta",
ha detto Susan Walker, conservatrice della collezione di antichità greche e romane del
British Museum di Londra. Fino a oggi, non si conosceva nessun esemplare della scrittura
di Cleopatra, anche se si sapeva che era una donna colta - parlava sette lingue, al
contrario di altri sovrani dell'antico Egitto, molti analfabeti, come racconta Dietrich
Wildung, direttore del museo.
La scoperta, divulgata il 26 ottobre scorso, è avvenuta a pochi giorni
dall'inaugurazione, a Roma, della più grande mostra mai dedicata alla sovrana egizia che,
durante i diciannove anni del suo regno e grazie a un'abile diplomazia, comprese storie
d'amore con Giulio Cesare e Marco Antonio, è riuscita a preservare l'Egitto dagli artigli
del potere romano. Van Minnen non si basa solo sulla data per sostenere la sua teoria. Il
testo principale è redatto con una scrittura diversa dalla firma finale, e ciò attesta
l'importanza dell'atto - un funzionario avrà redatto il testo su richiesta di Cleopatra,
che si è limitata a firmarlo "così sia", un'ordine che solo un sovrano poteva
emettere.
Il contenuto del testo, secondo Van Minnen, è un'altra prova del coinvolgimento della
regina. In esso Cleopatra promette a Publius Canidius concessioni fiscali per
l'esportazione di diecimila sacchi di grano e l'importazione di cinquemila anfore di vino.
All'epoca, Canidius comandava un battaglione dell'esercito romano e due anni più tardi
(31 a.C.) ha partecipato alla battaglia di Azio al fianco di Marco Antonio, contro
Ottaviano.
Della sanguinosa battaglia è risultata la
sconfitta di Marco Antonio e di Cleopatra, che si sono suicidati, e l'ascesa di Ottaviano
alla leadership di Roma, più tardi come imperatore Augusto. L'Egitto è diventato da
allora una provincia di Roma. Nel suo racconto sulla battaglia di Azio, il filosofo e
storico greco Plutarco descrive la riluttanza iniziale di Marco Antonio a lasciar
partecipare Cleopatra alla battaglia. Secondo lo storico, Marco Antonio è stato persuaso
a cambiare idea da Publius Canidius, che apparentemente è stato corrotto.
La prova della corruzione sarebbe il decreto di Cleopatra,
ampiamente favorevole al generale romano. Alan Bowman, esperto di Oxford, ha detto che il
documento è una prova della tattica usata da Cleopatra per influenzare i leader romani
nella lotta contro Ottaviano, che intendeva dominare l'Egitto. In contropartita, Nicholas
Purcell, del St. John's College, sempre di Oxford, ammette la possibilità che la parola
sia stata scritta da un collaboratore. "Anche se il 'genestho' è scritto in modo
diverso dal testo, è probabile che il segretario personale o il cameriere firmassero a
nome suo". Van Minnen respinge questa ipotesi. "L'ordine poteva essere emanato
solo dall'autorità, in questo caso Cleopatra" di modo che, aggiunge, "l'alto
funzionario che aveva il compito di eseguirlo potesse riconoscere immediatamente la
calligrafia".
Cleopatra rimane una figura centrale nella memoria degli uomini da più di duemila anni.
Descritta come una donna più sensuale che bella e ritratta nelle monete col mento aguzzo,
occhi enormi e un naso prominente, la voce di Cleopatra era secondo Plutarco "come
uno strumento dalle molte corde". Né la partigianeria della maggioranza degli
storici romani è riuscita a distruggere l'immagine di questa donna dalla personalità
forte, colta e ambiziosa al punto di assumere la difesa del suo paese fino al limite del
ragionevole.
Il culto di Cleopatra è stato sempre presente nei tempi. Dalla Roma dei tempi di
Ottaviano, dove era di moda arredare le ville con figure egizie e scene idilliache sul
Nilo, fino alla più recente collezione di alta moda di Thierry Mugler (foto). Da
Shakespeare, che le ha dedicato una delle sue tragedie, Antonio e Cleopatra, a John Dryden
con Tutto per amore e a George Bernard Shaw con Cesare e Cleopatra. A Hollywood non è
stata dimenticata, e nella maggior parte dei film è stata descritta come vittima.
Roma non le aveva ancora prestato un omaggio come si deve, che la presentasse come una
donna di governo potente e accattivante, altamente manipolatrice, cosciente della sua
capacità di influenza, ma soprattutto una patriota. "Era una regina molto
calcolatrice che ha usato la sua femminilità per ottenere privilegi dagli uomini",
ha detto Susan Walker, curatrice della mostra che si tiene a Palazzo Ruspoli fino al 25
febbraio. L'immagine di seduttrice, ha aggiunto Walker, è stata creata da Augusto per
screditarla, in modo che "la storia di Cleopatra come figura politica seria potesse
scomparire".
Tra i 350 pezzi esposti, che ritrattano la sua epoca e
l'influenza che ha esercitato su Roma, spicca una piccola statua nera. In essa, Cleopatra
è rappresentata mentre guarda intensamente davanti a sé, appoggiata sui polsi, la bocca
contratta in una smorfia. In un'altra sala, un busto di Ottaviano, alias Augusto, guarda
con superiorità un quadro di Cleopatra sul letto di morte.
fonte della notizia http://lettera22.com
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