Condividi

 

BRUCE & BRANDON LEE

DUE PICCOLI GRANDI DRAGHI

Legati da un solo destino due Stelle che per sempre brillano

 

 

 

«...Addio, fratello. È stato un onore condividere con te questi anni. Come amico e come maestro mi hai dato molto, mi hai insegnato a fondere insieme il mio io fisico, quello spirituale e quello psicologico. Grazie. Riposa in pace. »
                         James Coburn

La verità era che la gente di Hong Kong aveva perso il suo grande eroe ed era riluttante ad accettare la realtà.

tombe_lee.jpg (11911 byte)

Le tombe dei Lee

 

...Man mano che si diradava il velo di nebbia che mi aveva intorpidito la mente fu come se mi avesse colpita un raggio paralizzante. Mi resi solamente conto del decollo e delle lacrime cocenti che mi rigavano il volto.

(Dichiarazione della moglie)

 

Ci sono drammi che nella scena s'interpretano e drammi che nella vita si vivono e a volte si ripetono. Ci si può sottrarre al dramma dell'umana ripetitività? Forse qualche volta occorre imboccare le strade che ci indicano quale via intraprendere.

Ma, una riflessione mi sembra giusto farla quando ci si pone davanti a quei fatti che mai daranno o avranno una risposta?

Bruce considerava la morte in questo modo: «L'anima dell'uomo è un embrione nel corpo dell'uomo. Il giorno della morte è un giorno di risveglio. Lo spirito continua a vivere… e nel giorno del nostro risveglio, potremo di nuovo incontrarlo ».

Ed è per questo che qui vogliamo inseguire, molto in fretta, le tracce lasciate dalle orme di due "piccoli" ma immortali draghi che hanno attraversato la storia lasciando ugualmente la traccia luminosa del loro passaggio.

Fu nell'anno cinese del drago, esattamente fra le 6 e le 8:00 del mattino, (l'ora del drago), del 27 novembre del 1940 quando a Chinatown di San Francisco nasce il quarto figlio di Li Hoi Chuen un cinese, allora famoso attore dell'opera cantonese.

Il suo nome era Lee Yun Fan ma l'infermiera dell'ospedale in cui nacque scrisse sul suo certificato di nascita un nome americano: Bruce Lee.

Da bambino Bruce, segue le orme del padre e viene spesso scritturato per parecchi film. Da "comparsa" finisce poi con l'interpretare spesso il ruolo di un monello di strada. È già qui che inizia a mettere in luce il suo non comune talento d'attore.

ent.jpg (24887 byte)

 

chinese_connection.jpg (32430 byte) chineseconnection.jpg (23146 byte)

 

All'età di 14 anni intraprende a studiare con passione l'antica arte del Kung Fu, stile Wing Chun, sotto la guida lo studio con il famoso maestro Yip Man. Ecco che in questi anni Bruce capisce quel è la sua vera vocazione, ossia le arti marziali.

Sin dall'inizio sembra molto interessato alle lezioni e cominciava ad imparare, ed imparava in fretta! Nel 1958 Bruce vince il campionato di Hong Kong di Cha Cha Cha.

Ma ben presto per lui iniziano gli anni della gavetta. the_dragon.jpg (11419 byte)

Infatti un giorno, con 15 dollari avuti dal padre e 100 dalla madre, Bruce arriva negli Stati Uniti. I suoi proventi giungono dando lezioni di ballo e facendo il cameriere nei ristoranti delle comunità cinesi, fino a quando si trasferisce a Seattle.

Va ad abitare in una stanza, sopra il ristorante dove lavora come cameriere e, finalmente, si iscrive in una scuola tecnica di Edison e si guadagna il diploma della High School.

L'amore per le discipline marziali non lo abbandonano mai e Bruce finisce d'insegnare nei parchi le sue tecniche ed apre una palestra in una cantina del quartiere cinese di Seattle.

In questo luogo un giorno si presenta una ragazza di origine svedese, Linda Emery per prendere lezioni da lui. Il 17 agosto del '64 alll'età di 24 anni la sposa.

Il 1° febbraio del 1965, presso l'East Hospital di Oakland, vede per la prima volta la luce il primo dei due suoi figli.

Brandon era un neonato di tre chili e mezzo, con una testina ricoperta da una fitta capigliatura nera, ma in poco tempo quei capelli caddero per ricrescere biondi.

Bruce diceva che suo figlio era l'unico cinese al mondo con i capelli biondi e gli occhi grigi. In effetti Brandon era un bambino che non dormiva mai, strillava sempre, tanto che sua madre ogni notte si doveva alzare fino a quando non raggiunse i 18 mesi di vita.

Bruce, per Brandon, fu un ottimo padre, anche se non si preoccupava molto della sua salute, poiché aveva nella testa cose molto importanti. Da un lato la preoccupazione di sfamare la famiglia e dall'altra l'ambizione di costruirsi una carriera in America.

Bruce per stare con suo figlio rivoluzionava i suoi orari e spesso finiva per allenarsi durante la notte, rubando delle ore al sonno. Pur non di meno non trascurò mai di dedicarsi alla istruzione della pratica delle arti marziali di Brandon. Egli sin dall'età di quattro anni iniziò ad apprendere velocemente tutti i segreti di questa arte a quel tempo sconosciuta.

Essere figlio di Bruce Lee per Brandon ha significato anche un'infanzia molto difficile, poiché il mito paterno per lui fu alquanto scomodo anche se Bruce e Brandon erano molto uniti. Giocavano insieme, praticavano il Kung Fu insieme, viaggiavano insieme e leggevano libri insieme.

fam_bruce_lee.jpg (49477 byte)

 

lee_padre_figlio.jpg (35731 byte)

 

brucekf.jpg (17540 byte)«Il fatto di essere il figlio di mio padre spingeva i miei coetanei a sfidarmi in continuazione», ricordava Brandon. «Dall'infanzia all'adolescenza ho sempre trovato qualcuno che voleva suonarmele, per poi vantarsi di aver pestato il figlio di Bruce Lee».

Una breve ma intensa carriera cinematografica lo fa giungere sulla scia dei successi ma, agli inizi degli anni 70 Bruce Lee con "Dalla Cina con Furore " non solo si conferma stella dell'universo cinematografico ma divulga improvvisamente in tutte le parti del mondo l'aspetto più acrobatico del Kung-Fu. I giovani si sentono attratti verso questo nuovo modo di fare sport.

Un ricordo ben preciso si fissa indelebilmente nella mente di Brandon, esattamente quello che poi sarebbe stato l'ultimo giorno di vita di suo padre.

Bruce doveva ultimare la lavorazione del film I tre dell'operazione Drago, che era stata interrotta per un incidente e lui s'era trovato ad avere insperatamente una mezza giornata libera e aveva deciso di dedicarla al figlio.

Bruce aveva portato Brandon in giro per Hong Kong, facendogli vedere i luoghi della sua infanzia, ma qualcosa dentro l'anima di Brandon quasi suggerì il bisogno disperato del padre che aveva di parlare di sé con lui, quasi a voler consegnare il proprio spirito a qual tenero fanciullo di otto anni che era suo figlio. Quasi a voler passare il testimone della sua vita ed entrambi per un attimo intuirono chiaramente che non avrebbero più avuto modo di stare insieme.

«Mi riuscì molto difficile spiegarli che l'eroe della sua vita non sarebbe più tornato a casa, un fatto incomprensibile per lui...», spiegherà poi la moglie di Bruce.

Lui era stato un padre tenerissimo e un severo maestro di arti marziali e di vita ma Brando non solo si sente abbandonato, addirittura vive la perdita del padre come una sorta di "tradito". Lo aveva sempre considerato un idolo e lo immaginava invincibile e immortale, come mai si sarebbe dovuto rassegnare all'idea che se ne fosse andato per sempre.

Non volle neppure andare al suo funerale. Rifiutò per tantissimo tempo la realtà della sua morte. Il solo pensiero che seppellissero il suo corpo lo inorridiva.

La perdita per Brandon fu un'esperienza difficile. Non solo aveva perso suo padre, ma adesso doveva combattere contro tutta la pubblicità sorta intorno alla sua figura per questo per molti ani si chiuse in sé stesso, parlava il minimo indispensabile, ed era freddo e distaccato anche con la madre e la sorellina Shannon.

Solo quando riuscì ad accettare il concetto della " mortalità " del padre si ritrovò ad affrontare l'altro pesante fardello del mito che su di lui pesò per parecchio tempo.

A 18 anni si trasferisce da Los Angeles a Boston, dove frequenta l'Emerson College. Si trasferisce poi a New York ed è lì che si rende conto che la sua vera vocazione è recitare. Quella vocazione l'aveva sempre avuta, ma aveva paura di confrontarsi con il padre. Quindi lascia l'università e si iscrive ad un corso di recitazione finendo per esordire in teatro.

Egli non seguì questa strada per confrontarsi con padre, che aveva fatto solo televisione e cinema, ma la scelta fu determinata dal desiderio di riprendere la tradizione di famiglia. Infatti suo nonno Li Hoi Chuen, era un attore del teatro classico cinese.

Solo in seguito finì col cedere alla tentazione di girare un film a Hong Kong, ma quando scoprì che qualcuno aveva puntato già sul fatto che il suo nome avrebbe incuriosito e attirato il pubblico. La sua scrittura era scaturita unicamente dal fatto che egli era il figlio di Bruce Lee.

 

lee.jpg (26804 byte)Con il carico di una grossa delusione sulle spalle egli fa ritorno in America e riprende la sua attività teatrale con il nome d'arte "Brandon Graham". Pur di respirare l'aria delle scene si accontenta di piccoli ruoli e di paghe da fame.

All'inizio degli anni '90 incontra una giovane segretaria di produzione, divenuta poi una brava sceneggiatrice, Eliza Hutton.

Con lei scocca il classico colpo di fulmine. Lei ignorava il fatto che lui fosse il figlio di Bruce Lee.

Fu proprio Eliza ad aiutare Brandon a fargli notare che lui era completamente differente da suo padre. Bruce era alto circa un metro e settanta e Brandon superava il metro e ottanta.

Il padre aveva un viso tipicamente cinese mentre lui era una bellezza che mescola insieme sia il fascino orientale che quello occidentale.

Per lui inizia un periodo favorevolmente carico di avventure ed emozioni, in qualche maniera Brandon rimette in vita quei segreti che il padre gli aveva insegnato e li mette tutti in atto. Ora spetta a lui a combattere.

Brandon incomincia ad assaporare un successo che gli appartiene, divenendo non più "il figlio di Bruce Lee", come lo definivano prima i giornali, ma un artista emergente che nel 1992, tramite un referendum, viene eletto "il giovane attore più sexi dell'anno ".

 

the crow.jpg (41913 byte)

 

Un anno dopo rifiuta di interpretare suo padre in The Dragon - The Bruce Lee story. Il film biografico è tratto da un libro scritto da Linda, vedova di Bruce e Brandon rifiuta anche quando i produttori arrivano ad offrirli un compenso di tre miliardi di lire. Accetta invece di girare Il Corvo per una somma molto inferiore, circa un miliardo e duecento milioni.

the_crow.jpg (31323 byte)Era il 31 Marzo 1993, nello studio di Wilmington, nel Nord Carolina. Mancava una settimana dal termine delle riprese de "Il Corvo", l'ultimo film di Brandon Lee.

Durante la fase di ripresa una pistola calibro 44 Magnum mira… uno sparo.

Brandon cadendo a terra avrebbe dovuto portare le mani al ventre per azionare il dispositivo nascosto sotto la camicia, provocando una piccola esplosione, che bucando e bruciacchiando il tessuto avrebbe dovuto simulare l'impatto del proiettile, facendo fuoriuscire una sostanza simile al sangue.…

Sul set cadde un silenzio di morte. La prima persona a intuire il dramma fu Eliza Hutton, la fidanzata di Brandon, che faceva parte della troupe in qualità di assistente alla produzione. Lanciò un urlo e si precipitò verso Brandon.

Egli respirava debolmente e le sue condizioni erano gravi. Dopo 12 ore di agonia si spegne senza mai riprendere conoscenza.

La sua morte per tutti fu un episodio sconcertante.

A ventotto anni e la sua morte si verificò in circostanze analoghe a vent'anni dalla scomparsa del padre Bruce.

La polizia mise subito i sigilli su tutto il set e per vari giorni continuò ad interrogare tutti i componenti della troupe e il caso si rivelò un dilemma. Venne fatta quindi l'autopsia, che accertò che Brandon era stato colpito da un vero proiettile. La pistola impugnata da Michael Massee, dunque, non era stata caricata a salve, come si fa in ogni film in cui c'è l'impiego di un'arma da fuoco. Ma l'attore che aveva sparato fu il primo ad essere scagionato, perché ebbe l'arma solo al momento di girare la scena e quindi non avrebbe avuto il tempo di manipolarla, né tanto meno di cambiare il proiettile di scena con un vero.

E nemmeno oggi le indagini hanno identificato chi ha messo un vero colpo nella 44 Magnum.

Dopo diversi mesi i sigilli sul set vennero tolti e il produttore de " Il Corvo ", Edward Pressman, si ritrovò a riflettere sul futuro del film, rimasto incompleto, il cui costo si aggirava sui venti miliardi di lire. Non sapeva se completarlo causando un cattivo auspicio all'opera, dato che sul set era morta una persona, o rinunciare a tutto.

Ed Pressman sfidò questa scaramantica legge non scritta di Hollywood e così investì altri 5 milioni di dollari per terminare le riprese.

loc_corvo.jpg (23871 byte)

Comunque prima di questo tragico episodio il set del film non fu immune alla sfortuna, anzi, al contrario ne successero di tutti i colori. Un tecnico finì in ospedale dopo aver toccato un cavo dell'alta tensione, alcuni addetti alla costruzione delle scenografie erano stati vittime di seri incidenti sul lavoro, una tempesta aveva danneggiato il set, l'aiuto regista si era schiantato con l'auto.

Quindi il regista Alex Proyas suggerì a Pressman il modo per ultimare il film, senza utilizzare una controfigura di Brandon. Proyas, al suo primo lungometraggio, veniva dai videoclip e spesso aveva fatto ricordo ad effetti speciali computerizzati. Volevano "resuscitare" elettronicamente Brandon.

Dovevano disegnare una figura al computer somigliante al massimo e quella avrebbe preso il porto di Brandon. Il lavoro di montaggio fu eseguito con dei computer grafici avanzatissimi, utilizzando i fotogrammi scartati in cui appariva l'attore e riproiettandone l'immagine su dei fondali diversi o sovrapponendo il volto di Brandon a quello di controfigure.

Il risultato su stupefacente. Non si riusciva a distinguere quali fossero le scene in cui compariva il " vero " Brandon da quelle in cui compariva la sua immagine elettronica.

Gran parte del successo che il film ha ottenuto, è da attribuire anche alla prematura scomparsa di Brandon Lee, alla sua " resurrezione " elettronica e al mito " maledetto " che lo accomuna al padre Bruce.

Aveva solo 28 anni ed un altro nastro nascente, sia nel cinema che nella vita, se ne è andato prematuramente.

 

Torna ai Grandi Personaggi