I Borgia (Borja) erano una famiglia originaria della
Catalunya ed espressero due papi. Il primo, Alonso Borgia, nato a Jàtiva (Valenza) nel
1378, salito al soglio pontifico con il nome di Callisto III, si distinse sul versante
spirituale per la salvaguardia della dottrina, impedendo uno scisma da parte dei boemi
utraquisti, e su quello politico per lopposizione alla avanzata dei turchi in
Europa.
Suo nipote Rodrigo Borgia, nato nel 1431, eletto cardinale
a venticinque anni, divenne papa l'11 agosto1492 con il nome di Alessandro VI. Durante il
suo pontificato rafforzò l'ordine pubblico, azzerò una parte del debito dello stato,
promosse una crociata contro i turchi, decretò un anno di Giubileo, fu mecenate di vari
artisti, potenziò luniversità, e con un editto sancì la spartizione del Nuovo
continente tra Spagna e Portogallo.
Date queste premesse, Cesare sembrava avviato alla carriera
ecclesiastica, tanto che a diciassette anni, il 31 agosto del 1492, fu nominato
arcivescovo di Valenza, lanno seguente cardinale, e nel 1495 governatore generale e
legato di Orvieto.
E qui si fermò. Sui motivi vi sono un paio di versioni. La
prima fa leva sul suo travaglio personale; non sentendosi attratto dalla vita
ecclesiastica. La seconda invece spiega la decisione con un episodio di cronaca avvenuto
nel 1498, allorché suo fratello, Giovanni, dal 1488 duca di Gandia (il ramo che continuò
la dinastia dei Borgia) e comandante dell'esercito pontificio dal 1496, fu assassinato e
non si escluse l'ipotesi che fosse stato per volontà di Cesare.
Ma seppure si sia trattato solo di voci, non sarebbe da
scartare la possibilità che le due versioni siano in realtà complementari: il solo
sospetto sulla fine del fratello potrebbe avere rappresentato un momento di svolta nella
sua vita, portandolo all'abbandono delle cariche ecclesiastiche che, quanto meno dal punto
di vista formale, stridevano con il suo carattere, probabilmente anche con le sue
ambizioni, e anche con il suo modo di vivere poco convenzionale che lo portava, ad
esempio, a esibirsi in corride allestiste a piazza San Pietro. Comunque sia andata, questa
vicenda oscura fu soltanto una tra quelle che contraddistinsero la sua esistenza.
Il nuovo incarico ottenuto fu quello di comandante
dell'esercito pontificio. Il 10 maggio 1499, sposa Carlotta d'Albret, sorella del re di
Navarra (regione nord della Catalunya), e stabilisce una alleanza con la Francia di Luigi
XII - per la futura conquista della Romagna - ottenendo il ducato di Valentinois che da
allora avrebbe fornito ai suoi contemporanei e agli storici un paio di soprannomi: il
Duca, e il Valentino.
Linizio della collaborazione con l'esercito francese
e il consolidamento delle sue capacità di condottiero si ebbero nella guerra contro la
Spagna, di cui un episodio - la presa di Capua, nel 1501, - ispirò una tela del pittore
Gaetano Previati, dal titolo Cesare Borgia, Duca del Valentino, a Capua, che si trova al
Palazzo di Residenza, a Forlì.
La sua prima missione fu la conquista di alcuni territori
limitrofi a quelli della Chiesa, i cui signori, resisi sempre più autonomi, erano stati
dichiarati usurpatori dal papa.
Nel dicembre 1499, Cesare Borgia risale la penisola verso
nord est con un esercito composto da quattromila mercenari provenienti dalla Svizzera e
dalla Guascogna (regione della Francia sud occidentale), duemila italiani, e con il
supporto di artiglieria e di trecento arcieri fornitigli da Luigi XII. Dall'area tra il
nord delle Marche e il sud della Romagna si diresse verso la Toscana. Ad aprile 1501 aveva
conquistato Imola, Forlì, Faenza, Cesena, Rimini, Pianosa, l'isola d'Elba, Piombino. A
Cesena trova il supporto di una fazione, quella dei Tiberti, contro i rivali Martinelli.
Piombino fu conquista utilizzando l'assenza del sovrano
Iacopo IV degli Appiani, che si era recato a Genova. Ma un intervento diplomatico di Luigi
XII costrinse i nuovi arrivati a compiere marcia indietro. A quel punto intervenne
Alessandro VI il quale riuscì a convincere gli abitanti del principato che il loro
sovrano stava per cedere lisola alla Repubblica di Genova, fomentando la ribellione
favorevole al Valentino.
Arrivato a Cantalupo, vicino Imola, la popolazione,
considerando inutile ogni resistenza, gli consegnò la città. Da lì passa alla conquista
dei territori circostanti: solo il castello di Dozza riuscì per un breve periodo ad
opporsi, con le truppe guidate da Gabriele del Pica, prima di essere travolto.
A quel punto il Valentino si dirige verso Forlì, dove
trova la maggior parte della popolo schierato dalla sua parte. A contrastarlo era rimasta
Caterina Sforza che tentò fino allultimo di ostacolarne lavanzata,
chiudendosi con i suoi seguaci nella Rocca di Ravaldino (una fortezza caratterizzata da
torrioni bassi cilindrici ad angolo, la cui costruzione fu completata sotto la Signoria di
Pino III Ordelaffi), la quale, dopo essere stata espugnata, fu adibita a prigione e
polveriera dello Stato pontificio.
Caterina Sforza, signora di Forlì, era moglie di Giovanni
de' Medici e madre del futuro celebre Giovanni delle Bande Nere. Catturata il 12 gennaio
del 1500, le fu risparmiata la vita, condotta a Roma e confinata in un convento, da cui fu
liberata per intercessione francese; stabilitasi a Firenze, morì nel 1509.
Lavanzata del Duca avrebbe potuto continuare se le
truppe francesi, alle sue dipendenze, non avessero deciso di fermarsi, non si sa bene se
per stanchezza, o per ordine arrivato.
Al ritorno a Roma fu accolto in modo trionfale. Ottenne dal
pontefice la nomina a vicario papale dei territori conquistati e un finanziamento per il
suo esercito.
Quando non era sul campo di battaglia stava nei sui
appartamenti: indossava una maschera nera, scriveva poesie, e lavorava giorno e notte,
mantenendo in modo costante i contatti con i suoi luogotenenti.
Il pittore Giorgione, pseudonimo di Giorgio da Castelfranco
(tra le sue opere: la Pala di Castelfranco nel 1504, e il Cristo con il Manigoldo, nella
chiesa di San Rocco, del 1508), in un ritratto lo mostra atletico, con il volto allungato,
una barba non troppo folta, il naso aguzzo, i capelli lunghi e biondi, lo sguardo attento.
Da ricordare anche il ritratto attribuito ad Altobello
Meloni (Accademia Carrara, Bergamo) e Ritratto di Cesare Borgia, di Ignoto lombardo del
500 (Palazzo Venezia, Roma).
Il mistero che circonda la sua
figura fu intensificato da una serie di testimonianze e di cronache, di cui però non
sempre si ha certezza.
Si pensi a quanto riferiva lambasciatore veneziano
Paolo Capello a proposito di quando il Valentino fece condurre nel cortile del suo palazzo
alcuni prigionieri e appostatosi ad una finestra con arco e frecce, iniziò a centrarli
uno ad uno. O alla vicenda del cardinale Michiel e di altri porporati, ai quali, per sua
volontà, secondo alcune versioni, furono tolti gli averi e poi torturati e uccisi. E a
quanto si racconta sia avvenuto a Imola nel 1501, quando dopo un diverbio tra il «nobile
Virgilio» (forse Orsini), e un suo soldato, Guidardello Guidardelli di Ravenna, che si
concluse con il ferimento e il successivo decesso di questultimo, il Borgia ordinò
la cattura e la decapitazione dellaltro contendente.
Il 15 luglio 1500, anche in appoggio al re di Francia, non
esitò a far sopprimere Alfonso d'Aragona - duca di Bisceglie e figlio illegittimo del
pretendente al trono del regno Napoli - secondo marito della sorella Lucrezia. Ci aveva
già provato un anno prima, a Colledara (Teramo), sferrandogli, inutilmente, contro un
attacco con il suo esercito.
Poco dopo Lucrezia andò sposa ad Alfonso d'Este, figlio
del duca di Ferrara, città potente e in linea con lo stato pontificio.
Nellottobre del 1500, il Duca inizia una seconda
spedizione contro gli stati nemici della Chiesa e conquista i castelli laziali che
appartenevano ai Colonna e ai Savelli, due tra le famiglie più prestigiose; dopodiché si
dirige verso le Marche.
Il suo esercito adesso contava circa quindicimila soldati,
a cui erano aggregati preti, giullari e dame di compagnia. Espugnò, senza
combattere, Rimini e Pesaro, i cui signori, Pandolfio Malatesta, e Giovanni Sforza,
pensarono che, avendo poche possibilità di vincere, era inutile azzardare una battaglia.
Il pessimismo degli avversari era anche rinfocolato dal
successo popolare che il Borgia riscontrava attraversando i territori da conquistare.
Soltanto Faenza tentò di fronteggiarlo, guidata da Astorre Manfredi e dal fratello ma
dovette cedere alcuni mesi dopo, nonostante laiuto di Firenze - che per questo
dovette versare tributi al duca - e Bologna - che dovette scendere a patti - guidata da
Giovanni Bentivoglio. Il comportamento spavaldo valse comunque ai due faentini la lode del
Duca, cui chiesero di potere stare al suo servizio. Le malelingue dissero che questa
conversione politica fu dovuta ad una loro ammirazione piuttosto particolare nei confronti
del vincitore, il quale, per motivi ignoti, nel 1501 li fece imprigionare; l'anno dopo
furono ritrovati affogati nel Tevere.
Nel 1502 vi fu una terza spedizione con obiettivi Urbino e
Camerino. Il ducato di Urbino era governato da Guidobaldo da Montefeltro, umanista e
mecenate. Non era particolarmente attratto dalle guerre e lasciò pacificamente il suo
dominio. Un mese dopo fu la volta di Camerino, il cui signore, Giulio da Varano, fu
strangolato da uomini della fazione avversa.
Nello stesso anno Cesare Borgia si avvalse della
collaborazione di Leonardo Da Vinci come architetto militare e ingegnere capo.
Questi viaggiò per dieci mesi attraverso i territori conquistati dal condottiero:
compie esami e rilevazioni, delinea alcune delle piante delle città e le mappe
topografiche (un punto di partenza per la cartografia moderna), edifica fortezze, realizza
per il porto di Cesenatico una struttura di protezione dai flutti, costruisce macchine da
guerra.
Il fortilizio di Imola, danneggiato dal precedente assedio,
aveva necessità di essere rafforzato. Leonardo si interessa al problema, e cominciando
col disegnare la nuova sistemazione interna della rocca, finisce per tracciare l'intera
pianta della città.
Era il momento di più alta potenza del Duca, i cui
successi ormai facevano venire gli incubi ad altri stati nella penisola italiana: Venezia
guardando la costa adriatica italiana ormai vedeva quasi soltanto domini pontifici;
Firenze doveva considerare la eventualità che il Valentino puntasse a conquistare, in
modo sistematico, la Toscana, magari cominciando con le isole che fronteggiavano la
regione, per poi stringere dall'esterno verso l'interno. Nonostante questa evenienza fosse
osteggiata da Luigi XII, Firenze decise comunque di verificare le intenzioni del
Valentino. A tale fine invia a giugno 1502 Niccolò Machiavelli, in una missione della
durata di quattro mesi durante la quale il segretario della repubblica poté approfondire
la conoscenza della personalità del suo interlocutore. In un dispaccio segreto al
consiglio dei Dieci di Guerra ne tratteggia il seguente ritratto: «sovrumano nel suo
coraggio» e «capace di ottenere tutto ciò che voleva», uno che «doveva essere
considerato come un nuovo potente in Italia»; osservazioni che poi sviluppa nel cap. 7 de
Il Principe.
Cesare Borgia gli parve in possesso oltre che delle
capacità militari anche di qualità politiche tali da permettergli la creazione di un suo
stato, e per svilupparne una analisi più articolata chiese a Biagio Buonaccorsi, suo
coadiutore alla cancelleria, una copia delle Vite di Plutarco, per cercare elementi
comparativi con la figura del condottiero.
Ma la paura di essere travolti dal Valentino riguardò
anche alcuni personaggi arruolati nella sua parte. Tra loro, Vitellozzo Vitelli convocò
un summit presso il castello della Magione, sul lago Trasimeno (Perugia), di proprietà
del cardinale Orsini. Vi parteciparono anche i Bentivoglio, i Baglioni, Pandolfo Petrucci
e Oliverotto da Fermo. Insieme concordarono una strategia finalizzata alla dichiarazione
di guerra nei confronti del Valentino e - dopo avergli sottratto il titolo di duca di
Romagna - alla restituzione dei territori conquistati ai dominatori precedenti. Per
arrivare a questo obiettivo contavano di svolgere una azione di propaganda per far perdere
consenso popolare al Borgia e un appello alla diserzione per i soldati del suo
esercito. Il Valentino prese sul serio la questione e chiese aiuto al padre, il quale,
almeno dal punto di vista finanziario, proprio in quel momento, poteva dargliene ben poco,
poiché le casse pontificie erano quasi vuote. Iniziata comunque una trattativa con i
nemici del figlio, Alessandro VI mise allasta benefici ecclesiastici (pratica che
provocherà poi le ire di Lutero) e, insieme con leredità del cardinale Ferrari di
cui si era impossessato, riuscì ricavare circa cinquantamila ducati, che, girati a
Cesare, servirono per arruolare seimila soldati mercenari.
La congiura a quel punto non giunse a nulla e dopo un
incontro preliminare tra Paolo Orsini e il Borgia, a Imola il 25 ottobre 1502, si decise
di stipulare una pace, con una riunione nella serata tra il 31 dicembre e l1 gennaio
del 1503 a Senigallia (prov. Ancona). Da una parte cera Cesare Borgia,
dallaltra Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, Paolo e Francesco Orsini.
Tra gli osservatori vi era anche Machiavelli, come legato
di Firenze, dalle cui lettere inviate al consiglio dei Dieci, a partire dallottobre
precedente, si nota come avesse intuito che quellincontro si sarebbe potuto
concludere in modo inaspettato.
Mentre si stava svolgendo la riunione venne dato un
segnale; nella sala entrarono le guardie del Borgia, arrestarono i congiuranti e li
imprigionarono. Oliverotto da Fermo e Vitellozzo furono strangolati quella stessa notte. I
due Orsini vennero condannati a morte il 18 gennaio 1503.
Machiavelli al ritorno dalla sua missione consegnerà alla
storia la cronaca di quellepisodio nella Descrizione del modo tenuto dal Duca
Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il
duca di Gravina Orsini, considerandola «impresa rara e mirabile».
Il Duca, che intanto aveva ripreso anche il controllo dei
territori laziali (i cui principi si erano schierati con Giulio Orsini), e conquistato la
Repubblica di San Marino, era al massimo della celebrità nonostante conducesse una vita
ritirata.
Nel 1503, a Fano - conquistata il 9 ottobre 1502 - viene
pubblicata una edizione delle Opere di Petrarca con una dedica a Cesare Borgia.
Un giorno di agosto, lui e il padre furono invitati a cena
dal cardinale Corneto, in una villa vicino al Vaticano. Pochi giorni dopo i due Borgia
ebbero febbre alta e vari malori; si pensò che avessero messo del veleno nel cibo poi,
per errore, mangiato da loro stessi. Non era così, perché il vero motivo di quella
debilitazione era la malaria, che si stava diffondendo a Roma. Alessandro VI morì il 18
agosto e Cesare, pur debilitato, dovette fronteggiare le azioni dei suoi avversari.
Il pericolo maggiore arrivava dalla Romagna, dove i suoi
nemici avevano ottenuto l'appoggio di Venezia. Inoltre c'era da gestire un conclave che si
presentava determinante per la sua sorte, e al quale fu invitato anche Machiavelli.
Al primo tentativo, grazie all'appoggio dei cardinali
spagnoli, riuscì a fare eleggere pontefice il cardinale Francesco Piccolomini, con il
nome di Pio III, bloccando il suo potente concorrente: il cardinale Della Rovere. Ma Pio
III morì ventisette giorni dopo. E di nuovo Cesare dovette affrontare il Della Rovere il
quale però, al secondo tentativo, ebbe partita vinta, e divenne papa con il nome di
Giulio II. Il Borgia, constatando l'impossibilità di rifare un fronte comune contro di
lui, ritenne (ingenuamente, come fatto notare da Machiavelli) più funzionale cercare una
trattativa con il vincitore, che gli permise di conservare il titolo di duca di
Romagna e il comando dell'esercito pontificio. La valutazione dellosservatore
fiorentino si dimostrò esatta poiché Giulio II - passato alla storia perché più dedito
alle guerre e al mecenatismo (per lui lavorarono: Michelangelo, Raffaello, Bramante) che
alla redenzione delle anime - non conferma l'accordo stipulato con il Duca, e anzi, lo fa
arrestare e condurre a Roma. Viene liberato soltanto quando rinuncia alle condizioni
stabilite durante lelezione pontificia.
Subito si reca a Napoli, presso Consalvo di Cordova, dove
cerca di formare un suo esercito per tentare una rivalsa e salvare ciò che resta dei suoi
domini, i quali, dopo la conquista di Rimini da parte di Venezia, si riducono alla unica
Forlì. Informato, Giulio II chiese al re Ferdinando di arrestarlo. Il re obbedisce e lo
fa deportare in Spagna, dove rimase in prigione, nel castello di Chinchilla, per due
anni, fino al novembre 1506, quando riesce a evadere e a riparare a Pamplona, presso la
corte di Navarra, dove regnava Giovanni d'Albret, fratello di sua moglie Carlotta, il
quale gli diede il titolo di Condestable della Navarra, e il comando di un esercito contro
un suo vassallo.
Nel 1507 a Viana (a 81km da Pamplona) durante l'attacco
alla fortezza del nemico, Cesare Borgia fu ferito a morte.
Bibliografia
Antonio Spinosa, La saga dei Borgia. Delitti e santità, ed. Mondadori, 1999;
Roberto Gervaso, I Borgia. Alessandro VI, il Valentino, Lucrezia, ed. Rizzoli, 1994;
Sarah Bradford, I Borgia, ed. Sperling Paperback, 1992;
Niccolò Machiavelli, Il Principe, ed. Bur, 1990;
Ivan Cloulas, I Borgia, ed. Salerno, 1988;
Frederick Rolfe, Cronache dei Borgia, Editori Riuniti, 1984
Sullargomento, vari riferimenti in:
Montanelli-Gervaso, Storia dItalia, (libro 13, pagg. 40-59), ed. Fabbri Editori,
1994;
Giuseppe Prezzolini, Vita di Niccolò Machiavelli fiorentino, ed. Rusconi, 1982;
Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, ed. Bur, 1984;
Niccolò Machiavelli, Lettere, (a cura di Franco Gaeta), ed. Feltrinelli Economica,
1981
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