ARTURO BRACHETTI
MI DAI UN MINUTO PER CAMBIARMI?
Travolti dalla ventata impetuosa della sua bravura
di Vera Ambra
Al
Teatro Verga di Catania si era appena conclusa la brillante
rappresentazione di “Brachetti in Technicolor 100 personaggi in 100 anni
di cinema”.
A fine
spettacolo mi ritrovai alla fine di una lunga coda di gente che non
aspettava altro di congratularsi con l’artista più bravo del mondo.
Svanita
l’intensa nube degli ammiratori busso appena alla porta e col naso
m’affaccio dentro. Eccolo. Coperto appena da un asciugamano legato alla
vita evidenzio dal “vivo” il suo bel fisico bianco e asciutto.
Arturo
Brachetti, dietro l’adorabile viso da ragazzino cresciuto troppo in
fretta, è decisamente attraente. Con grazia si porta dietro i suoi
trenta… e passa anni. È più alto di quanto non m’aspettassi: un metro e
ottanta ben distribuito su circa sessanta chili ma ciò a cui è difficile
resistere sono i suoi due occhi. sono carboni accesi.
Arturo
Brachetti non è un mimo, prestigiatore, trasformista, è semplicemente un
genio. Un vulcano interattivo che s’agita per eruttare, senza pietà,
quel magma creativo, che travolge.
Gli chiesi se
potevo intervistarlo: «Mi dai un attimo per cambiarmi» dice. Un
suo “attimo” è davvero un attimo. Non c’è neppure il tempo che la sua
frase giunga all’orecchio: rieccolo in jeans e maglietta. «Ti va di fare
due passi mentre parliamo» mi dice. Perché no? rispondo
io. Abbandoniamo tutti e ci inoltriamo per Via Etnea, in quel momento
immersa di magico silenzio (il che non succede mai, o non troppo
spesso). Mi sorprende molto il fatto che Arturo abbia mollato tutto per
“parlare” con me. Mi dissi che non era il caso di porsi tante domande.
Stavo passeggiando accanto ad un uomo unico al mondo.
Non ebbi
bisogno di fare la prima domanda che lui comincio a parlare da solo:
«Un prete
salesiano m’insegnò i primi rudimenti di quella che sarebbe diventata la
mia passione primaria. Facevo l’aiuto sacrestano. Quest’attività mi
permetteva d’accedere in una stanza, sempre chiusa a chiave, dove erano
conservato il materiale che serviva per allestire gli spettacoli che si
organizzavano per divertire i ragazzi...».
Mentre lui
parlava percepivo l’onda delle sue emozioni e mi chiedevo come abbia
potuto sostenere 100 trasformazioni. Davanti agli occhi ti tutti mutava
costume, truccatura, voce. Mi tornarono in mente non soli i particolari
di una rappresentazione di altissimo livello ma la maniera prepotente
con cui Brachetti affronta il trionfo della cibernetica. Non c’è da
fantasticare troppo nella nuova civiltà di un intero universo
immaginario che connota e schematizza la “fine della fantasia”. Un
fantomatico Potere Dominante, in un ipotetico 2095, si impossessa della
vera ricchezza del pianeta: la cultura. Cambiano i secoli ma il potere è
sempre lo stesso. Da qui i personaggi di un immaginario Fronte della
Rivoluzionario decidono di riscattare il cinema. Penetrano nei bunker
per impossessarsi di tutte le informazioni criptate. Questi riescono a
metter le mani su tutte le informazioni perdute. Per decodificarle - nel
2095 non esistono più le pellicole e i proiettori. Così gli apprendisti
terroristi (Kevin Moore, Crescenza Guarnieri e Massimo Sarzi Amadé)
tentano di montare un robot replicante per vedere i film in realtà
virtuale e per decodificare i vari files segretissimi - e per farlo
bisogna installare su un robot la testa del famoso esperto di cinema
Arthur Brankestein. Ma per errore i rivoluzionari prendono la testa di
Arturo Brachetti, attore di musicai e varietà vissuto nel XX secolo… e al replicante
multiforme, famoso esperto di cinema e mass-media, svelano attraverso un
percorso la parte nascosta di una prossima e non lontana realtà.
Ciò che balza
immediatamente agli occhi, mettendo a confronto i dagherrotipi
dell’epoca, una non troppo lontana realtà virtuale. Anche la nuova
“virtualità” ha i suoi difetti e Arthur il replicante, come nella
dimensione del sogno dove lo spazio tempo non esiste. Arturo Brachetti,
straordinario ed eclettico mimo-attore-trasformista, nell’ilare e
tragico viaggio tra vetusti reperti archeologici del cinema, alterna via
via i personaggi riesumati dai colossal. Un Nerone che incontra
Cleopatra che conosce Rossella OHara e che bacia Ben Hur. Wanda Osiris
che abbraccia Carmen Miranda. Esther Willlams che nuota mentre 007
sparisce in modo rocambolesco...Il nostro eroe non riesce più a lasciare
la realtà virtuale ed è ormai a corto di batterie ma con un ultimo e
disperato sforzo aprirà uno dei files più segreti, dove si trova il
mondo di Fellini, la quintessenza della fantasia nel cinema.
– Cosa ti ha
spinto nell’universo immaginario.
Cerco di
rendere esplicita e visibile la situazione allarmante: il progresso sta
fossilizzando quella capacità in cui l’uomo da secoli ha impiegato una
quantità enorme di energia cerebrale.
– Ritieni
dunque che il mondo di Internet sia immerso in un’atmosfera dì
clandestinità.
Il nuovo
linguaggio attuale sembra inventato più per allontanarci dagli
altri che per unirci. Puoi essere al contempo in più parti del
mondo senza andare da nessuna parte.
– Perché
narrarti attraverso i personaggi del cinema.
Di
fronte ai ritmi rapidi della vita siamo
continuamente denudati della nostra storia: peregrinare tra i
film significa dare vita a qualcosa che fa parte di una
immaginazione collettiva. Dare corpo ai “giganti disseminati in grande
quantità nel mondo della celluloide vuoi dire per me esprimere un affascinante
impasto di linguaggi.
– Dunque un
revival.
Re-vival.
Ri-ciclare. Ri-presentare No! Non cerco mai di
riscoprire un momento del passato. La vita è uno scenario talmente
triste che fa perfino ridere.
Travolti dalla
ventata impetuosa della sua bravura, ad Arturo Brachetti bisogna dare un
riconoscimento per la costanza con cui, nel fare arte, sa comunicare in
maniera semplice la metafora in cui si muove quella stessa informazione
che sta trasformando la nostra fantasia.
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