Con il carico di una grossa delusione
sulle spalle egli fa ritorno in America e riprende la sua attività teatrale con il nome
d'arte "Brandon Graham". Pur di respirare l'aria delle scene si accontenta di
piccoli ruoli e di paghe da fame.
All'inizio degli anni '90 incontra una giovane segretaria
di produzione, divenuta poi una brava sceneggiatrice, Eliza Hutton.
Con lei scocca il classico colpo di fulmine. Lei ignorava
il fatto che lui fosse il figlio di Bruce Lee.
Fu proprio Eliza ad aiutare Brandon a fargli notare che lui
era completamente differente da suo padre. Bruce era alto circa un metro e settanta e
Brandon superava il metro e ottanta.
Il padre aveva un viso tipicamente cinese mentre lui
era una bellezza che mescola insieme sia il fascino orientale che quello occidentale.
Per lui inizia un periodo favorevolmente carico di
avventure ed emozioni, in qualche maniera Brandon rimette in vita quei segreti che il
padre gli aveva insegnato e li mette tutti in atto. Ora spetta a lui a combattere.
Brandon incomincia ad assaporare un successo che gli
appartiene, divenendo non più "il figlio di Bruce Lee", come lo definivano
prima i giornali, ma un artista emergente che nel 1992, tramite un referendum, viene
eletto "il giovane attore più sexi dell'anno ".
Un anno dopo rifiuta di interpretare suo
padre in The Dragon - The Bruce Lee story. Il film biografico è tratto da un libro
scritto da Linda, vedova di Bruce e Brandon rifiuta anche quando i produttori arrivano ad
offrirli un compenso di tre miliardi di lire. Accetta invece di girare Il Corvo per una
somma molto inferiore, circa un miliardo e duecento milioni.
Era il 31 Marzo 1993, nello studio di
Wilmington, nel Nord Carolina. Mancava una settimana dal termine delle riprese de "Il
Corvo", l'ultimo film di Brandon Lee.
Durante la fase di ripresa una pistola calibro 44 Magnum
mira
uno sparo.
Brandon cadendo a terra avrebbe dovuto portare le mani al
ventre per azionare il dispositivo nascosto sotto la camicia, provocando una piccola
esplosione, che bucando e bruciacchiando il tessuto avrebbe dovuto simulare l'impatto del
proiettile, facendo fuoriuscire una sostanza simile al sangue.
Sul set cadde un silenzio di morte. La prima persona a
intuire il dramma fu Eliza Hutton, la fidanzata di Brandon, che faceva parte della troupe
in qualità di assistente alla produzione. Lanciò un urlo e si precipitò verso Brandon.
Egli respirava debolmente e le sue condizioni erano gravi.
Dopo 12 ore di agonia si spegne senza mai riprendere conoscenza.
La sua morte per tutti fu un episodio sconcertante.
A ventotto anni e la sua morte si verificò in circostanze
analoghe a vent'anni dalla scomparsa del padre Bruce.
La polizia mise subito i sigilli su tutto il set e per vari
giorni continuò ad interrogare tutti i componenti della troupe e il caso si rivelò un
dilemma. Venne fatta quindi l'autopsia, che accertò che Brandon era stato colpito da un
vero proiettile. La pistola impugnata da Michael Massee, dunque, non era stata caricata a
salve, come si fa in ogni film in cui c'è l'impiego di un'arma da fuoco. Ma l'attore che
aveva sparato fu il primo ad essere scagionato, perché ebbe l'arma solo al momento di
girare la scena e quindi non avrebbe avuto il tempo di manipolarla, né tanto meno di
cambiare il proiettile di scena con un vero.
E nemmeno oggi le indagini hanno identificato chi ha messo
un vero colpo nella 44 Magnum.
Dopo diversi mesi i sigilli sul set vennero tolti e il
produttore de " Il Corvo ", Edward Pressman, si ritrovò a riflettere sul futuro
del film, rimasto incompleto, il cui costo si aggirava sui venti miliardi di lire. Non
sapeva se completarlo causando un cattivo auspicio all'opera, dato che sul set era morta
una persona, o rinunciare a tutto.
Ed Pressman sfidò questa scaramantica legge non scritta di
Hollywood e così investì altri 5 milioni di dollari per terminare le riprese.
Comunque prima di questo tragico episodio il
set del film non fu immune alla sfortuna, anzi, al contrario ne successero di tutti i
colori. Un tecnico finì in ospedale dopo aver toccato un cavo dell'alta tensione, alcuni
addetti alla costruzione delle scenografie erano stati vittime di seri incidenti sul
lavoro, una tempesta aveva danneggiato il set, l'aiuto regista si era schiantato con
l'auto.
Quindi il regista Alex Proyas suggerì a Pressman il modo
per ultimare il film, senza utilizzare una controfigura di Brandon. Proyas, al suo primo
lungometraggio, veniva dai videoclip e spesso aveva fatto ricordo ad effetti speciali
computerizzati. Volevano "resuscitare" elettronicamente Brandon.
Dovevano disegnare una figura al computer somigliante al
massimo e quella avrebbe preso il porto di Brandon. Il lavoro di montaggio fu eseguito con
dei computer grafici avanzatissimi, utilizzando i fotogrammi scartati in cui appariva
l'attore e riproiettandone l'immagine su dei fondali diversi o sovrapponendo il volto di
Brandon a quello di controfigure.
Il risultato su stupefacente. Non si riusciva a distinguere
quali fossero le scene in cui compariva il " vero " Brandon da quelle in cui
compariva la sua immagine elettronica.
Gran parte del successo che il film ha ottenuto,
è da attribuire anche alla prematura scomparsa di Brandon Lee, alla sua "
resurrezione " elettronica e al mito " maledetto " che lo accomuna al padre
Bruce.
Aveva solo 28 anni ed un altro nastro nascente, sia nel
cinema che nella vita, se ne è andato prematuramente.
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