Ludwig van Beethoven

Visse solo per la sua musica

di Vera Ambra

 

 

Beethoven nacque a Bonn il 15 dicembre del 1770. La sua famiglia era di condizione modesta. A miglior grado sociale era prevenuta con l'avo Ludwig, stabilitosi a Bonn nel 1732, cantore prima, poi direttore dell'Elettore di Sassonia.

Dopo la sua morte (1773) il figlio Giovanni, tenore e violinista, aveva ridotto la famiglia a penose ristrettezze. Nel 1767, Giovanni B. aveva sposato Maddalena Kewerich: da lei ebbe, oltre che Ludovico, altri sei figli, dei quali solo Gaspare e Nicolò sopravvissero.

Nella casa (ora sede del museo Beethoven con ricca collezione di manoscritti e cimeli) trascorse l'infanzia di Ludovico. Nelle lunghe ore di esercizio sul violino e sul cembalo, che il padre rudemente gli imponeva, non c'era compenso di serenità o di dolcezza domestica. Il ricordo della madre non era legato a nessuna profonda intuizione che l'onesta e laboriosa donna avesse avuto dell'animo e del genio filiale. L'istruzione generica si limitò a qualche anno di scuola elementare. All'insegnamento musicale provvide dapprima il padre.

Partito da Bonn il Pfeiffer, toccò all'alunno una guida migliore in Francesco Rovantini, che morì di lì a poco.

Poi, dopo altre brevi esperienze presso organisti, l'undicienne B. incontrò il primo dei suoi veri maestri: Christian Gottlab Neefe che lo iniziò alla tecnica dell'armonia e del contrappunto.

Violinista nell'orchestra dell'Elettore Beethoven comincià a contrarre amicizie nella buona società della città nativa: la prima fu quella di Franz Wegeler, allora studente di medicina. Da lui fu introdotto nella casa patrizia dei Breuning dove iniziò ad amare poeti e scrittori antichi.

A causa del suo difficile carattere, anche se si innamorava spesso, non riusciva a concludere una storia. Le donne che lui più amò furono: Giulietta Guicciardi, Teresa Von Brunswisch e Bettina Brentano.

Non aveva ancora 30 anni quando si abbattè su di lui la peggiore sventura che possa toccare ad un musicista: la sordità.

Dai primi sintomi giunse con un graduale, continuo peggioramento sino al silenzio completo: ancor più si isolò dal mondo esterno, volendo nascondere quella menomazione che egli riteneva terribile per il suo lavoro. Il 1815 fu per Beethoven un anno assai difficile: i protettori del musicista che pochi anni prima avevano caldeggiato la rendita annua a suo favore, erano morti o si erano allontanati e nessuno si ricordava più di assolvere a tale impegno; la sordità stava diventando completa e Beethoven, per comunicare con gli altri, si serviva ormai solo di un quaderno su cui scriveva i suoi pensieri e i suoi desideri.

Nel 1822, dirigendo la prova generale di una sua opera, Fidelio, non riusciva ad andare d'accordo con i cantanti perché il suo gesto arrivava fuori tempo. Fu un amico a scrivergli affrettatamente sul suo quaderno: "Ti supplico di non continuare; ti spiegherò a casa il perché". Ormai la sua salute andava continuamente peggiorando: aveva finito anch'egli, come il padre, per cercare conforto nell'alcool, e questo l'aveva portato ad una grave malattia di fegato.

Il 26 marzo 1827 morì a Vienna.

Nel testamento spirituale che Beethoven lasciò ai suoi fratelli, si legge la drammatica testimonianza di quanto egli dovette soffrire per l'incomprensione di cui era circondato.

© copyright Akkuaria 2003
Chi siamo | Scrivici